Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Things I'll never say (Pov Ethan/Ethan)

Ethan
«Com'è mio padre?» chiede Matt, all'improvviso. Siamo in questa stanza da ormai mezz'ora, e non avevamo ancora parlato.
Sapevo che le domande non avrebbero tardato ad arrivare, ma non immaginavo quale sarebbe stato il primo argomento che avrebbe voluto affrontare. Perciò sono rimasto in silenzio a pensare al niente, tutti gli altri pensieri mi avrebbero portato inevitabilmente da lei.
Scuoto la testa, facendo traballare tutta la struttura del letto a castello, e mi concentro sulla domanda.
«Cosa vuoi sapere di lui?»
«Tutto quello che ti viene in mente»
Non posso certo dirgli che l'abbandono di sua madre l'ha trasformato in un essere che odia l'amore.
Non posso certo dirgli che non crede più nel "per sempre". Non sono io a dovergli parlare di queste cose.
«Normale. E al momento si fa passare per un diciannovenne» rispondo, rimanendo il più vago possibile.
«In che senso normale?»
«Né più né meno di quello che ti ho detto. Normale»
«Andate d'accordo?»
«Abbastanza»
«Sapevi di... me?»
«Sì» sospiro. Ammettendo con questa semplice sillaba di sapere molto più di quello che voglio dargli a bere.
«Oh, andiamo Ethan! Potresti sbottonarti un po' di più, stai parlando a monosillabi neanche temessi che io possa sbranarti. Ti assicuro che non ho mai desiderato bere sangue umano»
«Mai come in questo momento o mai mai? - chiedo, fingendomi preoccupato per un istante, e iniziando a sghignazzare quello immediatamente successivo - No, ok, va bene. Nahuel aveva parlato a me e a Sarah di un figlio quando... è venuto a trovarmi a casa. Avevamo litigato e ci teneva a chiarire la situazione»
«Perché? Voglio dire, perché avevate litigato?»
«Diciamo che non era stato sincero sulla sua comparsa al mio fianco»
Sospiro, cercando di ricacciare indietro il pensiero del perché l'avessi presa così male, e mi sporgo dal letto di sopra per guardare Matt in faccia.
«Era un periodo strano, me la prendevo un po' troppo per tutto» aggiungo, come se questo potesse giustificarmi per aver quasi... no, le ho detto di fuggire, prima di perdere il controllo. Non avrei mai potuto farle del male.
Come il lupo non ha potuto farne a lei, che riconosce come la sua anima gemella. L'espressione di Matt è eloquente, perciò sulla mia faccia deve esserci una smorfia di dolore o qualcosa del genere.
«Scusa, non volevo riportarti là» mi dice, spostando lo sguardo e fissando la rete del letto che lo sovrasta. Sospiro, capendo che sa più di quanto dovrebbe, o perché quella scema di Sarah non sa tenere la bocca chiusa, o perché è più intelligente di quanto la voglia dare a bere a lei.
Torno a poggiare la testa sul cuscino e finalmente mi decido a spegnere la brace sotto i suoi piedi.
«No, non ti preoccupare. E' che qualsiasi cosa io abbia detto o fatto è inevitabilmente legata a lei. Tutto era in funzione di lei - la mia bocca si sforma in un ghigno - Temo che dovrò abituarmi a stare da solo e a non ragionare in funzione di Esther»
«Sarah mi ha detto... beh, lo ha detto a Jen, ma ero lì con loro... mi ha detto che ti sei ribellato a lei per andare all'università a Seattle»
«E già Seattle era un compromesso. Ho rinunciato alla borsa di studio per Harvard per stare più vicino a lei, e lei continuava ad insistere sul fatto che dovessi rimanere alla Riserva perché le sarei mancato. Non so se tu abbia una benché minima idea di quanto possa essere difficile negare qualcosa al tuo imprinting, se lo desidera davvero -»
«Imprinting?»
«Sì, la persona che il tuo istinto riconosce come la tua metà perfetta. Non hai avuto l'imprinting con Jen?»
«Ah, ok. Il vostro imprinting è quello che noi chiamiamo sathina»
«Che starebbe per?»
«Anima gemella. O qualcosa del genere. Comunque ho una mezza idea di quanto possa essere difficile, Jen inizia a farmi pressioni per sapere qualcosa di più di quello che le ho rivelato, e sta diventando estremamente complicato, per me, resisterle»
«Comunque, i miei zii mi hanno aiutato e incoraggiato, e alla fine sono partito. Le cose sono state sempre più complicate dalla sua gelosia, e dal mio orgoglio, probabilmente. Ho litigato con Sarah, non abbiamo parlato per un mese. Ho rischiato di perdere tutta la mia famiglia, e lei non era ancora soddisfatta. Ci siamo lasciati, perché lei ha fatto qualcosa che io ho interpretato come un tradimento, e un paio di settimane dopo sono venuto a sapere di tuo padre»
«Non ti eri accorto che fosse un mezzo vampiro?»
