Breathe (Pov Sarah)
Sarah
«E quanto ancora avreste aspettato per dircelo?» urlo.
Sono in piedi, in mezzo al salotto immacolato come al solito, circondata da vampiri che mi hanno mentito per tutta la vita - e che continuano a farlo - e dall'unica persona dalla quale pensavo di aver sempre ricevuto la verità. E ora scopro che non è così.
«Principessa - »
«Non ti azzardare a chiamarmi in quel modo. Sono Sarah, per tutti. Non 'tesoro'. Non 'amore'. E tantomeno 'principessa'».
Sto dando di matto, ma la scoperta dell'ennesima bugia mi ha fatto quest'effetto. Ethan probabilmente l'avrebbe gestita meglio. Avrei dovuto lasciare a lui il lavoro sporco. E permettergli di gridare ancora contro Seth? Mi chiede il mio grillo parlante interiore.
«Sarah, calmati e siediti, per favore. Ne parleremo -»
«Sedermi e calmarmi. Sedermi. E. Calmarmi. Edward, non capisci che cosa significa vivere costantemente immersa nelle bugie? Vorrei che almeno la mia famiglia mi dicesse la verità. O che almeno lo facesse il mio fidanzato» Mi sento distrutta. Stanca. Frustrata. Ho reso l'idea? Questa situazione mi ha massacrata. Spezzata.
E non ho ancora avuto modo di parlare con papà, perché mi deve sentire anche lui. Oh, se mi deve sentire. Non c'è possibilità che la scampi solo perché è lontano. Dovrà sorbire il mostro che ha contribuito a creare.
Stamattina io e Seth ci siamo svegliati presto. Lui deve tornare a Forks, ha il lavoro, e ha già perso troppi giorni, sebbene la preside Weber non gli abbia fatto molti problemi. O almeno così mi ha detto.
Così, mentre preparava il borsone, raccogliendo le cose che aveva seminato nella mia stanza nei giorni passati, gli ho chiesto delucidazioni su quello che ha detto il vampiro a Ethan.
Ha abbassato lo sguardo, si è irrigidito e ha stretto i pugni lungo i fianchi - cosa che fa sempre quando c'è di mezzo un ordine alpha - e me l'ha praticamente confermato. Andiamo avanti ad urlare da due ore. Cioè, io urlo, loro ascoltano.
Blocco i pensieri e decido di mettere in atto le mosse che sto architettando da quando lo so.
«Bene. Vado a fare le valigie. Tu - mi rivolgo a Seth - aspettami qui. Torno a casa con te»
Forse per la prima volta da quando lo conosco, mi sorprende. Non annuisce, ma mi fissa furioso.
«Ma non capisci che l'abbiamo fatto proprio per evitare questo? - mi urla contro, e non l'ha mai fatto. E' stato sempre il mio tenero e comprensivo Seth, e ora ... - Non capisci che non voglio che tu sacrifichi te stessa e i tuoi desideri per questa stupida guerra contro i vampiri? Non capisci che quello che volevamo evitare era proprio che rimanessi alla riserva?»
«Oh, andiamo, e da quando in qua sapresti cosa voglio meglio di me, Seth! E non tirarmi fuori l'imprinting, perché mi incazzo sul serio»
Edward sussulta sulla sedia, e lo stesso fa Jasper. Non gradiscono che una signorina usi un certo linguaggio, ma io sono la figlia di mio padre, e la nipote di mio nonno, e questo linguaggio è in un certo senso la loro eredità.
«Ricordi quella bambola che ti fermavi sempre a guardare quando venivo a prenderti all'asilo? Ricordi la faccia che avevi quando scopristi che l'avevano venduta?»
«Seth, avevo cinque anni!»
«E le cose non sono cambiate. Se non avessi voluto la bambola, non l'avresti presa in considerazione. Se non avessi voluto Harvard, nemmeno tutti gli spiriti dei nostri antenati ti avrebbero convinta a venire qui, nonostante la borsa di studio. Tu non chiedi mai, ma fai capire bene cosa vuoi. E in questo momento non è La Push, e non tornerai là solo perché il tuo senso di responsabilità te lo impone!»
Faccio un passo nella sua direzione, solo per ricordarmi che ce l'ho a morte con lui e bloccarmi tra il divano e la poltrona. Seth non si lascia intimidire dal mio orgoglio, non più, e viene verso di me, mi accoglie tra le sue braccia e mi stringe forte contro il suo petto.
«Però non hai mai capito che chi volevo al mio fianco eri tu» gli dico, circondandogli la vita con le braccia ed arrendendomi al suo calore. E' impossibile che io resti arrabbiata con lui a lungo.
«Mi spieghi come facevo a capirlo, quando tutte le circostanze gridavano il contrario? Uscivi con altri ragazzi e non mi degnavi di uno sguardo. Ero geloso marcio, ma credevo che non desiderassi me, e non volevo importi la mia presenza»
«Non seguirò mai più un consiglio di Jen» borbotto, seppellendo la faccia nella maglietta di Seth.
Dopo qualche istante di silenzio, sento dei passi leggeri sulla moquette del salotto, e, a fatica, stacco un braccio dalla schiena di Seth.
«Non vi muovete da lì. Non ho ancora finito, con voi - rimanendo in parte stretta a Seth, mi volto verso i miei quattro coinquilini vampiri e li guardo minacciosa - D'ora in poi voglio, anzi pretendo, che non mi venga più nascosto nulla a riguardo. Non cercherò di tornare a casa, a meno che non sia costretta a farlo, perché ha ragione Seth, sono venuta qui, perché volevo studiare qui. Ma voglio sapere tutto»
Mamma si volta verso Edward, e so che probabilmente avevano già vagliato questa ipotesi anche con papà. Non si è mai illuso che io ed Ethan la bevessimo completamente, e per sempre.
«Da cosa vuoi che iniziamo?»
********************
E' l'ora di pranzo. Seth è partito da un paio d'ore, subito dopo che gli altri hanno finito di raccontarmi quello che sanno. Lui ha riempito i buchi, quando poteva.
Mi manca, perché mi manca il suo abbraccio rassicurante e mi manca il suo sorriso. Ho troppi pensieri per la testa, e se lui fosse qui in giro mi aiuterebbe a tirarli fuori, non mi permetterebbe di tenerli per me.
