Capitolo III - Quell'incontro, inaspettato
"Probabilmente aver voltato la spalle a quei tipi non è stata un'idea così brillante.
Anzi, mi correggo, è stata una pessima idea.
Forse la peggiore che abbia mai preso.
Quanto mai ho deciso di fargli continuare quello stupido gioco, sarei potuta benissimo andare lì e farmi dare una mano.
Tra "forestieri", come li ha definiti quel tipo, bisognerebbe essere solidali, no?
È tutta colpa mia, sono stata una stupida." Non potei fare a meno di rimproverarmi per il mio comportamento.
Stavo camminando senza metà da chissà quando, poteva essere passata mezz'ora, un'ora, forse due, la mia concezione del tempo era totalmente andata, così come il mio senso dell'orientamento.
Mi osservai intorno con aria vigile e tutto dava l'idea di essere in una città fantasma.
Dall'arrivo di quel presunto cane demone l'atmosfera sembrava essersi incupita ancora di più: finestre sprangate, nessuna luce visibile, nessun suono nell'aria.
Il mio cuore cominciò a battere all'impazzata e i miei sensi si fecero più acuti, stavo praticamente entrando in panico.
Non si vedeva niente a causa della pressoché assente illuminazione ed era come camminare alla cieca. Nè un lampione, nè una lampadina, nè una misera candela che potessero indicarmi la strada.
La strada per dove, poi? Non avevo nemmeno idea di dove fossi.
Continuai a seguire il mio istinto e dirigermi sempre avanti, passo dopo passo, gli unici rumori che sentivo erano quelli creati da me stessa.
All'improvviso il gracchiare di alcuni corvi mi fece sobbalzare, il cuore sembrò che stesse uscirmi dalla cassa toracica a causa dello spavento.
"Maledetti uccellacci del malaugurio."
Mi portai una mano sul petto e inspirai profondamente, ma non riuscii nemmeno a tranquillizzarmi un po' che un altro suono catturò la mia attenzione.
Un ululato.
Quel verso animalesco sembrava provenire proprio dalla direzione verso la quale mi stavo dirigendo.
Senza ripensamenti ritornai indietro, non ci tenevo proprio ad avere un'incontro ravvicinato con esseri di qualsiasi tipo, soprattutto se demoniaci o simili.
No.
Non potevo cominciare a credere a quelle sciocchezze, il mistero l'avevo risolto e molto presto sarei tornata a casa sana e salva.
Alzai la testa e contemplai il cielo, nemmeno una stella brillava in quell'oscuro manto, nemmeno la luna riusciva a guadagnare un po' di spazio tra tutte quelle nubi per mostrarsi in tutto il suo pallore.
Quanto avrei dato per un bianco raggio lunare che illuminasse qualcosa, qualsiasi cosa.
Continuai a muovermi sempre tenendo la testa rivolta verso l'alto, in attesa poi di chissà che cosa; ma la mia distrazione non portò a niente di buono.
Non osservai dove misi i miei piedi e qualcosa bloccò il mio cammino.
Sbattei contro l'oggetto e ancora prima che me ne accorgessi mi trovai in una posizione precaria.
Le ginocchia le leggermente piegate, le mani appoggiate su qualcosa di duro e ruvido e la testa rivolta verso l'oggetto.
Mi rimisi in piedi ignorando il dolore alle parti colpite e cercai di scoprire la causa della mia quasi-caduta.
Non potei fare molto affidamento sulla mia vista.
Mi accovacciai, allungai il braccio destro e poggiai la mano su quella strana superficie.
Feci scorrere la mano su quella cosa misteriosa, con i polpastrelli percepii quello che sembrava essere uno spigolo.
Velocemente trassi le conclusioni dell'oggetto sul quale ero inciampata.
Doveva essere una cassa di legno abbandonata lì da qualcuno.
"Per fortuna che non era aperta.
Certo che sprecare tempo così è stata proprio una bella idea, sono bloccata chissà dove e mi metto a giocare a indovinare gli oggetti.
Ottima mossa, Sherlock. "
Mi rialzai in piedi e osservai ciò che si trovava intorno a me, ma il risultato fu solo quelle di vedere ciò che ormai conoscevo praticamente a memoria.
Buio, buio e ancora buio.
Sospirai rassegnata e subito poco dopo fui colta da un rumoroso sbadiglio.
