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•Giù•

Nascondo subito la mano sotto il tavolo, non riesco a farmi amici.
Non ho bisogno di nessuno, preferisco la solitudine.
-Non mangi niente?-. Mi impegno il più possibile non voglio guardarlo.
Mi alzo e cerco di trovare un altro tavolo vuoto, ma non lo trovo.
Vedo una finestra in lontananza, non c'è nessuno lì vicino, così la raggiungo.
Adoro guardare attraverso quel piccolo vetro , infatti l'ho fatto per circa 730 giorni di fila, credo.
Stare ferma e guardare il cielo mi fa sentire più vicina a lei.
Io non credo in Dio, non credo nel paradiso o nell'inferno.
Non credo in Dio perché mi ha portato via l'unica cosa di cui mi importava, l'unica mia gioia e felicità.
Sono così stanca di stare qui oppressa da tutte le mie paure, queste ferite sembrano non guarire, questo dolore è troppo reale
c'è semplicemente troppo che il tempo non può cancellare.
Dalla finestra si vedono solo campi non coltivati, l'erba alta, trascurati da tempo.
Bruciati dal sole, quasi gialli.
Sono un po' come me, stanno morendo pure loro, credo che bruceranno presto, prenderanno fuoco.
Non sento più la voce di nessuno , devo essermi persa a pensare, sono sola.
Com'è possibile?
Non me ne sono accorta neanche.
-Tu non vai con loro nella sala?-. Mi domanda un uomo.
Lo guardo meglio, sta pulendo il pavimento con un cencio mentre si asciuga la fronte bagnata dal sudore.
Ha una camicia e dei pantaloni a righe bianche e grigie, sono molto sporchi.
-Sai dov'è?-. Domanda, scuoto la testa.
Smette di lavorare e mi viene incontro mi fa segno di seguirlo e così faccio.
Mi mostra che dalla mensa c'è un passaggio, per raggiungere quel luogo in cui tutti sembrano essere felici.
Tutto è uguale a come era stato descritto dall'infermiera.
Ridono, scherzano, ballano, leggono e guardano la TV.
Mi faccio spazio tra tutte quelle persone.
Poi vedo due poltrone , una occupata ,dallo stesso ragazzo che mi aveva rivolto la parola ,ed una libera.
Mi affretto a camminare per occuparla a mia volta , non è un posto piacevole considerando che devo sopportare il ragazzo ma è sicuramente meglio stare a sedere che rimanere in piedi circondata da persone strane.
Mi siedo e sfortunatamente attiro la sua attenzione.
-Quindi mi segui?-.
Scuoto la testa.
Lui chiude il libro e lo posa sulle ginocchia.
-Non parli eh?
Che dispiacere, sembri simpatica.
Da quando sono arrivato mi sento ancora più solo, eppure sono circondato da tutte queste persone.
Sento che non hanno niente in comune con me.
Però tu si, hai la mia stessa espressione, quando arrivai ero come te.
Adesso sto bene, infatti vorrei andare via ma i dottori sono così testardi, insistono, dicono che non sono sano, ma figuriamoci se lo posso diventare chiuso tutto il giorno qui-.
Rimango quasi scioccata, l'avevo sottovalutato, non è così superficiale come pensavo.
Però si nota che non è sofferente, forse è qui perché gli è morto il gatto.
-Come ti chiami ragazza silenziosa e misteriosa?-. Prendo il suo libro dalle ginocchia e gli faccio segno con una mano di alzarsi.
Lo apro e cerco la S, la indico.
-S..... mh Sara, ti chiami Sara?-.
Nego e poi cerco le altre lettere, finisco indicando la a.
-Serena, piacere mio Serena.
Che nome affascinante.
Serena significa: quieta, tranquilla e pacifica.
Forse però in questo momento non ti descrive del tutto giusto?-.
Affermo.
Sta succedendo qualcosa di strano, mi sta intrattenendo, non riesco a capire, questa non sono io.
-Beh , non ti preoccupare, nessuno può essere realmente tranquillo, c'è sempre qualcosa che lo turba-. Appoggio il libro a terra e mi fisso i piedi.
-Facciamo un giochetto, io ti faccio delle domande e tu devi solo rispondere sì o no, accetti ?-. Muovo lentamente sulla gamba le mani e fingo di scrivere un si.
Lo vedo sorridere una seconda volta, che strano.
-vorresti morire?-. Alzo lo sguardo e scontro i suoi occhi , sono puri, non sono lucidi, sono quasi come uno specchio.
Io non lo conosco e lui si è permesso di chiedermi una cosa così personale.
Ma chi si credere di essere ?
L'avevo detto, non dovevo lasciarmi condizionare.
Mi alzo di scatto.
-Non andartene,scusami-. Pronuncia.
Non lo ascolto, corro e cerco di raggiungere la mia stanza.
Torno nella mensa e poi sorpasso il portone, salgo le scale cercando di darmi la forza per non cascare.
Ogni volta che supero uno scalino mi sento più soddisfatta e vicino al mio obbiettivo.
Riesco a sorpassare tutta la scalinata ma una volta terminata devo fermarmi, per recuperare qualche battito.
Attraverso il corridoio e poi finalmente trovo la camera n.50.
Entro e chiudo la porta alle mie spalle con la chiave.
•Scena più forte •
Mi sdraio sul letto e chiudo gli occhi.
Odio dormire, infatti non lo faccio mai , la notte la passo a pensare.
Mi sfilo quella camicia che sembra stringermi il petto.
-No, No , ti prego lasciami-.
Urlo, sta accadendo, sto affogando non respiro e continuo a bere acqua, il piede mi è rimasto incastrato tra due rocce, mia sorella non si muove.
-Chiara ti prego svegliati-. Urlo sprecando l'ossigeno che mi rimane, non ce la faccio.
Devo salvarla, cerco di muovermi ma la gamba continua a perdere litri di sangue e l'acqua intorno a me è rossa.
I raggi del sole mi abbandonano e con loro mi abbandono anch'io lasciandomi trasportare dal mare.
Ma poi sento il piede muoversi, qualcuno mi afferra e mi porta in superficie.
-Non me, non io, prendere mia sorella, mia sorella-.
Poi silenzio apro gli occhi.
-È colpa mia, è morta per colpa mia, sono un diavolo, non mi merito di vivere.
Dovevo morire io-. Grido.
Sposto il materasso dalla branda e lo butto a terra.
Cado sulle ginocchia, mi avvicino a quella rete metallica, con una mano inizio a romperla, quando finalmente sento che buca decido di spegnere le mie emozioni, di sopprimere le voci e di coprirle con il dolore fisico.
Mi punisco per le mie colpe.
Appoggio il polso e lo passo ripetutamente su quella tortura tagliente.
Inizio a urlare ma mi mordo la lingua, non voglio che qualcuno mi senta.
Il dolore diventa sempre maggiore, cresce lentamente e poi si ferma.
Non sento più niente.
Vedo tutto rosso.
Le voci non ci sono più e finalmente posso dormire.
Cado a terra e svengo.
Buonanotte sorella.

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