Ma lui non c'è, ed io devo arrangiarmi da me.
Io ed Ethan siamo sempre stati sotto il controllo dei Volturi, questi vampiri psicopatici che ora vorrebbero usarci come merci di scambio per avere mamma e gli altri. Dubito che rivedrei mai mio padre o i miei fratelli, se ci riuscissero, anche se i Cullen accettassero di prestare servizio per loro.
E poi ... Edward ha detto che questo Aro, che sembra essere a capo di tutta l'associazione a delinquere, sa dell'esistenza mia e di Ethan fin da quando mamma è andata in Italia. Ma allora la storia che mi hanno sempre raccontata ... come poteva Edward non essersi accorto della gravidanza di mamma, nonostante lei non gli avesse detto nulla di papà? E gli altri? E papà e Seth, all'epoca erano già lupi, ed avevano dei sensi sviluppati, non dovevano aver percepito anche loro la nostra presenza? In fondo la mamma passava molto tempo alla riserva con papà, prima che tornasse Edward.
Do un morso al panino che ho preparato per pranzo, e ritorno tra i miei pensieri.
Edward entra nella cucina, apre il congelatore ed estrae un bicchiere di sangue di bue. Lo mette nel microonde e si siede di fronte a me, ma non me ne rendo conto finché non mi parla direttamente, dopo un mio sospiro.
«Non sai cosa pagherei per essere nella tua testa in questo momento, Sarah. Non riesco a vederti così, a Bella ed Alice fa male non averti su di giri come al solito, così come a Jasper fa male sentire la tua malinconia e non poter far nulla per alleviarla, perché tu non lo permetteresti»
«Mi manca Seth» rispondo, dopo aver deglutito il boccone precedente, morso di nuovo il panino. Mastico lentamente.
«E giurerei che questo non è tutto quello che si agita nella tua testa» mi sorride, mentre si volta verso il microonde, un istante prima che il suo suono acuto lo avverta che il contenuto è pronto. Copre il bicchiere con un tappo di plastica e vi infila una cannuccia. Se non sapessi perfettamente cosa contiene il recipiente che ha in mano, potrei pensare che si stia gustando una bibita ghiacciata.
«Certe volte vorrei avere una famiglia normale. Alcuni perché non si dovrebbero neanche affacciare alla mia mente. E non dovrei sforzarmi per credere che quella sia una bevanda gassata».
Aspira un lungo sorso, lo inghiotte e mi fissa.
«Ti va di parlarne?»
«Ti va se finiamo di pranzare, prima?» rispondo, indicando il mio panino e il suo bicchiere.
Beve lentamente, assecondando la mia velocità - e, in un certo senso, il mio desiderio di normalità. Non ci guardiamo, ci limitiamo a condividere lo spazio neanche troppo ristretto, della cucina. Devo raccogliere tutte le mie idee, prima di affrontare i problemi con lui, e soprattutto non voglio farlo qui.
Appena ingoiato l'ultimo boccone, mi alzo, infilo il piatto nella lavastoviglie, che è proprio dietro Edward, e torno con l'attenzione su di lui.
«Ti dispiace se andiamo di sopra?»
Mi segue fino alla mia camera. E' un luogo più intimo, come intime sono le domande che gli sto per fare, ed è più giusto permettergli di entrare nella mia vita, visto che io sto per irrompere nella sua, in quel passato che tutti vorremmo dimenticare, ma che in qualche modo resta sempre troppo legato al nostro presente.
Mi siedo sul letto, invitandolo a fare altrettanto. Rimane rigido per qualche istante, forse non si aspettava che lo accogliessi così bene, ma in fondo cosa posso fare? Siamo tutti sulla stessa barca. Se prendono me o Ethan, avranno anche l'altro, perché non lascerei mio fratello con quegli psicopatici neanche se papà mi legasse a una colonna d'acciaio, e per i Cullen sarebbe lo stesso. Ed ho bisogno di risposte. Ho bisogno di sapere tutto quello che c'è da sapere, per trovare il modo di resistere ai Volturi. Dopo un attimo di esitazione, si siede di fronte a me, con una gamba piegata in modo da avere un piede sotto la coscia della gamba opposta, che rimane poggiata a terra. Io ho le gambe incrociate, e le mani tengono strette le caviglie. Non riesco quasi a credere che sia trascorsa poco più di una settimana da quel 'Tu non sei mio padre' che gli ho urlato fuori di casa mia. E ancor meno riesco a credere che dopo appena una settimana dal fattaccio lo consideri quasi un confidente, quando l'unica cosa che avrei voluto in passato era tenerlo fuori dai miei affari. Ma è una cosa che devo fare. Le risposte che voglio può darmele solo lui.
«Puoi chiedermi tutto quello che vuoi» mi dice, con la serietà che lo contraddistingue.
«Edward ... tu sapevi che la mamma era incinta, quando sei tornato da lei?»
«Sì, lo sapevo. E la prossima domanda riguarda il perché ho aspettato che se ne rendesse conto anche lei, prima di parlarne?»
Annuisco.
«Vedi, all'epoca pensavo che non avrebbe mai potuto vivere una simile esperienza con me, e che quindi fosse giusto che facesse da sola le sue scoperte. In più, c'era il patto con Aro, e la mia idea era che affrontare direttamente tua madre, chiedendole con chi fosse stata a letto, avrebbe fatto nient'altro che il suo gioco. Avrei discusso con lei, e probabilmente saremmo finiti con l'odiarci e separarci in modo definitivo. E allora i Volturi avrebbero avuto via libera per attaccare me e la mia famiglia e per uccidere lei. Non sapevo chi fosse vostro padre, almeno all'inizio, anche se potevo sospettarlo, e non appena mi parlò di Jacob, mi fu chiaro che ci fosse più di quello che diceva. Ma aspettavo che si sentisse pronta, e nel frattempo mi chiedevo quanto tempo ancora sarebbe passato prima che si accorgesse di voi - fa un respiro profondo, come al solito talmente preso nella sua finzione di umanità da imitare i comportamenti di un non-vampiro in maniera eccellente anche quando non ce ne sarebbe bisogno, e, quando parla di nuovo, anticipa la mia domanda successiva, dimostrando di conoscermi meglio di quello che ho sempre creduto - Tuo padre voleva allontanarsi da Bella, perché il pensiero di lei con me lo faceva stare male, o almeno è questo quello che penso. Immagino che non si fosse accorto di voi prima che il medico gli palesasse il suo dubbio. Avrebbe cercato di convincere tua madre ad andarci prima, e l'avrebbe costretta a rimanere a Forks, persino legandola da qualche parte, quando gli disse che avrebbe preso un aereo per l'Italia per venirmi a salvare. Probabilmente non sarei qui a parlare con te se Jacob all'epoca non fosse stato un sedicenne inesperto e se ogni volta che lui e Bella si vedevano non ci fossero stati degli hobby rumorosi»
«Le moto, il garage, i tuffi dalla scogliera ... gli amici di papà» elenco brevemente.