Gettai lo zaino a terra, mi tolsi il cappotto che ancora indossavo e lo misi sopra il contenitore di legno come se fosse un telo, infine mi ci sedetti sopra.
"Spero che questa cassa non sia sporca, mi seccherebbe se il giubbotto nuovo si rovinasse, ha già preso la pioggia e mi è bastato come collaudo."
Poggiai i gomiti sulle ginocchia, mentre le mie mani chiuse a pugno sostenevano la mia testa all'altezza delle guance.
Sospirai nuovamente, non lo avevo mai fatto così tante volte di seguito e di sicuro non in questo modo così deprimente.
Ero da sola, al buio, chissà in quale luogo sperduto, avevo fame, avevo sete, rumori spettrali continuavano a risuonare nell'aria e in giro non c'era anima viva.
"Be', meglio sola che mal accompagnata."
Un proverbio che in quel momento non poteva essere più utile e veritiero.
Mi mancava solamente di incontrare gente strana con ancora più bizzarre intenzioni.
Aprii lo zaino e ci frugai dentro alla ricerca di qualcosa di utile, o interessante, trovai una bottiglietta d'acqua quasi vuota che avevo comprato il giorno prima.
Svitai il tappo, la portai alle labbra e bevvi qualche sorso, aveva uno strano sapore per essere acqua, probabilmente averla lasciata lì dentro non le aveva gioviato.
La chiusi e la riposi nuovamente all'interno dell'oggetto.
Almeno il problema della sete l'avevo risolto, ma ne rimanevano ancora almeno cinque (e ben più gravi) ai quali avrei dovuto trovare una soluzione.
Un particolare che prima non avevo minimamente considerato mi offrì un singolare indizio.
Mi ero tolta il cappotto.
Nonostante fosse notte, e ogni tanto provassi qualche brivido, non avevo così freddo; eppure doveva essere Febbraio e di certo non era uno dei mesi più caldi dell'anno.
Un altro dubbio si insinuò nella mia mente, aggiungendosi alla lista dei numerosi punti interrogativi che avevano cominciato ad aumentare sempre di più da quando ero arrivata in quel bizzarro luogo.
Un altro sbadiglio mi scappò dalle labbra, poi con una mano mi strofinai gli occhi, tutti questi segni volevano chiaramente indicare che ero stanca morta.
Chissà quanto avevo camminato in quel villaggio, facendo su e giù e seguendo persone di soppiatto, non che avessi di meglio da fare, ovvio.
Avevo sonno, ma non potevo addormentarmi.
Non avevo mai dormito in strada e poi chissà cosa mi sarebbe potuto capitare mentre ero incosciente.
Nonostante tentassi in tutti i modi di rimanere sveglia sentii le mie palpebre farsi sempre più pesanti, così come la mia testa non sembrava più capace di restare ferma.
Poi, senza che me accorgessi, mi addormentai.
Quella non fu una notte piacevole.
All'inizio non ricordai nemmeno di aver sognato, ma poi il tempo passò e il mio corpo, o per meglio dire: la mia mente provò strane sensazioni.
Giacevo nel buio, da sola, ma potevo percepire una certa tensione nell'aria.
C'era qualcosa di strano, sembrava quasi che qualcuno mi stesse osservando con occhi gelidi attraverso il mio sogno.
Potei sentire chiaramente la paura crescere in me, addirittura delle ombre sembravano avvicinarsi sempre più.
Si allungarono come se fossero delle mani scheletriche, sfiorandomi la pelle e provocandomi brividi di freddo.
Poi, come erano arrivate, quelle ombre se ne andarono, ridandomi la mia notte senza nè sogni nè incubi.
Il primo rumore che sentii fu l'abbaiare dei cani.
I miei occhi erano ancora chiusi ed io cercai di ignorare quel suono per riuscire a dormire ancora un po'.
Mugugnai qualche parola incomprensibile e mi rigirai dall'altro lato cercando di trovare una posizione più confortevole.
"Stupido materasso, perchè devi essere così scomodo oggi?"
Ormai impossibilitata a riprendere il sonno aprii le palpebre, le sbattei un paio di volte per mettere a fuoco quello che si trovava intorno a me, non appena riconobbi il posto mi tirai su di scatto.
" Non può essere, sono ancora qui.
E così la possibilità che fosse un sogno si è bruciata.
Devo assolutamente capire dove mi trovo però, adesso che è giorno non dovrebbe essere tanto difficile."
