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01- HIMO

Era il 25 di Giugno e la famiglia Summers si era appena trasferita in una nuova casa in un paesino di campagna. Wellory, per essere precisi. Forse, con "paesino di campagna", molti di voi staranno già pensando ad un posto sperduto inabitato, con bene o male solo due anziani a popolare il tutto. Beh, Wellory è abbastanza abitata per essere un paesino di campagna. Infatti ci sono molti ragazzi, adulti e, sì, anche anziani. Di bambini non ce ne sono molti e gli unici vanno dai 13 anni in su. Questo, stranamente, non dava fastidio alla più piccola dei Summers. Zoe, pur avendo solo cinque anni, adorava la compagnia dei più grandi. In un certo senso si sentiva come loro, ma non veniva mai presa sul serio dai suoi fratelli maggiori e dai loro amici. 

Lei cercava sempre la loro compagnia, ma loro, essendo troppo grandi e troppo "maturi" per giocare con una poppante, la lasciavano sempre a casa con i genitori. 

Tutte le volte che rimaneva da sola si recava nel giardinetto sul retro, ammirando continuamente i fiori e le bellissime farfalle colorate che si posavano su di essi. Molti bambini della sua età avrebbero preferito giocare con qualche amico immaginario, ma a detta di Zoe, lei era troppo grande per certe cose. Quindi si limitava a prendere la sua palla rosa di Barbie e calciarla continuamente contro la staccionata. 

Le sue giornate erano tutte uguali: si svegliava, faceva colazione, guardava i cartoni alla Tv e se era fortunata ci restava per un'ora intera, almeno finché non sarebbero arrivati i suoi fratelli maggiori a spostarla con forza solo per vedere le repliche di qualche episodio Live di Wrestling avvenuto la sera precedente.

I suoi genitori non c'erano quasi mai per lei, perché il padre trascorreva la maggior parte della giornata a lavoro, mentre la madre era perennemente incatenata alle faccende domestiche.

In un modo o nell'altro, lei rimaneva sempre da sola.

Armatasi della sua fidata pallina rosa, si diresse nel giardinetto per fare qualche tiro contro la staccionata. Dopo un colpo troppo forte, la pallina finì oltre quel piccolo recinto. La piccola, allarmata, corse verso la staccionata e, trovando una delle doghe allentante, riuscì con forza a sollevarla e a passarci attraverso.

Una volta fuori dal giardino, l'atmosfera sembrava cambiata del tutto: i grandi alberi coprivano la luce del sole dando l'idea di stare in mezzo all'oscurità. Più andava avanti, più si rendeva conto che addentrarsi da sola lì dentro non era proprio un'ottima idea. Era pronta a tornare in casa quando le vennero in mente le possibili reazioni da parte dei fratelli dopo aver saputo che era stata troppo codarda per riprendere una semplice pallina da un cespuglio. Scosse la testa a quel pensiero. Ormai era diventata una sfida con se stessa. Sarebbe riuscita nella sua impresa, tornando poi a casa trionfante. Ce l'avrebbe fatta di sicuro, quindi decise di iniziare con le ricerche. Guardò a destra, poi a sinistra, ma niente. Si avvicinò a qualche cespuglio lì vicino ma non c'era traccia della sua pallina.

D'un tratto, sentì uno strano suono. Era abbastanza distante, ma era simile a un Thump. Spostò lo sguardo in direzione del rumore, ma non vide nulla. Rimase in silenzio per qualche istante, ma non riusciva più a sentire niente.

L'unica cosa che percepiva era la paura che lentamente stava crescendo nel suo piccolo corpo. Decise di andarsene da quel posto e tornare in casa. Prima che potesse fare un altro passo, la piccola avvertì di nuovo quel suono, ma questa volta più vicino.

Thump...

...Thump...

Iniziò a correre il più velocemente possibile.
Ad ogni passo rischiava di inciampare tra i rovi delle piante, ma poco le importava.

Thump. Thump. Thump.

Questa volta era più vicino, ma fortunatamente riuscì ad intravedere la staccionata del suo giardino.

