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Capitolo Due.

Rimasi immobilizzata, il sangue scorreva velocemente nelle mie vene. Il mio cuore pulsava velocemente. Il respiro si fece affannoso. Ero completamente terrorizzata dalla sua presenza, da quegli occhi che fissavano i miei. Non sapevo cosa dire, avevo la bocca secca, prosciugata. Avevo paura di ciò che avrebbe potuto farmi, data la scarsa presenza di persone.

"Voglio proprio conoscerti meglio.." disse, accarezzandomi la guancia.

La mia testa stava pensando a mille cose diverse. Sarei potuta fuggire, ma no, dovevo fare l'indifferente. Non dovevo fargli capire che ero in preda al panico.

"Sono Zoe, tu chi sei?" chiesi, fingendomi tranquilla.

Lui rimase visibilmente stupito dalla mia domanda. Doveva essere vero che tutti lo conoscevano, e anche lui sembrava sorpreso del fatto che io non conoscessi ne' la sua cattiva reputazione ne' il suo nome.

"Cameron, Cameron Dallas" disse con un sorrisetto.

Mi scostai dal muro, facendo si che Cameron mi lasciasse andare.

"D-devo andare adesso" balbettai.

Mi dileguai da quel posto, e mi avviai per tornare alla gelateria. Sicuramente Anne e Hope si stavano chiedendo dove fossi finita. Stavo camminando, quando sentii strattonarmi. Una grande mano calda afferrò la mia, facendomi fermare. Mi girai, incontrai per l'ennesima volta quegli occhi bellissimi, che però m'incutevano paura.

"Aspetta, vuoi andartene così?" ridacchiò lui.

Mi avvicinai a lui, ancora impaurita.

"Le mie amiche mi stanno aspettando" affermai con voce flebile.

"Dammi il tuo numero" ordinò lui, con la sua voce profonda.

Tolsi dalla sua presa stretta la mia mano, e gli dettai velocemente il mio numero, che ormai conoscevo a memoria. Lui lo salvò sul suo cellulare, che aveva tolto dalla tasca dei jeans, per poi inserirlo nuovamente in questa. Pensai di aver finito quello 'spiacevole' incontro, ma invece lui mi tirò nuovamente a se. Il mio petto era schiacciato contro il suo muscoloso. Appoggiò il suo mento sulla mia spalla, sentivo il suo respiro caldo sul mio collo. Mise la sua mano sulla mia spalla, accarezzò tutta la mia schiena. Un brivido percorse il mio corpo. La sua mano arrivò fino al mio fondoschiena.

"Ti chiamerò presto piccola" sussurrò lui, per poi sparire tra la folla.

*                *               *

Non raccontai niente a Hope e Anne, non volevo farle impaurire o qualcosa del genere. In più non ero una ragazza molto estroversa, e anche se io e le ragazze ci conoscevamo fin da quando eravamo piccole, non mi piaceva confidarmi nel dettaglio con loro, finché non  sarebbe successo qualcosa di particolare.

Quel giorno al lavoro ero molto tranquilla. Indossavo la mia solita e squallida divisa gialla con il grembiule rosso e dovevo per giunta indossare anche un cappellino coordinato. Lavoravo part time in una tavola calda vicino a dove abitavo, tanto per portare qualche soldo in più a casa, dato che mio fratello si bruciava tutti i soldi in chissà cosa.

Non era un ambiente molto affollato, come non lo era la piccola città dove abitavamo. Avevo servito tutti i clienti quando la mia attenzione cadde su un gruppo di ragazzi che entrarono nel locale. Riconobbi subito quei capelli. Il ciuffo di Cameron era inconfondibile. Rimasi ferma per un attimo, finché non decisi di buttarmi per terra, nascondendomi dietro il bancone.

"Che cavolo stai facendo Zoe?" chiese Heather.

"M-mi era cascata una cosa.." me ne uscii io, per poi alzarmi.

Mi sistemai quel poco per bastava, per essere presentabile, ma le mie condizioni erano pessime. Stavo con lo sguardo basso cercando di coprirlo con il cappellino.

"Vai a servire quel tavolo" ordinò Heather, indicando proprio il tavolo in cui c'erano Cameron e i suoi amici.

Non potevo di certo evitare quell'ordine, o Heather mi avrebbe licenziata, non potevo di certo permettermelo. Annuì leggermente a Heather e presi il mio blocchetto per gli ordini dal grembiule assieme alla penna e mi recai al tavolo.

Arrivata davanti al tavolo, i ragazzi mi squadrarono da capo a piedi. Assieme a loro notai che c'erano anche delle ragazze, una di questa era abbracciata . Sul suo volto spuntò un sorrisetto compiaciuto.

"Cosa vi porto?" domandai io.

"Cinque birre e due milkshake al cioccolato" rispose immediatamente il ragazzo con i capelli biondi.

Segnai tutto su un foglietto del mio blocchetto e me ne andai. Strappai l'ordine e lo appoggiai sul balcone. Blake, il ragazzo che lavorava con me, si occupava degli ordini. Riempì i bicchieri con la birra e preparò i milkshake e li appoggiò su un vassoio. Presi quest'ultimo e lo portai al tavolo. Tornai al tavolo, appoggiando velocemente le ordinazioni e andandomene via, quasi correndo, tornando al bancone.

Stavo pulendo il bancone con un strofinaccio, dagli ultimi residui di qualche bibita o qualche briciola. Capii che qualcuno era davanti a me.

"Dica pure" dissi io continuando a pulire, incurante di chi fosse la persona davanti a me.

Sentii la mia mano bloccarsi da qualcosa, o meglio un arto. Alzai la testa e smisi di pulire.

"Nemmeno faccio in tempo a chiamarti che già ci incontriamo" disse Cameron con voce rauca.

Girai gli occhi. Non mi andava di interagire ancora con quella persona che era davanti a me.

"Stasera usciamo insieme" affermò lui.

Sbarrai gli occhi.

"Mi sembrava che tu fossi già impegnato" risposi alla sua affermazione, riferendomi alla ragazza bionda che era praticamente rimasta incollata a lui finora.

"Ti passo a prendere stasera alle 19.30, sarò puntuale" concluse andandosene ancora una volta.

*                *               *

"Dovresti mettere un vestito sexy" disse Anne, mentre rovistava nel mio armadio.

Avevo raccontato tutto alle due mie amiche, che mi avevano raggiunto subito a casa mia. La mia idea non era di certo quella di uscire con Cameron. Non ne avevo la minima intenzione. Quel ragazzo mi intimoriva molte ed in più mi sembrava molto rude, anche solo per il fatto che mi aveva toccato il sedere il giorno prima.

"Non ho la minima intenzione di uscire con Dallas" ringhiai. 

Hope era seduta comodamente sul mio letto, mentre sgranocchiava delle patatine.

"Per me dovresti andare, insomma quando ti ricapiterà un invito del genere?" mugugnò lei. "potresti pur sempre provare ad uscire con lui e chiamarci se succede qualcosa" finì.

"Quoto Hope" disse Anne, tirando fuori dalla sua borsa un vestito nero, molto provocante. "sapevo che non avevi niente di carino da mettere, quindi ho portato questo" concluse sfoggiando il vestito.

Risi leggermente, prendendo dei vestiti da sopra la poltrona vicino all'armadio, ed entrando nel bagno adiacente alla mia camera.

Non mi andava di vestirmi elegante, anche perché Cameron non lo era, e poi chissà dove mi avrebbe portato, non era saggio vestirsi in maniera così provocante. Decisi di indossare qualcosa di semplice, non volevo mostrarmi davvero interessata a quell'uscita. Misi dei jeans neri strappati, una canottiera bianca con un golfino, anch'esso nero. Per finire le mie solite e vecchie vans nere. Uscii dal bagno.

"E tu vorresti uscire così?" protestò Anne.

Le feci segno di stare zitta, ora l'ultima cosa a cui pensare era come avrei fatto a sgaiattolare fuori di casa senza farmi scoprire. I miei non dovevano saperlo, ma soprattutto mio fratello non doveva saperlo.

"Rimanete a casa mia a dormire, fate finta che ci sono anche io" ordinai alle mie due amiche, aprendo la finestra della stanza.

"Non ti preoccupare, fai attenzione" disse Hope salutandomi.

Scappai dalla finestra, per poi arrivare sul tetto, scesi da lì, aggrappandomi alle tubature sporgenti della casa. Riuscii ad arrivare immune, mettendo i piedi sul giardino. Rimasi in attesa nel giardino solo per qualche minuto. Notai dei fanali arrivare, orami si erano fatto le 19.30. Ero sicura che fosse lui. Rimasi terrorizzata dal fatto che sapesse dove abitavo. Una mercedes nera, con i vetri oscurati si fermò proprio davanti a me. Il finestrino della parte del guidatore si abbassò.

"Puntuale" disse Cameron con un sorrisetto, mentre mi studiava.

Passai davanti alla vettura e aprii lo sportello della parte del passeggero. Mi accomodai nella macchina.

"A chi l'hai rubata?" chiesi io.

Lui si girò e mi fulminò con uno sguardo. Quella macchina era davvero troppo costosa, non me la dava di certo a bere. La aveva sicuramente rubata.

"Bei pantaloni" affermò lui, cercando di cambiare discorso e appoggiando la sua mano sulla mia coscia, giocherellando con gli strappi presenti nel tessuto.

"Che c'è?" chiese lui "sei spaventata?"

Avvicinò il suo viso al mio collo. Lasciò un bacio sulla mia guancia, per poi mordere il lobo del mio orecchio. Rimasi veramente stupita dal suo comportamento, nessun ragazzo si era spinto a così tanto con me. Ero veramente spaventata, spaventata di ciò che sarebbe potuto succedere, dovevo aspettarmi di tutto da parte sua. Cercai di mantenere il controllo.

"Ti porto in un posto carino" disse con un sorrisetto malizioso, per poi mettere in moto la macchina. 

Sfrecciammo nella strada desolata. Ero inconsapevole di ciò che stava per succedere.

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Aggiornerò presto, buona lettura!c:

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