Everybody's changing (Pov Esther)
Esther
«Cosa c'è nella parola "no" che non capisci, Judy?» mamma sta di nuovo litigando con la mia dolce - dove? - e cara - quando? - sorellina.
Probabilmente ha di nuovo fatto qualche richiesta assurda delle sue.
Finirà come al solito. Lei che sbatte la porta e la mamma che si sfoga con me. Fingo di non sentire e continuo a prepararmi. Stasera Ethan passerà a trovarmi. E' la prima volta che viene, da quando Sarah è partita per il mare. Sia benedetta sua sorella. Erano mesi che non passava a trovarmi da solo. Ultimamente gli serve sempre la copertina di Linus e non riesco a capire perché. Voglio dire, mica lo mangio!
Non sento più rumori provenire dal salotto, segno che mamma e Judy hanno finito di litigare. Mi arrischio ad uscire dalla mia stanza, e scendo in soggiorno. Ethan sarà qui fra poco e non vedo l'ora.
Trovo mamma con lo sguardo rivolto alla finestra, che osserva il tramonto.
Strano. Ha un'espressione preoccupata.
«Mamma, cos'è successo?» chiedo.
«Judith è di nuovo fuggita» mi risponde, continuando a guardare fuori dalla finestra con un'espressione assente.
«Tornerà. Torna sempre» le dico, mettendomi seduta sul divano, mentre la gonna del vestito si gonfia con l'aria.
«Sì, è vero. Ma di solito si infila nel bosco finché non si calma. E ultimamente il bosco non è un posto sicuro. Ti sei accorta che gli animali tacciono di notte?» queste maledette superstizioni della tribù. Dove sta scritto che se gli animali non si fanno sentire per qualche notte ci deve essere per forza qualche pericolo nascosto nell'ombra?
«Mamma, io di notte dormo. Non mi rendo conto di queste cose!» esclamo. Lei non mi risponde, e torna a guardare fuori.
«Si sta facendo buio» mormora ad un certo punto. Capisco che è estremamente preoccupata.
Judith è tutto ciò che non sono io. Istintiva, esuberante e scavezzacollo, e spesso si caccia nei guai anche senza volerlo. Ed ha solo sette anni.
«Vuoi che la vada a cercare?» le chiedo. Si volta verso di me e mi guarda per un po'.
«Lo chiederei a tuo padre, ma non voglio che si preoccupi, è solo una mia sensazione. E potrebbe anche essere soltanto un'ansia da mamma» risponde.
Mi alzo dal divano e mi avvio verso la porta.
«Se passa Ethan digli di aspettarmi!» dico. Poi esco e mi dirigo verso il bosco.
Ho ai piedi un paio di snickers, ho optato per scarpe comode, quasi sentissi che sarebbe successo qualcosa del genere.
Cammino nel bosco per un po', ma non sento nessun rumore. Solo il fruscio delle fronde, ogni tanto, ma vicini all'oceano come siamo il vento che le fa muovere è del tutto normale.
Decido di tornare indietro, ormai Judith sarà tornata a casa, è abbastanza tardi, e lei ha paura dei buio, quando all'improvviso sento un rumore diverso.
Sembra il guaire di un cucciolo ferito, o il pianto di un bambino impaurito. Un brivido spiacevole mi percorre la spina dorsale.
Probabilmente non è niente, mi dico, ma se invece fosse Judith? Se si fosse fatta male? Se fosse in pericolo?
E' assurdo, mi sarò solo fatta suggestionare dalle paure della mamma, ma questa sensazione di pericolo non mi abbandona, così opto per seguire quel rumore.
All'inizio è difficile capire da dove provenga. E' un suono debole e non riesco a seguirne bene l'origine. Poi le cose diventano più facili, il suono è sempre più forte, segno che mi sto avvicinando, anche se mi sembra che più mi avvicino e più quel suono si allontani da me, anche se lo sento più forte. Come se rimanessi ferma nello stesso punto.
Inizio a correre, forse per l'ansia, forse per la fretta di trovare quel qualcosa ed andarmene, e mi stupisco quando mi rendo conto che gli alberi mi sfrecciano accanto. Non ho mai corso così velocemente, e non so perché ci stia riuscendo proprio ora. Ma magari è solo un incubo. Magari tra qualche minuto mi sveglierò e scoprirò che non è successo niente. Judith sarà nel suo lettino e la mamma cercherà di svegliarci. Magari.
Mi rendo conto che invece è la realtà quando un ramo mi graffia il braccio. La parte sopra del vestito è senza maniche e il graffio è abbastanza profondo. Sanguina per un attimo, poi si cicatrizza.
Continuo a correre fino a quando non raggiungo una radura. Qui il pianto è più forte e mi fermo.
Il pianto si trasforma in un respiro affannato, e mi rendo conto di non essere io, nonostante la lunga corsa.
«Terry!» mi chiama una vocina sorpresa, sussurrante. E' Judy. Deve essere in un punto in cui può vedermi, ma io ancora non riesco a farlo.
«Judy dove sei?» grido. Ormai sono quasi certa che le mie sensazioni fossero giuste. Judith era in pericolo e piangeva spaventata. E questo me lo conferma anche il brivido lungo la schiena si sta trasformando in un forte tremore che mi scuote.
Sono terrorizzata, eppure ancora lucida. Riesco a capire che devo raggiungere mia sorella. So che la devo portare in salvo. Il resto non conta, è al di fuori di questo. Non posso farmi sopraffare dalla paura. Lo devo fare per lei. Per la mamma e per papà.
Lo devo fare per Ethan, che mi sta aspettando a casa mia.
E' il pensiero di Ethan a farmi sbloccare. Raggiungo Judith e la trovo nascosta tra le radici di una quercia secolare, con una gamba in posizione innaturale. Forse è rotta.
«Judy?» la chiamo. Ha gli occhi chiusi, e le guance umide per il pianto.
«Terry, vattene» mi dice.
«Bel ringraziamento! Io vengo a cercarti e tu mi dici...»
«Non capisci! Lui prenderà anche te! È troppo forte! Non riusciremo a salvarci! Scappa almeno tu!» afferma piagnucolante.
La abbraccio stretta, inginocchiandomi vicina a lei. E' terrorizzata quanto me. Trema anche lei. O forse è il mio tremore che lentamente aumenta e mi fa sembrare che anche il resto del mondo sia percosso da scosse.
«Non posso lasciarti qui, stupida!» le dico, e cerco di prenderla in braccio, ma è diventata troppo pesante e non ci riesco, e poi ho troppa paura di farle male alla gamba.
Non riesce proprio a muoverla. Deve essere rotta in più punti.
«Vattene e salvati!» mi urla. A sette anni sembra, qualche volta, più matura di me. Solo che io questa volta sono convinta di essere nel giusto, e non ho intenzione di darle ragione.
«Mi spieghi come posso lasciarti qui? Con una gamba rotta, terrorizzata da qualcosa o qualcuno che non riesci a spiegarmi cosa o chi sia?»
«Beh, a questo possiamo porre rimedio» dice una voce minacciosa. Un odore dolciastro, sgradevole, mi fa arricciare il naso. E' un essere umano, o così sembra. Anche se è buio riesco a vedere i suoi occhi rossi scintillare minacciosi.
Altra stranezza. Come faccio a vedere così bene al buio?
«Chi sei?» chiedo. E la voce esce quasi come un ringhio dalle mie labbra.
«Non potrai raccontarlo a nessuno, quindi perché sprecare voce nel dirtelo, tesorino?» mi dice.
«Hai intenzione di ucciderci?» chiedo, ritornando al mio tono normale, e spaventato.
«Se hai paura, avresti dovuto seguire il consiglio della tua sorellina, dolcezza. Potevi scappare! Certo, probabilmente avresti finito per morire prima di riuscire a muoverti da questa radura. Ti sto seguendo da quando hai iniziato a correre. Sei veloce, angelo!»
Judy si è addormentata tra le mie braccia. Meglio così. Se mai usciremo vive da tutto questo potrà pensare che si sia trattato solo di un incubo. Ha freddo, trema, e probabilmente la gamba le fa male da morire.
Mi alzo in piedi, e il tremore, ora che ho lasciato Judith, ricomincia. E' persino più forte di prima e mi percuote tutto il corpo.
«Tesoro, sei terrorizzata! Mi lusinghi, così!» si avvicina a lenti passi e il suo odore penetra nelle mie narici, provocandomi un moto di disgusto fortissimo. Mi viene quasi da vomitare.
Forse sto covando un'influenza. In effetti i segni ci sarebbero tutti. Brividi, senso di nausea e sensazione di bruciare.
