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Boulevard of broken dreams (Pov Seth/Joseph)

Seth

«Ha chiamato Jacob. Ethan è un po' ammaccato, ma è arrivato in tempo per salvarlo. Ora è con Carlisle»
Edward parla, ma dice cose che io già so. So che Ethan è vivo e che sta bene ... che starà bene, perché Sarah non si agita più nel sonno. Ma da quando è caduta in questo stato, più di due ore fa, non ha ancora ripreso conoscenza. E sono preoccupato.
«Riesci a sentire qualcosa da lei?» gli chiedo, senza neanche voltarmi a guardarlo. Tengo stretta la mano di Sarah, accostandola talvolta al mio viso, nel tentativo di riscaldarla. E' fredda. Trentasei gradi, trentasette al massimo, che per un umano sarebbero normalissimi, ma per lei ...
«No, ed è un bene. Significa che le cose stanno tornando alla normalità»
«Secondo te, perché sei riuscito a sentire il messaggio di pericolo?»
«Perché voleva che lo sentissi. Non c'è altra spiegazione. Ha abbassato le sue difese perché salvare suo fratello era più importante che tenermi fuori dalla sua testa, e si è resa conto di non poter fare altro proprio nell'istante in cui ha perso i sensi»
«Ma ora che Ethan è in salvo non dovrebbe riprendersi?» mormoro, passando una mano sulla sua fronte a scostarle i capelli dal viso. La osservo respirare tranquilla, e non affannosamente come faceva fino a poco fa. Ha un'espressione beata sul volto, con un sorriso leggero che le inarca le labbra. E' così bella, anche in questo momento!
«E' molto probabile che le loro menti siano più legate di quanto loro stessi sappiano. Si riprenderanno nello stesso istante. Quando Ethan starà meglio e si riprenderà, anche Sarah tornerà da te» al suo discorso manca una parte. La parte che ha voluto risparmiarmi. La parte in cui mi dice che la sicurezza con cui ha esposto la sua teoria non è che falsità, perché quello che mi ha detto non è altro che una speranza. Sua, mia ... di tutti quelli che sanno cosa sta succedendo.
«Andrà tutto bene, vedrai» cerca di tirarmi su, ma proprio non riesco a credere che le cose si sistemeranno.
Una lacrima sfugge al mio controllo, e scivola sulla mia guancia. La asciugo rabbiosamente con il dorso della mano.
«Non puoi saperlo! Perché è una cosa che non abbiamo mai affrontato prima, e perché non è normale che succeda una cosa del genere!» affermo stizzito, prendendomela con lui, che sa perfettamente cosa si agita nella mia testa e perché reagisco così.
Ho paura di perderla e so che ne morirei.
«Andrà tutto bene, Seth. Andrà tutto bene» la seconda volta, mormora la frase più a se stesso che a me. Come se avesse bisogno di convincersi che davvero andrà tutto per il verso giusto.
Bella si affaccia alla porta della camera di Sarah con il telefono in mano.
«Seth, Jake vorrebbe parlarti. Ma solo se te la senti di allontanarti da lei»
Guardo Sarah per qualche istante. Riposa tranquilla, sembra serena.
Annuisco a Bella e mi alzo dalla sedia vicino al letto. Poso un bacio sul dorso della mano di Sarah che stringevo, e la poggio dolcemente al suo fianco, sul letto.
«Starò io con lei» mi dice, porgendomi il telefono e avvicinandosi alla mia sedia. Si siede, ed Edward le posa le mani sulle spalle. La conforta, come cercava di confortare me. Mentre Bella inclina la testa a sfiorare una delle mani di suo marito, mi porto il telefono all'orecchio ed esco dalla stanza.
«Pronto, Jake?»
«Non sei tenuto a mantenere la promessa» esordisce. Un angolo della mia bocca si solleva in quello che vorrebbe essere un sorriso.
«Non l'avrei fatto»
«Non avevo dubbi in proposito. Se chiami tua madre per dirle che stasera non torni non accennare alle condizioni dei gemelli. Non voglio che lei o Charlie o mio padre si preoccupino. Già ho mezzo branco ad invadere la mia privacy!» Il solito Jake, sempre pronto a sdrammatizzare. Ma, dalla sua voce, emerge la tensione.
Rimaniamo in silenzio per qualche istante, e, proprio nel momento in cui decido di salutarlo e riagganciare, lui mi fa una domanda.
«Seth ... come sta la mia bambina?» probabilmente l'ha già chiesto a Bella, ma io ho visto Sarah crescere, diventare una donna. Le sono stato accanto ogni volta che stava male, per cui so che questa è una situazione nuova - per me e per lui - e so quanto possa essere preoccupato, non potendole stare vicino.
«Dorme. Ha un viso sereno, rilassato. Sembra quasi felice. Ogni tanto sorride nel sonno, come se vedesse qualcosa di piacevole ... come se fosse in compagnia di qualcuno che la conosce e sa come prenderla. Ho paura che non ritorni da me, Jake» gli confesso, dando finalmente voce alle mie paure.
«Anche Ethan è nelle stesse condizioni. E nonostante il dolore che dovrebbe provare, Seth. Sembra che la sua mente sia da tutt'altra parte, benché il corpo sia qui. Dovresti vederlo. Nessuna smorfia quando lo si tocca, né quando si muove inavvertitamente nel sonno - si ferma un secondo, fa un sospiro, poi continua - E se fossero insieme?»
