Don't warry baby (Pov Esther/Ethan)
Esther
Sento la porta della camera chiudersi, ed alzo la testa verso Ethan.
«Mi hai fatta preoccupare da morire» gli dico, e torno a piangere sul suo petto. E' nudo, tutto, zio Jacob e Carlisle non hanno fatto in tempo a rivestirlo prima che mi insediassi nella sua stanza. E poi le bende lo coprivano in gran parte, anche se ora non ci sono quasi più.
«Sei stata qui tutto il tempo?» mi chiede, accarezzandomi la testa. Prende in mano ciocche dei miei capelli, le accarezza, le sistema dietro le mie orecchie.
«Sì. Non volevo lasciarti solo. E non permettevo a nessuno di prendere il mio posto»
«Sarai stanchissima» mi dice, con voce leggera.
Lo fisso per qualche istante. Devo avere gli occhi gonfi, sono tre giorni che piango, e ancora le lacrime trovano un modo per uscire. Scuoto la testa. Non voglio che mi mandi via proprio adesso che è tornato. Non riuscirei a dormire comunque, separata da lui.
Sorride.
«Vieni qui» mi dice, indicandomi il lato libero del suo letto. Non è una buona idea. L'ultima volta che mi sono sdraiata lì, abbiamo litigato.
«Terry, dai! Voglio solo tenerti stretta. Non riusciresti a riposarti in un altro modo».
Mi alzo in piedi, asciugo le lacrime con un fazzoletto di carta che prendo dal pacchetto sul comodino, faccio il giro del letto e mi sdraio accanto a lui, con gli occhi nei suoi.
Quanto sono belli i suoi occhi. Marroni, caldi, così diversi da quelli di tutta la tribù, eppure così giusti su di lui. Mi perdo a guardarli, come non ho potuto fare quando dormiva. Allungo una mano e gli accarezzo i capelli, le guance. Con il pollice gli accarezzo le labbra. Lui le dischiude e morde leggermente il mio polpastrello. Un brivido caldo percorre la mia spina dorsale. Improvvisamente si gira su un fianco, allunga le braccia verso di me e mi porta a stretto contatto con lui.
Posa le sue labbra sulle mie e il suo sapore, inconfondibile, si mischia al mio. Sento la sua lingua bussare sulle mie labbra prima e sui miei denti poi, entrambi gli accordano il permesso di entrare, e, quando finalmente è dentro la mia bocca, accarezza il mio palato, giocando con la mia lingua, rotola sulla schiena e mi trascina su di sé.
Mi stacco da lui. Sorpresa in parte dalla sua mossa, in parte da quello che sento distintamente crescere sotto le lenzuola e premermi contro una gamba.
Ethan arrossisce. Io distolgo lo sguardo dai suoi occhi, ma non muovo un solo muscolo per cambiare la mia posizione. Il sapere che mi vuole - perché ora è chiaro che mi voglia, anche se non si sa per quale motivo non ha ancora cercato di fare l'amore con me - è rassicurante. Le mie compagne di scuola mi hanno parlato delle loro prime volte e delle "potenzialità" dei loro ragazzi. Io ho sempre aspettato che Ethan si facesse avanti, presa nella mia visione totalmente romantica della cosa immaginavo la mia camere illuminata da mille candele profumate di vaniglia.
Ma adesso ... adesso che so che Ethan mi ama e mi desidera ... beh, adesso andrebbe bene anche qui, nella sua stanza, con la sola luce della luna a illuminarci, seppur debolmente, perché nascosta dalle nuvole, con l'unico odore della mia - e della sua - eccitazione a riempire l'aria.
«Esther ... Voglio fare l'amore con te» mi dice, titubante, adorabile. Nonostante il verbo che ha usato, il suo modo e tempo che indicano che vuole che sia qui e adesso, sta chiedendo il permesso. E so che lo sta facendo solo perché sono io, e che gli costa un grande sforzo, dato il sangue da alpha che ha ampiamente dimostrato di possedere, quando mi ha costretta a mettermi in salvo.
Tutto quello che vorrei è chiuso in una parola. Una sola sillaba, due lettere. Che non riescono ad uscire dalle mie labbra. Perché seppure lo voglia anch'io, lui è appena guarito da profonde ferite ed è appena scampato alla morte. E' scosso e spaventato, sebbene non lo ammetterà mai. E poi siamo a casa di suo padre. E quindi questi non sono né il luogo, né il momento adatti a una cosa così importante.
Mi sporgo sulle sue labbra, vi poso un bacio e rotolo giù dal suo torace, finendo con le spalle dritte sul suo braccio destro. Mi stringe forte a sé.
«E' un no, vero?» mi chiede, per la prima volta supplichevole. Mi metto su un fianco e mi appoggio su un gomito, che finisce nell'angolo tra il braccio di Ethan attorno alle mie spalle e il suo torace. Poggio l'altro mio braccio sul suo petto, per stringerlo.
Sollevo lo sguardo, e incontro i suoi occhi. Dentro c'è un'infinita tristezza. Non crederà mica che ...
«Ethan, ti desidero anch'io» le parole mi sfuggono dalle labbra prima che il mio cervello abbia la possibilità di riafferrarle. Il desiderio di rassicurarlo è stato più forte di ogni altra cosa. E la luce che compare nei suoi occhi è la giusta ricompensa alle mie parole.
«Farei l'amore con te anche su uno scomodo pezzo di legno in mezzo alla tempesta, ma non lo farò stasera» il suo sguardo si spegne di nuovo. So che lo sto uccidendo, in questo modo. Ma devo fargli capire che non è con la paura di perdere la possibilità di avermi - lo conosco troppo bene per non sapere che altrimenti non affretterebbe così tanto le cose, dopo il litigio della settimana scorsa - che dobbiamo affrontare la nostra prima volta. Insieme e in assoluto.
«Perché?» gli sfugge dalle labbra. Se queste suppliche le avesse fatte in un altro momento - ma che sto dicendo? In un altro momento non avrebbe dovuto farle.
