3.44
Flashback
Quel mattino Regulus si svegliò tardi, poiché aveva passato la notte a piangere, di nascosto.
Kreacher gli era stato vicino, si era perfino addormentato su una sedia accanto al letto, ma quando il ragazzo si alzò, l'elfo non c'era più.
Regulus si vestì in fretta e furia, prese la bacchetta e si diresse verso le scale.
Le voci dei suoi genitori gli gelarono il cuore, ed egli indugiò qualche istante prima di scendere.
«Lo poteva uccidere!»
«Non possiamo rifiutarci di servire il nostro Signore, Orion. Non fingere che ti importi, non è altro che una bestia da soma per noi. Forse devo ricordarti come hai giocato al tiro al bersaglio con una famiglia di elfi molti anni fa? Ricordi? Scorsi il piacere nei tuoi occhi, lo stesso che provavo io quando li annegavo.»Walburga fece una pausa per ridacchiare, non si preoccupò nemmeno di celare l'eccitazione nella voce.
Orion deglutì, e la prese per le spalle.
«L'ho fatto solo per far colpo su di te, ho ucciso per te»l'uomo sussurrò il continuo della frase guardandosi intorno«Ho rubato ville, palazzi, proprietà per te.»
Regulus si mise ad origliare dietro il grande mobile di legno massiccio, accanto alla porta del salone.
«Sei un omuncolo senza personalità.»sibilò Walburga prendendo la propria bacchetta e puntandogliela alla gola.
«E a Regulus non ci pensi? Lui tiene a quella creatura.»
La donna abbassò la bacchetta, liberandosi dalla presa del marito.
«Si abituerà, mio figlio è intelligente molto più di chiunque in questa famiglia.»
Poi ci fu un tonfo, molto rumoroso, che quasi spaccò una sedia in cucina: era Kreacher.
«Vedi è vivo.»sorrise la signora Black.
Regulus non resistette più, irruppe nel salone e si rese conto della situazione...
Kreacher era in condizioni pietose, e respirava in modo molto affannoso.
Il ragazzo lo prese in braccio, la pelle rugosa e sbiadita della creatura era ancora più pallida. Regulus era incurante delle urla della madre.
«Sei al sicuro, adesso vieni con me.»
Lo portò nella sua stanza, e lo fece stendere sul letto.
«Amico mio, che ti hanno fatto?»
L'elfo riuscì a parlare solo per dire "prendere pensiero, padrone!" E poi svenne.
Regulus usò la bacchetta, così da estrarre il ricordo più recente di Kreacher, poi la agitò in aria, del resto non aveva un pensatoio, così il contenuto venne proiettato sospeso in aria.
Kreacher era stato usato come cavia da Voldemort, per nascondere qualcosa di estesamente pericoloso.
Regulus seguiva tutta la vicenda con il cuore in gola e gli occhi sbarrati, e mentre ascoltava le urla del suo amico il suo odio cresceva, una rabbia così grande che avrebbe voluto uccidere Voldemort con le sue stesse mani.
Tom aveva portato Kreacher in una grotta, su un'isola, protetta da un incantesimo di sangue.
"È qui che nasconderò l'horcrux, elfo. E tu mi sarai molto utile per testare questo incantesimo." esclamò il Signore Oscuro, mostrando un medaglione... proprio il medaglione di Serpeverde.
Voldemort adagiò il medaglione in un bacile che somigliava molto ad una grande conchiglia, per poi riempirla di un liquido molto intenso, come acqua putrida.
"Bevila tutta, e se riesci torna prima del tramonto, tutto qui."ghignò il mago.
Kreacher era terrorizzato, ma non si oppose e una volta lasciato solo... bevve quanto più poteva.
«Maledetto...»ringhiò il ragazzo guardando la scena del suo elfo agonizzante.
Quando il ricordò svanì, Kreacher si mise su a sedere, ancora tremante.
«Kreacher è tornato appena ha potuto, sua oscurità ha lasciato Kreacher lì perché unico a smaterializzarsi in posti come quello. I maghi non possono, almeno così è stato spiegato a Kreacher sin da piccolo!»
Regulus lo abbracciò, e si accorse solo in quel momento che Walburga lo osservava.
«Tu lo sapevi.»disse a sua madre, staccandosi dall'abbraccio.
«Sai figliolo, non sono l'unica madre a di questi oggetti.»cinguettò la donna uscendo dalla camera.
Regulus tornò a guardare l'unico che non l'aveva mai lasciato solo, l'unico amico fidato che aveva.
Come avevano potuto arrivare a commettere tale crudeltà? Da sua madre se lo aspettava, ne parlava come se non fosse nulla.
Sperava che almeno il suo elfo fosse al sicuro dai mangiamorte, e invece...
Non poteva ribellarsi, sapeva cosa sarebbe successo se l'avesse fatto... Sirius... Meg... la sua dolce Meg...
Doveva trovare un altro modo e forse lo stesso Voldemort gliel'aveva fornito.
Voleva distruggerlo, a costo della vita, perché se Voldemort l'avesse fatta franca con la creazione degli horcrux, nessuno sarebbe stato al sicuro.
Regulus sapeva cosa fossero, ne aveva sentito parlare in famiglia, ma mai nessuno si era azzardato a farne uso.
