친구 ;; f r i e n d
Avevo freddo, quella mattina. E c'era vento.
Perché, anche se si stava ormai avvicinando la bella stagione, era pur sempre mattina presto ed era nuvoloso; ed io, dopo aver passato come di consueto la notte all'ospedale con nonna, ero uscita per andare al porto con una semplice maglia e dei jeans, senza nemmeno mettermi una giacca.
Così, seduta sullo scoglio, lo sguardo rivolto alla distesa increspata poco distante da me, avevo la pelle d'oca e cercavo di tenermi al caldo soffiandomi sulle mani e sfregandomele fra loro.
«Brutta giornata, eh?»
Sobbalzai dopo aver sentito quella voce. Non c'era nemmeno un pescatore nei dintorni, quella mattina, visto il brutto tempo. Non un'anima viva da quando ero arrivata.
Ne ero più che sicura.
Eppure quella voce non me l'ero sognata.
Ma allora, possibile che qualcuno mi avesse seguito a mia insaputa?
Voltai la testa di novanta gradi alla mia sinistra, per poi scorgere, in uno scoglio a pochi metri più in basso, un ragazzo che se ne stava da solo a meditare, accovacciato. E aveva gli occhi puntati su di me.
«C-che cosa..?» balbettai, aguzzando lo sguardo per vederlo meglio.
«Anche io vengo spesso qui da solo quando tutto mi va male e non ho voglia di pensare a niente» si limitò a spiegarmi a voce un po' più alta per sovrastare i rumori delle onde, accennando poi con la testa alla distesa marina di fronte a lui.
«Ah...»
Annuii con un sorrisetto forzato, confusa, mentre dentro di me mi chiedevo perché mai quel tizio avesse detto a me - una perfetta sconosciuta - i cavoli suoi.
«Sai... È da molto tempo che penso di essere il ragazzo più sfigato dell'universo. Mia madre è morta da poco, mio padre si è risposato con un'altra donna ed è andato a vivere lontano, mentre io..»
Non mi piaceva che gli sconosciuti attaccassero facilmente briga con me, mi faceva sentire a disagio; così, nonostante un briciolo di curiosità si fosse acceso dentro di me, lo interruppi.
«Non sei l'unico»
Il ragazzo, che aveva fino a quel momento tenuto lo sguardo puntato sul mare, si girò di nuovo verso di me e cambiò posizione, sollevando un sopracciglio.
«Tu dici?»
Sospirai pesantemente, alzando gli occhi al cielo. Evidentemente il destino aveva voluto farmi incontrare qualcuno molto loquace in un luogo in cui io ero in realtà in cerca dell'esatto opposto.
Restai in silenzio per una decina di secondi, immersa nei miei pensieri, dopodiché mi alzai in piedi a fatica, il vento marino che ora sferzava più che mai contro le mie guance, costringendomi a strizzare gli occhi.
«Ehi, ehi, non penserai mica di buttarti?» subito il ragazzo si alzò, allarmato, cercando di raggiungermi sullo scoglio più alto.
Scossi impercettibilmente la testa, infilandomi le mani in tasca.
Poi feci un passo avanti, verso lo strapiombo sul mare.
«Yah! Fermati!» la voce affaticata di quel ragazzo misterioso mi scatenò un'inaspettata risarella; ma lui fortunatamente non poteva vedermi, perché si stava ancora arrampicando all'altezza del mio scoglio.
Quando riuscì a raggiungermi, sentii la sua presa forte sul mio braccio e trasalii.
«Fermati»
Mi voltai, per poi ritrovarmi a pochi centimetri dal viso di quel ragazzo. Ma cosa gli importava delle mie azioni, se mi fossi buttata o no, dal momento che non mi aveva mai visto prima d'ora?
Tuttavia, avendoci preso gusto, volevo testare a fondo la sua preoccupazione per una come me.
Non avevo assolutamente intenzione di buttarmi. Sarei stata solo una matta schianta se lo avessi fatto in un momento del genere.
«Lasciami» mi limitai così a dire, scuotendo il braccio intrappolato, ma invano.
Infatti ottenni solo il risultato di peggiorare le cose, visto che il ragazzo mi voltò completamente verso di lui e mi posò entrambe le mani sulle spalle, fissandomi dritto negli occhi con un'espressione seria più che mai.
«Ascoltami, tu, è una cosa seria. Anche io sono un malato terminale, ho una famiglia che farebbe di tutto pur di non vedermi più e non ho nessuno su cui contare, ma... Come puoi ben vedere, io voglio vivere. So che non mi resta ancora molto tempo, so che comunque da un giorno all'altro lascerò questo mondo e nessuno si ricorderà di me, ma nonostante tutto.. Io voglio vivere» parlò, una voce ricca di pathos e gli occhi lucidi.
Rimasi a dir poco sbalordita da quelle sue parole, sgranando gli occhi e pendendo dalle sue labbra.
Non potevo credere che ciò che mi aveva detto fosse vero.
Quel ragazzo era un malato terminale, ma, nonostante ciò, mi aveva confidato tutto senza problemi.
«Voglio vivere almeno questi miei ultimi mesi godendomi appieno la vita, non ho la minima intenzione di morire prima del previsto. Sprecherei solamente il periodo più bello della mia vita, la gioia della giovinezza che non ho mai potuto vivere così tanto intensamente prima d'ora. Quindi, ti prego, dammi retta e non fare l'errore di morire per il semplice fatto che prima o poi ti capiterà anche se non vorrai» riprese dopo qualche secondo, abbassando lo sguardo e liberandomi finalmente dalla sua presa.
Se ne rimase poi in silenzio, mentre io non sapevo cosa dire. Ero rimasta semplicemente ipnotizzata dalle sue parole, dalla sua storia.
E ricordo che in quel momento mi sentii terribilmente in colpa per avergli fatto raccontare cose che magari, se mi fossi comportata diversamente, non mi avrebbe mai raccontato.
Cercai così di allontanarmi da lui.
«I-io... Me ne vado» biascicai, scansandolo leggermente per farmi spazio - in quello scoglio che di spazio per due persone proprio non ne aveva - ed iniziando a scendere al livello del terreno.
Non mi voltai indietro nemmeno una volta, durante la mia discesa, un po' perché era molto rischioso distrarsi - un piede nel punto sbagliato e sarei caduta - e un po' perché le parole di quel ragazzo mi avevano sconvolto talmente tanto che avrei voluto soltanto andarmene via da lì il prima possibile.
Alle volte le parole fanno miracoli, pensai, scuotendo la testa, intenzionata a dirigermi in ospedale da nonna.
«Ehi, tu! Vedo che alla fine ti ho fatto cambiare idea! Allora buona fortuna... Con la tua vita»
Non mi girai mentre me ne stavo andando, nemmeno quando il ragazzo da lassù in cima mi richiamò, e, anche se non potevo vederlo, ero quasi sicura che in quel momento lui mi stesse sorridendo dall'alto.
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