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Capitolo Tredici.

ZOE'S POV.

Cameron era entrato nel bagno, chiudendo la porta dietro di se. Ripensai a ciò che avevo fatto. Insomma mi ero appena spogliata davanti a lui. Non ero mai stata così impulsiva in tutta la mia vita, solo una volta quando tirai un pugno ad una bambina perché mi aveva rubato un cioccolatino. Indossai la maglietta a maniche corte e i pantaloncini che lasciavano scoperte le mie gambe. Cameron uscì dal bagno qualche minuto dopo. Mi guardò dalla testa ai piedi. I suoi occhi studiavano ogni centimetro del mio corpo. Sapevo che mi voleva. Mi aggiustai i capelli, girando lo sguardo. Il suoi occhi fissi su di me mi facevano sentire a disagio.

"Ho incontrato tuo fratello prima" affermò il moro avvicinandosi a me.

Lo aveva incontrato? Sperai tanto che non fosse successo niente di 'pericoloso' tra di loro. Deglutii e appoggiai le miei mani sul suo petto.

"..è successo qualcosa?" balbettai.

Lui scosse il capo, i suo ciuffo si scompiglió leggermente.

"Mi ha dato solo una spinta" iniziò "e ha detto che ho una faccia di merda" finì.

Circondai i suoi fianchi con le mie braccia nude.

"Mi dispiace, ma devo ammettere che a me piace la tua faccia di merda" ridacchiai.

Lui fece un mezzo sorrisetto per premere le sue labbra carnose sulle mie. Ci staccammo subito da quel bacio dato che il suo cellulare squillò. Rispose subito ma non badai molto alla conversazione che stava tenendo con la parte opposta. La chiamata durò qualche minuto.

"Devo andare piccola" disse, posando un ultimo bacio sulla mia fronte.

"Ciao Cameron" sospirai, vedendolo uscire dalla mia finestra.

* * *

"Arrivederci e grazie" sorrisi alla cliente che aveva appena pagato il conto.

Anche quel giorno avevo il turno mattutino. Dovevo pulire il bancone e poi quella noia sarebbe finita. Cameron non mi aveva ancora telefonato, di solito lo faceva, anche per chiedermi se doveva venirmi a prendere. Ma ancora nessuna chiamata. Presi un panno bagnato e pulii il bancone dai residui delle bevande e dalle briciole di cibo. Dopo aver finito di sistemare andai negli spogliatoi a cambiarmi, dato che mi ero portato dei vestiti per togliermi quella orrenda divisa e non dover uscire con quest'ultima. Chiusi la porta dietro di me e mi cambiai velocemente sfilandomi i vestiti e infilandoli nella borsa a tracolla nera. Indossai i nuovi indumenti ed uscii dallo spogliatoio.

"Puoi andare Valerie" sorrise Heather "ah e domani hai il giorno libero"

"Woah, allora ci vediamo la prossima volta, ciao" ricambiai il sorriso uscendo dal locale.

Mi fermai sul marciapiede. Non sapevo dove andare, avevo voglia di vedere Cameron, ma mi scocciava doverlo chiamare, insomma di solito era lui che cercava me. Decisi di chiamarlo. Sfilai il cellulare dalla tasca dei jeans e digitai il suo numero.

"Dimmi Zoe"

Buon segno, aveva anche il mio numero salvato nella rubrica.

"Ehm, ecco mi chiedevo, possiamo vederci? sono appena uscita da lavoro.."

"Io sono a casa di Taylor, se vuoi puoi venire, non è distante da dove lavori" iniziò "Bakin street, 13" finì.

"Okay arrivo" attaccai.

Dovevo ammetterlo, ero irritata. Forse preferiva i suoi amici a me, forse lo stavo anche disturbando. Nonostante tutti i miei dubbi m'incamminai per la casa di Taylor.

* * *

Dopo circa venti minuti arrivai davanti a una villetta a schiera bianca con il tetto spiovente. Il numero sulla cassetta delle lettere segnava '13'. Arrivai davanti alla porta e bussai. Un ragazzo biondo mi aprì. Doveva essere Jack. Un altro punto a sfavore di Cameron, sapeva che sarei venuta, poteva anche aspettarmi fuori. Il ragazzo appoggiò una mano sulla mia spalla e si avvicinò al mio viso lasciando un bacetto per salutarmi, ricambiai.

"Sono tutti in salotto" sorrise.

Jack era molto garbato e non potevo credere che facesse parte di un gruppo del genere. Insomma sesso droga e rock 'n' roll. Feci qualche passetto. Il mio essere abbastanza timida con le persone che non conoscevo bene o con le quali non mi ero aperta, mi bloccava. Credo che Jack lo notò, mi circondò le spalle con il suo braccio.

"Non preoccuparti Cameron è di la'" sorrise di nuovo.

