.8.
24 Ottobre, 7:39
Era successo l'inevitabile. Lui lo sapeva, che sarebbe accaduto, prima o poi. E quello era il giorno giusto per chiederglielo, anche perché non mancava molto tempo. Lui e Tyler stavano camminando vicini, andando a scuola, ma la tensione in quel momento era palpabile. Probabilmente il castano non aveva chiesto nulla all'amico per quel motivo. Ed entrambi sapevano che cosa tutto questo riguardava.
«Josh.» disse improvvisamente il castano, facendo voltare il capo all'altro. Ecco, era il momento. Gliel'avrebbe chiesto. «So che avrai già qualcuno con cui andarci, ma volevo chiedertelo comunque... qualcuno ti accompagna al ballo di inizio anno?» gli domandò, spiazzandolo. Non credeva l'avrebbe fatto lui, credeva che avrebbe dovuto insistere lui, ma annuì e basta, felice di quello che aveva fatto.
Sul volto del castano prese forma un sorriso, e avvolse un braccio attorno alle spalle del ragazzo con i capelli tinti, e continuarono a ridacchiare fino all'entrata della scuola. Lì, Josh intravide Brendon che li guardava interessato, con Patrick al suo fianco, che gli sorrideva.
Aveva ancora i capelli tinti di un color giallo limone acceso, segno che Pete non lo aveva visitato nemmeno nell'ultima settimana. Al contrario, il ragazzo biondo aveva legato incredibilmente con Brendon. Erano buoni amici, si sostenevano a vicenda e soprattutto, Patrick non era più il centro delle attenzioni dei bulli, da quando Brendon lo prese con sè. Era un vantaggio per tutti, a parte forse Pete. Tutti sapevano che il ragazzo dai capelli neri era innamorato del biondo, e soprattutto che a Brendon non interessava, eppure Josh pensava che in segreto, Pete fosse geloso e impaurito da questo cambiamento. Ma non parlava mai con lui, lo faceva prettamente con Tyler, motivo per cui voleva chiedergli qualcosa a riguardo da un po'. Il castano, però, era da qualche giorno sempre più silenzioso, più cupo. Per quel motivo il ragazzo dai capelli blu si era sorpreso quando lo invitò al ballo.
«Josh!» lo chiamò il biondo, alzando una mano in segno di saluto e sorridendogli emozionato. Il ragazzo ricambiò il gesto, sorridendogli dolcemente e facendo un cenno della mano per salutarlo. Allo stesso modo, Brendon gli fece un gesto con la testa per salutarlo.
Il ragazzo andò poi verso di loro, abbracciando dolcemente Patrick- che aveva scoperto di essere sensibile come lui e di avere molti interessi in comune- e dando un pugno sulla spalla dell'altro ragazzo con fare amichevole. Dopo quel gesto, si girò per dire a Tyler di raggiungerli, ma del castano non c'era più traccia. Un'espressione triste comparve sul viso del ragazzo muto.
Brendon lo guardò con fare curioso, ma non azzardò a chiedere cosa ci fosse che non andava. Al suo posto, lo fece Patrick. «Ancora oscuro?» chiese, guardandolo leggermente preoccupato. Era a conoscenza del comportamento di Tyler negli ultimi tempi, e sapeva come doveva sentirsi Josh, quindi cercava di stargli vicino più che poteva.
Come risposta, lui abbassò la testa, guardando per terra. Quel gesto bastò perché Patrick lo abbracciasse da poco sotto di lui, viste le loro diverse altezze. Il ragazzo ricambiò l'abbraccio, appoggiando la fronte sulla spalla dell'altro.
«Andrà bene, è solo un periodo difficile per lui, tranquillo, succede a tutti.» provò a rassicurarlo il biondo, strofinando amorevolmente il palmo della mano destra contro la sua schiena. Josh annuì un paio di volte, deciso ad ascoltare le parole dell'amico. Poco dopo, si staccò, guardandolo e sorridendogli. Lui capì che quello era il suo modo di ringraziarlo.
Prese poi fuori il cellulare, e gli mandò un messaggio.
Jish: Mi ha invitato alla festa di inizio anno stamattina
Il biondo lesse, per poi sorridergli felice, e abbracciarlo un'altra volta. «Sono felice per te, Josh.» disse, con un tono emozionato. Stava praticamente saltando sul posto dalla contentezza. Lui ricambiò ancora una volta l'abbraccio e annuì un paio di volte, ringraziandolo.
