Capitolo Sei.
Le goccioline di pioggia che battevano violente, spinte dal vento, contro le finestre mi svegliarono. Aprii delicatamente gli occhi. Non avevo fretta, era domenica e non dovevo lavorare. Mi strofinai gli occhi e poi ricordai. Cameron era rimasto a dormire da me quella notte. Alzai velocemente il busto, per girarmi a controllare la parte opposta del letto. Niente. Lui non c'era. Nessuna traccia del moro. Mi alzai velocemente dal materasso, per vedere se era in bagno. Non era nemmeno lì. Tornando indietro notai che aveva rimesso i vestiti sulla poltrona, assieme alla coperta. Cercai disperatamente un bigliettino, un qualcosa; controllai anche il cellulare, ma niente di niente. Rimasi un po' delusa, Cameron era stato dolce quella sera, ma la sua parte da stronzo dominava su di lui. Uscii dalla camera per andare al piano di sotto a fare colazione. Un odore di pancake si sentiva nell'aria. Era domenica e naturalmente mia madre si era impegnata per fare una colazione abbondante per la famiglia. Scesi di fretta le scale e mi precipitai in cucina. Notai una scenetta divertente appena misi piede nella stanza bianca. Mio fratello era seduto con una fetta di carne cruda sull'occhio.
"Maschera di bellezza?" ridacchiai prendendolo in giro.
Lui fece una smorfia.
"Nash ha sbattuto contro un mobile..non ridere" sorrise mia madre.
A chi voleva darla a bere? Nash non si era di certo fatto male, chissà che aveva fatto ieri sera. Mia madre aveva uno spirito buono e quindi credeva a ogni parola di mio fratello, forse ci credeva solo per non pensar ad altro, ma sapevo bene che sospettava qualcosa.
Spostai la sedia dal tavolo bianco che si trovava al centro della stanza e mi accomodai su quest'ultimo. Mio padre stava leggendo il giornale e il suo viso era ricoperto da quest'ultimo, non parlava molto. Mia madre portò subito sotto il mio naso un piatto con dei pancake. Iniziai a mangiarli quando il campanello di casa suonò. Tutti iniziarono a fissarmi, perfino mio padre abbasso il giornale, e dalle lenti dei suoi occhiali i suoi occhi blu mi fissavano.
"Ho capito vado ad aprire" dissi scocciata, per poi alzarmi ed andare verso la porta. Sperai che non fosse nessuno 'di importante' dato che indossavo ancora il mio pigiama e i miei capelli neri erano arruffati in una specie di coda. Arrivata davanti alla porta controllai dallo spioncino per essere sicura che fosse qualcuno di conosciuto. Avvicinai l'occhio alla fessura per guardare fuori: era Anne con Hope. Aprii la porta.
"Disturbiamo?" esclamò Hope entrando in casa, seguita da Anne.
Sorrisi leggermente, colpita dalla solita naturalezza delle mie amiche.
"Tu ci devi raccontare tutto" affermò Anne.
Lasciai stare la colazione e tornai nella mia camera accompagnata dalle mie amiche. Capii cosa intendeva con 'tutto', voleva sapere cos'era successo fra me e Cameron. Insomma non che fosse successo niente di che, c'eravamo solo baciati. Capivo comunque la loro curiosità dato che erano sempre loro a raccontarmi delle loro avventure con dei ragazzi, la mia vita sentimentale non esisteva.
Entrammo nella camera e ci mettemmo sedute tutte e tre sul mio letto.
"Allora?" iniziò Anne.
Cercai di essere veloce e coincisa.
"Miente ci siamo baciati.."
Le ragazze spalancarono gli occhi.
"T-ti sei baciata con Cameron? cazzo!" esclamò Hope.
"Wow sono contenta per te e.. nient'altro?" domandò Anne.
Abbassai lo sguardo.
"Ha dormito qua stanotte.." sussurrai.
"Qua? Ma insieme a te? nello stesso letto?" chiese Anne ancora una volta.
Decisi di non dire che avevamo dormito insieme, solo che lui aveva dormito sulla poltrona. Non so come mai presi quella decisione, ma pensai fosse migliore.
"Nono nella poltrona.." risposi.
"Stamattina quando è andato via?" disse Anne continuando l'interrogatorio.
"Non lo so, quando mi sono svegliata non c'era più"
Anne si alzò in piedi.
"Secondo me dovresti andare a casa sua" disse.
Andare a casa sua? Stava scherzando spero e poi non sapevo nemmeno dove abitasse. Incuriosita mi alzai anch'io.
"Perché tu sai dove abita?" domandai guardandola negli occhi verdi.
Lei prese fiato.
"Si certo, mi ha passato l'indirizzo un tipo che conosco, se vuoi ti dico la via" concluse.
Rimasi un attimo a pensare e poi presi la decisione: volevo andare a casa di Cameron.
* * *
Mi vestii velocemente e uscii di casa con la scusa che dovevo fare alcune commissioni. Anne mi consegnò un biglietto con su scritto l'indirizzo di Cameron. Notai che non era molto lontano, solo qualche isolato, quindi decisi di andare a piedi, sperando che il tempo non peggiorasse. Arrivai davanti a una casa gialla, dalle modeste condizioni. Controllai il foglietto che avevo in mano e mi feci forza per andare a bussare alla porta di quella casa. Le mie vans si bagnarono leggermente, calpestando l'erba bagnata del giardino davanti alla residenza. Salii i pochi scalini che portavano sul porticato in legno e arrivai davanti alla porta in legno scuro. Feci un respiro profondo e bussai alla porta tenendo gli occhi chiusi. Dopo qualche secondo qualcuno aprì. Una signora di media età con i capelli neri che cadevano sulle spalle e arrivavano sotto il seno prosperoso mi aprì la porta.
"Dica pure" disse sorridente.
Cercai di trovare le parole giuste.
"S-stavo, ecco mi chiedevo se Cameron era in casa" dissi con voce flebile.
Gli occhi scuri della donna s'illuminarono, una curva prese posto sulle sue labbra.
"Certo cara entra pure"
Entrai nella casa, era arredata con uno stile moderno. Era davvero bella. Si notava che era stata arredata con cura e attenzione.
"Sai non molte ragazze vengono a cercare Cameron, sono contenta che abbia un'amica o.."
Tornai con l'attenzione sugli occhi della donna, che doveva essere la madre di Cameron.
"S-siamo solo amici" balbettai.
La donna urlò il nome di Cameron e il mio cuore iniziò a battere velocemente. Magari la mia visita non era gradita. La figura del ragazzo apparve dalla scale, i nostri occhi s'incrociarono. Scese l'ultimo scalino quando si fermò davanti a sua madre.
"Questa ragazza è venuta a trovarti e l'ho fatta entrare" sorrise.
Cameron s'inumidì le labbra.
"Potresti lasciarci soli?" domandò con tono imponente.
La madre obbedì e si ritirò. Lo sguardo di Cameron si posò sul mio.
"Tu che cazzo ci fai qui? come fai a sapere dove abito?" domandò irritato.
Ecco lo sapevo, era stata una cattiva idea, avevo una fatto un grande cazzata. Strinsi le mani sui bordi della mia felpa nera.
"V-volevo sapere se ecco, stavi bene, stamani te ne sei andato e.." dissi con lo sguardo basso.
Cameron mi prese per un braccio.
"Vieni di sopra, muoviti"
Salì le scale e io lo seguii, come sempre. Arrivati al piano di sopra, mi ritrovai in un corridoio e Cameron entrò nella prima porta a destra, entrai anch'io. Era la sua camera, fino ad ora avevo pensato che non avesse una camera ordinata, invece la visuale era quella di una stanza ben curata. Le pareti erano celesti. La luce che penetrava dalla finestra illuminava la stanza. Si mise davanti a me.
"Sto bene e grazie per ieri sera, non dovevi disturbati a venire qua" affermò, per poi stringermi al suo corpo caldo, tenendomi per la schiena. "comunque mi fa piacere la visita di una bella ragazza" finì.
Rimasi un po' perplessa e l'ansia iniziò a farsi sentire. Insomma ero in casa sua, nella camera di Cameron, Cameron Dallas.
Le sue labbra carnose premettero un bacio contro la mia bocca. La sua lingua iniziò a cercare la mia. Appoggiai le mani dietro il suo collo. Prese i miei fianchi con le sue grandi mani e mi spintonò sul letto vicino.
"Non essere nervosa" ridacchiò.
Lui la faceva così semplice, al contrario di quanto diceva sua madre, chissà con quante ragazze aveva avuto a che fare.
Mi sdraiai sul letto, poggiando la testa sui due cuscini che erano nella testata del materasso. Si sdraiò d'un fianco accanto a me. Si reggeva la testa con la mano, appoggiando il gomito sul cuscino. Infilò una mano sotto la mia felpa. Cominciò a massaggiare la mia pancia. Un brivido percorse il mio corpo a causa della sua mano fredda.
"Sei mai andata oltre al bacio?" sorrise malizioso.
La mia salivazione si fece più intensa, i suoi occhi color nocciola penetravano i miei. Non sapevo cosa rispondere, ero inesperta ed era vero non ero mai andata oltre il semplice bacio con un ragazzo.
"Poche volte" mentii.
La sua risata roca rimbombò in tutta la stanza. Di sicuro aveva capito che quella era solo una bugia. Mi sentivo veramente in imbarazzo.
"Ci penso io" sussurrò "tu lasciati andare" concluse, sbottonandomi i jeans.
***
Un avviso: dai prossimi capitolo ci saranno svariate scene hot (?) moooolto -ma molto- dettagliate, quiiindi le prossime volte vi indicheró dove inizia e finisce la scena, così magari se non volete leggerla la saltate, continuando a leggere il capitolo 'normalmente' c:
Buona lettura!
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