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Quella sera Erza si andò a schiarire le idee alla taverna del villaggio, il luogo era pieno di ubriaconi e delinquenti ma lí servivano anche la torta fragole e panna piú buona di tutta Fiore.

Dopo essere entrata nella taverna la scarlatta si lasció cadere pesantemente sullo sgabello del bancone e con uno stanco cenno del capo salutó Mirajane, che gestiva il locale insieme a suo fratello e al suo fidanzato Laxus.

-il solito?- chiese rivolto alla nuova arrivata mentre serviva un altro uomo con del wisky. anche questa volta Erza rispose solo con un cenno stanco del capo.

-è un brutto momento?- domandó la cameriera tornando qualche minuto dopo con una fetta abbondante di torta nel piatto

-direi di si...- sospiró lo scudiero prima di spiegarle la faccenda. Di lei si poteva fidare ciecamente, si conoscevano da quando erano bambine.

-...e quindi per questo motivo Luce sta soffrendo- concluse infilzando brutalmente il dolce con la forchetta

-se ci fosse qualcosa che possa fare...- mormoró affranta la cameriera guardando tristemente la sua amica

-già anche a me piacerebbe far qualcosa ma sono impotente- borbottó poggiando il mento sul bancone. le due rimasero in silenzio a lungo, il tempo scandito dall'orologio sopra la porta della cucina. Erza fissava intensamente la panna della torta trovandola molto più avvincente della sua situazione sentimemtale, quando le passò per la mente un'idea.

-forse c'è un modo... ma si!- urló di colpo lo scudiero saltando giù dalla sedia in un impeto di felicità

-potrei chiedere a quella donna! Poli qualcosa, quella che ti ha aiutato con il tuo piccolo problema- esclamò Erza accennando al demone che si era impossessato del braccio sinistro della cameriera e che era riuscita a cacciare solo grazie all'anziana

-parli di Porlyusica?- chiese con una nota di preoccupazione

-si lei! posso chiederle di aiutarmi- disse tutta contenta addentando un pezzo di torta

-Erza non lo so...- sospirò Mira seriamente preoccupata

-avevi detto che se ci fosse stato qualcosa che avresti potuto fare lo avresti fatto- le ricordó Erza agitando la forchetta a mezz'aria

-si ma... Erza la magia ha sempre un prezzo da pagare- le ricordó cupa la ragazza, per colpa della magia si era sì liberata del demone ma senza volerlo aveva perso anche sua sorella, per sempre.

-sono pronta a correre il pericolo, farei qualsiasi cosa per Lucy- rispose guardandola ardentemente negli occhi.

-Erza...- sospiró Mira con gli occhi che traboccavano di preoccupazione

-Mira ti scongiuro- la supplicò prendendole le mani tra le sue e guardandola ancora una volta intensamente negli occhi

-e va bene- cedette l'albina -ma quando ti dirò 'te lo avevo detto' non lamentarti- borbottó alzando le braccia in cielo in segno di esasperazione

-grazie Mira, grazie- esclamò Erza saltando giù dallo sgabello e abbracciando l'albina dall'altro lato del bancone

-dobbiamo andarci adesso che abbiamo il favore del buio, sai che è proibito entrarci- le ricordó non riuscendo peró a trattenere un sorrisetto per la reazione dell'amica.

*******

Due donne con il volto coperto da un velo nero si dirigevano silenziosamente verso la foresta, il cammino rischiarato solo dalla flebile luce lunare che filtrava tra le nubi.
Giunte alla staccionata che faceva da monito a chi voleva avventurarsi oltre, le due la scavalcarono con abilità e senza voltarsi indietro si fecero inghiottire dal buio della selva.

Sembravano passate ore quando finalmente intravidero la piccola casa della guaritrice, era circondata da una piccola recinzione e sembrava esser stata costruita in quello che una volta doveva esser stato il tronco di un albero maestoso ed imponente.

Arrivate di fronte la porticina Mirajane bussó più volte ripetutamente in quella che sembrava tanto essere una sequenza segreta.
Solo dopo che la cameriera ebbe finito di bussare udirono dall'altra parte della porta il rumore di chiavistelli e quando questa si aprí con un sonoro cigolio le due giovani donne si ritrovarono di fronte un'anziana dal viso arcigno e segnato da varie rughe.

-cosa volete?- domandó burbera squadrando le due straniere dalla testa ai piedi, il suo sguardo traboccava di diffidenza

-buonasera Porlyusica, siamo venute qui per chiedere il tuo aiuto, la mia amica qui ha bisogno di una delle tue pozioni miracolose- spiegó Mira scegliendo accuratamente le parole giuste da usare

-che vada al diavolo- sputó acida richiudendosi la porta alle spalle e riducendo a zero i tentativi di Mira di persuaderla con la gentilezza ma Erza fu più veloce e piantó un piede tra lo stipide e la porta con l'intenzione di averla vinta in quella discussione

-si fermi! La prego ho davvero bisogno del suo aiuto, pagherò qualsiasi prezzo- la pregó cercando di non pensare al dolore acuto inflittogli dalla porta che la donna cercava ancora di chiudere

-qualsiasi? Non sai quello che stai dicendo sciocca- l'ammoní la guaritrice con un'occhiataccia

-invece lo so! È per la donna che amo, è l'unica possibilità che ho la prego- la supplicó ancora piegando il capo in avanti cercando di mostrare rispetto nei suoi confronti, per quanto il piede incastrato le permettesse.

-capisco- rimuginó la vecchia senza però allentare la presa sulla maniglia

-allora accetta?- chiese speranzosa la scarlatta

-e va bene, ma in un futuro non molto lontano dovrai pagare con terribili sofferenze, ecco, questo è il prezzo da pagare- spiegó con tono minaccioso e Mira si sentí rabbrividire di terrore, era lo stesso prezzo che aveva dovuto scontare lei

Ma Erza non sembró aver avuto il suo stesso pensiero e senza rifletterci troppo rispose con un sorriso in volto
-accetto- e la sua determinazione sorprese molto l'anziana

-Erza... pensaci bene- cercó di farla ragionare Mirajane toccandole una spalla

-ormai ho deciso Mira e non intendo tirarmi indietro- le disse togliendo la presa di mira sul suo braccio e senza aggiungere altro seguí Porlyusica oltre la soglia dell'abitazione.

Mira cercó di entrare con loro, voleva almeno esserle accanto mentre i poteri della pozione facevano effetto ma la guaritrice non glielo permise, la bloccó ancor prima che riuscisse a varcare la soglia e le fece capire con il solo scuotere del capo che quello che stava per succedere non la riguardava, era una questione personale della scarlatta.

Mentre la porta si chiudeva la cameriera pregó in cuor suo che tutto andasse per il meglio.

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