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Forgive me (Pov Seth)

Seth

«Riparti?» la voce di Ethan, proveniente dalla porta della cucina, mi sorprende. Non mi aspettavo di trovarlo sveglio, e non mi aspettavo di vederlo così sereno. Sembra che la chiacchierata di ieri notte con Matt gli abbia fatto bene. Denise aveva ragione. Beh, Denise ha sempre avuto ragione... tranne forse un'unica volta in tutta la sua vita.
«Partiamo. Io e Sarah» ho usato volontariamente il suo nome proprio, piuttosto che dirgli "tua sorella". Non tanto per disprezzare il loro legame - non lo farei mai - quanto per iniziare da queste piccole cose a segnare un cambiamento. Si inizia...
«Si inizia sempre dalle piccole cose - Ethan completa a voce alta il pensiero che stavo per formulare. Sono davvero così prevedibile? - Tornate a casa?»
«Sì. Questo fine settimana iniziano le vacanze di primavera, e vorrei trascorrerle insieme a lei»
«E' una buona idea». Fisso attentamente la sua espressione seria, aspettando che continui la frase. So che c'è dell'altro.
«Non avrei mai voluto che Sarah perdesse te come io ho perso Esther. Non dopo tutto il tempo che avete inutilmente trascorso separati».
«Grazie» è un'unica parola, ma esprime più di quanto non riuscirei a dire con mille altre.
Raccolgo la valigia di Sarah e il mio borsone leggero, poi lo guardo ancora una volta. «Tu cosa farai?»
«Passerò qui le vacanze di primavera, cercando un modo di far incontrare Matt e Nahuel. Credo di doverglielo»
«Ricordati di non forzare troppo le cose. E soprattutto -»
«Cerca di capire se è una cosa che vuole anche Matt. Lo so. Ieri sera ne abbiamo parlato a lungo, e credo che il desiderio di incontrare suo padre ci sia»
«Però?»
«Non ho detto nessun però».
«Non cercare di fregarmi, ti conosco da quando non riuscivi neanche ad arrampicarti su una sedia. C'è un però».
Mi guarda per un lungo attimo, poi sospira e decide di parlare.
«Ho paura, Seth. Paura che Nahuel mi accusi di aver tramato alle sue spalle, di non avergli detto niente. Ho paura... che possa pensare di me quello che io ho pensato di lui quando ho scoperto... chi era davvero». Abbassa gli occhi, temendo il mio giudizio. Lascio nuovamente a terra le valigie e poso le mani sulle sue spalle.
«Sei un ragazzo coraggioso, Ethan. Non lasciare che le tue paure ti impediscano di fare quello che ritieni più giusto»
«Forse dovrei semplicemente dire a Nahuel che ho conosciuto suo figlio e lasciare a lui la decisione»
«Se è un agguato quello che avevi in mente, forse dovresti pensare a questa seconda eventualità»
«Ho odiato la mamma per averci abbandonato, Seth. Ma se ci avesse portati con lei strappandoci a papà... forse l'avrei odiata di più. E' La Push il mio mondo, il luogo al quale appartengo. La mia famiglia è il branco, portandoci con lei ci avrebbe privati di una guida... Seth, continuo a cercare spiegazioni a quello che ha fatto... ma l'unica ragione che riesco a darmi è che non le bastavamo!»
E' passato da un argomento all'altro così, all'improvviso, senza rendermi partecipe dei suoi ragionamenti, ma credo di sapere come ha legato una cosa all'altra. Il suo desiderio di far incontrare Nahuel e Matt, entrambi suoi amici, nasce dal timore di quello che sarebbe successo se sua madre l'avesse portato con sé. Lui e Sarah si sarebbero trasformati comunque, ma non ci sarebbe stato Jake a guidarli.
Lo stringo a me, sentendomi un padre più che un fratello in questo momento. Che poi, in fondo, è quello che sono stato insieme a Jake, per lungo tempo.
«Andrà tutto bene, Ethan. Te lo prometto»
«Devo iniziare a preoccuparmi?» Sarah entra allegra nella cucina, non sembra neanche quella che stamattina ha avuto quella crisi assurda solo perché mi ero alzato per andare in bagno.
«Perché dovresti?» le chiede Ethan, scattando come una molla.
