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Love generation

Sarah

A risvegliarmi è il ticchettio della pioggia sul vetro della finestra. Sono in camera mia, vestita come ieri sera - fatta eccezione per le scarpe che sono ai piedi del letto - sdraiata e coperta. Deve avermi messa a letto papà, visto che l'ultima cosa che ricordo è aver pianto tra le sue braccia.
Mi alzo, prendo della biancheria pulita e qualcosa da mettere per il viaggio, e mi infilo in bagno. Prima di iniziare a lavarmi, però, come ogni mattina, mi affaccio nella camera di Ethan per svegliarlo. Il suo letto è rifatto. Che sia già uscito? Guardo la sveglia digitale sul suo comodino e vedo l'orario. Sono appena le otto, di solito per farlo muovere a quest'ora ci vogliono le cannonate! Vuoi vedere che abbiamo scelto la stessa notte per compiere lo stesso passo in avanti nelle nostre relazioni?
Il solo accennare con il pensiero a quello che ho fatto ieri notte mi fa spuntare sulle labbra un sorriso felice, nonostante sia il giorno della mia partenza.
Mi lavo e mi vesto, canticchiando tra me e me sottovoce, e continuo a canticchiare anche quando scendo in cucina, dove trovo i cuccioli nei loro seggioloni, Nessie che prepara loro la colazione e papà seduto al bancone con una tazza di caffè davanti.
La solita mattinata dei Black, senza Ethan.
Mi avvicino ai miei fratelli e lascio un bacio su ognuna delle loro testoline, abbraccio Nessie e do a papà un bacio sulla guancia.
«Come mai così di buon umore, tesoro?» mi chiede, fissandomi come solo lui sa fare, con quegli occhi neri che sembrano entrarti dentro e raccogliere le informazioni che cercano.
«Ho fatto un bel sogno!» dico, iniziando a versarmi i cereali nella tazza e andando a prendere il latte nel frigorifero. Nel frattempo continuo a canticchiare.
«Io invece ho avuto un incubo» borbotta lui a un certo punto. Mi fermo con il cucchiaio a mezz'aria e la bocca aperta. Chiudo la bocca e lo guardo spaventata. Non aveva incubi da ...
«Sarah, non pensare male ... non quegli incubi - mi dice Nessie vedendo la mia faccia - E tu non spaventare tua figlia, Jake» July ride. Chissà perché, ogni volta che Renesmee rimprovera papà lei ride ... deve essere il retaggio dei vampiri ...
«Che incubo, papà?» gli chiedo, tornando all'assalto dei miei cereali preferiti. Riso soffiato al cioccolato. E a chi importa se sono da bambini. Mangio una cucchiaiata. E un'altra. E un'altra ancora, prima che lui si decida a rispondermi.
«Ho sognato di essere andato a fare una ronda notturna con Seth» il cucchiaio cade nella tazza. Così come i miei occhi. Voglio una coperta per nascondermi. Quello non era un incubo.
Eppure lo sguardo che sento su di me non è uno sguardo di rimprovero, è uno sguardo allegro, caldo. E' questo che mi fa risollevare la testa e incontrare gli occhi scherzosi di papà.
«Mi hai fatto prendere un colpo, papà!» gli dico, girando attorno al tavolo e abbracciandolo.
«La ronda con Seth l'ha fatta davvero» mi dice Renesmee, abbracciando entrambi.
«E perché lui non è qui?» chiedo, un po' delusa. Mi aspettavo di vederlo prima di partire. Mordicchio il labbro, come sempre quando sono nervosa, e mi stacco da papà.
«E' stata una nottata pesante. E' passato di qui, ma dormivi e gli dispiaceva svegliarti. E' andato a dormire a casa sua» il suo sguardo si sofferma su di me per qualche secondo di troppo, e allora capisco che la mia sensazione di imbarazzo, prima, quando mi ha detto dell'incubo, non era del tutto ingiustificata. Lui sa.
Povero il mio adorato amore, si è trovato a pensare a me proprio con mio padre in ascolto. Non riesco ad essere arrabbiata con lui, però. In fondo, è stata la prima cosa a cui ho pensato anche io quando mi sono svegliata stamattina. Come potrei prendermela? E' naturale ripensarci, così come è naturale sperare che accada di nuovo.
Afferro il cellulare e inizio a scrivere un messaggio.

"Amore, papà mi ha detto cos'è successo ... Non ti preoccupare, non sono arrabbiata, sarebbe successo anche a me ... tu come stai? Ti amo"

Lo rileggo, e, invece di premere sul tasto "Invia", lo cancello.

"Mi dispiace non vederti stamattina, ma ho saputo che è stata una lunga notte ... sia per te che per papà ... J Ti amo"

Di nuovo, non lo invio e lo cancello. Stamattina non mi riesce neanche di scrivere un messaggio come si deve. Inizio a scrivere la terza versione.

"Non volevo svegliarti, papà mi ha detto che è stata una nottataccia. Ti amo. Mi mancherai. S."