«Dio, quante volte vi abbracciate in un giorno voi due?» chiese Brendon con un tono leggermente scocciato, da dietro di loro. Entrambi lo guardarono fulminandolo con lo sguardo, e lui alzò le mani in segno di difesa. «Non ho detto nulla, solo che sono passati cinque minuti e vi siete già abbracciati tre volte! Capisco che vi piacciano gli abbracci, ma non è-»
La frase del ragazzo fu interrotta dai due che gli saltarono addosso, abbracciandolo. Patrick era attaccato alla sua schiena, mentre Josh lo stava abbracciando attaccato al petto, con le mani avvolte attorno al collo dell'altro.
«Non ci posso credere.» sbuffò lui, senza fare nulla per spostare i due amici dal suo corpo. Invece, abbracciò Josh con un braccio e scompigliò i capelli dell'altro ragazzo, aspettando che i due si staccassero da lui. Quando lo fecero, lui sorrise a entrambi.
Patrick lo guardò felice e leggermente stupito. «Credevo fossi più insensibile, Urie.» disse infine, continuando a sorridere. Josh annuì con gli occhi chiusi, concordando con quello detto dall'amico.
Lui gli fece un cenno con la mano come per dire di lasciar perdere. «Nah.» disse soltanto, per poi voltarsi verso Dallon, pochi metri più in là che parlava con membri della squadra di basket. «Sono sempre tutti convinti che i più popolari siano insensibili, ma non è sempre così, Stump, tienilo a mente.» aggiunse infine, sorridendo al biondo.
Lui ricambiò il sorriso, per poi spostare lo sguardo sull'altro ragazzo con loro. Non era abituato a stare in sua compagnia, ma voleva essere suo amico. Aveva visto che erano molto simili, con problemi pressoché uguali, e avevano un amico in comune pronto a fare qualsiasi cosa per loro. E lui voleva fare la sua parte. Nell'ultima settimana, infatti, non lo lasciò nemmeno un secondo, e tutte le volte che dei bulli erano in procinto di picchiarli, forzava l'altro perlomeno a lasciare la stanza. Non voleva che venisse picchiato anche lui per problemi stupidi, che non erano problemi veri e propri. Che problema poteva essere il fatto di essere sensibili e silenziosi e timidi e ansiosi? Nessuno. Non per quei bulli. Forse per Josh, ma non per loro. Non avevano il diritto di picchiarlo perché il suo carattere non era uguale al loro. E, siamo sinceri, era molto meglio così. Una persona intelligente in più presente sulla Terra.
I pensieri del ragazzo vennero interrotti dal suono della campanella. Brendon sospirò. «Forza, andiamo. Non voglio sentire la Martinez che mi urla contro.» disse lui, incamminandosi verso l'entrata. Gli altri due si guardarono, e lo seguirono.
Mentre andavano verso la loro classe, parlarono del più e del meno, ridendo tra di loro. E, Josh doveva ammetterlo, Patrick era davvero carino. Paffutello, carino, gentile e la sua risata era molto piacevole all'udito, per non parlare dei suoi sorrisi che sembravano simboleggiare la pace nel mondo. Capiva perché a Pete piaceva tanto. Ma, nonostante quella chiacchierata, tutto quello a cui riusciva a pensare, era Tyler. Cos'era successo di così grave da farlo comportare in quel modo per una settimana intera?
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Era nei guai. Nei guai fino al collo. Era da una settimana che lo era, in effetti. Ma non voleva parlarne con nessuno, non voleva che qualcuno si preoccupasse. Adesso, però, quel messaggio che cominciò tutto stava diventato un incubo vero e proprio.
Ma visto che nessuno di voi ci sta capendo nulla, hackeriamo il telefono di questo poveretto e andiamo a sbirciare l'ultima sua chat risalente a una settimana fa.
ryjo: ehy, ty, ti sono mancato?
tyjo: chi saresti tu?
ryjo: oh andiamo ty
ryjo: sono ryan
tyjo: Ryan chi?
ryjo: quello che hai visto per l'ultima volta alle 16:32 il giorno Domenica 17 Settembre 2012
tyjo: allora sto parlando con uno spirito.
tyjo: perché quella persona l'ho vista morire davanti a me.
tyjo: e per causa mia.
ryjo: già, hai ragione
ryjo: sei un assassino, ty
ryjo: come fai a convivere con i tuoi omicidi?
ryjo: o con questo omicidio e basta?
ryjo: uccidere il sangue del tuo sangue non è poi così facile, dopotutto
tyjo: Ryan è morto.
tyjo: chiunque tu sia, non sei lui.
tyjo: lui è morto, e io l'ho visto, ho toccato il suo cadavere, stavo piangendo quando lo misero in quella bara, in quel cimitero.