E poi cosa aveva voluto dire Walburga?
Chi altro sapeva?
Quale altra madre ne era a conoscenza?
L'elfo lasciò cadere qualcosa dalla mano, un foglio di pergamena un po' stropicciato.
Regulus lo raccolse velocemente.
«È caduto da un diario che aveva sua oscurità padrone, l'ha portato con sé, Kreacher vuole riconsegnarlo!»
Ma il giovane Black aveva già letto il contenuto.
«Kreacher, ti preparo del tè, e se te la senti ti faccio qualche domanda.»
A passo deciso Regulus era diretto a Villa Malfoy, aveva un mantello molto pesante, e zoppicava un po'. Non sapeva esattamente cosa avrebbe detto al suo padrone. Quel maledetto marchio l'aveva condannato a giurare fedeltà a un despota che detestava, ideali a cui non credeva davvero, in cambio di cosa? Della vita? Ma quella non era vita. Non poteva esserlo, non andava di pari passo con la libertà. Sì, poteva essere se stesso, poteva essere un ragazzo, ma per il resto? Era comunque in gabbia, lo era sempre stato fin da piccolo. Era un labirinto fatto di prigioni. Obbediva sempre, come se indossasse un cilicio costantemente. Ma dopo la chiacchierata con Kreacher era certo di avere trovato comunque un senso a questa sofferenza.
Gli occhi gli erano diventati stanchi, più stanchi del solito.
Sua cugina Bellatrix lo attendeva con ansia al cancello già aperto, mostrando la bacchetta per catturare la sua attenzione.
«Sta' ferma!» la rimprovera Rodolfus Lastrange, suo marito. «Ti ha visto!»
Regulus non li degnò di un saluto, notò i pavoni morti sul prato, sgozzati.
Erano sacrifici, li usavano i mangiamorte per curarsi le ferite gravi. Il sangue del pavone ha la stessa capacità delle lacrime di fenice. I feriti guarivano più velocemente, tuttavia gli allevamenti di pavoni non erano così diffusi, ma sicuramente più reperibili delle fenici.
Il ragazzo restò inorridito da tutto quel sangue versato, eppure non si chinò a provare pena, ma anzi, salì velocemente le scale d'ingresso giungendo a una grande sala completamente in marmo.
Il lampadario era enorme, risultava quasi ciclopico, come se incombesse su chiunque entrasse.
La camera da pranzo in cui fece il suo ingesso Regulus, era provvista di un tavolo lunghissimo, al quale erano sedute poche persone quel giorno.
Un altro imponente lampadario si proponeva al centro della sala come un grosso albero di lamponi.
In effetti i cristalli che pendevano ricordavano tali frutti, per forma e dimensione.
Ai lati della porta spalancata in legno placcato in argento, vi erano due armature dall'aspetto badiale.
«Eccoti, siedi.»
Il signore oscuro aveva parlato.
Regulus chinò la testa in segno di saluto, poi si voltò e prese posto accanto a sua cugina Narcissa.
La ragazza portava i lunghissimi capelli biondi sciolti, eccetto che per due ciocche intrecciate ai lati delle tempie.
Le labbra carnose dipinte delicatamente di un color vino, e gli occhi grigi si illuminarono alla vista di Regulus.
«Mi stavo preoccupando!»gli sussurrò.
Regulus le era molto affezionato, ma non le rispose si limitò a metterle una mano sulla spalla per qualche secondo, per rassicurarla.
Lucius Malfoy sedeva accanto alla sua ormai consorte, aveva tagliato i capelli biondo platino, e le iridi azzurre erano fisse sul volto livido del signore Oscuro, con terrore.
«Tuo fratello ha di nuovo declinato il mio invito, Black.» Tom parlò senza esitazioni, con gli occhi rossi che scrutavano Regulus, immobile al contatto visivo.
«Sirius non è abbastanza ambizioso, e nemmeno così perspicace, ci avrebbe semplicemente rallentati. Non è tagliato per un ruolo di simile importanza.»
Narcissa e Bellatrix - che aveva raggiunto il proprio posto insieme al marito -, si guardarono, la prima accigliata l'altra disgustata è soddisfatta.
«Mio cugino è sempre stato così, non ha mai avuto il coraggio, la disciplina.»intervenne la donna riccia.
«Sto parlando io, è mio fratello, esigo di non essere interrotto, quando ti chiederanno di tua sorella Andromeda saremo tutti felici di ascoltarti.»
Bellatrix strinse le labbra in modo così violento che le diventarono viola.
«Tuttavia, io posso eseguire parte del lavoro destinato a lui, magari anche finirlo.»Regulus alzò leggermente il mento rivolto a Tom Riddle.
L'uomo ghignò appena, alzandosi.
Hogwarts
Pansy cammina inevitabilmente turbata per i corridoi della scuola, lo stemma da prefetto riflette la luce che filtra dalle grandi finestre.
Due teste bionde poco più avanti avanzano verso di lei.
La ragazza alza le sopracciglia, guarda l'orologio indignata.
«Toglierei punti a serpeverde, tu sei in ritardo per la ronda pomeridiana.»si rivolge a Draco, mentre Meg smette di ridere.
«Suvvia Pansuela, non essere noiosa.»
