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Torn (Pov Esther)

Esther

Non sono passati neanche sei giorni da quando Ethan è partito. Sei giorni in cui ho vissuto nel dubbio, tormentata da quella lite che abbiamo avuto poco prima che se ne andasse. E' stato ... il litigio più brutto che abbiamo mai avuto da quando ci conosciamo. E' stato terribile vederlo così arrabbiato, ed è stato orribile sentirlo così distante.
E quando quella sera l'ho chiamato e non mi ha risposto ... non sono riuscita a dormire quella notte. Soprattutto dopo la telefonata che ho fatto a Sarah.

«Pronto?» mi aveva risposto con voce assonnata.
«Sarah, stavi dormendo?»
«Terry, non chiedere cose scontate. A Boston sono le due di notte. E' ovvio che io stessi dormendo» l'avevo sentita lontana, come se avesse il telefono sul cuscino e stesse parlando continuando a tenere gli occhi chiusi.
«Hai sentito Ethan?» avevo chiesto, giungendo al punto. Se le mie ipotesi erano giuste si sarebbe riaddormentata in pochi minuti.
«No ... cioè sì ... mi ha mandato un messaggio, ma credo fosse solo perché Seth lo stava tormentando» A lei aveva mandato un messaggio. A me neanche uno squillo.
«Quindi sta bene?»
«Credo di sì, Terry. Ma dovresti saperlo meglio di me ...»
«Non ... non ci sentiamo da stamattina. E non risponde alle mie chiamate»
«Sei in paranoia? Terry, magari avrà lasciato solo il cellulare da qualche parte nella stanza e sarà uscito a fare conoscenza. Sai com'è fatto. Quel telefono è stato sempre più un peso che uno strumento di comunicazione per lui»
«Noi ... noi abbiamo litigato, stamattina»
«Dopo che ci siamo incontrati per le scale?»
«Sì»
«Non mi stupisce»
«Che significa?»
«Che ho notato come ti comporti quando ti dice qualsiasi cosa che abbia a che fare con me, July, o addirittura con Nessie. E che se continui ad essere così ossessiva, imprinting o non imprinting, la vostra storia non durerà ancora per molto. E, per finire, magari non vuole risponderti, quindi mettiti a dormire e lascialo in pace. Almeno per stasera. Buonanotte». Aveva chiuso la chiamata, e mi aveva lasciata a pensare, in lacrime, a quello che aveva detto.
Forse davvero Ethan non aveva voglia di parlare con me.

«Tesoro, cos'hai?» chiede papà, bussando alla porta - aperta - della mia camera, e trovandomi immersa nei miei pensieri, sdraiata a pancia in su sul letto.
«Niente» rispondo, voltandomi verso il muro.
«Pulcino, lo sai che non mi puoi tenere nascoste le cose a lungo»
Sorrido, ma lui non può vedermi. Ha smesso di chiamarmi "pulcino" quando avevo cinque anni, è assurdo che abbia tirato fuori quel nomignolo proprio oggi. Si siede sul letto.
«E' per via di Ethan?» chiede, ed allora mi giro verso di lui. Sospiro. Per papà equivale ad una conferma.
«Ancora per la storia di sabato scorso?»
«Non quella in cui sei coinvolto anche tu»
«Terry mi dici una buona volta cos'è successo quando siete andati a casa di Jacob?»
Prima di rispondergli mi sollevo a sedere, con le gambe incrociate di fronte a me, e lo guardo.
«Io ... noi ... abbiamo litigato»
«Sì, questo l'avevo intuito. Sei tornata a casa in lacrime e ti sei chiusa in camera tua fino all'ora di cena. E hai tenuto il muso per tutta la settimana.»
«Io ... quando eravamo ancora qui, prima del solletico, abbiamo discusso per via dell'università ... lui ... lui ha detto che gli dispiaceva partire, che non voleva separarsi da me ... e allora gli ho detto di non farlo» papà inarca le sopracciglia, un po' contrariato, ma non dice nulla.
