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L'incontro con Jason fu abbastanza "rapido ed indolore", almeno per James. Jason gli spiegò la trama del film e gli presentò la sua idea del personaggio di Kevin, l'uomo dentro cui convivono 23 personalità diverse. Gli spiegò che la mente di Kevin era costantemente divisa tra tutte queste personalità, che l'avevano fatto impazzire e l'avevano spinto a rapire tre ragazze. Dopo tutte le spiegazioni possibili ed immaginabili, Jason gli disse che avrebbero iniziato a girare non appena James avesse finito con Apocalypse, perché nell'immaginazione dei produttori, Kevin era pelato. Non appena terminarono l'incontro tornammo a casa, l'indomani saremmo partiti per tornare a Londra e dare la possibilità ad Anne di vedere Brendan. Il tragitto fu abbastanza tranquillo, James alla guida ed io sul sedile del passeggero.

"Stavo pensando... ti va se per questi quattro giorni lascio Brendan con sua mamma e noi due andiamo da qualche parte?" Chiese, quando ormai eravamo davanti a casa.

"Certo, dove vorresti andare?" Chiesi, mentre spegneva il motore.

"Avevo in mente l'Italia, ma poi mi sono reso conto che sarebbero pochi quattro giorni."

"Anche perché il primo e l'ultimo li passeremmo in aeroporto."

"Infatti. Quindi ti va di andare in Scozia? Ti porto a vedere la mia terra."

"Ma certo." James uscì dalla macchina e lo stesso feci io. Chiusi la portiera con troppa forza e l'auto traballò per qualche secondo. James mi tese la mano ed io la presi, intrecciando le dita alle sue. Entrammo in casa proprio nel momento in cui Brendan stava scendendo le scale inseguito dalla sua babysitter Sarah.

"Bren ti prego, aspettami!" Disse lei, cercando di raggiungere il bambino.

"No, Non mi prenderai mai!" Esclamò lui di rimando, mentre attraversava il salotto correndo. Si accorse di noi e deviò bruscamente la sua traiettoria, rischiando di sbattere contro il tavolino basso, e si precipitò da suo padre. Entrambi allargarono le braccia di fronte a loro, per abbracciarsi, ma all'ultimo secondo Bren cambiò idea e venne ad abbracciare me. James ci rimase quasi male, ma alla fine non gli importò un granché. Mi abbassai al livello di Brendan e gli diedi un bacio sulla guancia.

"Ti sei divertito oggi?" Gli chiesi.

"Sì, però mi sei mancata." Disse, prima di posare a sua volta un bacio sulla mia guancia e poi stritolarmi in un abbraccio. Restò così per almeno cinque minuti buoni, in tempo perché James ci ammirasse e poi ci facesse una foto.

"Ecco qui i miei due più grandi amori." Disse sorridendo, mentre guardava la foto.

"Signor McAvoy, io andrei." Disse Sarah in quel momento. James la congedò e lei uscì di casa. Mi allontanai da Brendan e mi rialzai in piedi.

"Signor McAvoy, andrei anche io... a stampare i biglietti del volo di domani." Dissi, facendo il verso a Sarah.

"Ed io andrò a finire la valigia." Rispose, avvicinandosi a me.

"Veda di finirla signor McAvoy, perché di solito siamo sempre in ritardo il giorno in cui dobbiamo prendere un aereo, ed arriviamo sempre all'ultimo momento per colpa della sua valigia." Dissi, con un sorriso, a cinque centimetri di distanza dalle labbra di lui.

"Mi sta dando del ritardatario signorina Watney?" Chiese, sorridendo a sua volta e circondandomi la vita con le mani.

"Giusto un po'." Risposi, mordendomi il labbro. Lui mi vide fare quel gesto e si avvicinò ancora di più a me.

"Non deve provocarmi in questo modo, signorina."

"Infatti io non sto provocando nessuno." Risposi, sfiorando le labbra di James e poi voltandomi verso le scale. Salii, seguita da Bren.

"Chiamarti McAvoy era molto più divertente quando ero semplicemente la tua assistente." Dissi ad alta voce, sarcastica, entrando in camera mia e chiudendo la porta. Un altro colpo basso, come ero solita fare quando volevo punzecchiarlo per fargli aprire gli occhi.

Fallo Erika, è il momento giusto.

Non volevo abbandonare James, ma la mia razionalità mi gridava di farlo. A volte non la capivo nemmeno io, sembrava che avesse un corpo ed un cervello a sé. Da una parte c'ero io, innamorata di James alla follia, sovrastata, dall'altra parte, dalla mia razionalità che mi impediva di voler stare insieme a lui.

Mi avvicinai al computer e lo accesi, aprii la casella di posta e stampai i biglietti del volo. Poi, visto che avevamo deciso di andare a cena dopo le otto e c'era dunque ancora tempo, decisi di prenotare i biglietti per il volo di ritorno. Cercai il sito di prenotazioni e trovai un volo alle quattro del pomeriggio. Scrissi i nostri nomi, compreso quello di Brendan, e inviai i dati della carta di James per effettuare il pagamento.

