Pensieri e parole (Pov Ethan)
Ethan
«Sì, entra» dico, senza neanche guardarlo in faccia. Attraversa la soglia, si richiude la porta alle spalle, e rimane lì, in piedi. Non si avvicina, non si muove. Si guarda circospetto intorno, studia la stanza, le vie di fuga. Guarda la porta finestra e valuta le distanze. Come uno che è fuggito per tutta la vita.
«Siediti» è un invito, anche se sembra più un ordine.
«Preferisco stare in piedi, se non ti dispiace» mi risponde, avvicinandosi.
«Se ti sedessi, riuscirei a guardarti meglio in faccia»
«Allora mi siedo - fa una pausa di qualche istante, dopo aver occupato la poltrona - Odora di Sarah»
«Sì, credo abbia passato un paio d'ore a piangere seduta lì. Ma adesso cosa c'entra?»
«L'hai perdonata» mi risponde lui.
«Sì... sì, l'ho perdonata. E' mia sorella, non riesco a tenerle il muso a lungo, Nahuel»
Sospira.
«Allora un po' di speranza l'ho anche io»
«Nahuel, prima che tu aggiunga qualsiasi cosa a quello che ci siamo detti per telefono, vorrei parlare un po' io, se per te va bene - annuisce, perciò continuo - Avrei davvero voluto che fossi tu a dirmelo per un bisogno tuo di sincerità, e non perché mia sorella ti aveva messo alle strette, ma io sono il campione del "non è il momento, aspettiamo che ci siano un po' meno cose in ballo", perciò un po' ti capisco. E avevi ragione, probabilmente quello non era proprio il momento giusto per dirmi una cosa del genere, perché altrimenti in questo momento non sarei dentro questo letto a cercare di far muovere dei muscoli recalcitranti» sorrido, perché veda che sono ben disposto.
«Mi dispiace, Ethan. Davvero. Sei il primo amico vero che io abbia avuto in quasi duecento anni di vita, e non so bene come comportarmi» allungo una mano, con fatica, per "concludere l'accordo". Ha ragione, se ho perdonato mia sorella, che ha ammesso che non me l'avrebbe mai detto, anche se lo sapeva da tempo, devo perdonare anche lui. E ha ragione anche Sarah, quando ho recuperato l'uso del mio cervello l'ho perdonato subito, perché ha preferito cedere al suo ricatto, piuttosto che farmelo sapere da qualcun altro.
«Con le ragazze hai imparato subito, però» ribatto, scherzando. Ma lui si rabbuia.
«Con le ragazze mi spinge un istinto primordiale che tua sorella conosce bene. Solo che lei può permettersi di perdere il controllo, io no. Lei può permettersi di innamorarsi, io no»
«Perché?»
«Perché se dovessi perdere il controllo, io potrei uccidere qualcuno. O trasformarlo in un vampiro, condannandolo a un'esistenza fatta di bugie, in cui non potrebbe mai vedere il sole»
«Vuoi dire che sei velenoso? - annuisce - E che potresti trasformare qualcuno in un vampiro, anche se non sei un vampiro completo?»
«Credo di sì... cioè - mi fissa per qualche istante, ma le sue pupille sono larghe, come se fissasse qualcosa in lontananza, si è perso nei suoi pensieri - sì»
«Nahuel - mi interrompo, voglio chiedergli qualcosa del suo passato, anche se ho la sensazione che non sarebbe completamente sincero - mi racconteresti qualcosa di te, del tuo passato?»
