50.rescue me
A-capisci Kimi? Non vuole più vedermi.
Ho appena finito di raccontare il mio incontro con Sebastian a Kimi che è venuto a trovarmi a casa per sapere come stessi. Non appena ha saputo quanti terribile sia stato si è alzato ed è andato a prendere i gelati dentro il frizzer.
K-e tu te ne sei andata così? Senza dirgli nulla?
Annuisco solamente mentre un altro singhiozzo lascia la mia bocca
K-voi due siete le due persone più stupide che io abbia mai visto. Non è un caso che vi siate innamorati.
Mi dice Kimi prima di addentare il suo gelato.
A-e cosa dovevo fare Kimi?
K-ma tu ci hai mai parlato seriamente? Vi siete mai chiariti davvero? Ari tu continui a essere convinta che lui ti possa leggere nella mente ma sei così complicata che non ci riuscirebbe neanche se avesse la sfera di cristallo.
A-quindi dovrei andare a casa sua, digli che lo amo e scappare dalla sua ragazza prima che mi picchi?
Gli chiedo addentando a mia volta il gelato mentre la sensazione di inadeguatezza, che mi perseguita da quando ho lasciato l'ospedale, mi fa tremare le mani.
K-Arianna, Sebastian è convinto che tu lo odi. Aveva il sospetto ma ora ne è proprio sicuro grazie alle cazzate che gli ha detto la sua nuova ragazza. Ma anche tu lo hai odiato quando eri convinta di non poterlo avere, perché l'amore se non può venire soddisfatto si tramuta in odio. È molto più facile riuscire a odiare qualcuno rispetto a soffrire per un amore non corrisposto. Ma cos'ha fatto nel frattempo? Ha provato in tutti i modi a riconquistare la tua fiducia.
I ciondoli del mio braccialetto tintillano quando affondo le mani nei miei capelli mentre le parole di Kimi affondano dentro di me e si fondono con quelle che mi ha detto la sera prima del suo matrimonio.
Per me era stato così facile credere alle maldicenze su Sebastian perché ero inconsciamente sicura di non meritarmi quel mondiale davvero. Non pensavo di essere abbastanza talentuosa da poter vincere un campionato e le voci erano state così convincenti perché avevano colpito un nervo scoperto. Il mio nemico non era Sebastian ma le mie insicurezze e lui lo sapeva perfettamente.
I ciondoli catturano la mia attenzione: la macchina con le nostre iniziali e l'uno con i diamanti erano stati i primi ciondoli ed erano stati un regalo di Sebastian mentre la coppa, il diamante, l'aereo e le chiavi con il lucchetto mi erano state fatte recapitare anonime dopo ogni mia vittoria ma non dopo Monza. All'improvviso tutto acquista senso, i ciondoli non sono regali individuali ma sono convettori di un messaggio molto chiaro.
Per vincere ho bisogno di essere come un diamante, che è la cosa più dura in natura ma non immune agli urti, ma per prendere consapevolezza della mia forza devo viaggiare verso il futuro e aprirmi.
È il messaggio di Sebastian che dal momento che non volevo parlargli ha trovato un modo non convenzionale per parlarmi. Alzo la testa di scatto quando mi ricordo che nella stessa busta dove ho trovato il ciondolo con il lucchetto erano presenti le chiavi di una casa.
Mi alzo dalla sedia con così tanto impeto che cade all'indietro e faccio i gradini delle scale a due a due per arrivare prima in camera da letto a prendere quelle chiavi che, se il mio ragionamento è giusto, dovrebbero essere quelle della casa di Sebastian.
Sento Kimi che impreca mentre mi segue e trattengo un sorriso quando vedo che si è sporcato la maglia con il gelato.
K-si può sapere cosa ti è preso adesso?
A-era Sebastian quello che mi regalava i ciondoli dopo ogni vittoria e con uno di quelli delle chiavi che suppongo siano di casa sua.
Gli rispondo lasciandogli le chiavi e lui mi rivolge un sorriso storto quando legge ad alta voce l'incisione sul portachiavi.
"casa è dove hai il tuo cuore"
K-devi risolvere la situazione. Lui ha fatto tutto quello che poteva per te, ora devi fare qualcosa per lui.
Le sue parole sono sensate, raramente Kimi dice qualcosa senza senso quando è sobrio. Quando ero confusa volevo solo che qualcuno desse una risposta alle mie domande ma nessuno poteva farlo perché erano per lo più i fantasmi delle mie insicurezze che mi tormentavano. Non so se posso trovare una soluzione a tutti i disastri che ho combinato negli ultimi anni ma posso sicuramente provarli che almeno nell'incidente l'ho aiutato. Mi alzo di colpo afferrando il giornale in cui la notizia dell'incidente e la nostra foto occupa la prima pagina e lo butto con poca grazia nella mia borsa.
K-dove stai andando adesso?
A-a dirgli che lo amo ma questa volta mi sentirà.
