Capitolo Quattro.
Riuscii a tornare a casa sana e salva e raccontai tutto alle due ragazze. Anne risultava molto dissociata da questa storia, come se conoscesse già, forse, il gruppo di Cameron. Non feci nessuna domanda. Mi sentivo da sola contro tutti, questa storia mi prendeva sempre più.
Mi alzai dal letto, stiracchiandomi un po'. Appoggiai i piedi per terra. Era tarda mattina e decisi di evitare di fare colazione, dato che tra poco avremmo pranzato. Il mio pigiama, composto solamente da una maglia nera e larga, e dei calzini alti, lasciava intravedere una parte delle mie cosce e le mie gambe. I capelli lisci cadevano dolcemente sulle spalle. Uscii dalla camera e mi avviai verso quella di Nash.
Io e lui passavamo molto tempo insieme, quelle poche volte che lui era a casa o non dovevo solo aiutarlo perché si era fatto male.
Appoggiai una mano sulla maniglia fredda e la abbassai per poi aprire la porta. Nash era sdraiato comodamente sul suo letto, a petto nudo, con gli auricolari dell'iPod nelle orecchie. Si girò subito a guardarmi e il suo sorriso illuminò i miei occhi. Si mise seduto sul letto, togliendosi gli auricolari dalle orecchie e appoggiando il fili blu intrecciati sul letto, vicino a lui.
"Dimmi tutto" sorrise.
Mi avvicinai al letto, sedendomi al suo fianco. Ripensai un attimo a quello che era successo la sera prima, e le parole uscirono spontanee dalla mia bocca.
"Fammi provare a fumare" chiesi io.
Lui si mise a ridere, scuotendo la testa.
"Fammi provare a fumare qualcosa di più di una semplice sigaretta" continuai io decisa.
Lui si alzò in piedi, mettendo la sua figura imponente davanti a me.
"Sorellina, non voglio che tu fumi una sigaretta, figuriamoci dell'erba" disse prendendomi il mento con le dita.
Si spostò davanti alla cassettiera, prelevando da questa una maglietta a maniche corte e indossandola.
"Non vorrai mica che quando mi faranno fumare, la sorella di Grier faccia una brutta figura" ammiccai io "e poi mi sento un emarginata sociale"
Si girò a guardarmi ancora una volta, sbuffando.
"Ti faccio provare, ma non devi sentirti forzata a farlo" affermò.
Io annuì entusiasta. Volevo essere preparata per il prossimo incontro con Cameron che sarebbe stato sicuramente vicino. Intanto Nash prese un specie di scatola metallica, quella dei biscotti, da sotto il letto. La aprì con un po' di pressione e notai che all'interno c'erano vari sacchettini, non mi interessai molto, e ne estrasse una di quelle sigarette imbottite di droga, come quella che avevo provato a fumare la sera prima. La teneva con l'indice e il pollice e prese un accendino dalla tasca dei suoi jeans: ne aveva sempre uno a portata di mano.
"Scusa ma la mamma non se ne accorge?" domandai.
Lui scosse la testa.
"La mamma non si accorge di niente" disse convinto.
Aprì la finestra, tanto per non far impregnare la stanza di fumo e si mise seduto sotto di questa, con le spalle al muro, io feci lo stesso, mettendomi accanto a lui.
Accese la canna, aspirando per primo. Cercai di osservare i suoi movimenti, per poi imitarli. Portava il filtro alla bocca, stringendo le labbra intorno alla forma cilindrica di quest'ultimo. Faceva un grande respiro, chiudendo gli occhi, tenendo il fumo all'interno per un po' per poi buttarlo fuori. Lo assaporava bene. Mi passò la canna e io la presi fra l'indice e il medio.
"Puoi anche non aspirare, ma non avrebbe senso" iniziò "per aspirare devi come respirare, dopo un po' butta fuori." concluse.
Portai quella specie di sigaretta alla bocca. Chiedevo gli occhi chiusi, ben stretti. Ascoltai le sue parole, e presi un grande respiro. Sentii il fumo entrare nella mia bocca, per poi passare per la gola e arrivare dritto dritto al mio cervello. Buttai il fumo fuori, tossendo ancora una volta.
"Se tossisco si nota la mia inesperienza, non voglio tossire" dissi scocciata.
Intanto lui fece un altro tiro.
"È normale all'inizio, cerca di rilassarti..deve essere come, come un bagno caldo, prima di andare a letto, quando sei stanca" disse buttando fuori del fumo dalle sue narici.
Provai di nuovo. Ripetei le azioni precedenti. Questa volta fui più brava. Non tossii.
"Inizia a girarmi la testa" abbassai lo sguardo.
Lui si alzò e spense la canna, grattandola un po' sul davanzale della finestra.
"Lavati i denti, sennò poi è chiaro che mamma sente che hai fumato"
Obbedii e andai nel bagno di camera mia a lavarmi i denti. Entrai nella stanza e prima di andare nel bagno presi il cellulare. C'era un nuovo messaggio.
Da: Cameron
Spero che tu sia libera, ti sto venendo a prendere xx
P.s dimmi il nome dell'auto dei tuo sogni ;)
Rimasi un po' perplessa a quella sorta di domanda. Risposi subito al messaggio.
A: Cameron
Mm una bella Ferrari rossa luccicante ;) xx
Inviai quel messaggio ridendo.
