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Capitolo 7

Non ci fu nemmeno bisogno di prendere la macchina. Il pub in cui stavamo andando era a pochi isolati da lì. E poi Tyler aveva detto che Chicago di notte era bellissima e voleva mostrarmela, e credeva che in macchina non sarebbe stata la stessa cosa.

Mi ricordo perfettamente che quando me lo disse, si accurò di precisare che questo valeva unicamente se ero con lui, e che se mi fossi trovata sola avrei dovuto chiamare un taxi.

Ogni volta che ripenso a quest'episodio mi viene da ridere. Ero così ingenua allora, non sapevo come andava il mondo.

Comunque, alla fine, ovviamente, Tyler aveva avuto ragione. Chicago era uno spettacolo magnifico, soprattutto per una come me che era cresciuta in una piccola cittadina di provincia. La città per me era qualcosa di nuovo e straordinario. Le luci, il traffico perenne, il via vai infinito di persone sui marciapiedi, anche negli orari più strani. Sembrava che non esistesse una distinzione tra giorno e notte, c'era solo una piccola differenza, di notte non c'era la luce artificiale.

Non faceva nemmeno così freddo. Certo era estate, ma credevo che lì facesse meno caldo, soprattutto di notte con lo sbalzo di temperatura. E invece no. Era tutto così perfetto, così magico.

Seguii Tyler fino al pub esclusivo in cui mi stava portando, ma quando entrai qualcosa mi sorprese. Improvvisamente mi sentii fuori posto con i miei jeans, le converse, la canotta bianca e il giubbotto di pelle nero. Tutti lì dentro erano ben vestiti, così eleganti che mi sembrò fossero tornati da una matrimonio, o che so, un colloquio di lavoro. Insomma, avrei anche potuto capirlo, in fondo Tyler non era da meno, con la sua giacca grigia sopra la camicia nera sbottonata.

Se devo essere sincera, la prima cosa che mi colpì fu l'aria impregnata di fumo e alcool. Uomini di varie età stavano seduti attorno a tavoli rotondi e giocavano a poker, altri semplicemente chiacchieravano davanti un cocktail, e i pochi rimasti erano seduti a bancone. Erano veramente pochi quelli che se ne stavano per i fatti loro, possiamo dire che più che un pub, in quel momento, mi sembrò un circolo, solo che non capivo che gente attirasse.

Tyler salutò un po' di persone, presentandomi, ed elencandomi un sacco di nomi che non ricordo più. Poi, si diresse verso in bancone, io presi posto accanto a lui.

-Cosa vuoi?- Mi chiese lui premuroso.

Io ci pensai un po' su, ma poi risposi d'impulso. -Long Island.-

Lui mi lanciò uno sguardo come a dire : "Davvero?". Comunque non soppesò molto la mia scelta. Chiamò il barista e ordinò il mio drink, e per sé Jack Daniels. E mentre quello preparava i nostri ordini, i due chiacchieravano come se non si vedessero da anni, come vecchi amici che per molto tempo non sono più rimasti in contatto.

Fu in quel momento che vidi per la prima volta Sam.

Entrò con aria spavalda, come fosse il padrone del mondo e non semplicemente di quello strano pub.

Non mi sarei mai aspettata di vedere un uomo così affascinante, muscoloso, alto e sexy in quel posto. Di certo lui batteva tutti con il suo completo, nessuno lì dentro poteva eguagliarlo, e lui lo sapeva bene. Credo che fu proprio il suo atteggiamento altezzoso e pieno di se la prima cosa che mi colpì in lui, ma furono anche i pronostici dell'iniziale antipatia che avrei avuto nei suoi confronti. Non si mise a salutare nessuno, anche se, quando entrò, tutti si voltarono verso di lui, come aspettando di poter essere salutati. Lui, invece, nella sua tranquillità, stava passando dritto, probabilmente per salire al piano di sopra, al suo appartamento, quando si accorse di Tyler. Si fermò di scatto, si sedette accanto a Tyler interrompendo così il discorso che questi stava facendo con il barista. -Tyler. Quanto tempo che non ti facevi vedere da queste parti?- Sembrava più un'accusa che un vero interessamento.

-Sam, è un vero piacere anche per me rivederti.- Tyler, sembrava quasi messo alle strette, non lo conoscevo ancora bene, ma capivo bene che quella non era una situazione normale per lui. -A dir la verità sono stato molto impegnato nell'ultimo periodo.-

-Capisco.- Rispose quello con un tono duro. -Comunque, chi è la tua amica? La nuova ragazza del momento?- Ero certa che lo disse per farmi incazzare. Come potevo non pensare che fosse uno stronzo se insinuava che Ty fosse un playboy? Uno che usava una ragazza finché non gli andava più bene?

-In realtà, lei è mia sorella.-

-Non sapevo avessi una sorella.- Non capivo proprio come faceva ad essere così ammirata e temuto da tutte quelle persone con quell'atteggiamento. Io personalmente lo avrei strozzato all'istante.

-È una storia molto lunga..- Cercò di tagliare corto Ty, ma evidentemente, queste non erano le intenzione di Sam.

-Ho tutto il tempo del mondo.- Ribatté lo stronzo sicuro di sé.

-Non ne dubito, ma si è fatto tardi, e devo portare Sarah a casa.- A quelle parole ci alzammo entrambi contemporaneamente.

Tyler gli passò accanto, e quando anch'io stavo per superarlo, mi afferrò un braccio. Io mi voltai di scatto verso di lui, e lo guardi sconvolta dalla sua presa ferrea, non dava alcun segno di volermi lasciare. Scrutai i suoi grandi occhi neri, ma non vidi altro che desolazione e freddezza e disinteresse.

-Non dirmi che è la figlia di Michael.- Pronunciò quelle parole gravemente, ma non erano rivolte a me.

-Proprio così.- Disse Tyler perentorio.

Un rumore improvviso mi colse impreparata e caddi a terra. Un risveglio più brusco di così non lo avevo mai vissuto.

Mi guardai intorno, ma non capii subito dove mi trovavo, non ero mi ero ancora del tutto ambientata alla casa di Tyler, è forse anche il fatto che mi risvegliai in salotto contribuì a disorientarmi momentaneamente. Dovetti attendere qualche secondo prima di capire perché mi trovassi lì. Dopo essere usciti dal pub eravamo tornati a casa e io ero andata subito nella mia nuova stanza per riposarmi, ma non era andata come immaginavo. Non ero riuscita ad addormentarmi sul letto, era così scomodo e duro, e sembrava particolarmente nuovo, forse non lo aveva mai usato nessuno prima di me. Considerando anche che non avevo mai dormito in un letto che non fosse il mio, era impossibile che prendessi subito sonno. Ricordo che anche quelle volte in cui dovevo dormire con Silvia, era sempre lei a venire da me, anche se, considerando che aveva una storia con Mike, era possibile che fosse soprattutto per quel motivo che era lei a venire da me e non il contrario. Ci sono ancora momenti in cui mi chiedo da quanto tempo stessero insieme, e quindi da quanto tempo mi mentissero. Poi però mi rendo conto che non lo saprò mai, e che in fondo non è così importante, nulla di quella parte della mia vita è davvero stato importante. E se si considera che ricordo davvero poco di quel periodo, si capisce che in realtà la mia mente ha voluto rimuovere tutto, valutando ogni cosa successa prima di incontrare Tyler, come irrilevante. Insomma, l'unico motivo per cui ricordo quel periodo è per i tradimenti e le cose brutte che ho vissuto, che non erano certo indispensabili, ma sono state anche queste brutte esperienze ad aiutarmi a crescere.

Comunque, tornando a quando, la notte prima del mio risveglio in salotto, non riuscivo a dormire nel nuovo letto. Mi alzai silenziosamente e uscii di soppiatto dalla stanza. Andai dritta in cucina, ma quello che trovai mi lasciò sconvolta. Il frigo vuoto, e i ripostigli allo stesso modo. Le uniche cose che si trovavano era piatti e posate, ovviamente inutili senza qualcosa da mettere sotto i denti. Avrei anche potuto aspettarmelo, era da un po' che non tornava in casa. Ciò che proprio non potevo immaginare era che lì la situazione era sempre così.

Costatare di non poter fare il mio spuntino della mezzanotte, anche se magari l'ora non era proprio quella, mi lasciò interdetta, e per un po' non seppi decidere come procedere. Non sapevo proprio cosa fare. Poi fu la stanchezza ad avere la meglio, mi avvicinai al divano, mi distesi un attimo e chiusi gli occhi fino al mattino seguente, quando quel rumore mi svegliò.

Il pavimento era freddo, ma non davo l'impressione di volermi alzare, mi sentivo stanca e intorpidita. Diedi un ultimo sguardo prima di mettermi seduta sul divano, e solo allora mi accorsi della coperta che era caduta. Non ricordavo di essermi presa nessuna coperta la sera prima. Immaginai che fosse stato Tyler, non poteva averlo fatto nessun altro.

Il rumore si ripeté, insistente.

Qualcuno stava bussando alla porta, ed evidentemente era indispettito. Credo di averlo fatto aspettare troppo, non mi ero nemmeno accorta di quello che stava succedendo, mi trovavo ancora nel mondo dei sogni, anche se non ricordo di aver sognato quella notte.

Mi alzai con fatica e con altrettanta, se non maggiore, difficoltà andai ad aprire la porta. Davanti mi ritrovai un ragazzo bassino ma slanciato. Bassino rispetto alla media ovviamente, perché era leggermente più alto di me in realtà. Aveva dei bei capelli biondi e lunghi, anche se non troppo.

I suoi occhi castani mi scrutavano con circospezione, non era sicuro di cosa fosse meglio dirmi.

Entrò senza dire nulla, sorpassandomi cauto, ma sicuro di sé al tempo stesso. Era ovvio che lì si trovasse più a suo agio di me. Sapeva come muoversi, e lo dava a vedere sfacciatamente.

-Tyler non è ancora tornato?- Precisò la domanda vedendo il mio viso corrucciato. Non capivo proprio di cosa stesse parlando. -Dalla corsa intendo.-

-Quale corsa?- Chiesi più confusa di prima.

-Quella che fa ogni mattina.. oh, giusto, tu non puoi saperlo, non lo conosci.- Non ero certa se le sue parole avessero l'intento di ferirmi, ma la cosa certa è che ci riuscirono. -Come mai tu sei ancora qui? Ti ha lasciata sola a casa sua? Non è da lui. Molto strano.-

Non ebbi il tempo di controbattere o semplicemente di riflettere sulla sue insinuazione che sentii le chiavi di casa girare nella toppa.

Tyler entrò nell'appartamento, e subito lo osservai attenta. Era nella sua tuta, visibilmente stanco, e aveva una strana espressione sul volto. Evidentemente non si aspettava di trovare visite al suo ritorno.

Il ragazzo, andò a salutarlo tranquillamente, e Ty ricambiò, anche se vedevo che in parte esitava, non avrebbe voluto vivere quella situazione, non in quel momento almeno.

L'estraneo, almeno per me, si avvicinò ancora a Tyler, cercando di parlare sottovoce, ma era certo che sapesse che potevo benissimo sentirlo. Era un modo per farmi capire che non erano fatti miei, ma allo stesso tempo voleva farmi sentire quello che diceva come per ripicca, anche se io non gli avevo fatto nulla di male, nemmeno lo conoscevo. -Stavo giusto dicendo alla tua amica che non doveva stare qui, tu non le lasci mai stare libere a casa tua mentre non ci sei.- Poi guardandolo di sbieco, come a sottolineare la stranezza della situazione continuò a parlare. -Di solito non le accompagni a casa prima di fare il tuo allenamento mattutino?-

Tyler non sapeva proprio come rispondere, mi guardava e stava muto, dopo qualche minuto rispose, stanco di tutto quello. -Beh, sì. Di solito sì, ma lei.. lei non è quello che pensi, non è una di quelle mie amiche.. lei è mia sorella.- Di nuovo sentivo pronunciare quella parola, e anche questa volta, come la prima, non lo aveva detto come avrebbe dovuto. Era come se si vergognasse, come se davanti a me mostrasse se stesso, ma con gli altri indossasse solo maschere. Non sopportavo questa parte di lui, anche se mi rendevo conto che lo faceva solo per difendersi, ma non era comunque una buona giustificazione. Non esistono giustificazioni per nascondersi dal mondo, per mentire. L'unica cosa giusta da fare, l'unica opzione accettabile è la verità, la sincerità più totale e incondizionata.

-La figlia di Michael.- Ed era la seconda volta, anche in questo caso, che sentivo quel nome. Solo che questa volta non era una domanda, ma una precisazione.

Fu a quel punto che il ragazzo mi si avvicinò come se non fosse un estraneo per me. -Guarda come sei cresciuta bene, sei tale e quale a lui; anche se combinata così non si direbbe.- Lui parlava tra sé e sé, e la sola cosa che io ero in grado di fare, era guardare Tyler aspettando che tutto questo finisse, e che mi desse una spiegazione. Ovviamente, Tyler non faceva niente, nemmeno si era accorto che lo fissavo, lui guardava distratto il pavimento, cercando di distrarsi in qualche modo.

Allora, io, non sapendo come reagire, rispondevo stupidamente, lasciando che credesse che fossi timida. -Beh, se lo dici tu..- In quel momento avrei voluto andarmene, anche da lì, dall'unico e vero posto che potevo chiamare casa. E anche se ero certa che andandomene non avrei trovato nulla di meglio, il desiderio era troppo forte per sopprimerlo.