Era un'eventualità alla quale avevo pensato, ed ora che me lo sta confermando con i suoi dubbi, sono più propenso a crederci.
«Carlisle ha detto quanto impiegherà il corpo di Ethan a rimettersi completamente?» chiedo, iniziando ad elaborare una teoria.
«Un paio di giorni al massimo. Perché me lo chiedi?»
«Perché è tutto il tempo che ho intenzione di concedergli per restituirmi la mia Sarah. E se non dovesse accadere, penserò al modo di riportarla da me»
«Spero che non sarà un modo cruento» dice, con una voce minacciosa. Sarah è sua figlia esattamente come lo è Ethan. Non permetterà mai che si salvi uno facendo male all'altro.
«No. Non lo sarà» ma in cuor mio so che sarei pronto a fargli del male, se questo riportasse la mia Sarah da me.
«Meglio per te che non lo sia - si ferma, poi aggiunge - Seth, devo tornare da Ethan. E' bene che Esther ritorni a casa»
«Se riesci a mandarla via»
«Torna da Sarah, Seth. Ci sentiamo più tardi»
«Ciao, Jake».
Un leggero sorriso è spuntato sulle mie labbra. E' questo l'effetto che mi fa parlare con Jake. E' rilassante anche quando la situazione non è delle migliori. Chiudo la chiamata e decido di farne un'altra. Mamma non sapeva che sarei dovuto rientrare stasera, e avvertirla che non lo farò la metterebbe solo in ansia e le farebbe drizzare le antenne per captare qualche disgrazia, e non è lei che chiamerò. Ma a qualcuno dovrò pur dire che domani sarò assente dal lavoro.
«Pronto?» mi risponde una voce maschile, che non conosco. Il numero che ho fatto è sicuramente quello della mia amica, perciò in linea deve esserci suo marito.
«Sono Seth Clearwater, vorrei parlare con Angela, se fosse possibile»
«Signor Clearwater! Sono felice di fare la sua conoscenza, seppur solo telefonica! Angela mi ha parlato spesso di lei e del suo lavoro con i ragazzi. Sa, io scrivo per il giornale locale, cronaca sportiva a dire la verità, ma mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei riguardo a un'inchiesta che stiamo svolgendo in questo periodo, il cui tema è, in parole povere, l'effetto che la competitività sportiva ha sullo sviluppo delle relazioni tra gli adolescenti -» viene interrotto da una voce che ben conosco. Ascolto un breve scambio di battute tra i due coniugi, e dopo un breve trambusto ho in linea il mio principale.
«Seth, perdona Ben, ti prego. E' un po' esuberante, e da quando gli hanno chiesto di scrivere quell'articolo per l'inserto della domenica non fa altro che chiedermi di chiamarti per una consulenza»
«Digli che va bene. Non appena tornerò, sarò a sua completa disposizione» il marito di Angela, con la sua parlantina, mi ha messo completamente a mio agio, non sarà un problema fare quattro chiacchiere con lui. Ma di cosa mi stupisco? In fondo è sempre il marito di Angela!
«Tornerai ... da Boston?»
«Come -»
«Come faccio a sapere che sei da una delle mie migliori ex-studentesse? Seth, ti sei mai reso conto del modo in cui la guardavi? E del fatto che era l'unica con cui avessi difficoltà a scrivere il profilo psicologico per il giudizio finale? E non mi dire che era perché la conoscevi da quando era piccola, perché con suo fratello non hai mai avuto problemi. Credimi, una persona innamorata ne riconosce un'altra» mi dice, con tutto il garbo e la delicatezza che la contraddistinguono.
«Quindi se ne erano accorti tutti - medito ad alta voce - Perché non -»
«Non mi hai mai dato motivi per richiamarti all'ordine. Nessuno ha mai neanche lontanamente sospettato che tra voi due ci fosse una storia, cosa che mi avrebbe obbligata ad allontanarti immediatamente dalla scuola, come ben sai. Ti sei tenuto alla larga da lei fino a quando è stata una studentessa, e ora che non lo è più, fai bene a vivere la tua vita. E la sfera sentimentale di essa non è affar mio. Quando tornerai?»
«Non lo so. Sarah non si è sentita molto bene, e non voglio lasciarla prima che si sia rimessa del tutto. Il dottore ha detto che entro martedì dovrebbe ristabilirsi. Diciamo che sarò di nuovo lì tra mercoledì e giovedì»
«Considerato che sono i primi giorni di ferie che prendi da otto anni a questa parte, sono ben felice di concederteli! Giovedì ti farò trovare Ben nel tuo ufficio!»
«Grazie, Angela»
«Di niente, Seth»
Ritorno nella stanza di Sarah dopo aver chiuso la chiamata, consegno il telefono a Bella, che si è alzata di scatto dalla mia sedia, quando mi ha visto rientrare. Le faccio un cenno, e si siede di nuovo, mentre io mi lascio cadere ai piedi del letto di Sarah, con la testa sulle sue gambe. La coperta impedisce il contatto della nostra pelle.
Due giorni, Ethan. Non te la lascerò per più tempo.