Avevo finito di prepararmi e ormai si erano fatte le una. Indossavo il mio solito outfit. Dei jeans una t-shirt e un cardigan, con naturalmente i capelli legati. Dovevo ammettere che non ero per niente sicura di me stessa, infatti non indossavo nessun accessorio e non mi truccavo. Mi sentivo solamente insulsa. Da una parte ero emozionata di poter rivedere Cameron, credo che una parte di me si stesse iniziando ad interessare a lui, anche se avevo ancora molti timori e molte domande a cui rispondere. Non sapevo come poter uscire dalla casa in modo non sospetto. Decisi di giocare la carta dell'uscita con Anne e Hope.
Tenevo il cellulare in mano, quando vidi che s'illumino, solo per qualche secondo. Era una chiamata di Cameron, doveva essere arrivato. Uscii dalla camera e scesi di corsa le scale.
"Ecco mamma, va bene?" urlai io.
La figura esile di mia madre, che indossava ancora il grembiule da cucina uscii dalla sala da pranzo.
"Esci con Anne e Hope?" sorrise.
Io annuì e usci dalla porta, mandandole un bacio. Speravo solo che mio fratello non si accorgesse di niente. Scesi le poche scale che portavano al giardino davanti alla casa, e andai vicino alla strada, sul marciapiede. Ad un certo punto i miei occhi rimasero stupiti. Quella visione mi rese alquanto sorpresa. Non potevo credere a ciò che i miei occhi stavano vedendo: una scintillante Ferrari rossa fiammante era davanti a me. Si sentiva il rombo dei motori potenti. Capii che era Cameron ed entrai nella macchina. Mi misi seduta sul sedile in pelle, osservando perfettamente l'interno della macchina. Sapeva ancora di nuovo.
"E questa da dove l'hai tirata fuori" dissi ridendo, ancora incredula.
"Speravo che accontentando un tuo desiderio riuscissi a farti essere meno scontrosa" affermò per poi appoggiare una mano sulla mia coscia, stringendola forte.
Non scostai la sua mano, come avrei fatto la sera prima. Nessun ragazzo aveva fatto una cosa del genere per me e anche se sapevo che di sicuro non la aveva comprata, mi sentivo apprezzata e decisi di lasciarlo fare. Mise in moto la macchina e con un rombo sfrecciò nella strade. L'adrenalina nel viaggiare su quell'auto era tanta, Cameron andava velocissimo.
* * *
Anche questa volta non sapevo quale fosse la destinazione. Notai con piacere che non si trattava di un luogo affollato, di una villa o di qualcosa del genere. Capii che eravamo arrivati quando Cameron iniziò a rallentare.
"Dove siamo?" domandai, sperando che la domanda non lo innervosisse.
Come mi aspettavo non rispose e parcheggiò la macchina nello spazio apposito, per poi togliere le chiavi ed uscire. Lo seguii. Lo raggiunsi velocemente, mettendomi al suo fianco. Lui continuava a guardare dritto, camminando più velocemente del solito. Scorsi subito un insegna: 'Sunflower Park'. Mi aveva portato in un parco? Non credevo che fosse il tipo che frequentasse questo genere di posti. Lo aveva fatto per me? Un'altra domanda a cui non potevo rispondere. Passammo sotto l'entrata. Era davvero un parco bellissimo, non c'ero mai stata prima d'allora. Non c'era molto gente, forse era per quello che Cameron mi ci aveva portata. Continuai a seguirlo finché non arrivammo in un posto in cui c'era una grande pianura, con solo un albero in mezzo. Quella giornata era davvero assolata, quindi potevamo goderci al meglio la visita al parco. Cameron continuò il percorso finché non arrivò sotto quello che doveva essere un salice piangente. Si mise seduto, con la spalle rivolte al tronco. Lo guardai un attimo e poi misi seduta vicino a lui.
"Non sei un gran chiacchierone.." scherzai.
Lui si girò verso di me. I suoi occhi penetravano i miei scuri. Deglutii. Non sapevo niente di lui o quasi, non conoscevo il suo comportamento, quindi dovevo aspettarmi di tutto.
"Siediti sopra di me" propose lui con un sorrisetto malizioso.
Rimasi un po' inibita, insomma forse era un po' troppo.
"Ti vergogni?" ammiccò.
Non mi piaceva far vedere la mia parte più sensibile, così mi misi seduta sopra di lui. Mi misi in ginocchioni, con le gambe accanto ai suoi fianchi e il sedere sopra le sue gambe. Lui appoggiò le mani grandi suoi miei fianchi. Sorrideva compiaciuto, sapeva che sarei salita sopra di lui se mi avesse provocato. Mi conosceva già molto. Tenevo le mie mani sulle sue spalle. Lo guardavo imbarazzata.
Sollevò leggermente il busto e avvicinò il suo viso al mio. Strofinò il suo naso contro il mio. Sospirò. Premette le sue labbra carnose contro le mie. Rimasi a riflettere qualche secondo, per poi lasciare il via libera alla lingua di Cameron, che cercava la mia. Ci unimmo in un bacio appassionato. Il suo ciuffo solleticava il mio collo, mentre passò a baciare la mia scapola.
"Questo ti piace però" ridacchiò guardandomi in modo provocante.
Sorrisi leggermente, incitandolo a continuare.
***
Buona lettuuuraa!
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