Portate violini e violoncelli, ho la testa piena di pipistrelli.
Niente di quello che vorrei narrare si adatta a quello che devo narrare. Quel che mi accade oggigiorno resterà un mistero per tutti, poiché nessuno dei miei libri già in corso è all'altezza delle mie esperienze.
Immagino di scrivere nuovi libri, nuovi romanzi, in cui posso finalmente parlare di me senza filtri. Ma non voglio. Non ne avrei il coraggio, perché la verità è, che io odio parlare di me. Non voglio che si sappia di chi sto davvero parlando, quando narro di quel pensiero o di quell'avvenimento, di quanto questa canzone mi faccia sentire a mio agio perché mi rispecchia, di quanto certe cose mi affliggano perché ho dei buoni motivi per essere ipersensibile. Non voglio parlare delle mie debolezze, sono troppo private. Non voglio parlare dei miei traumi, sono troppo riservata. Non voglio parlare delle mie paure, sono troppo grandi e ancora incomprensibili. Così facendo, diventerei incoerente al mio stesso personaggio, a me stessa, il giorno in cui decidessi che quello che ho detto di me non va bene e non si adatta più a me, che non era mai stato adatto a me perché era sbagliato, avevo sbagliato. E io sono una scrittrice troppo brava per cadere in certi tranelli così banali.
Per me, è sempre stato più facile proiettare i miei problemi su qualcuno che aveva la mia stessa faccia, ma altre sfaccettature di un carattere che mi apparteneva. Perché, la verità è, che io sono sempre stata incoerente a me stessa. Un camaleonte sociale. Nemmeno troppo sociale. Nel senso che cambio sempre pur restando me stessa. Sfumature infinite di me, vesto ogni nuance di colore perché io sono il cerchio cromatico, io sono colore, tutti i colori, qualunque colore tu possa pensare di me. Io sono colore. Tutti i colori. Io sono tutto. Io sono tutti. Tutti sono me. E con questo non intendo dire di essere relatabile, intendo che tutti sono relatabili per me, in un modo o nell'altro.
Per questo è difficile scrivere. Per me, sono tutti relatabili. Ma io non sono relatabile per gli altri. Sono lenta a scrivere per questo. Non voglio rovinare i miei libri, miei figli, figli nati dalla mia testa spaccata, solo perché voglio dare tutta me ad un singolo libro. Questo non si può fare. Questo non è fattibile. Ci vuole davvero un lavoraccio per scrivere, ed io ho sempre cercato di farlo con criterio, con emozione, ma quando ho iniziato a non avere più tempo per scrivere mi sono resa conto di non avere più tempo per me stessa, e questa è la verità, unica e sola. Sola come me, come mi sento adesso che non ho più la possibilità di avventurarmi come mi pare in quei mondi bellissimi che avevo appositamente creato per mettermi le cuffiette con la musica e scappare dalla realtà. Non sono più riuscita a scappare. Ho subito in silenzio e passivamente tutto quello che la vita aveva da darmi, e credo che, da allora, non sono più riuscita ad essere davvero felice.
Vorrei narrare così tanto, ma senza Zaffire, Katsuki, Kaiju, Bokuto, Sora, Hisoka, Gon, Kurapika, io non potrei. Io non riuscirei. Sono i miei alias, le mie coperture. Non riuscireste mai ad andare in giro senza vestiti, no? Nemmeno io ho bisogno di farlo, fa freddo, cavolo, che ci faccio in giro senza vestiti. Ma ho bisogno di scoprirmi, mettere un vestito aderente, succinto, metaforicamente parlando, farvi vedere qualcosa che sia reale senza metterci la faccia. Amo fare le cose senza metterci la faccia. Non temo conseguenze, non ho alcun problema nel parlare senza mezzi termini di certe questioni, il problema è che non voglio sia me a parlare. La mia parola può essere importante anche se a dirla può essere una persona con un nome diverso dal mio, una provenienza diversa, nomi di genitori diversi. Perché la storia sarà la stessa, e alcuni lati del carattere li condivideremo. E basterà quello. Perché i miei personaggi sono buoni abbastanza, e umani, e basterà questo per avere i mezzi per comunicarvi qualcosa, qualcosa di forte, di luminoso, di debole, che ancora dorme, nascosto da qualche parte... le mie parole restano scritte su carta e basta questo. Basta questo per far arrivare a qualcuno che capirà la mia visione delle cose. Non voglio credermi speciale, solo strana. Solo pazza. Persone come me nasceranno probabilmente una volta al secolo, una per continente. Sette persone al mondo. Non so come trovarle, e non so come parlare con loro, seppur io abbia un inglese abbastanza decente. Perciò è inutile cercare di parlare solo con loro e perdere tempo senza cercare di lasciare a qualcuno delle testimonianze di quello che vedo e quello che sento. Metterò tutto qui, su carta, e spererò che qualcuno capisca un pezzo, qualcuno un altro pezzo. Assemblatemi. Sono Frankenstein. Trovatemi a pezzi nelle tombe dei miei autori preferiti e in quelle delle mie persone preferite. Cercatemi a pezzi. È molto più facile vedere un braccio fuori posto, senza nessuno ad accompagnarlo, piuttosto che cercarmi integra. Sono sempre stata a pezzi, legata instabilmente con un po' di scotch. Non preoccupatevi per me. Cercate di capire quello che sto cercando di dire.
- Young Midoriya
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro