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Le riprese continuarono ad oltranza per un mese, ormai si avvicinava giugno e cominciava a fare abbastanza caldo nonostante Montréal fosse ad un'elevata latitudine. Eravamo tutti presi dal lavoro, a volte si finiva tardi, una volta si arrivò fin quasi a mezzanotte pur di recuperare il ritardo accumulato per via di quell'incidente con James ed i suoi capelli. Alla sera si tornava a casa talmente stanchi che facevamo appena in tempo a salutarci a vicenda che crollavamo addormentati ognuno nel proprio letto. La mia razionalità mi aveva impedito per 30 giorni di dormire con James. Amber non era riuscita a venire, ed Evan ci era rimasto un po' male.

Grazie al cielo quella sera staccarono prima, quindi alle sette eravamo già a casa. Dovevo assolutamente approfittare dell'occasione e parlare a James. Ero nella mia stanza intenta a leggere le sue mail, quando me ne saltò una all'occhio: non avevo mai visto quel mittente. La aprii non senza un po' di sospetto, ma già dalle prime righe mi resi conto che non si trattava di un potenziale virus, altrimenti avrei potuto benissimo dire addio al mio adorato (e sudato, costava un sacco di soldi) Mac Pro. La mail diceva più o meno così:

Salve James! O se chi legge non è James, presumo sia il/la suo/a assistente, in tal caso salve a lei! Probabilmente non mi conoscete, sono Jason Blum, produttore cinematografico. Per informarvi su cosa ho fatto di recente, posso dirvi che ho prodotto Ouija, il film horror che è uscito l'anno scorso.

Le sue parole mi misero un po' di ansia.

E con tutto ciò che cosa c'entra il mio capo?

Volevo sapere se è possibile una chiacchierata con James, magari di persona, per un nuovo thriller a cui io e due miei colleghi stiamo cominciando a lavorare.
Saluti, Jason.

Presi l'agenda di James dal mio comodino e mi lasciai di nuovo cadere sul letto di fronte al pc.

Un thriller, certo. Perché secondo te lui accetta di girare un thriller, eh? Ma insomma, l'avete visto? Con quel bel visino non è di certo adatto ai thriller.

Ridacchiai. Cercai lo stesso un giorno abbastanza libero in cui farlo parlare con Jason, giusto per curiosità, tanto sapevo che avrebbe detto di no. Lo trovai in effetti, un buchino nell'agenda per lui. Due settimane dopo ci sarebbe stata una pausa di qualche giorno in cui saremmo tornati a Londra. Mi alzai e dalla scrivania presi una matita, scrivendo quell'impegno il primo giorno della pausa, in modo da farli incontrare o a Montréal o in qualche città americana prima di tornare a casa. Scesi dal letto, chiudendo il portatile, poi scesi in sala con l'agenda in mano. James e Brendan stavano comodamente seduti sul divano, che mi davano le spalle, il piccolo seduto in braccio al papà, che gli faceva le coccole.

"Allora è brava la Sarah?" Chiese James, riferendosi alla baby Sitter di Brendan.

"Si, ma tu sei meglio." Disse il bimbo, allargando le braccia e lasciandosi cadere sul petto del papà. Mi spostai da un lato, dove ancora ero fuori dal campo visivo di James, e lo osservai abbracciare suo figlio. Insieme erano una delle cose più belle che avessi mai visto. James chiuse gli occhi ed alzò leggermente il viso verso il soffitto, per poi, abbassandolo, aprire di nuovo gli occhi e voltare la testa nella mia direzione.

"Erika." Sorrise. Sorrisi a mia volta prima di vedere Brendan voltarsi verso di me e scendere da suo padre per venire ad abbracciarmi, non senza aver tirato al povero James una ginocchiata involontaria nelle sue parti basse. Non fiatò, strinse solo i denti.

"James, tutto bene?" Chiesi, più divertita che preoccupata.

"Diciamo..." disse, portando la mano chiusa a pugno verso la bocca, mordendo le nocche delle dita. "Non era così forte." Presi in braccio Brendan ed andai a sedermi accanto a James.

"Per fortuna."

"Scusa papà, non volevo..."

"Fa niente tesoro, posso sopportare di peggio." Disse, accarezzandogli il viso. Poi cominciò a fagli le facce buffe, Brendan rideva, e alla decima non mi trattenni più, scoppiai a ridere anche io. Il bimbo si staccò da me, e tra le nostre risate si posizionò sopra il tappeto poco distante da noi.