«Cooper tu dovresti essere a lezione con Lumacorno, sei in ritardo di quasi un intero pomeriggio.»replica Pansy scuotendo la testa.
Megan sbuffa e guarda Draco arrossendo leggermente.
«In realtà dovrei essere io a lezione, con permesso, signore. A dopo, piccolina.»il ragazzo fa il baciamano a Meg guardandola negli occhi e si allontana verso un'aula.
La bionda lo guarda andare via, sospirando. Immediatamente si schiarisce la voce sentendo Pansy ridacchiare.
«Non una parola.»dice seria.
«Non ti ho mai vista così, sembri una donzella fragile e indifesa.»ridacchia ancora il prefetto.
Meg scuote la testa e si lascia sfuggire un sorriso«Io e Draco volevamo tornare per l'alba ma poi... beh... il letto era così comodo, ci siamo addormentati...Beh adesso andiamo in classe»dice dandole un colpetto sulla spalla.
Pansy stringe un po' i denti senza lasciare che Meg possa accorgersene. È ancora traumatizzata dal soggiorno nella sua villa, la madre e i fratelli hanno un modo molto singolare per dimostrarle amore.
«Beh io e Hermione vi abbiamo coperti, senza metterci d'accordo, incredibile le tue amiche hanno la scusa pronta sempre-»
«Dolores...»una voce maschile molto profonda ma allo stesso tempo delicato fa sussultare Pansy.
Le due ragazze si voltano verso destra, scorgendo, appoggiato a una colonna, un ragazzo smilzo e non troppo alto, dai capelli molto scuri e gli occhi più profondi della notte. La carnagione è simile a quella di Pansy, le labbra si potrebbero definire identiche.
«Ciao, bel giovanotto, chi sei?»interviene Meg percependo l'imbarazzo da parte della compagna, che improvvisamente è impallidita.
Il ragazzo si avvicina tendendo la mano a Megan.
«Diego William Parkinson, lo so suona male. Lei è la mia sorellina.»
Meg stringe la mano con le sopracciglia inarcate al massimo, guardando Pansy.
«Però... dove lo tenevi nascosto? Piacere mio, Megan Cooper.»
«Megan. Megan Cooper.»sorride Diego, marcandone il nome.
Pansy scioglie la stretta di mano bruscamente.
«Perché sei qui?»Gli domanda tra i denti, cercando comunque di mantenere un contegno.
Meg nota uno sguardo di puro terrore negli occhi di Pansy, ma non per il ragazzo, terrore per ciò che chi la osserva può scoprire.
Uno sguardo che le è già capitato di notare, un dolore dormiente ma assordante, e lo stesso negli occhi di Diego, ma più leggero.
Megan si guarda la punta delle scarpe, e chiude gli occhi per un secondo estraniandosi dagli altri.
"Le famiglie purosangue sono tutte così, o quasi, tormentano i figli, li picchiano, li picchiano così forte fino a farli morire nel proprio sangue e nella propria urina."
Megan deglutisce riaprendo gli occhi, le parole di qualcuno di sua conoscenza le rimbombano in testa.
Ma Pansy non poteva aver subito qualcosa dai suoi, sarà stata la cocca del padre. Forse, no? Possibile che sono sempre i padri il problema?
Le voci dei due la riportano alla realtà.
«Rispondi!»
«Un lavoro, e poi devo fare...diciamo così, la guardia, sai per conto di persone molto importanti.»
«E da quando Piton lo è? Mh?»chiede Pansy stizzita.
«Mi ha ingaggiato lui, ma non mi ha mandato lui, gli sono stato proposto. Mi ha scelto.»
Meg si acciglia d'improvviso.
«Per cosa?»interviene.
«Sai, Megan, non lo comunicherò nemmeno a mia sorella»sorride Diego addolcendo maggiormente la voce.
Pansy sospira«Sai che puoi fidarti.»gli sussurra.
Meg si guarda intorno, fingendo di non sentire, attorcigliando tra le dita una ciocca di capelli biondi.
«Di lei ti fidi?»il ragazzo fa cenno verso la bionda.
Pansy alza gli occhi al cielo e annuisce.
«Bene, ma non posso parlartene a prescindere.»e detto questo l'abbraccia, dandole due baci sulle guance. «Buona scuola, Dolly. E ci si vede, Megan Cooper.»
Pansy annuisce e poi prende Meg sottobraccio.
«Andiamo in classe.»sentenzia frettolosa.
Megan resta stupita, e si volta facendo un ultimo saluto a Diego con la mano.
«Carino ma ermetico.»ridacchia.
«Meg, non cominciare- Oh guarda c'è la tua amica Auror.» Pansy indica con lo sguardo Nymphadora.
Tonks saltella verso le due, sembra così felice, talmente felice che i capelli spargono brillantini ad ogni suo passo.
«CIAO MEG! CIAO RAGAZZA DELLA RISSA CON MEG NONCHÉ FIDANZATA DI HARRY POTTER!»
Pansy deglutisce e le guance le si tingono di un rosso leggermente acceso.
Meg scuote la testa, facendo un gesto con la mano all'auror, come per dirle di tagliar corto.
«Non... non stiamo più insieme, comunque sono Pansy, prefetto serpeverde, della famiglia Parkinson.»si schiarisce la voce la ragazza, mettendosi una mano sul fianco.
Tonks però non sembra rattristarsi alla notizia della rottura, e nemmeno tornar seria per le presentazioni: è come sotto l'effetto di una droga molto pesante.
«OH CAPPERI! SAI CHE HAI UN BELLISSIMO NOME? PANSY COME PANSUELINA... OH NO! PANSUELITA! ASPETTA- CE L'HO! COME IL FIORE!»
Pansy alza un sopracciglio e scoppia a ridere «La tua amica poteva fare il giullare, è sprecata al ministero.»
Megan si avvicina a Nymphadora, prendendole una mano.
«Tonks, ti senti bene? Sei strana.»
«Avrà giocato ad Auror e ladri con il professor Lupin. Oppure a guardia e lupi, dipende.»continua Pansy scrollando le spalle.
«Non stavi piangendo ancora il tuo amato perduto? Vai in classe io penso a lei, dì che sono in infermeria.»la ribecca Meg continuando ad osservare Tonks.
Pansy sbuffa infastidita e si dirige verso la classe, «Mi devi un favore!»cantilena.
«Tonks, hai... le pupille molto dilatate e... da dove arrivi?»
«DA CASA MIA! O MEGLIO- STAVO FACENDO SESSO SFRENATO CON REMUS JOHN LUPIN, QUANDO SIAMO STATI CHIAMATI QUI! TU COME STAI? TI FAI SUONARE LA FISARMONICA ANCORA DA WEASLEY OPPURE FINALMENTE IL POVERO NEVILLE PUÒ SMETTERLA DI TROVARE STOLE OVUNQUE? SÌ, ME L'HA RACCONTATO!»
«SHH! Per tutte le quattro case, abbassa la voce!»
«Scusa!»ridacchia Tonks timidamente«Ora è mio cugino il fulcro del tuo interesse vero?»
Ancora una volta Meg ha dimenticato che Nymphadora e Draco hanno il sangue dei Black...
«Dora, portami da Remus.»
«Remus sta conferendo con Severus Piton.»si schiarisce la voce la donna.
«Ma è urgente!»insiste Megan,
prendendola per mano.
Tonks scoppia a ridere, e i suoi capelli diventano di un blu molto acceso.
«Sarebbe così bizzarro se mi trasformassi in un delfino nel bel mezzo del corridoio?»sussurra Nymphadora, mentre le spunta una pinna sulla schiena.
«Oh no! No!»la ragazza tenta di spingere la pinna via, come se la pelle dell'auror potesse riassorbirla.
«Oppure in un sssssserpenteeeee!»e di colpo Dora mostra la lingua sottile e biforcuta.
Megan la tira verso l'infermeria, ma quando ne varca la soglia, resta immobile.
Murphy ha la pelle completamente rossa per la rabbia e la sudorazione. Il professore corre da un lettino all'altro, insieme a Neville e Seamus, dividendosi tra studenti trasformati a metà in animali o persone famose.
Un ragazzo ha la testa da rinoceronte e le braccia alla Sylvester Stallone, un altro presenta una trasformazione ancor più incredibile: metà volto con la faccia di Murphy e l'altra metà con quella della McGranitt, più due ali di drago.
«Wow, meno male che nei bestiari non si trova una roba simile...»mormora Meg tra sé e sé.
«MALEDETTI METAMORFOMAGHI!»strilla Murphy con gli occhi violacei ormai fuori dalle orbite.
«COOPER! NON HO TEMPO PER ALTRE GRAVIDANZE INDESIDERATE!» continua appena vede le due ragazze.
«Meg! Che è successo?»Neville si avvicina sconvolto.
«A quanto pare... Dora non è l'unica...»la ragazza accompagna l'amica su un lettino, aiutata da Neville.
«Cosa succede?»
«Meg, non ne ho idea! È da tutta la mattina che va avanti così, ho dovuto mettere due serpeverde in un acquario perché si sono trasformati in gamberi, e poi... beh, Murphy ha perso la testa, ho paura che possa davvero morire di crepacuore per l'agitazione.»
Neville prende un apparecchio molto strambo, con una mascherina di magiplastica riciclabile e un grosso tubo di vetro, e lo posizione sull'ormai muso da cane di Tonks.
«Così potrà calmare i battiti durante le trasformazioni.»spiega.
«Io non capisco, vorrei almeno parlare con Remus-ehm, il professor Lupin, tu l'hai visto con Piton? Tonks mi aveva detto così...»
«Sì. Era di pessimo umore, e non è nemmeno rimasto così a lungo a parlare con Piton.»
«Che vuoi dire?»
«Ero con Piton per una punizione a causa di un ritardo a lezione, quando il professor Lupin arriva molto agitato, quasi non mi saluta e si piazza davanti a noi con aria di sfida. Il professor Piton mi congeda con la sua solita gentilezza e l'ultima cosa che ho sentito è stato un insulto molto pesante da parte del professor Lupin... non l'ho mai sentito perdere le staffe in quel modo.»
Meg corruga la fronte, e ascolta cercando di carpire qualcosa per far luce sulla situazione.
«Di cosa dovevano discutere?»
«Mh, bella domanda.»
«Lupin non aveva niente con sé? Non so...una pergamena, magari? Un messaggio?»