Annuisce, e sorride per un attimo.
«Ma mamma è dovuta andare dai Volturi, per far vedere che avevate onorato il patto. Perché non sanno di Renesmee? Perché non sanno dei piccoli?» chiedo, preoccupata.
«Tua madre è uno scudo, come te ed Ethan. Ed Aro non riesce a leggere i suoi pensieri. Bella è andata a Volterra da sola, si è mostrata, e poi è tornata a casa con i saluti per Carlisle e per tutta la famiglia» risposta ovvia a una domanda stupida. Ci sarei dovuta arrivare da sola.
«Ma se tenevano d'occhio me ed Ethan, e lo fanno ancora, almeno quando sanno dove cercarci, allora sapranno anche che Renesmee e i piccoli sono vostri parenti. E di certo avranno scoperto anche quanto sono speciali!» domando allarmata.
«Abbiamo paura, infatti, che siano il loro prossimo obiettivo. Dopo aver avuto noi, vorranno di certo anche loro. E in quel 'abbiamo' è compreso anche tuo padre»
«Ma lo state tenendo nascosto a Renesmee»
Annuisce.
«Non vogliamo che si preoccupi inutilmente»
«Cazzate - lo vedo stringere i denti ed irrigidire la mascella - Scusa, Edward, certe volte è più forte di me, anche se non è il mio linguaggio abituale. Ad ogni modo, Ness mi somiglia troppo, da questo punto di vista. Otterrete solo di farla arrabbiare, con questa 'strategia', perché alla fine verrà comunque a sapere la verità. E si infurierà con papà, suo marito, e con te e la mamma, i suoi genitori, per averla tenuta all'oscuro di tutto. Le avete già mentito una volta, pensando che fosse per il suo bene, e sapete com'è finita. Non fate lo stesso errore, visto che siete ancora in tempo per rimediare. Le bugie non sono mai la scelta giusta»
«Probabilmente hai ragione, ma vedi, per quanto grandi possiate essere voi figli, noi genitori riterremo sempre che il nostro compito sia quello di proteggervi. Magari anche a torto, perché siete diventati più maturi di quanto noi stessi non siamo mai stati, e siete diventati abbastanza forti da sorreggere sulle vostre spalle il peso della verità, ma per noi sarete sempre i piccoli fagottini che sono usciti dal grembo materno. Sebbene Renesmee lo sia stata per veramente troppo poco tempo» chiude gli occhi e sorride, ripensando a Renesmee bambina, probabilmente. Mi sfiora una guancia con la mano e, sebbene il freddo della sua pelle mi faccia sussultare, mi trasmette il calore dell'intento.
«Sono contento che tu abbia deciso di confidarti con me» mi dice, riaprendo gli occhi ed alzandosi in piedi.
«Sì, ma adesso non ti illudere che la guerra tra te e me sia finita!» rispondo, sorridendo, con le labbra e con gli occhi.
Si volta verso la porta, lentamente si dirige verso di essa, e, quando poggia la mano sulla maniglia per aprirla, attiro di nuovo la sua attenzione.
«Edward?»
«C'è ancora qualcosa di cui vuoi discutere?»
«Posso sapere perché Ethan è libero e felice a Seattle, ed io mi trovo qui con la balia?»
«Nessuno ha mai detto che Ethan non sia sotto controllo come te ... è solo un po' meno evidente!»
E in secondo, senza darmi ulteriori spiegazioni, è fuori dalla porta.
********************
La Push, 16 settembre 2026
«Sì, è partito adesso, dovrebbe essere lì tra un paio d'ore»
«Ma sta bene?»
«Meglio di quanto non stesse quando è arrivato, anche se -»
«Mi nascondi qualcosa?»
«Se vorrà, te lo dirà lui stesso. In fondo state cominciando a stringere amicizia, no?»
«Immagino che faremo una chiacchierata interessante, tra qualche ora»
«Credo di sì, cugino» affermo, sorridendo nella cornetta»
«Mi piace quando ridi, cugina» mi risponde, con una voce soffiata.
«Ti devo ricordare che sono sposata?» dico, rimanendo al gioco.
«Ti devo ricordare che se tuo marito non mi stesse così simpatico non me ne fregherebbe nulla?»
«E lui ti spezzerebbe le ossa, latin lover - sospiro - Nahuel, fino ad ora con quante ragazze sei stato, al campus?»
«Molte, e, prima che me lo chiedi, di quasi nessuna ricordo il nome, perché nessuna è stata importante»
«Non c'è davvero nessuna che ti interessi?»
«Una ci sarebbe, ma fa gli occhi dolci a un ragazzo fidanzato e fedele che neanche se ne accorge»
«Stai parlando della biondina che sta sempre con voi?» Avevo ragione di credere che gli occhi che ha nella foto che mi ha mostrato Ethan fossero quelli di una ragazza innamorata.
«Sì, sto parlando di Beatrix» borbotta Nahuel, all'altro capo del filo.
«Perché non provi a comportarti per un po' da bravo ragazzo? Non ti farebbe male innamorarti, avere una ragazza fissa per qualche tempo - »
«Sposarti, fare dei figli. Ness non sono cose per me. Non tutti sono così fortunati da trovare un mutaforma che sopporti l'immortalità pur di stare con loro per il resto dell'esistenza» è aggressivo, arrabbiato, come ogni volta in cui ci avviciniamo all'argomento 'amore'. Ho sempre sospettato che nasconda qualcosa, ma non riesco mai a capire di cosa si tratti.
