Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

4 - Lavoro. Ma prima...

Capitolo 4

«'' E questo cosa significa? ''» le fece eco il moro, domandando retoricamente. «Pronto? Non riesci a vedere con i tuoi occhi?»

A volte -anzi, il più delle volte- Bo Gum sapeva essere fastidioso quanto un taglio fatto con la carta; e non è che la sopportazione di Jay Min fosse tanto ferrea. Altroché. Probabilmente non sarebbe riuscita a trattenersi dal non spiaccicargli la testa lungo tutto il marciapiede per più di due minuti, ma adesso la priorità non era quella.

Gliel'avrebbe fatta pagare, questa è forse l'unica cosa certa, ma... «Sì, va bene: ho capito dove siamo. Ma la domanda che mi pongo, mio caro genio del male, è... Perché mi hai portata qui?!»

Il moro sbuffò sul suo grande ciuffo che portava davanti agli occhi. «Sai che non sopporto la tua compagnia, ma la prima tappa per trovarti un lavoro è proprio questo posto», Jay Min stava già per ribattere, preparando i pugni in caso si fosse presentato il momento di usarli, quando il ragazzo riprese a parlare. «E poi, anche se non lo sembri, resti pur sempre una donna, quindi dovresti partire già avvantaggiata.» Porse il busto leggermente in avanti, verso di lei, e continuò: «A patto che io ti faccia davvero lavorare qui. Ma niente è come sembra, quindi non farti strane illusioni ed entriamo.»

Jay Min voleva picchiarlo, sì, senza ombra di dubbio. Se solo la strada non fosse stata così affollata, e piena di testimoni pronti ad accusarla di tentato ( e riuscito ) omicidio, molto probabilmente lo avrebbe fatto.

Ma ciò si rivelò impossibile quando questo l'afferrò delicatamente per un braccio, prendendo a trascinarla all'interno di quell'edificio, avente tutta l'aria di un luogo poco promettente.

Ma d'altronde, Jay Min era abituata alla monotonia di certi posti malfamati.

Come faceva a sapere che quel luogo fosse tutto tranne che normale? Era stata la Luna a dirglielo.

... O meglio, il suo amico Taeil, ovvio, che gironzolava sempre sulla sua spalla insieme a San. Joshua, il suo angioletto protettore che solo ed esclusivamente lei poteva vedere in quei momenti di smarrimento totale.

Scherzi a parte, stavamo parlando di un luogo direttamente raccomandato da Park Bo Gum: fidarsi di lui è un po' come darsi la zappa sui piedi -come si suol dire- ma Jay Min lo aveva fatto: si era fidata di lui, e adesso aveva poco da lamentarsi.

Entrarono e subito una strana puzza si impadronì delle loro vie respiratorie. In sottofondo riecheggiava una musica fin troppo anni settanta. «Giuro che se usciamo vivi da qui ti strangolo», disse Jay Min, cominciando a guardarsi intorno.

Dove diamine era finita?

Solo Bo Gum avrebbe potuto rispondere a quella domanda. Ma al momento Jay era più curiosa di come Bo Gum, o meglio: il cervello di Bo Gum, avesse potuto solo lontanamente pensare che Park Jay Min avrebbe accettato un lavoro in quella sottospecie di topaia ammuffita, più che a dove si trovava.

Nossignore, poteva anche essere lo studio del presidente degli Stati Uniti d'America, non avrebbe mai e poi mai accettato.

«Uhm... Come mai non c'è nessuno?», si chiese Bo Gum, cominciando a picchiettarsi il mento con un dito, l'altra mano posata su un fianco.

«Deve essere destino!», alzando le braccia al cielo, Jay Min era già pronta a fare retro-front. Se non fosse stato che il moro la fermò abilmente per un braccio, senza in realtà rivolgerle troppa attenzione, occupato com'era a sbirciare ogni angolo del posto con estrema accuratezza.

«Eppure il locale è aperto...» mormorò ancora, fra sé e sé. «È fin troppo strano.»

Jay Min lo guardava incredula. «Tu sei fin troppo strano! Aish, me ne vado!»

La ragazza parlava e parlava, ma difatti non stava facendo altro che sbattere ritmicamente un piedino per terra, con un'espressione stufata dipinta sul volto.

«'' Aish '' dovrei dirlo io! Fa silenzio, abbassi il mio quoziente intellettivo quando parli.»