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Quando parcheggio la mia Porsche nel suo vialetto e sospiro sollevata quando non vedo nessuna macchina sconosciuta. Il fatto che non sia con Helga mi semplifica molto le cose ma il pensiero che dopo un incidente sia solo mi angoscia.
Davanti alla sua porta d'ingresso suono il campanello pensando che debba almeno rispondermi e capire che sono io per cacciarmi di casa.
La prima volta non mi risponde ma non mi preoccupo, potrebbe benissimo star riposando, eppure alla terza volta inizia a scorrere il panico nelle mie vene.
Potrebbe aver visto la mia macchina dalla finestra e rifiutarsi di rispondere al citofono eppure il nodo alla gola non accenna a sparire.
Suono il campanello per l'ennesima e quando per l'ennesima volta non ricevo risposta mi accascio sul pavimento e sbatto la nuca contro la porta. So che ho le chiavi e posso aprirla ma ho intenzione di farlo solo in estrema emergenza. Sono sicura che mi stia guardando dalla finestra e che stia ridendo della mia stupidità ma spero che lui sia abbastanza intelligenze da lasciare la finestra aperta e sentire cosa ho da dire.
A-sai quando sono arrivata in formula uno non pensavo che sarei mai arrivata a questo punto, chiusa fuori casa tua a cercare di spiegarti le mie ragioni. Pensavo che saremmo sempre stati buoni amici, che avremmo vissuto nello stesso vicinato e che avremmo portato al parco i cani insieme. Pensavo che saresti rimasto una costante nella mia vita, come sei stato fin dal primo momento in cui mi sei piombato addosso, e mai avrei anche solo potuto immaginare che saremmo arrivati a questo punto. Però nella vita succedono delle cose che non erano preventivati che cambiano tutto il gioco ma io non ero pronta a cambiarlo.
Faccio un respiro profondo guardando la finestra e ingoio le lacrime, sono una donna adulta ed è finito il tempo dei pianti.
A-Sebastian so che ti ho ferito, so che non ho mai trovato una soluzione ai nostri problemi ai nostri problemi e ho continuato a scappare ma se mi fai entrare proverò a spiegarmi. Se dopo non vorrai mai più parlarmi lo capirai ma ti prego, parlami un ultima volta.
Generalmente il mio orgoglio mi avrebbe categoricamente vietato di abbassarmi a pregare un ragazzo di farmi entrare in casa sua, ma le circostanze sono più che particolari. Sebastian è confuso e spaventato e io devo aiutarlo come lui ha fatto con me quando ero nella stessa situazione.
Il silenzio che arriva da dentro la casa è assordante e il nodo alla gola si fa ancora più fastidioso. Mi avvicino alla finestra del salotto e mi porto una mano alla bocca quando vedo che Sebastian non è li, ne nel proprio salotto.
Prendo le chiavi che ho in tasca e le guardo per qualche secondo, indecisa sul da farsi. È sbagliato entrare in casa altrui senza permesso, anche se ho le chiavi, ma è un ragazzo che ha avuto un incidente pericoloso pochi giorni fa ed è completamente solo in una grande villa.
Spalanco la porta con impeto e corro dentro casa e ringrazio di averlo fatto.
Sebastian è sdraiato sul pavimento, il viso diafano rigato dalle lacrime e l'intero corpo scosso da forti tremori. Sono accanto a lui in pochi secondi e gli prendo delicatamente il viso fra le mani per vedere se è cosciente e non appena i suoi occhi spaventati incontrano i miei mi indica con lo sguardo la cucina dove mi fiondo. Ringrazio dio quando noto sul tavolo la ricetta dei suoi farmaci e mi fiondo a prendere il calmante e metterli la giusta dose in un bicchiere di vetro per poi portarglielo di corsa.
Mi chino su di lui e lo sorreggo quel tanto che basta a fargli bere la dose di calmante. Il mio braccio destro gli stringe la vita mentre la sua schiena è premuta contro il mio petto e la mia mano sinistra gli fa bere il liquido.
Quando ha finito il medicinale e il suo corpo ha smesso di tremare riapre gli occhi quel poco che basta per mettermi a fuoco e mi rivolge un sorriso stanco quando gli lascio un bacio leggero sulla fronte e gli accarezzo i ricci biondi.
Lo aiuto ad alzarsi e lo accompagno fino al suo divano dove si sdraia senza troppi problemi, mentre io prendo una coperta e lo accolgo dentro in modo che stia caldo.
Sta già chiudendo gli occhi quando mi siedo sul pavimento e appoggio la testa sul cuscino del divano.
S-grazie.
Sento Sebastian sussurrare cercando di combattere il calmante che gli ho somministrato per tenere gli occhi aperti, ma io glieli chiudo delicatamente.
A-dormi un po' ne parliamo dopo. Io non vado da nessuna parte.
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Buongiornissimo caffe amiche.
Volevo iniziare lo spazio autrice dicendovi che sono stata brutalmente friendzonata oggi dal ragazzo che mi piace dal 2018 e farvi tenerezza così mi lasciate un like di supporto.
E lo finisco dicendo che kimi è un figo
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