«Perché hai scelto proprio stanotte per fare l'amore con me?» so che odia quando non gli rispondo, e anzi, replico domandando a mia volta, e non sto cercando di farlo arrabbiare o chissà che altro. Voglio solo che capisca che non è un capriccio, il mio no, ma che sto cercando semplicemente di fargli un favore. So che non lo vuole realmente. A dispetto di tutto ... non vuole che accada in questo modo. Voglio dire ... il bracciale, il tatuaggio ... Ethan è un romantico fino in fondo, anche se non vuole darlo a vedere. E razionalmente non sceglierebbe questo momento, per fare l'amore con me per la prima volta.
Torno a rivolgere la mia attenzione al mio meraviglioso ragazzo, che continua a fissarmi contrariato.
«Lo voglio perché lo voglio. Che domande sono?» mi risponde, finalmente, mettendo il broncio. E' da mangiare di baci quando fa così! Mi sollevo leggermente e poso le mie labbra sulle sue, solo per mordergli dolcemente il labbro inferiore, quello che ha sporto in fuori.
«Potrei risponderti la stessa cosa. Non voglio perché non voglio» gli dico, sorridendogli, per fargli capire che sto scherzando.
«Ma hai detto che mi desideri, Esther!» mi rimprovera. Lo adoro, quando fa così, e non capita spesso che si perda nei suoi desideri. Farei l'amore con lui solo per dargli quello che vuole. Se fosse realmente questo, quello che vuole.
«E anche tu mi desideri ... o almeno così sembrerebbe - scendo con la mano lungo il suo torace, rimanendo al di fuori delle lenzuola, fino a sfiorare la protuberanza subito al di sotto del suo addome, tra le sue gambe. L'espressione di piacere e sofferenza che fa mi strappano un piccolo sorriso trionfante - ma sai perfettamente che è solo la paura di perdermi che ti spinge a chiedermi di farlo qui e adesso, Ethan!»
Abbassa gli occhi sul lenzuolo che lo copre solo in parte. Poi sospira.
«Avere una ragazza intelligente è una condanna» sentenzia.
«Ethan, so che l'avere rischiato la vita deve averti sconvolto, ma non mi perderai tanto presto, lo sai che ti amo e che resterò con te per moltissimo tempo ancora. Tutto quello che vorrai, e se ti dico di no adesso è perché so che è così. Che avremo tutto il tempo per fare le cose con calma - sistemandomi meglio al suo fianco, sfioro involontariamente la sporgenza sotto il lenzuolo - beh, non eccessivamente. Ti amo da impazzire»
Rimaniamo in silenzio abbracciati per un po'. So che sta pensando a cosa rispondermi, e devo dire che se non lo facesse affatto non mi importerebbe, ma credo che importi a lui, e mi mordo le labbra per non suggerirgli qualcosa che va contro la sua volontà.
«Terry, quando mi sono svegliato e ti ho vista ... ti ho sentita piangere su di me, ho capito che non posso fare a meno di te. Che ho bisogno di te. Che sei l'aria che respiro, l'acqua che mi disseta e il sole che riscalda la mia pelle anche quando fuori piove. Che ti voglio come e più di ogni altra cosa al mondo, e che non rischierò mai più di raggiungere gli spiriti senza prima averti fatta mia. Senza prima averti avuta almeno una volta. Perciò, sì, è stata la fottutissima paura di perderti, a spingermi a chiedertelo proprio stanotte. Ma ti desidero da sempre, e vorrei che i miei desideri si realizzassero»
Un singhiozzo sfugge dalle mie labbra, nell'istante in cui Ethan finisce di parlare, e il suo pollice che mi accarezza la guancia mi fa rendere conto che sto piangendo. Le sue parole mi hanno commossa. E', in un certo senso, la dichiarazione che desidero da sempre da lui. Una dichiarazione d'amore, desiderio e possesso.
Mi accorgo di non avergli dato una risposta, se non le lacrime, e mi precipito sulle sue labbra in un bacio che sa di urgenza, di amore, di desiderio ... e di lacrime.
Le mie lacrime, di commozione, le sue lacrime, che posso attribuire al sollievo che la confessione di quelle paure gli ha dato. Mi separo dalle sue labbra per asciugargli le guance, poi lo guardo negli occhi.
Sorride.
«Ecco, ora penserai che sono un debole» mormora, riferendosi al fatto che l'ho visto piangere.
«Potrò pensare tante cose di te, Ethan, e con i nostri caratteri finiremo per litigare tante di quelle volte che la metà delle cose delle quali ti accuserò sarà insensata. Ma mai potrei dirti che sei un debole, amore mio, e mai potrò farlo riferendomi alle tue lacrime. Perché la paura di morire in combattimento riflette solo la tua intelligenza, e quella la amo da sempre»
Le mie labbra sono di nuovo sulle sue, e le mie mani tra i suoi capelli. Il mio seno schiacciato sul suo ampio torace, le sue mani scivolano leggere sulla mia schiena, raggiungono le mie natiche e mi trattengono in questa posizione.
Le nostre labbra si cercano, si scontrano si aprono, si separano, si cercano ancora. I nostri denti mordono, stuzzicano, esplorano. Le nostre lingue accarezzano, si intrecciano, giocano, assaggiano. Mi accorgo che l'urgenza del nostro bacio ci ha spinti nella posizione inversa, con me sotto di lui, soltanto quando sento un suo ginocchio premere tra le mie , alla ricerca di una posizione più comoda per baciarmi. Ora sono le mie mani ad accarezzargli la schiena, a saggiare la consistenza dei suoi muscoli, il calore della sua pelle, dal collo verso il basso e ritorno, spingendosi sempre più giù, sempre più giù, fino a -
Mi irrigidisco, e subito Ethan si stacca da me.
Mi fissa intensamente, rimanendo fermo, poi inizia ad accarezzarmi una guancia con il pollice, ripetutamente.
«Ehi, cucciola, cos'hai? Ho fatto qualcosa di sbagliato?» mi chiede, preoccupato. Lo guardo smarrita, non ha fatto assolutamente nulla di sbagliato. Ero talmente presa da quel bacio che, se le mie mani non fossero arrivate fino al suo fondoschiena nudo, probabilmente saremmo arrivati molto oltre. Ma davvero mi sarebbe dispiaciuto? Davvero sarebbe stato sbagliato?
«Sei ... nudo» gli dico, abbassando lo sguardo e cercando di nascondere il viso contro il suo braccio. Lui sorride - non perché possa vederlo, in questa posizione, ma l'aria si riscalda, quando sorride.
«E' solo questo?» mi chiede, mentre continua ad accarezzarmi la guancia con il pollice.
«Ethan, lo sai che non è solo questo - gli rispondo, voltandomi verso di lui, e sospiro - se continuiamo così finiremo per fare l'amore anche se abbiamo deciso che stasera non va bene!»
«Ti dispiacerebbe davvero tanto se accadesse? In fondo abbiamo stabilito che ci desideriamo, no? E che ci amiamo lo sappiamo da tempo, ormai. Quindi stanotte non sarebbe poi così sbagliata. E' vero, mi sono trattenuto, fin troppo, cercando il momento e la situazione migliore, cercando di capire se tu mi volessi o se invece ero solo io a volerti e ti avrei spinta in una situazione imbarazzante. Non volevo che ti sentissi costretta. Non volevo farlo con te proprio prima di partire, perche non volevo darti l'impressione che me ne stessi andando proprio dopo aver ottenuto quello che desideravo. Ma sono stato un coglione, e ora me ne rendo conto. Cercare il momento e il luogo perfetto non è che una follia. Non esistono. Esistiamo solo noi, la forza con cui ci amiamo e il desiderio con cui si cercano i nostri corpi. Fare l'amore, per noi, non sarà mai sbagliato, Terry. Perché ci amiamo, e tanto basta. Il fatto che l'abbia capito solo ora ... solo per la paura di non poterti più avere ... beh, te l'ho già detto che sono un coglione, no?» sorride, aspettando una risposta. La mia risposta.
«Ethan ... io ...» non so cosa rispondergli perché ha pienamente ragione. E' un coglione, un adorabile coglione. E dopo che mi ha detto cose del genere, come posso non lasciare andare il mio corpo, rilassarmi, prendere tutto quello che verrà da questa notte, senza dare peso al perché abbia scelto proprio questa, tra tante?
Lo fisso. Leggo l'attesa nei suoi occhi quando sollevo il viso contro il suo. Gli accarezzo le labbra con la lingua, continuando a tenere lo sguardo incatenato al suo, dove trovo sorpresa prima, poi comprensione ... e infine passione.
Prende a baciarmi con foga, molto più violentemente di prima. E' come se volesse penetrarmi con la lingua - togliamo pure il "come se" - il ritmo che ha preso è incalzante, e mi piace. Sento i brividi concentrarsi nel mio stomaco, e una caldo tremendo tra le gambe. E' un caldo che mi fa sciogliere, mi sento ... bagnata ... e l'odore della mia eccitazione sale fino al mio naso, e sicuramente anche fino a quello di Ethan.
Le sue mani si infilano sotto la vecchia maglia di Renesmee, che mi ha prestato quando sono entrata in casa sua dopo la trasformazione. La solleva, e si stacca da me solo per sfilarmela, poi le sue labbra ritornano sulle mie. Le sue mani si appropriano dei miei seni, li accarezzano partendo dall'esterno, delicatamente, mentre con un dito disegna circonferenze immaginarie prima di raggiungere il capezzolo, ormai ipersensibile, che si tende fino a fare male, quando le sue dita lo sfiorano. Mi sfugge un gemito, ed Ethan ne approfitta per staccarsi dalla mia bocca. Semina baci sul collo, scendendo sulla linea centrale. Morde le prominenze delle mie clavicole e raggiunge il seno, dove gioca con i capezzoli come prima giocava con la mia lingua. Li accarezza, li sfida, si succhia.
E mentre si diverte a farmi impazzire in questo modo, le sue mani si infilano nell'elastico dei pantaloncini di cotone che dovevano appartenere a un vecchio pigiama di Sarah. Me li fa scivolare lungo le gambe, seguendo il loro movimento verso il basso con il suo corpo. Semina una scia di saliva al suo passaggio, soffia su di essa generando brividi in tutto il mio corpo. La lingua forma delle spirali attorno al mio ombelico, avvicinandosi sempre di più ad esso. La leggera pressione al suo interno mi fa inarcare la schiena, e non è ancora niente, perché lui approfitta del mio movimento per afferrare le mie cosce da sotto ed aprirmi leggermente le gambe, facendomele piegare verso l'alto. Mi guarda con una fame negli occhi, che so non essere di cibo, mentre le accarezza.
Sono nuda di fronte a lui, completamente, per la prima volta.
«Esther ... sei ... bellissima»
Sorrido, mentre lui torna con le mani prima e con il resto del corpo poi, verso il mio viso.
«Sei sicura? - mi chiede - Non credo che sarei in grado di fermarmi, più tardi»
«Se lo volessi, ci riusciresti. Ma sono sicura. Ti amo, Ethan»
Nei suoi occhi si forma una gioia selvaggia, una gioia che lo fa rituffare sulle mie labbra con la stessa foga di prima. Quando si separa da me, mi dedica uno sguardo dolce, il suo sguardo. Si allunga verso il comodino, e prende un contenitore argentato. Dopo averlo aperto, armeggia un po' con il suo membro, e arrossisco, capendo di cosa si tratta.
Stupida, stupida Terry. Ti sembra il momento di arrossire? Dico a me stessa.
