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Capitolo Tre.

Rimasi in silenzio per tutta la durata del viaggio. La meta era ancora sconosciuta. Guardavo Cameron mentre guidava. Dovevo ammettere che era veramente molto bello e seducente. Ma comunque la sua cattiva reputazione m'impauriva. Anche il suo modo di guidare mi metteva soggezione. Andava velocissimo, senza rispettare le regole stradali. Non si fermava nemmeno al semaforo quando era rosso. Stavo pensando seriamente di poter rimanere uccisa. Cercavo comunque di mostrarmi tranquilla ai suoi occhi, anche se sarei potuta scoppiare a piangere da un momento all'altro.

Dopo circa venti minuti, mi accorsi che eravamo arrivati a destinazione. Eravamo molto lontani dal centro, in un luogo a me sconosciuto. Notai subito una moltitudine di macchine, dalle più malmesse alle più costose. Aguzzai lo sguardo e nello sfondo scorsi una villa. Fin da fuori si vedevano le luci e la musica alta si sentiva in lontananza. Cameron parcheggiò dietro ad un Range Rover grigia e tolse le chiavi dalla macchina. Aprì lo sportello e scese, io feci lo stesso. Mi sentivo un po' spersa, non sapevo dove eravamo o cosa c'era in quella villa.

"Seguimi" affermò lui, prendendomi per mano.

Io levai la mia mano dalla sua presa stretta, ma rimasi al suo fianco, mentre continuavamo a camminare.

"Non capisco perché sei così scontrosa" ammiccò lui.

Camminammo fra le auto, per poi superare un grandissimo cancello. Il giardino della villa era enorme e pieno di verde, era recintato da un alta muratura. Il sentiero che portava fino all'entrata era ricoperto di sassolini. Continuavo a camminare, questa volta sempre più incuriosita di sapere cosa stesse succedendo all'interno della residenza. La musica si faceva sempre più forte. Arrivati davanti all'entrata, la porta era aperta, e si poteva intravedere il salone, anche un sacco di persone che si scatenavano. Al fianco della porta c'era un uomo, molto muscoloso, pelato, vestito di nero.

"Buonasera Dallas, lei è con te?" chiese guardandomi.

"La signorina è una mia amica" rispose, facendogli un occhiolino e cingendo le mie spalle con il suo braccio.

Entrammo nella villa, e la gente era tantissima. C'era chi parlava, chi ballava, chi beveva e chi fumava. Insomma un gran casino. Ammetto che i miei timori si erano leggermente dissolti, dato che mi sembrava una normalissima festa. Cameron cingeva ancora le mie spalle.

"Vado a prendermi qualcosa da bere" sussurrò nel mio orecchio, per poi sfiorarmi il fondoschiena.

Il suo comportamento e i suoi modi di fare mi disgustavano. Non capivo perché mi avesse cercato e non capivo nemmeno perché sapesse il mio nome e si interessasse tanto del mio conto. Cercai di lasciarmi andare e andai nella stanza seguente a quella del grande salone. I soffitti erano altissimi, e c'era un grande lampadario di cristallo. I muri erano bianchi, adornati di bellissimi quadri. Le finestre grandissime permettevano un ampia vista sul giardino. Al centro della stanza c'era un tavolo rotondo, ricoperto da una tovaglia bianca. Sopra di questo c'erano svariate bevande alcoliche: vino, champagne, birra, vodka e chi più ne ha più ne metta.

Mi avvicinai al tavolo, prelevando una birra. In realtà non mi piaceva bere, al contrario di mio fratello. Sorseggiavo quindi quella bevanda, cercando di farmela piacere, deglutendo con forza.

Andai davanti alla finestra, guardando il panorama. Sentii qualcuno chiamarmi, mi girai. Seduti su un divanetto, di quelli molto raffinati, vecchia epoca, verde contornato di oro, c'erano Cameron i suoi soliti amici, e inoltre c'erano quelle oche che erano anche alla tavola calda. Fece cenno di andare da lui, e così feci, dato che non conoscevo nessuno e non potevo di certo rimanere lì impalata davanti alla finestra.

Dunque mi ritrovai davanti al gruppo di ragazzi, con ancora la mia birra in mano. Come al solito mi squadrarono, e la ragazza bionda che alla tavola calda era incollata a Cameron mi guardò con ancora più attenzione. Ricambiavo il suo sguardo intensamente. Provavo già un sentimento di antipatia nei suoi confronti, mi ricordava quel genere di ragazze 'popolari' che c'erano nella mia scuola e che naturalmente odiavo e cercavo di evitare.