«Usa il mio stesso deodorante, a litri, e... niente, è estremamente difficile anche solo respirare quando gli si sta accanto, figurati se dovessi annusarlo»
Rimaniamo per un attimo in silenzio, ascolto i nostri respiri andare su ritmi completamente diversi. Il suo più calmo e pacato, il mio più agitato. Per quello che ho rivelato e per quello che stavo per dire. E che non è compito mio raccontare.
«Ethan?» ovvio che si sia reso conto che c'è qualcosa che non gli sto dicendo. Ha cinquant'anni più di me, difficilmente riuscirò a farla franca.
«Sì?»
«Di che altro odora, mio padre?»
Decido di rispondergli, stanco di giocare. Tanto non si fermerà fino a quando non mi avrà spremuto come un limone, perciò...
«Di sesso, Matt»
«Ah...» cade un silenzio imbarazzato nel buio della stanza, lo sapevo che non avrei dovuto fargli questa rivelazione, se continuo così comprometterò ogni possibilità che lui voglia rivedere Nahuel.
«E'... un... bastardo?»
«No, credo che voglia che le ragazze lo credano tale, così sarà meno forte la voglia di innamorarsi di lui. Ne sono attratte come le api dal miele, ma non si avvicinano mai troppo a lui»
«E questo a casa tua non si chiama bastardo?»
«No, questo a casa mia si chiama "ho già sofferto troppo per amore, non mi innamorerò mai più"»
«Tu lo capisci» mi dice, dopo qualche istante di silenzio. Non è una domanda, è più un affermare una verità incontestabile. E ha ragione, io lo capisco. Io non voglio innamorarmi mai più. Non posso, e anche se potessi non lo vorrei, si soffre troppo, per amore.
«Un po'» rispondo, dopo aver riflettuto a lungo. In fondo lui non voleva una risposta, ma così mi sento meno nudo, meno trasparente. Non è possibile che quello che provo e penso sia sempre così chiaro a tutti.
Tranne che a me.
«Matt, posso farti io una domanda?»
«Sì, non so quanto posso esserti d'aiuto, comunque spara»
«Sapevi che Esther aspettava un bambino?»
«Intendi prima che... prima dell'incidente?»
«Sì»
«No, non lo sapevo. Sarah era strana, stava spesso al telefono con lei, ma io e Jen l'avevamo attribuito al fatto che voi due vi eravate lasciati, e che non si sentiva più minacciata da lei. Forse siamo stati leggeri, magari avremmo potuto -»
«No, Matt, se c'è una cosa che so di mia sorella è che non la convinci facilmente a dirti qualcosa che ritiene sia un segreto. Era così quando eravamo piccoli, crescendo è solo peggiorata»
«L'aveva tenuto nascosto persino a te, no? E' per questo che te la sei presa tanto, prima? Perché Esther non voleva farti sapere del bambino?»
«Dici oggi pomeriggio?»
«Sì»
«No, a dire la verità non ci stavo quasi pensando. Pensavo a mia madre»
«Tua madre?»
«Cosa ti ha detto Sarah, di nostra madre?»
«Lei personalmente niente. Jen mi ha detto che è morta quando eravate molto piccoli, e che tuo padre vi ha cresciuti da solo»
«Beh... tecnicamente è così»
«Che significa "tecnicamente"»
«Beh, che Bella Swan è morta quando noi eravamo molto piccoli»
«Bella? Ma -»
«Esattamente»
«Tua madre è un vampiro?» ride nervosamente, come a scacciare un'idea assurda. Beh, l'idea è assurda davvero. Un vampiro madre di un mutaforma. E' un'idea assurda davvero.
«Sì, è stata trasformata da suo marito, Edward, qualche mese dopo aver simulato la sua morte. Poco dopo aver messo al mondo Renesmee»
«Una mezza vampira?»
«Mia sorella... e moglie di mio padre»
«Un gran casino»
«Abbastanza»
I rumori che iniziano a venire dalla stanza di fronte sono inconfondibili. Ridacchio.
«Cos'hai?»
«Sono felice che abbiano fatto pace»
«Già. Sono d'accordo, anche perché era colpa tua se avevano litigato. No, scusa. Non tua. Del vostro rapporto. Avrei litigato anche io con Jen, se il suo rapporto con suo fratello fosse così... stretto»
«Stavi per dire morboso»
«No... Ok, sì, lo stavo per dire. Ma non volevo essere offensivo»
«Avresti avuto ragione»
«Sono felice che tu te ne renda conto»
«E' il primo passo verso la guarigione. O almeno questo dice Seth»
Ridiamo insieme, poi mi volto a pancia in giù e abbraccio il cuscino.
«Buonanotte, Matt. E grazie»
«Buonanotte. Di niente»

***

20 Marzo 2027

Sarah
Mi stiracchio nel letto, con una sensazione di benessere addosso che se ne va non appena mi rendo conto di essere sola.