«Hai deciso cosa scrivergli?» mi chiede papà, indicando il cellulare. Gli faccio una linguaccia ed invio il messaggio. Tanto di questo passo non riuscirò a scrivere niente che mi convinca pienamente. E niente che possa esprimere l'amore che provo per il mio Seth.
«Jake, smetti di prendere in giro Sarah!» adoro Renesmee quando si comporta da sorella. Anche se potrebbe finire con il perdere di autorità davanti ai cuccioli - o con il farla perdere a papà. Decido di cambiare argomento, ora che posso.
«Papà, ma Ethan dov'è? Aveva promesso che mi avrebbe accompagnata lui in aeroporto!» mi lamento.
«Diciamo che tuo fratello ha improvvisamente cambiato programmi. Tanto non ti cambia niente se ti accompagno io, vero?»
Scuoto la testa. Avrei voluto salutare Ethan, ma pazienza. Lo chiamerò stasera. Anche perché papà non mi sta raccontando tutto quello che sa.
«Papino ... dov'è Ethan?» gli chiedo, abbracciandolo da dietro, mettendo la guancia vicino alla sua e parlandogli con la vocina da bimba viziata a cui non riesce mai a dire di no.
«Stavolta non mi compri» risponde, sorridendo mentre morde l'ennesima fetta di pane tostato su cui ha spalmato la marmellata di ciliegie che gli ha mandato Esme quest'estate. Fetta che gli tolgo di mano ed inizio ad addentare, mentre mi osserva a metà tra l'arrabbiato e il curioso.
Ingoio l'ultimo boccone, dopo essermi gustata lentamente la fetta fino all'ultima briciola, poi lo fisso e rispondo al suo sguardo.
«Beh, che vuoi, una piccola vendetta me la dovevo pur prendere. Tu non mi vuoi dire dov'è mio fratello, ed è chiaro come il sole che tu lo sappia!»
«Oh ... e va bene ... hanno chiamato Sam ed Emily stanotte dicendo che Ethan rimaneva a dormire a casa loro» mi risponde esasperato.
Dormire.
Mio fratello è un tonto. E pensare che Esther venderebbe l'anima se questo le desse la possibilità di fare l'amore con lui.
Uomini.
«Papà, ma tu eri tonto quanto Ethan, alla nostra età?» gli chiedo, sedendomi ad uno degli sgabelli del bancone della cucina.
«Alla vostra età io avevo voi. Non potevo essere così tonto»
«No, infatti. Eri peggio. Fare l'amore senza protezioni con la donna la cui sfortuna era proverbiale» scuoto la testa, e mi accorgo che c'è rimasto male. Lo vado ad abbracciare.
«Papà, lo sai che ti voglio bene, e che non potrei desiderare un genitore migliore di te. Mi hai cresciuta in modo splendido, e, anche se qualche volta ti scordi che ormai sono grande, continuo a credere che la mamma abbia fatto veramente la scelta migliore lasciandoci con te. Però è vero che eri tonto»
Nessie scoppia a ridere, e papà scrolla il capo.
«Dov'è Ethan, quando serve?» borbotta. Si alza in piedi, prende Jay e Joey ed esce dalla porta sul retro. Rimaniamo io, Nessie e Juliet a guardarci sbalordite.
«Secondo te si è offeso molto?» chiedo a mia sorella.
«No. Si è commosso. Ha solo finto di offendersi, lo sai com'è fatto. E ti adora, come adora Ethan e le tre bestioline che abbiamo avuto insieme»
«E allora perché se ne è andato con Jay e Joey?»
«Per fare un po' di scena!» risponde, scoppiando a ridere e raccogliendo le stoviglie che abbiamo usato per la colazione.
«Guarda che ti sento!» urla papà da fuori la porta, con i cuccioli in sottofondo che ridono.
Ci affacciamo alla finestra, Nessie con July in braccio, e vediamo papà che gioca a football con i piccoli.
«Che ti avevo detto?» mi dice Renesmee, portando July sul divano e mettendosi a sistemare. Di solito è mio compito darle una mano, ma oggi sono esonerata.
Salgo in camera a raccogliere le ultime cose, quelle che devo mettere nel bagaglio a mano. Il diario, il portatile, una foto di famiglia che risale alla nascita di Juliet. Una foto con me, Ethan e papà alla spiaggia, probabilmente scattata da Seth. La foto con la mamma ancora umana, papà, me ed Ethan ad Hanover, scattata da Alice. E una foto di Seth. Questa l'ho scattata io. Controsole, al tramonto, si vedono il profilo perfetto di Seth e la sua espressione pensierosa, mentre il vento gli scompiglia i capelli, che d'estate porta sempre un po' più lunghi. Li ha tagliati qualche giorno fa, poco prima che riaprisse la scuola.
Afferro il lettore mp3 e una maglia leggera, a maniche lunghe, più per scena che per effettiva necessità. Riempio il trolley, lo chiudo e me lo trascino fino alle scale. Poi lo sollevo ed inizio a scendere. E' proprio mentre poggio i piedi al piano terra che la porta si apre rivelando il mio fratellino.
«Eth! Sei venuto!» gli dico, saltandogli al collo, per accorgermi poi che dietro di lui c'è Esther. Forse il tontolone ha capito che non deve per forza mettere la famiglia al primo posto.
«Come hai solo osato pensare il contrario, Sarah! - risponde lui, fintamente offeso, mentre mi allontano e stringe a sé Esther - Il mio doppio e la mia metà, no? Come facevo a non salutarti per bene, scema!»
Ora dovrei essere io ad offendermi, ma lo sguardo di Esther alla frase di Ethan mi fa preoccupare di più.
«Beh ... più che la metà ... direi un quarto ...» balbetto indecisa. Ethan mi guarda di traverso ... ti pareva che avrebbe capito immediatamente quello che volevo dire? Con lo sguardo, sperando che lei non se ne accorga, gli indico Esther. Un attimo di smarrimento, poi stringe gli occhi. Ha capito. Mio fratello è un idiota, come può non essersi ancora reso conto dei problemi di gelosia di Terry nei confronti di noi sorelle?
«Comunque hai fatto un viaggio a vuoto. Ha detto papà che mi accompagnerà lui. Deve sistemare due cose con lo zio Embry all'officina e andiamo»
«Almeno ti ho salutata» mi dice, e non mi sembra così dispiaciuto di non dovermi accompagnare. Soprattutto, non lo sembra Esther, che mi rivolge un sorriso pieno di gratitudine.
Ethan le stringe la mano, ed inizia a salire le scale con lei. A metà, si ferma e si gira verso di me.
«Ad ogni modo, potevate anche avvisare. Io ed Esther avremmo fatto a meno di svegliarci all'alba - la guarda, sorride dolcemente, e continua - Noi andiamo a dormire in camera mia»
Si volta di nuovo ed insieme riprendono la salita verso il piano superiore. Io continuo a fissarli entrambi scioccata, con la bocca aperta. Mi riprendo poco prima che Ethan chiuda la porta della camera alle sue spalle.
«Eth! - lo chiamo, e lui subito fa capolino con la testa fuori dalla stanza - Vuoi la torta al cioccolato per quando ti sveglierai?»
Speriamo che capisca a cosa mi sto riferendo ...
Sghignazza, senza rispondere, e rientra in camera, chiudendo bene la porta.
Sono sempre più convinta che mio fratello sia un idiota.

