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Capitolo IX- Quel caso, chiuso

Non appena misi piede fuori dalla porta un brivido di freddo mi salii per la schiena, il conte e il suo maggiordomo non si erano certo preoccupati della mia salute. Avrebbero potuto almeno farmi prendere il cappotto.
Me lo sarei potuta ricordare anche da sola, ma di certo non avrebbero sprecato preziosi minuti del loro tempo per farmelo andare a prendere.
- Possibile che qui sia sempre così grigio?- domandai ai due che erano sbucati dietro di me.
- Credo sia una prerogativa dell'Inghilterra, non è vero, padrocino?-
Osservai il maggiordomo che con un sorriso sulle labbra aspettava una risposta dal giovane conte.
Quei due sembravano stuzzicarsi ogni qual volta ne avessero l'occasione, non riuscivo a capire che tipo di rapporto potessero avere.
Non sembravano amici, ma nemmeno sconosciuti, Sebastian non aveva nemmeno quell'aria di servilismo tipica dei domestici che si vedeva nelle serie televisive o che si leggeva nelle pagine dei libri, invece percepivo una certa tensione tra quei due, come se uno volesse dimostrare all'altro di essere migliore.
Scrollai le spalle, non riuscivo proprio a comprenderli.
- Ci stiamo avvicinando all'inverno, è normale che il tempo sia così, pretendete forse che il sole brilli tutto l'anno?- la risposta secca del conte mi spiazzò, avrei dovuto affrontare ancora l'inverno e da dove venivo non era nemmeno finito.
- Ovviamente no, signorino, sarebbe un'assurdità affermare qualcosa del genere.-
Alzai gli occhi al cielo, non sapendo se avrei potuto farcela a passare altro tempo da sola con quei due.
- Bene, non abbiamo tempo da perdere. -
No, probabilmente non ce l'avrei fatta.

Cominciammo a percorrere un sentiero sterrato che si dirigeva lontano dalla villa e dal villaggio, metro dopo metro il cammino diventava sempre meno visibile fino a quando non scomparve del tutto coperto da erba, sassi e sterpaglie secche.
Mi guardi intorno e ciò che vedevo non mi tranquillizzava per niente.
Gli stessi alberi scheletrici che avevo visto la prima volta erano l'unica forma di vegetazione, alberi dai rami ossuti che pareva potessero afferrarti e non lasciarti andare mai più, una fitta nebbia copriva stava ricoprendo tutto, rendendo difficile riconoscere persino le sagome poche lontane; non un fiato usciva dalle nostre labbra e gli unici rumori che ci facevano compagnia erano quelli dei nostri passi su quel terreno paludoso.
Sperai solo di non venire punta da qualche strano insetto, le condizioni igieniche di certo non erano le migliori al tempo e non ci tenevo a prendere qualche strano morbo.