«Lui si è arrabbiato un po', ma poi mi ha perdonata ... è stato in quel momento che mi ha fatto il solletico. Poi sei entrato tu, e sai quello che è successo. Dopo siamo andati da zio Jake ... Ethan si è scontrato con Sarah sulla porta ... e le ha detto una cosa che ... non lo so, mi ha dato fastidio. Siamo saliti in camera sua, per rimetterci a dormire un po', visto che ci eravamo alzati presto ... e invece abbiamo litigato, perché lui dice che sono troppo gelosa e che non capisco quanto gli fa male»
«Esther ... esattamente ... cosa aveva detto Ethan a Sarah che ti ha dato fastidio?»
«"Il mio doppio e la mia metà" ... ma ... non è giusto, no? Cioè, la sua metà sono io, perché dovrebbe chiamare sua sorella così?»
Papà scoppia a ridere, e la cosa mi fa pensare che forse di quello che è successo avrei dovuto parlarne con la mamma e non con lui.
«Ah, sì, su questo non c'è dubbio. La sua metà sei proprio tu. - torna serio - Ma è una cosa che si dicono dalla culla, non ha mai dato fastidio neanche a Seth. E prima non aveva mai dato fastidio neppure a te ... cosa ti sta succedendo, pulcino?»
«Non lo so, papà. Non lo so davvero. Ti direi che è la trasformazione, se non sapessi perfettamente che due mesi fa non ero così assurdamente gelosa di Ethan. Sì, mi dispiaceva quando mi trascurava per le sue sorelle, ma non era mai stato un problema, prima di adesso. E non so cosa sia cambiato» gli dico, crollando a piangere sulla sua spalla.
«C'è qualcos'altro, pulcino?»
«Papà, basta chiamarmi pulcino! Non ho più cinque anni, e le cose te le dico lo stesso. E' ... fastidioso!»
Lui si mette a ridere, mentre io continuo a parlare sulla sua spalla, prendendogli a pugni il braccio.
«Allora, Esther, c'è qualcos'altro? Ti sei fatta negare al telefono per tutta la settimana!»
«Ho parlato con Sarah» mugolo.
«Quando?»
«Sabato notte. Poco prima di andare a dormire ...»
«Non mi dire che l'hai svegliata!»
«Mi ha detto che erano le due da lei, quindi penso di sì»
Scoppia di nuovo a ridere, poi mi allontana e mi guarda negli occhi.
«Certo che non ne combini una giusta, tu! Qualsiasi cosa ti abbia detto al telefono, non conta niente. Conosci il detto "non svegliare il can che dorme"? - annuisco - Ecco, con Sarah è completamente azzeccato»
«Che significa?»
«Che solitamente Sarah è una ragazza ironica e spigliata, che parla a macchinetta e con un senso dell'umorismo particolare, ma se interrompi il suo sonno diventa una persona sarcastica e cattiva che parla a macchinetta»
«Dici che ho stimolato il suo lato peggiore?»
«Le hai anche detto che hai litigato con Ethan?» annuisco, e lui scuote la testa.
«Tesoro, ma non ti abbiamo fornita di istinto di autoconservazione quando ti abbiamo messa al mondo?»
«Che vuoi dire?»
«Mai, e dico mai, dire a uno dei due gemelli che hai fatto del male all'altro. Sono capaci di uccidere per difendersi a vicenda. E, credimi, tra i due, quella meno ragionevole quando c'è di mezzo il gemello, è Sarah»
Stavolta sono io a ridere.
«Parli per esperienza personale?»
«No, riflessa da Seth»
«Papà, perché sono così insicura?» gli chiedo, titubante.
«Questo lo devi capire da sola, non posso dirtelo io. Quello che posso dirti è che sei una ragazza intelligente. Saprai riconoscere i tuoi errori, e affrontarli»
«Ma ... secondo te Ethan mi amerebbe anche senza imprinting?»
«Pulcino ... scusami, Esther ... quanto sai dell'imprinting?»
«Ethan mi ha detto che serve a trovare la propria anima gemella senza doverla cercare troppo»
«Allora vedi che hai già la risposta? E poi ... Ti sei mai fatta spiegare cosa significa il suo tatuaggio?» mi risponde, scompigliandomi i capelli e sorridendo.