***************

Il viaggio in macchina con papà è stato rilassante. Abbiamo parlato del più e del meno, senza mai avvicinarci a quell'argomento, ascoltato buona musica - i suoi gusti sono sempre stati ineccepibili, ma ultimamente sono migliorati ancora - e guardato il paesaggio, che lentamente si trasformava da quello delle mie montagne a quello tipico delle grandi città, come è Seattle.
All'aeroporto ha atteso che facessi il check-in e poi mi ha salutata, anche perché io mi devo avviare verso il gate, l'aereo partirà tra poco meno di un'ora, e non avrebbe molto senso se stesse come un baccalà all'aeroporto.
Mi mancherà tantissimo il mio papà.
Da oggi in poi, vivrò con la mamma e con la sua famiglia di vampiri. Nuove abitudini e nuovi modi di relazionarsi.
Quello che però mi rende più inquieta è il fatto che dovrò vivere con Edward.
Con il paladino della virtù Edward Anthony Masen Cullen. Renesmee me ne ha raccontate troppe su suo padre per non farmi avere questo pregiudizio su di lui. Ed io vorrei che mi considerasse una donna in grado di prendere le sue decisioni, e di stare con il suo fidanzato nel modo che più le aggrada, non una bambina.
E poi ho sempre paura che lui si voglia insinuare a tutti i costi nel posto che io riservo al mio papà. Anche se quest'ultimo ieri notte ha tentato di rassicurarmi del fatto che sa perfettamente che per lui io avrò sempre un posto speciale, e che non mi devo impedire di volere bene agli altri solo per paura di ferire lui.
Sospiro, mentre poso la mia borsa sul nastro e mi appresto a superare i controlli di sicurezza.
«Signorina, tutto bene?» mi chiede una guardia, evidentemente più gentile delle altre.
Sorrido cortesemente, mentre mi riapproprio delle mie cose.
«Sì, tutto bene. Sono solo in partenza per una nuova avventura» rispondo, e mi avvio al gate dopo aver salutato con un gesto della mano.
Sette ore di volo, e poi sarò a Boston. Arriverò lì alle 21.17, ora locale, e, se tutto è andato come avevamo programmato, Jen mi starà aspettando, con le sue valigie, da almeno mezz'ora.
Afferro il cellulare per mandarle un messaggio e mi accorgo che mi ha preceduta da un po'.

"Sono sull'aereo e spengo il cellulare. Ci sentiamo all'arrivo. Ti voglio troppissimo bene! Salutami Seth >.<"

Sorrido e scuoto la testa. Quest'anno ci sarà da impazzire ... e finirà sicuramente che Jen scoprirà i nostri segreti di famiglia.
Spengo il cellulare anche io, senza risponderle - sarebbe inutile - presento i miei documenti alla gentile hostess che me li chiede e finalmente raggiungo il mio posto a sedere sull'aereo. Estraggo il lettore mp3 dal bagaglio a mano, poi infilo quest'ultimo nella cappelliera sopra la mia testa e mi siedo.
All'avvio dei motori, schiaccio il pulsante play e mi estranio dal mondo.
Per sette ore saremo solo io, la musica che Seth mi ha messo nel lettore che mi ha regalato per i diciotto anni, e il mio principe.

***************

«Ehi ... ehi!!!» una voce, gentile ma decisa, mi sta riscuotendo. Devo essermi addormentata ... effettivamente ieri notte non ho dormito molto, sarebbe comprensibile l'avere un po' di sonno.
Spalanco gli occhi all'improvviso, e mi trovo di fronte un paio di occhi azzurri preoccupati. E' un colore particolare, azzurro cielo, che ho visto rarissime volte in vita mia.
«Scusa!» sobbalzo, rendendomi conto che sto praticamente sdraiata su questo sconosciuto, che mi sorride.
«No, tranquilla. Non mi davi fastidio, fino a quando non hai iniziato ad agitarti dicendo parole sconnesse. Mi sono preoccupato e ti ho svegliata. Pensavo stessi facendo un incubo»
Un incubo? Io? Possibile? Mi rendo conto che lo sto fissando in maniera stupida quando mi sorride con aria di presa in giro. Un ciuffo di capelli castani gli cade sugli occhi, e facendo un piccolo sbuffo con le labbra se la sposta. Mi viene da ridere e lo faccio. Poi mi rimetto seduta.
«Seth è il tuo ragazzo?» mi chiede, così, di punto in bianco. E non si è neanche presentato.
«Piacere, sono Sarah. Sarah Elizabeth Black. E sì. Seth è il mio ragazzo» gli dico scocciata. Divento particolarmente acida se le persone mancano di cortesia. Ho dei tratti tipicamente indigeni, ma la mia educazione è stata impeccabile, così come quella di papà e degli zii. Ed è una cosa che non tutti gli yankees capiscono.
Lui scoppia a ridere di nuovo. Sono così divertente? Sulla mia faccia si forma una smorfia, la sento tirare i miei tratti e deformarli.
«Scusami. Hai pienamente ragione ... Sono Matthew. Matthew Timothy Gordon. Ma Matt può bastare» sorride di nuovo. E non capisco se lo faccia perché sa di essere un bel ragazzo, o semplicemente perché è gentile.
«Come mai mi hai chiesto di Seth?» gli domando, dopo aver guardato l'orologio ed aver capito che dovrò trascorrere le prossime due ore in sua compagnia.
«Lo hai nominato più volte mentre dormivi, e sempre con un tono dolce. Perciò ho pensato che dovesse essere il tuo ragazzo. O tuo figlio»
Arrossisco al solo pensiero. Un figlio. Io, che sono diventata donna tra le braccia del mio Seth solo ieri notte. Io che ho preso tutte le precauzioni del caso perché questo non accadesse.
Io, che sono la figlia nata dal primo e unico rapporto di due adolescenti in calore.
«No, è solo il mio ragazzo» gli dico, e afferro le cuffiette pronta a infilarle di nuovo nelle orecchie. Per marcare il fatto che la conversazione, per me, è finita.
«Come mai vai a Boston?» alzo gli occhi al cielo, mentre mi poggio le cuffiette in grembo. Ma certa gente non capisce proprio il concetto di "sgradito"?
«Sono iscritta al primo anno di Storia delle Civiltà Americane ad Harvard» gli rispondo. E adesso pensa quello che ti pare. I suoi occhi scivolano sulla mia maglietta, e sui miei jeans. Sono impeccabili, li ho comprati durante l'ultimo giro di shopping con Alice, che cos'ha da fissare con quello sguardo schifato?
«Io sono al secondo anno di lettere. Indirizzo giornalistico - ora capisco perché è così noioso - Almeno quest'anno vi hanno scelte bene!»
Stizzita - questo ragazzo è un imbecille - mi infilo gli auricolari nelle orecchie e sparo la musica a palla. Deve coprire tutti i rumori provenienti da quest'ameba che ho a fianco. E farmi pensare al mio Seth.