Ethan solleva lenzuola e coperte e le tira fino in fondo al letto. Si sistema di nuovo sopra di me, facendo attenzione a porre le nostre parti intime in contatto. La punta del suo membro sfrega e spinge contro uno dei miei punti sensibili, e mi fa sospirare in risposta alle piacevoli scosse che mi percorrono. Dopo qualche minuto di questa tortura, cerca la mia apertura e vi entra. Piano, poco alla volta, come se stesse cercando qualcosa. Entra e torna indietro, per entrare un po' di più, in risposta ai miei sospiri. Entra e torna indietro. Fino a che non trova un ostacolo. Quando lo colpisce, rabbrividisco.
«Terry ... non voglio farti del male» mi dice, con voce colpevole.
«Credo ... credo sia ... una sorta di rito di passaggio, per una ragazza» gli rispondo, con un sorriso, per farlo sentire meno in colpa.
E' spaventato, forse è giusto che lo sia, ma sono davvero sicura che non sia con nessun altro che voglio affrontare la mia prima volta. Allungo una mano sul suo viso e gli faccio una carezza. Lui mi bacia il palmo della mano, stringe l'altra nella sua ed entra con forza, rompendo la mia barriera.
La mia verginità.
Chiudo gli occhi, e mi sfugge una lacrima, insieme a un gemito spezzato. Ethan è immobile, in attesa di un segnale di via libera da parte mia. Ha un pollice sulla mia guancia, e le labbra sulle mie in un bacio leggero, ma è immobile.
«E' ... è tutto a posto?» mi chiede dolcemente. Sono ancora rigida, e lui non azzarda il movimento di un solo muscolo. Ha il terrore di potermi fare male.
«Brucia un pochino. Ma passerà» dico, minimizzando il tutto, mentre allungo il collo per posare di nuovo le labbra sulle sue. E' un bacio dolce, almeno all'inizio, ma si approfondisce sempre di più. Siamo occhi negli occhi, mentre il mio corpo si rilassa e Ethan ricomincia a muoversi dentro di me.
Lentamente, torna a ripetere il movimento di prima. Dentro e fuori. Dentro e fuori. Un nuovo gemito sfugge dalle mie labbra, e di nuovo lui si ferma.
«Esther, forse ... forse è il caso ... che ci fermiamo» mi dice, con una voce roca che non gli ho mai sentito.
«Sì ... se vuoi che non ti rivolga mai più la parola! Adesso baciami e zitto, scemo»
«Ma ... ti ho fatto male» insiste.
Non posso convincerlo del fatto che non mi abbia fatto male con le parole. Devo dimostrarglielo con i fatti.
Spingo il bacino contro il suo, imitando il movimento che aveva intrapreso prima, e mi strappo un altro mugolio. Ethan, in risposta, cerca di allontanarsi da me. Lo imprigiono stringendogli le gambe attorno alle cosce - non che servirebbe a qualcosa se esercitasse un po' di forza in più, visto che è più forte di me - e lo guardo negli occhi.
«Terry -»
«Te l'ho detto che sei uno scemo. Certi mugolii sono di dolore, e altri di piacere. E dopo quello di prima, gli altri sono stati tutti di piacere!» lo informo.
Di nuovo la luce selvaggia si impossessa dei suoi occhi, mentre ricomincia a spingere, sempre più velocemente, rispondendo alle richieste del mio bacino, che fa dei movimenti complementari ai suoi.
Il movimento diventa sempre più rapido, mi fa inarcare la schiena e aggrappare alle sue scapole, stringendo con le unghie. Lui risponde aumentando il ritmo delle spinte, assieme alla loro forza.
Il mio corpo è percorso da onde calde che partono dal nostro legame ed arrivano in periferia. Sono piacevoli. Intense. Mi fanno gemere. Ethan adesso sorride leggermente ai miei mugolii. E' un sorriso soddisfatto, è consapevole del fatto che io stia provando piacere per merito suo.
I nostri corpi vengono all'improvviso scossi da contrazioni fortissime, contemporaneamente. E lui si accascia su di me. Mi stringe. Mi bacia.
Esce da me. Il suo allontanamento mi svuota. In senso letterale e figurato.
Sento il materasso alzarsi, muoversi come in risposta a una diminuzione di peso, e poi riabbassarsi. Allargo le braccia, ed Ethan vi trova spazio. Mi stringe. Mi bacia ancora una volta.
«Come stai?» mi chiede, premuroso, mentre i suoi occhi sono fissi nei miei, alla ricerca di qualche rimorso, forse.
«Ethan, smettila di preoccuparti - sospiro, sollevando una mano sul suo viso a fargli una carezza - Sono felice. Soddisfatta. E ti amo»
«Ti amo anch'io. Ma non volevo farti male»
«Ne dobbiamo davvero riparlare, Ethan?»
«No, se non vuoi»
«Non voglio. Perché davvero non era niente. Niente in confronto a quello che ho provato dopo»
«Per essere la prima volta non siamo andati male, no?» mi chiede, con un sorriso furbetto. Sono felice di vedere che si stia rilassando, finalmente, e rispondo rimanendo al gioco.
«Cerchi voti, per caso?»
«L'intenzione era più o meno quella!» mi dà un bacio sulla fronte e mi sorride. La sua espressione mi fa scoppiare a ridere.
«Che c'è, di tanto divertente?» mi dice, con un tono che non lascia presagire niente di buono, è quello di quando -
Ecco, le sue mani sui miei fianchi a farmi il solletico. Mi fa contorcere, e mi spinge ancora sotto di lui. Quando realizziamo le nostre reciproche posizioni, si ferma, e mi guarda a lungo negli occhi.
Mi bacia teneramente, lentamente, poi rotola sulla schiena verso un lato del letto, tirandomi verso di sé e stringendomi al suo petto. Intreccio le gambe alle sue, mentre inizio a disegnare figure astratte sulla sua pancia.
Respiriamo in maniera sincrona, e stiamo in silenzio. Non abbiamo bisogno di parlare. Anche se ... ho una domanda che mi gironzola in testa da un po'.
«Ethan, da quanto ci pensavi?»