All'improvviso un suono mi fece sobbalzare.
In lontananza udii un ululare che mi fece venire i brividi e per precauzione decisi di avvicinarmi un po' di più al maggiordomo, di certo tra i due era quello che avrebbe potuto combattere più facilmente un cane o nel peggiore dei casi un lupo, se gli si fosse presentato davanti.
Nella mia memoria era fresco il ricordo di come era stato in grado di sconfiggere quegli animali che volevano sbranarci.
- C'è qualche cosa che vi turba?-
Girai la testa nella sua direzione con un finto sguardo innocente.
- No, tutto bene, pensavo solo che sarebbe meglio evitare di allontanarci troppo l'uno dall'altro con questa nebbia.-
Non ero mai stata particolarmente fifona, ma non volevo nemmeno fare la fine di Lord Barrymore, le mie membra stavano benissimo attaccate al mio corpo.
- Mi sembra una saggia decisione, non si sa mai cosa potrebbe nascondersi nella nebbia.-
- Non penserai mica che la storia del cane demone possa essere vera, è solo una storia.-
- Chi lo sa, ma un assassino latitante è pericoloso come un cane demone.-
Deglutii a vuoto, non avevo contemplato quella possibilità. Diciamo che anche se l'avevo considerata preferivo non pensarci.
Di nuovo l'ululato echeggiò nell'aria e percepii una serie di brividi lungo il corpo.
- Possiamo cambiare argomento?- chiesi esaminando i dintorni.
All'inizio ne avevo notati solamente qualcuno sparso qua e là e in lontananza, ma ora stavano diventando sempre più frequenti, dei cumuli di terra dai quali spuntavano dei rami tagliati.
Mi insospettii, quei mucchi non sembravano molto di origine naturale.
Non ero l'unica ad aver fatto caso a quel particolare, notai gli occhi del conte saettare da un ammasso all'altro ispezionandoli in ogni loro aspetto.
Ciel si avvicinò ad uno di essi e utilizzò la punta del suo bastone per punzecchiare uno di quei legni infilati nella terra.
Segui l'esempio del piccolo lord, ma forse sarebbe stato meglio rimanere nella mia ignoranza.
Un forte odore di morte mi assalì le narici, riuscivo a sopportare l'aria paludosa di quella zona, ma quel terribile puzzo mi stava mettendo a dura prova.
Quelli che credevo pezzi di legno erano braccia, braccia di diverso tipo, alcune scheletriche lì da chissà quanto tempo, altre invece avevano un aspetto leggermente meno morto.
Disgustata mi allontanai da quel luogo, sentivo chiaramente il mio stomaco che voleva espellere quel poco che avevo mangiato a colazione.

- Vi prego, muoviamoci a trovare gli altri o vi vomito sulle scarpe.- mugugnai cercando di far restare tutto il cibo nel mio corpo.
- Ti impressioni per poco.- commentò il conte riprendendo a camminare.
Gli scoccai un' occhiataccia sperando che potesse rimetterlo al suo posto.
Per la terza volta si avvertì quel suono animalesco.
Ci stavamo avvicinando alla sua origine ma di certo non desideravo conoscerla.
- Sebastian, precedimi e fai il tuo dovere e vedi di non annoiarmi troppo.- ordinò il conte indicando con il suo bastone un elemento che si stagliava di fronte a noi.
Delle rovine di edifici apparvero dalla nebbia facendosi sempre più nitide man mano che avanzavamo.
- Yes, my lord.- con un leggero inchino Sebastian si congedò.
Cominciò a correre velocemente fino a quando non sparì tra le grigie nubi lo persi di vista.
- Dove sta andando?- domandai al conte, incuriosita da quell'improvvisa decisione.
- A recuperare quei tre e a porre la parola fine a tutta questa storia.-
- E dopo cosa faremo?-
- Dopo torneremo a Londra, non posso più sopportare questo posto malsano.-
Facevo fatica a credere alle mie orecchie.
A Londra.
Sarei andata a Londra, avrei potuto visitare la Londra del milleottocento.
La Londra di Arthur Conan Doyle, della regina vittoria, la Londra industriale che però mostrava anche tutti i suoi lati negativi.
- Comunque- aggiunse Ciel - Vedo che ti sei già integrata, una volta tornati a Londra ti occuperai di diverse faccende all'interno della magione per guadagnarti da vivere.
C'è qualcosa in cui sei particolarmente abile? Cucire, cucinare, occuparti dei cavalli, delle faccende domestiche o del giardino?-
A quella lista spalancai gli occhi e non esitai a ribattere con un'altra ugualmente lunga se non di più.
- Non ho mai provato a cucire quindi non vi assicuro niente, per quanto riguarda il cucinare non credo che la mia cucina possa soddisfare i vostri gusti raffinati, inoltre non ho mai badato a un animale grande come un cavallo.
Potrei cavarmela con il giardino anche se alcune delle piante che tenevo in casa hanno avuto una vita breve e potrebbero dire il contrario, mentre nell'ambito delle pulizie me la potrei cavare anche se per adesso tutto quello che ho fatto sono stati stendere i panni, spolverare e pulire i pavimenti.-
- Ecco perché non hai ancora un marito, mi domando chi potrebbe mai volerti in moglie.-
Probabilmente avrei potuto sorvolare se qualcuno mi avesse fatto una battuta del genere, ma il tono che quel ragazzino aveva utilizzato era riuscito a mandarmi su tutte le furie.
Sapevo che aveva solo tredici, o forse dodici anni e non avrei dovuto prendermela con lui, ma un po' di educazione non gli avrebbe fatto male.
- Da dove vengo io non ci si sposa di certo alla mia età, e inoltre non ci si basa solo su come una donna è capace di tenere la casa.
Tu probabilmente sarai un buon partito solo perché sei ricco, d'altra parte le cose funzionano così qui o mi sbaglio?-
Solo quando terminai di parlare mi resi conto del fatto che le mie parole potessero essere state troppo dure per un bambino.
Eppure Ciel mi sembrava tutto tranne che quello, si atteggiava già da adulto nonostante la tenera età e doveva occuparsi di tutto.
Quel filone di pensieri mi portò a una triste considerazione: dov'erano i suoi genitori?
Il conte mi stava osservando con sguardo indecifrabile ed io mi sentii quasi in colpa.
- Comunque Conte non volevo essere brusca, però ciò che avete affermato mi ha abbastanza offesa.-  
- Me ne sono reso conto, eppure io ho detto solo la verità.-
Tentai in tutti i modi di non perdere nuovamente il controllo, Phantomhive non era uno che cambiava idea facilmente.
Alzai gli occhi al cielo evitando di ribattere altrimenti la questione sarebbe andata per le lunghe.