«Quando l'ha fatto non me l'ha voluto dire ... e poi non gliel'ho più chiesto ... tu cosa sai?»
«Ah no. Questa e una cosa che dovete discutere tra di voi. Sarà qui tra poco, comunque»
«E tu che ne sai?»
«Ha chiamato Jake, per dire che sta arrivando e che passerà prima di tornare a casa sua. Deve avere una certa urgenza di vederti, Terry»
«Non ci sentiamo da una settimana ...»
«Ok ... ho capito l'antifona ... ti lascio alla tua preparazione. Dovrai farti molto bella per farti perdonare, anche se non ci sarà molto da faticare!» mi strizza l'occhio e si alza in piedi. Si avvicina alla porta ed esce.
«Papà? - lo richiamo, e lui pronto torna indietro sui suoi passi - Grazie» dico, e sorrido.
Mi sorride anche lui, poi esce, di nuovo, ed io gli chiudo la porta alle spalle.
Ha ragione, io ed Ethan dobbiamo parlare. Di un sacco di cose. Ed io devo imparare dai miei errori, a partire da ora. Non sarò più gelosa, perché lui non me ne ha mai dato motivo.
E probabilmente non me ne darà mai.

***************

Mezz'ora dopo, sento un'auto fermarsi di fronte alla mia casa. So che è lui, non c'è neanche bisogno che mi affacci. Sento che è lui. Mi fiondo per le scale, apro la porta proprio nel momento in cui sta per bussare e mi getto tra le sue braccia.
«Ehi, a cosa devo tutto questo slancio?» mi chiede, allontanandomi per un secondo, ed accarezzandomi i capelli e il viso.
«Al fatto che sono stata una stupida. Una stupida egoista ed assurdamente gelosa» gli sorrido, e lo vedo rispondermi. Mi stringe il viso tra le mani e avvicina il suo, per posare le sue labbra sulle mie.
«Non mi hai risposto al telefono per una settimana quasi. Mi sono preoccupato da morire, Terry. Ho persino pensato di averti persa»
«Tu non mi avevi risposto sabato sera ... e credevo non mi volessi sentire»
«Sei una testona ... e noi due dobbiamo imparare a parlare di più - mi dice, mi prende per mano, e mi sorride - Ti va di andare a fare una passeggiata?»
Annuisco, e stringo più forte la sua mano.
«Mamma, vado a fare una passeggiata!» annuncio, affacciando appena la testa nel soggiorno, e richiudendomi in fretta la porta alle spalle.
Camminiamo per un po', dirigendoci verso la spiaggia, lontano da tutte le case dei nostri parenti impiccioni.
«Cosa hai fatto durante questa settimana?» mi chiede, mentre camminiamo.
«Le solite cose. Sono andata a scuola, ho fatto i compiti, ho litigato con Judith, ho iniziato ad allenarmi con tuo padre ... ho tenuto il muso per tutta la settimana ...»
«Questo non va bene - mi interrompe, e non riesco a capire a cosa si riferisca - Non voglio che lo zio Sam mi accusi di essermi portato via il tuo sorriso! Anche se sai che mi piacerebbe avere il mio personale raggio di sole sempre a portata di mano, non posso privare gli altri della gioia di vederti sorridere!» mi attira verso di sé, e mi bacia dolcemente.
«Mi sei mancato tantissimo» gli dico, quando mi libera, permettendomi di parlare.
«Anche tu, Terry. Ho avuto la tentazione di prendere l'auto e tornare qui a vedere perché non mi volevi rispondere al telefono. Poi però mi dicevo che forse volevi del tempo per te, e che se era così dovevo dartelo, e allora mi rimettevo seduto alla scrivania a studiare e a spararmi della musica nelle cuffiette per ignorare le prese in giro di Nahuel e Trix»
«Chi sono?» chiedo, sinceramente curiosa. Voglio sapere qualcosa di più della sua vita universitaria, chi ha conosciuto, se i corsi che sta frequentando gli piacciono ... voglio essere parte della sua vita.
«No, no. Prima devi finire di raccontarmi la tua settimana. Ho chiesto prima io» dice, ridacchiando. Mi assale un atroce sospetto.
