어둠 ;; d a r k n e s s
Brancolavo nel buio da un tempo indefinito, appesa ad un filo invisibile che probabilmente si sarebbe spezzato da un momento all'altro, lasciandomi cadere giù per sempre.
In lontananza mi parve di vedere una bancarella di pesci al porto, con me da piccola che tenevo la mano a nonna, sempre indaffarata a chiacchierare con i pescivendoli fra una spesa e l'altra.
Poi scomparvero tutti, lasciandomi di nuovo al buio più completo.
«Ragazzina! Ragazzina, riesci a sentirmi?»
All'improvviso sentii questo grido rimbombare nelle mie orecchie, ma non era un suono qualsiasi, no.
Era un suono ovattato, come se io fossi dentro una gabbia di vetro piena d'acqua e il grido provenisse da fuori.
«Ragazzina!» continuò la voce, poi percepii il mio stesso corpo scuotersi leggermente.
«Dannazione, non si sveglia!»
Sentii anche numerosi passi pesanti avvicinarsi sempre di più, fino a che una voce familiare non mi fece ridestare dal mio brancolare.
«IU... Ci sei?! Riesci a sentirmi?!»
Questa voce... riconoscevo questa voce preoccupata ed il suo proprietario.
"Junior, sono intrappolata qui!" volevo gridare a squarciagola. Ma non ci riuscii.
«Procediamo con la respirazione artificiale e un massaggio cardiaco!» ordinò un'altra voce, questa volta presumibilmente di un medico, mentre sentivo un apparecchio dalla consistenza plastica entrare nella mia bocca.
Cominciai pian piano a capire la situazione e ricordai anche che cosa mi era successo prima che finissi lì, ma... niente da fare. I miei occhi non volevano aprirsi, né la mia bocca voleva parlare.
"Se è questo lo stadio finale dopo il quale si muore e finisce tutto... beh, pensavo facesse più male" pensai, abbozzando un sorriso mentale.
«Si sta riprendendo! Il battito cardiaco è di nuovo regolare!» esclamò ad un tratto un'altra voce, con una punta di sollievo.
«Ragazzina... Ragazzina!»
Sentii schiaffeggiarmi la faccia, prima leggermente, poi sempre più forte, fino a quando riuscii finalmente a spalancare gli occhi di scatto.
La prima cosa che vidi fu un immenso, vastissimo e splendido cielo celeste, senza nemmeno l'ombra di una nuvola.
Un nano secondo dopo avvertii un gran indolenzimento alla schiena, e dalla superficie ruvida e irregolare su cui ero stesa capii che si trattava nientemeno che di uno scoglio del porto.
«Oh, grazie al cielo ti sei svegliata! Come ti senti?» mi chiese uno dei medici, facendomi sussultare, dal momento che lo avevo visto incombere su di me da stesa.
«Mi... mi gira la testa» mi limitai a dire, strizzando gli occhi assai confusa.
Uno di loro mi aiutò a tirarmi su seduta pian piano, dopodiché trovai di fronte a me nient'altri che Junior.
«IU... che grosso spavento m'hai fatto prendere!» esclamò, tuffandomisi addosso e stringendomi fortissimo.
«Yah, ragazzo! Vacci piano, non vedi che si è appena ripresa da uno svenimento? Così la strozzi!» scherzò un medico, mentre il suo collega gli dava una gomitata lanciandogli sguardi stizziti.
Dopo secondi che mi parvero ore, finalmente Junior si staccò, permettendomi di respirare come si deve, poi si rivolse ai medici.
«Grazie... grazie mille per averla salvata, signori» inchinò leggermente il capo in segno di riconoscimento.
«Ah, non ringraziare noi. Abbiamo fatto solo il nostro dovere. È grazie a se stessa e alla propria forza di volontà se è sopravvissuta» spiegò uno dei due, indicandomi con un sorriso.
Junior mi abbracciò ancora, questa volta fortunatamente senza impedirmi di respirare per bene, e l'ultima cosa che vidi prima che si staccasse di nuovo furono i due uomini vestiti di arancione fosforescente che si allontanavano - facendo lo slalom fra gli scogli bassi- verso un'ambulanza parcheggiata poco distante per caricarmici sopra.
***
«IU... io... non sai quanto mi dispiace. Hai dovuto rischiare tutto ciò a causa mia» si scusò Junior per la millesima volta, incontrando in risposta soltanto il mio sguardo vacuo, perso nel vuoto.
Non sapevo a che pensare; se ringraziarlo, restare indifferente o incazzarmi a morte con lui.
In fondo, se alla fine fossi veramente morta, non sarebbe stato meglio per tutti? Con una nonna ed un amico entrambi malati terminali, morire prima di loro sarebbe stato l'unico modo per evitare di soffrire troppo.
Già... però così avrei fatto soffrire Junior.
Era questo che volevo? Sparire da questo mondo senza rimpianti, senza nemmeno far vedere a qualcuno che ci tenevo a lui, alla mia e soprattutto alla sua vita?
«N-non importa. Andare in motoscafo è stata comunque una bella esperienza» optai per rispondergli infine, facendo spallucce.
«Non lo farò mai più. Non ti costringerò mai più a fare quello che non vuoi o che è troppo pericoloso per te. Ma ora perdonami, te lo chiedo in ginocchio» continuò Junior, con il volto che iniziava a riempirglisi di lacrime.
Annuii semplicemente, senza dargli risposta orale. Ma fu la cosa che dissi dopo a scuoterlo ancor di più.
«Sai, prima che mi rianimassero credevo quasi di essere morta. Non è stato così male»
«Dici sul serio?» lui sgranò gli occhi, rialzando la testa.
«Sì. Vedevo nero, poi mi sono comparsi per qualche secondo le bancarelle dei pesci, mia nonna e me da piccolina... poi di nuovo il nero.» raccontai, anche se probabilmente avevo più confusione io nella mia testa di quanta lui ne avesse nell'udire il mio responso.
«Diamine, devi esserti spaventata parecchio. Prometto che non metterò mai più a repentaglio la tua vita in questo modo, nemmeno se fossi costretto a morire» mormorò, azzardandosi per la prima volta ad allungare un braccio su di me fino a posare la sua mano sulla mia guancia.
Percepii di colpo un piacevolissimo calore percorrermi tutto il resto del corpo, partendo dalla mia guancia già in fiamme.
E subito dopo capii una cosa: non ero affatto arrabbiata con lui. Come avrei potuto anche solo lontanamente esserlo, dopo che aveva preso me come suo punto di riferimento per raccontare tutte le vicissitudini della sua vita?
«Junior... grazie» me ne uscii, lasciandolo più che sorpreso.
«C-come?» balbettò, incapace di aggiungere altro.
«Grazie infinite... per tutto. Se non ci fossi stato tu, quella volta al porto, la prima volta che ci siamo visti... a quest'ora penso che sarei già morta da un pezzo» ammisi, anche se in ogni caso sapevo che non avrei mai e poi mai avuto intenzione di suicidarmi.
Mai, adesso che finalmente avevo qualcuno di fidato al mio fianco.
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