Quello sconosciuto mi dava il voltastomaco. Fin da quando mi aveva svegliato bussando ripetutamente alla porta avrei dovuto capire che il nostro rapporto non sarebbe stato dei migliori.

Naturalmente non potevo immaginare quello che mi avrebbe fatto, o quello che in realtà era. E nonostante fosse amico di Tyler non avrei mai dovuto fidarmi, perché dopo il primo insolito incontro avevo creduto che magari avevo giudicato male la copertina del libro. Lo dicono spesso di non dare giudizi affrettati, che prima bisogna conoscere qualcuno per capire veramente com'è fatto. Il problema è che in questo caso il mio istinto aveva ragione, avrei dovuto giudicare il libro dalla sua copertina.

È questo ciò che veramente mi sconvolge, che io sia stata così ottimista da credere che al mondo non ci fossero persone veramente cattive, che il male non esistesse. Ho sempre creduto fermamente in un principio di Socrate in particolare, l'uomo può fare del male solo perché non capisce di fare qualcosa di sbagliato. Sono proprio stata folle a credere in un ideale così alto, non capivo come andasse veramente il mondo. Adesso che lo so, non farò mai più un errore del genere, o almeno lo spero.

-Comunque io sono Kyle. È un vero piacere fare la tua conoscenza bellezza.- Mi tese la mano, e poi me la strinse energicamente quando anch'io la tesi a mia volta.

-Sarah, e il piacere è tutto mio.- Il suo splendido sorriso mi aveva fatto quasi dimenticato quello che era successo nel minuti precedenti, come se la mia mente avesse voluto cancellare la prima brutta impressione. Poi, però, vedendo l'espressione sconvolta del viso di Tyler, in parte ritornai alla realtà e staccai la mia mano dalla presa di Kyle.

Fosse stato un ragazzo qualunque, che non conoscevo, e che avrei visto per strada o in un bar sicuramente non sarei riuscita a staccargli gli occhi di dosso, era un così bel ragazzo, ma la situazione non era delle più normali. Lui era il migliore amico di Tyler, che a sua volta era un bambino adottato dai miei prima ancora che io nascessi, e che quando loro erano morti, lui non si era mai arreso e dopo molti anni era finalmente riuscito a trovarmi e a portarmi con lui.

Non era per niente una situazione normale, ma proprio per questo la mia vita mi piaceva, perché nonostante tutto ero riuscita a raggiungere la felicità, a trovare la mia casa, la mia famiglia. Ora non rimaneva altro che adattarmi e cominciare a vivere la mia vita, avevo molti anni persi con Tyler da recuperare, ma ero certa che ci sarei riuscita e che alla fine tutto sarebbe andato per il verso giusto.

E come al solito il mio stupido ottimismo non mi faceva vedere le cose per come stavano veramente. Chi poteva immaginare cosa sarebbe successo da lì a qualche anno?

Ritornando a Kyle, e allo sguardo sbigottito di Tyler, quella volta andai molto vicino a sorprendermi della sua reazione, ma in fondo era solo un fratello maggiore, ed questo quello che fanno quando vedono la loro sorellina e il migliore amico fissarsi in un modo che non dovrebbero, diventano gelosi. Ed è proprio questo l'unico lato positivo della situazione, la normalità della reazione di Tyler. So che avrei dovuto esserne abituata, prima avevo Mike, ma non era la stessa cosa, perché la reazione di Tyler sembrava unirci e non separarci.

-Allora, andiamo a fare colazione?- Propose Tyler per sdrammatizzare la situazione e anche per cercare di risolverla a modo suo.

-Magari, sto morendo dalla fame.- Rispondo io senza pensare ad altro che al mio stomaco che non smetteva di brontolare da quando mi ero svegliata, anche se prima di quel momento non me n'ero accorta tanto ero stata distratta.

-Perfetto, allora io vado a fare una doccia veloce e poi andiamo.-

-E io mi sistemo sul tuo divano nel frattempo.- S'intromise Kyle con un sorriso malizioso sul viso.

-D'accordo, ma non distruggermi l'appartamento mentre sono via.- Ribatté Tyler.

-Mi conosci. Sai che non lo farei senza un buon motivo.- Sorrise ancora. Oh, se aveva un sorriso sexy, fosse stato per me gli sarei saltata subito addosso.

-Certo, proprio come hai fatto l'ultima volta.- Vedendo che Kyle aveva intenzione di controbattere e prenderla per le lunghe, Tyler si rivolse verso di me prima di andare. -E tu vai a darti una sistemata. Così non puoi proprio uscire!- Sembrava più un consiglio che un ordine in realtà.

E quando mi ritrovai davanti lo specchio del mio bagno capii perfettamente cosa intendesse dire.

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