Mi alzai in piedi e raccolsi il cappotto che avevo poggiato a terra come lenzuolo per evitare di sporcarmi troppo dormendo sul terreno.
" Un momento... Ma io non mi sono addormentata lì, ero seduta sulla cassa ed è impossibile che sia caduta in quel modo.
Poi c'era il mio cappotto a terra e io ero bellamente distesa lì sopra.
Cosa è successo mentre dormivo?"
Dovevo andare via il prima possibile da quel luogo maledetto.
Cercai lo zaino che doveva essere vicino alla cassa, ma non lo trovai.
- Mi hanno derubata!- esclamai.
Non che lì dentro ci fosse qualcosa di importante, ma chiunque si fosse premurato di mettermi a terra ne aveva approfittato per rapinarmi.
- Ottimo, veramente fantastico.- mi lamentai con un pizzico d'ironia.
- Spero non fosse un maniaco, giuro mi capita tra le mani il colpevole...
E ora cosa posso fare?-
A giudicare dalla luce del sole dai sonori brontolii provenienti dal mio stomaco doveva essere circa mezzogiorno se non più tardi.
In giro si vedevano poche persone, ma tutte erano vestite con dei bizzarri costumi da contadini d'altri tempi.
Alcuni trasportavano oggetti da lavoro, le donne invece ceste piene di vestiti, mentre carri trainati da cavalli passavano per le strade trasportando casse contenenti chissà cosa.
"Certo che qui le ricostruzioni storiche le prendono proprio sul serio.
Ora però ho altri problemi da risolvere."
Avevo intenzione di andare a cercare gli stranieri della sera prima.
Avrei potuto chiedere informazioni al primo passante che capitava, ma c'era qualcosa che mi inquietava in quelle bizzarre persone.
Comincia a girovagare nuovamente per quel villaggio, questa volta però senza il peso dello zaino sulle spalle.
Mi inoltrai nuovamente tra gli stretti vicoli della città, cercando di evitare di incontrare altre persone.
Stavo seguendo una stradina nascosta quando davanti a me vidi una larga chiazza azzurra.
Spalancai gli occhi a quella visione, non potendo nemmeno credere a quello che avevo scoperto.
Un lago sorgeva in mezzo a quelle colline, appena un paio di metri dietro le case della cittadina.
Non mi sarei mai aspettata di trovare una cosa del genere in questo posto.
Osservai attentamente il luogo intorno a me, non sembrava essere un lago particolarmente trafficato; non si vedevano barche, nemmeno delle più piccole, e nessun uomo si trovava sulle sue sponde.
Mi avvicinai di più per dare un' occhiata, leggermente incuriosita dalla mia scoperta.
Arrivai sin sulla riva formata da un sporca sabbiolina e da alcuni ciuffi d'erba che spuntava qua e là.
Cercai di non inzaccherare troppo le mie scarpe, avevo già sporcato la mia giacca e quello mi era bastato.
Mi piegai leggermente e allungai una mano per toccare l'acqua, non appena la mie dita entrarono in contatto con la superficie dell'acqua si crearono delle onde circolari.
"Me l'aspettavo molto più fredda.
Quindi le opzioni sono due: o sono dall'altra parte del mondo rispetto a dove abito io e le stagioni sono invertite, e ciò è preoccupante, oppure... non lo so, ho finito le ipotesi."
Quasi come se fosse stato un movimento automatico mi ero seduta su quella riva a tirare sassolini nell'acqua, un malsano tentativo di sfogare la mia frustrazione.
Ero ancora impegnata in quel gioco da bambini quando udii degli schiamazzi in lontananza, ma decisi di non prestarci troppa attenzione, in quel paese medievale urlavano praticamente per ogni cosa.
Le voci si fecero sempre più vicine, ma non sembravano grida preoccupate o piene di paura come quella della sera precedente, erano più gioiose e spensierate.
Girai la testa per vedere chi erano i loro autori.
Un gruppetto si stava avvicinando alla riva del lago e a giudicare da come erano attrezzati volevano anche farci una sosta.
- Siamo arrivati!- urlò felice un ragazzino dai capelli biondastri, quasi tendenti all'arancione.
- Ah, non vedo l'ora di potermi fare un bagno - disse l'uomo di fianco al giovane.
Entrambi avevano un qualcosa di familiare; dietro di loro potevo scorgere altre figure.
Tra tutti, quelli che catturarono di più la mia attenzione furono coloro che chiudevano il gruppo.
I due formavano una bizzarra accoppiata.
