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36

Hogwarts
Harry sta sistemando il suo baule, mentre tutti gli altri indugiano in sala comune a leccarsi le ferite per aver perso la partita.
"È colpa di Meg! Insomma non doveva dire quelle cose a Ron!"ha detto Hermione.
Harry, pentito di averglielo riferito, sa benissimo che Megan ha dovuto dire quelle cose davanti a Malfoy, le serve. Anche se non gli è chiaro il perché, ma ha deciso di fidarsi, e di aiutarla.
È troppo impegnato a fare incubi su incubi per crogiolarsi in altre preoccupazioni.
Le riunioni dell'ES (esercito di Silente), stanno andando a gonfie vele, almeno così ripete ai suoi compagni che fanno piccoli passi in avanti imparando gli incantesimi di disarmo.
Lui e Cho...beh... forse stanno insieme, forse no...non l'ha capito a pieno.
I suoi pensieri vengono bruscamente interrotti da Megan, che entra chiudendo la porta con un calcio.
Ha i capelli spettinati e una sigaretta tra le labbra.
«Accetto il tuo aiuto, insomma, ti ho dato un calcio nelle palle, porca miseria!»sbotta ridendo e sedendosi sul letto di Harry.
«Mi hai fatto male.»
«Promettimi che non correrai rischi per aiutarmi, o meglio promettimi che ne correrai pochi.»
«Una persona molto importante una volta mi ha detto: cos'è la vita senza rischio?»
Megan sorride dolcemente, strano perché di solito il suo è un sorriso e basta, freddo e vuoto.
«Posso immaginare chi l'abbia detto. Ma volevo chiederti una cosa...perché ti sei offerto subito di aiutarmi? Perché non mi hai chiesto "Come sei morta?" oppure "Chi ti ha uccisa?" oppure perché non hai detto "Non hai diciassette anni."»la sua voce è un sussurro.
Harry si schiarisce la voce, e accenna un sorriso.
«Non credo sia... insomma... Non ho pensato all'ultima cosa, sai? In effetti tu adesso dovresti avere...»
«Più di trent'anni, esatto. Vedi io ero un po' più giovane dei Malandrini e di tua madre, ho iniziato la scuola quando loro erano al terzo anno.»spiega Megan cacciando fuori il fumo.
«Capisco... hai detto che mia madre era la tua migliore amica...»
«Già.»
Harry si aspetta che Megan gli parli di Lily e di James, ma lei rimane in silenzio a contemplare le tende del baldacchino.
«Lily Evans non era solo la mia migliore amica, eravamo come sorelle, Harry.
Non puoi immaginare quanto sia frustrante non poter più abbracciare la propria migliore amica. Tu hai perso tua madre... e credo che confrontate le due cose siano molto diverse... e forse non le si può neanche paragonare... il fatto è che io ero già morta per gli altri, l'ho saputo qualche anno dopo...volevo vederti, sai? Ma non potevo, dovevo recuperare le forze.»
«Se non vuoi parlarne lo capisco...»borbotta Harry sentendosi in colpa, non vuole intristirla.
«No, credo sia arrivato il momento, dopotutto ho chiuso la porta con un incantesimo, e inoltre nessuno mi ha vista salire, ho usato un incantesimo di disillusione, ed eccomi qui.»
Harry ricorda quell'incantesimo usato da Malocchio su di lui.
«Non voglio intristirti.»
«È proprio questo il punto, io non sento niente.»
«Che?»
Megan si alza dal letto indicandosi.
«Non ho freddo, non ho caldo, non ho fame, non ho sonno, non piango da anni, il mio cuore non batte da quando sono morta. Sono solo una mente razionale in un corpo apatico, chiaro? Non sono mai triste, non ho potuto versare una lacrima per la morte dei tuoi genitori e neanche per quella dei miei. Sì, il mio assassino ha provveduto a togliere di mezzo i miei genitori e poi me. No, Harry non fare quella faccia, sono passati sedici anni o più ormai, e va bene così. E lo so cosa ti stai chiedendo, "i morti non possono tornare in vita", e invece Silente ha usato incantesimi a me ignoti che mi hanno permesso di essere qui. E so che ti stai domandando: "Perché non ha fatto lo stesso con Lily e James?" Me lo domando anch'io...e un po' di curiosità mi invade la mente.»
«In effetti... ma un problema alla volta: Non ti batte il cuore?»
«No.»
«Ma... neanche per un attimo?»
«Beh...»Megan ci pensa su, per qualche minuto, facendo scomparire la cicca di sigaretta.«Qualche anno fa... mentre mi nascondevo nell'ufficio di Silente... ai tempi mi aveva permesso di tornare a scuola prima di crearmi una nuova identità...dunque dicevo, ho sentito un piccolo battito...guardavo un uomo in cielo su un animale volante molto grande, che era passato davanti al finestrone...»
Harry si siede accanto a lei, rimanendo in silenzio e finalmente capendo tutto.
«Era Sirius.»
I due intraprendono una conversazione su Sirius Black, Megan ascolta con un'espressione strana, ma Harry continua a raccontarle del suo padrino e di come debba vivere nascosto.
«Silente mi aveva accennato qualcosa... povero Sirius, non ci credo.»Megan scuote la testa accendendosi un'altra sigaretta.
«Può essere che se lo incontri ritorni completamente viva! Il tuo cuore tornerà a battere!»
Megan lo scruta.
«Ho anche un piano, Harry, un piano per vendicarmi del mio assassino, e credo tu abbia capito di chi si tratta.»
«Il padre...il padre di...Mal-»
Megan gli mette una mano sulle labbra, evitando che lui possa finire di pronunciare il cognome di Lucius.
«Esatto. Per questo mi serve Draco.»
Harry si sente sollevato, non voleva chiederglielo, ma... saperlo da Megan di sua spontanea volontà lo ha reso ancora più fiducioso.
«Stanno salendo! Meg, ascoltami, questo fine settimana, io ho una riunione con-»
«Esercito di Silente? Sì, vi ho sentiti l'altro giorno... ed è geniale! Non sono sicura di voler assistere.»
«Devi già correre abbastanza rischi, non aggiungere anche questo! Comunque io intendevo che posso chiedere a Remus...»
«Ci sto.»
Harry le sorride e non può fare a meno di abbracciarla.
«E questo è per il calcio?»
«Mi andava di farlo. Ci vediamo tra due giorni, a Hogsmeade porta il mantello per me.»
Megan ricambia l'abbraccio, immaginando che sia di Lily o di James, per sentirli più vicini.
Megan sblocca la porta, non prima di essersi fatta prestare il mantello da Harry.
È Ron.
Harry osserva il suo migliore amico che si infila il pigiama, senza spiccicare una parola.
«L'hai vista oggi?»domanda Ron rompendo il suo silenzio.
«Ehm...di sfuggita, ma hai riconsiderato il fatto che forse... insomma, volevi farti spaccare la faccia da Malfoy?»
«Non gli avrei dato il tempo di farlo, Harry, Meg mi ha spezzato il cuore... ci speravo in un certo senso... la prima ragazza che mi bacia e... beh...»sulle gote di Ron appare un rossore leggero.«Non posso credere che mi abbia trattato in quel modo!»
Megan, pizzicando un braccio di Harry, sussurra qualcosa.
«Beh... quando l'ho incontrata ha detto le dispiace, e che non intendeva offenderti, e che... non voleva illuderti. Era per calmare Malfoy prima della partita!»
«Malfoy ha passato tutta la partita a cantare "Perché Weasley è il nostro re...Weasley non prende mai la pluffa.. eccetera!»
Megan sbuffa, e Harry la spinge leggermente, ma la ragazza si toglie il mantello.
«Sei un idiota, lo sai?»
«Che ci fai qui?»
«Voglio scusarmi, Ron. Mi dispiace.»scandisce Megan avvicinandosi.«Tu mi piaci, Weasley, davvero molto... ma come amico.»
Ron abbassa lo sguardo.
«Sei un bravo ragazzo, ma c'è di meglio per te! Capisci? Io...»si blocca per guardare Harry, con sguardo triste, almeno così è sembrato a Harry.«Non ti merito. E non ti amo, Ron, non come potrebbe amarti un'altra. Perdonami.»
Megan abbraccia il ragazzo, senza pensarci, dandogli un bacio sulla guancia.
«Certo, Meg.»il tono di Ron pare addolcirsi.