Ethan
Non riesco ancora a crederci. E' qui, stretta a me, e abbiamo appena fatto l'amore. Le ho fatto male ... sapevo che sarebbe successo, ma questa cosa mi ha condizionato. Certo, dopo ha anche provato piacere, me l'ha detto poco fa, come l'ho provato io. Ma le ho fatto male, e il sangue che ho visto quando mi sfilavo il condom non ha fatto che confermarmelo e ricordarmelo, e non riesco a perdonarmi.
Mi ha detto che devo smettere di sentirmi in colpa, ma non ci riesco. E' più forte di me.
La sento disegnare con le dita sulla mia pancia. E' una sensazione così piacevole, così intima, quella di stringerla a me e lasciarla giocare con la mia pelle. All'improvviso, smette di accarezzarmi.
«Ethan, da quanto ci pensavi?»
Da quanto ci pensavo, Esther? Ci penso da quando hai iniziato a diventare una donna. Da quando il tuo corpo ha cominciato a maturare e i tuoi vestiti sono cambiati con lui. Da quando alle salopette di jeans si sono sostituiti i vestiti di cotone e i maglioncini aderenti hanno preso il posto delle felpe informi che adoravi.
«Ricordi il vestito che indossavi il giorno che hai compiuto quattordici anni? Io lo ricordo come fosse ieri. Era un vestito arancione, senza spalline, e metteva in risalto i tuoi colori. I tuoi capelli erano ancora lunghi e accarezzavano le tue spalle, cadendo sui tuoi seni e coprendo le tue forme. Eri un fiore magnifico, che iniziava a sbocciare, ed ero terrorizzato dal fatto che qualcuno ti portasse via da me, prima ancora che fossi autorizzato a dirti quanto ti amavo. Quella è stata la prima volta in cui avrei voluto prenderti e nasconderti da tutti, e baciarti per dimostrare a tutti che eri mia, solo mia» accarezzo la sua schiena con la mano che la tiene stretta a me, mentre le parlo.
«E come ... come hai resistito per tutto questo tempo?»
Avvampo, e, se la sua posizione non le impedisse di guardarmi in viso, lo vedrebbe anche lei. Come non detto. Il fatto che non le stia rispondendo la spinge ad alzarsi su un gomito per guardarmi in volto.
«Perché sei imbarazzato?» mi chiede, sorridendo. Continuo a non risponderle, e il sorriso sul suo viso si spegne lentamente. Non crederà mica che -
«Non hai resistito» dice, con gli occhi tristi, mentre fugge dal mio abbraccio, e si inginocchia sul letto, agitandosi alla ricerca di qualcosa, probabilmente per coprirsi. Mi sollevo di scatto, e imprigiono i suoi polsi nelle mie mani, fermandola.
Mi dà ancora le spalle, però, quando avvicino le labbra al suo orecchio.
«No, non ho resistito ... ma ho sempre pensato a te»
«E credi che questo importi qualcosa? Io pensavo che fosse la prima volta anche per te! Che mi avessi aspettata per -»
«Terry, di cosa stai parlando?»
«Beh, del fatto che non sei riuscito ad aspettare che diventassi abbastanza grande, mi sembra ovvio» mi dice, imbronciata e con le lacrime agli occhi. Sorrido.
«Perché ridi?»
«Perché tu sei la mia prima esperienza. In ogni senso. La mia prima ragazza, il mio primo bacio, la mia prima volta. E sei anche l'unica»
«E allora ... come ti sei dato sollievo?»
Esther, sei la dea delle domande scomode, penso, mentre la stringo tra le mie braccia e mi sdraio di nuovo, portandola con me.
«Lo vuoi davvero sapere?» le chiedo, sperando in un no come risposta, e maledicendomi quando la vedo annuire. Come siamo finiti su questo argomento?
«Così» dico, portando una mano al mio membro ed imitando per un attimo il movimento a cui l'ho sottoposto praticamente ogni giorno, da due anni a questa parte. Lascio cadere la mano al mio fianco subito dopo.
Rimaniamo in silenzio per qualche minuto, mentre riprende a disegnare sul mio addome ed io ricomincio ad accarezzarle la schiena.
«Ethan ... da quando pensavi che la nostra prima volta sarebbe stata in camera tua?»
«Non ... non ci avevo mai pensato, Esther, ti prego di credermi. Erano mesi che cercavo i posti più adatti, e la mia camera non è mai rientrata tra questi»
«E perché c'erano tutte quelle ... precauzioni?» mi chiede, smettendo di nuovo di esplorare il mio torace con i polpastrelli.
«Tutte queste domande miravano solo ad arrivare qui? - le chiedo, mentre le mie labbra si stirano, incurvandosi verso l'alto, ed io infilo le mani sotto le sue ascelle, tirandomela sul petto in modo che possa guardarmi negli occhi. La vedo annuire - Quelle le ha portate Sarah da Los Angeles, Jen le ha riempito la valigia e lei ha pensato che la un eventuale raid di papà avrebbe trovato la loro presenza meno deprecabile in camera mia, che nella sua»
Ride, e la sua risata mi fa sentire più leggero. Le vibrazioni del suo corpo si trasmettono al mio, e mi danno una sensazione di serenità.
La stringo forte a me, inspirando il suo odore, che ora è misto al mio. Sono entrambi molto intensi, sulla sua pelle, e deve essere l'effetto della nostra seconda natura, insieme a quello che abbiamo fatto stanotte, a renderli così. E' a malincuore, che le propongo una doccia, prima di metterci a dormire.
«Mi vuoi togliere il tuo profumo di dosso?»
«Mai. Ma puoi mischiarlo a quello del mio bagnoschiuma!»
«Va bene» mi posa un bacio sulle labbra e fa per alzarsi.
«Dove vai?» le chiedo, facendole perdere l'equilibrio e afferrandola al volo per portarla in bagno in braccio. La lascio in piedi dentro la doccia, da sola per un secondo, poi la raggiungo ed apro l'acqua - rigorosamente calda - dopo aver chiuso il box. L'acqua scivola tra i suoi capelli, sul suo viso, scende leggera sul suo corpo, accarezzando tutto ciò che è mio. Lei è mia.