"Adesso faccio una capriola." Detto ciò si mise con la testa ed i piedi sul pavimento e alzò il sedere per aria. Ci guardò da quella posizione, io e James ci scambiammo un'occhiata e scoppiammo nuovamente a ridere. "Cosa c'è? Non riesco!" Disse. Ci alzammo contemporaneamente e, inginocchiandoci accanto a lui, James lo aiutò a fare la capriola ed io lo tirai su una volta finita.

"Ecco fatto." Dissi, lasciando un bacio sulla guancia del bimbo. Mi allungai e presi l'agenda da dove l'avevo lasciata, sul divano, per poi tornare nella posizione di prima, accanto a James.

"Jamie ascolta, ho ricevuto... cioè, hai ricevuto, perché poi l'ho letta io, una mail da un certo Jason Blum..." mi interruppe.

"Sì, lo conosco... più o meno."

"Ha prodotto Ouija l'anno scorso." Dissi, per fargli capire con chi aveva a che fare.

"Ah, sì, ho capito." Disse, per rivolgere di nuovo l'attenzione ad un Brendan impegnato con un modellino radiocomandato di una Maserati. Gli mise il radiocomando in mano e James cominciò a guidare la macchinina per tutto il salotto.

"James però ascoltami." Dissi, vedendo che non prestava attenzione.

"Ma ti sto ascoltando." Disse continuando a giocare con Bren. Roteai gli occhi e continuai il mio discorso.

"Beh, in pratica mi ha chiesto se potete incontrarvi un giorno per parlare di un eventuale tuo provino, da quel che ho capito, per un nuovo film thriller a cui stanno lavorando lui e due suoi colleghi. Pensavo quindi di farvi incontrare la prossima settimana nel primo giorno della pausa, così ci togliamo il pensiero... altrimenti la vedo un po' difficile trovargli un posto nella tua agenda prima di... agosto, il 18." Conclusi, sfogliando l'agenda fino a trovare il primo giorno disponibile, ovvero quando sarebbero finite le riprese di Apocalypse.

"No, nella pausa va più che bene. Un thriller dici? Sembra divertente. Scrivigli pure." Mi guardò per qualche secondo e mi sorrise, ricambiai prima di alzarmi. Salii le scale, ma, negli ultimi gradini mi balenò in mente una frase da dire per far capire a James che dovevamo discutere di cose importanti.

"È davvero tutto perfetto qui, c'è solo una cosa che manca." Dissi, con un tono di voce più alto del normale.

"Che cosa?" Chiese James dalla sala.

"Una madre." Lo dissi quasi come fosse un peso, lasciai uscire quelle parole a denti stretti, per poi terminare le scale ed entrare in camera mia, sospirando, e scrivere l'e-mail a Jason, per chiedergli se gli andava bene il giorno che avevo pensato per farli incontrare. James non ci mise molto a raggiungermi in camera, quando lo fece io avevo già finito con la questione Jason, l'unica cosa di cui non fui contenta fu il modo in cui entrò in camera. Non sbattè letteralmente la porta, solo racchiuse con parecchia forza, distogliendo la mia attenzione dal computer.

"Perché lo fai?" Chiese, avvicinandosi.

"Che cosa?" Risposi, mettendomi a sedere al centro del letto, a gambe incrociate.

"Perché continui a parlare di Anne, quando ormai non stiamo più insieme? Perché non accetti semplicemente che io voglio te e non lei?" Aggrottò le sopracciglia.

"Perché..." lasciai la frase in sospeso, non avevo il coraggio di guardarlo in faccia, non più. "Perché alla tua età non puoi rovinare un matrimonio e una famiglia per una cotta passeggera." Trovai il coraggio di guardarlo. "Perché ammettilo James, è solo questione di un paio di mesi perché tu ti stufi di me e forse, finalmente, capirai il tuo errore." Abbassò la testa e strinse i pugni. Espirò e mi guardò negli occhi.

"Lo sai da quanto aspetto questo? Lo sai da quanto tempo ti voglio? Tre anni. Tre anni Erika, non dall'altro giorno." Le sue parole mi lasciarono spiazzata. Era esattamente lo stesso tempo da cui lui piaceva a me.

"Ciò non toglie il fatto che ora tuo figlio vedrà sua madre solo Dio sa ogni quanto." Non fu esattamente ciò che intendevo dirgli.

"Smetti di sviare il discorso, Erika." Disse, a denti stretti. "Dimmi cosa ne pensi di tutto questo."