***************

Luogo senza tempo

Sarah

Corro. Cercando di oltrepassare questa nebbia che mi avvolge. Sono sola, smarrita, preoccupata per le sorti di quell'incosciente di mio fratello.
Papà ci aveva chiesto di stare lontani dal bosco, e lui che fa? Alla prima occasione ci si infila dentro con tutte le scarpe, e portandosi Esther dietro. Papà e zio Sam staranno dando di matto. Anch'io, però, ho le mie colpe. Anni che non riesco a sentirlo, e quando mi capita di sintonizzarmi di nuovo su Radio Ethan? Il giorno in cui lui decide di farsi ammazzare da un vampiro.
Mi fermo all'improvviso.
«Ethan ti odio!» urlo, con tutto il fiato che ho.
L'eco della mia voce mi giunge da tre direzioni diverse, come se fossi in una scatola con tre lati chiusi e uno aperto. Giurerei di conoscere almeno un luogo dove il suono si riflette così.
Mentre ragiono su queste cose, sento il rumore di sassi che cadono nell'acqua. C'è qualcun altro oltre a me?
Suvvia, siamo razionali - mi dico - Deve per forza esserci qualcun altro, se ci sono dei sassi che cadono nell'acqua. Non si possono gettare dentro da soli, no?
«C'è qualcuno?» grido. Di nuovo la voce mi torna da tre direzioni, e decido di correre verso quella dalla quale non ricevo l'eco.
Finalmente riesco ad uscire dalla nebbia.
Una figura maschile mi dà le spalle. Lo riconosco subito.
«Perché non mi hai risposto?»
«Mi hai chiamato?»
«Ho urlato il tuo nome, mentre ero nella nebbia. Non mi hai sentita?»
Scuote la testa «No, sentivo delle voci, ma nessuna era la tua, e nessuna era qui, anche se sembrava che ci fosse. Ma ero anch'io nella nebbia, fino a poco fa»
«Dove siamo?»
«Direi alla spiaggia di La Push» mi risponde, alzando le spalle come se stesse dicendo una cosa ovvia.
«Ma ... come è possibile? Voglio dire ... Io ero a Boston, e non ricordo di aver viaggiato!»
«Il fatto che siamo qui non vuol dire necessariamente che ci siamo fisicamente. Io ero piuttosto malridotto, quando mi ha trovato papà, eppure -» allarga le braccia per farmi vedere che è in perfette condizioni. Non un graffio, non una cicatrice.
«Vuol dire che siamo nelle nostre teste?»
«A giudicare dal posto, direi che siamo nella tua testa»
«Sei nel mio corpo? Vattene subito!» scherzo, dandogli una spinta. Non si muove di un millimetro e anzi, approfitta delle mie braccia tese sul suo petto per attirarmi a sé ed abbracciarmi.
«Grazie, sorellina» mi dice, poggiando il mento sulla mia testa mentre ancora mi tiene stretta. Tutto questo affetto comincia ad imbarazzarmi un po'.
«Di cosa?»
«Le voci dicevano che è merito tuo se sono ancora su questa terra»
«Ah, per quello ... non ricordo neanche cos'è successo!»
«Sei un'ottima ricetrasmittente» afferma, sghignazzando.
«Sei stato tu ad alzare la barriera? Tu mi hai permesso di vedere che le stavi prendendo da quel succhiasangue?» grido, arrabbiata, puntandogli il dito sul petto, dopo essermi divincolata dal suo abbraccio.
«Più o meno. L'ho fatto inconsciamente, sapevo di aver bisogno di aiuto» continua a ridacchiare.
«Cazzo, Ethan. Ho avuto una paura fottuta ... se fossi morto ... se fossi morto ti avrei resuscitato per ammazzarti con le mie mani»
Scoppia a ridere fragorosamente. Cosa lo faccia divertire così tanto, parlando della sua morte, me lo deve proprio spiegare. Lo guardo di traverso.
«Sono riuscito a farti dire due parolacce nella stessa frase ... è un evento senza precedenti!»
Osservando le cose da questo punto di vista, viene da sorridere anche a me. Ridiamo un po' insieme, poi lui sospira e si fa serio. Si siede a terra e mi invita a fare altrettanto.
«Dobbiamo parlare» mi dice.
«Ethan, non farmi preoccupare. Di cosa dobbiamo parlare?»
«Di quello che ci hanno tenuto nascosto. Voglio che tu ti faccia spiegare da Seth perché l'hanno fatto. E' l'unico che ci può dare una risposta sensata, se sei tu a chiederla»
«Che cosa sarebbe?»
«Che siamo noi, o meglio eravamo noi visto che papà l'avrà sicuramente fatto fuori per evitare che facesse rapporto, i bersagli di quel mostro. Non solo. Agiva per conto di qualcuno. Mi ha parlato di una Lei che l'avrebbe punito duramente, se mi avesse ucciso, ma che avrebbe potuto evitare la punizione, perché il suo signore non era lì»
«Che significa, Ethan?» chiedo. Inizio ad essere spaventata. Dice cose senza senso. Perché dovremmo essere noi gli obiettivi di quel vampiro? Cosa può voler mai da noi?
«Ha detto che volevano usarci come esca, ma non mi ha detto per cosa»
«Beh, vedrò di capirci qualcosa di più con Seth e la mamma. Adesso mi spieghi cosa ci facevi nel bosco?»
«Non so. Credo fosse solo il gusto di contravvenire a un ordine» mi risponde, sibillino.
«Papà non ci aveva dato nessun ordine. Aveva solo chiesto la nostra parola» sbotto stizzita.
«Beh, qualunque cosa fosse, non volevo fare quello che aveva detto lui»
«Sei di nuovo entrato nella fase adolescenziale del "faccio tutto il contrario di quello che dice papà"?»
«No. Sono entrato nella fase "uomo adulto con sangue da alpha pronto a prendere il sopravvento"»
Lo fisso shockata per qualche istante, e lo vedo fare un sorriso beffardo che lo fa somigliare terribilmente a papà quando cerca di spiegarci le cose senza chiarircele affatto.
«C'è qualcosa che devi dirmi?»
«Non è niente di che, e comunque nulla di nuovo, Sarah. Sai che ultimamente non vado granché d'accordo con i grandi vecchi del branco»
«Considerando che quindici giorni fa hai mandato a quel paese quel sant'uomo di zio Jared, e ancora devo capire cosa avesse fatto, sì, lo so»
«Ecco ... venerdì papà mi ha spiegato perché reagisco così. Secondo lui è perché si sta risvegliando il mio sangue da alpha e non riesco a sottomettermi al fatto che gli altri mi trattino ancora come un pivellino»
«O forse è il fatto che non sopporti che gli altri ti trattino ancora come un pivellino a far risvegliare il tuo sangue da alpha. Ethan, dovrai ammettere che ci trattano ancora da inesperti, a confronto con loro, perché lo siamo. Battono le foreste da quasi vent'anni, è normale che lo facciano. Soprattutto visto che non avviamo mai combattuto con un vampiro che non fosse Jasper, che non voleva farci realmente del male. Beh, tu sì, ma stavi per rimetterci la pelle. Ad ogni modo ... com'è venuto fuori il discorso con papà?»
«Ho litigato con Seth - lo fulmino con lo sguardo, aveva promesso che non l'avrebbe fatto più - Ok ... ho capito, Sarah, non c'è bisogno che mi guardi in quel modo! E comunque hai un ragazzo infinitamente più intelligente di tuo fratello. Non mi ha dato modo di attaccarlo»
«Perché, a differenza tua, fratellino, lui è un uomo»
«Quello che vuoi, Sarah»
«E quindi questa sarebbe la spiegazione ai tuoi attacchi d'ira e alla tua testa calda degli ultimi tempi? Il sangue da alpha? Suona come "fate tutto quello che vi dice, altrimenti assaggerete la sua ira. Il regno del terrore è arrivato, signori!"» sono ironica e anche un po' cattiva. Ma davvero quello che sta dicendo suona come una giustificazione al suo caratteraccio degli ultimi tempi. Caratteraccio che si è fatto sentire anche nel suo rapporto con Terry, tra l'altro. Lui, il cagnolino docile e scodinzolante, ha tirato fuori le unghie proprio il giorno della partenza.
«Con Terry come va?» gli chiedo, nel tentativo di cambiare discorso. E sperando che sia un argomento di suo gradimento.
Sorride, poi il sorriso si spegne.
«Ethan, cos'hai?»
«Le cose andavano bene. Prima. Ora non lo so. Sono un po' preoccupato» ha di nuovo la faccia scura, e non mi piacciono le sue parole. Cos'è, hanno litigato ancora?
«Ethan, spiegati meglio!» qualche volta l'incapacità dialettica di mio fratello mi fa innervosire di brutto.
«Le ho dato il bracciale. Lei ha promesso di non essere più tanto gelosa, e le cose stavano ricominciando a girare per il verso giusto. Parlavamo di più, ci confidavamo cosa ci preoccupava -»
«Ed ora che probabilmente sei steso in un letto e lei si starà preoccupando a morte per te, vuoi dirmi cos'è cambiato?»
«Le ho dato un ordine ... voglio dire, un ordine ordine»
«Un ordine alpha?» chiedo, sbarrando gli occhi per lo stupore. Se è già a questo punto non siamo messi per niente bene.
Annuisce.
«E' stato assurdo. Eravamo lì, trasformati di fronte al vampiro, e lui ci guardava come carne da macello. Volevo che Esther se ne andasse, ma lei non voleva lasciarmi lì da solo ... ed è successo»
«Papà lo sa?»
«Non da me, ma sarà la prima cosa che gli dirò quando ritornerò nel mio corpo»
«A proposito, quando lo farai? Comincio a sentire fame e non credo mi sia possibile portare a spasso due anime. Specialmente se una è pesante come te!» faccio una linguaccia ed inizio a correre sulla spiaggia inseguita da lui. Mi sento tornata un po' bambina, in questo momento.
All'improvviso inciampo su qualcosa - su qualcuno, mi rendo conto subito dopo - che mai mi sarei aspettata di trovare qui.
«Ti sei fatto male?»

***************

Martedì, 15 settembre 2026

Joseph

Due giorni.
Da due giorni ci sono un sacco di persone che girano in casa, abbracciano papà e giocano con noi. Il nonno Billy è tornato a stare qui, dorme nel letto di Jason, e io e lui stiamo nel lettino insieme, e nessuno ci ha spiegato perché.
Persino Kim, la moglie di zio Jared, è venuta a giocare con me, Jay e Juliet. Non l'aveva mai fatto prima, anzi, credo di non averla mai vista in casa nostra. Eppure è qui, seduta sulla sedia a dondolo, a leggere una storia a July, mentre Jason ed io giochiamo con le costruzioni.
All'improvviso, ho voglia di sapere qualcosa di più. July è ancora piccola, ma Jason ed io no, e vogliamo sapere.
E poi la storia che il mio fratellone se n'è andato senza salutare non sta né in cielo né in terra, perché Ethan non l'avrebbe mai fatto. Piuttosto avrebbe fatto tardi a qualsiasi appuntamento avesse, ma non se ne sarebbe mai andato senza salutarci. Soprattutto senza salutare July.
E' così piccola, e ha gli occhi così tristi, la mia sorellina. Tutta appoggiata alla spalla di Kim, con il dito in bocca, fa finta di ascoltarla, ma so che sta pensando al nostro fratellone. E so che si sta incolpando di qualcosa che non ha fatto. Lei ha creduto a mamma e papà, e adesso è triste.
Poso una mano su quella di Jason, e gli mostro l'immagine di Juliet. Lui si volta immediatamente a guardarla, poi torna con l'attenzione su di me. Si alza in piedi e fa la faccia che Sarah chiama "da bulletto".
«Andiamo da papà» mi sussurra, in modo che Kim non possa sentirci.
Juliet però sì, e sgrana gli occhioni, verdi come i miei, per dirci che vuole venire anche lei. Jay scuote leggermente la testa, e lei chiude di nuovo gli occhi.
«Dove andate, piccoli?» ci chiede Kim, quando ci vede aprire la porta della cameretta.
«In bagno» risponde Joey prontamente, e io annuisco. Ci chiudiamo dietro la porta e corriamo nel soggiorno, prima che qualcuno ci fermi. Papà sgrana gli occhi quando ci vede, e fa la sua faccia arrabbiata, ma il suo odore non è quello solito. E' meno intenso, quasi spento. Anche lui è triste, come tutti in questa stanza.
Ci avviciniamo a lui.
«Non dovreste essere qui, voi due» ci dice, con la voce seria.
«E tu non dovresti essere triste. Sono tutti tristi qui. Anche noi, ma non sappiamo il perché»
«E poi Ethan non può essersene andato senza salutare, papà. Non l'ha mai fatto. Non è da lui. O forse siete così tristi perché è vero e non vuole tornare?» rincara la dose Jay.
«Jay, Joey, non importunate vostro padre» ci dice nonno Billy. Papà non apre bocca e ci guarda smarrito.
«Jake, cos'hai?» la voce della mamma è così bella. Anche adesso che è triste. E' bella anche quando è arrabbiata, la voce della mamma.
«Jason e Joseph Black. Cosa avete combinato?»
«Niente, mamma. Vogliamo solo sapere perché ci sono tutte queste persone tristi in casa» risponde Jason.
Mamma abbassa gli occhi in quelli di papà. Si guardano per qualche istante, poi lei sospira.
«Dobbiamo dirlo loro, Jake»
Papà non risponde, si limita ad annuire e ad allargare le braccia, come fa sempre quando gli chiediamo di prenderci in braccio. Cogliamo al volo l'invito e ci rintaniamo sul suo petto. Mamma si siede vicino a papà e poggia la testa sulla sua spalla. Chiude gli occhi. Papà le dà un bacio sulla fronte, come fa sempre con July quando è triste, poi si rivolge a me e Jason.
«Jay, hai ragione. Ethan non è andato via senza salutarvi»
«Lo sapevo, io!» esclama il mio fratellaccio esultante.
«Ma è per causa sua che siamo tristi. Per causa sua e di Sarah»
«Cosa hanno fatto, papà?»
«Ricordate quando vi ho chiesto di non andare nel bosco fino a quando non vi avessi detto il contrario? - annuiamo insieme - Beh, Ethan mi ha disobbedito, e ha avuto un incidente»
«E Sarah? Lei è lontana ... perché siete tristi anche per colpa di Sarah?» chiediamo in coro.
La mamma prende Jay dalle braccia di papà, in modo che entrambi possiamo vederla mentre ci parla. Accarezza dolcemente sia la mia testa che quella di Jason e ci sorride.
«Sapete del legame che hanno i vostri fratelli maggiori, ve l'abbiamo spiegato qualche tempo fa. Beh, questo legame ha fatto in modo che ciò che ha fatto male ad Ethan lo abbia fatto anche a Sarah. O almeno crediamo che sia andata così. Potranno spiegarcelo solo loro quando torneranno da noi. Ma non si svegliano da due giorni e siamo un po' preoccupati, bambini. E' per questo che ci sono tante persone tristi in casa»
«Ma Ethan sta bene?» chiedo. Voglio vedere il mio fratellone.
«Fisicamente sì. Ma non si risveglia. E non sappiamo cosa dobbiamo fare per riportarlo qui» mi risponde papà, stringendomi a sé con un braccio, e cingendo le spalle della mamma con l'altro.
Rimaniamo stretti così per un po'. Chiudo gli occhi, concentrandomi sul battito del cuore del mio papà. E' forte come sempre e mi tranquillizza.
«Allora eravate qui, furbacchioni!» è la voce di Kim a disturbarci. Ha in braccio Juliet, deve essersi addormentata. La mia sorellina dolce. Sono felice che almeno lei riesca a dormire un po'. Jason ed io facciamo a pugni tutte le notti, costretti nello stesso lettino!
«Si è addormentata?» chiede la mamma a Kim, lasciando Jay a papà ed alzandosi per controllare July.
«Da un po'. Le stavo leggendo una storia e l'ho sentita respirare leggera sul mio collo» la guarda con gli occhi che brillano.
«E' una bella sensazione, vero? - le dice papà - se vuoi, ti lascio il pacchetto completo per fare pratica. Anche i grandi»
Mamma spalanca gli occhi e la bocca guardando papà, mentre Kim porta una mano alla pancia. Ho visto troppe volte la mamma fare quel gesto quando dentro la sua pancia c'era July, per non capire cosa significhi.
«Avremo un nuovo cuginetto!» esclamiamo Jay ed io insieme, felici di questa buona notizia.
«Come ... noi ...» balbetta Kim, stupita.
Papà e mamma si guardano e sorridono.
«Per loro credo sia stato il gesto. Io lo facevo spesso quando li aspettavo, per far sentire loro che li amavo già quando erano qui dentro. Per noi ... - papà si alza e si mette dietro la schiena di mamma, che sta parlando e si appoggia al suo petto - per noi è stato l'udito. Quello è il suono più bello del mondo. Due cuori che battono all'unisono»
«E anche se Jared non ha detto niente, e non ha neanche pensato, nemmeno una volta, al piccoletto che avrete ... beh, lascia che ti faccia le mie congratulazioni»
«Jake ... grazie ... e scusa»
«E di cosa?»
«In tutti questi anni ... in tutti questi anni ho cercato di stare lontana da questa casa, nonostante i rimproveri di Jared ... ora so che aveva ragione»
Papà sorride.
«Scuse accettate. E ora vai da tuo marito, si starà chiedendo di cosa stiamo parlando, ancora»
Mamma prende Juliet dalle braccia di Kim, poi lei va da zio Jared.
«Porto la piccola a letto, Jake. Tu assicurati che i guerrieri, lì, non combinino troppi danni!»
Lui si china a darle un bacio sulla guancia, prima di sedersi di nuovo sul divano, con un braccio che avvolge me e l'altro attorno a Jay.
«Papà, così non respiro!» dice Jason, cercando di sfuggirgli.
Io mi siedo sui miei talloni e metto le mani sul suo viso, richiamando la sua attenzione e spostando il suo sguardo nel mio. Mi piace quando mi guarda così. Mi fa sentire grande e importante.
«Dimmi, lupacchiotto!» mi sorride, ma solo con le labbra.
«Voglio farlo io» gli dico, serio.
«Cosa?»
«Voglio provare a portare indietro Ethan e Sarah»
«Non se ne parla. E' troppo pericoloso e non sai usare ancora il tuo potere» ha il tono che usa quando mi sgrida. Quello che usa per farmi capire perché una cosa è sbagliata.
«Ma papà -»
«Joey, quanti anni hai?»
«Tre» rispondo mogio.
«Bene. I permessi per gli atti eroici possono essere richiesti solo dai diciotto anni in su, e anche allora non è detto che siano concessi»
«Papà -»
«Ho detto no, Joseph. Ed è no»
«Papà, Joey entra nei sogni di July praticamente ogni notte da quando è nata. Scaccia i suoi incubi. L'unica cosa che è cambiata è che adesso tu lo sai. Ma lui sa usare i suoi poteri estremamente bene»
«La terra dei sogni non è un posto per bambini»
«No, e Joey lo sa, papà. Non si perderà. Troverà Ethan e Sarah e li riporterà qui» Jason mi sta dando una prova di fiducia, non è da lui difendermi con papà.
«Non posso ... - papà mi solleva e mi mette sulle sue ginocchia - Joey, capisci che non posso spedire anche te laggiù? E se non tornasse nessuno dei tre? Come pensi che mi sentirei ad aver dato ad un bambino di tre anni, a mio figlio, il permesso di rischiare la sua vita?»
Ha di nuovo la voce triste il mio papà, così gli circondo il collo con le braccia, e Jay fa altrettanto.
«Jacob, posso parlarti un secondo?» è nonno Carlisle a chiamare papà. Lui annuisce, si alza e lo segue in cucina. Probabilmente il nonno era di sopra da Ethan. Non so cosa si stiano dicendo, ma spero proprio che siano buone notizie. Rimango sul divano ad aspettare che papà ritorni, in silenzio, e così fa anche Jay.
«Voglio farlo lo stesso, Jay. Voglio provarci»
«Papà ha detto di no. Ethan ha fatto qualcosa che lui ci aveva vietato ed hai visto cos'è successo»
«Non si tratta solo di Ethan. C'è anche Sarah, laggiù. La nostra Sarah. L'abbiamo lasciata a Seth, certo, ma lui non può tirarla fuori. Io sì»
«Vengo con te»
«Non puoi. Hai sentito papà. E' pericoloso»
«Hai bisogno del mio aiuto per andare in camera di Ethan senza passare dalle scale, Joey»
«Ehi, voi due. State di nuovo litigando?» la mamma interrompe la nostra discussione. Nessuno ci ha dato molto peso, finora. Siamo bambini e stavamo sicuramente litigando per qualcosa da bambini. Scuotiamo la testa insieme, come facciamo sempre quando la mamma ci sorprende a discutere.
«Bene. Bravi. Adesso però è ora di andare a dormire» ci dice, seria. Papà sta ancora parlando con il nonno, ed è quasi più triste di prima.
«Mamma, cosa sta dicendo il nonno a papà?» le chiedo, appoggiandomi alla sua spalla, quando mi prende in braccio. Sono stanco, ho sonno, ma devo provare a salvare i miei fratelloni, e non potrò farlo, se mi addormento. Mamma ci fa indossare i pigiami e posa un bacio sulla fronte mia e di Jason.
«Adesso fate i bravi, dormite. E' tardi e vi siete stancati molto» uscendo dalla stanza spegne la luce e chiude la porta. C'è una lucina a forma di pesciolino rosso sulla presa, che dà alla stanza un'illuminazione leggera e arancione. Serve a July per non avere paura del buio.
«Voglio venire con te» mi ripete Jason.
«Non puoi. Devi rimanere qui per July. Cosa succede se ha un incubo?»
«Ci penseranno mamma e papà. A me hanno sempre pensato loro. Tu non hai mai avuto incubi eccetto una volta, ma avevi la febbre, e July ... possono pensarci loro»
«Puoi accompagnarmi di sopra, ma non ti porterò con me. Non questa volta»
«Vuoi che Sarah pensi che sei stato solo tu a salvarla, vero? Così vorrà più bene a te che a me. Però senza di me non andresti da nessuna parte!»
«No. E' solo che stavolta è pericoloso. E tu non conosci la terra dei sogni come me!»
«Ho due anni più di te. Ci sono stato più volte di te. Quindi la conosco molto meglio di te!»
«Jay, per favore!»
«E va bene, Joey. Ti accompagnerò di sopra e me ne starò buono» gli faccio un sorriso e lo abbraccio. Lui mi prende per mano, apre la finestra della nostra camera e lentamente levitiamo fuori da essa. Viaggiare così è sempre divertente! La finestra della camera di Ethan è aperta, come al solito. A lui piace così, e adesso che sta male non hanno avuto il coraggio di chiuderla. Poggiamo i piedi nella stanza ed io mi arrampico sul lettone di Ethan.
Sono quasi pronto ad entrare nella sua testa, quando sento qualcuno singhiozzare. Mi guardo intorno, e c'è Terry, inginocchiata vicino al letto, che piange. Jay le va vicino e la abbraccia. E' molto legato ad Esther, più di quanto non lo siamo io e July, in effetti.
«Jay, che ci fai qui?» gli chiede Terry sorpresa. Si supponeva che noi non ne sapessimo niente, e certamente a nessuno è venuto in mente di aggiornarla riguardo alla situazione.
«Te lo riporteremo. Lo riporteremo indietro» le dice, stringendosi ancora di più a lei. Mentre Esther lo abbraccia a sua volta, poso le mani sul collo di mio fratello, ed entro nella sua terra dei sogni.

***************

Terra dei Sogni - Senza tempo

Apro gli occhi.
La terra dei sogni di Ethan somiglia terribilmente alla sua camera.
«Ethan, sei proprio privo di fantasia! Come fa la tua camera ad essere il tuo posto preferito?» Ethan non sopporta che ci si prenda gioco di lui, soprattutto se siamo noi piccoli a farlo, perciò il fatto che non si manifesti la sua presenza significa che non è qui.
Apro la porta della camera, magari non è limitato come sembra e il suo posto preferito è l'intera casa. Ma c'è solo nebbia, e non ho voglia di avventurarmi là fuori, c'è il pericolo di perdersi, e, come ho detto a papà, conosco abbastanza bene questo posto per sapere come non farlo. Se fuori dalla porta della camera c'è il nulla ... magari non è così per il bagno, e passando da lì ... Apro la porta del bagno. Il bagno c'è. Ora vediamo se conosco la logica di questo posto abbastanza bene da riuscire a giocare secondo le sue regole.
Entro nel bagno e chiudo la porta che dà sulla camera di Ethan. Se lui è convinto che l'altra porta dia nella camera di Sarah ... allora dovrei avere diretto accesso alla sua terra dei sogni. Con Jason e Juliet funziona così, basta sapere quale porta aprire.
Finisco sulla spiaggia. Sono già stato qui, e sapevo che era questa la sua terra dei sogni. Ma è comprensibile, lei adora venire quaggiù!
Ed è proprio in questo momento, che la vedo. Corre, scalza, mentre il vento muove il suo vestito bianco e i suoi capelli neri. Si guarda indietro, mentre Ethan la insegue. Non devono essersi resi conto del tempo che hanno trascorso quaggiù. Non è facile, se non si è abituati a farlo. Qui gli orologi non funzionano.
Mi accorgo troppo tardi del fatto che mi stia per finire addosso. Non mi ha visto per niente, e mi travolge. Cadiamo insieme a terra. Lo sguardo stupito che le riempie gli occhi mi fa capire che Ethan non le ha detto quasi nulla dei miei poteri.
«Ti sei fatto male?» mi chiede, aiutandomi a rialzarmi e stringendomi forte a sé.
«No, Sarah, sto bene!»
«Joey, come sei finito quaggiù?» mi chiede Ethan.
«Sono venuto a prendervi. E' ora che torniate a casa»
«Che significa?»
«Siete qui da tanto tempo, e sono tutti preoccupati per voi. Esther piange, lo zio Seth non è ancora tornato a casa. Mamma e papà sono tristi»
«Joseph, che significa che siamo qui da tanto tempo? Noi ci siamo incontrati solo qualche ora fa!»
«Di là sono passati due giorni». Lo shock negli occhi di Sarah, e la mano che si porta alla bocca, mi fanno credere che abbia capito.
«Come ... come facciamo a tornare indietro?» mi chiede.
«Datemi la mano. Attraverseremo la mia terra dei sogni, che è un po' più estesa delle vostre, e vi accompagnerò fino a casa»
«Perché la tua terra dei sogni è più estesa delle nostre, Joey?»
«Non lo so. Ogni tanto in sogno c'è qualcuno che mi dice che devo includere un posto in più e lo faccio. La mia terra dei sogni comprende tutte le vostre»
«Joey, papà non vuole che tu usi questo potere in particolare. Come hai fatto a convincerlo?»
«Papà non lo sa ... e neanche la mamma ... mi sgrideranno quando torneremo, ma saranno felici per voi, quindi ...» alzo le spalle, in conclusione della frase. Non m'interessa se mi sgrideranno, perché i miei fratelli saranno di nuovo a casa, ed è più importante di qualsiasi punizione possano darmi. Sarah si china ad abbracciarmi.
«No!» grido.
«Che c'è?» mi chiede triste. Si è impaurita perché non mi sono fatto abbracciare, forse pensa che non le voglia più bene.
«Se lasci la mia mano ti perderai. E ancora non so come si ritrovano le anime che si smarriscono quaggiù. Non voglio rischiare di perderti, sorellona»
Annuisce.
«Allora, quali sono le terre dei sogni della nostra famiglia?» chiede Ethan, per rompere il silenzio che si è creato.
«La tua è la tua camera, compreso il bagno. Quella di Sarah la spiaggia, come avrete avuto modo di notare. Jason ha tutta la casa a sua disposizione, ma lui sa come estenderla, gliel'ho spiegato»
«Perché non lo dici anche a noi?»
«Non posso. La voce mi ha detto di dirlo a una sola persona, che sarebbe stato il mio Custode. Ho scelto Jason»
«Capito» annuiscono insieme, i miei fratelloni, ed io faccio un sorriso. Non riesco a credere di averli trovati e di stare per riportarli a casa in sole quattro ore. Nonostante quello che avevo detto a Jason, ero terrorizzato dal fatto che avrei potuto metterci giorni, per ritrovarli, se la testa di Ethan fosse stata meno organizzata.
«Gli altri?»
«Mamma e papà hanno lo stesso luogo, la loro camera da letto. Juliet è ancora troppo piccola per averne una specifica, i bambini piccoli fanno sogni più confusi dei grandi, ma la voce mi ha detto che la sua sarà il bosco. Seth la settimana scorsa ha avuto un cambio di forma. La sua terra dei sogni è una grotta sotto la scogliera - Sarah arrossisce, segno che riconosce il luogo - Esther ... Esther è ancora instabile, e non capisco perché» è vero, fra tutti i grandi Esther è l'unica a non avere una forma precisa per la sua terra dei sogni. Come se non ci fosse un unico posto in tutto il mondo che lei ama in maniera particolare, o come se ce ne fossero troppi.
«Come faremo a tornare nei nostri corpi?»
«Dobbiamo tornare a casa, Sarah»
«E' così semplice?»
«Sì, se sai dove andare, sì. Ma anche voi avete visto la nebbia, no? - annuiscono entrambi - E' facile perdersi, nella nebbia. Sono contento che mi abbiate aspettato»
«Ma tutte le notti sogniamo, e tutte le mattine ci risvegliamo»
«Ma in quelle occasioni non siete nella terra dei sogni con la coscienza di esserci. Sapete che ci siete stati solo perché la mattina vi risvegliate»
Arriviamo di fronte a casa.
«Entrate - dico loro - Sarah, prima tu. Entra e chiuditi la porta alle spalle»
Fa quello che le dico, salutandoci con la mano prima di sparire dietro l'asse di legno. Qualche secondo dopo, mi rivolgo ad Ethan.
«Dovrai portarmi con te. Devo uscire dalla tua testa, perché è da lì che sono entrato» annuisce e mi prende in braccio. Metto le mani sul suo collo, esattamente nella posizione che avevo quando sono entrato. Entriamo in casa ... e riapro gli occhi nel mio corpo.
Mamma e papà ci osservano preoccupati, e papà mi prende in braccio non appena mi vede spalancare gli occhi.
«Ti avevo detto di non farlo, Joseph! Non ti rendi conto del pericolo che hai corso? Hai fatto preoccupare me e tua madre! Se ti fosse -»
«Papà, non ... non lo sgridare» la voce di Ethan sorprende tutti, tranne me. Quando mi sono risvegliato nel mio corpo sapevo che era tornato anche lui.
Esther si lancia sul petto di Ethan, piangendo e stringendolo forte. Ethan la guarda un po' stupito, poi la abbraccia. Io sorrido, e anche mamma e papà lo fanno. Jason dorme ai piedi del letto, e la mamma lo prende in braccio.
«Vi lasciamo soli» sussurrano.
«Papà, io ... devo parlarti» gli dice Ethan. Sembra ... spaventato da quello che deve confessare.
«Domani, Ethan. Ci sarà tutto il tempo domani»
Usciamo dalla stanza, e papà chiude la porta alle sue spalle.
«Non mi devi disobbedire mai più, capito lupacchiotto?» mi dice. Il suo odore è quello buono di rosmarino, perciò so che non è arrabbiato con me.
Annuisco.
«Comunque ... grazie, cucciolo» mi stringe forte, poi entriamo nella cameretta e mi fa stendere nel lettino insieme a Jason e ci rimbocca le coperte.
«Dormite bene» ci sussurra la mamma, dando un bacio ciascuno. Insieme escono dalla stanza.
Il trillo del telefono, poco prima che mi addormenti, mi dice che anche Sarah è ritornata.
Chiudo gli occhi e precipito nella terra dei sogni.

"Joseph! Joseph!"
La voce mi chiama dolcemente. E' una voce bella, rassicurante, un po' come quella della mamma prima che mi addormenti.
"Sono qui, Signora dei Sogni!" le dico.
"Sei stato molto coraggioso, questa notte. Sono fiera di te!"
"Grazie, mia Signora"
"Non chiamarmi così, sai che qui ogni cosa ti appartiene"
"Posso chiederti una cosa?"
"Tutto quello che vuoi, Joseph Edward Black"
"Vorrei vederti"
Non mi risponde, ma da dietro un angolo di casa compare una bambina della mia età, con i capelli neri, lunghi e legati in due trecce, gli occhi grandi e le labbra a forma di cuore.
"Sei una bambina?"
"Posso essere molte cose. Adesso ho l'aspetto del tuo cuore, piccolo Joseph"
"Cosa significa?" le chiedo, mentre sento che il sogno sta svanendo. Mi sto per svegliare.
"Lo capirai, piccolo Joseph. Lo capirai"

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