tyjo: non puoi essere mio fratello gemello.
ryjo: oh, tra i due sei sempre stato tu il più sensibile, ty
ryjo: e il più credulone
tyjo: smettila.
ryjo: hai paura?
tyjo: sei appena tornato dai morti.
ryjo: non ci sono mai andato, il che è diverso
ryjo: il corpo su cui hai pianto era un fantoccio, caro il mio fratellino
ryjo: hai presente la teoria dei doppelganger?
tyjo: perché, Ryan?
ryjo: perché sei sempre stato più bravo di me, in tutto
ryjo: ma adesso posso incuterti timore, non è così?
tyjo: Ryan, ti volevo tutto il bene di questo mondo. condividiamo una faccia, dei sentimenti che solo io e te possiamo capire, tra di noi. non mi stai incutendo timore, mi stai dando la speranza di poter ritrovare mio fratello.
ryjo: sempre speranzoso, eh?
tyjo: Ryan, ti prego, dimmi dove sei.
ryjo: lo scoprirai presto, fratellino
ryjo: fino ad allora, guardati le spalle, potrebbe esserti utile
tyjo: Ryan.
tyjo: continuo a volerti bene.
tyjo: ti troverò ancora, te lo prometto.
ryjo: avevi anche promesso di proteggermi
ryjo ha bloccato tyjo
Ogni volta che ci ripensava, gli veniva voglia di farsi del male. Era colpa sua se aveva deciso di fingere di essere morto. Doveva proteggerlo, sin dall'inizio. Lo voleva proteggere, anche in quel momento. Voleva abbracciarlo, voleva dirgli che gli dispiaceva, voleva, voleva, voleva. Ma non poteva. A giudicare dal tono del fratello, era una persona completamente diversa adesso, e Tyler aveva già escluso il fatto che potesse essere uno scherzo, era troppo dettagliato, e lui non aveva mai raccontato nulla a nessuno di quello che successe quel giorno. Solo i suoi parenti più stretti lo sapevano. A tutti gli altri, avevano detto che era morto in un incidente stradale, ma non fu così.
Ryan Joseph si suicidò buttandosi giù da un ponte. Non morì a causa della caduta, ma a causa dell'acqua che violentemente lo trascinò fin dove l'avevano trovato. La polizia non disse nulla ai media, per cortesia del capitano che conosceva i Joseph meglio di chiunque altro. Sapeva quanto era importante per loro che rimanesse segreto.
Oh, ma voi non lo sapete. Perché lo dovettero tenere così nascosto? Vergogna? Paura? Non volevano che i media li tartassassero? Nessuna di queste. Semplicemente per il fatto che Tyler si sarebbe sentito ancora più in colpa per quello che aveva fatto. Ovviamente non era colpa sua. Il ragazzo dodicenne aveva deciso da solo di buttarsi ponendo fine alla sua vita, ma il fratello maggiore, anche lui dodicenne all'epoca, aveva sempre preso la responsabilità di crescere i propri fratelli, visto che i genitori erano spesso fuori di casa. Per questo motivo quel giorno Tyler non perse solo un fratello, ma anche un figlio, un amico, una parte di sé.
Il castano stava per pensare ad altro inerente a quello, quando non venne fermato da qualcuno. «Tyler.» disse, con voce calma e posata, per niente marcata o arrabbiata, acuta o triste. Una voce normalissima, una di quelle che ti chiedo se possono essere reali dal gran che sono piatte. Lui si girò verso la fonte della voce, dietro di lui. Tra le altre persone, vide lì fermo, in piedi, Pete, che lo guardava con sguardo serio e preoccupato.
Lui sospirò, e andò da lui, salutandolo con un sorriso leggermente forzato. «Ciao, Pete.» mormorò poi, abbassando di poco il capo, come se stesse cercando di nascondere una timidezza non necessaria attorno a una persona che ormai conosceva piuttosto bene.
I due, infatti, in quella settimana, si incontrarono sempre di più, parlavano ogni volta del più e del meno, avevano cominciato a capire come funzionava la mente dell'altro. A volte riuscivano anche a indovinare cosa l'altro stesse pensando solo guardandolo. Per dirla tutta, la loro relazione era più un "Pete, non farlo" mischiato a un "Tyler, stai bene?" e un "ci sono io, se hai fatto qualche cazzata dimmelo, servono a questo gli amici". La verità, però, era che ormai Pete vedeva l'altro ragazzo con un'ottica da fratello maggiore, cosa che Tyler non aveva mai avuto, visto che, nella sua famiglia, era lui il fratello maggiore. Quindi gli piaceva il fatto che il ragazzo più basso lo proteggesse e lo aiutasse, era una bella sensazione.
