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Capitolo 5

Quella notte non riuscii a chiudere occhio, immagini e parole continuavano, perfide, a tormentarmi perciò un paio d'ore prima del sorgere del sole ero già fuori dalle coperte, intento a vestirmi.

Uscii di casa e mi immersi nelle vie ancora addormentate della città, a quell'ora, logicamente, non c'era anima viva in giro; l'aria fredda della notte e il silenzio che aleggiava per le strade funzionarono come un antidolorifico per le mie tempie pulsanti.

Camminai a lungo, per ore, fin quando non fece giorno e mi ritrovai a passare lungo la via in cui si trovava quel locale strano. Ciò che avrei voluto fare quando, la sera prima, quel ragazzo era scomparso misteriosamente non aveva ancora abbandonato i miei pensieri: lo avrei incontrato nuovamente e, finalmente, avrei ottenuto tutte le risposte di cui avevo bisogno.

Non aveva alcun diritto di sganciare una bomba del genere, di dirmi che secondo lui non sono umano, e poi scomparire senza darmi la possibilità di capire!

Forse lui avrebbe potuto spiegarmi anche cosa significava quel sogno assurdo che avevo fatto, un sogno che sembrava più che altro essere simile a un ricordo; un piccolo sprazzo di una vita che, però, non avevo memoria di aver vissuto. Quella voce, il nome che mi aveva affibbiato, il suo sorriso e lo sguardo che mi aveva rivolto...così pieno d'amore...tutto faceva parte di una scena dolorosa radicata a fondo dentro di me.

La sentivo nell'anima così come sentivo anche che quella donna era stata una parte molto importante del mio cuore.
Non sapevo spiegarmi in che modo tutto ciò fosse possibile ma sapevo che quell'enigma doveva essere risolto alla svelta. Avevo il diritto di esigere risposte, risposte chiare che non lasciassero più spazio ad alcun dubbio.

Incoraggiato da quei pensieri, varcai la porta del locale per poi guardarmi attorno con attenzione. Ero deciso a trovarlo. A quell'ora del mattino, però, anche lì dentro sembrava essere deserto; c'era solo il barista che stava finendo di pulire i bicchieri di una serata sicuramente movimentata. Mi avvicinai e mi schiarii la voce -Salve...-

Lui alzò gli occhi per pochi secondi, giusto il tempo di individuarmi, poi tornò a concentrarsi su ciò che stava facendo -Cosa vuoi? Il locale è chiuso a quest'ora, non lo sai?-

-Non importa, voglio solo un'informazione- gli dissi senza stare a fare tanti giri di parole -Quel ragazzo dagli occhi rossi che sfidava la gente a mettergli al collo una specie di collare, sai dove sta?-

A quel punto alzò di nuovo gli occhi su di me e smise di asciugare il bicchiere che aveva in mano. Ero riuscito a catturare completamente la sua attenzione -Chi sei tu che vuoi saperlo?- chiese con calma apparente.

-Questo non ti riguarda. Ho solamente bisogno di parlarci, per favore-

-Bè, a meno che tu non mi dica chi sei e cosa vuoi davvero da lui non mi riguarda nemmeno il fatto che tu voglia sapere dove trovarlo- ribattè con voce impassibile mentre mi studiava con quegli occhi scuri che si ritrovava.

Esteticamente, nell'insieme, era un bel ragazzo: aveva i lineamenti del volto decisi e le labbra carnose, i capelli di un biondo quasi dorato ma, come tutte le persone che avevo visto frequentare quel locale, aveva anche un non so che di strano ed inquietante.

Sbuffai sonoramente -Mi chiamo Sam, sono un suo amico. Si è dimenticato una cosa a casa mia e volevo riportargliela e parlargli, di cosa devo parlargli però non sono affari tuoi davvero. Contento? Adesso, gentilmente, potresti dirmelo?- cercai di contenere il fastidio e di non infonderlo nella voce ma, come sempre, non riuscivo a trattenermi facilmente.

Non mi credeva, glielo lessi in faccia e nel gelido sguardo torvo che mi riservò, e per tanto si ostinava a non parlare.

Stavo per perdere la pazienza e dirgliene di tutti i colori ma la voce mi morì in gola quando, dal retrobottega del locale, vidi spuntare proprio il ragazzo che stavo cercando. Sembrava diverso, o forse era solo a me che, stranamente, appariva attraente; i suoi occhi rossi mi osservarono in maniera dannatamente sensuale mentre, con passo felpato, si avvicinava al barista. Posò una mano sul suo braccio e gli sussurrò all'orecchio qualcosa che non riuscii a sentire, poi tornò a guardarmi e mi fece cenno di seguirlo.

Mi condusse in un luogo appartato ma oltre a questo non riuscii a distinguere nulla, lì dentro il buio era quasi assoluto -Che cosa sei venuto a fare qui?- mi chiese, prendendo posto su di un divanetto che notai esserci solo in quel momento. Indossava dei pantaloncini neri, corti, coperti quasi totalmente da una felpa decisamente troppo grande per lui, nera anch'essa. Il mio sguardo cadde sulle sue gambe, la pelle era di un colore latteo, candida come la neve appena caduta. Quel ragazzo non sarebbe potuto essere umano nemmeno per sbaglio...

Riportai lo sguardo su di lui, controvoglia. Lo trovai intento a lanciarmi un'occhiataccia assurda, segno che forse si era accorto che gli stavo fissando le gambe. Mi ricomposi e mi sporsi verso di lui -Se sai qualcosa su di me che io non so, e so che lo sai, dimmelo. Cosa significa che sono un angelo nero?- chiesi, sentendomi inspiegabilmente un po' stupido nel farlo.

Lo vidi rabbrividire leggermente e distogliere lo sguardo. Forse aveva timore di me o forse si trattava di altro, magari voleva solo nascondermelo. Il pensiero mi fece innervosire e stavo giusto per aprir bocca per farglielo, sarcasticamente, notare quando lui mi precedette donandomi finalmente una risposta -Significa esattamente che tu, caro mio, sei un angelo nero e forse nemmeno uno qualunque. La tua aura è potente... Ma non importa! La tua razza non è stata capace di far altro che crearmi problemi, sia a me che ai miei simili! - lo disse con un tono di voce carico di rancore, guardandomi con astio.

Quella risposta riuscì solamente a confondermi di più -Non riesco a capire. Mi stai accusando di aver fatto qualcosa? Non so nemmeno chi sono questi angeli neri, o quello che è! Io non...- Mi interruppi all'improvviso, era bastato un solo sguardo. Capii che aveva ancora molte cose da dirmi così rimasi in silenzio, lasciandolo parlare.

-Gli angeli neri sono esseri potenti, angeli che, dopo la caduta, si sono schierati dalla parte di Lucifero. Io sento, so, che tu sei uno di loro... Solamente un angelo nero possiede il potere necessario a mettermi la collana e il fatto che tu ci sia riuscito dimostra che non sei umano. Sei un angelo nero- disse con estrema lentezza, come per assicurarsi che le sue parole mi fossero rimaste bene impresse nella testa. Credetemi, aveva fatto centro! Quelle parole avrebbero continuato a tormentarmi per il resto della mia esistenza...

Sembrò essere tremendamente frastornato mentre si passava una mano tra i capelli scuri; mi fu palese all'improvviso il suo voler tenersi il più possibile lontano da me.

-Quindi mi stai dicendo che sono una sorta di cosa con le ali?- chiesi sorpreso, ma non così tanto come avrei dovuto essere. Non volevo crederci però, dentro di me, sentivo che quelle non erano menzogne. Ogni volta che gli stavo vicino, che parlavamo soltanto, sentivo come un qualcosa ribollirmi dentro: era forte e quasi selvaggio...e ne avevo paura.

Il ragazzo fissava un punto non precisato della stanza, come se fosse alla ricerca di un qualcosa che però non esisteva o che i miei occhi non riuscivano a vedere.

Lui aveva le risposte che cercavo, ed era assurdo! Un ragazzo che non avevo mai visto mi conosceva più di quanto non mi conoscessi io stesso...

-Angelo nero, non cosa con le ali. Io, invece, sono un demone, una delle razze primarie che quelli come te cercano di distruggere per sete di potere e dominio-

-Cosa?!- sbottai a quel punto e scossi la testa, passandomi una mano sulla faccia per cercare di riprendermi -No senti, non è possibile, o sono io ad essere impazzito o sei tu ad essere sciroccato, non c'è altra spiegazione!- già mentre pronunciavo quelle parole, però, sapevo che non era affatto così...lo avevo saputo fin dall'inizio, del resto.

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo ed accavallò le gambe, gesto che attirò subito il mio sguardo, scocciato -Senti, se vuoi crederci o meno non mi riguarda. Mi hai chiesto delle risposte ed io te le sto dando! Non sono pazzo quindi smettila di dirlo o potrei anche decidere di andarmene e non spiegarti più nulla-
Riportai in fretta lo sguardo sul suo volto, sconvolto più dai pensieri che mi avevano attraversato la mente nel guardare le sue gambe quasi nude che dalle sue parole. Mi schiarii la voce -Si, è vero, potresti ma so che non lo farai. Per qualche strana ragione hai paura di me e quando hai paura fai tutto ciò che ti dico di fare- dissi con un ghigno disegnato sulle labbra, che però poi scomparve.

Già...ma perché ha così paura di me? Questi angeli neri più che angeli sembrano essere mostri. Cosa mai può aver fatto quella gente a questo ragazzino?

Mentre lo osservavo muoversi a disagio sul divanetto, in silenzio, quella domanda continuò a ronzarmi nella testa. Volevo sapere, sapere e capire, ma avevo speranze vaghe che su quello, anche se sotto minaccia, avrei ricevuto risposta.

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