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51.set fire to the rain

Guardo Sebastian dormire pacificamente per qualche minuto prima di alzarmi ed andare in cucina a consultare il suo piano terapeutico. Dopo aver letto il foglietto ed aver capito quali medicinali deve prendere e a che ora deve prenderli, apro il frigo e prendo il necessario per preparare i pancake.

Quando eravamo ragazzini Sebastian mi pregava sempre di cucinargli i pancake per merenda, la nostra dieta lo impediva ma noi eravamo più che felici di infrangere quella regola insieme. Noi

Il foglietto illustrativo del medicinale che gli ho somministrato dice che il primo effetto è il sonno immediato che però dovrebbe durare solo un'ora e sono sicura che quando si sveglierà non disdegnerà un piatto di pancake alla nutella.

Proprio mentre sto girando l'ultimo pancake sento la porta della cucina che si apre, alzo lo sguardo dalla padella e i miei occhi incontrano quelli sgomenti di Sebastian.

S-cosa ci fai qui?

Mi chiede lui in modo aggressivo, ma non arrabbiato come in ospedale. Gli servo allungo il piatto di pancake e gli faccio cenno di sedersi a tavola.

A-sono venuta a parlarti però non mi rispondevi. Non ti ricordi nulla di quello che è successo?

Lui addenta la prima forchettata e scuote la testa confuso.

A-continuavo a suonare il campanello ma tu non mi rispondevi e mi sono preoccupata. Non volevo entrare senza permesso ma l'idea che tu fossi qui da solo mi angosciava e sono entrata lo stesso. Ti ho trovato tremante sul pavimento e ti ho dato il calmante che ti hanno prescritto. Poi hai dormito per poco meno di un'ora.

Gli spiego usando il tono di voce più dolce che possiedo, voglio seriamente aiutarlo e ho capito che urlare è controproducente in queste circostanze. Mi siedo davanti a lui e gli sfioro la mano sinistra.

S-come hai fatto a entrare?

Mi chiede lui ritraendo la mano e tenendo gli occhi bassi.

A-con le chiavi che mi hai dato.

Gli dico prendendole dalla borsa e facendogliele vedere. Lui ispezione le chiavi e passa il polpastrello del pollice dell'incisione ridendo sarcasticamente, le appoggia sul tavolo e si massaggia la fronte con la punta delle dita chiudendo gli occhi.

S-almeno a qualcosa quell' idea stupida è servita.

Dice a bassa voce mentre finisce l'ultimo boccone dei suoi pancake, ma io lo sento ugualmente.

A-è servito a molto di più. So che eri tu a regalarmi i ciondoli e so anche perché lo hai fatto. Non potevi parlarmi perché ti evitavo ma hai comunque trovato il modo di comunicare con me. So che li hai scelti con criterio, so il messaggio dietro "tagliare con il passato per trovare se stessi e trarre forza dalla propria fragilità". Mi dispiace di averci messo così tanto tempo a capirlo.

Gli dico giocando con il mio braccialetto ma tenendo gli occhi bassi, mortificata dalle mie passati azioni.

S-e ci sei arrivata solo quando ti ho cacciata via dall'ospedale e mi hai visto con Gela? Quando ti facevi Ricciardo non ti è mai venuto in mente?

Sebastian si alza dalla sedia con estrema lentezza e si avvicina a me guardandomi con i suoi occhi glaciali.

S-e forse non te lo sei mai chiesta perché sapevi che potevi continuare a giocare con tutti noi perché ci avevi tutti ai tuoi piedi. Ma io mi sono stancato di aspettare i tuoi comodi e di convincerti della mia innocenza. Non voglio avere nulla a che fare con una persona che ha così poca stima di me da non credermi pure in assenza di prove.

Mi dice Sebastian, le parole taglienti come lame e gli occhi freddi come il ghiaccio. Mi prende per il polso e mi porta all'entrata dove prende la mia borsa e me la lancia.

S-grazie di avermi aiutato prima, ma ora devi andartene. Non preoccuparti per me tra poco arriva Gela.

Mi libero dalla sua stretta con violenza, rossa dalla rabbia e dall'umiliazione. So di essere stata stupida a credere alle maldicenze sul suo conto, ma lui ha fatto lo stesso con me.

Prendo il giornale dalla borsa e glielo lanciò addosso scaricando tutta la rabbia che mi ribolle nel sangue.

A-certo arriva la tua meravigliosa fidanzata che non era presente quando hai avuto un attacco di panico. La stessa Gela che non è mai venuta in ospedale prima di venerdì. Sai come lo so? Perché è stato il primo giorno in cui io non ero al tuo capezzale perché sono andata a fare il mio lavoro. La stessa Gela che ti ha detto milioni di stronzate sul mio conto per screditarmi.

Non volevo mettermi a urlare ma il mio lato passionale riesce sempre a far soccombere la mia poca razionalità. E le parole non smettono di fuoriuscire dalla mia bocca come una cascata mentre lui prende in mano il giornale e vede la foto in prima pagina.

A-quindi io ho continuato a correre giusto? E ho addirittura vinto la gara secondo Gela? E allora come me la spieghi quella foto, Seb? Ero prima e appena ho visto la tua macchina in quelle condizioni sono corsa a vedere come stavi e ti ho trascinato via prima che esplodesse, ho avuto uno shock post traumatico e mi hanno ricoverata nel tuo stesso ospedale. Non ho mai lasciato il tuo capezzale finché non sono andata a Monza per vincere e dedicarti la vittoria.

