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Capitolo V- Quella gente, insopportabile

Nella campagna inglese, ero finita in un dannatissimo paesino grande quanto uno sputo in una desolata a triste campagna inglese, com'era possibile?
Ormai eliminata l'ipotesi del sogno non mi rimanevano più altre spiegazioni.
Probabilmente ero diventata pazza oppure mi avevano rapito gli alieni, non mi venivano in mente altre ipotesi.
Ero ancora lì, sulla soglia di quell'inquietante maniero quando un leggero e finto colpo di tosse mi fece voltare in direzione della porta.
Una giovane donna dai capelli quasi argentei teneva aperta la porta, la sua testa era leggermente china come in segno di rispetto.
Il suo comportamento e soprattutto i suoi abiti lasciavano intendere la sua professione: una cameriera, di sicuro diversa da quelle che ero abituata a vedere durante alcune delle mie cene al ristorante, ricordava molto di più una di quelle che si vedevano in alcune serie televisive come "Downtown Abbey".

I miei occhi saettarono subito sulla figura di Sebastian, ancora immobile sulla soglia.
Dovevo entrare?
Aspettai qualche secondo e lui, probabilmente comprendendo la mia indecisione, con il braccio destro mi fece segno di accomodarmi all'interno.
Gettai un'ultima occhiata alle mie spalle, a quel triste villaggio, e con molta insicurezza mossi qualche passo in avanti.
- Buonasera.- mormorai appena passai di fianco alla giovane in divisa.
Lei ricambiò il saluto inchinando leggermente il capo e, subito dopo, non appena anche il maggiordomo entrò in casa, chiuse accuratamente la porta.
Mi guardai un po' in giro incuriosita da quel nuovo ambiente.
La maggior parte dell'arredamento era in legno, un lampadario pieno di candele si trova al centro della sala e creava macabri giochi di luce e di ombre, c'era anche un camino dove un fuoco ancora da ravvivare scoppiettava lentamente.
Lentamente mi levai il cappuccio dalla testa e poi mi tolsi il giubbotto ormai fradicio a causa della pioggia, beandomi del tepore che mi sembrava di non sentire da secoli.
Venni distratta dalle parole dell'inserviente.
- Il vostro padrone vi sta aspettando, nello studio, vi porto subito da lui.-
- Ci penserò io al padroncino, non vi scomodate, piuttosto andate a controllare dove si trovano quei due, inoltre tra poco dovrebbe tornare Finnian.- replicò con gentilezza Sebastian, sfoderando un sorriso ammaliatore.
- Ne siete sicuro?-
- Certo, probabilmente servirà loro il vostro aiuto in qualsiasi cosa stiano facendo.-
Pronunciate queste parole la cameriera si inchinò per poi dileguarsi in fretta e sparire in uno dei tanti corridoi della villa.
Eravamo di nuovo rimasti soli, io e quel nero maggiordomo.
La tensione che si era creata dall'uscita in scena della donna era palpabile, nessuno si muoveva così come nessuna si azzardava a proferir parola.
Continuavo a guardarmi intorno e con i miei sensi all'erta tentavo di percepire persino i più piccoli particolari.
I rintocchi di una pendola risuonavano nella stanza, appesantendo ancora di più l'atmosfera.
Osservai l'orario riportato dalle lancette: le cinque meno un quarto.
Era davvero passato così tanto tempo?
- Siamo tornati in perfetto orario.
Potete attendere qui per cinque minuti?
Il padroncino diventa leggermente irritabile quando non gli viene servito il suo tè del pomeriggio.-
Lo osservai ad occhi spalancati e non sapevo come giudicare il suo comportamento.
"Non vorrà seriamente mettersi a preparare il tè in un momento del genere.
Inoltre ha seriamente intenzione di lasciarmi qui da sola?
Io qui sono sull'orlo di una crisi di nervi!"
- E deve farlo proprio adesso?- chiesi infastidita mentre continuavo a lanciarli occhiatacce tentando di fargli comprendere la mia situazione.
- È uno dei compiti di un maggiordomo e come tale non posso permettermi di sottrarmi a esso.-
la tranquillità nella sua voce era qualcosa di disarmante, non mostrava nemmeno un segno di preoccupazione o altro sentimento, persino il suo volto era impassibile.
- Sì, ma mi sembra di avere un problema più serio.- aggiunsi innervosendomi.
- Un po' d'attesa non ha mai fatto male a nessuno.-
- Allora posso anche andarmene.-

Quello fu il primo pensiero che mi venne in mente, la situazione ormai era tragica e non avrei perso molto se fossi uscita da quella macabra abitazione e mi fossi rimessa a cercare altri che avrebbero potuto darmi una mano.
Mi sentivo persa.
Totalmente persa in un mondo sconosciuto che non riuscivo a comprendere.

