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•3•

Entrata nella piccola abitazione Erza si sentí comprimere i polmoni dall'intenso odore di muschio e medicinali, tossí un paio di volte per cercare di abituarsi.

Porlyusica non la degnò di uno sguardo e con una calma micidiale cominció a prendere alcuni ingredienti da una dispensa ed a mischiarli tra di loro: tagliuzzava, tritava, amalgamava e il risultato finale fu una spuma grigiastra.

-sei proprio sicura di voler abbandonare quel che sei? Hai ancora la possibilità di andartene e non farti più vedere- le chiese aspramente la vecchia continuando a prendere boccette dalla dispensa

-io... Si. Si ne sono sicura, per la donna che amo-

-bah, l'amore. Voi giovani siete cosí accecati da questo sentimento da non rendervi conto della vostra idiozia, alla fine per voi non è altro che un gioco, vi infatuate di qualche bella prostituta, una notte e finisce tutto lí. Avete anche la sfacciataggine di chiamarlo amore, bah!- sputó quelle parole con tutto il disprezzo e il rancore che serbava verso la gente ma continuando comunque a non guardare la scarlatta in volto e a mischiare lentamente gli ingredienti.

Poco si stupì quando se la ritrovó a pochi centrimeti dal volto e con i pugni serrati, uno dei quali poco prima si era abbattuto con violenza sul duro ripiano in legno dove l'anziana stava preparando la pozione

-non si azzardi mai piú a parlare della mia Luce come se fosse una prostituta- la minacciò, il tono di voce fermo e gelido come un vento invernale

L'anziana non rispose e dando un'ultima amalgamata al miscuglio ormai liquido si giró finalmente a guardarla

-è pronta- annunció sempre nel suo solito tono arcigno

-spogliati e vatti a sdraiare su quel letto- disse indicando la parete opposta dove si trovava addossato un piccolo letto anch'esso in legno come il resto dell'abitazione.

Erza si rimproveró mentalmente di controllarsi e non cedere alle sue provocazioni, si spoglió dei suoi abiti da scudiero e si sdraió sul giaciglio in legno e paglia.
Porlyusica le si avvicinó tenendo la ciotola in una mano e nell'altra delle corde di cuoio

-a cosa servono quelle?- chiese la scarlatta sgranando gli occhi

-zitta e fai meno domande, in seguito mi ringrazierai per questo- borbottó poggiando la ciotola su un comodino lí vicino, poi passó a sbrigliare le tre corde, con la prima le legò i polsi sopra la testa, con la seconda le caviglie e la terza,dopo aver lottato con la testerdaggine di Erza che non si degnava di aprire la bocca, gliela mise tra i denti.

-sará già un miracolo se ne uscirai viva- borbottó a bassa voce senza farsi sentire dalla ragazza

Con estrema cura prese a passare con un vecchio straccio logoro la pozione su ogni parte del suo corpo: braccia, gambe, busto, addome e anche il volto erano ricoperti da quel liquido di un intenso odore acre.
Erza rimase perplessa per alcuni minuti, non stava succedendo assolutamente niente e non capiva come mai il bisogno di quelle corde, che oltretutto le stavano lasciando segni rossi su polsi e caviglie.

Stava per sputare via di bocca il cuoio e dirne quattro a quella ciarlatana quando un dolore lancinante le squassò il ventre e la costrinse ad inarcare la schiena, se non fosse stato per la corda si sarebbe staccata la lingua a morsi.

-questa pozione è peggio di una tortura, ecco perché non ho fatto entrare l'altra ragazza, non è un bello spettacolo- spiegó Porlyusica rabbrividendo appena ma Erza era cosí presa a contorcersi per il dolore da non sentirla minimamente.

Gli effetti della pozione cominciarono a manifestarsi solo un'ora dopo, quando ormai la scarlatta era cosí provata da non riuscire piú a sentire nemmeno le dolorose fitte.
Le sue fattezze erano mutate radicalmente: il suo busto, che una volta ospitava due seni abbondanti, era ora piatto e segnato da addominali appena scolpiti, il volto era più duro, altezza e muscolatura erano aumentate e lí dove una volta risiedeva la sua femminilità, c'era ora un membro maschile.

Quando finalmente le fitte finirono Erza annaspò in cerca d'aria, come se fino a quel momento avesse trattenuto il respiro e mentre tentava di liberarsi dalle corde ricadde pesantemente sul giaciglio, svenuta.

Porlyusica la liberò dalle corde e solo all'ora si diresse verso la porta della sua abitazione e con un cenno riluttante del capo invitò ad entrare l'albina, che era rimasta appostata la fuori per tutto quel tempo.

Anche se rimanendo sulla soia dell'abitazione, Mirajane dovette strabuzzare gli occhi per un paio di volte prima di riuscire ad abituarsi alla tenue luce della casa. Una volta abituata la vista cominciò a guardarsi in torno preoccupata, con il timore di ciò che stava per vedere che le premeva nel petto.

-non penso sarà di tuo gradimento quel che vedrai- la informò l'anziana sospingendola dentro la casa, verso il letto.

L'albina si portó istintivamente le mani alla bocca mentre gli occhi le si riempivano di lacrime: un ragazzo della sua età giaceva svenuto sul letto, aveva lunghi capelli rossi, era alto e muscoloso ed il viso imperlato di sudore era contratto in una smorfia di dolore.
Per un'attimo le sembrò di vedere disteso lí accanto il corpo femminile della sua amica, ma era come una pallida ombra di una vecchia esistenza ed una volta che sbatté le ciglia scomparve, veloce come era venuta

-l'ha fatto davvero- nel dirlo le tremó la voce, nel profondo aveva sempre sperato che lo scudiero cambiasse idea, che non rinunciasse al suo corpo per quell'impresa fuori dalla sua immaginazione, ma era stato solo un desiderio inesaudibile.

A passo incerto si avvicinó al letto e ci si sedette accanto mentre con una mano le spostava una ciocca di capelli dal viso.

-Mira...- Si sentì chiamare e per poco non si strozzò con la saliva. La sua voce era rimasta intatta, immutata.

-hey sono qui- rispose con voce spezzata

-mi fa male ovunque...ora puoi dire te lo avevo detto- ridacchió, gli occhi aperti solo di una fessura

-stupida- singhiozzó abbandonandosi definitivamente al pianto -sei una stupida incosciente, mi hai fatto prendere un colpo-
La rimproveró e continuò ancora per un'abbondante manciata di minuti ma la scarlatta si era nuovamente addormentata, provata com'era da quell'intensa giornata.

Quando Mira se ne accorse le sfuggì un sorriso di sollievo dal volto contratto dalla preoccupazione
-spero tu abbia preso la decisione giusta, lo scopriremo a breve...-

E rimase tutto il tempo a vegliare su di lei, a controllare che tutto andasse per il meglio e a volte, quando la stanchezza prendeva il sopravvento e le palpebre si facevano pesanti, le sembrava di vedere ancora la pallida figura della vecchia Erza distesa lí accanto, come se aspettasse solo di essere svegliata da qualcuno.

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