Sento un tuono e il rumore della pioggia che batte contro le finestre. Faccio un respiro profondo per non scoppiare a piangere per l'ennesima volta e mi asciugo le poche lacrime che sono riuscire a sfuggire al mio controllo. Guardo Sebastian che continua a spostare lo sguardo da me al giornale con gli occhi dilatati per la confusione.

A-so di aver fatto tanti errori quest'anno e mi dispiace terribilmente di non averti creduto. Ci ho creduto, non perché non mi fidassi di te, ma perché ero convinta di non essere abbastanza veloce da meritarmi un mondiale. Le bugie degli altri possono essere molto convincenti se attaccano un nervo scoperto e ne sei stato vittima anche tu, solo che nel mio caso avevo delle prove per dimostrarti la mia innocenza. Ma forse hai ragione, faremo meglio a non vederci più e a smettere di rincorrerci perché ci facciamo solo del male.

Apro la porta ed esco in giardino per recuperare la mia macchina ed andare a casa, maledicendo il clima svizzero che mi ha fatto inzuppare completamente i vestiti.

Appena prendo in mano la portiera della macchina non sento più la pioggia scorrermi sul corpo e quando mio giro rimango più che sorpresa di vedere Sebastian con un ombrello grande abbastanza da riparare entrambi.

Mi perdo di nuovo nei suoi occhi tormentati e umidi, blu scuri come le nuvole cariche di pioggia che ci sovrastano. Ora è così vicino che riesco a vedere ogni dettaglio del suo viso: è molto più scavato di prima, la pelle sembra trasparente da quanto è pallida, ha gli occhi cerchiati da occhiaie violacee, le labbra screpolate e la barba lunga che lo fa sembrare molto più vecchio. Quando mi afferra la spalla con la sua mano sinistra percepisco il suo tremolio, inizialmente penso sia dovuto al fatto che quello sia il suo braccio ferito ma dopo noto che tutto il suo corpo sta tremando.

S-Perché?

Mi chiede con un filo di voce, implorandomi con i suoi occhi stanchi di mettere fine a quel supplizio che ha logorato entrambi.

A-perché cosa Sebastian?

Gli chiedo per essere sicura di non aver frainteso la domanda ed evitare di peggiore la situazione.

S-perché lo hai fatto? Perché mi hai salvato?

A-perché ti amo. Ti amo da non mi ricordo più da quanto tempo. Ti amo così tanto che ho dovuto allontanarmi da te per non bruciare per la mia stessa passione. Ho provato a dimenticarti e a superare quella che credevo fosse solo una stupida cotta per te, ma continuavi a tormentarmi. Quando ho visto quella Redbull, ho pregato che fosse Daniel e che tu stessi bene. So di essere una persona orribile e mi vergogno di aver avuto un pensiero così meschino ma sapevo che sarei riuscita ad andare avanti senza Daniel, ma mai senza di te. Ho provato a rinunciare a te ma nulla riusciva ad avere lo stesso sapore, neanche correre mio faceva sentire viva. Cercavo di sorridere e credevo di essere felice ma continuavo a sentirmi incompleta, ora so che l'unico modo per essere davvero felice è essere una donna forte ma con te al mio fianco. Mi dispiace di averci così tanto tempo a capirlo.


Abbasso lo sguardo, assolutamente incapace di sostenere il suo, ma lui me lo impedisce alzandomi il mento e incastrando lo sguardo con il mio.

S-dimmelo di nuovo.

Mi impone continuando a guardarmi negli occhi, la sua mano non mi viene più la spalla ma mi stringe la vita. Il suo ombrello ci ripara ancora dalla pioggia ma essa ha aumentato l'intensità e ci assurda con il suo rumore.

A-ti amo, Sebastian.

Gli dico di nuovo, ma questa volta riesco a sostenere il suo sguardo e a far trapelare la mia emozione dalla voce.

Mi aspetto che dica qualcosa anche lui o che scoppi a ridere e mi lasci andare in macchina ma lui non fa nessuna delle due cose.

Mi stringe la vita con maggior decisione e annulla la distanza fra di noi posando con decisione le sue labbra sulle mie. Spalanco gli occhi non appena sento la morbidezza delle sue labbra, ma la sorpresa dura quanto il lampo di un fulmine e ricambio il bacio stringendolo tra le mie braccia fradice di pioggia.

Non so per quanto tempo rimaniamo a baciarci contro la mia macchina ma quando ci separiamo e lui appoggia la fronte contro la mia mi sento più felice di quanto sia mai stata.

S-ti amo anche io.

🌺🌺🌺🌺🌺

Ragazze, vi chiedo umilmente scusa per aver lasciato wattpad così per tutto questo tempo. Spesso mi prendono in giro perché aggiorno poco, ma questa pausa è stata del tutto inedita e non si ripeterà mai più.

MA i nostri protagonisti dopo CINQUANTUNO capitoli si sono dichiarati.

QUEL BASTARDO DI WATTPAD NON FA COMMENTARE. SE VOLETE SCRIVETEMI NEI MESSAGGI CHE RISPONDO A TUTTI.

Non si merita una stellina questo capitolo?

Bene io me ne vado, voi come avete ripreso scuola?

Cheeckie brickie

A















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