Prologo
Il sole sta tramontando anche su Chicago, ma ancora non mi sento a mio agio, non dopo le sconvolgenti scoperti degli ultimi giorni.
Mi sorprendo a pensare ai primi giorni in cui arrivai in questa città, e al tempo che avevo passato prima di allora. Agli anni basati sulle menzogne, a tutte quelle esperienze brutte, ma soprattutto a quelle belle, perché in realtà avrei voluto rimuovere quel periodo della mia vita, in fondo era stato solo una colossale bugia.
In quegli anni ho sempre provato a dimenticare quel periodo della mia vita, o quanto meno a non pensarci, ma non sempre ne ero stata capace. Adesso, invece, ero costretta a riesumare ogni cosa, ogni singolo momento importante della mia vita, del mio passato, per poter capire come affrontare il mio futuro.
Vedere scomparire il sole dietro gli alti palazzi della mia città mi ha sempre fatto bene, ma, a quanto pare questo caso è diverso. La situazione è troppo complicata perché bastino pochi minuti per essere risolta. Mi appoggio alla ringhiera senza alcun tentennamento, ormai le vertigini non mi appartengono più. Mi sono lasciata quella zavorra dietro da un bel po', e sinceramente adesso tutto è più bello, soprattutto guardare il panorama dal mio appartamento al quarantottesimo piano.
Guardo sotto di me e vedo le macchine affollarsi per le strade, e uno strano senso di disgusto mi coglie impreparata. Questo è uno di quei momenti in cui vorrei urlare, sfogando così ogni mia preoccupazione, ogni peso che mi affligge. Poi, però, penso che anche urlare non mi sarebbe di alcuna utilità e rimango immobile, sulla terrazza del mio costosissimo appartamento a osservare il tramonto e i giochi di luce che formano gli ultimi raggi del giorno sui palazzi della mia città.
Uno spettacolo che ogni volta mi lascia senza parole e che non mi stanco mai di guardare.
Sento una leggera pressione sulla schiena. Non sono affatto sorpresa della sua presenza, tutt'altro, mi sarei sbalordita solo se non si fosse fatto vivo. Ho sentito i suoi passi felpati prima ancora che mi fosse tanto vicino da sfiorarmi, ma ho preferito fare finta di niente e rimanere immersa nei miei pensieri ancora per un po'. In fondo è anche grazie a me se è diventato così bravo, ma dovrebbe sapere che non ha alcuna speranza di sorprendermi.
Scivolo di lato e mi distanzio da lui. Lo guardo in viso. È sereno, come se non avesse fatto nulla di male, come se non mi avesse mentito per tutto il tempo.
Appena però, vede il mio sguardo accusatorio, la sua espressione s'incrina un attimo, poi torna ad essere tranquillo come poco prima, anche se dalla voce non si direbbe affatto. -Quindi lo hai saputo.- Non è una domanda, solo una precisazione.
Vorrei dirgli così tante cose, ma sono consapevole del fatto che non gli direi quello che devo, ho bisogno di calmarmi un po' prima, e di riflettere su cosa fare.
-Ti prego vattene. Ho bisogno di stare da sola.- La voce mi esce strozzata, più bassa di un sussurro, ma sono sicura che lui sia riuscito ad afferrare ogni parola e ogni significato possibile.
Mi lancia un ultimo sguardo disperato prima di voltarsi e sparire dentro casa. Osservo ancora per un minuto il panorama della città, fino a quando il sole non è tramontato del tutto. Poi rientro in casa anch'io pronta ad affrontare un'altra sera di ricordi e speranzosa che almeno questo mi aiuti a prendere la decisione giusta.
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