I suoi occhi rivelano chiaramente che è gelosa dell'acqua che mi bagna, così come io lo sono di quella che si attarda sulla sua pelle. Chiudo il rubinetto e afferro il bagnoschiuma, versandone un po' in un palmo, ed ignorando la mano tesa di Esther che chiede del sapone. Mi abbasso lentamente fino alle sue caviglie, ed inizio ad insaponarle i piedi con attenzione, salendo lentamente verso i polpacci, facendole il solletico dietro le ginocchia e bloccandomi alla vista delle sue cosce.
Sangue, anche qui.
Il suo colorito rugginoso mi fa perdere un battito. Istintivamente, avvicino le labbra alla sua pelle morbida e vellutata e lecco via ogni traccia di quella che è la mia colpa. La sento fremere, e sento di nuovo l'odore della sua eccitazione, e ad essa risponde la mia erezione, che fa di nuovo capolino tra le mie gambe. Poso un bacio sul punto più delicato del suo corpo, ne respiro il profumo, e me ne allontano, continuando la risalita del suo corpo con le mie mani. Insapono il suo ventre, le spalle, le braccia, il collo, e lei risponde alle mie carezze con dei suoni deliziosi che escono dalle sue labbra. Lascio il seno per ultimo, e lo venero come ho fatto prima, mentre facevamo l'amore. Lo accarezzo, lo stringo tra le mie mani, sfioro i capezzoli con i pollici, e il gemito che lascia la sua bocca, è quasi un premio, e mi fa sorridere.
Le sue mani mi sorprendono, quando le sento chiaramente afferrare la mia erezione, ed accarezzarla dolcemente. Sussulto, colpito da un brivido di piacere. Lei, con le mani lì, è uno dei miei sogni proibiti ricorrenti.
«Ti ho ... fatto male?» mi chiede, impaurita, lasciando la presa sul mio membro, in risposta al mio attimo di sorpresa.
Prendo le sue mani tra le mie, e ne bacio il dorso, poi le lascio andare e sollevo il suo viso verso il mio, che chino fino a raggiungere le sue labbra. Morbide, gonfie dei miei baci, sono sempre più dolci sotto la mia bocca.
«No, non mi hai fatto male, Terry. Mi hai solo colto di sorpresa, tutto qui» le dico. Le sue mani tornano ad accarezzarmi, lentamente, mentre il mio membro si ingrandisce sempre di più sotto le sue dita delicate. Il suo pollice sulla punta mi fa tremare, e la vedo sorridere, ormai conscia che sono scosse di piacere, quelle che mi percorrono.
«Eri ... tutto dentro di me?» mi chiede. Sorrido e annuisco, involontariamente mi sta facendo un complimento. Almeno, io prendo così quello che mi ha detto.
Continua a muovere la sua mano lungo la mia erezione, stringendo più forte in alcuni momenti, e allentando la presa subito dopo. Mi fa gemere, mi porta al limite, e quasi non mi rendo conto di aver cercato un appiglio. E' l'acqua che riprende a cadere sulle nostre teste a riportarmi sulla terra.
La sua mano si muove sempre più velocemente, probabilmente nell'imitazione istintiva di quello che abbiamo fatto prima, e il mio bacino inizia ad affondare in essa come se fosse dotato di una volontà propria, sempre più violentemente e sempre più profondamente. Quando vengo, le sporco le mani, gli avambracci, le braccia, la pancia e le gambe. Sono affannato, ma soddisfatto come poche altre volte in vita mia, seppur non come prima quando l'ho avuta tra le mie braccia.
Le sorrido, cercando di regolarizzare il respiro e la vedo rispondermi con gli occhi, che sono accesi di una luce che non avevo mai notato. La bacio di nuovo, perché ora posso farlo. Ammirare la sua bellezza e baciarla e fare l'amore con lei. Tutte le volte che voglio.
«Ora dovrò lavarti di nuovo!» le dico, fintamente arrabbiato.
«Sembra quasi che ti dispiaccia» mi risponde, a tono.
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Mezz'ora dopo siamo di nuovo sul letto. Mentre lei si asciugava i capelli, avvolta nel mio accappatoio, ho cambiato le lenzuola. Quella macchia di sangue era un pugno nello stomaco ogni volta che posavo lo sguardo in quel punto del letto. Ho cancellato ogni traccia del male che le ho fatto, ed ora siamo rimasti solo io e lei, e la meravigliosa esperienza che abbiamo appena condiviso.
Indossa un paio di miei boxer e una maglietta che ha i suoi anni, e la sua schiena poggia sul mio torace. La stringo forte a me e poso la testa nell'incavo del suo collo, respirando il suo profumo. E' strano, ma è rassicurante. Le do un bacio.
«Cos'hai, Ethan?» mi chiede, sollevando una mano a cercare il mio viso, e sfiorandolo in una carezza.
«Ti amo»
«Ti amo anch'io»
Le poso un secondo bacio sul collo, la sistemo meglio tra le mie braccia e chiudo gli occhi. Nel medesimo istante in cui, sono sicuro, lo fa anche lei.
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Mercoledì, 16 settembre 2026
«Ti prego, scendi, prima che salga tuo padre e faccia di te carne tritata»
E' la voce di mia sorella a sussurrarmi queste parole nell'orecchio, e penso di averle sognate, ma quando faccio un respiro profondo, il suo odore mi riempie le narici. E' stata qui. Apro gli occhi, e la luce soffusa, tipica delle giornate di pioggia, che pervade la stanza, porta con sé un'altra consapevolezza. Non c'è più l'odore della nostra eccitazione.
Lentamente, dolcemente, e facendo attenzione a non svegliare la mia adorabile Esther, mi alzo dal letto, prendo una maglia nell'armadio - la prima che capita - e me la infilo mentre mi avvio lungo le scale.