***************

«E' tua amica quella biondina laggiù?» mi chiede il mio irritante auto-eletto compagno di viaggio, sfilandomi un auricolare dall'orecchio e indicandomi una ragazza che - circondata da almeno tre valigie più grandi di lei - si sta sbracciando nella mia direzione all'uscita del check-out per i voli nazionali.
«Sì ... è la mia amica»
«Ad Harvard anche lei?» chiede, più a se stesso che a me. Ed è assurdo, perché se non sapessi che l'imprinting è prerogativa di noi lupi, attribuirei lo sguardo che Matt rivolge a Jen proprio a quello. Forse non riuscirò a liberarmi di lui troppo facilmente, ma almeno non avrò la scocciatura di doverlo liquidare.
«Vieni, te la presento!» gli dico, improvvisamente cordiale. In fondo, è il tipo di ragazzo che a Jen potrebbe piacere.
A passi lunghi, ma mantenendo la mia femminilità, con Matt che mi segue trascinando le sue valigie come un cagnolino obbediente, raggiungo Jen e cerco di abbracciarla, superando l'ingombro che i suoi bagagli mettono tra noi.
«Viaggi leggera, eh?» mi dice, indicando il piccolo trolley che mi sto tirando dietro.
«Papà ha già spedito tutto ai miei cugini - le dico sbuffando. Ho saputo solo ieri che non vivrò con lei al campus, e non ho ancora avuto l'occasione di parlarne con lei - Ha deciso che non starò al campus»
«Hai anche dei cugini che frequentano Harvard?» mi chiede Matt. Non so leggergli nei pensieri, ma sicuramente quello che gli sta passando per la mente è che dobbiamo essere una famiglia di geni incompresi. In realtà gli unici geni siamo io e Ethan. I miei cugini sono solo avvantaggiati perché sono dei vampiri, con una memoria infallibile e un patrimonio che permetterebbe loro di comprare gli interi Stati Uniti se solo volessero.
«Sì» gli rispondo, come si risponderebbe alla domanda "Ti dà fastidio l'aria?".
«Che significa che non starai al campus? Tuo padre non può averci fatto questo!»
«Purtroppo sì. - Matt si schiarisce la voce, e colgo subito l'occasione per cambiare argomento - Jen lui è Matt. Frequenta il secondo anno di lettere ad indirizzo giornalistico, ed è di Seattle. Ci siamo conosciuti sull'aereo»
Lei allunga una mano e sorride. Sapevo che le sarebbe piaciuto!
«Piacere Matt. Io sono Jennifer, abito a Forks, ma sono nata a Los Angeles. Davvero frequenti giornalismo?»
Lui rimane imbambolato per qualche istante, mentre stringe la sua mano, e poi sembra improvvisamente riscuotersi.
«Jennifer ... di Forks ... Non sarai mica Jennifer Logan!» conosce il nome e il cognome della mia amica, e sono sicura di non averli detti io. E neanche Jen ...
«Sì, sono io ...»
«Allora le mie preghiere sono state ascoltate! Quando ho saputo che avrei dovuto fare il tutor ad una ragazza ho sperato che fosse almeno simpatica. E che fosse carina non avrebbe guastato!»
Ma questo qui parla sempre così tanto? Comunque se è un tutor non deve essere scemo come sembra, di solito li scelgono tra quelli che hanno il rendimento migliore. Infatti il mio sarà Jasper. Studente al terzo anno di Storia delle Civiltà Americane trasferito da Dartmouth. E la cosa migliore è stata che non ha avuto bisogno di cercare documenti falsi, perché a Dartmouth ci stava veramente.
«Piacere, allora - gli dice, improvvisamente timida. Jen, timida. E' una cosa da segnare su tutti i calendari del mondo - Prendiamo un taxi insieme?» chiede ad entrambi.
«Mi viene a prendere mio cugino» rispondo mogia.
«Quale? Quello supersexy o quello che quando gli sto vicino sembra infastidito?» si sta riferendo rispettivamente a Jasper ed Edward. Quest'ultimo, nell'unica volta in cui l'ha incontrata, ha detto che Jen ha un'intelligenza vivace e un'esuberanza fuori dal comune, ma che i suoi pensieri sono estremamente rumorosi. Che poi è la stessa definizione che dava ai pensieri di papà su Nessie. Ora come ora a papà viene più facile evitare di pensare a Renesmee in quei termini se c'è Edward nei paraggi. E visto che da trasformati non si fa mai scappare niente, credo che prima lo facesse apposta per infastidirlo.