«Una fiala, ora che ci penso, l'ha buttata sul tavolo poco prima di dire l'insulto.»
«Una fiala? Di che colore era il liquido?»
«Oh no, era vuota.»
Meg deglutisce, in realtà pensa di aver capito.
«Neville, presto controlla se oggi c'è la luna piena.»
Neville borbotta qualcosa e prende un pezzo di pergamena, molto particolare: funziona come le previsioni meteo per babbani, e cambia ogni minuto a seconda del clima.
«Proprio stasera.»
E così i tacchi della ragazza riecheggiano tra le urla del professore, mentre esce di corsa dall'infermeria.
Flashback
Private Drive numero 4, la destinazione della passeggiata pomeridiana di Regulus.
La mano gli tremava un po' prima di bussare, non aveva mai conosciuto la madre di Meg prima di allora, pensava che di sicuro le somigliasse.
Si schiarì la voce e bussò nuovamente, il quartiere era molto tranquillo eppure lì vivevano dei maghi.
Ariana aprì la porta e osservò il ragazzo, lui dal canto suo percepì subito la somiglianza: stesso identico sguardo di Meg, stessi occhi espressivi e intensi.
La donna spense subito la sigaretta, e gli sorrise, indossava un cappotto grigiastro e aveva una borsa abbinata, con un foulard argento.
«Oh, ciao! Tu devi essere Regulus, cerchi Meg?»
Regulus arrossì immediatamente.
«Buon pomeriggio, o meglio buonasera signora Gold, no a dire il vero cercavo proprio lei. E sì, che maleducato, sono Regulus Arcturus Black.»
Ariana sorrise di nuovo.
«Meg mi ha parlato di te, molto spesso, dovete essere molto legati.»
«Uhm, beh... ecco... noi... cioè... è una brava ragazza, la ammiro molto.»
Ariana osservava Regulus e cercava di non far trapelare il fatto che avesse smesso di piangere pochi istanti prima.
«Comunque figliolo, entra pure, ma sono di fretta per una commissione.» lo informò, scostandosi i capelli bruni dalla fronte.
«Vede signora, è una cosa molto importante...»Regulus non sapeva come iniziare il discorso, sentiva che sarebbe stato più semplice farle vedere il foglio di pergamena per rompere il ghiaccio.
È così fece, proprio mentre Ariana gli stava per fare spazio così da parlo accomodare.
Il silenzio era devastante, Regulus sapeva cosa stava per succedere, o meglio non ne aveva idea, sapeva solo che sarebbe stato un casino totale.
Ariana lèsse il contenuto, poi chiuse velocemente la porta dietro di lei.
«Chi te l'ha dato?!»gli urlò quasi sgranando gli occhi.
Regulus tentò di non farsi intimidire da quello sguardo, così le raccontò tutto.
«Sei impazzito, ragazzo? Non è il posto adatto! Andiamo in macchina.»
Così i due entrarono nella macchina di Noah, con una tensione nell'aria terribile.
«Per prima cosa giurami che Megan non lo saprà mai. Dammi la tua parola d'onore, Regulus Black.»
«Le do la mia parola d'onore, signora Gold.»
Ariana fece un bel respiro, guardando nello specchietto del posto del guidatore.
«Ho scritto io quel procedimento. Ho scritto io quelle dannate informazioni sugli horcrux. Ma vedi è più complicato di così, Regulus, molto più complicato, e un giovane come te non può capire.»
Regulus l'ascoltava attentamente, senza interromperla.
«Ho stilato la lista di oggetti potenti da usare, tra questi il medaglione. Sono cinque, c'è la coppa di Tassorosso, e il diadema di Corvonero, e... il suo diario. Tom portava sempre un diario con sé, l'ho letto solo una volta e lui non l'ha mai saputo. Possiede, inoltre, un anello molto antico, anche quello è un horcrux... non credevo lo facesse davvero.»Ariana strinse il volante senza accendere la macchina.
«Lei sapeva chi era Tom? Conosceva le sue intenzioni?»
«Non l'ho aiutato io, te l'ho detto non è così semplice. Posso solo dirti che questi appunti sono miei, e non li ho scritti per Tom.»
Regulus aggrottò le sopracciglia, confuso, e si voltò di scatto verso la donna.
«Che... che significa?»
Ariana sospirò.
«Non scenderò nei dettagli, ma... ero una bambina molto curiosa. Ero più interessata ad avere strumenti di conoscenza, che alla conoscenza in sé. Passavo molto tempo a sgattaiolare nella sezione proibita, inizia solo perché mi fu vietato di farlo, e appunto la mia curiosità superò le regole. Ad ogni modo, Tom era di qualche anno più grande, ma questo non è importante, non è un racconto su come l'ho conosciuto. Fatto sta che ogni incantesimo, o maledizione che trovavo, veniva appuntato sul mio diario personale. Io e Tom avevamo un rapporto molto intenso, di grande fiducia e ammirazione. Condividevamo tutto ciò che scoprivamo, finché non lèssi degli Horcrux...»
«Rubò il foglio?»
«Più o meno, decise che voleva una copia, ma io avevo capito che qualcosa non andasse, e diciamo che la fiducia reciproca divenne unilaterale. Per farla breve, gli ho nascosto parecchie informazioni, forse informazioni ancora più importanti degli horcrux... ma questo non deve interessarti.»si schiarì la voce lei.