Questo era un taglio nell'orgoglio di Jay Min.

Il suo quoziente intellettivo? Perché, Park Bo Gum aveva un quoziente intellettivo che superava una sola cifra?

Non scherziamo.

E Jay Min stava anche per ribattere, con aggiunta di presa per i capelli, se solo quest'ultimo non le avesse appena posato un dito sulle labbra, drizzando le orecchie come se avesse il potere di sentire gli ultrasuoni.

E, anche se messo così sembrava un folle, qualcosa era davvero riuscita a sentirla. E quel qualcosa adesso si stava muovendo dietro il bancone che stava alla loro sinistra, facendo riecheggiare strani rumori all'interno della stanza, attirando l'attenzione dei due giovani.

Jay si mise subito in posizione di attacco. Anni fa suo cugino Christian dall'australia le aveva insegnato qualcosina di box, per cui era pronta ad utilizzare Bo Gum come scudo e piantare quel suo potente gancio sinistro sullo stomaco di quel... Sì, insomma, qualunque cosa fosse, Jay Min non voleva nemmeno saperlo, ma era pronta a difendersi anche con i denti.

Non aveva paura -per carità, Jay Min non sapeva nemmeno cosa fosse la paura- però il posto in cui il moro l'aveva portata non aveva proprio un'aria invitante e puzzava tanto di... Schiuma da barba.

«Buongiorno!»

Jay Min venne portata alla realtà solo da quelle apparenti normali parole.

Ma ciò che la fece più ridere furono le seguenti: «Oh, Bo Gum, sei tu». completamente prive di entusiasmo.

Il diretto interessato punto entrambe le mani sui fianchi, rivolgendo prima un'occhiata fulminante alla ragazza di fianco a lui, la quale stava cercando di trattenere una grassa risata sguaiata, poi all'apparente ragazzo -sì, era un ragazzo: alto, piuttosto magro e dai capelli nero corvino- che si trovava dietro al bancone. «Ma ciao anche a te, Si Hyoung. Anche per me è un piacere rivederti», sbottò acido il moro.

Il presunto Si Hyoung prese a circumnavigare il bancone, rivelando di tenere in mano un oggetto coperto da una pezza stranamente pulita.

Cosa poteva essere?

Una pistola?

Un coltello?

Una pistola con al posto dei proiettili un coltello?

Jay Min non poteva saperlo, ma il tipo che le si era presentato davanti si mostrava abbastanza strano da poterne possedere una.

«Come mai sei qui?» domandò a quel punto l'individuo che, adesso, stava davanti a loro.

Jay Min lo guardò stranita. Non ispirava per niente fiducia... E non perché appariva minaccioso, come potreste immaginare. No, anzi. Il tipo che gli stava parlando, che da quanto aveva capito del discorso si chiamava Si Hyoung, sembrava così...

«Stupido», esclamò Jay Min, senza pensare.

Così, Si Hyoung le rivolse finalmente una prima occhiata. «Oh, sei in compagnia», la guardò per un momento e poi le sorrise.
Sì, le sorrise. «Molto piacere, io sono Kim Si Hyoung», le porse la mano, come una normalissima persona e aspettò che la ragazza gliela stringesse.

E se le avesse mozzato un dito con quella sua pistola-coltello?

Va bene, era abbastanza impossibile come opzione, però Jay Min che ne poteva sapere? Per quanto la riguardava, non si fidava nemmeno di Bo Gum -che conosceva da tempo- figuriamoci di un presunto amico di Bo Gum.

Infatti tentennò un po'. Ma, alla fine, se solo quel tipo avesse provato a toccarla anche con un solo capello, anche senza un dito, lei gliel'avrebbe fatta pagare; per cui, non c'era motivo di preoccuparsi più di tanto.

Sfoggiò il suo sguardo più... Affidabile del suo repertorio.

Sì, sembra strano che Jay Min potesse rivelarsi affidabile ( avanti, stiamo parlando di Park Jay Min, mica di Bae Suzy ) però, d'altronde, lei era lì per lavoro... Giusto?

E, adesso che ci pensava, il solo fatto di dover passare un solo minuto in quel posto non è che l'allettava più di tanto...

Sorrise.

Il sorriso più falso della storia dei sorrisi falsi. «Park Jay Mi-»

Stava per rispondere.

L'avrebbe fatto, davvero.

Ma Bo Gum ebbe l'idea brillante di interromperla brutalmente.

Proprio adesso che aveva deciso di diventare per qualche secondo una persona migliore di quanto -a suo modesto parere- già non fosse. «Le presentazioni dopo», la scostò con un semplice movimento del braccio, evidentemente infastidito. «Adesso io e te -si rivolse a Si Hyoung- abbiamo un conto in sospeso».

Un conto in sospeso?

Ma che cosa aveva in mente quel decelebbrato?!

Volevano picchiarsi? Combattere? No, perché, contro un tipo armato di pistola-coltello, gracilino per com'era, Bo Gum non aveva scampo.

O, almeno, questi erano i pensieri ( stupidi ) di Jay Min. La quale evidentemente non riusciva proprio a prenderli sul serio e quasi non si sedeva su quella sedia girevole di fianco a lei e si godeva la scena come se stesse guardando un film comico.

«Di che cosa stai...» Si Hyoung sembrava non capire; di fatti, aggrottò le sopracciglia e inclinò la testa leggermente di lato... Prima di aprire il viso e lasciare spazio ad un'espressione chiara e limpida, prendendo ad annuire con saggezza. «Ooh», sorrise e lo indicò. «quel conto in sospeso».

Bo Gum si dipinse sulle labbra un ghigno soddisfatto. «Proprio così, ed oggi sono qui perché, in qualche modo, devi sdebitarti

Sdebitarsi? Ma di che diamine stava parlando?

Non voleva mica accaparrarle un lavoro da un tipo che gli doveva un favore, vero?

O forse sì...

In ogni caso... Tutto sarebbe stato rivelato da lì a poco.

Vi furono solo alcuni attimi, interminabili, di sguardi. Sguardi confusi, come quelli di Jay Min, e sguardi di intesa...

Solo in quel momento, Si Hyoung pensò bene di tirare fuori il misterioso oggetto che teneva ancora nascosto sotto quel pezzo di stoffa, rivelando subito dopo...

«Una spazzola?!» bisbigliò Jay Min.

Ma la sua voce fu coperta da quella del ragazzo, il quale urlò: «Mettiamoci a lavoro!»

***

«Park Bo Gum, ma ti scorreggia il cervello o sei così di natura?!» sbottò Jay Min, una volta che furono tornati vicino alla macchina.

Il diretto interessato sbuffò, quasi come se le parole della ragazza non avessero nulla a che vedere con lui. «Mi spieghi perché ti stai agitando tanto?»

Jay Min dovette trattenersi, scaricando tutta la sua rabbia con un nervosissimo tic all'occhio. «Perché? Perché?! Già. Sentiamo il perché! Ti pare forse che io abbia tutto questo tempo da perdere e/o da sprecare con te?»

«Era una cosa che non potevo rimandare. Lo sai che poi la gente dice che somiglio Tarzan, e, se permetti, io ho sempre preferito il principe Eric», Bo Gum pronunciò quelle parole quasi con la stessa intensità di uno che si è appena messo a parlare del tempo.

«Ti sei fatto tagliare i capelli!» esplose a quel punto Jay Min, ignorando palesemente il paragone che lo stesso ragazzo aveva fatto pochi secondi prima. Anzi, forse non del tutto. «E comunque non ci somigli nemmeno per sbaglio a Eric», lo squadrò dall'alto in basso... O, meglio, dal basso verso l'alto, mentre lui si appoggiava con nonechalanze allo sportello della macchina che aveva appena aperto.

«Questo non è assolutamente vero», la additò. «E, in ogni caso, se milady mi desse l'onorevole piacere di scortarla dove in verità vorrebbe andare, ne sarei molto lieto», e la guardò, con quegli occhioni scuri.

La mora lo stava altamente giudicando con lo sguardo. «Sei proprio un deficiente», fu, quindi, tutto ciò che Jay Min poté dire, roteando gli occhi al cielo e tirando con sé la portiera, mentre si sedeva sul sedile dell'auto, facendo quasi perdere l'equilibrio al ragazzo che, adesso, stava camminando verso il quello del guidatore.

«Metti la cintura», le ordinò Bo Gum, una volta arrivato, quasi come se in realtà considerasse il loro discorso di prima un discorso serio.

Per quanto riguardava, Jay Min lo aveva già dimenticato, e non rispose, intenta com'era a decidere cosa avrebbe mangiato quella stessa sera.

«Mi senti?», ripeté il moro, inarcando un sopracciglio.

Se la ragazza fosse stata davvero cosciente, avrebbe pensato che quel suo sguardo era davveo davvero antipatico. Degno di un tipo come Bo Gum.

Ma ormai era andata. Persa tra un '' Ordino del pollo... O della pizza? ''

Bo Gum sbuffò.

Gonfiò il petto e poi fece fuoriuscire tutta l'aria che aveva nei polmoni. «Non mi lasci altra scelta», mise giù le mani dal volante e si sporse verso di lei. Davvero molto verso di lei. E le posò una mano poco sopra al ginocchio, per tenersi in equilibrio.

Fu non appena Jay Min percepì quel contatto fisico che si riprese e lo guardò confusa. «...Cosa vuoi?», domandò, cercando di appiattirsi al poggiatesta, ma con scarsi risultati.

Bo Gum, vicinissimo, la guardò di rimando. «Seguo la legge», le rispose, come se la cosa fosse anche abbastanza ovvia.

E, in realtà, lo era. Solo non per Jay Min.

Il moro si sporse ancora di più, allungando la mano libera verso la cintura, ma Jay Min non voleva proprio saperne di capire qualcosa. «E la legge ti ordina di molestare una povera ragazza con la scusa di poterle trovare un lavoro?», domandò infatti.

Con l'unico risultato di bloccare Bo Gum da tutto ciò che stava facendo, o che stava per fare, riportando il suo sguardo su di lei. «Come, scusa?», le chiese, retoricamente, sfociando poi in una risata che risultò più un mix di imbarazzo e incredibilità. «Chi è che starei molestando

Jay Min lo guardò anch'essa con fare ovvio, cercando di imitare l'espressione del ragazzo, che aveva fatto poco prima.

«Ah, jinjja», Bo Gum era davvero incredulo davanti a quelle parole. «Se proprio ci tieni a saperlo, non so che piacere dovrei trovare nel... Infastidire -utilizzò quel diminuitivo di proposito- ...una ragazzina come te.»

Jay Min scosse la testa. «Intanto molli l'osso», e, mentre lo diceva, gli schiaffeggiò la mano che teneva ancora vicino al suo ginocchio. «Secondo. Infastidire non mi sembra proprio la parola azzeccata. -Sorrise... Ancora quel sorrisino falsissimo- E, se proprio vogliamo dirla tutta, vorrei che non ti prendessi tutte queste libertà. D'altronde sei solo il mio vicino di casa, non credi di stare esagerando un po'?», lo guardò quasi con compassione.

Bo Gum rimase paralizzato da ciò che la mora gli aveva appena detto. «T-tu credi davvero... Credi davvero che io voglia...? Ah, non hai capito proprio nulla. Come sempre», ma ancora non si allontanava. In un'altra situazione sarebbe tornato al suo posto e avrebbe acceso l'auto, correndo via alla velocità della luce, così che lei non potesse aggiungere altro. Ma no. Non quella volta. Non voleva davvero che Jay Min lo trattasse così. «Ah, e poi, non posso?», sbottò leggermente. «Perché non posso? Mi sembra che tu abbia fatto la stessa cosa, nello stesso e identico modo, quella sera

Jay Min sentì improvvisamente le guance avvampare.

Per qualche motivo assurdo e sconosciuto, cominciò a sudare freddo. «Forse mi hai scambiata per qualche tuo ex fidanzatino». Se ne uscì, grattandosi il mento e voltando la testa di lato, per non incontrare il suo sguardo.

Bo Gum si sentì ribollire il sangue nelle vene. «No, invece. Me lo ricordo benissimo.»

«Oh, te lo ricordi», la ragazza utilizzò lo stesso tono dolce che si fa solitamente davanti ai bambini. «Ma che memoria di ferro, e tu sei sicuro di una cosa successa chissà quanto tempo fa?»

«Non importa quanto tempo fa sia successo», rispose prontamente l'altro, con un cipiglio fermo e deciso. «io ricordo tutto. Ed è proprio qui, nella mia mente», si sbatté un indice vicino alla tempia.

«Tutto... Tutto?»

«Tutto.»

E, detto ciò, si sporse di nuovo, sfiorandole la guancia con il mento.