"Vedo che hai preso da bere.." ridacchiò Cameron, "vieni qua" concluse tirandomi a se' e facendomi sedere sulle sue gambe. Avrei rifiutato quel gesto, se non fosse stato che avevo la terribile voglia di far saltare i nervi a quella ragazza bionda, di cui ancora non conoscevo il nome, che mi stava ancora fissando. Appoggiai un braccio intorno al collo di Cameron, accrescendo notevolmente la gelosia della ragazza. Anche Cameron sembrava alquanto stupito del mio cambiamento di comportamento. Giocherellavo con i suoi capelli. Sorseggiai un altro goccio di birra, portando la bottiglia alla bocca. Cercai di mascherare la mia faccia disgustata.

"Loro sono Matt, Aaron, Taylor e Jack Johnson" disse Cameron indicandoli uno ad uno "e loro sono Vanessa e Ashley" disse indicando le due ragazze. Adesso sapevo che la misteriosa ragazza bionda si chiamava Vanessa.

"Piacere Zoe" dissi io.

Sui loro volti spuntarono dei sorrisetti, tranne che su quello di Vanessa, che era molto irritata.

"Vi va di fumare?" propose quello che doveva essere Taylor, estraendo dalla tasca dei suoi jeans una scatoletta metallica e aprendola. Conoscevo bene il contenuto, sapevo che all'interno c'erano delle canne. Infatti prese all'interno di questa una proprio una canna. Non ne avevo mai fumata una, Nash non voleva farmi fumare, nemmeno delle semplici sigarette. Taylor la accese e fece un tiro. Si passarono tutti la canna, fino a quando arrivò il mio turno. La bionda mi guardò con aria di sfida, come se sapesse che non avrei mai fatto un tiro. Feci comunque la stupida decisione di provare ad aspirare quella roba. Cercai di convincermi che ce l'avrei fatta. Cameron mi diede quella specie di sigaretta riempita di erba e io la misi fra l'indice e il medio. Portai il filtro alla bocca, aspirando leggermente. Feci un grosso respiro.

Quella roba fece subito effetto. La testa iniziò a girarmi e in più iniziai a tossire. Mi alzai dalle gambe di Cameron, cercando di placare la tosse con l'unica bevanda che avevo a mia disposizione, ovvero la birra. Scolai tutta la bottiglia. Il gruppo di ragazzi iniziò a ridere.

"Siamo sicuri che questa Zoe è la sorella di Nash Grier?" affermò ridendo la bionda.

La guardai, la maledissi nella mia mente. Corsi verso l'uscita, ritrovandomi nel sentiero sterrato in mezzo al giardino.

"Fanculo" urlai, tirando la bottiglia di birra in mezzo al verde.

Avevo fatto una vera e propria figura di merda, volevo andarmene, quel posto non faceva per me. Tolsi il telefono dalla tasca dei miei leggings e digitai il numero di Anne.

"Vieni a prendermi" mugolai io, che stavo per scoppiare in una crisi di pianto.

"Che..dove sei?" chiese lei agitata.

"Non lo so Anne, sono in una grande villa in periferia.."

"Si ho capito la villa dei Johnson, arrivo subito tesoro"

Attaccò.

Rimasi un po' perplessa, come faceva Anne a conoscere quel posto? Continuai a camminare, e arrivai al cancello, quando sentii dei passi dietro di me. Mi girai.

"Dove stai andando?" chiese Cameron visibilmente arrabbiato.

"Me ne vado a casa, non è posto per me questo" risposi continuando a guardarlo.

Si avvicinò a me.

"È per quello che è successo eh" disse lui con il suo solito sorrisetto.

"Lasciami stare Dallas" urlai.

Lui alzò un sopracciglio, rimase stupito.

"Ormai non hai più vie di scampo.." affermò "ormai ci sei dentro" concluse.

Era sempre più vicino a me. Appoggiò una mano sulla mia schiena, facendo schiacciare il mio petto contro il suo, per l'ennesima volta.

"Per questa volta ti lascio andare, ma ci rivedremo presto" disse con voce fin troppo bassa.

Lo spinsi via, appoggiando le mani sul suo petto, coperto dalla camicia bianca. Lui ridacchiò.

"Buonanotte" disse, mandandomi un bacio con la mano, per poi girarsi e tornare nella villa.

Ero scossa da quella conversazione. Cosa voleva ancora da me? Non poteva vedersela con mio fratello? Dovevo indagare su di lui, dovevo sapere se Nash e Cameron si conoscevano, se avevano qualche questione in sospeso. In più cosa intendeva con 'ormai ci sei dentro', in che senso? Non ci capivo niente.

Uscii dal cancello, lasciandomi alle spalle quell'immensa villa. Mi guardai intorno, finché non vidi la mini di Anne. Era già lì. Corsi subito verso la macchina ed entrai velocemente in questa.

"Zoe che è successo?" chiese preoccupata.

"Poi ti racconto"

"Ma stai bene?"

"Una merda" risposi.

Cambiò marcia e uscii dal parcheggio della villa.

***

Ta daaaa
Ecco a voi il 3° Capitolo!
Non dimenticate di votarlo e lasciare qualche commento se vi va e vi è piaciuto c:

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