«Quindi lei si fida di me?»
«Sappiamo entrambi che ti ho letto la mente, ragazzo, devo dire»si fermò per ridacchiare, «parecchie cose non mi sovvengono. Ottimo occlumante.»
«Beh io non ci ho nemmeno provato, l'avevo capito.»sorrise Regulus, poi però si bloccò.«Io difenderò lei e Meg dalla mia famiglia, glielo prometto, ci pensa già Sirius. Loro sanno... sanno qualcosa.»
Ariana gli prese una mano, stringendola molto energicamente, gli occhi grandi le scintillarono.
«Qualcosa che non ha a che fare con voi giovani, d'accordo? Ne parlerò con Meg, il prima possibile. Lei merita di saperlo, di sapere le sue origini.»
«E sanno anche altro, io... non vorrei dirlo così, trovo sia una cosa delicata ma sanno... anche... questa informazione, vede.»
Ariana gli lèsse nella mente, Regulus non si oppose minimamente stavolta.
«Impossibile... solo Tom sapeva. Solo lui sospettava... No per questo, non sono pronta, si tratta di mettere ancora più in pericolo mia figlia.»
«Sirius lo sa, io lo so. Queste due informazioni fanno di Meg una mezzosangue.»
Ariana aveva ormai le lacrime agli occhi, e guardava davanti a sé, tristemente.
«Troverò una pozione, qualcosa per distruggere gli horcrux, tu non fare follie ragazzo, per favore.»
«Mio fratello e sua figlia però non lo sapranno.»
«No. Regulus, sono seria, non fare follie. Il tuo elfo starà molto meglio domani.»
Regulus chiuse completamente la mente, finse di essere sincero.
«Prometto che non proverò a fare nulla, non ne avevo intenzione comunque.»
Ariana annuì, purtroppo ci aveva creduto.
«Il professor Silente non lo sa... giusto?»
«Parlerò io con il professor Silente. Non preoccuparti. Tu non dovresti farti vedere qui.»
«Credo che adesso andrò via, con la speranza che arriveremo a una conclusione per la fine dell'estate.»
Hogwarts (Meg)
Remus è molto arrabbiato. O meglio inferocito.
Lo trovo appoggiato alla porta di una classe, con la testa contro il legno.
«Remus...»sussurro avvicinandomi lentamente, poi allungo una mano.
«Remus, hai preso la-» non finisco di parlare perché Remus si volta di scatto afferrandomi per la gola, e mi ritrovo inchiodata al muro.
«REMUS!»gli graffio il polso tentando di liberarmi, ha gli occhi neri, completamente neri, e la sua mano sembra molto più forte del solito. Fortunatamente riesco un po' a respirare, ma non so quanto posso resistere, perché sento dolore.
«REMUS!» urlo di nuovo osservando una zanna fare capolino dalle sue labbra.
«Stupeficium!»
Ginny arriva giusto in tempo!
Remus immediatamente mi lascia, poiché viene scaraventato via.
«Ma che sta succedendo?!»esclama correndo da me. Non indossa la divisa e ha i capelli racconti in una treccia disordinata.
Mi massaggio il collo con una mano, tirando un sospiro di sollievo.
«Non ha preso la sua pozione, dobbiamo portarlo fuori, lo attiro io, tu vai in camera- anzi avverti Harry e Ron, e restate nelle classi o nei dormitori, non far uscire nessuno.»dispongo guardando Remus riprendere piano piano conoscenza.
Ginny si aggiusta il maglione Grifondoro e scuote la testa.
«Tu sei impazzita! Non posso lasciarti così!»protesta la piccola Weasley.«Lo attiriamo fuori insieme. Mando il mio patronus in classe di mio fratello.»
E in pochi secondi un cavallo scintillante galoppa verso il corridoio.
Entrambe ci giriamo non appena sentiamo un fortissimo ringhio: la trasformazione in licantropo di Remus è avvenuta.
«Non abbiamo più tempo! CORRI!»
Spingo Ginny che proprio come il suo cavallo, corre talmente veloce che faccio fatica a starle dietro, ma nemmeno in questo caso rinuncio ai tacchi.
«VERSO I BAGNI! FORZA! FORSE RIUSCIAMO A SEMINARLO.» ma proprio mentre urlo quanto detto, vado a sbattere contro Harry, in divisa con i soliti capelli ribelli e senza cravatta, accompagnato da un Ron in canotta, con la felpa della divisa legata intorno alla vita.
«Ho ricevuto il tuo patronus, cosa c'è di così urgente?»
«CORRIAMO PRESTO!»urlo di nuovo mentre io e Ginny li trasciniamo nel bagno delle ragazze.
«Remus si è trasformato!»esclama Ginny guardando i due ragazzi.
«Ma come è possibile?»domanda Harry.
«È tutto il giorno che c'è qualcosa di strano! Vi spiego dopo!»dico guardando nervosamente la porta.
Ron mi prende il braccio.
«Ci tenevo a dirti che non sono arrabbiato... sai ne abbiamo già parlato. Ho accettato la cosa...»arrossisce leggermente e io mi schiarisco la voce.
«Per cosa dovresti essere arrabbiato?»domanda Harry.
«Niente, non è il momento.»borbotto.