«Scusami, non volevo tornare sull'argomento ancora una volta»
«Non scusarti. Sappiamo entrambi che è proprio quello che volevi fare»
«Ciononostante, mi dispiace averti fatto arrabbiare»
«Non fa niente, Ness, e non sono arrabbiato. Ad ogni modo, cugina, si sta facendo tardi e devo andare a lezione. Dovrò pure far fruttare questa tortura che mi state infliggendo!»
«Salutami i nonni e gli zii, quando li vedi»
«Spero il più tardi possibile, tua zia Rose mi mette i brividi!»
«Un'altra cosa in comune con Jacob!»
«Ah, già, salutami tuo marito e digli di tenerti al sicuro!»
«Non mancherò, Nahuel» chiudiamo la conversazione e sospiro.
Mi poggio al muro per un secondo, poi penso al da farsi. Jay è a scuola, e Joey all'asilo. Casa è pulita e ho già steso il bucato. Vado a godermi un po' la mia piccolina.
********************
Mercoledì, 17 settembre 2026
Sarah
Apro gli occhi, c'è la luce dei giorni di pioggia. Sfrutto l'udito, e non c'era davvero bisogno di uno super sviluppato come quello che ho per capire che - ma guarda un po' - piove.
Sono le nove, nessuno mi ha chiamata per andare a fare colazione, nessuno ha cercato di svegliarmi per andare a lezione, e il motivo è solo uno. Ho un certificato medico che dice che devo stare a letto fino a domani. In teoria. In pratica da ieri pomeriggio sono tornata alle mie sudate carte. Jasper ha seguito le mie lezioni al mio posto, e ha preso appunti diligentemente, con la mia scrittura, anche se un po' più ordinata, praticamente sotto dettatura. Ho perso delle lezioni interessanti, ma grazie a Jazz è come se fossi stata lì. Ha persino riempito il tutto con delle immagini!
Lavo il viso, infilo la vestaglia sopra il pigiama e scendo a fare colazione. La casa è stranamente silenziosa, addormentata, quasi. Non che di solito ci sia un rumore assordante, quello no. Ma di solito trovo Jasper che guarda il telegiornale, Alice che fa i suoi esercizi - pessime abitudine umane, come se ne avesse bisogno - al ritmo della musica che esce dall'impianto hi-fi ultimo modello, e mamma che armeggia con questo o quell'elettrodomestico. Quando non c'è Edward che suona il pianoforte, ovviamente. Getto uno sguardo all'oggetto cui ho appena pensato. E' lì, in un angolo del salotto e senza il vampiro nelle vicinanze sembra triste.
Sospiro, ed entro nella cucina. Avvicinandomi al frigorifero, noto sulla sua superficie lucida un post-it di un colore improponibile. Chiaramente un acquisto di Alice. Ma il messaggio è di mamma, o almeno lo era all'inizio.
"Sono a fare la spesa, ci vediamo presto!"
Sotto, con la sua grafia elegante, Edward aggiunge che lui, Jasper ed Alice sono all'università.
Apro lo sportello del frigorifero, prendo il cartone del latte e ne verso un po' in una tazza con i fiorellini azzurri che ho appena preso da sopra il lavandino. Per una mattina potrò accontentarmi del mio adorato latte con i cereali.
Dopo la colazione, torno in camera per chiudermi in bagno, e mi infilo sotto la doccia. Il getto d'acqua calda mi rilassa, e allo stesso tempo risveglia la mia pelle ancora addormentata. Mi asciugo velocemente, e, con i capelli ancora avvolti nell'asciugamano, inizio a vestirmi. Della biancheria semplice, da ragazzina, con le api. Un paio di comodi, vecchi jeans, la felpa della Washington University che Seth mi ha regalato la prima volta che è tornato a casa da lì quando la frequentava - mi sta per vestito adesso - e un paio di calzettoni pesanti a righe colorate. Lego i capelli in una coda bassa, senza aspettare che si asciughino, mi piace quando si formano le loro onde naturali. Piacciono tanto anche a Seth, che adora infilarci le mani, specialmente mentre si formano. Come quella sera ... meglio non pensarci.
Mi siedo alla scrivania e apro i libri.
Sto studiando da un'ora e mezza, minuto più, minuto meno, quando sento suonare il campanello. Nessuno suona mai il campanello di questa casa, tra Alice che prevede le visite, e Edward che percepisce i pensieri dei nostri ospiti. Ma forse è solo la mamma che ha dimenticato le chiavi.
Scendo di corsa nell'ingresso, e apro la porta di scatto.
«Jen, che ci fai qui?» chiedo, sorpresa di vedere la mia amica. Lei, invece di rispondermi, si volta verso Matt, che noto solo ora perché è il movimento di Jen a farmelo fare, e lo rimprovera.
«Ti avevo detto che non c'era bisogno di preoccuparsi. Seth me l'avrebbe fatto sapere in qualche modo, se ci fosse stato qualcosa di grave!» gli dice.
Scoppio a ridere.
«Beh, ho avuto un po' di influenza, ma nel complesso sono più che viva!» riesco a dire, tra le risate.
«Sì, ce l'ha detto Jasper! - mi risponde Jen, con uno sguardo irritato - L'abbiamo incontrato all'università, e gli ho chiesto che fine avessi fatto. Pensavo che Seth ti avesse rapita, sai per ... Comunque, mi ha detto che eri stata poco bene e che potevo venirti a trovare, se avevo del tempo per farlo, visto che probabilmente eri rimasta da sola a casa e ti avrebbe fatto piacere, considerato che Bella aveva delle faccende da sbrigare. Così, visto che le mie lezioni di oggi sono saltate, perché il prof è partito per un convegno dimenticandosi di avvertire i poveri studenti che lo hanno atteso invano nell'aula per un'ora, ho preso i libri in dormitorio e mi sono precipitata da te. Ora posso entrare?»
Ha parlato a macchinetta senza respirare, e non mi sono resa conto di essere stata così cafona da non averli neanche fatti entrare ... e fuori piove a dirotto.
«Sì ... scusatemi. Entrate» dico, scostandomi dalla porta per lasciare lo spazio di ingresso.
«No, lui torna in facoltà, ha lezione ed è già in ritardo» afferma Jen, senza neanche dare il tempo a Matt di replicare. Lui le sorride, e annuisce verso di me, porgendo a Jen la borsa piena di libri che lui deve aver portato fino a qui. La mia amica gli dà un bacio a stampo sulle labbra e lo chiude fuori dalla porta.
La fisso sbalordita, lei mi dà un'occhiata e arrossisce. Arrossisce. Jen. Due concetti che nella stessa frase non stanno bene. Rimango impietrita. Quando finalmente riesco a trovare di nuovo la voce, c'è solo una cosa che posso dire.
«Devi raccontarmi qualcosa, Jen?»
********************
«Non posso credere che tu l'abbia detto prima a Daniel che a me!» sdraiata sul divano, con Jen seduta a terra vicina a me, con la schiena appoggiata al sofà, ho abbandonato da un po' l'idea di una mattinata tranquilla di studio. Spettegoliamo come non abbiamo ancora mai fatto, da quando siamo all'università, e sgranocchiamo biscotti al cioccolato. O meglio, io sgranocchio biscotti al cioccolato, uno dietro l'altro, lei è ancora al primo, da quando ho tirato fuori la scatola.
«Tu sei sparita, e non volevo disturbarti perché pensavo fossi con Seth. A proposito, che fine ha fatto?»
«A casa. Sai, ha un lavoro!»
«Dai ... pensavo ti avesse fatto qualche sorpresa ... tipo un trasferimento?»
«E perché dovrebbe, Jen? La mia, qui, è una sistemazione temporanea. Tornerò a Forks, alla fine dei miei quattro anni qui. Non ne varrebbe la pena» e ovviamente, non posso dirti i motivi reali che spingeranno me a tornare a casa e costringono lui a non trasferirsi qui a Boston.
«Parlami di Matt» le dice, cambiando argomento ed afferrando l'ennesimo biscotto al cioccolato dalla confezione. Jen abbraccia un cuscino, continuando a sedere sulla moquette bianca del soggiorno, e mi guarda schifata.
«Lo farò, ma poi mi dirai come smaltisci tutte le schifezze che mangi!»
Annuisco, e allungo il braccio per prendere un altro biscotto.
«E' dolce. Credo che sia il tipo di ragazzo che al liceo avrei evitato come la peste, per paura di poter rimanere incastrata in una relazione troppo seria. E' carino ... cioè, è molto più che carino ... ha quelle spalle, quelle mani, quel sedere - si morde le labbra e fa un verso strano, un verso da Jen - ma fa di tutto per non essere notato, come se non sapesse l'effetto che fa alle ragazze. E poi quegli occhi. Sarah, mi guarda con quegli occhi meravigliosi che ha e mi fa sentire ... amata. Lo so che è poco più di una settimana che lo conosco, e che dovrei andarci piano, anche con le parole. Ma quando il mio sguardo incontra il suo, mi sembra di conoscerlo da sempre, anche se di fatto so pochissimo di lui. Il mio cuore si mette a dare le capriole, ho lo stomaco che si chiude e tutti gli altri sintomi della sindrome da innamorata senza speranza. E mi fa paura. Ma sabato, quando eri con Seth e ho visto come vi guardate ... ho capito che forse vale la pena rischiare di farsi male. Anche se ... credo che dovrei essere spaventata, o quantomeno inquieta, per il modo in cui mi osserva ogni volta che si rende conto che gli sono vicina. E' quasi ossessivo nelle sue premure e nelle sue attenzioni ... ma c'è quel calore nel so sorriso -»
«Jen?» la chiamo, interrompendola, e sorridendole.
«Sì?»
«Prendi fiato. E sta tranquilla, non ti giudico. Tu non l'hai mai fatto, ed io ero innamorata di un insegnante»
Mi fissa per qualche istante, beve un sorso dell'acqua che ha nel bicchiere sul tavolinetto basso di fronte a sé, e torna a parlare.
«Sembro disperata?» mi chiede.
«No, Jen. Non sembri disperata. Sembri una che ha una cotta colossale per qualcuno di inarrivabile. E invece Matt è proprio lì, a portata di mano. E dovresti saperlo meglio di me, visto che stai uscendo con lui e non l'avevi detto a nessuno. Beh, l'avevi detto a tuo fratello, ma non conta»
«A proposito di Daniel, sai che forse mi ha detto la prima cosa carina da quando sono venuta al mondo?»
Inarco le sopracciglia. Daniel Logan non sarebbe capace di fare un complimento a qualcuno neanche sotto tortura.
«Sentiamo» le dico, scettica.
«Mi ha detto: 'Se ti fa piangere, vengo lì e gli spezzo le ossa una ad una'» imita la voce di suo fratello, e scoppiamo a ridere insieme.
«Conoscendo tuo fratello, non credi sia più probabile il contrario?»
Alza un sopracciglio, invitandomi a continuare.
«Il primo a dire qualcosa di spiacevole per te sarà proprio Daniel, e Matt prenderà il primo volo per Los Angeles per prenderlo a calci!»
Continuiamo a ridere per qualche istante, poi Jen sospira. Smetto di ridere anche io, e la guardo per qualche istante, rimanendo in bilico sul bordo del divano, ma lei non dice nulla, e ritorno alla mia comoda posizione sul divano.
«Sarah?»
«Dimmi»
«Secondo te tra me e Matt funzionerà?»
«Tu cosa pensi?»
«Io ... per la prima volta, desidero che funzioni. E lo sai che è strano, per me, voglio dire, non ho mai immaginato il mio uomo ideale, men che meno l'ho cercato. Ma ora credo di averlo trovato, e voglio che funzioni»
«E lui?»
«Non lo so, non ne abbiamo ancora parlato. Ma sembra così preso ... ed è totalmente assurdo, se ci pensi, perché mi ha vista per la prima volta poco più di una settimana fa, non è normale che -»
«Jennifer Katherine Logan, rilassati e goditi questo momento. Prima o poi affronterete il discorso 'futuro', ma fino ad allora prendi tutto quello che ti darà, e dagli solo quello che vuoi»
«E se mi chiedesse qualcosa per cui non mi sento pronta?»
«Ti basterà dirgli di no. Capirà»
«E se non capisse? Voglio dire, tu ti basi sulla tua esperienza con Seth, ma lui non è un ragazzo di vent'anni, è un uomo di trentacinque che -»
«Jen, è questo il concetto di 'rischio' in amore. E' strettamente legato al concetto di 'fiducia'. Devi essere la prima a credere in voi, a dare fiducia al vostro rapporto, se non vuoi che vada a rotoli»
«Sarah, tu stai troppo con Seth. Parli come lui, mi fai paura a volte»
«Questo dimostra che è la mia metà perfetta, no?»
Sorrido, e sono sicura che lo faccia anche Jen, prima che sospiri di nuovo e farmi una domanda che aspettavo da tempo.
«Non è strano stare con un uomo molto più grande di te, che è un amico di tuo padre e che ti ha più o meno cresciuta?»
Mi aspettavo questa domanda da tempo, eppure non so come rispondere senza mettere di mezzo gli strani meccanismi che mi hanno fatto trovare Seth come regalo. Non potrei mai desiderare un uomo migliore di lui, ma non so come spiegarlo a Jen.
«Lascia perdere, non rispondere, se non vuoi» afferma lei, che probabilmente ha interpretato il mio silenzio alla ricerca di un modo per raccontarle di me e di Seth per la mancanza di volontà di farlo.
«No, voglio risponderti. E' che è complicato. Non la cosa in sé, ma il trovare il modo migliore per fartela capire» le dico.
«Provaci»
«Per me non è strano, perché non vedo la differenza di età tra di noi. Vedo solo un uomo che mi è stato accanto per tutta la vita e che ho imparato ad amare giorno dopo giorno, in cui ripongo la più cieca fiducia, e che ogni tanto mi fa arrabbiare perché cerca di trattarmi ancora come se fossi una bambina, nascondendomi le cose che pensa possano farmi soffrire»
«Davvero l'hai sempre amato?»
«Beh, chiaramente non nello stesso modo in cui lo amo adesso. - sorrido per un attimo - All'asilo lo presentavo come il mio fratello maggiore, e quando chiedevano ad Ethan se era vero, lui rispondeva che era solo 'mio' ... è sempre stato un po' geloso di Seth. Alle elementari, invece, lo consideravo una sorta di padre, perché quello vero lavorava quattordici ore al giorno per far quadrare i conti dell'officina, che aveva aperto da poco più di due anni. Quando Seth lo venne a sapere si arrabbiò con me, credo sia stata la prima volta che mi abbia mai sgridata. Mi disse che non dovevo vergognarmi di mio padre, perché era vero che lui non veniva mai all'uscita di scuola, ma dovevo sempre ricordarmi che era per me ed Ethan che lavorava. Non volli vederlo per tre giorni, testarda com'ero, e mi rifugiavo tra le braccia di nonno Billy ogni volta che gironzolava attorno a casa nostra. E poi il nonno mi fece capire che Seth aveva ragione. A undici anni iniziai a provare un certo affetto per lui, ero completamente cotta, e alle ragazzine della scuola dicevo che era il mio fidanzato. Ethan mi prendeva in giro da matti e alla fine lo disse anche a Seth. Poi è tornato ad essere un fratello maggiore e un caro amico, il migliore che potessi desiderare, fino a quando non mi sono resa conto che la cotta che da undicenne avevo per lui si era trasformata in qualcosa di più profondo. Il resto lo sai. Ti ripeto, per me non è strano stare con lui, perché non l'ho mai visto realmente distante da me. A parte quelle volte in cui cercava di farmi ragionare sulle cose che dicevo e facevo, e che evidentemente mi hanno segnata, se dici che gli somiglio quando provo a fare la persona seria!»
«E' stato difficile per te, senza tua madre?»
La fisso stupita. Jen sa che non parlo volontariamente di mamma, ed è semplicemente perché la storia è talmente complicata e coinvolge talmente tanto il nostro mondo che non saprei da che parte iniziare e soprattutto come raccontarla ad un'umana.
«Sarah, lo so che non è una cosa di cui parli volentieri - mi dice, voltandosi verso di me e poggiando una mano sul mio braccio - ma mi sono resa conto che non l'hai neanche nominata, mentre mi raccontavi di Seth. E' come se non fosse mai esistita»
Eccola la mia amica Jen, la persona che in apparenza è la più superficiale del mondo, ma che lo fa solo per proteggere se stessa.
«Non ho ricordi di mia madre, Jen. Ero troppo piccola per ricordarmi di lei, e quello che so della donna che mi ha messa al mondo sono le cose che mi ha raccontato di lei mio padre. So che è vissuta abbastanza da sentirmi pronunciare la mia prima parola, ma che non ha riso insieme a mio padre e mio nonno quando muovevo i primi passi dal divano alla televisione per manifestare il mio dissenso al baseball. So che non c'era quando ho perso il mio primo dentino e papà mi raccontava della fatina dei denti, che non fa parte delle tradizioni della tribù, solo perché 'era giusto che crescessi conoscendo entrambe le culture'. So che quando ho avuto le mie prime mestruazioni e mi sono spaventata a morte perché pensavo di avere chissà quale strana malattia, visto che crescere con degli uomini significa essere completamente a digiuno di certi argomenti, mi sono rifugiata tra le braccia della sorella maggiore di Seth. Significa che quando ho dato il mio primo bacio, l'ho raccontato alla moglie di mio padre, e non a mia madre -» mi interrompo di colpo, sentendo un singhiozzo e il rumore di buste pesanti cadere a terra. Possibile che i miei sensi si stiano così affievolendo da non riuscire neanche a percepire la presenza di mia madre?
«Cos'è stato?» mi chiede Jen, che ha sentito le buste cadere esattamente come le ho sentite io, ma non è riuscita a percepire il veloce movimento di qualcuno che usciva dalla stanza.
«Credo che sia rientrata Bella, Jen. Vado a vedere un attimo in camera sua. Ti dispiace rimanere da sola per qualche minuto, mentre vado a controllare?» le chiedo, mentre mi alzo in piedi. Sono una stupida, perché ho detto quelle cose a Jen, come se fossi ancora arrabbiata con mia madre? Mi incammino verso le scale, continuando ad insultarmi. Sono veramente un'idiota.
Busso alla porta della camera di mamma ed Edward, ma non ricevo nessuna risposta sensata. E la porta è chiusa a chiave dall'interno, e posso percepire i singhiozzi della persona che è dentro la stanza. Mi si stringe il cuore, perché so che la mamma sta soffrendo per colpa mia. Mi stringo le braccia sullo stomaco, è una sensazione orribile, quella di aver fatto del male a qualcuno a cui vuoi bene.
Torno in salotto e raccolgo le buste della spesa, per sistemarne il contenuto. Jen ha già preso i resti della nostra merenda e sta lavando i bicchieri nel lavandino.
«Jen, come mai mi hai chiesto di mia madre?»
«Non me ne avevi mai parlato ... e non credo che mi sarebbe venuta in mente, se Matt oggi non si fosse lasciato sfuggire qualcosa riguardo a un padre che l'ha abbandonato quando aveva più o meno sei anni. Quando gli ho chiesto spiegazioni, mi ha detto che non ricorda molto di lui, e che quello che ricorda non sono le cose piacevoli. E così mi sono chiesta cosa provassi tu per l'assenza di tua madre, e quando mi sono resa conto che non la nominavi neanche ... Ma non volevo rivangare ricordi spiacevoli, sia chiaro»
Mi avvicino a lei e la abbraccio. Non ha motivi di sentirsi in colpa, siamo amiche da tempo ormai, ed era normale che facesse qualche domanda.
«Sarah, posso chiederti cosa aveva Bella?»
«Credo che abbia litigato con Edward. Ha la porta chiusa e non ho capito molto di quello che ha detto, andrò da lei più tardi» dico, facendo spallucce.
«Tanto io devo andare. Ho appuntamento con Matt a pranzo!» ribatte, ritrovando il sorriso che sembrava aver perduto.
«Se vuoi, puoi lasciare i libri» propongo, dato che mi era sembrato che la borsa le pesasse molto.
«Grazie, accetto volentieri, così ripasso nel pomeriggio per avere aggiornamenti su Edward e Bella!» accetta, con l'espressione complice che mi rivolge sempre quando si tratta di spettegolare.
Rido con lei, mentre l'accompagno alla porta, ma dentro mi sento morire.
********************
E' passata mezz'ora, o almeno questo dice la grande pendola del soggiorno, da quando ho salutato Jen e mi sono seduta su questo enorme divano, con le gambe al petto e le braccia a cingerle, e non ho ancora ben deciso come comportarmi. A dire la verità non ho affatto un'idea sul come chiedere perdono a mia madre. Le lacrime che continuano a scendere lungo le mie guance sono per il senso di colpa che provo, e non perché mamma mi abbia detto qualcosa di orribile. O forse sono proprio perché so che sarebbe stata comprensiva.
Agisco d'istinto, quando, asciugandomi le lacrime con una manica della felpa, afferro il cordless con la mano opposta e compongo il numero dell'officina di papà. A La Push dovrebbero essere più o meno le nove, e papà il giovedì va a lavoro presto. Tocca a lui aprire.
Il telefono squilla un paio di volte, prima che una voce cordiale mi risponda.
«Officina Black e Call. In cosa possiamo aiutarla?»
«Zia Leah! Che ci fai lì a quest'ora? Non toccava a papà aprire?»
«Sì, ha aperto lui, ricordi bene i nostri turni, tesoro! Ma oggi l'asilo è aperto solo metà giornata, e devo effettuare dei pagamenti e smaltire un po' di pratiche, prima di andare a prendere Harry, così sono venuta un po' prima! Ad ogni modo, sono felice di sentirti, Sarah, anche se, dal fatto che chiami a quest'ora, deduco che sia successo qualcosa»
«Hai indovinato come al solito! Puoi passarmi papà?» dico sospirando.
«Certo, tesoro. Un secondo solo»
Sento il rumore della cornetta che viene appoggiata sulla scrivania, la porta che si apre cigolando - a papà l'avevo detto prima di partire, che avrebbe dovuto oliarla un po' - l'urlo di zia Leah che attira l'attenzione di papà e i borbottii del mio genitore che conseguono, insieme al rumore di passi che si avvicinano. No, decisamente i miei sensi non stanno andando a farsi benedire. Perciò non ho nemmeno questa scusa.
«Ehi, tesoro! Cos'è successo? Cioè, non fraintendermi, è bello sentirti a quest'ora, ma è strano!»
«Ho detto delle cose orribili a mamma e non so come rimediare» rispondo, con le lacrime che, bastarde, ricominciano ad uscire dai miei occhi.
«Tesoro ... tesoro, ti prego, calmati e dimmi bene cos'è successo. Mi aspettavo la strigliata che mi avevi promesso tramite Seth, non ... questo!»
«Jen ... Jen mi ha chiesto come fosse stato crescere senza una madre. Mamma non c'era ... lei era a fare la spesa ... così ho iniziato a parlare, ed ho detto delle cose orribili. Davamo le spalle alla porta del salotto, così non mi sono accorta che fosse rientrata, non ho sentito i suoi passi, e neanche il suo odore. Mi sono fermata solo quando ho sentito un singhiozzo e le buste della spesa cadere a terra. E ho intravisto la mamma fuggire via»
«Tesoro mio, di preciso cos'hai detto a Jen?»
Gli ripeto parola per parola il discorso che ho fatto con la mia amica, continuando a singhiozzare e rendendolo, di fatto, incomprensibile a chiunque.
«Tesoro, Sarah, non ho capito molto, ma quello che ho capito è che hai raccontato a Jen tutto quello che c'è stato di negativo nel vivere senza di lei»
«Ma non ci sono state cose positive!»
«No, è vero. Ma seriamente, la mamma ti è mancata in quelle cose, finché non hai saputo che era ancora viva?»
Respiro profondamente per qualche istante e afferro quello che mio padre sta cercando di farmi capire.
«No, non mi era mancata, ed era perché ero convinta del fatto che mi fosse accanto con il suo amore. Perché tu mi facevi sentire amata anche da lei, con le tue parole. Ho smesso di vederla accanto a me nelle cose importanti, anche in quelle del passato, solo quando ho saputo che era ancora viva»
«Già. Ora, non sono nella testa di tua madre, ma la conosco abbastanza bene da poter dire che sta soffrendo non tanto per quello che hai detto, ma per quello che crede di averti fatto mancare. Ma in fondo al tuo cuore sai che lei il suo amore non te l'ha mai tolto, perché tu hai sempre creduto che ci fosse»
Respiro, e mi accorgo che non sto più piangendo. Papà è riuscito, come al solito, a rimettermi nella giusta prospettiva.