«Tyler, hai qualcosa che non va.» disse lui, guardandolo dal basso verso l'alto, pregandolo con lo sguardo di dirgli cos'era davvero successo. Lui sbuffò, per poi rivolgere lo sguardo verso l'alto. «Tyler Joseph, dimmi cos'è successo di così grave da non farti parlare nemmeno con Josh per una settimana intera o giuro su Dio che ti picchio talmente forte da fartelo sputare.»
Il castano strinse i denti e chiuse gli occhi, decidendo se farlo o meno. In ogni modo, però, conosceva Pete. L'avrebbe tartassato finché non gli avrebbe detto perché era così giù di morale da una settimana. Alla fine, sospirò, in segno di resa. «Mio fratello morto cinque anni fa mi ha contattato.» disse soltanto, lasciando il tempo all'altro di elaborare l'informazione.
«Tuo fratello. Morto cinque anni fa. Ti ha contattato.» ripeté, ancora incredulo di quello che aveva appena sentito. Quando il ragazzo annuì, lui lo guardò con occhi spalancati. «Sei sicuro di stare bene, Tyler?» gli chiese, sempre più incredulo. Lui annuì di nuovo. «è impossibile.»
Sbuffò, e lo guardò ancora negli occhi. «Pete, è vero. Ryan mi ha contattato inviandomi un messaggio più di una settimana fa. La sera di quando sono andato a casa di Josh per la prima volta.» spiegò, sperando che l'amico gli credesse, ad un certo punto. Lui strinse le labbra, ma sembrava ancora incredulo. Così, il ragazzo prese il cellulare e gli mostrò la conversazione che aveva avuto con il presunto fratello morto.
Non appena ebbe finito di leggere, sembrava scioccato. Chiuse gli occhi per un momento, cercando di assimilare tutte quelle informazioni. O perlomeno, cercò di farlo, visto che non credeva che quello non fosse possibile. I morti non ritornano in vita, non l'hanno mai fatto e mai lo faranno, a meno che non sia un film sugli zombie o una di quelle cazzate sui supereroi che guardavano Andy e Way. (a/n: pEtE dOn'T yOu DaRe InSuLtInG mY pReCiOuS bByS)
«Pete, l'ho visto morire. Il suo corpo era martoriato dai massi che c'erano nel fiume in cui si era buttato, l'acqua gli aveva rovinato tutto il viso e...» Tyler si interruppe, cominciando a scuotere la testa da destra a sinistra, e viceversa. L'altro lo guardò con sguardo triste, per poi avvicinarsi e abbracciarlo. Quello era uno di quei momenti in cui il fattore "fratello maggiore" entrava in gioco. Il castano aveva bisogno di una forma di conforto, e lui gli diede un abbraccio.
Dopo un po' Tyler ricambiò, appoggiando la fronte sulla spalla destra dell'altro, senza piangere. «Ti aiuterò a trovarlo, se vuoi.» disse, a un certo punto. Lui mormorò un debole "grazie", e si staccò da lui. Pete lo guardò in viso, sorridendogli. «Non credo a tutto ciò, ma se credi che ci sia una possibilità che sia vivo, reputami dei tuoi.» aggiunse, facendo sorridere anche il castano.
«Grazie, Pete, davvero.» lo ringraziò, sistemandosi lo zaino, non molto pesante, sulle spalle. Non poco dopo suonò la campanella, segno che dovevano muoversi e andare nelle loro rispettive classi.
«Figurati, è quello che fanno gli amici.» rispose lui, avvolgendogli un braccio attorno alle spalle e cominciando a camminare. «Chi hai la prima ora?» chiese poi, cercando di distrarlo da quell'argomento.
Lui ci pensò un po' su, per poi rispondergli. «Hoppus, diritto.»
«Hoppus è simpatico, diritto decisamente meno.» commentò, sorridendo. Lo accompagnò fino alla classe, per poi salutarlo e incamminarsi verso la classe della Martinez. Dio, lo avrebbe mangiato vivo per un ritardo del genere. Ma per Tyler? Ne era valsa la pena.
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NON SO COSA SIA OKAY.
SO SOLO CHE ADORO PATRICK E JOSH CHE SI DANNO ABBRACCI A CASO OKOK.
ALSO PETE VERSIONE FRATELLO MAGGIORE E' MERAVIGLIOSO FITE MEH
LALALALALALA RYAN CHE BELLISSIMO ESSERE UMANO AW.
+ FACCIO SCHIFO A SCRIVERE COSE SEMI DRAMMATICHE RIP SORRATEMI.
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