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Capitolo 18

Il primo impulso fu di scoppiare a ridere in faccia al ragazzo, che serissimo stava ancora osservando la sua opera di quasi sedici anni fa, ma Lucy si trattenne prendendo in conto tutte le stranezze che erano incominciate ad accadere da quasi un mese, sogni a parte.

<<Millecinquecentosedici anni… certo che bisogna fare un complimento alla tua crema antirughe.>> Disse Lucy abbozzando un sorriso, ricambiato dallo stregone.

<<Vogliamo andare nel mio studio?>> Domandò allora, sollevando lo sguardo verso il resto del gruppo, che era intento a non perdersi una parola del dialogo.

Il corridoio che dovettero attraversare era una sorta di prolungamento dell’opera nell’atrio, e richiedette un notevole sforzo di volontà per non fermarsi a osservare ogni singola immagine.

<<Come mai tutte queste figure? Sembra quasi che tutto il mondo sia stato dipinto qua sopra...>> Chiese Lucy quasi sussurrando, mentre allungava una mano a sfiorare un graffito che rappresentava un grattacielo illuminato di Tokyo.

<<Non le conviene signorina…>> Le disse Catus bloccandole il polso poco prima che le sue dita venissero a contatto con l’opera.  <<Queste... immagini, come le chiama lei, sono la rappresentazione di una magia antichissima, al di fuori della nostra portata. Gli stregoni se la tramandano dall’alba dei tempi, ed entrare in contatto con essa, non avendo gli strumenti per affrontarla, non è una mossa saggia.>>

La ragazza, lievemente spaventata dall’affermazione del suo sottoposto, entrò nella stanza che le si parava davanti con un nuovo peso sul cuore. Una nuova consapevolezza, ovvero che i mondo la fuori era complicato e pericoloso, e lei non aveva nemmeno gli strumenti base per affrontarlo.

<<Quando mi siedo su questa sedia.>> Esordì Alexander mentre si trovava dietro ad una scrivania in mogano <<Mi sento tanto come un dottore dei mortali…>>

Ethan lo osservò impassibile, prima di aprire bocca <<La puoi aiutare?>>

<<Sì, lo posso fare.>> Rispose glaciale lo stregone, abbandonando i toni scherzosi che aveva mantenuto fin prima. <<Ma sarà doloroso, molto doloroso.>> Continuò assorto nei suoi pensieri, mentre con l’indice della mano destra sfiorava i contorni di una stella stilizzata che aveva tatuato sul polso.

L’ultima affermazione fece sospirare Lucy, che stanca di queste frasi misteriose chiese <<Che intendi con dolorose? Il primo… come lo avete chiamato? Rias, giusto? Non mi aveva fatto male…>>

<<Mia cara ragazza… il Rias viene tatuato ai neonati per un motivo, ovvero lo scarso sviluppamento dei poteri. Esso serve a… arginare il fiume in piena che ti distruggerebbe in un secondo con un minimo pretesto.>> Gli occhi azzurri si agganciarono a quelli nocciola di lei, per poter essere distolti poco dopo. <<Ti marchierò ancora, sta tranquilla… ma come ti ho già detto farà male… soprattutto perché il tuo compleanno è vicino.>>

Quella sedia reclinabile, che si trovava al centro della stanza, era seriamente scomoda, e riportava alla mente di Lucy paure sepolte nella sua mente, come quella per il dentista.

 Aspettare che il Sire inviasse un permesso scritto era un’angoscia per la ragazza, soprattutto sapendo a cosa stava andando incontro. Bonny, grazie a Dio, le teneva la mano con solidarietà, e ogni tanto abbozzava un sorriso.

<<Allora, dove la vuoi fare la lacrima?>> Chiese Gabriel , che fino ad allora non aveva mostrato alcun’interesse per la faccenda.

<<L-lacrima?>> Domandò a sua volta Lucy mentre le veniva in mente il tatuaggio di Ethan, che si trovava sotto la clavicola destra del ragazzo, e arrossiva. <<N-non saprei…>>

<<Ho conosciuto un licantropo… mi sembra  nel 1970… che aveva la luna tatuata sulla lingua>> Aggiunse Bonny con una faccia schifata. <<Pessimo individuo… quando passeggiavamo sotto la pioggia odorava sempre di cane bagnato>>

<<Una luna…>> Mormorò la mezzodemone assorta. <<Ho una strana sensazione.. come se mi stessi dimenticando di qualcosa…>>

<<Ci siamo.>>  Esordì Alexander interrompendo il dialogo e il flusso dei pensieri della ragazza. <<Il vostro Sire ha dato il consenso… hai deciso dove fare il marchio?>>

<<Sì.>> Rispose Lucy d’impulso, stupendo tutti. <<Ho deciso… di farlo sul polso sinistro…. Ma prima, posso chiederti una cosa?>>

<<Fai pure.>> Disse lo stregone mentre prendeva un libro dallo scaffale che si trovava a ridosso di uno dei muri della stanza.

<<Perché il collo? Perchè non un altro luogo?>>

<<Tua mamma era disperata quando venne da me. Non sapeva se avrebbe mai rivisto il suo amante… perciò disse la prima cosa che le venne in mente quando le chiesi il luogo dove avrei dovuto tatuarti il Rias dei demoni, ovvero il luogo dove tuo padre aveva il marchio, il collo.>>

Parole antichissime sgorgarono dalle labbra di Alexander, dopo che ebbe aperto il libro e ebbe socchiuso gli occhi. La ragazza osservava estasiata la magia che stava avvenendo attorno a lei, e che presto l’avrebbe raggiunta, salvandola da una fine orribile. Si sentiva appagata, in pace con se stessa…. Era leggera come l’aria, e se lo stregone avesse continuato con l’incantesimo Lucy, ne era certa, avrebbe spiccato il volo come le rondini.  

Fu un attimo. Si trovava in paradiso, tutte le preoccupazioni si erano sciolte, e la ragazza ancora si chiedeva perché tutti erano così preoccupati per lei, che di dolore non ne aveva ancora sentito.

Un urlo agghiacciante fece tremare le pareti. Straziava i timpani sia per la potenza che per il dolore che portava. Ogni più piccola cellula di Lucy era in fiamme, facendola sentire come se stesse bruciando lentamente. Si sentiva come se qualcosa la stesse comprimendo, come se qualcuno cercasse di farla entrare in un vestito troppo stretto. Non credeva che avrebbe resistito ancora a lungo, nessuno ci sarebbe riuscito, figuriamoci lei.

<<Lucy>> Disse qualcuno in lontananza infrangendo la corazza di dolore che avvolgeva la ragazza. <<Lucy… ce la puoi fare!>> continuò ancora la voce. <<Noi ti aspettiamo.>> Concluse, permettendo così alla ragazza di riconoscere chi parlasse.

<<ETHAN!>> Urlò a squarciagola mentre in lacrime tornava nel mondo reale, sotto gli occhi di tutti.

<<Sono qui.>> Sussurrò il ragazzo al suo orecchio. <<Vedo che hai sentito il mio appello…>> Continuò poi lasciandole un lieve bacio sulla guancia. <<Ottimo lavoro, piccola.>> 

*spazio me*
Spero abbiate gradito
Shiro_hebi
P.s.

Ave atque vale

Almeno abbiamo raggiunto e superato le mille parole c':

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