Una volta raggiunta, si fiondò al suo interno e corse piangendo per lo spavento dalla madre.
La donna, non capendo il perché del pianto disperato della figlia, con aria preoccupata le chiese cosa le fosse accaduto.
La piccola, non riuscendo ancora a parlare per l'accaduto, continuò con il suo pianto disperato, finché, una volta calmata, spiegò alla madre di come la sua pallina fosse andata perduta e di come era riuscita a sfuggire dal terribile mostro tra gli alberi.

La madre la rassicurò dicendo che era normale avere paura per certe cose, ma non erano reali, solo frutto della nostra immaginazione. 

La piccola insistette. Non era possibile che fosse stato tutto finto, era troppo reale. Decise, però, di continuare la sua giornata cercando di distrarsi guardando qualcosa in televisione e scarabocchiando qualcosa su dei foglietti in camera sua. 

La giornata passò in fretta e quella sera, i suoi due fratelli, Jack e Thomas, invitarono a cena Alan e Anthony, due dei loro tanti amici di quel paesino. La madre, prendendo la figlia per mano, la avvicinò ai suoi fratelli, chiedendo se la piccola poteva rimanere con loro un po' prima di andare a dormire. I due erano già pronti a rifiutare, ma Alan, il più grande tra i due ospiti, rispose che non ci sarebbero stati problemi. Zoe faticava a credere a ciò, perché pensava che avrebbero rifiutato. In verità a lei non interessava affatto stare con loro, ma la madre l'aveva convinta a farlo per non stare sempre da sola, però, sentendo che era la benvenuta, accettò e si sedette sul letto dei fratelli insieme a loro.

Una volta che la madre uscì dalla camera, Thomas chiuse la porta, spense la luce e prese dal cassetto una torcia per creare l'atmosfera adatta.

"Che ne dite di una storia?" Chiese Tom, puntandosi la luce della torcia verso la faccia.

"Per me va bene, ma basta che non sia quello schifo sdolcinato che vede Zoe in televisione" Disse Jack, lanciando una strana occhiata verso la sorella minore, che, in tutta risposta, gli fece una linguaccia.

"Io ne conosco una." Questa volta fu Anthony a parlare. "È una vecchia leggenda di questo posto" prese la torcia e la puntò verso i suoi amici "Siete pronti a scappare a gambe levate da questo paesino?" 

"Non essere ridicolo" Lo interruppe Alan "quella storia non fa paura. In più, tu non la sai raccontare. Dimentichi sempre i dettagli importanti! Quindi lascia che sia io a raccontarla." Detto ciò, gli prese con forza la torcia da mano, pronto ad iniziare il suo inquietante racconto.

Zoe, intanto, non era più tanto sicura di rimanere insieme a loro. Non voleva spaventarsi, ma ormai era troppo curiosa e troppo spaventata per tornare da sola in camera sua.

"Non tutti conoscono questa storia, perché gli adulti che sono al corrente dell'accaduto si rifiutano di raccontare e ammettere la realtà dei fatti. Ma io, signori, sono qui per raccontarvi della tragica scomparsa di Luke Hammer! Il piccoletto aveva solo 8 anni quando sparì senza lasciar tracce. Si dice che, a quel tempo, questo paesino era abitato soltanto da adulti e che lui era l'unico bambino in circolazione.  A quanto pare, gli piaceva esplorare nuove zone e vedere ogni parte del quartiere e per questo decise di esplorare le zone più oscure del paese, come, ad esempio, la grande area verde che si estende a pochi passi da qui. Andava sempre a visitare quella zona perché affermava ogni volta di aver trovato il suo "amico speciale". Gli adulti, pensando si trattasse di uno scherzo, non ci diedero molto peso. Un giorno, però, la madre, andando in camera sua, vide numerosi fogli sparsi sul pavimento. Subito si accorse che su di essi era sempre raffigurato lo stesso soggetto: una figura umanoide completamente nera che sul capo aveva degli strani prolungamenti attorcigliati. Su altri fogli, invece, quella strana figura era raffigurata insieme ad un bambino mentre giocavano felici con una palla. La madre, allora, chiese al figlio chi fosse questo strano personaggio. Il figlio le rispose che si trattava di Himo il Coniglio e che era il suo unico vero amico. La madre, una volta uscia dalla camera del figlio, scese al piano di sotto per parlare di ciò con il padre e insieme decisero di non far andare più loro figlio in giro da solo, finché non avessero scoperto l'identità di questo suo nuovo "amico". Insieme andarono nella camera del ragazzo, ma quando cercarono di aprire la porta, la maniglia sembrava bloccata. -Luke, sono tuo padre, apri la porta, immediatamente!- Ordinò il padre, ma dalla camera non uscì un suono. -Luke, tesoro, vogliamo solo parlare- Disse la madre con un tono decisamente più dolce, ma niente. Il padre, allora, prese le chiavi della porta lì vicino con la stessa serratura e aprì la porta. La camera era disordinata, come al suo solito,ma le pareti e il soffitto erano ricoperti di muschio. Il figlio non era presente al suo interno e la finestra era spalancata. I genitori corsero verso la finestra cercando di vedere la figura del figlio, ma non riuscirono a vederlo, neanche da lontano. I genitori chiamarono la polizia e per molti giorni ci furono delle indagini, ma non ci furono risultati positivi. La coppia, disperata, decise di trasferirsi in un'altra città per lasciarsi quell'orribile ricordo alle spalle e continuare una vita serena. Da quel giorno nessuno sentì più parlare di Luke e della famiglia Hammer."