Mi tocco la fronte, è un moto istintivo, anche se so che questo maniaco qui davanti non sta aspettando altro che una mia reazione, un movimento, una provocazione per saltarmi addosso.
Rimpiango di aver letto tutti quei libri horror che sono nella mia stanza e che mi ha prestato Ethan, nel momento in cui inizio a pensare che mi stia guardando come... cibo. In effetti, se non sapessi che i vampiri non esistono, sarebbe a questo che i miei ragionamenti mi condurrebbero.
«Cosa sei?» la domanda mi sfugge dalle labbra. Non volevo chiederglielo, non volevo sfidarlo.
Voglio solo tornarmene a casa mia. Possibilmente intera, e possibilmente insieme a mia sorella.
«Qualcosa di molto pericoloso. Qualcosa di arcano. Qualcosa di antico» mi risponde, con una strana luce negli occhi. Occhi che, ora, mi sembrano neri, ma sono più spaventosi di quanto non fossero quando li vedevo scintillare rossi nella notte. Ha un'espressione soddisfatta sul volto, forse ha capito che mi ha bloccata qui. Non riesco a muovermi. Sono come un insetto nella tela del ragno. Un ragno che ha tutta l'intenzione di mangiarmi.
Basta, Terry! Mi dico. I vampiri non esistono! Quest'uomo non ti vuole mangiare. Tutt'al più violentare, uccidere e fare a pezzi. Ma certamente non mangiare.
Mi volto di nuovo verso Judy, che continua a dormire. A questo punto non so più se è un bene. Tra noi due è lei quella con la battuta sempre pronta e con lo spirito combattivo, anche se ha solo sette anni.
Mi sarebbe veramente d'aiuto averla vigile accanto a me.
Poi il mio sguardo scende sulla sua gamba, quella spezzata, e torno a pensare che sia un bene il fatto che si sia addormentata.
Ragiono per un attimo su quello che mi ha detto Judy. Lei era terrorizzata da questo tizio. Mi ha detto che è troppo forte.
Ma lei come lo sapeva? A meno che...
«Sei stato tu?» chiedo senza guardarlo in volto, con una rabbia nella voce che non sapevo neanche di provare. Sembra quasi un ringhio quello che mi esce dalla bocca, e con questo siamo a due.
Mi volto verso di lui, e vedo passargli sul viso un'espressione sorpresa. Ma è solo per un attimo, subito dopo ricompare il ghigno sprezzante che ha avuto finora.
«Sì, sono stato io - mi risponde, sfidandomi con lo sguardo - Ma se tua madre le avesse dato quello che voleva non sarebbe successo niente, no? L'ho sentita lamentarsi nel bosco per una lite che avevano avuto... e quando ho avvertito che la stavi cercando l'ho portata via. Tu sei un bocconcino molto più gustoso di lei, scommetto. E poi... i vostri genitori devono odiarvi veramente molto per avervi spedite entrambe nel bosco, con il buio. Non sanno che è molto pericoloso? Si possono fare incontri spiacevoli, cari i miei Cappuccetti Rossi... il lupo cattivo è sempre in agguato...» la sua voce, che probabilmente vorrebbe essere sensuale, mi solletica l'orecchio come il sibilo di un serpente. E' sgradevole, e mi irrita. O forse sono le sue parole a farlo. E se il fatto che abbia picchiato mia sorella non fosse sufficiente, il riferimento ai miei genitori mi fa scattare.
Una furia cieca inizia a scorrere nelle mie vene, bruciandomi le ossa e mettendo in contrazione i miei muscoli tutti insieme.
Il tremore si trasforma in un vero e proprio terremoto. Riesco solo ad articolare poche parole, con fatica e a denti stretti.
«Tu... non... sai... niente... di... noi»
Poi mi sento esplodere. E' come se la rabbia incontenibile che avevo dentro fosse uscita all'improvviso e tutta insieme.
Cerco di ritornare in possesso delle mie facoltà mentali e di capire cosa mi è successo. Poggio le mani a terra, ma non le ginocchia, perciò non sono a gattoni. E poi... osservo il tipo che fino a poco fa mi guardava famelico e che ora invece ha uno sguardo terrorizzato, da un'altezza assurda, neanche normalmente riuscirei a guardarlo da questa altezza.
Quindi ho le mani poggiate a terra, ma la testa a un'altezza da panico. E' come se fossi esplosa, ma allo stesso tempo percepisco tutte le parti del mio corpo e non provo dolore. Anzi, non provo neanche più quella sensazione di bruciore che sentivo fino a pochi istanti fa.
