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Capitolo 1

(T/n) si stava incamminando verso un nuovo inizio della sua vita.
Per la prima volta (t/n) aveva varcato la soglia dell'università Kamii, che desiderava tanto di frequentare.
Voleva inseguire lo stesso sogno di suo padre, visto che lui non avrebbe mai più avuto la possibilità di farlo.
L'università Kamii è sempre stato uno degli istituti più prestigiosi e importanti di Tokyo; per entrarci (t/n) si era data molto da fare, aveva dovuto passare giornate intere con la testa sui libri, dato che si trattava di  un'università nota per la sua difficoltà e lei voleva dimostrarsi all'altezza delle aspettative.
L'istituto presentava diversi dipartimenti, tra cui quello farmaceutico, celebre per la sua rigorosità; tuttavia (t/n) era interessata al dipartimento di lettere.
Era una grande amante della letteratura e qualche volta le capitava di scrivere qualche bozza che restava solo sui fogli bianchi del suo quaderno, che non avrebbero mai visto la luce.
L'università e il suo nuovo appartamento erano entrambi collocati nella ventesima circoscrizione, un quartiere molto pacifico e docile da ciò che aveva notato; perciò il trasferimento non le aveva causata nessuna preoccupazione, anzi ne era entusiasta,  anche se soffriva la mancanza della sua famiglia.
Una volta superato il cancello dell'università notò con piacere che era un ambiente ampio e accogliente, non si sentiva a disagio e aveva già intuito che ci avrebbe passato volentieri le giornate a studiare in quel luogo.
Lungo il viale che dirigeva verso l'entrata dell'università si trovavano attorno alti alberi con affianco delle panchine dove ci si poteva riposare; l'edificio era semplice, non molto decorato, costruito in mattoni rossastri al cui esterno erano collocati dei tavolini per poter pranzare.
Una volta entrata all'interno il vero problema era orientarsi e trovare le varie aule dei corsi che doveva seguire.
Davanti le passavano molti universitari, chi rilassato e chi in ansia per il primo giorno, ma nessuno si era proposto di aiutarla con quella cartina in mano della quale non riusciva a leggere le istruzioni. Non aveva mai avuto il senso dell'orientamento e se non avesse  trovato l' aula in cui doveva dirigersi avrebbe fatto tardi alla prima lezione, il che non era consigliabile.
Mentre camminava con la faccia sperduta e la testa sul foglio della mappa tra i corridoi, si scontrò con un ragazzo.
Quest'ultimo alzò gli occhi dalle iridi color zaffiro, dopo essersi abbassato a raccogliere dal suolo ciò che gli era caduto dalle mani, vide la faccia dispiaciuta di (t/n) e le sue scuse. Si alzò frettolosamente dopo aver raccolto i suoi quaderni e disse con un sorriso accennato e imbarazzato a (t/n) di non preoccuparsi, era normale essere agitati il primo giorno d'università, motivo per cui non avrebbe dovuto continuare a scusarsi. Ignorando quanto detto dal ragazzo, (t/n) continuò comunque  a scusarsi dalla vergogna per la sua goffaggine.
A quel punto (t/n) ne approfittò della situazione per chiedergli se avesse tempo di aiutarla e di indicarle l'aula dove avrebbe avuto lezione. Lui, anche se visibilmente di fretta, accettò comunque di aiutarla con gentilezza.
Guardando la mappa e i suoi vari corsi con le aule assegnate affianco, si meravigliò nel leggere che  avevano gli stessi corsi, perciò non avrebbe avuto problemi ad accompagnarla nell'aula stabilita. Dicendole di seguirlo, le spiegò che erano compagni e (t/n) fece un piccolo sospiro di sollievo; essendo lei molto timida avrebbe fatto amicizia difficilmente ma stavolta la fortuna le diede una mano e le fece incontrare un ragazzo molto carino e disponibile.
Una volta arrivati davanti alla porta dell'aula, si accertarono che fosse quella e poi non ci pensarono due volte di entrarci visto che il tempo stava già scadendo e le lezioni sarebbero cominciate di lì a poco.
Entrarono e videro che la maggior parte dei posti furono già occupati, quindi si sedettero in quelli rimasti, in una delle ultime file al centro, benché non fosse una delle posizioni più favorevoli; lì consolò il non essere arrivati in ritardo.
Quando si sedettero ebbero qualche minuto per scambiarsi qualche parola prima dell'arrivo del professore.
Il volto del ragazzo si ridestò con sorpresa.
"Non mi sono ancora presentato, perdona la mia maleducazione, sono Suzuki Amane."
Il tono del ragazzo era vivace ma al contempo timido, anche se non lo mostrava. 
(T/n) pensava che fosse  un ragazzo abbastanza solare. Non perse tempo e a sua volta gli rispose : " Piacere mio, sono (t/c) (t/n) ".
Non poterono parlare oltre in quanto l'insegnante fece il suo ingresso.
Era un uomo sulla sessantina o almeno così pensava (t/n), aveva la barba ormai grigiastra e anche i capelli non si presentavano con un colore diverso; si vestiva in modo elegante ma non troppo, non sembrava voler apparire più di tanto.
Si presentò come professore di filosofia, non appariva come uno di quei professori severi e seri ma anzi tutt'altro, si mostrava tranquillo e a volte si lasciava scappare qualche battuta.
La lezione passò abbastanza in fretta e al suo termine, gli studenti  non persero tempo e lasciarono per dirigersi ai prossimi corsi che avrebbero tenuto.
(T/n) e Amane trascorsero insieme la giornata tra le lezioni e la ricerca delle aule, e discutendo tra una pausa e l'altra di quanto accadeva. Grazie a quelle ore passate assieme, (t/n) aveva avuto modo di conoscerlo.
Era un ragazzo con la battuta sempre pronta per ogni evenienza, in tal modo ridere le era spontaneo.
Aveva scoperto che Amane, come lei, si era trasferito da un paesino a Tokyo e abitava lontano dalla sua famiglia, solo in un appartamento non molto distante dall'università. (T/n) comprendeva come si sentisse e gli fece notare che non era l'unico, poteva essere difficile ma era una possibilità ciò che avevano. Parlando, capì che avevano molto in comune e gli argomenti di cui discutere non sembravano terminare mai. Al termine delle lezioni, Amane fece subito ritorno a causa di faccende che avrebbe dovuto svolgere.
Invece (t/n) decise di fare un ultimo giro attraverso i corridoi dell'università, cosicché potesse memorizzare meglio il posizionamento delle aule.
Finito il giro, (t/n) si sedette su una delle panchine situate lungo il viale per riposarsi un po' e godersi ciò che rimaneva di quella giornata, prima che gli ultimi raggi di sole scomparissero,  leggendo un libro.
Il libro in questione che aveva tenuto all'interno del suo zaino era di  Takatsuki  Sen, la scrittrice da lei trovata eccezionale e impressionante.
Il libro era intitolato "Caro Kafka" che al momento era molto venduto. Decise di leggerlo per curiosità. Lo scalpore del libro era meritato, infatti lei si trovò coinvolta da esso, motivo che la spinse a leggerne pagina dopo pagina.
Il silenzio in cui si trovava immersa venne interrotto da un un ragazzo biondo che salutò a voce alta per essere osservato con rimprovero a sua volta da un ragazzo che come lei era intento a leggere un libro.
A causa dello spavento ricevuto poco prima, cadde a terra il libro che il ragazzo teneva tra le mani. (T/n), voltandosi, vide che il libro portava lo stesso titolo da lei letto. I suoi occhi (c/o) si illuminarono dallo stupore.
Quel ragazzo condivideva i suoi stessi interessi nell'ambito della letteratura.
Avrebbe voluto esprimere il suo entusiasmo, ma sapeva di non esserne in grado.
Il ragazzo dai capelli corvini sembrava una persona dai modi gentili, e qualcosa  in lui aveva scaturito la sua curiosità.
Quando il ragazzo si dovette piegare per raccogliere il libro da terra notò che qualcuno lo stesse guardando; nel momento in cui (t/n) incrociò gli occhi grigi come le nuvole che coprivano il cielo che li sovrastava, vide in lui qualcosa. Qualcosa che avrebbe voluto conoscere.
Quello era stato il loro primo incontro e lei non lo avrebbe mai dimenticato.
Il ragazzo della panchina occupò i suoi pensieri da quel giorno.

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