Appena Alan finì di raccontare la storia, Thomas spostò lo sguardo sulla sorella e si fece una grassa risata. Zoe aveva portato le ginocchia al petto e aveva ancora lo sguardo con gli occhi sgranati verso Alan.

"Non dirmi che ti sei spaventata" Chiese il fratello, ancora ridendo.

Zoe, uscendo dal suo stato di trans, portò i piedi verso il pavimento e rispose "Spaventata? Io? Ma non essere stupido, lo sai che non mi spavento facilmente. Anzi, io non mi spavento affatto!" Rispose Zoe facendo una finta risatina.

"Bene, ora tocca a me!" Disse Jack, rubando la torcia dalle mani di Alan "Scommetto che non avete mai sentito la storia della bambola Katty!" 

La piccola Zoe, troppo orgogliosa per ammettere di essersi spaventata e per niente pronta per un'altra storia dell'orrore, finse uno sbadiglio e avvisò gli altri di essere stanca e che quindi sarebbe tornata in camera. Una volta fuori la stanza, chiuse la porta alle sue spalle, ma non era per niente pronta ad affrontare l'oscurità del corridoio e dei mostri che si nascondevano al suo interno. Si tappò le orecchie, chiuse gli occhi e iniziò una corsa alla cieca verso la sua camera. Fortunatamente, la sua porta era l'ultima del lungo corridoio, opposta a quella dei suoi fratelli. Una volta raggiunta la porta, entrò nella stanza, accese la luce e chiuse la porta. Subito si rintanò sotto le coperte cercando di dormire, ma il sonno non voleva proprio arrivare. Dopo poco, spostò lo sguardo verso la sveglia di Topolino posta sul comodino vicino al letto che segnata le ore 11:30 PM. Chiuse gli occhi e sentì la sensazione di stanchezza crescere all'interno del suo corpo e, dopo poco, si addormentò. 

La piccola si trovava immersa nella natura. Stava ancora pensando alla sua pallina e continuava a cercarla in ogni cespuglio compreso nel suo campo visivo, ma tutto ciò che trovava erano solo foglie e rametti. Stava per arrendersi, ma poi sentì nuovamente quel suono...

Thump...

...Thump...

...Thump...

La piccola sgranò gli occhi, svegliandosi di colpo. Vide la sveglia sul comodino che segnava le 04:07 AM. Si accorse che la luce in camera era spenta, segno che la madre era venuta a darle il bacio della buona notte quando era ormai addormentata. L'unica luce era quella della luna che entrava dalla finestra, stranamente aperta, che illuminava uno strano oggetto sferico al centro della stanza. Lo guardò meglio e strizzò gli occhi per capire cosa ci fosse scritto sopra....

...Barbie...

Non poteva crederci, lei non era riuscita a trovarla, ma allora... chi...?

Subito le venne in mente l'idea che forse, la madre, una volta venuta in camera per darle la buonanotte, aveva lasciato il pallone in bella vista per farla giocare una volta sveglia, solo per farle una sorpresa.

Sorrise a quel pensiero. Chiuse gli occhi e tornò a dormire.

Il mattino seguente, la piccola scese al piano di sotto per fare colazione. Appena vide la madre le corse incontro e la abbracciò, ringraziandola per aver ritrovato la palla. La madre, in tutta risposta, la abbracciò, ma le disse che non sapeva di cosa stesse parlando.

"Ma come? Io questa notte mi sono svegliata alle quattro! Ho aperto gli occhi e la palla era lì!"

"Mi spiace, ma io ieri, dopo averti lasciata con i tuoi fratelli, sono andata a dormire. Pensa che non sono neanche riuscita a darti il bacio della buonanotte come tutte le sere. Ah e a proposito, mica hai dormito con la luce accesa? Non vorrei far salire la bolletta della luce alle stelle, altrimenti chi lo sente a tuo padre? E' troppo preso dal lavoro in questo periodo. Pensa che ieri si è persino addormentato sul divano!" Detto ciò, la madre si avviò verso la cucina. "Che cereali vuoi nel tuo latte? Quelli al miele o quelli al cioccolato?"

Zoe non poteva credere a ciò che aveva sentito. A quella affermazione le si chiuse lo stomaco e iniziò a provare un enorme senso di puro terrore. Ignorò la domanda della madre e disse: "Mamma..." La madre, con fare interrogativo, si girò nella sua direzione, poi la piccola continuò:"Io... non voglio più stare qui..." Sapeva che se le avesse detto di quel mostro non le avrebbe mai creduto, per questo cercò una scusa alla svelta.

"Come non vuoi più stare qui? Dopo tutti i sacrifici te ne vuoi andare?"

"Vedi... io sono l'unica più piccola qui e... non ho amici e sto sempre sola.. e-" Subito iniziò a piangere e a singhiozzare, ma non per la mancanza di persoje della sua età, ma per quello che sarebbe potuto succedere a lei se fosse rimasta ancora in quel paesino. La madre, allora, si abbassò alla sua altezza e la strinse  forte.

"Forse dovrai solo farci l'abitudine... magari-"

"NO!" urlò la piccola "Tu non capisci! Nessuno qui mi capisce!" Corse in camera sbattendo violentemente la porta alle sue spalle. Per tutto il giorno decise di ignorare la sua famiglia, sgattaiolando qualche volta al piano di sotto per rubare qualche pezzo di pane senza farsi vedere, per poi ritornare nella sua stanza.

Quella sera, i suoi genitori entrarono in camera. Parlarono del fatto che ci avevano pensato molto quel pomeriggio sul fatti del nuovo trasloco e che la loro vecchia casa non era stata ancora acquistata, quindi  sarebbero potuti tornare, ma avrebbero dovuto vendere la loro casa attuale, almeno per guadagnarci qualcosa. La piccola si sentì molto sollevata da quella notizia, ma per fare di nuovo il trasloco ci sarebbero voluti molti giorni e lei non avrebbe voluto passare un'altra singola notte in quella casa. Chiese al padre se lo zio sarebbe potuto venire a prenderla. 

"Tesoro,  se sicura? Non puoi aspettare?"

La piccola, allora, con occhi pieni di lacrime e terrore, guardò in quelli del padre, dicendo "Ti prego, fallo venire, non ce la faccio a stare qui un secondo di più!"

Il padre sospirò, poi rispose: "Va bene, ma non potrà venire prima di domani"

'Domani?!' pensò Zoe 'E se stasera tornasse...?'

"Va benissimo per me" abbracciò entrambi i genitori, poi chiese se era possibile dormire con loro. Increduli le chiesero se non fosse troppo grande per queste cose, ma lei insistette.

Ormai era deciso, se ne sarebbero andati e lei non avrebbe più visto quel posto! Ma mancava soltanto una notte. Lei non sapeva se ce l'avrebbe fatta. In fono, quel coso era riuscito ad entrare in camera sua senza che nessuno se ne accorgesse. 

