Capitolo 10
Alla fine avevo scoperto che quella cosa nera e densa, nella quale Axel mi aveva trascinato a forza, era una sottospecie di portale interdimensionale. Mi spiegò che quel genere di portali veniva comunemente chiamato "Incubus" ma poi non aggiunse altro a riguardo, io però ebbi il sospetto che dell'altro ci fosse.
Forse non ritenne fondamentale rivelarmelo, non saprei, e di certo io non gli chiesi nulla; ero più preoccupato dal fatto che eravamo capitati nel bel mezzo di una strana foresta. Quel luogo possedeva un certo qualcosa di sinistro, un fascino spettrale che fu capace di incantarmi mentre, avanzando adagio, giravo su me stesso per poter osservare minuziosamente ogni angolo e cespuglio. Una nebbiolina bianca si alzava lentamente da terra, arricciandosi in fumose spirali, fino a raggiungere le radici nodose degli alberi e inerpicarsi successivamente su per i tronchi color carbone. Non un alito di vento osava smuovere le chiome voluminose, così fitte e prossime tra loro da rendere quasi impossibile alla luce del sole di penetrare nel territorio sottostante e dissipare quel gelo carico d'umidità che impregnava l'aria.
Non mi ero nemmeno reso conto che avesse fatto giorno, a dire il vero: il tempo in quel posto sembrava scorrere diversamente.
-Sam, andiamo!-
La voce di Axel arrivò debolmente alle mie orecchie, un sussurro che in quel silenzio tombale sentii nitidamente, e solo allora mi accorsi di essermi fermato mentre lui invece continuava a camminare. Mi voltai a guardarlo ma fu un un grave errore perché, per un istante, il fiato mi rimase bloccato in gola: avevo completamente declassato, accantonato, scordato l'abbigliamento seducente del ragazzo finché non me lo ero ritrovato sbattuto con prepotenza davanti agli occhi.
La bocca mi diventò improvvisamente asciutta e i miei pensieri presero per l'ennesima volta a vagare per conto loro, senza che potessi fare alcunché per impedirglielo. Spesso mi sorprendevo io stesso della direzione che prendevano quando gli ero accanto e, tutt'ora non mi spiego come facesse Axel ad accorgersene sempre quando accadeva.
-Ti vuoi muovere?!- sbottò spazientito, facendo sì che mi riprendessi. Lo osservai posarsi le mani sui fianchi, intanto che un'espressione torva si andava a dipingere sul suo volto -La Foresta Nera è un territorio neutrale ma non siamo ancora al sicuro, quindi vedi di muovere quel culo e seguimi!-
Mi diede le spalle e tornò ad avanzare con passo sostenuto mentre io mi affrettavo a raggiungerlo. Scivolava tra gli alberi silenzioso non seguendo alcun sentiero, semplicemente perché non ne esisteva nessuno, eppure procedeva spedito e mai mostrò segni di esitazione o incertezza nello scegliere un percorso piuttosto che un altro.
-Sei sicuro di sapere dove stai andando?- gli chiesi, esternando la mia preoccupazione che potessimo perderci.
-Si-
-Ma...stiamo camminando da quasi un'ora e ancora di questa foresta non si vede la fine!-
Lo udii sospirare profondamente prima che mi lanciasse una rapida occhiata -Senti, so che, come lo è per me, anche per te è difficile ma prova a fidarti di me. Conosco bene questa foresta, perciò so dove stiamo andando-
Sbuffai -Perfetto... Comunque, in caso così non fosse, lascerò che tu venga sbranato per primo- affermai sarcasticamente, guadagnandomi uno scappellotto sulla nuca e uno sguardo truce che mi fecero capire di averlo offeso.
-Hey! Scherzavo, okay? Non te la prendere-
-Mmh...- bofonchiò in risposta e distolse lo sguardo.
-Axel, dico sul serio, non lascerei mai che ti venga fatto del male- nell'esatto momento in cui lo dissi ad alta voce realizzai che sarei stato davvero disposto a fare di tutto per proteggerlo e tenerlo al sicuro, anche se, in quel caso, era lui a proteggere me da una moltitudine di cose di cui ero all'oscuro.
Accennò un sorriso e ciò bastò a dissipare qualsiasi altro pensiero, non disse nulla però si avvicinò a me e fece incastrare la sua mano nella mia -In questo modo sarò più sicuro di non lasciarti indietro- si giustificò, evitando di guardarmi.
Si, forse non si fidava ciecamente e forse continuava a trattenersi dall'uccidermi ma, lentamente, ci avvicinavamo un po' di più ad ogni giorno, ora e minuto che passavamo insieme.