"Che è sbagliato James! Che ho fatto male a dormire con te quella sera, e a venire a cena. Che ho fatto male ad innamorarmi di te. Che ho fatto male ad incoraggiarti a girare Filth, in quelle scene avrei voluto esserci io. Che mi sono riempita di gelosia quando ho visto Becoming Jane, Anne Hataway non poteva immaginare la fortuna che aveva nell'averti vicino." Sentii le lacrime che cominciavano a riempirmi gli occhi, ma deglutendo le ricacciai indietro, insieme al nodo che avevo in gola e alla voce spezzata. "Che ho fatto male quella mattina ad entrare nel tuo camerino. Ero al corrente dei rischi. Sapevo che prima o poi sarebbe successo." James si avvicinò a me, posando le mani sul letto ed avvicinando il viso al mio.

"Se lo sapevi allora perché non lo hai accettato? Perché non hai lasciato che accadesse?"

"Perché non era così che dovevano andare le cose. E se non riesci a capirlo così, dovrò ricorrere a soluzioni più dirette." C'è solo una cosa che mi rimane da fare. Se non riesce a capirlo con le buone mi toccherà passare alle cattive.

"Allora, prima mi permetti uno strappo alla regola?" Lo guardai, confusa.

"Quale strappo..." Non mi lasciò finire la frase, le sue dita si fermarono sotto il mio mento e mi baciò, per un secondo.

"Sei troppo razionale Erika..." Disse, non appena si allontanò. "Lasciati amare." Ci guardammo negli occhi, i nostri visi così vicini. Mi morsi il labbro. Avrei voluto lasciarlo fare, ma il pensiero che lui aveva distrutto la sua famiglia solo per me continuava ad assillarmi. Quando fece per baciarmi di nuovo, le mie dita salirono sulle sue labbra, allontanandolo da me quel tanto che bastava.

Vorrei James, vorrei. Lo avrei fatto se tu non ti fossi sposato, se non avessi avuto Brendan. Ed invece c'è solo un muro, alto centinaia di metri, che tu stai cercando di rompere per arrivare da me, ma che in realtà dovrebbe restare intatto, ed io ben ferma da questa parte.

Mi morsi di nuovo il labbro, stavolta fino a farmi male, per poi allontanarmi da lui definitivamente.

"Esci Jamie." Dissi, ormai sull'orlo del pianto.

Non devi piangere per questo Erika. Non è necessario farsi del male per qualcuno che sai non ti dovrebbe volere.

"Erika..." Disse lui, tentando di avvicinarsi. Appoggiò una mano sul mio ginocchio. La tentazione di prenderla o almeno di coprirla con la mia si fece strada dentro di me, ma resistetti.

"Chuck, ti prego..." Si allontanò, diretto alla porta. Si fermò a poca distanza da essa, voltandosi verso di me.

"Brendan vorrebbe andare al McDonalds, tu vieni con noi?" Chiese, tranquillamente, come se tutto il discorso appena fatto non fosse mai esistito. Annuii. "Ti aspettiamo di sotto." Annuii nuovamente, prima che lui lasciasse la stanza. Mi preparai con calma, nessuno mi avrebbe messo fretta. Mi lavai il viso e cercai di cancellare ogni traccia che potesse far pensare ad un imminente pianto, come il respiro affannato ed il nuovo nodo in gola, che scacciai con un bicchiere d'acqua. Mi vestii con una semplice maglietta e dei jeans e scesi in salotto con il cellulare in tasca. Trovai James vestito nello stesso mio stile, e Brendan anche. Il padre indossava una maglietta degli X-Men risalente al Comic-Con del 2014, mentre il figlio una di Iron Man. Mancavo solo io, che avevo scelto una maglietta con una tigre bianca.

Al Mc, dopo aver ordinato, ci sedemmo in un tavolo appartato e meno illuminato del resto del locale.

"Adoro sporcarmi le mani con il Crispy." Disse James entusiasta, prima di addentare il suo panino. Scoppiai a ridere a quella scena, mentre accanto a lui Brendan si gustava i suoi Nuggets abbondantemente immersi nel ketchup, che era riuscito a non spandere da tutte le parti. Io avevo scelto un McWrap, che mi accingevo ad assaggiare.

"Da quant'è che non veniamo al McDonalds, Jamie?" Chiesi.

"Non mi ricordo più... penso almeno tre mesi." Rispose lui, prima di bere un sorso della sua coca cola. In quel momento venimmo distratti da un tonfo poco distante da noi, una ragazza si stava massaggiando il ginocchio sotto il tavolo, mentre si mordeva il labbro.

"Lillian tutto bene?" Chiese la sua amica di fronte a lei, che ci dava le spalle. Non ci prestammo più caso, ma le loro voci si fecero presto risentire, dato che i nostri tavoli non distavano molto.

"Claire, ti prego, lasciami andare da lui." Era Lillian, la ragazza che si era fatta male poco prima. Mi voltai nella loro direzione, e la vidi alzarsi, ma prontamente venne fermata dalla mano della sua amica sul suo braccio.

"Lascialo mangiare, Lil. Poi giuro che ci puoi andare." La costrinse a sedersi di nuovo. Lei sbuffò, ed io tornai a dedicarmi alla mia cena.

"Che succede?" Chiese James, incollando il suo sguardo al mio per qualche secondo.

"Penso che una fan stia per venire a farti visita." Sorrisi, e lo stesso fece lui. "Sta aspettando che finiamo di mangiare."

"Che gentile." Non appena finimmo di mangiare, mi accorsi che la ragazza si era alzata, e stava costringendo la sua amica a fare lo stesso. Si avvicinarono con discrezione al tavolo, nel mentre mi presi qualche istante per osservarle. Lillian era mora, portava i capelli sciolti, gli occhi erano verdi, contornati da un paio di occhiali. Claire invece aveva i capelli neri tinti di blu sulle punte, e anche i suoi occhi erano neri.

"Salve, scusate il disturbo, sono Lillian. Lei è James McAvoy, giusto?" Chiese, con le guance che già minacciavano di andarle a fuoco.

"Sì Lillian, ma dammi pure del tu." Rispose lui, con un sorriso, incrociando il suo sguardo. A quel gesto lei cercò di controllarsi il più possibile, mascherando il nervosismo con un sorriso. Claire le diede una gomitata nel fianco come incoraggiamento.

"Volevo chiederti se posso avere una foto con te e magari un autografo..." chiese, con lo sguardo basso e il sorriso ancora sul volto.

"Con piacere, vieni." Le fece segno di sedersi vicino a lui ed io non potei fare a meno di essere felice, a vederlo così naturale e gentile con una fan. "Erika potresti fare tu la foto?" Mi chiese James, io annuii e la ragazza mi porse il suo cellulare, che restituii appena scattata la foto. Poi lei si alzò e dalla tasca tirò fuori un foglietto ed una mini penna, grazie alla quale James si divertì a riempire il foglio con il suo autografo.

"Ecco qui Lillian." Rispose, ridandole foglio e penna.

"Grazie mille James. Ciao Brendan!" Lei salutò Bren, che ovviamente non le stava prestando ascolto, intento com'era a giocare con il gioco del suo Happy Meal. Ridemmo tutti della sua non-risposta. "Grazie ancora e scusate il disturbo!" Disse.

"Grazie a te." Rispose il mio capo. Le ragazze si allontanarono e scoppiarono subito in gridolini tipici della loro età, soprattutto Lillian.

"Oh mio Dio, ho incontrato James McAvoy!" Continuava a ripetere, con gli occhi lucidi, mentre guardava e riguardava la foto appena scattata con James e l'autografo.

"Usciamo da qui prima di fare figure di merda." Rispose Claire, guidando l'amica fuori dal locale. Io e James ci guardammo.

"Io dico che era cotta." Dissi.

"Come?" Chiese, con finta aria innocente.

"Dai James, come hai fatto a non accorgertene? Tantissime ragazzine vanno pazze per te, mica solo per Michael!" Risposi.

"E pensare che a me ne basterebbe una." Disse, con sguardo serio. Ricambiai lo sguardo, confusa. "A me ne basterebbe una sola che vada pazza per me, e ce l'ho davanti." Non risposi.

Ma io vado già pazza per te James. Se non fosse per tutti i blocchi che mi ostacolano io sarei già tua da un sacco di tempo.

Tornammo a casa ed ognuno si recò nella sua stanza, ma nel momento in cui mi sdraiai nel letto, mi accorsi che non avevo per niente sonno. Rimasi tutta la notte sveglia, a pensare a cosa avrei fatto da quel momento del mio rapporto con James. Visto che si ostinava a non capire, era arrivato il momento di passare alle maniere forti.

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Lucia_Sansalone alias Lillian ha fatto la sua comparsa nella storia. Era questa la sorpresa di cui ti avevo parlato sis <3

Btw, come avrete notato gli aggiornamenti stanno diventando più lenti, e mi scuso per questo. Cercherò di essere più costante come facevo prima. Grazie a tutti, intanto, delle ormai 1,54k views, vi adoro <3

For you, dears.

A presto cari elfi,

~Jess

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