Vado nel panico, ricordandomi immediatamente delle parole che ieri sera mi ha rivolto Seth.
"Domattina non sarò qui".
Inizio a piangere, ancor prima di riuscire ad elaborare una spiegazione logica per la quale potrebbe essere andato via, che non sia a causa mia. Stringo le gambe al petto, seduta sul letto, e piango come forse non ho mai pianto in tutta la mia vita. Seth, il mio Seth, se ne è andato, lasciandomi qui da sola, in questo letto troppo grande e troppo vuoto per una persona.
All'improvviso, due braccia calde mi stringono e mi ritrovo appoggiata ad un torace altrettanto caldo. Respiro a fondo e so che si tratta di lui, ma non riesco a non continuare a piangere.
«Shhhhh» sussurra tra i miei capelli, cullandomi contro di sé e stringendomi forte. Poggia le mani sulle mie, seguendo il percorso delle mie braccia con le sue, mentre mi accarezza il collo con il naso.
«Hai fatto un brutto sogno?» mi chiede gentilmente, anche se sa già che la risposta che avrà sarà negativa. Sono sicura che sappia già perché sto così, ma sono altrettanto sicura che vorrebbe sentirlo dalle mie labbra.
Scuoto la testa, abbandonandomi contro il suo corpo per sentirlo il più vicino possibile.
«Sarah, cos'hai? Inizio a spaventarmi» dice dolcemente contro il mio collo, continuando ad accarezzarlo con il naso.
«Non c'eri. Mi sono svegliata e tu non c'eri... e io...»
«Hai pensato che me ne fossi andato?» domanda, con tono addolorato.
«Ho avuto paura».
In risposta, mi stringe ancora di più.
«E' per quello che ti ho detto ieri notte?»
Annuisco. Non avrei mai dubitato del fatto che lui fosse nei paraggi, in fondo, se ieri sera non avessimo avuto quella discussione.
«Mi dispiace che tu abbia potuto pensarlo. Mi dispiace davvero» afferma, posandomi un bacio sulla spalla.
«Vuoi dire che era una minaccia a vuoto?»
«No, Sarah, non lo era. Mi conosci abbastanza per sapere che non sostengo mai cose delle quali non sono sicuro»
«Quindi avevi intenzione di lasciarmi?» è un bene che non possa guardarmi negli occhi, mi rende più facile fargli queste domande, e quasi sicuramente rende più facile a lui rispondermi.
«Sì. Quando sono arrivato ero consapevole del fatto che probabilmente sarei riuscito a lasciarti, se...»
«Se?»
«Beh, se tu avessi continuato a mettere tuo fratello prima di noi. E' stato davvero difficile, questo mese. Vedere che tu non mi cercavi, e che anzi ero quasi un peso, un fastidio, quando c'ero»
«Io... Seth, perdonami. Davvero» mi libero dal suo abbraccio, solo per voltarmi a guardarlo negli occhi.
Avvicina il viso al mio, le labbra alle mie. Mi attira contro di lui fino a quando non siamo pelle contro pelle, cuore contro cuore. Siamo vicini, come forse non lo siamo stati mai finora. Perché adesso capisco la paura irrazionale di perdere la persona che si ama, che per troppi anni lui ha dovuto sopportare a causa mia. Un brivido mi percorre la spina dorsale mentre capisco a quale tortura l'ho sottoposto. E un altro parte nel capire che lui sarebbe sopravvissuto ancora, senza di me, perché fino a sei mesi fa lo faceva benissimo.
Approfondisco il bacio, e lo trascino su di me, perché ho bisogno di scacciare queste paure, ho bisogno di sentirlo parte di me, una sola carne con me. Ne ho un bisogno disperato.
Il sollievo che provo per il solo fatto di sentirlo dentro di me scioglie la morsa che mi stringeva il petto e dà il via alle lacrime che si rincorrono fuori dai miei occhi.
Non so se Seth se ne accorge, so che il suo calore è dappertutto e si fonde con il mio. So che c'è, so che mi ama, so che mi desidera. So che nonostante tutte le mie promesse l'ho ferito ancora. So che lo amo e non voglio rischiare di perderlo. So che stavolta mi devo impegnare per mantenere le promesse che ho fatto. Lo devo a lui e a me stessa.
Mi aggrappo a lui, gambe e braccia, quando il piacere ci prende. Stringo tra le mani i capelli alla base della sua nuca. Si sono allungati, tra poco li taglierà di nuovo.
Non lo lascio uscire da me, e non mi importa niente del fatto che non abbiamo usato precauzioni. Mi importa solo di sentirmi un'unica cosa con lui. E se proprio dovessi rimanere incinta - considerati i miei geni non mi stupirei affatto se dovesse accadere - il nostro sarà un bambino fortunato, perché figlio di due persone che si amano.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro