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30

Flashback
Sapeva esattamente cosa significava.
Megan era certa di non avere altre spiegazioni.
Non badava ai margini del vestito strappati, al taglio sul labbro e ai graffi sulle braccia che si era fatta cadendo, o al  terreno che le sporcava le clavicole e la guancia destra.
«Sirius... Felpato...»sussurrò insieme tra le lacrime, ignorando la neve che scendeva su di loro, e l'aria fredda che non le faceva sentire più il suo corpo.
Sirius e Felpato erano lo stesso individuo.
Un Animagus, ecco cos'era, l'aveva studiato l'anno passato... possibile che non si era accorta delle somiglianze?
Avevano gli stessi occhi... e poi... gli aveva confidato tutte quelle cose...
Sirius non l'aveva mai abbandonata o ignorata... era sempre stato con lei, durante la notte, durante il pomeriggio, anzi i tanti pomeriggi d'estate.
«Aiuto!»urlò Megan disperata, tentando di tamponare due grosse ferite di Sirius che avevano ridotto a brandelli i suoi vestiti... era nudo e coperto di sangue, fino alla faccia, un sopracciglio era tagliato, e il naso perdeva sangue.
«Sirius, resisti, capito?»Megan non sapendo cosa fare, come altro aiutarlo, sprovvista di bacchetta, gli strinse una mano sporca di terreno che si era inzuppato con la neve, una distesa bianca alle rive del lago adesso era diventata a chiazze rosse.
«M-Meg... perdonami...»bofonchiò Sirius senza forze e con gli occhi semichiusi.
«Shh... non ti sforzare, vedrai che ci aiuteranno.»lo rincuorò Megan piangendo e pulendogli il viso.  Aveva il naso ghiacciato, e non resisteva più al freddo... se solo avesse avuto la bacchetta...
«AIUTO!»urlò di nuovo, alzando di poco la testa di Sirius per assicurarsi che fosse ancora vivo.
«Ti prego, non lasciarmi, ti prego Sirius... resisti.»sussurrò, stringendolo a sé senza preoccuparsi di sporcarsi di sangue.«Felpato non lasciarmi. Non lasciarmi.»diceva tra le lacrime mentre Sirius giaceva tra le sue braccia privo di forze ma ancora vivo.
L'aveva tenuta d'occhio tutta l'estate, sapeva che sarebbe rimasta sola, si era comportato in modo antipatico e voleva rimediare, conoscendo un po' meglio prima di giudicare, come si rimproverò Meg di non aver fatto con lui... aveva sempre pensato il peggio, e quella speranza che fosse diverso l'aveva gettata per un capriccio... si sentiva in colpa, lui aveva passato notti insonni per lei... ecco perché aveva le occhiaie ed era così stanco, solo per la sua piccola Meg.
E lei? Lei cosa aveva fatto per meritarsi il suo amore? Sì, amore, perché altro non poteva essere, un amore diverso dall'amicizia, era evidente. Era un amore oltre ogni limite, non poteva credere di star per perdere quella persona. Non voleva perdere Felpato o Sirius, non le importava come chiamarlo, voleva solo averlo accanto.
«Megan!»Lily corse verso di lei seguita dal preside e dalla professoressa McGranitt.
«Sta male! Vi prego!»gridò Megan agitando una mano, per farsi vedere nel buio della notte, senza farci caso si ritrovò a cercare la luna piena.
Non c'era traccia di luna, neanche uno spicchio. Allora come era potuto accadere che Remus si fosse trasformato?
«Evans, porta Gold nel castello, senza farvi notare, andate in infermeria non dite niente fino al mio arrivo.
Minerva aiuta Black, e anche Potter. Di Lupin me ne occuperò io tra qualche oretta.»ordinò Silente preoccupato ma al tempo stesso compostamente.
Lily prese per la spalla Megan, ma questa non voleva saperne di lasciare la mano di Sirius.
«No! Non lo lascio!»Megan sentiva il respiro di Sirius sul suo petto, voleva riscaldarlo perché aveva la mano congelata.
«Tesoro, non temere, Silente lo salverà, devi fidarti, andiamo.»

