Il posto a cui appartieni
(Tratto da un fatto realmente accaduto)
Camminava lungo il sentiero e ripensava alle parole del padre: un selvatico cacciato nei tuoi luoghi ne vale cento presi lontano...
Saliva conquistando la montagna lungo il sentiero ed il rumore dei sassi sotto gli scarponi diventava la voce della valle. Concentrato nell'ascesa pensava ....
Finalmente sarebbe stato a tu per tu con un capriolo. Sulle sue montagne. Loro due, soli. E il silenzio come testimone.
Aveva la carabina con sè alleata per molte prede ma sempre in luoghi lontani.
Pensava...
Passo dopo passo, la gioia diventava piena, anche senza il carniere.
Camminava su sentieri conosciuti, vedeva monti famigliari che nella lontananza aveva solo sognato. Respirava aria di casa.
Gli tornavano in mente - chissà perché - le parole che suo padre gli diceva andando al capanno " Una Gardena presa qui ne vale cento cacciate in un posto a cui non appartieni!" .
Dopo una vita a " piume", aveva conosciuto la "caccia a palla" ed era stato difficile sentirla propria. Soprattutto per il selvatico. Fermo lui, immobile tu. Forse era per questo.
Alla migratoria ed alla stanziale con le ali invece... Così lui, capace d'imbracciare una doppietta e sparare in tre istanti, aveva imparato un modo nuovo di far scattare il grilletto.
Una caccia di attesa...
Ma diversa da quella a pernici e fagiani, tordi allo schizzo e germani di palude...
Una caccia di attesa... in cui l'abilità conquistata a piume non contava più.
Un pensiero dopo l'altro e pareva che anche loro facessero rumore.
Giunse... con il cielo già chiaro e l'alba vicina. Scorgeva il prato dove il maschio sarebbe uscito al pascolo. Pareva un immenso palcoscenico e per un attimo immaginò d'essere accanto al sipario, pronto a spalancarlo.
La luce aumentò ma di lui nessuna traccia. Le cime dei monti s'illuminarono, le balie nere giunsero a concerto ma la radura rimase vuota: forse aveva cambiato zona. I caprioli a volte fanno così. "Riproverò questa sera" si disse riprendendo zaino e fucile. Era bello pensare alla cascina dove avrebbe acceso il fuoco, dato luce alla stanza e lasciato che la giornata morisse consumandosi nell'attesa. Anche quello era un posto che sentiva suo. S'incamminò lungo il sentiero. Lì accanto... un tempo si collocavano gli archetti ed era quando avere due uccelli da cuocere significava non patire la fame. Il bosco era immerso nella quiete e uno strato di cotica e foglie attutiva ogni passo. D'improvviso si arrestò colto da un'immagine improvvisa. Poco lontano, in uno spiazzo erboso, c'era un capriolo accovacciato. Non fosse perché ruminava lo avresti detto addormentato. Un piccolo abete copriva in parte la vista ma nascondeva l'uomo alla preda. Imbracciò la carabina: attraverso il cannocchiale tutto diventava più difficile. D'improvviso l'animale smise di ruminare: aveva percepito la presenza dell'uomo. Il balzo e la fucilata parevano sincronizzati come ai vecchi tempi quando le coturnici cadevano fulminate.
Ora però la radura era vuota e niente gli appariva più desolato. La domanda lo colse d'improvviso: perché aveva creduto di poter colpire in quel modo? L'abitudine al fucile a pallini lo aveva tradito. Si avviò verso il prato ed ogni passo gli pareva inutile. Proprio come la fucilata di qualche attimo prima. Arrivato dove il capriolo ruminava si guardò attorno: trovò nulla ! Sembrava fosse volato via. Stava per rassegnarsi quando percepì appena un movimento. Si precipitò lungo il pendio e vide il capriolo immobile, appoggiato ad un cespuglio. Lontano, gli giungevano strani rumori... Pareva la voce del padre...Un selvatico ucciso nei tuoi posti...
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