Il mio biglietto costava un po' di più, ma non me ne preoccupai. Gli avevo solo apportato una piccola modifica.


Tre giorni dopo, ritornati dalla Scozia, Londra.

La terra in cui era nato James era davvero bellissima, nonostante il clima fosse più freddo di quello di Londra riuscimmo a goderci la vacanza. Una volta tornati a casa Anne chiamò James e gli chiese se poteva tenere Brendan fino a luglio, quando saremmo tornati per la prossima pausa. James accettò, quindi io fui costretta a cancellare il biglietto di Brendan e chiamare Sarah per dirle di non venire più. In cambio, l'agenda degli impegni di James lievitò a dismisura. C'erano servizi fotografici, interviste e show a cui partecipare, ma ovviamente le riprese occupavano la maggior parte del tempo. Michael ci aveva invitati a cena il giorno seguente, gli dissi che James sarebbe andato sicuramente, io probabilmente no.

"Perché non vieni?" Chiese Michael al telefono.

"Preferisco stare a casa. Voi andate e godetevi la serata."

"Sei insisti..."

"L'importante è che non fate cavolate."

"Sissignora!" Esclamò lui, e chiuse la chiamata.

Chiusi la valigia con tutti i miei vestiti, scarpe e quant'altro, pronta a tornare dall'altra parte dell'oceano. Mi sedetti sul letto accanto alla valigia e cominciai a pensare. Ero troppo codarda per dirgli una cosa del genere a voce, gli avrei scritto. Mi alzai e presi un foglio ed una penna dalla scrivania, mi sedetti sulla sedia e cominciai la mia "lettera". Scrissi, cancellai e riscrissi un'altra volta, cambiando foglio. Quando ebbi finito, lasciai il foglio sulla scrivania, al centro, con la penna accanto. Scesi in cucina a preparare qualcosa per pranzo, sentii uno strano rumore provenire dal piano di sopra, probabilmente dalla camera di James.

"Jamie? Tutto okay?" Chiesi, mentre giravo il pollo al curry che avevo sul fuoco.

"Si, tutto bene, non preoccuparti!" Rispose lui dal piano di sopra. "Mi è solo caduta la valigia dal letto." Scoppiai a ridere, immaginandomi la scena.

"Dai, scendi che è pronto!" Dissi, mentre servivo il pranzo. Jamie scese le scale proprio in quel momento e si fermò appena dopo l'ultimo gradino, annusando l'aria.

"Senti che profumino! Pollo al curry di Erika, il migliore direi!" Si avvicinò all'isola della cucina e si sedette, si leccò le labbra quando gli misi il piatto davanti. Prese la forchetta ed addentò il primo pezzo di pollo. Mi sedetti a mia volta, dopo aver messo la pentola nel lavandino.

Il pranzo fu abbastanza veloce, visto che saremmo dovuti uscire di casa entro l'una e mezza, il tragitto da casa all'aeroporto di London Gatwick avrebbe occupato una mezz'ora piena. Prima di uscire salii in camera mia e mi avvicinai alla scrivania, presi il foglio e piegai la lettera per James.

Sei una codarda.

La misi in borsetta e presi la valigia, scesi le scale ed uscii di casa, entrando in garage, dove James stava sistemando la sua valigia in auto. Luke, che stava aiutando James, si accorse di me e mi venne incontro, prendendomi garbatamente di mano la valigia. Una volta sistemate le valigie, tutti e tre salimmo in macchina, Luke mise in moto e ci dirigemmo all'aeroporto.

"La tua valigia è più grande del solito o sbaglio?" Chiese James con un sorriso, quando eravamo quasi a metà strada.

"Se dobbiamo stare via fino a luglio devo portarmi più cose da mettere, ti pare?" Risposi, spostando lo sguardo su di lui.

Diglielo, razza di bugiarda che non sei altro.

Ignorai la voce nella mia testa, mi avvicinai a James e tenendolo per il colletto della camicia lo baciai. Fu un bacio lungo, il primo di noi due a staccarsi fu lui.

"Ti amo Erika, non sai quanto." Sussurrò, lasciando che il suo respiro finisse sul mio viso. Feci per rispondere, ma mi morsi il labbro. "Non provocarmi in questo modo." Disse, alla stessa maniera della sera prima. In quel momento mi squillò il cellulare, così mi allontanai da James e lo cercai nella borsa.

"Amber, buongiorno!" Esclamai, una volta trovato il telefono e risposto alla chiamata.

"Sorellina, stai partendo?" Chiese lei.

"Eh già, sto andando in aeroporto."

"Sei sicura di quello che fai? Vuoi davvero tornare a casa?"

"Staremo in Canada solo fino a luglio, tu verrai?" Non risposi alla sua domanda, per non far capire i fatti a James.

"Ah, sei con James." Disse lei, capendo. "Si probabilmente mi farò viva insieme ad Evan."

"Ti chiamo più tardi, va bene?" Dissi, avevo una certa fretta di liquidare il discorso per non insospettire Jamie.

"Va bene, a più tardi." Rispose, poi chiuse la chiamata.