«Non c'è molto da sapere, Ethan. Mio padre è un vampiro, mia madre è morta dandomi alla luce... cioè... non so se Renesmee ti ha raccontato -»
«Non nei particolari, ma so che se non ci fossero stati i Cullen lei non sarebbe sopravvissuta»
«Bella è stata fortunata, mia madre no. - lo dice duramente, irrigidendo la mascella. Il pensiero di sua madre lo fa ancora stare male, probabilmente - Quando sono nato, la prima cosa di cui ho avuto bisogno è stato il sangue. Ho morso mia zia, che era vicina a mia madre per starle accanto durante il parto. E' stato in questo modo che ho scoperto di essere velenoso, Ethan. Mia zia è diventata una vampira, e si è presa cura di me durante la mia crescita. Per anni sono rimasto con lei... poi... ci siamo allontanati per un certo periodo. E dopo sono tornato con lei»
Non gli chiedo cosa sia successo per allontanarlo da sua zia, in un certo senso credo che me l'avrebbe detto, se non lo facesse ancora stare male. Non voglio che pensi che sono un impiccione, voglio che si senta libero di parlare con me.
«E' per questo che pur nutrendo dei sentimenti per Trix non ti fai avanti?» gli chiedo, invece.
Mi guarda e sorride.
«Per questo... e per il fatto che è chiaramente innamorata di te»
«Ma io no, e non credo che potrò mai provare per lei qualcosa di diverso dall'amicizia»
«Per via dell'imprinting?»
«Per quello e perché... è con Esther che vedo la mia vita, Nahuel. Parliamoci chiaro, se anche dovessi capire che non starò mai più insieme a lei, non credo che potrei mai innamorarmi di qualcun'altra»
«Già» sembra quasi partecipare a quello che dico, come se capisse che per me è quasi impossibile innamorarmi di qualcun altro che non sia lei.
«Sei empatico?» gli chiedo.
«No, non ho poteri accessori, diversamente dai Cullen. Perché me lo chiedi?»
«Niente, cioè... niente, lascia perdere» se non è empatico, c'è passato anche lui, e se ci è passato anche lui probabilmente è legato al periodo che ha trascorso lontano da sua zia, e se è legato a quel periodo non me ne vuole parlare e rispetterò la sua volontà.
«Sì, mi sono innamorato, una volta. E sì, non è andata bene, se è questo che ti stai chiedendo - si interrompe un attimo, e fa un sorriso, probabilmente per qualche strana espressione che ho fatto involontariamente - No, non male in quel senso. Ci siamo lasciati, e non bene»
Ancora una volta, dimostra di conoscermi bene.
«Pensi ancora a lei?»
«Qualche volta. E sì, ci sto ancora male, ed è per questo che non ne ho mai parlato neanche a tua sorella. O meglio, è per questo che la aggredisco ogni volta che tira fuori il discorso»
Nahuel innamorato è un concetto che non riesco a comprendere, ma era ovvio che la sua condizione sentimentale nascondesse qualcosa che non voleva rivelare.
*************
«Ethan, sei riuscito a scendere? Come ti senti?» Sarah è la prima ad accorgersi della mia presenza, e mi viene incontro per sostenermi dal lato opposto a quello che è appoggiato a Nahuel. Nel salotto, che non sembra neanche aver vissuto quello che ha vissuto, i miei parenti - nel senso più largo del termine che si possa pensare - chiacchierano amabilmente.
«Sono sceso in tempo?» sussurrò nell'orecchio di mia sorella.
«Per cosa?»
«Per l'annuncio. Non puoi ritardarlo, papà ti ha sentita quando me ne parlavi»
«Per l'annuncio - fa un respiro profondo - Grazie per avermi avvertita»
Le do un bacio sulla guancia, quando mi lascia seduto sul divano -dove li avranno recuperati tutti questi mobili? - per raggiungere Seth. Li vedo guardarsi per un attimo, poi lui la prende per mano e si allontanano. Per parlare. Adoro vedere la loro sintonia, sono perfetti l'uno per l'altra. Eppure non potrebbero essere più diversi, e più uguali. Nonna Sue ha ragione, devo credere nell'imprinting.
«Ethan, allora?» chiede Renesmee, distogliendomi dalle mie riflessioni. Faccio un sorriso di scuse, perché non ho davvero sentito niente di quello che ha detto, stavo osservando Sarah e Seth.
«Scusa, non ho seguito il discorso» rispondo.
«Ci chiedevamo, io e tuo padre, se ti andasse di tornare a casa, per stasera almeno. Saremmo più tranquilli»
Casa. La mia camera. La camera dove -
«No. Resterò qui, e poi io e Sarah avevamo promesso di occuparci dei piccoli stasera. E Nahuel può darci una mano, no?» la domanda è rivolta al mio amico, che si è fissato su Jason e Joseph che giocano e li osserva come se fossero una razza rara.
Juliet è stranamente abbarbicata al petto di papà, non lo fa mai. Chissà perché proprio oggi.
«Zanzarina, ti va di rimanere con me e Sarah oggi?»
July guarda prima me, poi Nahuel, poi torna a tuffare la testa nel petto di papà e la scuote forte. Papà sorride e la stringe. Credo stia provando una grande soddisfazione, in questo momento.
«Lo fa da quando è arrivato lui» afferma indicando con un cenno Nahuel, per poi tornare a baciare la testolina di July.
«E' il primo estraneo che conosce, gli altri in un modo o nell'altro sono suoi parenti, o li ha comunque visti spesso in casa vostra, è normale che reagisca così» risponde Carlisle.
«Non è normale che si aggrappi a papà. Non lo cerca mai» affermo serio.
«Lui mi protegge. Lui mi protegge sempre» mi risponde Juliet. E vale quasi quanto una dichiarazione d'amore, per papà, che si alza in piedi, con lei ancora aggrappata al petto e si avvicina alla finestra, per non far vedere che ha gli occhi lucidi. Renesmee ridacchia, godendosi la scena. E così anche la piccola adora papà. Beh, come non potrebbe, è sempre stato il miglior genitore che potessi desiderare.
Sarah e Seth rientrano, mano nella mano, e si fermano in piedi dove tutti possiamo vederli. Hanno due sorrisi immensi stampati in faccia e sembrano felici.
Non può andare male per loro, l'unico a cui potrebbe venire un infarto è nonno Charlie, ma sono convinto del fatto che Carlisle gli salverebbe la vita.
«Papà, famiglia. Abbiamo un annuncio da fare» afferma Sarah, sicura, mentre nonno Charlie impallidisce visibilmente e papà torna a volgere l'attenzione su tutti noi. Seth le circonda le spalle, si guardano per un istante e sorridono.
«No, Charlie. Sarah non è incinta» dice Seth, prendendo in giro il suo patrigno, che si rilassa sulla poltrona, per poi irrigidirsi di nuovo. Rose ed Emmett scoppiano a ridere, e Sarah lancia loro un'occhiata fulminante, quasi sfidandoli a continuare.
«E non ci sposiamo neanche, nonno. Beh, quasi - il suo sorriso si allarga di più - Seth mi ha chiesto di andare a vivere con lui, ed io ho accettato»
Il silenzio cade nel salone, gli occhi di papà sorridono divertiti, sapeva già tutto ed ha avuto l'occasione di prepararsi a non lanciare fiamme. Sarah si volta perplessa verso Seth, che le sorride e la stringe ancora di più. Nessuno muove un muscolo, e la mia sorellina inizia a perdere il sorriso felice che aveva fino a poco fa. Cerco di alzarmi dal divano, ma barcollo un po' e subito trovo Nahuel che mi sorregge, accompagnandomi di fronte a Sarah e Seth.
«Tu - mi rivolgo a mio... cognato, ormai - prova a farla piangere anche solo una volta e me la paghi»
Sono serio, mentre lo dico, poi un sorriso compare sulle mie labbra e non riesco a tenere il punto. E comunque sarebbe più facile per Seth andare in Tibet, scalare l'Everest e ritornare, piuttosto che far piangere Sarah. Abbraccio Seth appoggiandomi a lui, che mi sussurra nell'orecchio una frase.
«Se dovesse mai succedere avresti la mia autorizzazione a picchiarmi».
Quando mi allontano, finalmente gli altri si alzano e aspettano in piedi il loro turno per felicitarsi con mia sorella e il suo fidanzato. Solo due persone rimangono a distanza. Papà e nonno Charlie. E se papà lo fa per godersi un po' più di tempo la sua bambina con le congratulazioni, nonno Charlie ha su una faccia indispettita, e per nulla contenta.
«Charlie, cos'hai?» chiede nonna Sue, avvicinandosi a suo marito con un cipiglio minaccioso. E' della felicità di suo figlio che si sta parlando, non credo che lascerà correre così facilmente.
«Solo io vedo che c'è qualcosa di sbagliato in questo? Sarah ha appena diciannove anni, ha iniziato l'università da poco e stanno insieme da neanche sei mesi. Stanno correndo troppo e -»
«Charlie, sono io suo padre. - lo interrompe papà - E se avessi qualcosa da dire non avrei problemi a dirla. Ma visto che conosco mia figlia, e conosco Seth, so che non stanno correndo, che staranno insieme per tutto il tempo che la vita consentirà loro di stare insieme, e che Sarah finirà i suoi studi. Credo che la questione sia tutta nella gestione del tempo quando Sarah è qui alla riserva. Non ho nulla in contrario. Mi fido di te, Sarah, e mi fido di te, Seth»
Gli occhi di Sarah si riempiono di lacrime, mentre si libera dall'abbraccio di Seth e corre verso papà, che la stringe a sé come può con il braccio non occupato da Juliet.
«Sono davvero felice per voi» le sussurra, con le labbra sui capelli e gli occhi puntati sul suo fidanzato.
«Jacob, sai che non ho mai avuto da ridire sul modo in cui hai cresciuto i tuoi figli, ma -»
«Continua a non avere nulla da ridire, Charlie, anche perché ti sembrano davvero due persone disposte a discutere delle loro decisioni? A me no. E non ho intenzione di rovinare il mio rapporto con mia figlia per una cazzata del genere»
«Jake!» lo rimprovera Nessie, per la parolaccia detta di fronte a tutti e tre i figli, scatenando le risate di tutti i presenti, che rendono l'ambiente un po' più rilassato.
«Cerca solo di non rendermi nonno troppo presto, tesoro mio»
«Papà!» urla Sarah, staccandosi da lui e avvampando in viso.
«Che c'è, sono troppo giovane per diventare nonno!»
«Avrei potuto dire la stessa cosa a te, quasi vent'anni fa, Jake»
«Oh, su, papà, le circostanze erano del tutto diverse!»
«I bambini nascono ancora nello stesso modo» Emmett si infila nella conversazione uscendo con una frase imbarazzante, come suo solito, e tutti scoppiano nuovamente a ridere. La discussione è stata archiviata, anche se, da come Sue guarda nonno Charlie, credo che per loro due sia solo rimandata a orario da destinarsi.
«Vado a prendere quella meraviglia che è rimasta nel frigorifero» Renesmee si alza in piedi e va verso la cucina.
«Che significa?» chiedo incuriosito.
«Beh, non avevamo tirato fuori la torta, dato che uno dei due festeggiati non sarebbe sceso, ma visto che sei qui...»
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«Allora, per stasera rimangono con voi, li torniamo a prendere domattina presto» papà si rivolge a me e Sarah, mentre se ne stanno per andare. Durante il pomeriggio, ho recuperato l'uso di tutti gli arti, e la zanzarina ne ha approfittato subito, quando ha capito che Nahuel non era una minaccia, e che anzi era uno zio parecchio simpatico, se lo lasciava fare. Si è staccata dal collo di papà solo per attaccarsi al mio come un koala. Se continua così, da grande ci farà impazzire.