«Hai parlato con Sarah per caso?»
«Sì, l'ho sentita, è mia sorella ... dobbiamo ricominciare con questa storia? Prima mi sembrava che avessi fatto dei buoni propositi» mi dice, rabbuiandosi all'improvviso.
«L'ho sentita anche io - gli dico, e ancora il sorriso non appare sul suo volto - l'ho chiamata sabato notte per capire se sapesse che fine avessi fatto»
«Sabato notte? Non mi dire che ...» ridacchia sotto i baffi, che non ha.
«Sì ... l'ho svegliata. Ma perché questa storia che Sarah non va stuzzicata quando dorme la sapete tutti tranne che io?»
«Beh ... se avessi dormito con lei per undici anni, l'avresti saputo anche tu!»
«Perché, ti è capitato di svegliarti prima di lei?» gli dico, con voce ed espressione del viso scettica.
«Touché!» mi dice, alzando le mani, e posando un bacio sulla mia, quella che è intrecciata alla sua.
«Comunque ... è stata lei a dirmi che forse non volevi sentirmi. E dato che probabilmente ti conosce meglio di me, ho deciso di seguire il suo parere, e di evitare di infastidirti»
«Sarebbe stata una cosa buona in qualunque situazione non prevedesse Sarah svegliata nel cuore della notte!»
«Beh ... adesso che ti ho detto tutto ... mi racconti qualcosa della tua prima settimana universitaria?»
«Prima ho un'ultima domanda. E riguarda la cosa più importante che hai fatto in questa settimana»
«Sarebbe?»
«Hai parlato con zio Sam?»
«Sì ... e no. Di quell'argomento non abbiamo parlato, perché io ho deciso di perdonarlo, e di metterci una pietra sopra, e non aveva senso continuare a discuterne. E vorrei che lo facessi anche tu»
«Lo farò. Con lui e di fronte a lui. Ho avuto modo di pensarci spesso durante questa settimana, ed ho finito per convincermi del fatto che lui in quel momento non abbia pensato affatto che con te ci fossi io. Si è preoccupato per sua figlia. Io ero quasi un complemento d'arredo. Come la prima volta che ti ho portata a saltare dalla scogliera più alta»
«Quando uscimmo dall'acqua era alla spiaggia ad aspettarci. Ci sgridò entrambi, ma se la prese molto di più con te! E alla fine mi abbracciò stretta, come se avesse temuto di perdermi, e ti guardò malissimo quando provasti ad avanzare una replica»
«"Ma era con me, zio Sam!"» rido, la sua espressione è la stessa che aveva quella volta, e anche la voce è altrettanto mortificata.
«Allora non avevo capito appieno quella tua replica, Ethan, ma ora lo so cosa significava, per te e per lui»
«Avevi appena tredici anni, Terry. E non sapevi ancora niente. Come potevi capire il reale significato di quello che cercavo di ricordargli?»
«Sì, ma ora so che gli volevi dire che non avresti mai fatto nulla di pericoloso per me»
Stiamo in silenzio per qualche secondo, poi sospira e parla di nuovo.
«Bene, adesso suppongo che sia arrivato il mio turno» dice, alzando gli occhi al cielo.
«Ehi, cos'è tutta questa preoccupazione?» gli chiedo.
«Niente ... Ti racconto tutto dall'inizio. Sabato pomeriggio, quando sono arrivato, la mia camera era un campo di battaglia, il mio compagno di stanza, Nahuel, è un tipo abbastanza disordinato ...»
«Immagino che tragedia!» lo prendo in giro. Ethan, ritardatario cronico, è un maniaco dell'ordine.
«Già. - mi risponde, con un sorriso, poi continua a raccontare - Ho sistemato le mie cose, e poi l'ho conosciuto. E' entrato in camera limonando con una tizia della quale non sapeva neanche il nome»
«Proprio il genere di persona che vedo accanto a te!» ridacchio, e lo vedo sorridere. Il suo compagno di stanza è tutto il contrario di quello che è lui. Come farà ad andarci d'accordo? Eppure, da come me l'aveva nominato prima, sembrano più o meno amici. Per quanto possano essere amici due che si conoscono a malapena da una settimana.