«Beh, prima tu lasci-barra-vieni-lasciato da Esther, poi lui minaccia di mollare me, e ora vi trovo abbracciati come due piccioncini. Se avete intenzione di iniziare una relazione clandestina almeno fatemelo sapere!»
«Così non sarebbe più clandestina!» scoppiamo tutti a ridere alla battuta di Ethan.
«Bah... Seth, andiamo?» chiede, tornando seria.
«Sì» rispondo, annuendo.
Raccoglie la sua valigia, lasciando a me il borsone, e si volta a salutare suo fratello.
«Passa delle buone vacanze, Ethan» afferma, avvicinandosi per dargli un bacio sulla guancia.
«Anche voi. Divertitevi!» fa un sorrisetto strano, quasi ad aggiungere un doppio senso alla sua frase apparentemente innocua.
Sarah avvampa prima e digrigna i denti poi. «Ethan, piantala!»
«Che c'è, puoi scherzare solo tu?» replica, fintamente offeso.
«Su, ragazzi, fate i bravi» borbotto con il tono di un papà scocciato, mentre circondo le spalle di Sarah con un braccio e li separo.
Ethan ci segue fino alla porta di ingresso, chiudendola alle nostre spalle dopo l'ultimo saluto. Sento il sospiro di Sarah e contemporaneamente lo sportello dell'auto sbattere.
«Ehi, tutto bene?» chiedo, spaventato per qualche istante dal suo silenzio che riempie l'abitacolo dell'auto. Un singhiozzo, poi un altro, e poi un altro ancora, mi dicono che no, non va tutto bene. Mi volto verso la mia Sarah, allungando una mano ad accarezzarle la guancia.
«Andiamo, Seth. Ti dico tutto tra qualche chilometro. Ma va tutto bene, stai tranquillo»
Sorride, ed è un vero sorriso che le illumina gli occhi quello che mi regala. Le sue parole hanno il potere di calmarmi. Avvio il motore e parto.

Siamo in auto da circa dieci minuti, quando Sarah decide che è il momento di parlare.
«Sono felice» esordisce, lasciando andare un sospiro subito dopo.
«E lo dici con quel tono?» le chiedo, cercando di stimolare una sua reazione piccata che mi faccia capire che sta davvero bene.
«Sono felice e sollevata. - ripete ostinata - Stavolta avevo davvero paura che non si sarebbe ripreso, Seth. Era così abbattuto, sembrava così fragile... avevo paura che si potesse spezzare definitivamente da un momento all'altro»
«Ethan è più forte di quanto sembri. Comunque avresti dovuto parlarne con lui, se ti preoccupava tanto»
«Non sapevo come arrivare a lui. Era lì, ma era come se non ci fosse. E mi spaventava l'idea di essere io quella che lo avrebbe riportato con i piedi per terra»
«Perché tutte queste cose non me le hai dette prima, Sarah? Pensavo che ti fidassi di me, che in questi anni avessi smesso di raccontarmi bugie e di nascondere le cose che ti spaventavano di più»
«Non volevo che ti sentissi in obbligo di aiutarmi»
«Ma non avrei passato quasi un mese a chiedermi se tuo fratello fosse più importante di me! Hai idea di quello che ho potuto pensare vedendomi così messo da parte?»
«Perdonami. Non sono in grado di essere una buona fidanzata. Forse avresti fatto bene a lasciarmi»
«No. No che non avrei fatto bene, perché l'avrei fatto per quello che pensavo fosse successo, non per quello che è successo veramente! Tu non volevi chiedere il mio aiuto, perché?»
«Per orgoglio?»
«Lo stai chiedendo a me?»
«Beh, lo psicologo sei tu» scherza, azzardando un sorriso che si trasmette alla sua voce.
«Sarah...» l'ammonisco. Tra la concentrazione che mi serve per guidare e quella che devo utilizzare per seguire la conversazione, non sono in grado anche di scherzare.
«Non voglio essere un peso, per te» mormora, stringendosi le mani in grembo. Allungo una delle mie e la poggio sulle sue.
«Non sei un peso e non lo sarai mai. Perciò mettiti in testa che voglio sapere tutto quello che pensi e tutto quello che provi. E non perché sono uno psicologo, ma perché ti amo e voglio starti vicino, Sarah. Smettila di costruire muri, non sono necessari tra me e te. Non avrò mai paura dei tuoi sentimenti, a meno che tu non finisca con l'odiarmi»
«Davvero?»
«Davvero. Ma è possibile che te lo debba ricordare ogni volta?»
«E' che mi sembra impossibile che tra tante ragazze tu abbia scelto proprio me, e che mi ami così come sono. Non sono certo la più bella della Riserva, ho la pelle troppo chiara e le labbra sproporzionate come quelle della mamma, e sono testarda e ho mille insicurezze che cerco di nascondere per essere degna di starti vicina. Non sono di certo perfetta come meriteresti che fosse la ragazza al tuo fianco»
«No, non sei perfetta - Sento i suoi occhi sfiorarmi per un istante e subito spostarsi, male interpretando il mio silenzio, come volevo che facesse perché la frase che sto per pronunciare avesse più effetto - Non sei perfetta, ma sei perfetta per me, Sarah. Non potrei mai volere nessun'altra al mio fianco, e non perché l'imprinting me lo impedirebbe, ma perché ti avrei scelta tra mille altre anche senza quel faro che hai perennemente sopra la testa. Sei la mia donna, ti amo e voglio soltanto te»
«Ma...»
«Niente ma. Ti amo, ok?»

***

«Ehi, ma...» siamo nei pressi di casa, quando Sarah salta sul sedile indicando qualcosa. Seguo la direzione del suo dito e noto Esther seduta sui gradini di casa nostra. L'ultima volta che è venuta a farci visita non è stato così divertente, perciò un po' capisco l'agitazione di Sarah.
Quello che lei non sa però, è che Esther ha fatto degli enormi passi in avanti nell'accettazione di quello che le è successo, a differenza di Ethan che inizia a muovere i primi proprio ora.
Parcheggio nel vialetto e scendo dalla macchina. Noto che Sarah si attarda un po', forse sta cercando di capire come meglio approcciarsi ad Esther. Si fa fin troppi problemi, ma non voglio essere io a farle notare questo comportamento.
«Esther, che ci fai qui?» saluto la nostra amica con un sorriso.
«Leah mi ha detto che sareste tornati oggi. L'ho accompagnata a portarvi la spesa, e poi sono rimasta qui. A dire la verità non so perché sono venuta, forse volevo solo salutarvi» afferma, quasi con vergogna.
«Ne siamo felici, giusto Sarah?» coinvolgo anche la mia compagna in questa felicità, anche se sembra molto imbarazzata.
«Certamente. Vuoi... vuoi entrare a prendere un tè?»
«Sì, grazie».
In casa la situazione si rilassa un po', Esther aggiorna Sarah sulle novità della riserva, quelle che io non le ho raccontato perché troppo preso a cercare di capire in che situazione fossimo noi due, e che suo padre le ha taciuto per non aggiungere preoccupazioni a quelle che lei aveva per Ethan. Anche se forse nasconderle le cose belle che sono successe in questo periodo non è stata una gran pensata.
«E' nata la bambina di Jared e Kim». L'espressione di Esther mentre parla della piccola Delilah, Lily per tutti, è completamente rilassata e quella di Sarah sempre più stupita.
«E poi devi vedere il piccolo Jason, non lascia avvicinare nessuno alla culla. E' gelosissimo della piccolina!».
«Vuoi dirmi che Jay ha avuto l'imprinting con la figlia di Kim?» Sarah non ha mai sopportato Kim. Del resto, fino a qualche tempo fa, lei snobbava completamente l'esistenza dei Black. Non sopportava la presenza di Nessie nella riserva. Ha cambiato idea quando è rimasta incinta. Che l'imprinting sia servito anche per questo?
«Sembra strano, ma è così. E non passa giorno che non vada a far visita a casa di zio Jared!»
«Mi sono persa un sacco di cose, non è vero?» chiede Sarah, rilassandosi finalmente contro lo schienale del divano.
«Sì. E a dire la verità ci sarebbe anche un'altra notizia»
«E quale sarebbe?»
«Seth, non le hai detto niente?»
«Di cosa?»
«Di Leah!»
«Ah... no» borbotto, alzandomi in piedi.
«Seth, è successo qualcosa a Leah?» di nuovo quel tono preoccupato nella voce.