-
Vagammo in quella foresta tetra per un'altra mezz'ora abbondante prima di vedere quegli alti alberi minacciosi iniziare a diradarsi, finché davanti a noi non si palesò una verdeggiante e ampia radura di forma circolare. I tenui raggi del sole la accarezzavano dolcemente, conferendole un aspetto decisamente molto più gradevole che placò più o meno la mia angoscia.
Al centro della radura si stagliava imponente una grande tenuta dalla pianta quadrata, tinteggiata con un color pesca; l'ingresso era situato nel mezzo della facciata e vi si accedeva attraversando un porticato costellato da colonne modellate nel basalto nero,le quali decoravano anche gran parte della struttura e contrastavano fastidiosamente con la vernice delle pareti esterne, donando al palazzo quella nota di particolarità che mi impedì di distogliere l'attenzione e focalizzarla su ciò che necessitava veramente di essa.
Fui strattonato bruscamente per un braccio ma neppure quello servì a scuotermi, Axel dovette piazzarsi di fronte a me per interrompere quella specie di contemplazione rapita in cui mi ero cimentato.
Sfarfallai le palpebre un paio di volte, poi riuscii a metterlo a fuoco e gli rivolsi un mezzo sorriso -Che c'è?-
-C'è che dobbiamo sbrigarci a raggiungere quella tenuta Sam, dopo potrai studiare tutto quanto con calma e fare qualunque domanda tu voglia. Ora cammina!- asserì, sferrando occhiate fugaci tutt'attorno a noi nel frattempo che tornava a trascinarmi velocemente, continuando a stringere la mia mano.
-Okay ma calmati! Riesco a camminare da solo!- ribattei nell'affannarmi per stargli dietro.
-Mi calmerò quando lo riterrò opportuno!-
Parlò in maniera frettolosa, usando un tono di voce talmente aspro e secco da stroncare sul nascere ogni tentativo di replica da parte mia. Mi limitai a seguirlo, arrestandomi poi non appena il ragazzo si bloccò improvvisamente, facendomi rischiare di sbattere contro la sua schiena.
-Che succede?- gli chiesi.
Ci trovavamo a qualche metro di distanza dalla costruzione ed essa mi apparve ancora più maestosa da vicino; dalle grandi finestre rettangolari si intravedevano luci calde e fioche espandersi oltre le cortine di pesanti tendaggi.
-Il sangue dovrà essere versato qui-
Il mio capo si voltò rapidamente verso di lui, gli occhi sbarrati e le labbra contratte completarono il quadro del mio sgomento -Il...sangue?- lo afferrai d'impulso per le spalle e lo feci voltare in modo da avere davanti a me la visuale della sua faccia contrita.
Annuì -La tenuta è sigillata da un potente incantesimo che impedisce agli estranei di avvicinarsi, un incantesimo realizzato con il sangue e, appunto per questo, assai potente e pericoloso- e posò una mano sul mio braccio.
Mi sorpresi ad essere incapace di pronunciare anche la più semplice delle parole in seguito a ciò che avevo appena appreso, le mie mani si andarono a stringere in due pugni e le unghie a conficcarsi fastidiosamente nei palmi mentre tentavo di capire -Quindi...può essere spezzato con il sangue?-
-Anche, si, ma non abbiamo bisogno di spezzarlo. Ciò che mi preme e di cui abbiamo bisogno, per ora, è farti arrivare all'interno incolume-
-Davvero? Ti preme?- sghignazzai. Indubbiamente non c'era da scherzare in una simile situazione ma non riuscii a trattenermi dall'individuare il lato più sorprendente: quello che ad Axel interessava sul serio era che io stessi bene.
-Sta zitto e dammi la mano!- ringhiò scoprendo i canini e afferrandomi bruscamente una mano, che poi girò con il palmo verso l'alto. Senza che nemmeno ne avessi presa coscienza una lama affilata squarciò rapida la pelle, fui costretto dal ragazzo ad inginocchiarmi e ad attendere che un rivolo di sangue scarlatto impregnasse prima il prato e poi la terra ai miei piedi.
-Ma sei impazzito?!- gridai furente, il palmo che bruciava, togliendomelo di dosso con uno spintone che lo fece cadere.
Mi rivolse uno sguardo penetrante con quegli occhi da brividi, poi si alzò e mise via il coltello ancora sporco di sangue -Smettila di lamentarti, è solamente un taglietto! Vedrai che già da domani sarà sparito- disse per poi mettersi di fronte a me e stendere un braccio in avanti, chiuse gli occhi e mormorii indistinti, in una lingua a me sconosciuta, fuoriuscirono dalle sue labbra carnose in una ripetitiva litania.
Con mio enorme stupore, dopo qualche secondo, là dove si era depositato il mio sangue avvampò una piccola lingua di fuoco che crebbe in altezza fino a giungere al mio naso, allorché sussultai, per poi spegnersi in un soffio di vento come una candelina di compleanno.
Axel riaprì gli occhi, smise di borbottare qualsiasi cosa stesse borbottando, e fece ricadere il braccio lungo il fianco -Bene- sorrise e mi fece cenno con il capo di precederlo; mi rialzai da terra e lo feci con circospezione, turbato da quella sottospecie di rituale inquietante.
-Benvenuto nella mia umile dimora, Sam-
-Tu vivi qui?!- mi voltai a guardarlo, scioccato.
Sorrise -Comprendo il tuo stupore ma si, questa è casa mia- disse e puntò lo sguardo oltre le mie spalle. I suoi rossi rubini erano lontani, persi in un luogo dove seppi di non poterli raggiungere: l'oceano dei ricordi tristi e dolorosi. Lo conoscevo bene e altrettanto bene sapevo di essere riuscito a non annegarvi all'interno per miracolo anni fa, e quando minacciava nuovamente di portarmi a fondo nascondevo tutte quante le emozioni in un cassetto chiuso a chiave in modo che non mi raggiungessero.
Ebbi la certezza, osservandolo, che ciò ci accomunava; anche lui aveva dei pesi che si portava dentro, dai quali desiderava solo fuggire.
L'evidenza dell'impossibilità di farlo rappresentava la peggiore delle punizioni esistenti.
Quando sembrò riprendere coscienza di sé stesso ed accorgersi che io fossi ancora lì con lui mi rivolse un debole sorriso, che ricambiai decidendo di rispettare il suo silenzio. In cuor suo credo che lo avesse apprezzato, anche se non mi pose mai nelle condizioni di poterlo dire con sicurezza.
Mi condusse attraverso il portico colonnato fino a giungere davanti ad una grande porta bianca con i doppi battenti, d'oro, a forma di testa di lupo, gli occhi erano due grossi topazi scintillanti.
Afferrò la maniglia di uno di essi per poi lasciare che colpisse il legno, producendo un tonfo sordo.
Qualche secondo più tardi la porta si aprì giusto il necessario perché mezzo busto di un uomo piuttosto anziano facesse capolino dall'interno, posò il suo sguardo curioso su di me ma nel momento esatto in cui raggiunse la figura di Axel toccò a me essere incuriosito dalla reazione che ebbe: i suoi occhi si sgranarono all'inverosimile, spalancò totalmente la porta ed infine si profuse in un tanto impacciato quanto affettato inchino -V-vostra maestà! Che bella e inattesa sorpresa!- detto ciò si fece da parte.
"Vostra maestà? " Corrugai la fronte. Che mi sono perso?
-Non serve che tu sia così formale con me Gideon, lo sai- disse Axel e, nel passargli accanto, sorrise.
Nonostante il mio cervello fosse sul punto di scoppiare a causa del continuo smarrimento che provavo e delle troppe domande che, senza una risposta, lo affollavano, ciò che in quel momento desideravo più di ogni altra cosa al mondo era far, finalmente, terminare quella giornata.
-Axel...- mi ritrovai a sussurrare, improvvisamente dominato dalla stanchezza.
Mi porse una mano ed attese così finché non la accettai, raggiungendolo -Lo so, Sam. E' normale che tu sia stanco dopo aver attraversato un Incubus e camminato tanto- non ci fu bisogno che aggiungessi nulla e, per la prima volta da quando lo avevo conosciuto, fui felice di quel filo invisibile, e per me inspiegabile, che sembrava connetterci.
-Vieni con me- mi condusse su per un'ampia scalinata a chiocciola, il marmo bianco striato con il nero, fino a raggiungere il primo piano; una serie di porte si aprivano su entrambi i lati del corridoio, tappezzato di rosso, e parevano susseguirsi a perdita d'occhio, infinite.
Il ragazzo si fermò davanti ad una porta e io con lui, la spalancò per me -Ecco- disse.
-Ma...-
-Sh...- sussurrò lui, posando delicatamente un dito sulle mie labbra -Avremo tutto il tempo per parlare. Mi troverai qui al tuo risveglio, te lo giuro, Sam-
Non potei far altro che non fosse guardarlo ed annuire silenziosamente, per poi bofonchiare -Buonanotte- e sgusciare all'interno della stanza. Non vidi nulla dell'ambiente in cui mi ritrovai all'infuori del letto, comodo e accogliente, sul quale mi sdraiai senza tanti complimenti.
M'addormentai di colpo, nemmeno il tempo di pensare di abbassare le palpebre che già il mondo reale era stato inghiottito da quello dei sogni.
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