Quelle in aeroporto furono due ore di attesa lunghissime, sembrava che non volessero chiamare il nostro volo. Quando successe, sapevo di avere poco tempo. Ci stavamo recando al gate d'imbarco, quando fermai James.

"Jamie aspetta, ho un urgente bisogno del bagno."

"Proprio adesso?"

"Problema femminile." Mentii.

"D'accordo." Roteò gli occhi, poi sul suo viso si allargò un sorriso.

"Ah, prima che mi dimentico, prendi questa." Tirai fuori la lettera dalla borsa e gliela porsi. "Una mail importante da leggere, te l'ho stampata per fare prima. Leggila in aereo mentre mi aspetti, faccio prima che posso." Gli diedi un bacio piuttosto frettoloso, mi allontanai e gli sorrisi, sapendo che era l'ultima volta che lo avrei visto. Mi voltai indietro, diretta verso le porte dei bagni. Non appena svoltai l'angolo però, invece di raggiungere i bagni, mi diressi verso il gate d'imbarco del volo per Dayton. Recuperai il cellulare dalla borsetta e chiamai Amber.

"Amber, l'ho fatto." Dissi, saltando i saluti.

"Perché, Erika? Non sai cosa hai appena fatto, non riesci a renderti conto di cosa hai perso!" Disse lei, tentando di dissuadermi dalla mia scelta.

"Voglio prendermi una pausa Am, non ce la faccio. Non posso ragionare lucidamente con James, lo sai come sono fatta."

"Sei troppo razionale Erika. Apri gli occhi, lui ti ama e ti vuole, e tu sei stata così stronza da lasciarlo in un aeroporto."

"Ho bisogno di tempo per riflettere Amber..." non mi fece finire.

"Non mentirmi Erika, tu hai già riflettuto abbastanza. Se non vuoi dirmi la verità almeno non nasconderla a te stessa. Ammetti che non lo ami."

"Non è vero Amber, lo amo con tutta me stessa. Perché non capisci che ha sbagliato?" Chiesi, mentre presentavo il biglietto alla hostess dietro la colonnina al gate. Lei scannerizzò il codice a barre e mi chiese carta d'identità e passaporto, glieli mostrai. Mi sorrise quando finì di controllare i miei documenti ed io passai oltre.

"Sei tu che non accetti che ti voglia! Ma ora spiegami, come hai fatto per la valigia? Quando l'avete fatta imbarcare non si è accorto che hai sbagliato fila?"

"I monitor non funzionavano e c'era un sacco di gente. Le file per il volo per Montreal erano l'una di fronte all'altra, ci siamo divisi per non perdere tempo, quindi mi sono spostata e sono riuscita a passare prima di lui, alla fine l'ho aspettato al bar oltre i metal detector, erano questi gli accordi. Non si è accorto di nulla."

"E che mi dici del biglietto?"

"L'ho sempre avuto io, non l'ha mai visto." Lei sospirò, mentre entravo in aereo.

"Hai avuto anche il coraggio di lasciargli una lettera e di non dirglielo a voce... sei una codarda del cazzo."

"Lo so bene che sono una codarda." Dissi, appena trovai il mio posto.

"Questo discorso non finisce qui Erika. Verrò a Dayton e noi due faremo una bella chiacchierata, se servirà ti darò anche due ceffoni per farti aprire finalmente quegli occhi del cazzo."

"Come vuoi." Esitai qualche secondo. "Non dare a nessuno il mio nuovo numero. E dico nessuno. Solo io e te. Sarà attivo da domani pomeriggio, e questo non esisterà più."

"Contaci sorellina. Fai buon viaggio." Disse, rassegnata. Ma sapevo che non si sarebbe arresa facilmente.

"Grazie Amber." Chiusi la chiamata e spensi il cellulare proprio mentre stava cominciando a squillare. Era James, me ne accorsi appena prima che lo schermo diventasse nero e la suoneria si interrompesse bruscamente. Mi sistemai sul sedile e misi la borsetta nella cappelliera sopra i sedili. Mi voltai verso il finestrino e guardai fuori, in direzione dell'aereo di James. Per un istante mi sembrò quasi di vederlo intento a leggere la lettera, poi però mi resi conto che era uno scherzo dovuto alle luci esterne ed interne. Il comandante parlò attraverso gli altoparlanti e ci disse cose che io sapevo già a memoria, non appena finì mi accorsi che l'aereo di James stava già partendo, decollò pochi minuti prima del mio.

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So bene che è corto come capitolo, e mi scuso. Volevo solo avvertirvi che Blue si prenderà una pausa. Non sarei mai voluta arrivare a scriverlo, ma mi trovo costretta a farlo. Grazie della vostra pazienza miei cari elfi ^·^

Finalmente, dopo undici capitoli ho avuto il permesso di dire che jove99 è la nostra Amber, anche se ho voluto modificare un po' il suo vero carattere. E poi ci tiene, e ci tengo, a precisare che lei non si ubriaca, è un aspetto di Amber estraneo a Jove che ho voluto aggiungere.

Vi lascio con due belle gif...



Non è puccioso? <3

A presto,

~Jess

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