Flashback
Il ritorno a casa non era mai stato più sereno per Megan, i suoi genitori avevano usato un'auto babbana per tornare a casa, e la cosa le piaceva, purché potesse stare davanti, vicino a suo padre.
«Allora, quanto hai avuto al tuo ultimo compito di Pozioni?»domandò sua madre, impegnata a sfogliare un giornale, senza che le venisse la nausea per la concentrazione.
«Oltre ogni aspettativa.»
«Facciamo progressi, Meggie.»squittì Ariana mettendo il giornale da parte e sorridendo a sua figlia attraverso lo specchietto.
«Già.»
«Ho pensato a una cosa, perché non inviti quel tuo amico un giorno di questi? Hai detto che adesso vive dai Potter, no? Potremo invitarli per la vigilia, che dici Noah?»
Megan sentì lo stomaco in subbuglio e il cuore martellarle nel petto.
«Grande idea, i Potter sono simpatici. E quel giovane, Serus... Sirius...sembra a posto.»disse suo padre senza togliere gli occhi dalla strada.
«Siete sicuri? Vuol dire cucinare per più persone, mamma, sei davvero disposta a...»
«Niente scuse, è bello trascorrere le vacanze in modo diverso... per una volta. E poi zio Ollivander ci fa visita per Natale, sai?»
«Ma James e Sirius potrebbero sentirsi in imbarazzo con tutti i nostri parenti.»
Noah scoppiò a ridere scuotendo la testa.
«È già da qualche anno che non invitiamo "tutti i nostri parenti" come li chiami tu. Anzi, manda un gufo a James, e chiediglielo.»
Megan non sapeva se essere felice o in panico.
Era felice di trascorrere il Natale con uno dei suoi migliori amici e il suo ragazzo, ma era in panico perché lei e Sirius non potevano fare smancerie.
Ma conoscendo Sirius avrebbe di certo trovato il modo di baciarla o di sfiorarla anche con una scusa stupida, pur di avere un contatto con lei.
E se avessero sospettato qualcosa?
Megan non voleva neanche pensare alle urla di suo padre o ai rimproveri sprezzanti di sua madre.
Doveva fingere e trattare Sirius come un amico, e il primo passo era non farsi vedere contraria all'invito e rimanere tranquilla e calma.
D'altronde avrebbero trascorso il loro primo Natale insieme, ma tutto era ancora incerto, dato che la lettera non era ancora stata spedita e ovviamente la risposta non si sapeva.
E se avessero rifiutato?
Megan sentiva la voce di Lily ripeterle
"Troppi 'e se' pensi troppo!"
Così aspettò di tornare a casa, mentre suo padre accendeva la radio che stava dando una canzone di un certo David Bowie.

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