«No, Sarah. Niente di cui preoccuparsi, comunque. Aspetta un bambino».
«Davvero? Il piccolo Harry avrà un fratellino o una sorellina? Devo chiamarla assolutamente per farle gli auguri, devo...»
«Sarah, frena! Stasera siamo a cena alla Riserva, le farai gli auguri di persona!»
«Ah, già... a questo proposito, Sue mi ha detto di ricordarti che non sarete a casa sua, ma a casa mia».
«Come mai siamo da te, Esther?»
«Volevo dimostrare al branco che non sono una moribonda in fin di vita. Smettete di trattarmi come tale, continuare a rivedere tutto quello che è successo nelle vostre menti non mi è di nessun aiuto. Non riuscirò mai a dimenticare quello che è successo, ma voglio ricominciare a vivere, e voglio farlo come una persona normale. Se mi trattate come una bambina non ci riuscirò mai!»
Il momento di silenzio che segue alle parole di Esther viene interrotto dal sospiro di Sarah.
«Mi chiedevo come ci riuscissi» afferma, rivolgendosi a Terry.
«A fare cosa?»
«A sopportare tutte le voci e le preoccupazioni di questi buzzurri senza tatto» sorride, poggiando il bicchiere ancora mezzo pieno sul tavolino basso di fronte a lei.
«La maggior parte delle volte li ignoro. E poi ultimamente i miei turni di ronda li ho fatti sempre con tuo padre, che sa come tenere i suoi pensieri per sé. E' più che altro questa la cosa che non sopporto. Cercano tutti di proteggermi in qualche modo. Voglio che mi trattino normalmente, come hanno sempre fatto, altrimenti non andrò mai avanti, perché in qualche modo loro mi faranno rimanere sempre ancorata a quel momento».
«Vorrei che Ethan ti sentisse parlare» mormora, accorgendosi di aver toccato l'unico tasto veramente dolente nel momento in cui Esther si irrigidisce.
«Scusami»
«No, tranquilla. Te ne avrei parlato io. Come sta?»
«Ora meglio, ma si sente tremendamente in colpa per quello che è successo. Tu sai com'è andata tra lui e Beatrix?»
«Io... ho visto che si baciavano. E' per questo che sono fuggita e non ho fatto attenzione quando ho attraversato la strada»
«Sì, me l'ha detto Ethan. Immagino che ci vorrà un po' di tempo prima che le cose si sistemino, per voi due»
Esther sospira e chiude gli occhi, prima di rispondere.
«Sarah, non so se tra di noi potrà mai più esserci qualcosa. Perciò, se Ethan sta basando la sua ripresa su qualcosa del genere... è bene che lo sappia subito».
«No, lui... diciamo che al momento ha un obiettivo che non ha nulla a che vedere con i suoi sentimenti, ma sta ritrovando la sua determinazione, e questo è un bene» rispondo io, al posto di Sarah. In fondo lei sa poco e niente delle aspirazioni di Ethan, al momento.
«Verrà con te ad Harvard, il prossimo anno?» Esther mi ignora. Ethan è un argomento che non la fa stare bene, ma allo stesso tempo non può fare a meno di volere sue notizie. In un certo senso la capisco. Stare lontana da lui deve essere estremamente difficile, nonostante tutto quello che è successo.
«Non credo. Penso che rimarrà a Seattle. Perché me lo chiedi?»
Esther arrossisce, e a me viene da pensare che forse per quei due non tutto è perduto. Sta cercando di capire se lui prova qualcosa per Beatrix, se quel bacio è stato frutto dei sentimenti di entrambi o solo di quelli di lei. Terry non riesce ancora a credere che Ethan possa averla tradita, in cuor suo spera ancora che l'imprinting che li lega riesca a tenerli uniti nonostante le difficoltà che stanno attraversando.
«No, niente. Era giusto per sapere. Ora torno alla Riserva, la mamma mi starà aspettando per finire di sistemare per stasera».
Esther se ne va, lasciandoci soli e in silenzio.
«A cosa pensi?» mi chiede Sarah, dopo qualche istante.
«Penso che tra Esther e Ethan non è ancora tutto perduto. Ma dovrà passare un po' di tempo perché riescano a perdonare loro stessi e a perdonarsi a vicenda, prima che possano ritrovarsi».

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