«Immagino che verrà Edward» perché gli piace rendermi la vita difficile, proseguo tra me e me.
Specie se mi aspetta chiuso dentro la Vanquish. Di tutte le macchine che hanno, proprio quella più appariscente doveva tirare fuori dal garage?
Saluto i miei amici appena fuori dall'aeroporto, e mi dirigo, scocciata, verso l'auto. Se non fosse che non so neanche l'indirizzo della casa di Boston lo lascerei lì come un pesce lesso. Come gli sarà venuto in mente di prendere proprio quell'auto ...
Edward scende con un sorriso dal posto del guidatore. E' buio pesto, e le luci artificiali non gli fanno lo stesso effetto che gli fa il sole.
«Sarah - mi chiama Matt, vedendo che sto aprendo il portabagagli della Vanquish. Fissa per un secondo di troppo Edward, che mette su una smorfia come non gliene vedevo dal matrimonio di papà e Renesmee, e poi continua a parlare - Quella è l'auto di tuo cugino?»
Sorrido.
«Sì, e lui è mio cugino!» gli rispondo, indicando Edward con la testa, che gli fa un cenno di saluto. Sorride anche Matt, mi saluta con la mano, e raggiunge Jen nel taxi.
«Allora, qual è la prima cosa che dirai a Seth, stasera?» mi chiede Edward sghignazzando, una volta che siamo rimasti soli. Conoscendolo, sta cercando di distrarmi dalla smorfia che ha fatto prima ascoltando i pensieri di Matt. E so che non è qualcosa che abbia a che vedere con Jennifer, perché se volesse farle del male me l'avrebbe detto immediatamente, e avrebbe cercato di fermarlo. Cerco di sfruttare la cosa a mio vantaggio.
«Che ho guidato la Vanquish?» gli rispondo a domanda con una domanda. E non credo ai miei occhi quando mi getta le chiavi dell'auto e fa il giro della stessa a velocità umana, aprendo lo sportello dal lato del passeggero ed entrando. Non ho più dubbi. C'è qualcosa che non vuole dirmi.
Durante il breve viaggio in auto Edward si limita ad indicarmi la strada. E' sempre più strano questo suo atteggiamento, di solito avrebbe sfruttato l'occasione per parlarmi senza la presenza della mamma.
Arrivati di fronte alla casa - ad occhio e croce risalente alla seconda metà del diciannovesimo secolo, dipinta di bianco con il tetto in tegole di ardesia - spengo l'auto e chiudo le sicure. So che potrebbe riaprire l'auto in qualsiasi momento, ma voglio delle risposte.
«Cos'ha pensato?» gli chiedo, emettendo un sospiro in fondo alla frase.
«Chi?»
«Edward, per favore. Parlavo di Matt. Hai fatto una faccia spaventosa quando vi siete fissati. Per un attimo, ma l'hai fatta»
«Niente di preoccupante, davvero - mi risponde, mettendosi in viso un sorriso falsissimo - Era solo sorpreso di vedere un auto del genere in giro»
«Sembrava più stupito di vedere uno come te in giro» gli dico. Vediamo se abbocca, con Seth funziona sempre propinargli le mie teorie per vedere fin dove si spinge per confutarle.
«Davvero, Sarah, non era niente a cui fare caso. Mi ha stupito la forza dei sentimenti che ha verso Jen, dopo averla conosciuta soltanto mezz'ora fa. Sembrava quasi ...» non conclude la frase, ma è la stessa impressione che ho avuto io. Sembrava quasi un imprinting. Zia Leah mi aveva detto che ce ne sono altri, come noi, in giro, solo che non mi sarei mai aspettata di incontrarne qualcuno.
Ma se è così, allora è anche probabile che si sia reso conto di chi sia in realtà Edward.
Allunga una mano ad accarezzarmi una guancia, ed io non mi ritraggo. Lo fa come lo farebbe con Renesmee, lo fa per rassicurarmi, ed ha ragione papà, è ora che inizi a smettere di considerarlo un usurpatore.
«Stai tranquilla, Sarah. Se dovesse diventare pericoloso per Jen penseremmo noi a proteggerla»
Già ... ma a noi chi penserà?