«Hermione mi ha detto- ah...» Ron si porta le mani alla faccia, in completo imbarazzo.
Harry mi guarda con gli occhi sbarrati, incrociando le braccia.
Non ho mai visto Lily così incazzata.
«Ho passato la notte fuori e quasi tutto il giorno... con Draco. Mi dispiace Harry...»
«Quindi Hermione ha mentito... a quanto pare solo io non dovevo saperlo.»
Ron scuote la testa.
«Hermione ha detto una cosa diversa a te nell'orecchio quindi... credevo avesse condiviso anche con te la verità.»
«No, perché adesso gli amici non valgono molto a quanto pare.»
Oh, per l'amor del cielo, adesso parla esattamente come James...
Cerco di prendergli la mano ma Harry si scosta.
Mi mordo il labbro e annuisco.
«Mi dispiace.»
«Non prendertela, Meg te l'avrebbe detto-»interviene Ginny.
«Certo, loro lo sanno, a lui è toccato il passaparola e a me una bugia.»ride istericamente Harry.
«Ragazzi! Mi sembrava di avervi sentiti!»Hermione entra nel bagno noncurante del panico generale.
«Shhh!!! Chiudi la porta!»la invito facendole segno di avvicinarsi.
«Che succ-AAAAAAAHHHH»
«HERMIONE!»urliamo tutti uscendo.
Remus la sta trascinando via, mentre la povera Herman scalpita e urla disperata, tentando di prendere la bacchetta.
Ron corre immediatamente dietro di lei.
Harry lo tira ma inutilmente e si lancia anche lui alla rincorsa dei suoi amici, però io lo fermo.
«Resta con Ginny, vado io! So come fare!»
Faccio un bel respiro e senza pensarci due volte mi smaterializzo esattamente nel corridoio di fronte al lupo mannaro, con al suo seguito Ron.
«Remus! Remus guardami, guardami!» mi avvicino col rischio di essere azzannata. Parecchi anni fa ha funzionato, ma adesso... adesso servirebbe Tonks, tentare non nuoce però... giusto?
Gli prendo il muso tra le mani, sporcandomi di bava.
Hermione mi guarda impaurita mentre Ron lentamente cerca di liberarla, posso vedere dalla mia distanza le goccioline di sudore sulla sua fronte.
«Remus, sono io, Megan, ti ricordi?»
Purtroppo per tutti non ha funzionato.
Remus inizia a ringhiare più forte ululando, ma fortunatamente adesso sono io la sua preda.
«Ron! Adesso dovete correre, non fate domande. CORRETE!»urlo, e riesco a vedere i due ragazzi fuggire verso una classe, prima che Remus mi inchiodi di nuovo al muro.
Sento gli artigli graffiarmi la pelle, e stavolta l'aria mi manca di più.
Non riesco a fare nessun incantesimo, non voglio ferirlo, con i miei poteri speciali, sono fregata.
Un soffio, un ringhio felino, però attira la mia attenzione.
Wendy digrigna i denti verso il licantropo.
Istantaneamente mi ricordai che i gatti della sua specie grazie alle macchie nelle iridi, dello stesso colore di quelle del padrone, possono captare il pericolo.
«We-Wendy...»riesco a dire, cercando di trovare la concentrazione necessaria.
Remus mi lascia e io cado di peso a terra, e con le dita tasto del sangue sulla superficie della mia spalla.
Wendy non può batterlo da sola, ma mi ha dato un grande vantaggio.
Penso a Grattastinchi, forse nascosto da qualche parte, spero che dorma e che non si accorga di quanto sta succedendo, è troppo vecchio per lottare.
Il lupo si avvicina alla mia gatta, ma lei non indietreggia, anzi gli va incontro, rizzando il pelo del suo manto nero.
Se non mi sbrigo, la sbranerà...
Stringo fortissimo i pugni, non staccando gli occhi da Remus, e quando muovo il braccio il lupo finisce contro la parete, emettendo un ululato infernale.
Resto qualche secondo imbambolata, pregando di non avergli fatto troppo male, poi prendo in braccio Wendy, che inizia a farmi le fusa.
«Bravissima piccolina»la stringo.
Devo andare ad avvertire la McGranitt, e devo assicurarmi che Draco e gli altri stiano bene.
Hogwarts
Harry e Ginny irrompono nell'ufficio della McGranitt mettendola immediatamente al corrente della situazione.
La professoressa allerta tutto l'edificio e ordina ai due di restare nel suo studio, senza accettare repliche.
«Non ci credo che ci ha chiuso a chiave qui!»si lamenta Ginny.
«Spero che stiano tutti bene!»esclama Harry cercando di forzare la serratura con qualche incantesimo.
«Comunque sei stato un po' esagerato con Meg.»
Harry osserva la treccia della ragazza, poi la guarda negli occhi avvertendo una sensazione sospetta al petto.
«Avrei... avrei preferito me l'avesse detto.»
«Così le avresti fatto la predica.»ride lei dandogli uno spintone.
«Voglio che si guardi le spalle, Draco non è come appare, nessuno di quel gruppo lo è.»
Ginny alza le sopracciglia.
«Mi dispiace per la rottura con la Parkinson.»