Un sorrisetto solcò le labbra di Sebastian e non prometteva niente di buono.
- Potete farlo, le consiglio solo di prestare attenzione, è pericoloso aggirarsi da soli da queste parti, non si sa mai cosa potrebbe succedere.-
Percepii una leggera minaccia nella sua voce, probabilmente lui era a conoscenza delle conseguenze nel caso fossi fuggita e non sarebbero state per niente piacevoli.
Era un bizzarro personaggio quel maggiordomo, questo non potevo negarlo.
Misi su un falso sorriso e cercai di non pensare a ciò che mi aveva detto.
- Preferirei rimanere viva almeno fino all'ora di cena, è un problema se la seguo?-
Rimanere da sola all'interno di quell'abitazione non mi faceva stare tranquilla, preferivo mille dare una mano a quel tipo.

Lui si stupì della mia proposta e mi scoccò un'occhiata interrogativa per poi sospirare rassegnato.
- Basta che non creiate fastidio. Ora seguitemi, abbiamo già perso minuti preziosi.-
- Non preoccupatevi, fate come se non ci fossi.-
Pronunciata questa frase Sebastian si voltò e con passo spedito si avviò verso uno dei corridoio, io lo seguii senza allontanarmi per più di un metro.
I corridoi della villa erano illuminati da delle candele appese al muro qua e là che creavano macabri giochi di luce, oltre a quelle erano piuttosto spogli e sporchi, qua e là c'erano crepe, pezzi di intonaco mancanti e chiazze scure sui muri create dell'umidità.
Per essere la casa di un presunto nobile era piuttosto malmessa.
Continuammo ad andare avanti e nessuno si azzardò ad aprire bocca fino a quando non arrivammo davanti a una porta di legno.
L'uomo la aprì senza esitazione -Prego.-
Lo sorpassai mormorando un ringraziamento.
Nemmeno la cucina era ben messa, presentava le stesse problematiche delle altre parti della villa, se non di peggio.
-Uhm... siamo sicuri che sia una cucina?-
Mi accorsi di averlo pronunciato un po' troppo ad alta voce quando la risposta mi giunse alle orecchie.
- Ovviamente non è alla pari con quella della magione del padroncino, ma se come maggiordomo del casato Phantomhive non riuscissi a preparare un ottimo pasto in un posto genere non sarei degno di tale nome.-
- Allora vi lascio fare. Io mi siedo lì. -indicai con un dito una delle sedie poste attorno al tavolo al centro della stanza.
Lui nemmeno mi rispose, si era già messo all'opera facendo bollire l'acqua per il tè e tirando fuori dalle varie credenze sparse per la stanza diversi ingredienti.
Lo osservai per qualche minuto quando all'improvviso mi scappò uno sbadiglio, non si poteva certo dire che la notte precedente avessi dormito molto.
Lentamente e quasi senza accorgermene incrociai le braccia sopra il tavolo e ci poggia la testa.
La stanchezza si stava facendo sentire non poco.
Non mi addormentai, chiusi solamente gli occhi e mi focalizzai sugli altri sensi.
Il rumore più frequente era il clangore di pentole e posate creato da Sebastian accompagnato da un profumo di quello che sembrava essere un dolce di qualche tipo appena messo nel forno.
Il mio stomaco sentendo quell'odore cominciò ad agitarsi, in effetti non mangiavo da un po'.
Cercai di non cedere ai morsi della fame, decisi di ignorare l'ambiente esterno sperando che quel languore mi sarebbe presto passato, ma ciò non avvenne.
Dopo qualche minuto sollevai lo sguardo, su un vassoio poco lontano da me erano poggiati una teiera e una tazzina di ceramica insieme a un piatto contenente un dessert a me sconosciuto; la mia scarsa abilità culinaria mi suggeriva che poteva essere a base di sfoglia, ma non mi fidai troppo.

- Possiamo andare, ho terminato appena in tempo.-
Con eleganza il maggiordomo si rimise il frac che si era tolto e aveva lasciato su una delle sedie, poi prese il vassoio e si avviò verso la porta, in fretta​ mi alzai e lo segui.
Passammo per altri lugubri corridoi, rumori e scricchiolii inquietanti provenivano da sotto i nostri piedi a ogni passo.
Sembrava di essere in una casa stregata, solo che dubitavo ci fossero fantasmi, lupi mannari e vampiri pronti a sbucare da ogni parte per spaventarti; però non era nemmeno un opzione da eliminare totalmente, nel giro di due giorni me ne erano successe di cose strane.
Ero persa nei miei pensieri e mi ripresi appena in tempo prima di andare a sbattere contro la mia guida.
Stavamo sostando davanti all'ennesima porta, con cautela Sebastian alzò una mano chiusa a pugno e con le nocche bussò sul legno.
Dall'altra parte una voce rispose ordinandoci di entrare.
Il corvino non esitò nemmeno per un momento e non appena la mia visuale fu libera dall'ostacolo notai subito il ragazzino con la benda sull'occhio seduto su una poltrona posta di fianco a un tavolo.
In mano teneva un foglio che si stava apprestando a ripiegare, mentre lo faceva ci lanciò un'occhiata eloquente con il suo occhio color zaffiro.
Lasciò la carta sul tavolo per poi rivolgere a noi la sua completa attenzione.
Sentivo il suo sguardo su di me come una lama pungente, come un qualcosa che mi trapassava da una parte all'altra.
Non mi arresi ed anche io continuai a guardarlo, nessuno dei due sembrava volesse cedere.
Quel gioco di sguardi venne interrotto solo dalla voce del servitore che annunciò cosa aveva preparato al suo padrone.
Pronunciò termini che non facevano parte del mio vocabolario, l'unico che ero riuscita a comprende era il Darjeeling, mi era capitato di leggere questo nome su alcune delle scatole di tè mentre mi aggiravo per il supermercato.
Anche dopo quel gesto il ragazzino non ringraziò, mentre Sebastian si mise di fianco a lui tenendo il vassoio ormai vuoto sottobraccio.
Il padroncino con due dita afferrò il manico della tazza per poi portarsela alle labbra ed assaggiare l'ambrato infuso.
Lo fece con una lentezza esasperante, mi diede quasi l'impressione che volesse farlo apposta conoscendo la fame che provavo in quel momento.
Dopo aver rimesso la tazzina al suo posto mi scrutò nuovamente senza proferire parola.
Per un minuto un silenzio angosciante calò nella stanza, quei due mi parevano come due carnefici che ad ogni possibilità datagli prolungavano l'agonia della vittima, che in quel caso ero io.

Quella pena terminò quando il giovane mi fece la fatidica domanda.

-Chi sei?-
Nel suo tono non c'era un pizzico di cordialità, era freddo, glaciale e lapidario.
Non girai troppo intorno alla sua domanda.
- (T/n).-
- Solo (T/n)?-
- (T/n) (T/c).- e poi aggiunsi mormorando -Per quello che ti può interessare.-
Però il suo udito o era più fine di quello che pensassi oppure quelle mie parole non erano poi state così sussurrate.
- Mi interessa invece. Immagino che il mio maggiordomo ti abbia già messo al corrente di qualcosa, giusto, Sebastian?- scoccò una rapida occhiata in direzione dell'uomo tirato in causa.
- Esattamente come ha detto, signorino.- replicò quest'ultimo.
- Come hai fatto a scoprire tutta la storia del cane demone?
Inoltre immagino sia tu l'autrice del bigliettino che ho trovato ieri notte, perché hai voluto renderci partecipi delle tue conoscenze?-
- No, aspetta, sono troppo domande, andiamo con calma.- risposi cercando di non andare in panico.
Il terzo grado che mi stava facendo quel nanerottolo non mi andò per niente a genio.
- Non ho tempo da perdere con quelli come te.-
Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, dopo tutto quello che mi era successo dovevo anche subire gli insulti da un tipo alto un metro e un tappo e il suo cagnolino.
- Senti, puoi anche essere il padrone del mondo e sinceramente non mi interesserebbe comunque, ma non puoi permetterti di trattare la gente che non conosci in questo modo.
Ho fatto lo stesso discorso al tuo maggiordomo, ma vedo che la maleducazione e i pregiudizi sono di casa.
E poi perché vi interessa così tanto sapere come ho fatto a scoprire questo, quello e quell'altro, vi ho dato una mano, no? Chiusa la questione.- continuai a parlare e a dire tutto ciò che mi passava per la mente.
- Poi qui sono tutti pazzi, con questa ossessione per i cani, i gatti e chi più ne ha più ne metta.
Inoltre è davvero morto il tipo dell'altra volta, James, se non sbaglio?- stavo sclerando e provabilmente facendo la figura della fuori di testa, ma in quel momento poco me ne importava
- Credo che il tuo comportamento sia piuttosto riprovevole e comunque sì, è morto.
Era tutto un piano architettato da Lord Barrymore come hai potuto sentire.
Ora però rispondi alle mie domande.-
- L'ho letto su un libro e ho semplicemente fatto due più due.-
- Sai leggere e scrivere quindi?-
La sua domanda mi colpii, era scontato che sapessi farlo, nessuno si poneva più problemi del genere.
- Ovvio, per chi mi hai preso? Penso che tutti ne siano capaci. -
A quel punto la figura che se ne era stata in silenzio per la maggior parte del tempo intervenne.
- Siete pregata di rivolgervi al padroncino con un tono consono.-
- Perché? Non è il mio capo e nemmeno più vecchio di me.- la mia sincerità sembrò turbarli entrambi.

- Perché sei qui? E soprattutto perché ci stai seguendo?-
- Vorrei saperlo anch'io come ho fatto a finire qui.
Comunque non vi sto seguendo, sto solo cercando qualcuno che mi possa aiutare a tornare nella società civilizzata.
Mi sembra di stare in un villaggio medievale, non c'è la luce, non c'è il telefono, tra un po' manca persino l'acqua corrente.-
- In effetti non si può certo dire che questo villaggio sia un granché, ma sua maestà ritiene che possa diventare un ottimo resort.-
Sua maestà, aveva veramente nominati sua maestà?
- Sua maestà?-
- La regina Vittoria in persona.-
Udendo quel nome mi sentii svenire, la regina Vittoria, come poteva esserci la regina Vittoria, era vissuta quasi due secoli prima.
Ero sicurissima che la sovrana inglese non fosse più Vittoria da circa un secolo.

- La regina Vittoria...- mormorai affranta -non può essere...-

-C'è qualche problema?- la voce del conte giunse nuovamente alle mie orecchie.
- Se c'è qualche problema? Se c'è qualche problema?- ripetei alzando sempre di più il mio timbro -Certo che c'è qualche problema!- urlai con tutte le mie forze.
Gli occhi mi pizzicavano e delle calde lacrime cominciarono a scorrermi sulle guance.
Con i polpastrelli delle dita delle mani cercai di asciugarle.
- Ho perso tutto e tutti, non so dove mi trovo e nemmeno quando e soprattutto non so come tornare a casa.-
Respirai profondamente riacquisendo un minimo di compostezza, andata persa dopo quel pianto isterico.
Normalmente mi sarei vergognata a piangere di fronte a due sconosciuti, ma considerata la situazione vidi quell'atto solo come uno sfogo che mi avrebbe potuto aiutare a liberarmi dell'ansia, dello stress e della paura che avevo accumulato.
La coppia durante il mio lamento non si era mossa di un millimetro, non mostrava nemmeno un briciolo di compassione o di pietà.
Li osservai con gli occhi rossi senza idea di cosa dire.
Fu uno di loro a riprendere il discorso.

- Forse potresti tornare utile, però devi molte spiegazioni, (T/n).
Il mio maggiordomo è riuscito a raccogliere ben poche informazioni su di te e questo non è da lui, inoltre alcuni tuoi particolari lasciano intendere molte cose.
Per adesso puoi restare.
Sebastian, mostrale la stanza.-
L'uomo si inchinò leggermente e riprese la via verso l'uscita, passo dopo passo lo seguii e solo quando giunsi sull'uscio, prima di uscire,  il piccolo lord mi fermò.
- Questa conversazione non è terminata qui.
Non credere che stia facendo questo per pietà o misericordia, solo che nelle mani sbagliate potresti essere un problema e preferisco controllarlo piuttosto che essere costretto ad eliminarlo.-
Dopodiché la porta si chiuse e vagai
per altri corridoio, esprimendo considerazioni sui recenti avvenimenti.
- Certo che qui la gente è davvero insopportabile.-

Angolo autrice
E anche un altro capitolo è andato, finalmente sono riuscita ad aggiornare.
Inoltre è uscito l'anime del nuovo arco narrativo di Black Butler "Book of Atlantic" e non vedo l'ora di vederlo.
Sono curiosa di scoprire se sono rimasti fedeli al manga o meno, ho adorato quella parte.
Spero che nella parte finale del capitolo la reazione di Reader non vi sia sembrata troppo esagerata, ricordatevi comunque che siete finite in un'epoca lontana dalla vostra dove non avete niente, non conoscete nessuno e non avete la più pallida idea di come tornare a casa.
Come sempre fatemi sapere se il capitolo vi è piaciuto e stendo un velo pietoso sul ritardo.
Alla prossima!

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