Da una parte un ragazzino vestito di tutto punto in un bizzarro completo blu, al suo fianco invece un uomo dall'aspetto giovanile che indossava un frac nero del medesimo colore dei suoi capelli.
Li osservai con attenzione e curiosità, poi il mio cervello mise insieme tutte le informazioni necessarie e capii dove avevo già incontrato quelle voci e quelle fisionomie.
Avevo trovato i cosiddetti stranieri, a quel punto dovevo solo chiedere e sarei finalmente riuscita a capire cosa stava succedendo.
"La fortuna oggi è dalla mia parte, escludendo il furto, ora devo solo capire come avvicinarli senza sembrare pazza."
Ritornai a tirare sassolini, scoccando ogni tanto qualche occhiata nella loro direzione per vedere cosa stavano facendo, fissarli continuamente sarebbe stato molto più strano.
Si sistemarono lontani da me, mettendo giù quelle che sembravano sdraio, tovaglie e cesti da picnic.
Poco dopo alcuni si gettarono nel lago, indossando degli strani indumenti e cominciarono a schizzarsi l'un l'altro.
"Cosa sono quelle cose che hanno addosso? Pigiami? Chi è che va a fare in bagno conciato in quel modo?"
Stavo criticando quelli che erano i loro costumi da bagno quando qualcuno interruppe i miei pensieri.
- Guardate, c'è qualcun'altro lì! Pensavo fossimo gli unici.- gridò il ragazzo indicandomi con una mano mentre si apprestava ad uscire dall'acqua.
Gli rivolsi un sorriso leggermente imbarazzata.
- Finny!- lo rimproverò una ragazza dai capelli rosso scuro.
- Perché?! Non ho detto niente di male.- rispose con aria innocente.
Mi ispirava una certa simpatia con il suo atteggiamento spensierato, probabilmente tutti gli altri si erano già accorti della mia presenza, ma solo lui l'aveva fatta notare.
Poi tirarono fuori del cibo dall'aspetto delizioso dal cestino da picnic e vedendo tutte quelle prelibatezze il mio stomaco si lamentò di non poterne avere nemmeno una.
"Direi che ho perso abbastanza tempo, ora vado lì e chiedo."
Mi tirai in piedi e non feci in tempo a compiere un passo che notai un gruppo di uomini correre lungo la strada di fianco alla riva mentre le loro righe echeggiavano nell'aria.
- L'abbiamo preso!-
- Il cane disobbediente è stato preso.-
- È il cane di James! Sta per essere punito!-
- La punizione sta per iniziare!-
"Ancora questa storia?
Adesso però voglio vederci chiaro, sono stufa marcia di questa situazione."
All'udire quelle frasi anche i quattro occupati a mangiare e il ragazzo seduto sulla sdraio si alzarono in piedi.
Si vestirono in tutta fretta e dopo essersi scambiati qualche parola si diressero nella direzione che avevano preso i tipi di prima.
Determinata a non perderli di vista e intenzionata a mettere fine a tutta quella pagliacciata mi misi a seguirli ancora una volta.
Non fui silenziosa e non mi nascosi nemmeno come avevo fatto in precedenza, stavo semplicemente un paio di metri dietro di loro.
Il ragazzino dai capelli scuri doveva però essersi accorto della mia presenza (cosa non difficile) e mi scoccò un'agghiacciante occhiata con il suo occhio color zaffiro.
Nonostante fosse più piccolo di me aveva un'aria intimidatoria, forse era a causa di quella benda sull'occhio prima non avevo notato, ma che mi portò a chiedere che cosa nascondesse; alla fine riprese a ignorarmi e io mi sentii sollevata, aveva qualcosa di strano che mi metteva in allerta.
A passi svelti, quasi di corsa, percorremmo un sentiero in salita che portava fino alla cima di una collina dove si trovava una palizzata circolare.
I rintocchi delle campane del villaggio echeggiavano nell'aria ed io feci fatica a capirne il motivo, non poteva certo essere per la storia dell'animale.
Una folla urlante e armata di falci per il grano, bastoni e altri strumenti era radunata intorno a un branco di cani intenti a combattere e a mordere un altro della loro specie.
Nonostante fossi in fondo riuscii vedere ciò che stava succedendo e provai sentimenti contrastanti, ero sempre più convinta di essere finita in posto abitato da matti.
I presenti incitarono sempre di più quei combattenti con urla e grida incomprensibili, alzando e agitando i pugni o qualsiasi cosa che tenevano in mano.
All'improvviso un potente urlo pieno di dolore si levò dal ragazzo dai capelli ramati.
-NON VI FA PENA?!-
Poi il giovane cominciò bruscamente a farsi strada attraverso la folla che lo guardava atterrita fino ad arrivare nella zona di lotta.
Con rabbia e una forza sovrumana sradicò dal terreno un grosso paletto e lo utilizzò per cacciare i cani che stavano aggredendo in massa l'altra bestiola.
Subito dopo aver compiuto il gesto i suoi amici lo raggiunsero, ma furono accerchiati dalla massa di persone con aria minacciosa.
Io invece ero rimasta ferma, senza fare niente mentre accadeva tutto quello.
Non sapevo cosa fare.
Non riuscii più a seguire la scena, la folla si era stretta intorno agli stranieri e mi impediva la visuale.
Le parole pronunciate però non promettevano niente di buono, parlavano di cani insolenti e di... punizioni.
Il loro modo di esprimersi mi fece gelare il sangue nelle vene e sentivo che tra qualche momento sarei crollata dalla tensione.
Quando udii lamenti di voci conosciute mi preoccupai.
Aggirai quella massa cercando un posto che mi permettesse di capire cosa stava succedendo, ma l'immagine che mi si presentò davanti mi provocò un moto di rabbia.
Il ragazzo con la benda aveva delle catene ai polsi che lo intrappolavano al muro di pietra dietro di lui, i suoi amici invece erano legati a un palo e un cane sanguinante giaceva a terra poco lontano.
Per essere un gioco si stava esagerando ed era fin troppo pericoloso.
L'uomo che avevo incontrato la sera precedente si stava rivolgendo al ragazzo, ordinandogli di lasciare in pace il suo villaggio.
A quel punto non ci vidi più, la rabbia, la frustrazione e tutti gli avvenimenti negativi di quelle giornate presero il sopravvento.
Spintonai coloro che si trovavano di fronte a me, addirittura arrivando a fare cadere uno della prima fila.
Quell'azione portò l'attenzione di tutti su di me.
Con grandi falcate arrivai al centro di quello scrauso anfiteatro, posizionandomi davanti al corvino in catene e distante dall'uomo con le folti basette che lo stava minacciando che riconobbi come Lord Barrymore
Quest'ultimo mi scrutò con sguardo scettico e si rivolse a me in tono arrogante.
- Un'altra straniera! E tu chi saresti? Un altro minuscolo Chihuahua come questo qui?-
Non mi trattenni e gli rovesciai addosso tutto quello che mi veniva in mente.
- Non ho idea di che ruolo abbia lei in tutto questo e sinceramente non mi interessa, so solo che ha un enorme problema con i cani che dovrebbe risolvere con qualche specialista.
Così come non ho idea di che razza di posto sia questo.
Ma sappiate che siete dei pazzi, sia se questo è il vostro gioco, il vostro modo di "divertirvi", sia se non lo è. Siete arrivati a incatenare un ragazzino al muro, vi sembra un comportamento normale?!- gridai l'ultima frase, ormai ero giunta allo stremo, non riuscivo nemmeno a pensare ad altre argomentazioni.
- A quanto pare abbiamo un altro cane cattivo! Ora imparerete subito cosa succede a chi mi disobbedisce!-
I cani che ringhiavano di fianco a lui non promettevano niente di buono.
- Andate!- e con quest'ultima esortazione del Lord gli animali corsero verso di noi con intenzioni tutt'altro che amichevoli.
Eravamo tutti spacciati.
Nemmeno il tempo di battere le palpebre che una massa scura comparì davanti a me e sconfisse le bestie nel giro di pochi secondi.
Dovetti ricredermi, quella non era la mia fine.
Angolino dell'autrice fantasma
Sì... ehm... sono viva e non ho intenzione di lasciare questa storia, solo che con le vacanze ho avuto diversi problemi a scriverla dato che non ho avuto accesso alle mie fonti e volevo evitare errori di trama.
Comunque sappiate che so già come andrà a finire, percui...
In ogni caso fatemi sapere se il capitolo vi è piaciuto e soprattutto ditemi se i caratteri dei personaggi vi sembrano a posto.
Ci si vede al prossimo capitolo.
Ciaoo!
N.B. scusate ma ho avuto un inspiegabile problema con il capitolo e quindi ho provato a ripubblicarlo.
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