Harry sospira e deglutisce, si chiede se effettivamente Pansy sia al sicuro, nonostante tutto se le capitasse qualcosa... eppure si costringe a non pensarci.
«E comunque anche Meg mi fa un sacco di prediche.»cambia discorso il ragazzo.
Ginny si siede sulla poltroncina in velluto bordeaux, osservando i mobili antichi della professoressa.
«Non ho mai capito il vostro rapporto, a volte sembra tua madre. Altre volte sembri il figlio geloso.»
Harry scoppia a ridere.
«Ci vogliamo molto bene, tutto qui.»
La serratura però cigola lentamente, e i due puntano le bacchette contro la porta, dopo che Ginny è scattata in piedi.
Un miagolio molto delicato introduce, Meg con in braccio Wendy.
«Abbiamo avvisato la McGranitt!»la informa Ginny abbracciandola.
Meg ricambia mentre la gattina si struscia contro Harry.
«State bene? Io vi racconto dopo se non fosse stato per questa piccolina...»
«Ron e Hermione?»interrompe Harry prendendo Wendy e adagiandola sulla poltroncina.
«Sono nascosti, stavo per andare a cercarli.»dice Meg facendo una smorfia di dolore.
«Meg, stai sanguinando!»
«Sto bene, Harry, tranquillo. Speriamo che il resto della scuola sia al sicuro. Devo controllare-»
«Ti portiamo in infermeria.»dice Ginny.
«No! Sono più utile con voi! Adesso guarisco.»sussurra la bionda a Harry.
«Raggiungiamo gli altri, Ginny.»continua Megan, concentrandosi per guarire, anche se è sempre più difficile farlo, da quando riprova determinate sensazioni.
Ron e Hermione sono chiusi in una classe, da soli.
«Quasi tutta la scuola è nei dormitori, e molti in infermeria.»osserva Hermione tenendosi il braccio.
Ron le mette una mano sulla bocca, stringendola a sé.
«Silenzio, ho sentito un rumore.»«Possibile che non ci sia nemmeno un professore?»domanda sottovoce Hermione arrossendo.
Ron punta gli occhi color zaffiro su di lei, rimettendole una mano sulla bocca.
Hermione lo guarda preoccupata, non si lamenta perché la mano del ragazzo le copre quasi tutto il viso.
Ron ha la schiena contro la porta, non sa se per la via di fuga o perché è ancora atterrito da quanto è successo.
Un silenzio tombale piomba sui ragazzi che restano a guardarsi. Dopo qualche minuto, Ron toglie la mano dalla bocca di Hermione.
«Forse possiamo uscire.»
«Si ma stammi vic-»
L'urlo di Hermione non è nulla in confronto al fracasso procurato da Remus.
Quest'ultimo ha sfondato quasi del tutto serratura della porta, facendola cadere sui ragazzi.
Hermione è sotto di Ron, e il ragazzo ha le mani ai lati della ragazza, ma non la sta schiacciando: sta sorreggendo la pesante porta dell'aula sulle sue spalle, mentre il licantropo prende ad artigliate il legno, in un modo così violento che Ron stringe gli occhi dal dolore, urlando, e spezzandosi le unghie nelle travi del pavimento.
Ma nemmeno questo lo fa cadere, perché nonostante le botte continuino, Weasley ha le ginocchia ben puntate a terra, e i muscoli delle braccia si rendono con molto vigore.
La canotta ormai è sporca di sangue, e i capelli rossi sono inzuppati di sudore.
I riccioli di Hermione sono incollati sulla fronte perlata della ragazza, mentre cerca di sfilare la bacchetta.
La giovane è sconcertata, gli occhi marroni inondati di lacrime.
«NON RIESCO A PRENDERE LA BACCHETTA, È INCASTRATA!»urla disperata la Granger.
«P-PRENDI... L-LA... MIA!» riesce a gridare Ron, mentre il sangue gli scorre dalla schiena.
Il piercing al labbro luccica mentre il ragazzo stringe le labbra per non cedere.
La bacchetta in questione è al lato di Hermione, non le basta allungare il braccio, ma lei ci prova comunque.
Nel frattempo Remus continua a insistere e colpire la porta, salendoci addirittura, per passare, poiché è caduta in modo tale da restare incastrata contro lo stipite, lasciandogli uno spazio limitato.
Il sangue di Ron scorre addosso alla camicetta di Hermione, che tende più che può un braccio.
«MERDA! ANDIAMO!»
Ron si abbassa lentamente sui gomiti, ma non molla, urla, grida, si sforza, sanguina, suda, addirittura gli si iniettano gli occhi di sangue.
Hermione gli prende il viso.
«Arrenditi Ron, ti farai ammazzare!»singhiozza Granger.
«CHIUDI QUELLA BOCCA, NON TI FARÒ SCHIACCIARE.»le lacrime di lui bagnano il viso di lei.
«STUPEFICIUM!»
I ragazzi sentono finalmente una voce quasi amica, e quando l'incubo del lupo finisce, la porta viene scaraventata via, dalla ragazza che ha lanciato l'incantesimo: Pansy, aiutata da Blaise.
Ron finalmente, si abbandona sul petto di Hermione sfinito, dopo aver retto sia il peso della porta che quello del lupo che la colpiva.
«PANSY! BLAISE! PRESTO! PRESTO!»urla la riccia.
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