Ma per qualche strana ragione, a Jay Min venne istintivo chiudere gli occhi.

Un'azione che, comunque, volente o nolente, stonava molto con la sua personalità.

Insomma, non era da Jay Min.

E, mentre ciò accadeva, Bo Gum strinse una presa attorno alla cintura di fianco a lei e la allacciò, senza dire una parola.

Fu allora, solo allora che tornò al suo posto, girò le chiavi e premette il piede sull'acceleratore, costringendo così Jay Min ad aprire gli occhi e guardarsi intorno confusa.

L'auto svoltò a destra dopo pochi secondi, e sparì in fondo alla strada, senza lasciare alcuna traccia del loro passaggio.

***

Quando arrivarono a destinazione, entrambi si resero conto che nessuno dei due aveva proferito parola lungo tutto il tragitto.

E adesso l'aria si era fatta tesa come la corda di un violino.

Jay Min si grattò la guancia destra, volgendo lo sguardo al paesaggio che stava davanti a loro.

Non era un vero e proprio paesaggio; o, almeno, non uno di quelli che si vedono all'interno dei quadri o raffigurati nelle fotografie. Era più... «Perché siamo qui?»

Bo Gum girò le chiavi in senso antiorario e spense la macchina, tirando il freno a mano. «Scendi e non fare domande», le disse tranquillamente. Fin troppo tranquillamente.

La ragazza si sentì improvvisamente a disagio. Ed era strano, perché di solito era lei a trattare male Bo Gum, e non il contrario.

E adesso si trovava di fronte ad un bivio: comportarsi come se nulla fosse successo poco prima o... No, adesso che ci pensava meglio, era più ovvio comportarsi tranquillamente.

Che, tra parentesi, c'è da notare il fatto che, da quando si era incontrata di nuovo con il moro, Jay Min aveva cominciato a farsi un sacco di domande. Domande che, fino a quel momento, non si era posta nemmeno per sbaglio.

Forse era Bo Gum a farle questo strano effetto?

Se avesse potuto parlare ad alta voce, avrebbe risposto: '' Terribilmente inquietante. ''

E così fece, scese dall'auto e allungò lo sguardo fin dove riusciva a vedere... Senza occhiali.

«È un altro dei tuoi scherzi? Che c'è, vuoi allenarti un po' prima di-», le parole le morirono in gola, non appena Bo Gum -di fianco a lei- scatto la testa verso la sua direzione e la osservò dall'alto in basso. «Voglio dire-»

«Se prima ti ho portata lì, è perché non avevo assolutamente voglia che il silenzio inquietante di Si Hyoung mi annoiasse a morte mentre mi tagliava i capelli.» spiegò in tono pratico. «È un barbiere, okay, però è anche estremamente noioso.»

Jay Min annuì piano, cercando di capire che cosa c'entrasse ciò con il discorso che stava facendo. «Mh, sì, ci può stare», no, non era vero. «Però-»

Bo Gum incrociò le braccia al petto. «Ma non dovrei lamentarmi», passò le mani fra i capelli, cercando di ravvivarli. «Sono bellissimo così. È proprio bravo nel suo lavoro. D'altronde non per niente lo chiamano il Barbiere di Siviglia», e rise alle sue stesse parole.

Jay Min aggrottò di nuovo le sopracciglia. In realtà dentro di sé stava ridendo come una matta per quell'appellativo, ma non voleva davvero piegarsi in due. Voleva concentrarsi di più sul perché Bo Gum l'avesse trascinata lì e assicurarsi che non fosse un altro dei suoi scherzi.

«Davvero poetico», si lasciò scappare solo una risata.

Che Bo Gum ricambiò con un sorriso...

Stranamente Jay Min si sentì di nuovo a disagio.

Ma, non appena percepì il suo sguardo su di lei, capì che finalmente era arrivato il momento di svelare il mistero dell'arcana fami-

Ah, no.

Il mistero del lavoro che Bo Gum aveva in servo per lei.

«Quindi. Non prendermi per pazzo, ma qui», cominciò il ragazzo, voltandosi interamente verso di lei e scoccano uno sguardo dietro le sue spalle, bloccandosi all'istante. «Santo cielo. No.» sbuffò successivamente, esasperato. Neanche gli avessero detto che al supermercato avevano finito i barattoli di Nutella.

«Che c'è?», chiese Jay Min, voltandosi.

«Vieni, scappiamo.» Quella frase sapeva tanto di film d'azione. Solo che, detta da Bo Gum, faceva più ridere che piangere.

«Perché?», domandò l'altra, sentendosi prendere la mano dal moro. E rimase più sconvolta da questo, che dallo strano tipo che correva verso la loro direzione, agitando una mano in aria come un forsennato.

«Bo Gum! Bo Guuum, urlava nel mentre, con un sorriso a trentadue denti.

Il diretto interessato aveva cominciato a camminare dalla parte opposta, trascinando con sé anche Jay Min, ma fu tutto inutile: ormai li aveva raggiunti.

«Ehi, Bo Gum, dove stai andando?», in preda al fiatone, il terzo ragazzo si rivelò più alto del normale, cosa che sconvolse per un attimo Jay Min.

Bo Gum roteò gli occhi al cielo e sostituì subito il suo sguardo infastidito con un sorriso. «Ehi... Io? Uhm, da nessuna parte», rispose, vago.

«Ah, meno male, perché devo chiederti assolutamente un favo-», l'altro si bloccò, nel vedere Jay.

La guardò.

E lei si sentì tremendamente inquietata da ciò.

Bo Gum ridusse gli occhi in due fessure; piccole e inquietanti. «Joo Hyuk Lo richiamò, schioccandogli due dita davanti al viso.

Gesto che lo fece riprendere in un attimo. «Oh», sbatté qualche volta le palpebre.

I due ripresero a parlare animatamente.

Bo Gum scuoteva la testa, posava le mani sui fianchi, mentre lui cercava di persuaderlo a fare qualcosa.

Qualcosa che Jay Min non aveva capito, persa com'era a guardare i lineamenti del misterioso ragazzo.

«Mmh...», rifletté, quindi, a bassa voce.

Per qualche strana ragione, Jay Min sentiva di averlo già visto da qualche parte... Ma dove?

Non riusciva proprio a ricordare.

E anche Joo Hyuk percepiva la stessa sensazione.

Poi... «Bo Gum, ho davvero bisogno del tuo aiuto!», lo pregò improvvisamente, afferrandogli una mano.

«No.»

«Ti prego! Almeno lasciami spiegare!»

In quel momento, si sentì un genio.

«Tra noi due è finita, idiota, mettitelo bene in testa.»

«Ecco dove ti ho visto!», la ragazza lo indicò, spalancando gli occhi. «Sei il tipo che è stato scaricato dalla strana ragazza che sta sotto da me!», si affrettò ad aggiungere, subito dopo.

«Tu... Tu la conosci?» Joo Hyuk la guardò, colmo di speranza.

«V-veramente», ma non le diede il tempo di terminare la frase, che la sua stretta passò dalla mano di Bo Gum ( che nel mentre era rimasto a guardarli con fastidio ) a quella di Jay Min.

«Oh, ti, prego, aiutami!», la stava praticamente supplicando. «Devo tornare da lei, non riesco a starle lontano. Abbiamo litigato per una cavolata», il suo tono era disperato.

«M-ma io, non la conosc-»

«Frena un attimo, Joo Hyuk», se ne uscì improvvisamente Bo Gum. «Forse mi è venuta un'idea», posò anche la sua mano sulla loro, ricevendo l'attenzione di entrambi. «Ma voglio qualcosa in cambio.»

Jay Min si stava chiedendo chi diamine l'aveva interpellato, dal momento che il presunto Joo Hyuk che Jay Min non conosceva -e che evidentemente Bo Gum non sopportava- dopo il suo acido '' no. '' si era rivolto a lei. Solo e soltanto a lei.

«Tutto quello che vuoi.» esclamò Jo Hyuk, animato da quelle parole.

Lo sguardo di Bo Gum passò in rassegna prima su gli occhi di Jay, per poi tornare a quelli del moro che le stava davanti, e annuì. «Allora state a sentire...»

C'era davvero da fidarsi, dopo oggi?

-

Raga, scappo prima che Giusi mi rincorra con una mannaia.

Spero che il capitolo vi sia piaciuto~ per farmi perdonare ho scritto 3770 parole.

È stato un casino.

Ci baecchiamo al prossimo!

Xiao!

Ps: Giusi tivibi hehe ♡)

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro