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Capitolo 7

Non appena misi piede in casa mi lasciai sprofondare sul divano e sospirai pesantemente, mi sentivo stanco sia fisicamente che mentalmente. Tutta quella faccenda mi stava sfinendo e ancora ne sapevo così poco...

Chiusi gli occhi e tentai di rilassarmi, senza successo: il suo volto, la sua voce, i suoi occhi...tutto di lui era tornato a tormentarmi. Mi sentivo un po' come un liceale alla sua prima cotta, pieno di ormoni in subbuglio che faticavo a controllare. Io avevo superato da un pezzo quella fase eppure ogni volta che, chiudendo gli occhi, me lo ritrovavo davanti la mia mente contorta partoriva pensieri che lasciavano molto a desiderare; infatti quando riaprivo gli occhi per cercare di eliminare quelle immagini dai miei pensieri mi sentivo invece sempre più bramoso di averlo lì con me, tra le mie mani, e mi davo dello stupido per ciò.

Sospirai nuovamente e scossi la testa, riuscendo a far scomparire non si sa come quei pensieri, poi lentamente scivolai tra le braccia del sonno senza nemmeno rendermene conto.

Mi piacerebbe poter dire che feci sogni tranquilli ma, bé, ormai era da un paio di giorni che non accadeva e nemmeno quella volta fece eccezione:

Sbattei le palpebre un paio di volte e mi ritrovai nella stanza più sfarzosa e sontuosamente arredata che avessi mai visto: i mobili erano in mogano scuro, intagliati e dipinti con motivi floreali vivaci, le pareti erano quasi interamente ricoperte da specchi nei quali però, stranamente, non riuscivo a vedermi riflesso, ed esattamente al centro si trovava un enorme letto a baldacchino coperto da lenzuola rosse e dorate.

Appariva un po' tutto sfocato, come se fosse lontano ma allo stesso tempo incredibilmente vicino...o forse ero solo io che non riuscivo bene a mettere a fuoco la stanza.

Mi guardai attorno, girando su me stesso. Avevo la sensazione di conoscere quel luogo ma non ricordavo in quale occasione avessi avuto modo di vederlo.

Mi arrestai all'improvviso nell'accorgermi della presenza di qualcun altro; aveva già avuto il tempo di attraversare la stanza e sedersi con eleganza sul grande letto. Si trattava di un uomo, non fui in grado di vedere chiaramente il suo viso però ebbi l'inequivocabile sensazione di sapere già chi fosse, anche se, paradossalmente, non riuscii ad associare la sua persona a nessuno che avessi già incontrato: il suo volto possedeva tratti spigolosi e ben marcati, le labbra sottili erano tirate in una linea rigida e gli occhi, scuri come una notte senza stelle, inespressivi. La sua postura impeccabile e controllata rimase tale anche quando si alzò in piedi e camminò fino a raggiungere un angolo dell'enorme stanza, dove c'era una piccola culla nera. Si chinò sopra di essa e tornò su con un neonato in lacrime tra le braccia.

Corrugai la fronte, perplesso, perché mi accorsi di non udire il suo pianto eppure il neonato piangeva disperato. L'uomo non riusciva a farlo smettere e stava perdendo visibilmente la pazienza, mi accorsi che gli stava parlando perchè vidi le sue labbra muoversi senza però che alle mie orecchie giungesse nulla.

Portai le mani su di esse e le massaggiai, credendo di essere improvvisamente diventato sordo, vi schioccai poi le dita vicino. Il suono prodotto da esse lo sentii nitidamente quindi non mi spiegavo per quale motivo quelle due persone invece non riuscissi a sentirle. Era come guardare un film in televisione togliendo il volume.

L'uomo perse del tutto la pazienza e rimise molto sgarbatamente il neonato nella culla, massaggiandosi le tempie mentre lo guardava con occhi assassini.

Come si poteva trattare un bambino così piccolo in quella maniera?

Mi avvicinai per difendere quella creatura innocente - Ma come si permette di trattarlo così?! - gridai indignato, ma dalla mia bocca non uscì alcun suono.

Portai una mano alle labbra, sconvolto, e tentai nuovamente di parlare constatando il ripetersi della scena di poco prima.

L'uomo parlò nuovamente, stavolta le sue parole le udii in modo forte e chiaro - Tsk, feccia proprio come tua madre... Se non mi fossi utile per i miei piani a quest'ora saresti già a farle compagnia - la sua voce era sprezzante e intrisa di cattiveria; non sapevo per quale motivo ma odiava già a tal punto quel neonato e la cosa riuscì solo a farmi ribrezzo.

Dopodichè lo guardai uscire dalla stanza velocemente come era entrato.

Feci una smorfia e mi avvicinai cautamente alla culla, desideroso di provare a calmare quel piccolino, ma ciò che vidi mi fece arrestare bruscamente ad un nulla da essa: il bambino non appena mi aveva visto si era subito calmato e si era messo ad osservarmi curioso con i suoi occhioni blu. Quel blu era innaturale, riempiva tutto l'occhio, pupilla compresa, e per me inconfondibile. Avevo visto così tante volte nella mia mente quel colore che fui sicuro di non essermi sbagliato: era lo stesso colore blu che avevano gli occhi di quella donna misteriosa nella cella e quel bambino, con tutta probabilità, era suo figlio...

Mi svegliai di scatto, ansimavo pesantemente ed ero sudato. Mi sentivo stanco e spossato come se avessi corso una maratona di dieci kilometri, invece avevo dormito sul divano di casa mia per tutto il tempo.

Scossi la testa e decisi di alzarmi e raggiungere il bagno al piano di sopra, mi tolsi la maglia e mi rinfrescai sia il corpo che il viso accaldato poi rimasi a contemplare il mio riflesso allo specchio, come se potesse mettersi a parlarmi all'improvviso e donarmi tutte le risposte che cercavo.

Cosa sono tutti questi sogni strani? Chi sono quelle persone?

Sentivo che esse avevano fatto parte della mia vita, ne ero stato sicuro già dalla prima volta che avevo sognato quella donna e quel nuovo sogno stava contribuendo a confermarmelo. Solo, per quanto fossi sicuro di ciò, continuavo a non sapere chi fossero...

Sussultai quando fui riportato bruscamente al presente dal trillare del campanello, mi passai una mano sul volto e scesi al piano di sotto velocemente andando ad aprire la porta.

Rimasi spiazzato nel ritrovarmi davanti Axel, mi osservò con uno sguardo strano, esaminandomi da capo a piedi esattamente come se mi stesse guardando davvero per la prima volta eppure non era la prima volta che ci incontravamo. Solo dopo aver seguito la direzione del suo sguardo avevo capito: ero ancora a torso nudo.

Arrossii violentemente e mi feci da parte per farlo entrare, precipitandomi immediatamente verso le scale con l'intenzione di correre al piano di sopra per prendere una maglietta da indossare.

Mentre salivo lo sentii ridere - Ti sei dimenticato che sarei venuto stasera, vero? -

-No! È che mi sono addormentato e ho perso la cognizione del tempo. Tu intanto accomodati pure, io torno subito! - dissi per poi sparire dalla sua visuale, raggiunsi la mia camera e afferrai al volo una maglia a caso per poi indossarla con un sospiro sonoro.

Mi tastai le guance, rosse per l'imbarazzo, e sospirai di nuovo.

È appena arrivato e già fai figure del genere, continua così Sam! Di questo passo non ti dirà niente prima del prossimo secolo!

Quando tornai giù lo trovai seduto sul divano con le gambe accavallate, si guardava attorno come un cucciolo smarrito. Era a disagio ma allo stesso tempo osservava tutto con curiosità.

Probabilmente l'ultima volta che era venuto a casa mia era stato troppo impegnato a mettermi in soggezione per accorgersi di tutto il resto...ed io troppo preoccupato per rendermi conto che, effettivamente, la sua bellezza era unica e particolare. Disarmante...

Mi soffermai maggiormente ad osservare i suoi occhi, ogni volta me ne sentivo rapito e la sensazione di essere appena caduto in una trappola mortale si fece di nuovo largo in me, ma ancora una volta la ignorai.

-Dunque, vuoi qualcosa da bere?- chiesi, nel vano tentativo di smorzare il silenzio imbarazzante che aleggiava nella stanza.

Lui scosse il capo, guardandomi curioso ma ancora intimorito. Nei suoi occhi vidi chiaramente la paura, si mischiava al rosso sangue delle iridi per poi trovare la via verso il suo cuore.

Non mi resi conto di star trattenendo il respiro finché non sentii i polmoni esigere aria, in fiamme, solo allora mi concessi di tornare a respirare normalmente.

-La mia bellezza ti lascia addirittura senza fiato? - mi domandò ridendo appena mentre si alzava, poi si avvicinò.

Si, avrei voluto rispondere ma non lo feci. Mi limitai ad osservarlo nel più completo silenzio per qualche secondo - Okay ragazzino, te lo concedo, sei passabile ma ora non montarti la testa- risposi, soffocando quella parte molto poco razionale di me che avrebbe voluto rispondere tutt'altro.

Axel scosse la testa ridendo, forse, dopotutto, nemmeno lui era riuscito a credere sul serio alle mie parole. Tornò a sedersi ma subito dopo il suo sguardo era di nuovo puntato su di me - Voglio rivelarti una cosa, Sam: è il tuo istinto la risposta. E' lui a farti provare questa improvvisa attrazione per me ed è anche molto difficile da reprimere e tenere a bada, non te ne libererai facilmente - disse con voce tranquilla.

Sembrava essere tutto così naturale per lui ma per me non lo era affatto. Coltivavo ancora la speranza che tutto ciò fosse frutto di un'allucinazione o magari un sogno ad occhi aperti, un incubo dal quale non esisteva la parvenza di un risveglio.

-Tutto ciò è assurdo... - sussurrai passandomi una mano sul volto, completamente incapace di credere alle sue parole. Sapevo che aveva ragione in fondo, su ogni cosa, ma era troppo da digerire insieme per me, che ero sempre stato scettico nel credere in qualsiasi cosa. - Non capisco, non mi sono mai sentito così... Come può essere possibile?- sospirai, poi corrugai la fronte -Come fai a conoscere il mio nome? Io non te l'ho mai detto -

-Ti ho sentito mentre lo dicevi a Liam, il barista del locale, comunque questa è una cosa irrilevante - disse liquidando la questione con un gesto della mano - Voglio rispondere alla tua prima domanda. Vedi, i demoni, così come gli angeli neri, sono creature antiche e potenti...esistevamo già da secoli quando gli uomini vennero creati dalle mani di Dio. Eravamo, e siamo tutt'ora, creature governate dall'istinto; un istinto che, nella maggior parte dei casi, sfociava nell'odio...che a sua volta era il movente che ci spingeva combattere tra di noi, fino ad annientarci tutti, e ad annientare tutto ciò che si metteva sulla nostra via. Per questo Lui pensò bene di sostituirci con gli uomini, anche se devo dire che non si sono rivelati essere così tanto migliori di noi, e quando Lucifero, il Signore delle Tenebre in persona, fu scacciato dal Paradiso gli angeli che lo avevano sostenuto, gli angeli neri, caddero insieme a lui. Fummo esiliati, angeli e demoni, e relegati con lui in... - si interruppe, esitando.

-Dove?- chiesi, ormai completamente assorbito da quella storia. Sembrava la trama di uno di quei romanzi urban fantasy che tanto adoravo leggere, infatti ero stato da subito stregato da quel racconto.

-In un altro posto- scrollò le spalle - Comunque, noi demoni ci nutriamo di anime e la tua anima ha un buon odore- disse di colpo, sorridendomi con fare malizioso.

Inarcai un sopracciglio. All'improvviso non sapevo se dovessi ridere per la sua espressione tanto seria oppure iniziare ad avere veramente paura che potesse accadermi qualcosa di brutto.

Axel scoppiò a ridere, togliendomi da quell'impaccio, e la tensione che avevo accumulato si allentò di botto, lasciandomi stordito forse ancora più di prima.

La sua risata...era irritante ma, nonostante questo, mi rimase in testa. Cercai di non arrossire nel constatare, con sorpresa, di adorare quel suono tanto delicato.

-Stavo scherzando. Siamo diversi da come ci immaginano gli umani, te l'ho detto -

Scossi la testa e sbuffai, guardandolo male. Presi posto vicino a lui sul divano, massaggiandomi le tempie. Il mal di testa stava tornando a farmi compagnia, mi stava distruggendo e non ne potevo più. Lui sembrò notarlo.

-Sei agitato, lo capisco. Non è facile accettare una cosa del genere, o almeno immagino che non debba esserlo per qualcuno che, fino a qualche giorno fa, non ne sapeva assolutamente nulla - sussurrò.

Cavolo se aveva ragione! Per me da quando lo avevo conosciuto era stato tutto un susseguirsi di incubi, segreti, storie assurde, volti sconosciuti ma che sapevo di aver già visto e amato...anche odiato forse. Il punto però era un altro. Il punto era che tutta quella faccenda mi stava facendo impazzire!

Mi passai una mano tra i capelli scuri, tirandoli appena all'indietro con le dita, prima di sospirare rumorosamente ed abbandonarmi contro lo schienale del divano - Hai ragione, infatti ancora non riesco ad accettare un bel niente! Mi sembra di essere diventato all'improvviso il protagonista di uno di quei romanzi che leggo sin da quando ero bambino! Una cosa è leggere di quelle avventure, però tutt'altra cosa è...scoprire che, dopotutto, non tutte quelle storie potrebbero essere state frutto della fantasia di uno scrittore - farfugliai.

Lui aggrottò la fronte, osservandomi con fare confuso - Romanzi...?-

-Sono racconti che...- iniziai a dire per poi sospirare - Lascia stare! -

-Va bene- scrollò le spalle - Però, Sam, ti assicuro che quello che ti ho detto non me lo sono inventato. È la realtà, è storia. È la nostra storia...-

-Axel, ti giuro che ci sto provando ma più andiamo a fondo in questa cosa e più mi sembra di star impazzendo! Insomma...demoni, angeli neri, Dio, Lucifero, guerre per il potere! Non sono esattamente quel genere di argomenti che potresti affrontare in una normalissima chiacchierata perché, bé, non c'è assolutamente nulla di normale in tutto ciò! È una pazzia! - sbottai tornando a tirarmi i capelli, stavolta forte, pensando che forse il dolore mi avrebbe aiutato a schiarirmi la mente e a non impazzire del tutto. - Mi scoppia la testa... - ammisi infine in un sussurro appena udibile.