All'improvviso un grido attirò la mia attenzione e non riuscii a credere a ciò che mi trovavo davanti: un enorme bestia alta quasi tre metri,  dal pelo bianco e dagli occhi di un rosso acceso come due rubini circondati da una fiamma ardente.
Il cane demone allora esisteva realmente, nessun animale conosciuto presentava certe caratteristiche e di cani così grossi non ne avevo mai visti.
Io e Ciel accelerammo il passo, diminuendolo solo quando notammo colui che era intervenuto.
Sebastian stava reggendo con la sua mano una delle enormi zampe di quell'essere senza nessuno sforzo fino a quando non lo lanciò via.
Rimasi a bocca aperta di fronte a tale spettacolo, nessun essere umano sarebbe stato in grado di compiere un gesto del genere.

- Ehi, non è il momento di giocare.-
- Padroncino!- Tutti si girarono verso di noi, stupiti di vederci.
- Certo. Me ne occuperò subito.- la solerzia di Sebastian era ammirevole - È un odore a cui non puoi resistere, vero? Tutti i cuccioli lo vogliono, lo vorrebbero ogni giorno: Innuko!-
Con una mossa inaspettata Sebastian mostrò ciò che aveva nascosto dietro la schiena: una scatola di croccantini.

"Per tutto il tempo si è portato dietro una scatola di cibo per cani ed io non me ne sono accorta?"

Notai che il dubbio aleggiava su i volti di ogni persona.
L'animale emise un ululato diverso rispetto a quelli che avevo udito in precedenza, questo appariva leggermente meno feroce, e subito cominciò a caricare in direzione di Sebastian.
- Attento!- gridò Mey-Rin.
Il maggiordomo non si scompose e rimase immobile nella sua posizione.
- Il miglior modo per addestrare un cane è piegare il suo volere, rafforzando la sua lealtà. In altre parole, punizione e ricompensa.-
E con queste sue parole cominciò un vero e proprio show, un alternarsi continuo del metodo del bastone e della carota dove Sebastian passava da coccole e croccantini a lanci sovrumani del cane demone e qualche colpo.
- Be', sono io che ho chiesto lo spettacolo.- mormorò il conte affianco a me.
Infine Sebastiana e l'animale spiccarono un salto verso l'alto, per poi schiantarsi a terra sollevando una nuvola di fumo.
Tutti corremmo verso il luogo dell'impatto dove era presente un cratere del quale non si riusciva a vedere il fondo.
Nessun uomo sarebbe mai potuto sopravvivere a una cosa del genere.