Mi specchio negli occhi terrorizzati del tipo qui davanti, e quello che vedo mi blocca.
Dove sono? Lì dove dovrei trovarmi c'è un lupo di dimensioni colossali che mi fissa con i miei occhi. Sono io? Sono diventata un mostro? Ethan... Ethan non mi vorrà più... non che prima io avessi qualche speranza, visto che non mi ha mai degnata neanche di uno sguardo, ma ora non riuscirà più neanche a vedermi. Mi dovrò nascondere, non potrò più stare a casa... Come lo spiegherò a mamma e papà?
Provo a gridare, ma quello che esce dalla mia bocca è solo un lungo e lamentoso ululato.
Perfetto! Non posso neanche parlare Non mi riconosceranno mai. Sono destinata all'esilio dalla tribù... ma come può essere successo?
Mentre mi tormento con queste domande, una voce si insinua nella mia mente.
Terry? Terry? Esther, sei tu? Mi chiama. Ed è la sua voce. La voce di Ethan.
Perfetto! Mi dico. Non solo sono diventata una bestia. Non solo non potrò più avvicinarmi a lui. Sarò anche costretta ad avere allucinazioni uditive che lentamente mi porteranno alla pazzia. Vederlo, sentirlo e non poterlo toccare. Probabilmente lo sbranerei se mi avvicinassi...
Terry, la pianti con queste menate e mi dici dove sei?
Forse è davvero lui, mi convinco. Lui è solito dirmi questa cosa - ossia la pianti con queste menate - quando cerco di ridurre a logico qualcosa che di logico non ha niente. Non mi piacciono i misteri. Non mi piacciono le cose strane. Sono una persona estremamente razionale. E' forse un errore?
No, se non mi fai perdere tempo. Risponde la voce di Ethan.
Ethan, sei veramente tu? Gli chiedo, cercando di pensare il meno possibile, visto che sembra sentire tutto ciò che mi passa per la testa.
Sì, sono io. Mi dici dove sei?
Come faccio?
Guardati intorno e concentrati su quello che vedi. Io lo vedrò insieme a te. Mi dice, e io agisco di conseguenza.
Osservo tutto ciò che mi circonda, lo esamino, lo analizzo soffermandomi sui particolari. Il modo in cui le radici proteggono Judy, le stelle che riesco a vedere in quell'angolo di cielo che si scorge tra le fronde degli alberi, il modo in cui il vento muove queste ultime, l'espressione attonita dell'essere che mi è di fronte.
Cos'era? Mi chiede allarmato quando distolgo lo sguardo dal maniaco dei boschi. Riporto i miei occhi su di lui.
Adesso capisco... sento mormorare tra i suoi pensieri.
Cosa? Cosa è che capisci, Ethan? Chiedo allarmata. E come puoi essere nella mia testa?
Ti spiegherò tutto più tardi, Terry. L'importante ora è che tieni occupato quell'essere il più possibile, fino a quando non sarà da te.
Come faccio a tenerlo occupato? Prima ci parlavo, ma ora... e poi sono un lupo enorme, sarò lentissima!
Se si muove rincorrilo, vedrai che sarà più facile di quanto pensi, Esther! Mi dice, poi sparisce dalla comunicazione.
So che è ancora lì, se mi concentro riesco a vedere qualcosa che non è qui, e che probabilmente è lui a vedere, ma devo fare quello che mi ha detto, e perciò lo relego in un angolino della mia testa.
Mi sembra passato un secolo dallo scoppio, invece devono essere passati soltanto cinque o sei secondi, tanto che il mio aguzzino è ancora lì con la faccia terrorizzata, anche se si sta riprendendo dalla sorpresa.
Inizia a muoversi, si mette in posizione d'attacco. Come faccio a saperlo? Non saprei dirlo, ma mi fa rizzare il pelo sulla schiena, perciò è una minaccia. Non capisco come faccio ad essere tanto sicura di certe cose da lupo, ma le sento mie, come se fossi un lupo da sempre.
Ringhio minacciosa, mostrando i denti. E' quasi divertente! Lo vedo osservarsi intorno, mentre cerca una via di fuga che gli assicuri almeno una vittima. Lo capisco da come fissa insistentemente la parte della radura dove è Judy. O forse è solo un bluff, ma non me ne accerterò sulla pelle di mia sorella. Indietreggio verso di lei, andandola a coprire da eventuali attacchi dell'essere che ho di fronte.