Mi guardò preoccupato, nei suoi occhi stavolta riuscii a leggere perfettamente che lo fosse. Era come se, attraverso i suoi occhi, fosse in grado di comunicare più di quanto lo fosse a parole.

Gli occhi sono lo specchio dell'anima

Mai come in quel momento avevo sentito di riuscire a comprendere a pieno il significato di quelle parole, parole che avevo sempre pensato essere parte di una di quelle frasi fatte che potevano andare bene in tutte le occasioni.

I suoi occhi, invece, erano realmente in grado di mostrarmi la sua anima.

Axel posò una mano sulla mia spalla, che strinse delicatamente con le dita, spingendomi a posare lo sguardo sul suo volto. Lo trovai ancora più bello in quel momento, così preoccupato per me, ma non glielo dissi. Sarebbe stato imbarazzante - Facciamo così, basta per oggi. Prenditi qualche giorno per... "assimilare" tutto quanto, poi quando sarai pronto continueremo a parlare, va bene? - disse guardandomi negli occhi.

Annuii semplicemente, non riuscendo a dire nulla. Lo guardavo e desideravo solo stringerlo a me, baciarlo come se non ci fosse un domani e dimostrare al mondo che era mio...ma lui non era mio dannazione! Scossi la testa e abbozzai un sorrisetto imbarazzato, poi mi alzai dal divano - Bé, vieni, ti faccio vedere la tua camera-

Mi seguì al piano superiore e camminammo insieme lungo il corridoio, superando di un paio di porte quella della mia stanza.

Ci fermammo ed aprii per lui l'ultima porta, poi mi feci da parte e lo osservai entrare e guardarsi attorno di nuovo con curiosità.

Sembrava un bambino quando aveva in faccia quell'espressione e per me fu inevitabile sorridere leggermente.

Si voltò a guardarmi - È carina, grazie- disse per poi raggiungermi sulla soglia della porta e scrutarmi con attenzione.

-Che c'è? - Inarcai un sopracciglio, guardandolo a mia volta.

Scosse la testa - Niente. Buonanotte - disse, salutandomi in fretta per poi chiudermi letteralmente la porta in faccia.

Sospirai profondamente e decisi di tornarmene in camera mia. Mi distesi sul letto e restai a contemplare il soffitto bianco per diversi minuti, immerso nel silenzio più totale. Tutta quella storia mi sfiniva ma al tempo stesso non riuscivo a smettere di pensarci in ogni istante.

Avrei voluto, posso assicurarvelo questo, ma il mio cervello ormai viaggiava da solo, veloce come un treno allo sbando, e non riuscivo a fermarlo!

Mentre, per quella che forse era la milionesima volta, i miei pensieri tornavano a soffermarsi su ciò che era accaduto poco prima il cuore prese a martellarmi con ritmo impetuoso nel petto. Sembrava impazzito, così all'improvviso, ma in realtà sapevo bene cosa era stato capace di animarlo: un paio di occhi rosso vermiglio che, anche nei momenti di peggiore sconforto come quello, emergevano puntualmente dal mio inconscio.

Non sapevo per quale motivo ma ogni volta che li vedevo il mio cervello andava in tilt, non sapevo spiegarmi quel mio desiderio di voler tenere a tutti i costi quel ragazzo al sicuro né sapevo spiegare per quale ragione in particolare gli avessi proposto di venire a vivere con me, in modo che lo fosse sul serio.

Avevo bisogno di tutte le informazioni che fosse stato disposto a rivelarmi, è vero, però non era altro per me se non un estraneo...

Axel aveva collegato ogni cosa all'istinto ma, a parer mio, non si trattava solo di istinto; c'era qualcos'altro che si agitava dentro di me oltre all'istinto che ormai avevo imparato a conoscere.

L'istinto era un qualcosa di primordiale ed animalesco, un qualcosa di così impetuoso da risultare incontrollabile.

L'istinto era quella vocina che mi sussurrava come un tarlo nella testa di prenderlo e farlo mio, di farlo soffrire ed implorare pietà quando mi sfidava con quel suo fare irriverente...e di non lasciarlo andare.

L'istinto era quella forza devastante che da sempre aveva spaventato tutti quelli che mi stavano vicino, me compreso. Lo avevo finalmente capito.

L'istinto era la forza, quella forza che mi avrebbe condotto alla pazzia e alla distruzione totale di me stesso.

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