- Che cosa aspetti? Vieni fuori.-
A quel comando impartito dal giovane compresi che la situazione era più sospetta di quel appariva.
- Capito.- la voce di Sebastian echeggiò per quel lungo tunnel.
Non poteva essere ancora in piedi.
Il terreno sotto i miei piedi incominciò a tremare e qualcosa sembrava venire fuori da quel foro.
Ci allontanammo prima che qualsiasi cosa stesse uscendo potesse travolgerci.
Una colonna d'acqua si erse verso il cielo e delle goccioline entrarono a contatto con la mia pelle.
Era calda, acqua calda.
Probabilmente ero di fronte a un geyser o qualcosa di simile, ormai non sapevo più cosa aspettarmi.

Non feci nemmeno in tempo a riprendermi da tale sorpresa che udì ancora quella voce, ma questa volta non proveniva più dal basso ma dall'altro.
Alzai la testa e rimasi senza fiato.
"Ed io che pensavo di averle viste tutte."

- Una cosa essenziale per un resort: qualcosa che attragga tanti turisti. Un lussuoso bagno nelle sorgenti calde per dissipare la stanchezza. Ecco cos'è: una sorgente termale.-
Sebastian era in piedi sopra quel getto d'acqua e in braccio teneva una persona che riconobbi quasi immediatamente, era l'uomo che avevo visto con Angela.

Con un salto Sebastian tornò a terra tra la gioia e lo stupore dei presenti e la mia incredulità.
-  Come maggiordomo Phantomhive, se non sapessi fare tutto questo, che maggiordomo sarei?-
- Pluto!- chiamò una voce femminile.
"Pluto? Il cane di Topolino?"

L'uomo dai capelli chiari e scompigliati corse tra le braccia di colei che lo aveva chiamato, proprio come avrebbe fatto un cagnolino affettuoso con il suo padrone.
Angela stava accarezzando quell'uomo nudo che le si era gettato addosso.
- Non preoccupatevi, ora vi spiegherò tutto.-
- Sarà meglio.- le risposi, stavo perdendo la pazienza e iniziavo a pensare di star diventando pazza.
- Ho trovato questo piccolino un mese fa. Amo i cani... E lui è così carino che ho deciso di tenerlo.-
Un uomo che si trasformava in cane, non era possibile, uomini-cane non esistevano, così come nemmeno lupi mannari, vampiri, elfi, fate e folletti. Possibile che non fossi finita indietro nel tempo ma in un universo alternativo?
Angela continuò - Pluto ha la brutta abitudine di diventare umano quando è eccitato.-
- Ti sembra una cosa normale?!- non potevo essere più d'accordo con Baldroy
- Quindi lo hai tenuto senza dire niente a nessuno?- la interrogò Sebastian.
- Sì, Lord Barrymore ha usato la leggenda del cane demone ma in realtà lui ne aveva solo una grande paura.
Pensavo spesso a cosa sarebbe successo se l'avesse scoperto, forse sono troppo ingenua, non avrei mai pensato che avrebbe fatto una cosa del genere a Lord Barrymore.
Vi prego, perché non lo tenete con voi nella vostra residenza, Ciel?- implorò la donna dopo aver fornito le adeguate spiegazioni - Se sarà sotto la tutela di Sebastian, sono sicura che si comporterà benissimo!-
- No, io sono solo un diavolo di maggiordomo.- Era la prima volta che notavo una certa sensazione di disagio in Sebastian, non appariva molto contento della proposta di Angela.
- Sono d'accordo.- il conte lo interruppe.
- Dite sul serio, padroncino?-
- Sì, sarà divertente in molti modi.-
Ecco di nuovo quello strano rapporto che c'era tra i due, era palese che Ciel avesse accettato l'incarico solo per dare fastidio al suo servitore.

All'improvviso venimmo raggiunti da una folla composta dagli abitanti di quello strambo villaggio. Alcuni si gettarono a terra e piangevano lacrime di gioia, un coro di grazie riempì l'aria.
- Ohi, che succede?- domandò il moccioso.
- Ah sì. C'è una leggenda in questo villaggio: quando i peccati contro i cani saranno espiati la terra piangerà lacrime di redenzione.-
- Però in questo villaggio c'era già una sorgente.-
- Bene, e sia. Il nostro scopo è stato raggiunto.-
- Padroncino, freme per dire quella frase troppo precipitosa, vero?-
Il bambino sembrò irritarsi e lasciò il compito a Sebastian -Fallo tu.-
- Con questo, il caso è chiuso.-
Tirai un sospiro di sollievo, finalmente tutto era stato risolto.
Il giorno dopo partimmo per Londra e non potei fare a meno di essere felice di lasciare quel lugubre e malsano borgo.
Ero in piedi di fianco al cocchio che ci avrebbe portati nuovamente alla civiltà ed aspettavo che si concludessero gli addii.
Angela salutò il suo animale domestico, in forma umana e rigorosamente nudo; avrebbe almeno potuto mettersi addosso qualcosa.
Poi la cameriera diede un bacio sulla guancia a Finny che subito assunse un colorito purpureo, quel ragazzo era innamorato perso.
- Verrò a trovare Pluto qualche volta.- affermò Angela sorridendomi.
- Se possibile, non fatelo. Addestrare un cane-demone non è un compito facile.- le suggerì Sebastian - Sembra che lei ci sia riuscita, però.- il tono duro con cui pronunciò quelle parole sortì uno strano effetto sulla ragazza.
La sua espressione mutò in una seria e decisa, non rispose.
Percepivo una sorta di tensione nell'aria che non mi tranquillizzava.
Angela ignorò Sebastian e si rivolse a me.
Mi poggiò una mano sulla spalla stringendomela leggermente.
- Sono sicura che ci rivedremo presto (T/n), probabilmente prima di quanto pensi.-
Quella frase poteva sembrare amichevole, ma la sensazione che mi trasmise fu un'altra, avevo quasi paura e dentro di me sperai che ciò non avvenisse mai.
- Speriamo.- mentii con un sorrisetto insicuro sulle labbra.
- Puoi starne certa.-
Non replicai e venni salvata da un ordine del conte.
- Forza, andiamo.-
Dopo un lieve cenno della mano come congedo salii su un cocchio condotto da Tanaka insieme a Baldroy, Mey-Rin, Finny e il nuovo arrivato.
Le ruote del carro incominciarono a muoversi ed io sfruttai quel lungo viaggio per pensare.
Avevo troppe domande per la testa che erano senza risposta e avevo già una mezza idea su chi mi avrebbe potuto aiutare.

Avevo bisogno di fare un'altra chiacchierata con il conte e il suo diavolo di maggiordomo.

Angolo autrice
Buongiorno! Eccomi di nuovo!
Prima di tutto mi dispiace aver lasciato in sospeso la storia per cinque mesi.
Ma tra esami e studio il tempo e la voglia di scrivere erano inesistenti, riuscire ad andare a una fiera del fumetto questo weekend sarà già una bella conquista.
Sono felice però di aver visto commenti che mi invitavano a continuare e vi ringrazio
Quindi ecco a voi questo nuovo capitolo. Spero vi sia piaciuto e nel caso fatemelo sapere
Alla prossima!

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