Lui sghignazza un attimo, poi si volta e cerca di fuggire, senza possibilità di farlo, perché dall'altra parte sopraggiunge un gigantesco lupo nero e grigio. Aveva ragione mamma a dire che la foresta è piena di bestie pericolose.
E da oggi sono una di quelle. Obbligata a vivere nel bosco, con l'unica compagnia di questo lupo. Chissà come deve essersi sentito solo per tutto questo tempo.
Bah... fammi risolvere qui, poi ti racconto, Terry!
Ma... sei tu? Chiedo. E mi verrebbe quasi da ridere. Mi sono trasformata, e anche lui si è trasformato, forse non tutte le speranze sono perdute! Poi mi ricordo che è in grado di sentire tutto quello che penso e cerco di concentrarmi su altro.
Lo vedo ringhiare all'essere come poco prima ho fatto anche io. Quello si guarda prima indietro, dove sono io, poi davanti, dove c'è Ethan, e sembra essere piuttosto spaventato. Continua a fissarci, inquieto, passando da me a lui e viceversa, e poi, all'improvviso, spicca un salto e scompare tra le fronde degli alberi. Sta scappando saltando di ramo in ramo. Inizio a pensare che non sia umano!
Ma che te li ho prestati a fare tutti quei libri se poi non riconosci un succhiasangue quando lo vedi? Inveisce Ethan.
Su... succhiasangue? Chiedo stupita.
Sì, succhiasangue. Sanguisuga. Parassita. Vampiro, se vuoi. Abbiamo un'ampia scelta lessicale per definirli.
Ma esistono veramente? Chiedo di nuovo. Non è logico. Sono personaggi dei libri e dei film dell'orrore, e dovrebbero rimanere tali. Esseri fantastici partoriti dalla mente contorta di qualche scrittore che aveva bevuto troppo prima di prendere la penna in mano.
Sì, esistono veramente, ed è un sollievo, che finalmente tu lo sappia.
Che io finalmente lo sappia? Ripeto le sue parole come un pappagallo, non riesco a capire quello che vuole dirmi e mi viene il nervoso.
Vabbè, ti racconteranno poi. Mi dice scocciato.
Ethan, non ti capisco.
Non è compito mio parlartene. Non sono autorizzato a farlo e non posso disobbedire a un ordine. Così ti è più chiaro? Mi dice, con un tono rabbioso. Non l'avevo mai sentito così lontano da me, e così arrabbiato con me.
Non sono arrabbiato con te, Terry. Non posso esserlo, te l'ho detto più di una volta. Sono arrabbiato con me stesso per non essere riuscito a proteggerti. Quell'essere non avrebbe dovuto stare così vicino alla Riserva.
Ethan, ormai siamo al sicuro, stai tranquillo. L'unica cosa è... come lo spieghiamo ai nostri genitori che ci siamo trasformati in due lupi di dimensioni gigantesche?
Ethan scoppia a ridere, trascinandomi con sé nella risata, anche se non capisco cosa ci trovi tanto da ridere in quello che ho detto.
Scusa, Terry, non volevo prendermi gioco di te! E' solo che era così buffa quella tua preoccupazione! Mi dice.
In che senso? Chiedo.
Nel senso che possiamo ritornare umani quando vogliamo!
Ah, sì? Penso. E come si fa?
Prima di aiutarti a farlo devo dirti un paio di cose. Innanzitutto, prendi la maglietta che è legata alla mia zampa posteriore. Ti servirà una volta ritornata umana. Quando avrai ripreso quella forma, mi accuccerò, carica sulla mia schiena Judith e poi sali anche tu. Vi riporterò vicino casa, poi mi ritrasformerò anche io. Devo parlare con zio Sam. E con papà.
Che c'entrano loro con tutto questo? Gli chiedo.
Non posso dirtelo. Mi risponde.
Odio tutti questi segreti. Odio scoprire che il rapporto più sincero che pensavo di avere sia invece costellato di tante cose che mi ha nascosto. O che non può dirmi, mi correggo.
Credimi, lo odio anche io. Ma adesso cambierà tutto. Mi risponde, poi prosegue. Allora Terry. Ascoltami bene. Pensa a qualcosa che ti renda veramente serena. Che ti dia una sensazione di pace. Concentrati su quello che provi, piuttosto che su quello che accade. Non farti sfuggire quel pensiero. Ti ritroverai umana prima che tu possa rendertene conto. Io chiuderò gli occhi. Tu prendi la mia maglia e indossala.