Hogwarts
Meg si presenta in classe con una tuta nera, corta e scollata, senza divisa.
Harry, Ron e Hermione, sbarrano gli occhi, il primo per la sorpresa, il secondo per meraviglia, la terza per indignazione.
Megan, sedendosi accanto a Neville, prende i libri dalla sua borsa, incurante del fatto che è in ritardo a una lezione di Pozioni.
Ha i capelli disordinati e lo sguardo perso, come se non avesse chiuso occhio tutta la notte, e quando Draco si è voltato per guardarla, lei gli ha alzato il dito medio.
«Se solo non avesse già una punizione dalla qui presente professoressa Umbridge... sono tentato mia cara signorina Cooper.»
A Meg viene in mente il fatto che la ranocchia avrebbe dovuto fare una specie di "esame, o supervisione" a ogni professore della scuola, visto che è stata dichiarata "Inquisitore supremo di Hogwarts."
Malfoy, dando di nuovo le spalle a Meg, tenta di seguire la lezione e di stare attento, ma non riesce, la notte non ha dormito e in più ha bussato tutto il tempo alla camera di Megan, tirandosi addosso minacce da parte delle sue compagne, che hanno continuato a urlare "Quella sgualdrina non è qui".
Dove è potuta andare?
Megan ha passato la notte sulla torre di astronomia ad osservare una stella, la più visibile... Sirio, appartenente alla costellazione del Cane Maggiore.
La stella più luminosa del firmamento.
"Sirius sta bene"si è ripetuta Megan stendendosi sul pavimento che doveva essere freddo, ma pulito.
Ha pensato a quando erano entrambi a terra, indifesi e con la paura di non sopravvivere, l'una per l'eventuale morte dell'altro...
La sera del ballo di Natale... quel meraviglioso evento che si è tramutato in qualcosa di diverso.
"Mi manchi."ha detto alla fine, lanciando un ultimo sguardo al cielo.
«Possiamo anticipare la punizione, ho portato tutto l'occorrente qui.»squittisce Dolores, aprendo la sua borsetta verde acido che stona in maniera terribile con il vestito fucsia.
Harry deglutisce e da un calcio a Neville che è al banco affianco, per farsi chiamare Megan, a cui sembra non importare quella situazione.
«Ma siamo in piena lezione, come farà a scrivere la mia valutazione?»interviene Piton con la sua solita espressione imperscrutabile.
Megan alza le sopracciglia e finalmente guarda Harry.
«Non preoccuparti, andrà tutto bene.»sussurra tentando di farsi sentire solo da Harry, nonostante Neville li separi di un posto.
La classe emette un boato di sorpresa e paura...(o preoccupazione?) nel momento in cui la professoressa tira fuori dalla borsetta un paio di forbici grandi quando cesoie.
«Possiamo rimandare, Severus, signorina Cooper, venga qui.»
Megan si alza facendo rumore con la sedia, ma il suo volto non da segni di fastidio o contrarietà.
Anzi, è sorridente, quasi comprensiva.
Harry fa per alzarsi, ma Hermione lo tira giù al suo posto.
«Ti ricordo che-»la ragazza si zittisce per osservare la scena, restando allibita.
Megan viene fatta sedere su una seggiola di legno scricchiolante, con la Umbridge dietro di sé, la quale ha uno sguardo maligno e soddisfatto.
Severus, non accettando di farsi da parte, non tiene a freno la lingua.
«Precisamente a cosa dovrebbero servire quelle?»
«Sono troppo lunghi questi capelli, non trova? E mi sembrano anche pieni di doppie punte, una ragazza così alla moda come lei non può permettersi un tale disastro, no?»
Megan rimane sorridente, senza incontrare neanche per sbaglio gli occhi dei suoi compagni.
Ma avverte le loro emozioni, così tanto che quelle di Draco la costringono a guardarlo.
È arrabbiato e preoccupato, colmo di senso di colpa.
"Va Bene."pensa Meg, sapendo che lui non può sentirlo, quindi allarga il suo sorriso.
«Cosa aspetta?»domanda Megan.
«Non intende ribellarsi?»
«Non metterei mai in discussione la sua autorità, perché ciò significherebbe mettere in discussione il Ministero, quindi, proceda, e faccia in fretta, che devo proprio fumarmi una sigaretta.»la sua voce suona priva di tono, come se stesse parlando un'estranea, lasciando tutti a bocca aperta.
Dolores allarga le narici, innervosita da quella risposta sfacciata.
Prende una ciocca bionda, e la taglia via.
Il sorriso di Meg pare inquietante.
"È colpa mia"pensa Draco, sentendo un vuoto allo stomaco.
"Sono uno...un idiota, è colpa mia"
Il labbro gli trema, e stringe i pugni sul banco, come qualche posto più indietro sta facendo Harry. Ron spezza una matita, e chiude gli occhi.
Hermione, dal canto suo, lascia che due lacrime minuscole scendano sulle sue gote.
I tre ragazzi sono come se qualcuno li avesse immobilizzati, perché sia Draco, sia Harry, sia Ron, vorrebbero intervenire, ma qualcosa li inchioda al loro posto.
Harry ha capito, è stata Megan... non vuole che la aiutino, per non metterli nei guai.
Harry diventa quasi viola per la rabbia.
"È una stupida testarda!"
Sul pavimento della classe, c'è una massa bionda, con qualche goccia di sangue, siccome le forbici sono 'accidentalmente' scivolate sulla nuca, graffiandola.
Megan è rimasta solo con un sottilissimo e quasi impercettibile strato di capelli sul cranio.
Non piange, non ha mai pianto, neanche quando Dolores le ha dato uno specchio per farla ammirare.
Severus ha tenuto tutto il tempo le labbra serrate, come se anche lui si sentisse un po' in colpa, dopotutto.
Ma Harry non ha avuto alcuno scrupolo a incolparlo per primo di quella situazione, insieme a Draco, oltre che naturalmente alla carnefice.
"Sono solo capelli"si è ripetuta Megan.
Tutta la classe per riprendersi dallo sconcerto e dal disgusto, ha bisogno di un battito di mani da parte della Umbridge.
«Abbiamo finito, può andare al suo posto, anzi prima, pulisca questo disastro.»detto ciò fa apparire un secchio colmo d'acqua, due stracci e una scopa.
«Immediatamente.»
Megan si inginocchia a terra, ai piedi della donna, e inizia a pulire il sangue colato, poi passa alla massa di capelli, senza voltarsi verso i compagni di classe, e senza dare alla Umbridge la soddisfazione di vedere la propria vera espressione...di vendetta.
"Hai commesso un grave errore Dolores, adesso non hai contro una ragazza difficile e ribelle , adesso hai contro una donna stronza e umiliata, o meglio lo sarei se potessi provare qualche emozione, ma comunque questo ha segnato la tua fine."
Con questi pensieri Megan si è mantenuta docile e affabile, con il sangue che le sporca la tuta e la schiena bianca e pallida.

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