«Sì, papà, sta tranquillo. Controlleremo che non si facciano male, che non usino i loro poteri a sproposito e che vadano a dormire presto. Sono anni che facciamo loro da babysitter ormai, dovresti fidarti di più»
«Ma mi fido, altrimenti non ve li lascerei affatto» afferma lui, un secondo prima di entrare in macchina. Ci saluta dal finestrino e poi parte insieme a Renesmee e ai nonni, per tornare alla riserva.
«Allora, cosa facciamo?»
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Due ore di capricci e coccole più tardi, riusciamo finalmente a mandare a letto i tre cuccioli. Sono adorabilmente impegnativi, e lo diventano sempre di più per l'aumentare della loro conoscenza del mondo e delle loro dimensioni.
Seduti sul divano del soggiorno, di fronte al caminetto - acceso per scena - sorseggiamo una camomilla preparata da Sarah.
«Non pensavo che fossi così bravo con i bambini, Nahuel» dice la mia gemella, probabilmente cercando uno spunto di conversazione.
«Beh, sì, lo sono. E' una colpa, forse?» scatta in piedi, punto sul vivo e iniziando ad agitarsi come un animale in gabbia.
«No, Nahuel, veramente... non voleva essere un'accusa... era così, tanto per parlare»
«Non dire le cose tanto per parlare, se non sai a chi ti stai riferendo» le dice, minaccioso.
«Nahuel, basta. Non l'ha fatto di proposito, non credo volesse scatenarti. E poi ero sorpreso anch'io»
«Avevo un figlio» afferma mentre poggia il braccio alla pietra del camino, e la fronte su di esso, sbalordendo me e mia sorella.
«Che... significa... avevo?» balbetta Sarah, impaurita dal tempo passato.
«Non l'ho ucciso, se è questo che temi. Lo amavo con tutto il cuore, non gli avrei mai fatto del male»
«E allora cos'è successo?»
«E' successo che ero in viaggio per una tre giorni di caccia, che mi erano assolutamente necessari, visto che abitando in città mi nutrivo soltanto di cibo umano da troppo tempo, e al ritorno non ho più trovato né lui né la madre. Non un biglietto per spiegarmi il perché, non una traccia che potesse darmi modo di ritrovarli. Niente. Come se non fossero mai esistiti»
«E' stato allora che sei tornato da tua zia?» gli chiedo, e lui annuisce. Chiude gli occhi, si volta. C'era un motivo se questa parte della storia non me l'aveva ancora raccontata. Certe cose fanno male, e tanto. Sono ferite che non si rimarginano mai.
«Come si chiamava?» chiede Sarah. Il significato di 'inopportuno' non è ben chiaro a mia sorella.
«Non importa. Hanno cambiato identità. Li ho cercati per mesi, prima di smettere di farlo. Li amavo entrambi. Erano mia moglie e mio figlio, non avrei dovuto amarli? Li amavo, eppure se ne sono andati. Perciò non posso permettermi di innamorarmi. Non voglio più soffrire.»
«Sei... eri sposato?»
«Se matrimonio si può chiamare quello celebrato da uno sciamano di una tribù amazzonica, cara Sarah»
«Non c'è bisogno di altro che di due persone che si amano per celebrare un matrimonio, Nahuel» afferma Sarah, stupendo anche me. C'è qualcosa che non mi ha detto, quando si sofferma su queste mezze verità è perché si tratta di qualcosa che la riguarda da vicino che vuole tenere segreto.
«Hai ragione, hai pienamente ragione. Ma il non avere uno straccio di documento che accertasse la nostra unione, o la nascita di nostro figlio, mi ha impedito di denunciarne la scomparsa. Perciò, immagino che ogni tanto la burocrazia del vostro paese serva a qualcosa»
Sarah non ribatte, si limita a pensare, raccogliendo le ginocchia al petto sul divano.
«Mi dispiace»mormora infine.
«Non è colpa tua, ma dovresti stare più attenta quando parli, specialmente se non conosci ciò che c'è dietro alle persone. Ma sei ancora giovane, imparerai»
«Papà te lo ripete da almeno quindici anni, che non devi essere impertinente»
«Quando ha iniziato a dirmelo non sapevi neanche il significato della parola impertinente»
«Perché, tu sì, invece?»
«Ora capisco da chi hanno preso i tre marmocchi» sorride Nahuel, con gli occhi ancora lucidi per i pensieri poco piacevoli di poco fa.
«Stai scherzando, vero? - risponde Sarah piccata - Quei tre litigano per divertimento, noi solo quando abbiamo un motivo»
La guardo sollevando un sopracciglio.
«Oh, e va bene, i nanerottoli ci emulano persino nel modo di litigare» mette il broncio per un attimo, esattamente come ha imparato a fare July per ottenere quello che vuole da Joey e Jay.
Poi il suo viso viene illuminato da un ampio sorriso, e mi trovo le sue braccia al collo.
«Ti voglio bene, fratellino»
«Anch'io, Sarah»
Si alza in piedi, facendo una mezza piroetta e mi guarda per qualche istante.
«In quale stanza vado a dormire?»
***************
Alla fine ci siamo accordati sul mandare Nahuel nella stanza che era di Carlisle ed Esme, i cuccioli dormono nella stanza di Edward, ed io sono in quella che era di Alice. Sarah è voluta restare con me. Non so se sia ancora preoccupata per quello che è successo nella mattinata, o se voglia semplicemente restare con me, ma mi fa piacere che desideri passare un po' di tempo in mia compagnia.
«Chiariamo una cosa - esordisce, quando rientro in camera dopo essere andato in bagno - io dormo a sinistra»
«Per me va benissimo, ho sempre dormito a destra... Beh, almeno con la testa»
«Seth continua a rubarmi il lato del letto»
«Continua. Come se aveste dormito nello stesso letto per più di due volte»
«Non sei simpatico, scimmione»
«Ha parlato la volpe»
«Meglio Zorro che King Kong» afferma, infilandosi sotto le coperte e spegnendo la luce dalla sua parte.
«Papà ti ha lasciato guardare troppa televisione» ribatto, facendo la stessa cosa.
A luci spente, la sento sospirare e mi preoccupo.
«Cos'hai, Sarah?»
«Pensavo... che questa è l'ultima notte che possiamo trascorrere così. Pensavo che è l'ultima volta che di notte corro da te se ho paura di affrontare qualcosa. Pensavo che mi mancherai, da domani»
«Ma non vado da nessuna parte»
«Non importa. E' una questione di contratti, come diceva Nahuel. Accettando di abitare con Seth, diventerò parte di un altro nucleo familiare, costituirò la mia famiglia. Saremo io e lui, e tu... solo un membro esterno. Certo ti potrò chiamare, quando avrò bisogno di un consiglio o dovrò sfogarmi, ma quello che da domani mi consolerà per gli incubi, o mi stringerà durante un temporale non sarà più papà, e non sarai neanche tu. Sarà Seth. E non è che mi dispiaccia, non sono così folle, lo amo, ed è tutto ciò che potrei desiderare, ma sto accettando di diventare grande. E la cosa mi fa paura»
Sotto le coperte, trovo la sua mano, e la stringo.
«E' normale avere paura, Sarah. Ma affronterai anche questo a testa alta. Come fai sempre»
«Grazie, Ethan» mormora, nel buio, con la voce spezzata. Sta piangendo, lo fa sempre al buio, quando è sicura che nessuno possa vederla, quando è sicura di non poter ferire nessuno, con le sue lacrime.
«Di niente, sorellina. Ma devi promettermi che sarai felice, perché te lo meriti»
«Te lo prometto»
«E adesso dormiamo. Non voglio che il tuo fidanzato mi accusi di disturbare il tuo sonno»
Sarah ridacchia sommessamente, poi si gira su un fianco, lasciando la mia mano, e si addormenta. Domani sarà grande. Ed io? Cosa sarò, io?
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