***************

Appena mettiamo piede in casa, mamma ci accoglie con un sorriso caldo e rassicurante.
«Pensavo di dover iniziare a diventare gelosa! - trilla, abbracciando Edward e stringendosi a lui - Non riuscivo a capire perché non scendeste dalla macchina»
«Stavamo facendo due chiacchiere, durante il viaggio non c'è stato modo. Sarah era concentrata alla guida!» dice, e dalle sue parole, ferme, capisco che non ha intenzione di dire nulla alla mamma. E che quindi non devo farmi scappare niente. Anche perché non c'è niente da dire, sono solo teorie, le mie. E' solo lui che potrebbe darmi la certezza che ci sto vedendo giusto.
«Hai guidato la Vanquish?» mi chiede lei, con voce realmente stupita. Annuisco, allegra, e per un po' è questo il nostro argomento di conversazione. Dopo qualche minuto ci raggiungono anche Alice e Jasper.
Li ho visti ieri sera appena, ma li saluto come se non li vedessi da una vita, perché, in effetti, ieri sera non sono stata molto cortese con loro ... ed ora che ci penso ...
«Scusami per ieri sera, Edward» gli dico, voltandomi verso di lui.
«Non ti preoccupare, Sarah. Anzi, sono io che devo scusarmi con te per non essere riuscito a trattenere il mio istinto paterno» gli sorrido, e penso che non mi dispiacerà vivere con lui. Sempre che non si metta troppo in mezzo.
«Hai già visto la tua camera?» mi chiede Alice, esuberante come al solito.
«Alice, prima di farla perdere nella cabina armadio lasciala mangiare. Sarai affamata dopo sette ore di volo!» dice la mamma, e adesso che mi ci fa pensare ... sì, ho fame. Ho mangiucchiato qualcosa sull'aereo, ma non tocco cibo serio da stamattina a colazione.
Annuisco e mi faccio accompagnare da lei in cucina.
«Allora, come va con Seth?» mi chiede. E' mia madre, eppure è imbarazzante parlare con lei della mia vita sentimentale, persino quando so perfettamente che nessuno saprà niente da lei. E quando dico nessuno, sottintendo Edward.
«Va bene, Seth si comporta da perfetto gentiluomo, e non mi farebbe mai del male» parlare di lui mi ricorda che oggi non l'ho ancora sentito. E che il cellulare giace morto nella mia borsa.
Mamma mi porge un piatto di lasagne appena scaldate e inizio a mangiarlo di fretta. Fretta perché devo prendere al più presto quel cellulare e chiamare Seth. Si starà preoccupando da morire.
«Mamma, queste lasagne sono perfette! Nonostante tu non mangi più stai migliorando in cucina!»
«Ehi! Non osare insultare la mia cucina! Tuo padre adorava le mie lasagne! Comunque quella è la ricetta di tua zia Rachel»
Abbassa gli occhi. Ha fatto riferimento a un passato che è stato, e che avrebbe potuto portare ad un futuro differente. Ma anche così siamo tutti felici. Io ho Seth, lei ha Edward e papà ha Renesmee. Le cose sono andate al loro posto.
«Mamma ... non hai commesso un crimine, facendo riferimento alla tua vita da umana. E' normale che tu ogni tanto faccia riferimento a dei ricordi che hai di papà ... così come lui può fare dei riferimenti a cose che facevate da ragazzi ... non mi dà fastidio, anzi ... mi piace sapere che eravate legati ... mi fa sentire meno ...» meno un errore, ecco cosa mi fa sentire. Ma non lo dico, non voglio ferirla.
«Ti voglio bene, Sarah» mi dice, abbracciandomi. Come ogni volta, ci troviamo fuoco contro ghiaccio, e come ogni volta, ne viene fuori dell'acqua tiepida - le mie lacrime.
Qualcuno si schiarisce la voce, sulla porta, e sarei pronta a giurare che si tratti di Alice ... ma mi sbaglio, è Jasper.
«Scusate il disturbo - dice, rimanendo sulla soglia della cucina - Non volevo intromettermi, ma ... dovrei dire due o tre cose a Sarah riguardo all'Università, e se la rapisce Alice non potrò farlo prima di domani»
«Jazz - lo interrompo, e vedo formarsi un sorriso, gli piace quando lo chiamo con il soprannome che di solito usano solo Alice e Esme, lo fa sentire ... accettato e benvoluto - prima che voi facciate qualsiasi cosa, vorrei provare a chiamare casa. E con casa intendo Seth, penserà lui ad avvertire papà»
«Tuo padre l'ha appena avvertito Edward - mi risponde lui - ma capisco che tu voglia sentire Seth. Ti accompagno in camera tua, le tue cose le abbiamo portate tutte lì»
Sorrido e lo ringrazio con un cenno della testa.
«Poi avrete tutto il tempo del mondo per torturarmi con le vostre esigenze! Ho tre ore di fuso orario da smaltire!»
Stringo ancora un po' la mamma, poi la lascio andare e seguo Jasper al piano superiore. La mia camera è all'estremità destra del piano, ha un bagno interno, e, da quello che mi hanno lasciato capire la mamma e Jasper, la cabina armadio è enorme.
La casa ha cinque camere da letto. Quattro sono al secondo piano, una è la mia, all'estremità opposta della casa c'è quella di mamma ed Edward, quella di Alice e Jasper ha la porta che dà sulle scale, e ce n'è una tra la mia e quella di Alice che è diventata la cabina armadio sua e di Jasper. L'ultima è nella mansarda, ricavata da quello che doveva essere lo studio. Ed è la camera degli ospiti. O la camera di Seth, come sto iniziando a definirla tra me e me.
Jasper mi spiega tutto questo, poi mi lascia sola in camera e chiude la porta. Accendo il cellulare e subito mi arrivano i messaggi delle chiamate ricevute.
Sette chiamate da Seth, una da papà e una da Ethan, che a quest'ora sarà a Seattle nella sua stanza del dormitorio al campus. Non capisco perché nella testa di papà io abbia bisogno della balia e lui no. Di Ethan c'è anche un messaggio.

"Per favore, chiama Seth. Sta facendo impazzire il mondo. E."

Compongo il numero di Seth, e lui risponde subito, al primo squillo.
«Pronto?»
«Seth, sono io ... sono arrivata da un'oretta a Boston, ora sono a casa, ho mangiato e sto bene. Mi dispiace di averti fatto preoccupare ...»
«Sarah, stavo per prenotare un aereo per venire a vedere che fine avessi fatto!» grida lui dall'altro capo del telefono. Ok, decisamente questa storia a distanza non inizia con il piede giusto. Seth è troppo ansioso.
«Ti pare che se mi fosse successo qualcosa non saresti stato il primo ad essere avvertito?» gli chiedo, forse con una punta di acidità di troppo.
«Sì, hai ragione. Scusami. E' che mi sono preoccupato da morire ... il tuo telefono era spento ...»
«E non ti è venuto in mente di chiamare a casa?»
«Tuo padre non mi ha dato il numero» dice mogio, e quasi ce lo vedo papà a vendicarsi per i pensieri poco casti che ha fatto in sua presenza non dandogli il numero di casa mia a Boston. Casa mia. Neanche mezz'ora e già la chiamo casa. Le lasagne di mamma fanno miracoli.
«Seth, sai perché non ti ha dato il numero, vero?»
«L'ha detto anche a te?»
«No, ci sono arrivata da sola. Solo vorrei sapere come stai tu. Ti ha ferito, ti ha fatto qualcosa? Perché in tal caso ...»
La risata di Seth interrompe la mia tirata contro papà, e mi lascia a chiedermi cosa abbia di tanto divertente il fatto che mio padre lo possa aver attaccato.
«Sarah ... ci sei ancora?» mi chiede. Me ne sono stata in silenzio ad aspettare che smettesse di ridere perciò il suo dubbio è lecito.
«Sì, ci sono» gli rispondo.
«Principessa, sta tranquilla. Tuo padre non mi ha torto un pelo. Anzi ... mi ha dato la sua benedizione» cado a sedere sul letto. E' morbido e il profumo che si solleva dalle coperte è buono. Credo sia lo stesso detersivo che usa Renesmee.
«In che senso, ti ha dato la sua benedizione?» gli chiedo, scettica. Se stava ridendo tanto deve essere stata una cosa divertente, e vorrei esserne messa a parte.
«La prossima volta che saremo di ronda insieme te la mostrerò. A raccontarla non renderebbe altrettanto bene!» dice, e ricomincia a ridacchiare. Stavolta però dura di meno.
«Come va da quelle parti?» mi chiede, probabilmente riferendosi ad Edward.
«Tutto ok, Edward mi è venuto a prendere all'aeroporto con la Vanquish e me l'ha fatta guidare fino a casa ...» un urlo interrompe il mio racconto.
«Ti ha fatto guidare la Vanquish?» chiede sorpreso. Ma perché si stupiscono tutti che qualcuno si fidi delle mie capacità di guida?
«Sì, ho guidato la Vanquish. E dovresti sapere che guido bene, e che se qualcuno si fida c'è un motivo. Quella voce stupita non l'ho gradita molto» gli dico, con tono offeso.
«Mia principessa, mi scusi per l'offesa che con il mio commento scherzoso ho potuto arrecarle»
«Mio baldo e valoroso principe, la perdono solo se la prossima volta che ci incontreremo mi farà l'onore di passeggiare mano nella mano per le vie di Cambridge» mentre gli parlo, ho afferrato la cartelletta che mi hanno lasciato sulla scrivania. Hanno ritirato il mio plico dei corsi, e dentro c'è anche una cartina della zona, con in rosso segnato il percorso da casa alla facoltà.
«Ne sarei veramente onorato, mia principessa - ride - Sarah, ma non sei a Boston?» mi chiede.
«Sto guardando ora la cartina per la prima volta, e dice che sono a una quarto d'ora a piedi dalla facoltà, a Cambridge, ma non sono a più di un quarto d'ora d'auto da Boston» gli rispondo.
«Poi mi darai il tuo indirizzo preciso, principessa. Lo sai che ti amo e già mi manchi?»
«Ti amo anch'io, Seth e mi ...» le parole mi si spezzano in gola, nel momento in cui i miei occhi si posano su un foglio.
Ora mi sto incazzando sul serio, come si è permesso quel vampiro da strapazzo ...
«Sarah, che c'è?» mi chiede Seth preoccupato.
«Seth, scusami, devo risolvere un impiccio creatomi da un paio di vampiri megalomani!»
«Sarah, cosa ...»
«Ti spiego più tardi, adesso devo staccare qualche arto ad Alice e Jasper»
«Ok, Sarah, come vuoi. Ti amo»
«Ti amo anche io, Seth» dico, e gli attacco il telefono in faccia, senza aspettare che lo faccia lui.
«Jasper» dico, con voce rabbiosa, ma a tono normale. Non arriva nessuno. Com'è possibile? Ah, sì "le stanze sono perfettamente insonorizzate" ... mi era passato di mente questo piccolo particolare cui Jazz aveva accennato poco fa.
Apro la porta della camera e urlo con tutto il fiato che ho nei polmoni.
«Jasper. Vieni. Qui. Subito»
In un soffio, lo ritrovo seduto sul mio letto, con in mano il foglio incriminato.
«Te l'avrei detto» mi dice, cercando di controllare il mio umore. Ma io non sono mia madre, o mio padre, e con me, che lo conosco e so come neutralizzarlo, questi giochetti non funzionano.
«Sette corsi, Jasper. Sette. Non avrò una vita sociale!»
«Sono lo stesso numero di corsi che frequento io» mi risponde, angelico.
«Jazz. Tu. Sei. Un. Vampiro. Io non ho le capacità ritentive che avete voi. Io devo studiare se voglio superare gli esami. E ... sette corsi ...»
«Te l'avevo detto che l'avrebbe presa male» dice Alice, entrando in camera mia con un'espressione tranquilla e sedendosi accanto al suo compagno. Diventerà vedova presto, se Jasper non mi chiede scusa e non si assicura che il numero di corsi che seguirò questo semestre scenda di nuovo a quattro. Quelli che avevo scelto io.
«Lunedì risolverò tutto» bene, bravo. Ma devi anche chiedermi scusa. Lo fisso negli occhi color topazio e le parole che seguono sono quelle che volevo sentirmi dire.
«Scusami, Sarah, non mi impiccerò più»
«Dovrai impicciarti, visto che sei il mio tutor. Ma non mi fare più scherzi del genere. Ti prego» gli dico.
«Bene, ora che tutto è risolto, possiamo fare un giro della cabina armadio. Ci sono tutti i vestiti che ho preso a casa tua ... e qualche aggiunta che abbiamo fatto stamattina con tua madre»
Entrando nella cabina mi rendo conto che "qualche aggiunta" significa due pareti di abiti. Vestiti di tutti i colori, di tutte le forme e dimensioni, e in qualsiasi tessuto immaginabile. Una parete di jeans e maglie variamente abbinabili. Uno scaffale alto fino al soffitto pieno di scarpe. In mezzo alla cabina armadio c'è un divano.
Dopo mezz'ora di prove abiti riesco a convincere Alice che sono stanca, e ad uscire dalla cabina armadio. Nella camera ci sono mamma ed Edward, oltre a Jasper.
«Te la sei cavata con poco» mi dice Edward, prendendo in giro Alice. Non è così sgradevole come pensavo la convivenza con lui. Ma deve ancora superare la prova Seth. Se riuscirà a non mettersi in mezzo, allora sarà promosso a pieni voti.
«Già. Se ve ne andate mi metto a dormire. Sono stanca morta» dico. In realtà, quello che voglio è riprendere in mano quel maledetto telefono e parlare con Seth in maniera decente. Prima l'ho trattato veramente male.
Mi metto il pigiama - un babydoll in seta rosa, Alice deve essere passata anche dalla mia biancheria - e mi infilo nel letto.
Prendo il cellulare e compongo il numero, ed ora mi fa penare un po' prima di rispondere.
«Cos'era successo?» mi chiede in tono neutro.
«Jasper mi ha iscritta a sette corsi per questo semestre. Gli ho detto che è completamente fuori di testa se pensa che io possa reggere i suoi ritmi. Io devo dormire, e studiare. Lui no.»
«Ed ora come stai?»
«Meglio, mi sono sfogata un po'. Oggi Edward si è comportato bene, non ho potuto fare troppo l'acida con lui»
«Non mi dire che stai iniziando a volergli un po' di bene?»
«Deve superare ancora una prova» gli dico, iniziando a modulare la voce.
«Quale?» chiede lui.
«La tua permanenza qui ...» rispondo, con voce maliziosa, e lasciandogli intendere cosa deve accadere durante le sue visite.
«Mmmh ... è una prova interessante ... con cosa inizieresti, sentiamo un po' ...»
«Vediamo ... innanzitutto ti bacerei fino a perdere il senso dello spazio e del tempo, perché non riesco a stare senza di te per tutto questo tempo ... poi ...»
«Il poi è interessante!» mi stuzzica.
«Poi ti porterei in camera mia, e non ti lascerei uscire per tutto il fine settimana»
«Mmmh... e cosa faremmo in camera tua?»
«Inizierei con il toglierti la giacca, che avrai ancora indosso perché sarai appena arrivato ... poi ti bacerei ancora, e ci spingeremmo fino a cadere sul mio letto ... è morbidissimo, e avrai voglia di provarlo, quindi sarai tu a portarmi giù con te ...»
«La cosa si fa sempre più interessante ...»
«Dopo inizierei a sbottonarti la camicia ... un bottone alla volta ... lentamente ... baciando ogni centimetro di pelle che si scopre ... ammirando la perfezione del tuo torace ...» mi sto eccitando solo a parlarne.
«Ed io cosa farei?»
«Staresti lì, buono, a farti coccolare ... perché ti sarebbero mancate le mie coccole ...»
«Me le stai facendo anche in questo momento, anche se non te ne rendi conto...» mormora con voce roca. E' eccitato anche lui.
«Allora... ribalteresti le nostre posizioni ed inizieresti a sollevare il vestitino che avrei indossato per l'occasione, arrivando a togliermelo. Sganceresti il reggiseno, e me lo sfileresti, per poi dedicarti al mio seno. Con le mani e con le labbra...»
«Fallo ... - mi dice con voce roca - fallo come se fossi lì con te»
«Seth ...»
«Principessa, vorrei sentire la tua voce eccitata. Chiudi gli occhi e pensa che sia io a farlo»
Mi sfilo la chemise e faccio come mi dice. Il mio seno risponde subito al tocco, nel momento in cui la mente si convince che sia Seth a giocare con i miei capezzoli, strofinandoci il pollice e stringendo, massaggiando ed accarezzando.
«Seth ... » mi lascio sfuggire un gemito di piacere, e lo sento sospirare all'altro capo della cornetta.
«Non sai quanto vorrei essere lì veramente ... per continuare quello che stai facendo ... mordere i tuoi seni morbidi, succhiare la tua pelle, e nel frattempo scendere con le dita ad accarezzarti in maniera più intima ...»
Con una mano seguo quello che Seth mi dice al telefono... non è un ordine, non è una richiesta, ma desidero farlo. Mi accarezzo seguendo i movimenti che ho imparato ad amare per come mi fanno godere quando li fa lui.
«Lo ... lo vorrei anche io - gli dico, poi prendo coraggio, e gli chiedo di fare esattamente quello che ha chiesto lui a me - Seth ... chiudi gli occhi e pensa che io sia lì con te ... » mi sfugge un gemito di piacere e Seth capisce cosa sto facendo.
«Sarah ... lo stai ...»
«Sei tu ... sei qui con me, ora ... - lascio andare un altro gemito, e mi accorgo che sono sempre più frequenti - e ... io... io... sono lì con te ...» ansimo, cercando di mantenere quel minimo di lucidità che mi permetta di parlare con lui. Al telefono, sento il fruscio di stoffa caduta a terra. I boxer di Seth. Sospiro, è qui, è con me.
Stiamo facendo l'amore.
Continuiamo a scambiarci qualche parola mentre ci diamo reciprocamente piacere, e arriviamo all'orgasmo insieme.
Ancora ansimante, avvicino di nuovo la bocca al telefono.
«Seth ...» mormoro.
«Cosa, principessa?» mi chiede, affannato anche lui.
«Grazie»
«Di cosa?»
«Di avermi regalato questo piacere»
«Il più grande regalo l'hai fatto tu a me. Non credevo che avrei avuto la possibilità di sentirti così vicina» sorride. Lo so che sorride, anche se non posso vederlo. Glielo sento nella voce.
«Ti amo, Seth»
«Ti amo da morire, principessa»
«Buonanotte, mio adorato principe» gli dico, lanciandogli un bacio nel telefono. Il mio respiro ormai si è regolarizzato, e anche il suo, ed è ora per noi di salutarci. Io devo dormire, e lui... anche.
«Buonanotte, mia amata dolce principessa. Custodirò quel bacio come la cosa più preziosa che io abbia»
Sorrido. E quando chiude la chiamata mi sento svuotata. E' passato solo un giorno e già mi manca da morire.
Come farò ad andare avanti per un mese?

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