Red
La mia infinity è parcheggiata nel vialetto di casa mia sotto il sole cocente, ho chiesto ad Arianna di spostarla dal garage perché ero convinto che vedendo la macchina dalla finestra mi sarei convinto a entrarci. Seduto sul sedile, penso che sicuramente il mio piano ha in parte funzionato, ma mettere in moto la vettura è molto più difficile che sedercisi dentro.
So per certo che la pelle nera del volante è ardente, ma io lo stringo con così tanta forza che non riesco a sentirne il calore. Deglutisco a fatica e provo a muovere lentamente le mani per accarezzare il volante. Con gli occhi chiusi sfioro la pelle che curva sotto il mio tocco delicato e mi trema il petto quando tocco il portachiavi che giace appeso come un corpo impiccato.
Le chiavi bruciano sotto i miei polpastrelli con più ardore rispetto alla pelle del volante e mi trema il petto con appena faccio scattare il meccanismo e accendo la macchina. La voce di John Lennon riempie l'abitacolo mentre io appoggio la testa contro il sedile e riprendo a respirare, non mi ero reso conto che avevo trattenuto il fiato dal momento in cui mi sono seduto sul sedile.
Con gli occhi chiusi riesco quasi a dimenticarmi di essere in un'automobile, posso immaginarmi nel mio salotto con Arianna seduta a cavalcioni su di me mentre parliamo del tutto e ascoltiamo i Beatles in sottofondo. Apro gli occhi di scatto non appena sento il respiro farsi affannoso e il battito del mio cuore accelerare all'improvviso, sintomi di uno dei numerosi attacchi d'ansia che percuotono il mio corpo.
Incontro il riflesso dei miei occhi nello specchietto retrovisore e mi vergogno come un bambino quando li vedo spaventati come quelli di animale in mezzo a una strada. Mi concentro per calmare il mio respiro e combatto contro il panico che mi sento montarmi dentro come un naufrago che cerca di nuotare nella mareggiata, ma devo farcela, devo riuscire a combattere le mie paure.
Appoggio la fronte contro il volante e lo stringo con le mani come se fosse lo scoglio che mi impedisce di andare a fondo, mentre il mio petto viene scosso da convulsioni che non posso controllare.
Mi faccio forza pensando al fatto che tornato dall'ospedale non riuscissi a toccare l'acqua senza urlare dal dolore ma che grazie ad Arianna sono riuscito a superare le mie paure e ora non mi fa quasi più effetto. Vedo il suo volto comparirmi nelle palpebre e non riesco a trattenere un sorriso quando penso che finalmente siamo riusciti a colmare le nostre divergenze e a tornare quelli di una volta. Una vita senza lei mi sembra impossibile e dolorosa, e la realizzazione che sarebbe la realtà se solo non avessi mai iniziato la mia carriera sportiva mi attraversa in pieno petto.
Se non fosse per la mia dipendenza dalla velocità io e Arianna non ci saremmo mai conosciuti. Afferro la maniglia della portiera e la spalanco con poca grazia prima di rovesciarmi fuori e lasciarmi cadere sul vialetto. So per certo che voglio sconfiggere le mie paure ma, devo essere realista e riconoscere che non è ancora il momento.
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Sto ammazzando una prostituta su gta quando mi suona il telefono. So per certo che non può essere Arianna dal momento che a Singapore è notte e rimando molto sorpreso quando vedo il numero sconosciuto sul display.
Rispondo tenendo il telefono tra la spalla e l'orecchio senza mettere in pausa il gioco ma mi cade il joystick quando il mio interlocutore si presenta.
M-ciao Sebastian, sono Mattiacci, il team principal della Ferrari. Come stai? Ho sentito che sei tornato a casa.
Mi alzo di scatto dal divano e inizio a camminare intorno al mio salotto per stemperare la tensione che sento nelle vene.
S-oh buongiorno signor Mattiacci, sto meglio grazie. Mi sto riprendendo molto velocemente.
Mento parzialmente. Anche se le mie ferite fisiche si stanno rimarginando velocemente lo stesso non posso dire delle mie ferite psicologiche e l'attacco di panico di prima, ma questo non è necessario che lo sappja.
M-ne sono felice, pensi di riprendere a correre per la prossima stagione?
La mano sinistra mi inizia a tremare alla sola idea di tornare in una vettura e premere l'accelleratore fino alla fine, ma poi alzo la testa e vedo il mio riflesso sulla coppa del campione del mondo del 2012 e per la prima volta vedo i miei occhi ardenti.
S-si, guiderò.
Gli rispondo deciso non spostando lo sguardo dal mio riflesso e quasi sorrido sentendo la determinazione che mi riempie le vene.
M-bene, ti piacerebbe guidare in rosso?
Mi blocco come se avessi guardato gli occhi di medusa. Guidare con la Ferrari e sentire l'inno italiano seguire quello tedesco come quando guardavo Michael vincere. Sposto lo sguardo dalla coppa alla foto che ho sempre tenuto religiosamente nella vetrinetta dei trofei. Io e Michael siamo in posa sul circuito, io avevo vinto la gara in cui lui aveva presieduto come ospite e lui mi aveva portato il primo premio. È sempre stato il mio punto di riferimento e il mio mentore e nulla mi piacerebbe quanto andare in ferrari per seguire le sue orme.
S-si mi piacerebbe molto.
M-allora ci vediamo la prossima settimana a Maranello per discutere bene i dettagli del contratto, buona guarigione.
Lascio cadere il telefono e poi mi accascio a terra perché le gambe non reggono più il mio peso. Ora devo solo superare le mie paure e tornare in macchina.
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Ormai sono talmente scandalosa che non mi giustifico neanche più.
La mia salute mentale mi ha abbandonato e sto veramente faticando in questo momento.
Mancano cinque capitoli alla fine e me ne resta da scrivere solo uno.
Riuscirò a finirla prima o poi, so che lo farò, ma sto veramente male.
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