I genitori, intanto, andarono a dare la notizia ai suoi fratelli maggiori che protestarono sul fatto che loro accontentavano sempre la più piccola senza pensare mai a loro. Alla fine, però, si decisero anche loro a tornare.

Quella notte, anche se si trovava con i suoi genitori, Zoe non si sentiva al sicuro. Si sentiva continuamente osservata. A volte apriva gli occhi e guardava gli angoli della stanza, ma era felice di non trovare niente e di continuare in pace il suo riposo

La piccola, però, non aveva idea che quello che la stava osservando era proprio sopra di lei.

La notte passò velocemente e la mattina successiva, verso l'ora di pranzo, lo zio arrivò, e lei, con le valigie già pronte, salutò i suoi genitori e partì con lo zio. 

Mentre lasciavano il paese, spostava lo sguardo verso i numerosi alberi che, trovandosi vicini e in gruppo, davano l'impressione di un piccolo boschetto. Più e più volte, mentre rivolgeva lo sguardo verso i vari gruppi di alberi, le pareva di vedere una figura alta e scura che quasi si confondeva in mezzo a tutto quel verde, ma lei decise di non darci molto peso. Per il resto del viaggio continuò a scherzare con lo zio, ascoltavano canzoni e parlavano del più e del meno finché non arrivarono a destinazione.

Dopo una settimana, tornò anche la sua famiglia. Lei ringraziò lo zio per la sua ospitalità e andò di nuovo a vivere nella sua vecchia casa, tornando così alla sua vecchia vita, come se tutta la vicenda accaduta a Wellory non fosse mai accaduta.

Venti anni più tardi, il 3 Luglio, Zoe, ormai venticinquenne, ricevette un messaggio da suo fratello Thomas. La notizia che le diede la lasciò a bocca aperta: Thomas, il suo adorato fratello, finalmente stava per sposarsi. Durante gli anni, il rapporto con i suoi fratelli era fortunatamente migliorato: durante l'adolescenza GUAI a chi osava la loro piccola sorellina. Erano praticamente diventati iperprotettivi nei suoi confronti e, anche se un po' le dava fastidio, era felice.

Adesso non poteva certo non presentarsi ad un evento così importante per suo fratello, quindi accettò.

Lei sapeva che i suoi fratelli erano tornati a vivere in quel vecchio paesino dove aveva trascorso poco tempo durante l'infanzia e più ci pensava, più si ricordava di quanto potesse essere stata stupida nel credere che potesse davvero esistere un mostro in quel posto sperduto.

Ricordava di aver visto a quell'epoca le insegne di un Hotel non tanto distante da Wellory e decise di passare qualche notte lì, ma prima si accertò di ciò guardando da Google qualche Hotel vicino a quel paesino e, con molto stupore, si accorse che il London Hotel esisteva ancora e che era anche molto frequentato. Prenotò le camere e attese il giorno da lei stabilito per mettersi in viaggio per Wellory.

Quel giorno, dopo la cerimonia, si congratulò con il fratello e, insieme, iniziarono con i festeggiamenti.

Tutta la giornata proseguì bene: tutti si divertirono durante la festa e, fortunatamente, nessun incidente da parte delle persone che con i drink alzarono un po' il gomito.
Alla fine, prima di andare, fece ancora gli auguri al fratello e a sua moglie e poi si diresse verso la macchina per tornare all'Hotel.

Una volta in camera si buttò sul letto, stanca ma felice della giornata trascorsa. Appena si tolse i dolorosissimi tacchi alti, ricevette un messaggio da parte di Tom.
Il messaggio era una foto del matrimonio con Tom, Jack, Wanda (la moglie di Tom), i suoi genitori e lei sullo sfondo.

Rimase a guardarla per tutto il tempo, sorridendo al ricordo di poche ore prima.
Continuò a guardarla finché non si accorse che, alle sue spalle, c'era come... una strana ombra.
Non riuscì subito ad identificarla che i suoi pensieri, che stavano per elaborare qualcosa, vennero distratti.
La luce della sua piccola camera, d'improvviso, si spense e non passarono molti secondi che subito Zoe sentì alle sue spalle quel suono che, per molti anni, fu protagonista dei suoi peggiori incubi.

Thump...

...Thump...

...Thump.

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