Mi accompagnò fino al salotto. Notai tutti i ragazzi seduti sui divanetti e notai anche con mio dispiacere Ashley. Questo voleva dire che c'era anche Vanessa. La cosa mi tormentò per tutto il tempo. Mi accorsi subito dell'assenza sia di Cameron che della bionda. Un pensiero incombette nella mia testa. Mancavano solo loro due e quella troietta sicuramente ci stava ancora provando. In più sapevo che non soddisfavo appieno i bisogni di Cameron e forse in quel momento la bionda li stava soddisfando.

Mi misi seduta sul divanetto, quello vuoto, non mi andava di stare accanto a nessuno. Il mio cuore pulsava velocemente, anche se la stanza era calda, io sudavo freddo. Dove cazzo era? Giuro che sarei andata a cercarlo se non fosse tornato da lì a cinque minuti. Le mie gambe iniziarono a battere freneticamente contro il pavimento, le mie dita picchiettavano sui miei jeans.

Jack si avvicinò a me con un bicchierino di vetro in mano, con del liquido trasperente all'interno. Di sicuro non era acqua.

"Un bicchierino?" sorrise.

Se la birra non mi piaceva, figuriamoci della vodka liscia. Accettai, nonostante tutto, prendendo il bicchierino. Lo porsi tra le mie labbra e ingollai il liquido amaro tutto d'un sorso. Era acido. Vero e proprio acido. La mia gola era infuocata, ma cercai di non farlo vedere. Il biondo si mise seduto accanto a me. Tirò fuori dalla tasca della sua camicia a quadri blu un pacchetto di Marlboro rosse. Ne estrae una e la accese portandosela alla bocca. Lo guardavo mentre fumava e sentii la voce inconfondibile di Cameron arrivare dalla stanza accanto, sentii anche quella da oca di Vanessa. Volevo farlo o farli irritare.

"Mo dai, ecco potresti darmi una sigaretta?" chiesi a Jack, portandomi qualche ciocca di capelli dietro all'orecchio.

Ne sfilò un'altra dal pacchetto e me la passò. La misi tra le mie labbra e Jack l'accese con l'accendino nero. Aspirai. La sigaretta si accese. Incrociai le gambe e quando vidi Cameron mettere piede nel salotto, feci un tiro, guardandolo e buttando fuori il fumo. Dietro di lui c'era Vanessa. Quella stronza lo abbracciò da dietro, guardandomi, naturalmente. Continuai a fumare la sigaretta sempre più innervosita: era vero, fumare aiutava a sfogare la propria rabbia, forse avrei dovuto farlo più spesso.

Il moro si avvicinò a me. Indossava una maglia a maniche corte bianca, con lo scollo profondo e dei jeans neri. Fece segno a Jack di spostarsi, lui si alzò cambiando posto. Cameron si mise accanto a me. Gli davo le spalle, senza guardarlo.

"Dunque adesso fumi" affermò.

Mise un braccio intorno ai miei fianchi. Non dando segni di risposta, mi prese per il braccio facendomi girare verso di lui. Avvicinò il suo viso al mio, premette le labbra contro le mie. La sua lingua cercò di entrare nella mia bocca, la tenevo serrata. Si scostò subito. Sospirò. Mi alzai dal divano e mi misi nuovamente seduta accanto a Jack, facendo crescere l'irritazione di Cameron.

Il biondo si girò a guardarmi.

"Ascolta Zoe, credo che.." iniziò.

"Shh non ti preoccupare" lo zittii.

Cameron si avvicinò -ancora una volta- a me. La rabbia era nei suoi occhi marroni. Arrivato davanti a me mi prese per un braccio, trascinandomi via. Il mozzicone della mia sigaretta cadde per terra. Mi trascinò su per le scale della casa a me sconosciuta, portandomi nel bagno. Mi spinse contro il muro, lasciando il mio braccio. Chiuse la porta a chiave, per poi schiacciare il suo petto contro il mio.

"Sei gelosa di Vanessa eh" sostenne.

Girai gli occhi.

"Fai bene ad esserlo" continuò.

Sbarrai gli occhi.

"Ah sì, come mai?" alzai un sopracciglio.

Ridacchiò.

"Perché proprio cinque minuti fa me lo ha succhiato"

Cosa aveva appena detto? Sul serio? Mi stava prendendo in giro. Prima fa il tenero e poi mi viene a dire certe cose.

"Sei disgustoso" affermai.

Cercai di spostarmi dalla sua figura per uscire dal bagno. In quel momento avrei voluto piangere. Lui mi bloccò, spingendomi ancora verso il muro. Iniziò ad accarezzare le mie cosce, per poi afferrare il mio fondoschiena, stringendolo con le sue mani. Una lacrima rigò il mio viso. Cominciò a leccare e succhiare il mio collo. La mia bocca si socchiuse leggermente, sapeva che era il mio punto debole. Tornò a guardarmi.

"Perché non lo fai anche tu?" propose.

Abbassai lo sguardo.

"Cosa intendi?"

Rise di nuovo.

"Hai capito bene" disse per poi mordermi il labbro inferiore. "non fare la fifona" sussurrò.

Sapeva che se mi avesse provocato, avrei ceduto.

***
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Buona lettura gente!

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