Ascolto attentamente le sue parole e faccio quello che mi dice. Penso intensamente alla sensazione che provo cullandomi al suono della sua voce. Alla serenità che mi trasmette quando mi abbraccia, anche se è solo da amico che lo fa. E, lentamente, sento il mio corpo riassumere il suo aspetto normale.
Prendo la sua maglia e la indosso. Addosso a me è una sorta di vestito, mi arriva alle ginocchia. Respiro nel cotone, che profuma di lui e di pulito, come sempre, anche se adesso riesco ad aggiungere una nota leggermente selvatica se annuso bene.
«Ho fatto, Ethan!» lui riapre gli occhi e con il muso indica Judith. E' ancora addormentata e, se prima ero indecisa nel pensare se questo fosse un bene o un male, adesso mi rendo conto che è decisamente un bene.
Potrò dirle che ha avuto un incubo e che si è spezzata la gamba cadendo da un albero mentre voleva spaventarmi.
Ma in fondo, tutto questo non è un incubo? E' popolato di creature mitologiche e fantastiche. Manca solo che un unicorno spunti da dietro un albero e poi siamo al completo. Penso tutto questo, poi mi ricordo di Ethan.
«Riesci a sentirmi anche adesso?»
Lui scuote il testone. Interessante, può comunicare con me tramite la mente e sentire i miei pensieri solo quando siamo entrambi trasformati.
Quindi adesso posso pensare quello che voglio. Anche che non voglio essere considerata un mostro. Cosa che succederà sicuramente se tutti sapranno quello che sono diventata. Ecco perché Ethan non ha mai detto niente di tutto questo.
Lo sento sbuffare.
«Va bene, va bene, vado!» gli dico, agitando una mano come a scacciare una mosca.
Mi avvicino a Judy, per ricordarmi che, se prima non sono riuscita a sollevarla, non ci riuscirò neanche ora.
«Non riuscirò a sollevarla» dico a Ethan. Lui mi fissa per un attimo, poi scuote la testa e mi indica di provare, con il muso.
Se non lo conoscessi così bene, forse non saprei interpretare questi suoi gesti.
«Ok, ci provo» dico. Sto parlando praticamente da sola, dato che lui non può rispondermi, e seguo gli ordini di un animale. Se non è un incubo questo.
Mi avvicino a Judy e, prima di muoverla, cerco dei bastoni e, strappando le maniche della maglia di Ethan - spero vivamente che non fosse troppo affezionato a questa T-shirt - immobilizzo la sua gamba per quanto posso. Poi provo a sollevarla, e, stranamente, ci riesco.
Devo ricondurre tutti questi fenomeni a qualcosa di logico, altrimenti divento pazza. I licantropi e i vampiri non esistono, qualunque cosa dica Ethan. E probabilmente io sto vivendo in un incubo.
Carico mia sorella sul lupo nero e grigio, ormai quasi disteso a terra, e mi siedo sulla sua schiena, sdraiandomi quasi su Judy, perché non subisca troppi sobbalzi e non cada.
In realtà non ce ne sarebbe affatto bisogno, come non ci sarebbe bisogno che io mi aggrappi al pelo del lupo, visto che la sua corsa è fluida, quasi un volo, ma mi piace la sensazione del pelo sotto le dita, e non voglio rinunciarci.
Devo farlo però, perché siamo ormai vicini a casa. Al limitare del bosco, si china a terra e mi fa scendere. Prendo tra le braccia Judy e lo vedo scomparire tra gli alberi.
Rimango delusa, sul momento. Niente che il vederlo ricomparire in bermuda di jeans e basta, visto che la sua maglietta la indosso io, non possa confortare.
Mentre sono ancora bloccata a guardarlo, mi sfila Judith dalle braccia, sussurrandomi qualcosa come "dobbiamo mantenere le apparenze", senza specificare con chi o perché, e mi accompagna fin sulla porta.
Si scambia un'occhiata con mio padre e mia madre, mentre passa a papà la piccola e mentre pensa di non essere visto da me, poi mi abbraccia e se ne va di corsa.
Resto a guardarlo scomparire nel buio della notte alla Riserva, curiosa di capire i segreti che ancora una volta non mi ha voluto svelare, poi entro in casa anche io, e mi chiudo in camera mia.
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