La faccia di papà non lascia presagire nulla di buono.
«Si può sapere cosa ho fatto, stavolta?» chiedo serafico, mentre addento una fetta biscottata sul piatto di fronte a lui e con la coda dell'occhio vedo Renesmee scuotere la testa. Non so se sia a causa mia o di papà.
Papà posa la tazza di caffè che ha in mano, e torna a voltarsi lentamente verso di me. Ok, ho fatto decisamente qualcosa. Ma non c'è nulla che mi venga in mente che possa averlo fatto incazzare così tanto. Insomma, da quando sono tornato dalla terra dei sogni non è che abbia fatto poi molto!
«Si può sapere a che cazzo pensavi quando hai sbattuto Esther sulla schiena e te la sei scopata?»
«Ce l'hai con me per questo, papà? Perché ho fatto l'amore con la ragazza che amo e non ti ho chiesto il permesso?» sollevo una angolo della bocca. Mi viene da ridere - e sarebbe una risata amara - non può essere serio. Non può essere davvero incazzato per questo. Porca puttana, è mio padre, nessuno sa meglio di lui quanto io prenda dannatamente sul serio questa cosa. E poi per Sarah e Seth non ha fatto tutte queste scene -
«Sai quanto ci ho messo ieri sera a convincere Sam che poteva dormire tranquillo perché non sarebbe successo niente a sua -»
«Ma non le è successo niente, papà!» urlo, guadagnandomi un'occhiataccia.
«Sai quanto ci ho messo a far capire a Sam che avevate bisogno l'uno dell'altra dopo tutto quello che era successo? E, invece, aveva ragione lui! Non dovevo fidarmi di te. Senza controllo hai fatto esattamente quello che si aspettava!» grida, sovrastando la mia voce e impedendomi di replicare. Le sue parole mi colpiscono più di uno schiaffo in pieno viso. Sembra ... sembra quasi che la volontà di Terry in questa cosa non c'entri nulla. Eravamo in due in quella stanza. Entrambi consenzienti. Sapevamo quello che stavamo facendo.
«Io ... non stai parlando sul serio, vero?» gli chiedo, con la voce ferma, ma dalla tonalità bassa. Mi sta facendo così male.
«Ti sembra che io stia scherzando? Cazzo, Ethan, ha solo sedici anni, non potevi tenere l'uccello nei pantaloni ancora per un po'? Stavi andando così bene -»
«Non mi risulta che alla sua età tu abbia tenuto il tuo uccello nei pantaloni, per citare le tue finissime parole, papà, perché altrimenti non saremmo qui a parlarne - guardo la sua espressione per un attimo, e mi accorgo di aver fatto centro - Ma è ... è questo il punto. Pensi che potrei metterla incinta a sedici anni. Pensi che io sia così idiota da non usare precauzioni. Pensi che non abbia la maturità necessaria per -»
«Adesso basta. Tagliatela qui. Non voglio sentire un'altra parola a riguardo». Renesmee si intromette nel nostro litigio. Non lo fa mai, a meno che non pensi che le cose siano andate troppo in là, o che stiamo per avvicinarci a un punto in cui rimediare potrebbe essere difficile. Chissà in quale ruolo si calerà oggi.
«Sedetevi sul divano. Entrambi» ci dice, con un piglio da generale della marina militare. Il ruolo in cui si è calata? Madre adottiva e moglie incazzata. Meglio lasciar perdere le repliche e fare quello che dice.
«Tu - si rivolge a me - modera il linguaggio e porta più rispetto a tuo padre. Non ti ha detto cose sbagliate, l'ha fatto solo nel modo peggiore tra tutti quelli che poteva scegliere»
Annuisco, e mi volto verso mio padre per scusarmi, ma Nessie mi precede.
«Lo farai dopo. Tu - e stavolta ce l'ha con mio padre - piantala di comportarti da maschio alpha minacciato e ritorna ad essere l'uomo meraviglioso del quale sono innamorata e che ho sposato. Non hai sbagliato a dirgli quello che gli hai detto, ma non dovevi farlo in quel modo, come se fosse un affronto personale il fatto che abbia deciso di compiere un passo in avanti nella sua relazione. E soprattutto non dovevi farlo stamattina, quando si sarebbe dovuto svegliare insieme alla sua ragazza, fare l'amore con lei un'altra volta e poi scendere a fare colazione sentendosi il padrone del mondo, Jake. Non dovevi rovinargli il risveglio più bello della sua vita, e a maggior ragione non avresti dovuto farlo con i dubbi di qualcuno che l'uccello nei pantaloni l'avrebbe dovuto tenere veramente»
Papà ha tenuto lo sguardo basso finora, ma in questo momento lo alza, e guarda intensamente sua moglie.
«Pensavi che non lo sapessi, Jake? La bugia che avete architettato con il branco è talmente buona che nessuno sognerebbe mai di andare a chiedere a una delle parti in causa cos'è successo veramente. Ma andiamo, Jake. Un solo bacio è troppo poco, per vent'anni di silenzio. Anche per una persona orgogliosa come Leah»
«Che vuoi dire, Ness? Chiedo, curioso di capire quanto le mie supposizioni si avvicinino alla realtà.
«Niente che sia necessario che tu sappia, Ethan. E adesso, se non vi dispiace, vado a controllare che gli altri abitanti di questa casa, compreso tuo padre, Jake, non si siano svegliati con le vostre grida - apro la bocca per chiederle ... - Sì, Ethan, vado anche da Esther. Voi due chiaritevi, senza far parlare i vostri ormoni, per una volta»
Ci volta le spalle, e si dirige verso la stanza di July, dove sono tutti e tre i piccoli. Che, in questo momento, devono sembrarle più maturi di me e papà.
«Come sei finito con lo sposare quel despota in gonnella?» chiedo a mio padre, con tono neutro, senza voltarmi verso di lui. Fisso lo schermo della televisione, di fronte a noi. Spenta.
«Mi sono innamorato di lei. Ma non sapevo che avesse così tante cose in comune con la psicopatica bionda».
«Ethan, io -»
«Papà, io -»
Ci giriamo nello stesso istante l'uno verso l'altro e nello stesso istante ci parliamo. E scoppiamo a ridere. Buffo come le cose si risolvano sempre così semplicemente, tra me e lui, quando "non lasciamo parlare gli ormoni".
«Ethan, mi dispiace per quello che ti ho detto. Beh, non proprio per quello che ti ho detto, ma per come l'ho fatto. Dovrei avere più fiducia in te, ma quello che ho fatto io mi impedisce di pensare che i ragazzi possano comportarsi in maniera intelligente e responsabile, quando c'è di mezzo il sesso»
«Non è l'educazione che ho ricevuto. Insomma, papà, non dovrei essere io a dirti che da te ho ricevuto un buon esempio, a dispetto di quello che ho detto prima. Dovresti saperlo da solo. Tu mi hai mostrato che fare l'amore con qualcuno non è una semplice questione di esercizio fisico, di meccanica di due corpi che si incastrano alla perfezione e che si danno piacere. Tu hai fatto l'amore con la mamma perché eri innamorato di lei, e l'hai fatto con Renesmee quando ti sei accorto che i sentimenti che provavi per lei erano forti, a dispetto del tempo che avevi passato con lei. Dopo che la mamma - respiro profondamente, la ferita era profonda, e per quanto rimarginatasi, fa sempre male - Dopo che la mamma ci ha lasciati a te, avresti potuto farci vivere come due sbandati, portare una donna diversa a casa ogni notte, in fondo eri solo un ragazzo. E invece ti sei preso le tue responsabilità. Hai finito il liceo e hai aperto l'officina, non ti sei avvicinato a una donna che non fosse zia Rachel, o zia Leah, o zia Emily fino a quando non ti sei innamorato di Renesmee. Che è stata l'unica donna non della famiglia a varcare la soglia di questa casa. Senti ancora di avermi dato un esempio sbagliato?»
Il suo sguardo orgoglioso mi fa sentire bene, e il suo abbraccio guarisce il dolore che le sue parole mi avevano inferto poco fa.
«E tu saresti quello privo di capacità dialettiche?» mi chiede, guardandomi con aria scettica, continuando a tenere le mani sulle mie spalle.
«Ehi, Sarah avrebbe fatto un discorso lungo il doppio farcendolo di mille figure retoriche. Quindi sì, a confronto con lei sono quello con le capacità dialettiche scarse»
Sospira, e mi guarda negli occhi.
«Con Esther cos'hai intenzione di fare?»
«Amarla, papà. In ogni modo che conosco, compreso quello fisico, perché lei è la ragazza che amo, e sarà la donna che vorrò al mio fianco per tutta la vita. E non solo perché l'imprinting dice che debba andare così»
«Io - ingoia rumorosamente la saliva - Io mi fido di te, e so che sarai prudente. E con Sam parlerò io. Ness ha ragione, non può prendersela con te per i suoi errori. Che poi le due situazioni non hanno -»
«Zio Sam già lo sa?» lo interrompo.
«Si è presentato stamattina, dicendo di aver portato dei vestiti per Esther, gli ho detto di lasciarli a me, ma mi ha lasciato credere che voleva vedere sua figlia perché erano tre giorni che non tornava a casa. Così, siamo saliti, abbiamo aperto la porta, e l'odore che è uscito dalla tua stanza, nonostante la tua finestra perennemente aperta, era inconfondibile. Per di più c'erano a terra i vestiti che Terry ha indossato per tutto il tempo che è stata qui, e magari Sam non li ha riconosciuti, ma io sì, e l'involucro argentato sul tuo comodino. Non ci è voluto molto per fare due più due»
«Papà, a cosa si riferiva Nessie?» chiedo, cambiando argomento, ma in fondo approfondendo quello di cui stiamo già discutendo.
«Al fatto che Leah abbia tanti difetti, tra i quali non è compreso quello di arrabbiarsi per nulla»
«Ma un bacio non è "nulla". Un bacio è comunque un tradimento»
«Beh ... sì ... ma ... - fa un respiro rumoroso e continua - Sì, hai ragione tu. Un bacio è comunque un tradimento»
Stiamo in silenzio per qualche secondo, e sono io a romperlo, ricordandomi che c'è un argomento di cui mi preme parlare con lui.
«Papà, Terry ti ha detto quello che è successo nella foresta?»
Annuisce.
«In parte, e confusamente. Blaterava qualcosa riguardo a un ordine alpha che le avresti dato per mandarla via»
«Ecco ... sì ... l'ho fatto. Era questo, ciò di cui volevo parlarti ieri sera. Desideravo che lei si mettesse in salvo, ma non voleva darmi ascolto ... e l'ho fatto»
«Credo ... credo che sia ora che facciamo una bella riunione di branco. Parteciperà anche tuo nonno e cercheremo di capirci qualcosa prima che tutto ci sfugga di mano. Per te va bene?»
«Senza Sarah, no»
«Allora aspetteremo che torni. Ma se dovesse capitare ancora, la riunione la faremo immediatamente»
Annuisco e mi alzo in piedi.
«Torno da Esther»
«Quando si sveglierà, augurale il buongiorno da parte mia»
Mentre mi avvio, incrocio Renesmee, con una faccia tutt'altro che felice. Porta cattive notizie, e non è neanche uscita di casa.
«Ness, cos'è successo?» le chiedo, improvvisamente conscio che è qualcosa che mi riguarda da vicino.
«Esther ... non è di sopra» mi dice, funerea.
Colto dal panico, e incapace di pensare, la sposto violentemente da un lato e corro per le scale. Spalanco la porta, non potendo credere che se ne sia andata così, dopo quello che c'è stato stanotte tra di noi, e la stanza è vuota. Il letto sfatto, come l'ho lasciato quando sono sceso a litigare con papà. Ma lei ... lei non c'è più.
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