Capitolo Quattordici.
CAMERONS POV.
Ero in bagno con Zoe. Le avevo appena detto quello che Vanessa mi aveva fatto. Non era vero, non potevo di certo rischiare di perdere la fiducia della mora così, ora che stavamo iniziando a diventare intimi. Adoravo solo giocherellare con il suo carattere. Volevo vedere fino a che punto sarebbe arrivata, non volevo costringerla. Mi divertivo solo a stuzzicarla. Mi guardava con i suoi occhioni scuri. Erano lucidi, non volevo di certo farla piangere. Mi rassegnai al fatto che potesse accontentarmi, quando ad un tratto poggiò le sue labbra sulle mie, lasciando un lieve bacio. Rimasi stupito quando si abbassò mettendosi in ginocchio con la faccia proprio davanti alle mie parti intime. Mi morsi il labbro preso dall'emozione. La guardai abbassando lo sguardo. Aspettai che facesse qualcosa. Mise una mano sopra il cavallo dei miei jeans.
"Ahio" esclamai dal dolore, portando le mani sopra il mio pacco.
Quella stronzetta mi aveva tirato un pugno proprio lì, lo sapevo che di certo non avrebbe fatto ciò che mi aspettavo.
"Vaffanculo, non sono una troia" affermò uscendo dal bagno.
* * *
Era ormai passato un giorno da quando io e Zoe avevamo litigato, se quella si poteva definire una litigata. Sapevo che c'era rimasta male, ma se non fosse scappata le avrei potuto spiegare tutto. Non l'avevo ancora chiamata, anche se era mia intenzione farlo. Ormai passavo ogni ora delle mie giornate -o quasi- con lei e dovevo sbrigare qualche faccenda in sospeso. Taylor mi aveva promesso una pistola, me l'avrebbe passata sotto banco. Me ne serviva una per la mia sicurezza personale, non volevo di certo rischiare di finire ammazzato. In più dovevo portare del fumo a un tipo, Jackson. Lo conoscevo da molto, non eravamo amici, c'era solo un rapporto spacciatore-drogato tra me e lui, gli passavo della droga, ormai da qualche anno. Uscii dalla mia camera, per poi andare fuori e introdurmi nella mia mercedes nera. Non feci in tempo a mettere in moto che il mio cellulare squillò. Lo presi dalla tasca e sbloccai lo schermo.
"Cazzo è Zoe" esclamai.
Aspettai qualche secondo prima di rispondere, ma lei continuava ad inviare la chiamata. Risposi.
"Dimmi tutto tesoro" misi in moto la macchina.
Tenevo il cellulare all'orecchio con una mano e con l'altra tenevo il volante.
"Dobbiamo parlare" affermò.
"Facciamo che ti passo a prendere" iniziai "ho degli impegni, ma puoi accompagnarmi"
"Va bene, ti aspetto" attaccò.
* * *
Arrivato davanti a casa di Zoe, la ragazza s'introdusse velocemente nell'auto. Mi stava già aspettando. Si mise seduta sul sedile in pelle, per poi appoggiare il gomito sul bordo del finestrino, reggendo la testa con la mano e guardando fuori dal vetro.
"Che devi fare?" domandò senza neanche guardarmi.
Continuai a guidare, avviandomi verso il negozio di Taylor.
"Delle cose, non ti preoccupare" risposi freddo.
Rimanemmo in silenzio per tutta la durata del viaggio. Parcheggiai vicino al negozio e spensi la macchina. Mi girai verso Zoe.
"Ascolta non è vero quello che ti ho detto ieri, Vanessa non mi ha fatto nulla"
Si girò velocemente verso di me.
"Sul serio?" iniziò "allora perché lo hai detto?" chiese.
Tolsi le mani dal volante, appoggiandole sulle cosce.
"Così, per giocare" sorrisi.
Aggrottò le sopracciglia.
"I ragazzi non dovrebbero giocare con i sentimenti delle ragazze sai?"
A quella sua frase rimasi un attimo paralizzato. Sentimenti? Quindi voleva dire che stava iniziando a provare qualcosa nei miei confronti.
"Insomma Cameron mi piaci e se ancora non l'hai capito sono gelosa di Vanessa" disse abbassando lo sguardo.
Notai che era molto agitata, giocherellava con le sue dita. Mi avvicinai a lei, poggiando una mano accanto al suo fianco. Il suo viso era di fronte al mio. La baciai. Le nostre lingue si incontrarono. Appoggiò la mano sulla mia guancia. Strofinai il mio naso contro il suo, per poi baciare anch'esso.
"Anche tu mi piaci piccola" sussurrai per poi staccarmi da lei.
Le sue guance si colorarono di rosso, un sorriso apparve sul suo viso.
"Devo andare, tu aspettami qui" affermai.
Mi prese per il polso bloccandomi.
"Voglio venire anche io"
Sospirai. Non volevo che venisse, non volevo spaventarla ulteriormente. I suoi occhi dolci mi fecero cedere.
"Okay ma poi non ti lamentare di ciò che farò" finii uscendo dall'auto.
ZOE'S POV.
Uscii dall'auto inseguendo velocemente il riccio. Riuscii a raggiungerlo mettendomi al suo fianco. Camminammo sul marciapiede per qualche istante quando Cameron si girò ed entrò in un negozio. L'insegna diceva 'armeria'. Rimasi spaventata. Cosa doveva andarci a fare? Forse era meglio rimanere nell'auto, ma ero curiosa. Entrammo nel negozio. Le pareti erano piene di armi, precisamente di pistole, dalle più professionali alle più semplici. Mi guardavo attorno. Vidi subito unn ragazzo, avrà avuto 20 anni sì e no, con i capelli legati in un codino, biondi con qualche meches nera. Aveva una canottiera bianca e dei jeans larghi con stivaletti annessi. Le sue braccia erano muscolose e piene zeppe di tatuaggi.
"Dallas sei arrivato finalmente" esclamò, uscendo dal bancone e salutando Cameron.
Dopo averlo fatto si avvicinò alla porta d'ingresso, chiudendola a chiave.
"Andiamo di là" ordinò.
Cameron seguì il ragazzo e io -come sempre- seguii Cameron. Ci portò dietro il bancone, aprendo una porta e arrivammo in una specie di sgabuzzino, pieno di scaffali e scatoloni. Al centro della stanza c'era un tavolino in ferro. Prese un oggetto da sopra di quest'ultima, era avvolto in un fazzoletto bianco. Sfilò una pistola da quest'ultimo, mostrandola ad Cameron.
"Ecco qua, questa è un modello base, tanto per iniziare" dichiarò, passando la pistola al ragazzo.
Cameron la studiò da cima a fondo. I suoi occhi brillavano dalla felicità. Io ero inerme mentre guardavo la scena. Avevo paura. Solo il pensiero che quell'oggetto in mano di Cameron poteva uccidere una persona, mi venivano i brividi.
"Puoi andare a fare due tiri di là" propose il ragazzo.
Cameron annuì. Fece cenno di seguirlo e così feci. Aprì un'altra porta che portava in una stanza enorme. Il soffitto era alto, le pareti grigie. Le finestre erano piccole e la luce proveniva solo dai neon sopra il soffitto. C'erano dei bersagli -come quelli del tiro a segno- sulla parete in fondo.
Si girò verso di me.
"Hai paura?" domandò guardandomi.
Mi morsi il labbro inferiore. Abbassai lo sguardo.
Il moro s'avvicinò a me. Mi prese per i fianchi.
"Non preoccuparti, non ti succederà niente" affermò.
Mi fidavo di Cameron, insomma ero sicura che non mi avrebbe mai fatto del male o addirittura sparato.
Mi prese per mano, ci avvicinammo ad uno dei bersagli, ci fermammo a qualche metro di distanza. Mi fece mettere davanti a lui. Il suo petto toccava la mia schiena, sentivo il suo torace muoversi e il suo respiro sul mio collo. Posizionò le mani davanti a me, tenendo le pistola con entrambi gli arti. Premette il grilletto un proiettile partì dall'arma, colpendo il bersaglio.
"Questo è per lo stronzo che ti ha toccato" disse.
Premette un altra volta il grilletto. Un altro proiettile partì dalla pistola, rimbombando in tutta la stanza vuota.
"e questo è per chiunque si azzarderà a farlo" continuò.
Il mio cuore batteva velocemente, un brivido percorse la mia schiena. Cameron avrebbe fatto davvero così tanto per me?
Mi prese le mani, facendomi afferrare l'arma. Non avevo mai toccato una pistola prima d'ora e non avrei mai pensato di farlo. Coprì le mie mani con le sue grandi.
"sfogati" disse con voce profonda.
Strinsi le labbra, pensando.
"Forse questo è per Vanessa, non deve azzardarsi a toccarti" affermai.
"Premi il grilletto" disse Cameron.
Farlo non era per niente facile, insomma era una pistola, un arma, quella cosa poteva uccidere qualcuno.
Chiusi gli occhi, li strinsi tantissimo. Aspettai un attimo e premetti il grilletto, un altro proiettile colpì il bersaglio.
Cameron appoggiò la pistola sul pavimento lucido. Mi girò verso di se, stringendomi al suo petto.
"Fidati di me" disse.
Appoggiai le mie labbra sulle sue.
"Prenditi cura di me" sussurrai.
***
Buona lettura!
E non dimenticate di votare il capitolo e commentarlo!
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