«Abbiamo parlato un po', poi mi ha chiamato Seth, ed è stato per quello che ho mandato un messaggio a Sarah, Esther - si tradisce, prima ha finto di non essere a conoscenza della mia telefonata a Sarah, ed io non gli ho parlato del fatto che sapessi che le aveva mandato un messaggio - e Nahuel mi ha invitato a una festa lì al dormitorio, organizzato da alcune ragazze del piano di sopra. Siamo andati lì, ma mi sentivo un pesce fuor d'acqua. Mi mancavi ed ero di pessimo umore per il fatto che avessimo litigato nel pomeriggio. A un certo punto ho deciso di andarmi a prendere una boccata d'aria sul balcone. E lì sono stato raggiunto da Trix. Beatrix» si ferma, attendendo probabilmente la mia reazione. Quindi Trix è una ragazza.
«E' carina?» mi sfugge, non volevo fargli sembrare di essere gelosa di una sconosciuta. Ma forse, proprio perché per me è una sconosciuta, non si arrabbierà.
«Sì. Ma non è il mio tipo»
«Come fai a dirlo?»
«E' bionda! - dice, scoppiando a ridere. Lui e la sua avversione per le bionde. Una volta Sarah mi ha raccontato che Ethan ha chiesto a Jen di tingersi i capelli, perché non era possibile che una bionda fosse tanto simpatica. E quando gli ho chiesto perché ce l'avesse tanto con le bionde, mi ha detto che doveva essere di famiglia, perché anche suo padre aveva quella reazione con loro - Ma è simpatica. E' spigliata, esuberante e parla a macchinetta. Il suo carattere somiglia molto a quello di Sarah. E studia ingegneria meccanica, come me. All'inizio trovavo assurdo che una ragazza studiasse una materia così maschile, ma poi l'ho vista all'opera. A lezione dà filo da torcere persino ai professori, Terry ... è ... una grande»
Ne parla con ammirazione, deve essersi trovato davvero bene con lei. E quando mi ha detto che somiglia a Sarah, quanto a carattere ... ho deciso che la mia gelosia la devo tenere a freno. L'ha paragonata a sua sorella. Quindi è come una sorella, per lui ... ma non è sua sorella, e questa consapevolezza mi fa stringere lo stomaco. Perché magari lui non vorrà mai ... ma lei ... e se ha un carattere come quello di Sarah ...
«Me la farai conoscere?» gli chiedo, mettendo fine alle mie elucubrazioni, e mostrandomi ben disposta verso la sua amica.
«Sì. Non appena tuo padre ti darà il permesso di venirmi a trovare a Seattle. Vedrai, ti piacerà, non può non piacerti!»
«No, non può non piacermi, se piace così tanto a te» ecco, il commento acido. Lo sapevo che mi sarebbe scappato, ci devo stare più attenta, abbiamo appena fatto pace.
«Terry ...»
«Che c'è?»
«Hai usato quel tono»
«Quale?»
«Quello di quando sei gelosa!»
«Beh ...»
«Sai che non hai nulla da temere, no?»
«Hai ragione» gli dico accondiscendente, abbassando lo sguardo.
«Terry» mi richiama, sollevandomi il mento con un dito e fissandomi negli occhi.
«Ethan, non può cambiare tutto in un giorno. Continuerò ad essere gelosa. Solo che cercherò di fartelo pesare meno. O perlomeno ci proverò» gli rispondo.
«Ma Trix è come una sorella!»
«A prescindere dal fatto che non hai mai fatto amicizia tanto in fretta e non capisco perché tu sia riuscito a farla con una ragazza, lei è come una sorella, e anche qui avrei qualcosa da ridire, visto che è passata solo una settimana dall'inizio dei corsi, ma non è tua sorella. E sì, sono gelosa» lo sapevo che me l'avrebbe tirato fuori. Ma in fondo ha detto che dovevamo parlare di più, no? Che si prenda anche questi pesi.
«Io spero che tu non stia parlando sul serio» sgrano gli occhi. Ma dove è finito il mio Ethan? L'hanno rapito gli alieni? Tanto, se esistono i vampiri e i licantropi, manca poco che qualcuno mi venga a dire che esistono anche loro.
«Sì, che parlo sul serio, Ethan. Non la conosco, non so se mi posso fidare di lei, e tu mi dici che ti sei affezionato a lei come a una sorella. Cosa dovrei pensare?»
«Dovresti fidarti di me» mi dice, mogio.
«Ethan, io mi fido di te»
«Allora la tua gelosia è assurda»
«No, non lo è»
«Sì che lo è, Terry. Dici di fidarti di me e poi mi fai queste scenate di gelosia. Io non so che pensare»
«Pensa che ti amo e non voglio perderti»
Si ferma e mi guarda negli occhi.
«Terry, tu non mi perderai mai» dice, stringendomi forte a sé e concludendo così il nostro litigio.
Riprendiamo a camminare mano nella mano, fino ad arrivare alla spiaggia.
Ci sono zio Quil e Claire. Stanno giocando come due bambini con un aquilone. Mi fermo un po' ad osservarli estasiata.
Li osservo rincorrersi, giocare con il vento. Guardo zio Quil abbracciare Claire da dietro le spalle, e tirarle la lunga treccia che le ricade sul seno.
«Dai, andiamo, prima che se ne accorgano. Non voglio disturbarli!» sussurra Ethan nel mio orecchio, tirandomi verso la zona della spiaggia che chiamiamo "le pozzanghere".
«Perché non volevi che ci vedessero?»
«Perché anche Claire è tornata per il fine settimana dall'università, Terry. E' una settimana che zio Quil non la vede, e non voglio disturbarli»
«E' vero! Anche Claire è a Seattle all'università! Vi siete visti?»
«Non ancora. La prima settimana è stata massacrante. Devo abituarmi ancora a svegliarmi da solo, e non mi regolo mai con la sveglia. Sempre troppo presto o troppo tardi!»
«Se vuoi ti chiamo io tutte le mattine. Così ti do il buongiorno e ti sveglio!»
«Mi sa che non è una buona idea»
«Perché?»
«Perché, al pari di Sarah, posso essere molto cattivo se mi si sveglia. E non vorrei dire qualcosa per la quale la mia ragazza credulona possa pensare che non la amo abbastanza». Sorride dolcemente.
«Ah. Ok» dico, con un tono un po' deluso. Non mi sarebbe stato di peso svegliarlo, anzi ... sentirlo prima di andare a scuola mi avrebbe messo di buonumore. Però se non vuole ...
«Ehi. Non ci rimanere male, Terry! Lo dico per il nostro bene»
Nostro? Ho sentito bene? Ha detto nostro? Rimugino su questa cosa, mentre lo seguo e ci arrampichiamo su un albero con dei rami bassi ma robusti, che sfiora le acque delle pozze.
«Qui va bene» dice. E mi guarda per un lungo istante, prima di darmi un bacio. Stavolta mi sfiora le labbra con la lingua, e io le dischiudo al tocco, permettendogli di approfondirlo.
Siamo sul ramo di un albero, eppure, stranamente, non ho nessuna paura di perdere l'equilibrio e cadere. Mi fido di Ethan, so che non farebbe mai nulla che possa farmi male.
Mentre mi bacia, prende una delle mie mani e ci gioca per un po'. Perdo il contatto con la realtà, come sempre quando mi bacia, e quando ci stacchiamo, lo vedo sorridere felice.
«Cos'hai?» gli chiedo. Lui indica il mio polso.
«Finalmente sono riuscito a legarti a me!» mi dice, scherzoso, indicando il braccialetto di cuoio che deve avermi messo prima, mentre lo sentivo giocare con il mio polso.
«Ma questo ...»
«E' il bracciale che per la tribù dei Quileute indica che hai preso un impegno con qualcuno. E' una specie di anello di fidanzamento»
Lo guardo a bocca aperta. Io volevo dire qualcos'altro. L'intreccio di questo bracciale somiglia tremendamente a ... devo capire se è realmente così. E' talmente tanto tempo che non lo vedo.
Sollevo la manica sinistra della sua t-shirt e li metto a paragone.
«Lo sapevo che l'avresti notato subito» mi dice, mettendosi a ridere.
«Ethan ... è per questo che ... che non mi hai mai voluto dire cosa significasse quel tatuaggio?»
Annuisce.
Lo bacio.
«Te l'avrei voluto dare la settimana scorsa. E ti avrei dovuto dire tutta la storia del tatuaggio. Ma poi abbiamo litigato, e me lo sono tenuto in tasca per tutta la settimana scorsa»
«Quindi un pezzetto di me è venuto a Seattle con te!»
«Come un pezzetto di me è rimasto qui con te» dice, ed è maledettamente serio. Mi bacia di nuovo.
«Ora sei un po' più sicura di quello che provo per te?»
«Sì ... solo non capisco una cosa ... perché ti sei fatto un tatuaggio? Non potevi mettere il bracciale anche tu?»
«Ti risulta che gli uomini portino l'anello di fidanzamento? - mi risponde, con un sorriso da presa in giro. Lo butterei giù dal ramo e lo farei finire nella pozzanghera, se non fossi più che sicura che cadrei con lui nel tentativo - E poi così è permanente. Sono e sarò legato a te per tutto il resto della mia vita, Esther. E un tatuaggio lo dice bene»
«Grazie, Ethan» gli dico. Sorrido, e mi appresto a scendere dal ramo.
Appena tocchiamo entrambi con i piedi per terra, lo abbraccio forte.
«Non mi è piaciuto litigare con te» affermo, con una vocina sottile sottile, mentre nascondo il viso nella sua maglietta. Sa di corteccia, di sole, e di quel maledettissimo deodorante che tanto mi piaceva quando non avevo questi sensi sviluppati.
«Non è piaciuto neanche a me. Credimi, se te lo dico, ma vorrei un po' più di considerazione per le mie esigenze, Terry. Non è facile mettere i miei desideri davanti ai tuoi, per quello che ci lega, ma devo farlo qualche volta. Perché non sempre quello che vuoi tu coincide con quello che va bene per me»
«Voglio sapere solo una cosa»
«Tutto quello che vuoi»
«Mi ami?»
«Sì» risponde deciso, guardandomi negli occhi.
«E' tutto quello che mi basta per avere fiducia in te»
«Ma non mi prometti che non ci saranno più scenate di gelosia»
«Ethan, io sono questa. Scenate di gelosia incluse. Prendere o lasciare»
«Prendo, perché non credo che riuscirei a vivere senza di te» sfiora il mio naso con il suo.
«Posso prometterti che cercherò di non tirare le tue sorelle nelle mie scenate»
«Sembra che abbiamo raggiunto un compromesso» mi dice, mentre sorridendo avvicina le sue labbra alle mie.
«Sì» sorrido anch'io, e sollevo la testa quel tanto che basta per incontrare le sue labbra.
«Ti amo» mi dice.
«Ti amo anch'io» rispondo.
«Però ora devo andare a casa. Papà si starà preoccupando»
«Zio Jake ha preso i vizi di tuo nonno. Lui e papà spettegolano come due comari. Quanto ci scommetti che li troveremo al telefono rientrando a casa?»
Mi bacia un'ultima volta, poi mi prende per mano ed insieme rientriamo a casa.
Lo guardo salire nella sua auto, e lanciarmi un bacio prima di sparire dietro la curva. Sorrido come una cretina. Poi entro in casa.
Judith, la mamma e papà sono in cucina.
«Era ora, signorina!» dice papà, ma sorride.
«Ehi! Ethan ti ha regalato un braccialetto uguale a quello della mamma!» urla Judith. Non le sfugge mai niente ...
«Che significa che hai un braccialetto uguale a quello di tua madre? - dice papà sbiancando - Il mio pulcino, sei ancora troppo piccola ...»
«Sam, non fare il troglodita, sono anni che Ethan muore dalla voglia di regalarle quel bracciale. Non significa che si sposeranno domani! - Mamma, ti adoro! - e tu, signorina, vai ad apparecchiare la tavola. La cena è pronta»
«Ok, mamma!»
Abbraccio lei e papà, prendo i piatti e vado ad apparecchiare.
Adoro la mia famiglia.

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