«Papà ... grazie»
«Di niente, Sarah. Sai che è un piacere aiutarti, quando posso. Adesso vai dai tua madre, e falle capire che le vuoi bene e che sai che lei te ne ha sempre voluto. Non l'avresti mai perdonata, se non avessi creduto che fosse così»
«Papà, ti adoro ... anche se ...»
«Anche se?»
«Niente, ti adoro. I problemi con Ethan li risolvi con lui!»
«Ne avete già parlato?»
«Un po'. Ma spero che tutto si sistemi presto» sospiro.
«Ci sentiamo stasera?»
«Certo, che sì! Per chi mi hai presa?»
Lo saluto, e riaggancio. Corro per le scale fino alla camera della mamma, busso delicatamente, ma non ottengo nessuna risposta.
«Mamma, ti prego, aprimi» mormoro, consapevole che forse il tono della mia voce è troppo basso per superare i pannelli insonorizzanti installati in tutte le camere. Mentre parlo, provo a spingere sulla maniglia, per vedere se per caso l'abbia già aperta. Ma è chiusa, e rimane tale. E so che potrei forzarla, che una porta non può niente contro i poteri di un licantropo, ma non voglio farlo. Vorrei che fosse lei ad aprirla.
Scivolo con la schiena lungo quell'asse di legno, e mi siedo a terra.
«Quando ero piccola, e pensavo che tu fossi morta, quando succedeva qualcosa di importante a me o ad Ethan, c'erano sempre papà e Seth, con noi. Ma noi pensavamo che ci fossi anche tu. Per molto tempo, dopo che te ne sei andata, papà non si è permesso di sorridere. Più o meno fino a quando non ha incontrato Renesmee. Credo che pensasse di non averne il diritto, visto che tu non potevi più farlo, ma ogni volta che era fiero di noi le sue labbra si stendevano nel sorriso più bello che io avessi mai visto, e questo permetteva a me e ad Ethan di credere che tu fossi lì con noi, perché lui sentiva la tua presenza e sorrideva, e la sentivamo anche noi. Abbiamo sempre saputo che ci amavi, e non eravamo arrabbiati per la tua assenza. La rabbia è venuta dopo, quando ho scoperto che eri ancora in vita. Ho rielaborato i miei ricordi, in base a quella rabbia. Ma se devo proprio dirti che mi sei mancata in quei momenti, non posso farlo. Non mi sei mancata, perché per me era come se fossi lì»
Rimango per qualche altro secondo seduta davanti alla sua porta, sperando che si apra, ma non cambia nulla. Mi alzo, sospiro mentre osservo il legno scuro che separa me e mia madre, poi volto le spalle. Sospiro di nuovo e torno a guardarlo.
«Se ... se vuoi parlare mi trovi in camera mia a studiare» dico, avviandomi verso la stanza che ho appena nominato. E' nell'istante in cui la mano si poggia sulla maniglia che mi ritrovo stretta tra due braccia fredde contro un corpo altrettanto freddo e duro come il marmo.
«Ti voglio bene, piccola mia, te ne ho sempre voluto, anche quando non potevo esserti vicina. Mi chiedevo sempre cosa steste facendo tu ed Ethan, se vi mancassi, se vostro padre vi parlava di me oppure no»
La stringo forte anche io, e rimaniamo così, sul pianerottolo, ferme di fronte alla porta della mia stanza per qualche momento. Poi entriamo, e ci sdraiamo sul mio letto. Lei, dietro di me, mi accarezza i capelli, sistemandomeli dietro le orecchie, sfiorando la mia pelle con quelle dita fredde a cui mi potrei abituare.
«Quando ero piccola, papà si sdraiava spesso con me ed Ethan sul letto, specialmente quando litigavamo. Si metteva in mezzo a noi, e ci faceva parlare fino a quando non avevamo dimenticato il motivo per cui ci eravamo scontrati» non so perché le sto raccontando queste cose, forse è perché voglio renderla partecipe della mia infanzia, quella in cui era presente pur non essendoci fisicamente.
«Tuo padre è stato molto in gamba con voi due, nonostante fosse un adolescente, quando siete nati»
«E' stato un gran padre. Ci ha fatti sentire protetti e amati, anche da te»
«Jake è sempre stato troppo buono con me»
«Forse pensava che lo meritassi ... e forse aveva ragione»
********************
Edward ci trova così, a parlare e ridere e scherzare. Ci guarda, appoggiato allo stipite della porta, e ci ascolta. E lì già da un po', e lo osservo, mentre continuo a parlare con la mamma. E' una bella sensazione, quella di avere finalmente una madre con cui confidarsi liberamente, anche se per troppo tempo l'ho tenuta lontana io. Le sue dita tra i miei capelli mi fanno sentire serena. Non mi danno i brividi come quelle di Seth, ma a loro modo riescono a darmi la stessa sensazione di pace. Smetto di ridere per un secondo e sospiro, e mamma interrompe le sue carezze.
«Vuoi ... vuoi venire qui con noi?» chiedo ad Edward, che annuisce lentamente in risposta.
Mamma si sposta verso il bordo del letto, ed io finisco al centro, tra lei ed Edward. Stiamo in silenzio per qualche minuto, poi prendo la parola.
«Edward, non sei mio padre - sento irrigidirsi entrambi i corpi ai miei fianchi - Non sei mio padre e molto spesso te l'ho fatto pesare. Ma sono sicura che tu sia stato un ottimo genitore per Renesmee, nonostante tutto quello che vi ha visti protagonisti, e sarei felice di accettare i tuoi consigli ... in alcune situazioni»
«Sarà un onore per me dartene, quando ne avrai bisogno, Sarah. E anche se so che non sono tuo padre, e che mai mi considererai suo pari, ed è giusto che sia così, voglio dirti che ti voglio bene al pari di una figlia, come se fossi veramente carne della mia carne»
Il flash di una macchina fotografica interrompe bruscamente il nostro momento idilliaco.
«Alice!» urlo.
«Che c'è? A Carlisle qualcuno dovrà mandare anche le buone notizie ogni tanto! E' già una scocciatura averti per casa e non riuscire a prevedere questi avvenimenti, lascia almeno che li immortali!»
«Tesoro, Alice ha ragione» dice mia madre.
«Certo che ha ragione ... mi stavo chiedendo solo se quella macchinetta ha l'autoscatto, così possiamo scattarne anche una con lei e Jasper!»
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro