ESTATE E INVERNO
C'era Inverno e c'era Estate. Vivevano sulla terra alle loro corti e nessuno dei due visitava il regno dell'altro. Inverno trovava il regno d'estate troppo solare e diretto. Troppo caldo come il deserto. Senza venti veri come lui solo sentiva ululare le notti e i giorni. Estate trovava il regno d'inverno troppo freddo e misterioso.
Troppo freddo come i ghiacci.
Senza le vere acque come solo lei vedeva gorgogliare nel mare e nei torrenti.
Estate era curiosa. Inverno no. Come la neve aspettava e non aveva fretta di sciogliersi. Estate come il sole non vedeva l' ora di scoprire ogni singolo anfranto di quel mondo e non sapeva aspettare. Estate non poteva vedere Inverno. Era sconsigliato. Inverno non era interessato a Estate. Stava bene lì dov'era. Alla Corte di Estate vi era sempre calore e feste e con le feste vi erano racconti e con i racconti le leggende e con le leggende vi era Inverno. Nessuno parlava di come era lì e non aveva senso parlare di come era stato perché era sempre uguale. Per alcuni vi erano grandi bellezze per altri solo ghiaccio e neve. Alla Corte di Inverno vi era sempre freddo e feste e con le feste vi era allegria e con l'allegria vi erano danze e con le danze vi erano canti, con i canti vi erano testi e nei testi ci sono storie. Nelle storie si parla di regni di ghiaccio e di fuoco. Entrambi potevano appartenere sia agli inferi che al cielo a seconda dell'abitante del regno. Per gli abitanti del regno d'estate il ghiaccio e il freddo avrebbero nascosto sole e calore. Per gli abitanti del regno d'inverno il fuoco e il caldo avrebbero sciolto la neve rompendone la magia. Per entrambi era saggio non incontrarsi. Estate invece si ritrovava sempre al confine dei terreni di Inverno e si chiedeva cosa facesse lì e non riusciva a capire. Inverno invece se ne stava per conto suo nei suoi terreni e consapevole di Estate e il suo sguardo curioso eppure non gli importava. Non gli importava finché Estate non ci venne ogni giorno e non fu importante quanto aspettasse, lei era lì e continuava a guardare la candida neve dei suo terreni, senza poterla toccare. Ogni giorno Estate era lì e ogni giorno Estate si chiedeva sempre di più se Inverno avesse noia alla sua Corte, cosa avesse fatto alla neve e ai ghiacci e dove fossero tutte le creature che dovevano esserci perché ne vedeva le morbide impronte nella neve. Il tempo passò e Inverno si interessò, iniziando a sorridere pensando a come sarebbe stato facile allontanare Estate da tutto. Il tempo passò e Estate non si stancò, iniziando a vedere sempre più cose sul confine e chiedendosi perché Inverno la lasciasse fuori da tutto. Passano le notti, piacevoli e orchestrali, con grilli e cicale da Estate e passarono le notti anche da Inverno, fredde e spietate a volte immobili e gelide altre. Ma non vi fu cosa in quei posti che convinse Estate ad arretrare e a lasciar stare Inverno e il suo regno. Anzi ogni volta che vedeva, che fosse tempesta o neve leggiadra voleva vedere di più. Estate non poteva entrare nel terreno di Inverno senza permesso e lei aspettava quel permesso. Inverno non poteva credere che nonostante tutto Estate fosse ancora lì e allora, per curiosità, gli diede quel permesso. Estate non poté credere ai suoi occhi quando poté varcare il confine. Lì era freddo, molto freddo, eppure il problema sbiancava mentre guardava il mondo di Inverno. La neve brillava sotto il sole, cascate di ghiaccio erano lacrime di luce e sotto gli alberi si nascondevano gli animali, candida neve iniziò a cadere giù lieve dal cielo meravigliando Estate che cercava di prenderla tra le mani e quando le apriva ne trovava solo la sua amata acqua a testimoniare la vecchia esistenza di qualcosa di altrettanto bello a ciò che amava. Estate non si abbatteva e continuava a provare e provare finché cadde nella neve e rise. Rise del freddo, così ingiustamente condannato nelle storie della sua Corte, rise della neve, bella come le acque che amava e rise degli alberi, che vanitosi, se ne vestivano e non potè non ridere dalla gioia per quel mondo nuovo eppure uguale al suo. Inverno guardava in silenzio e con stupore Estate, che entrata nel suo regno aveva sorriso e ora rideva sulla sua fredda e bianca neve, come un angelo che si accorge delle nuvole per la prima volta. Inverno si sorprese di se. Si sorprese perché niente lo stupiva così e non lo avrebbe mai ammesso. Si stupiva di vedere Estate contenta e non intimorita dal suo freddo regno, l'esatto opposto del suo. Uscì dal suo nascondiglio perché ora voleva vedere altro.
"Cosí ti bagnerai, e il freddo vento non avrà pietà con la tua salute, sempre che ti interessi dal momento che sei lì per terra da molto"
Estate fu sorpresa di vederlo, eppure ne fu contenta.
"Mi bagno sempre nei miei mari, ma lì il vento ti porta aria buona e profumata di fiori di campo, mentre il sole procura un dolce torpore sulla mia pelle asciugandola"
"Qui non è lì, è diverso. tieni, indossa questo. "
E detto ciò le diede un mantello.
Estate sorrise e lo indossó
"Mi mostri il tuo regno? "
"Scoprirlo da sola, io lo conosco"
Detto questo si girò e fece per andarsene, Estate si alzò e indossò il mantello e dopo un occhiata di dispiacere alla neve sciolta seguì Inverno, correndogli dietro come avrebbe fatto un cucciolo fiducioso del suo padrone.
Estate visitò il regno di Inverno e ne rimase affascinata, a Inverno ci vollero giorni per riuscire a convincere Estate ad andarsene, e infatti non la convinse. Senza tanti complimenti, la fece scortare fuori dal suo regno e lì la salutò.
Inutili furono le preghiere di Estate per convincere Inverno a farla rientrare, la risposta era no sempre e solo no.
Così un giorno Estate si presentó al confine con una busta in mano e chiese la presenza di Inverno. Inverno arrivò e guardò la busta mentre Estate gliela metteva in mano.
"Non la voglio"
E gliela restituì
"Come vuoi"
Inverno ne fu stupito dalla risposta, ma fu sorpreso quando soffiò il vento e prese la busta portandola lontano nella neve e Estate che si allontanava.
Appena Estate si voltò, Inverno inseguì la busta, finché non la raccolse e la aprì leggendone il contenuto. Non si accorse che, intanto Estate, stava sorridendo per la riuscita del suo piano, ora bisognava solo vedere se avrebbe accettato la richiesta.
Estate era felice, la Corte era in festa eppure mancava qualcuno. E quel qualcuno lasciava un gran vuoto sul cuore di Estate rendendo la felicità solo di volto ma non di cuore.
La musica continuava ed Estate si abbandonò alle sue note, sorridendo alle persone invitate alla sua festa di compleanno. Pensò a Inverno e, come chiamato dai suoi pensieri eccolo lì entrare mentre la musica cessava d'un colpo solo. Estate corse e lo raggiunse
"Sei venuto!! Prego accomodati" gli prese il piccolo regalo e il pesante giacchetto, per poi posarli entrambi mentre la musica ripartiva, come se fosse stata in pausa e ora veniva schiacciato di nuovo play. La serata passò, Estate mostrò a Inverno il suo regno e nessuno ospite ebbe più la sua completa attenzione, solo parziale, solo quella strettamente necessaria. Inverno era silenzioso e non parlava mentre gli altri parlavano di lui e lo additavano come diverso, come fuori posto. Eppure, mentre Estate gli mostrava salici, fiori e oceano, a Inverno sembrava non importare e pian piano la Corte smise di parlare di lui, iniziarono a parlare di Estate e di perché conoscesse Inverno. Il tempo passò, la festa finì e Inverno se ne andò co un semplice "ciao". Estate si ricordò solo poi dei regali, lasciato in un angolo dai generosi invitati. Per primo prese quello di Inverno. Una piccola scatola blu con un biglietto. 'Non toglierlo dalla scatola' Estate aprì e nella fredda scatola trovò un fiore, una rosa di ghiaccio. Ne rimase affascinata e non potè non dispiacersi per non poterla prendere in mano. Inverno tornò a casa, nella sua Corte di Giaccio passando per i giardini, ai quali ora mancava un fiore. Non avrebbe saputo cosa regalare a Estate, eppure non voleva non andare, così aveva preso una rosa di ghiaccio e messa con cura in una particolare scatola, lì non si sarebbe sciolta e se colpita dal sole avrebbe brillato di mille colori. Inverno non potè non ripensare alla serata. Alle luci del sole mentre tramontava, quel rosso intenso mai visto sia in acqua che in cielo, a quegli alberi senza aghi e foglie sottili, ai salici che piangevano nei fiumi e ai grilli e le cicale che suonavano la stessa melodia, alla fine quasi snervante, ad uccelli mai visti come rondini o Martin pesciatori e infine non potè non pensare alla gioia di Estate nel mostrarle il tutto, non solo la bellezza delle acque in movimento ma anche del fuoco che scoppietta sereno, ai frutti della sua terra come il grano, e agli odori del vento. Fù così, che il freddo Inverno si addormentò, co n la voce di Estate nelle orecchie e il suo viso luminoso dietro alle palpebre.
Passò il tempo, i giorni, i mesi, gli anni. Estate e Inverno continuarono a vedersi e continuandosi a vedere nacque un'amicizia che poi lascì il posto ad un amore sincero. E fù così, che un mondo un tempo diviso ora non lo è più. I confini furono abbattuti e l'inverno conobbe il mare e la montagna l'estate. Nacquero le stagioni dell'estate e dell'inverno, Estate mostrò al suo popolo la bellezza dell'inverno con il sole che brillava tra nevi e ghiacci, e Inverno mostrò al suo popolo la bellezza dell'estate con i tramonti e le albe e i profumi dei campi. Fù così che da due opposti nacque un insieme che si equilibravano a vicenda. Da Estate e Inverno nacquero Primavera ed Autunno, e così, anche quando quei regni cessarono di esistere, il Tempo rimase fedele a quell' amore continuando ad alternare le stagioni.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro