Capitolo 5
Il vuoto.
Se qualcuno mi chiedesse qual è la prima cosa che penso quando sento questa parola, probabilmente risponderei l'universo.
Sinceramente non credo che ci sia un motivo preciso, forse è perché l'infinito mi fa pensare al vuoto. Non posso credere che l'universo sia l'infinito senza pensare che sia vuoto. Forse la verità è che credo di essere circondata del vuoto, forse tutto quello che non conosciamo, magari non lo comprendiamo proprio perché non c'è niente da conoscere, perché intorno a noi c'è solo vuoto.
Fosse solo questo il problema non me ne preoccuperei più di tanto, magari se non percepissi il vuoto anche dentro di me, potrei anche convivere con la convinzione di essere circondata dal vuoto.
In realtà non posso risolvere il problema del vuoto che sta attorno a me, posso solo accettarlo; ma il vuoto che mi sta dentro in teoria potrei colmarlo, perché e solo una sensazione che chiunque può provare.
A volte, però, mi sento come se fosse qualcosa che ha sempre fatto parte di me e della quale non potrò mai liberarmi.
Ci sono stati momenti in cui ho pensato di essere riuscita a colmare il vuoto che da sempre è stato parte di me, ma è stata solo una convinzione momentanea, un'inutile speranza che non porta da nessuna parte.
Ormai ci ho fatto l'abitudine, ho capito che non posso cambiare questa cosa di me, forse, però, sarebbe stato meglio capirlo allora, quando avevo bisogno di dimenticare, di dimenticare le persone che fino a quel punto della mia vita mi avevamo aiutato a sentirmi viva, normale, ma che poi mi avevano distrutta.
Quando ho scoperto il primo pezzo del puzzle della verità sulle mie origini, non ho solo scoperto di aver vissuto nella menzogna fino ad allora, ho anche compreso che quel vuoto che cominciavo a sentire dentro di me, in realtà era sempre stato parte integrante del mio essere Sarah.
Vedevo paesaggi nuovi sfilare tra i finestrini dell'auto di Tyler. Paesaggi che non avevo mai visto, e che non avrei rivisto mai più. Allora non ne era del tutto certa, non sapevo se un giorno sarei voluta tornare nel luogo in cui sono cresciuta, ma ora capisco che questa opzione non deve nemmeno essere presa in considerazione.
Tyler guidava tranquillo, come se quello che stava succedendo per lui fosse normale, come se avesse fatto già una cosa del genere. Una strana inquietudine mi pervase, ma durò solo pochi secondi.
Volevo chiedere così tante cose a Tyler, come aveva fatto a trovarmi, perché non si era arreso dopo tutto il tempo passato, qual era il motivo per cui era venuto nonostante quello che aveva passato. Poteva dimenticarmi, dimenticare i miei genitori... Quanto volevo chiedergli informazioni sui miei, sapere com'erano, come vivevano e dove, se si volevano bene, se mi amavano, se mi avevano voluta o semplicemente se ero stata una sorpresa ben voluta o meno. E volevo anche sapere com'erano morti, magari non subito, ma forse ci saremmo potuti anche arrivare, prima o poi...
E invece stato muta. Ferma nel sedile di davanti, accanto a Tyler, a uno sconosciuto che pareva sapere più cose su di me di quante ne sapessi io. Non avevo il coraggio di rompere il silenzio, non riuscivo a convincermi che non ci fosse niente di male a fargli qualche domanda. Mi ripetevo, se proprio vuole raccontarmi qualcosa non dovevo certo essere io a chiederglielo. Oh, quanto ero stupida, adesso ne me rendo conto. Anche se ero diventata abbastanza grande, in fondo dentro ero ancora una ragazzina indifesa e timida. E molto stupida.
Dopo un paio d'ore cominciai a sentirmi soffocare. Non sapevo dove stessimo andando, e solo questo mi faceva impazzire. Ero rimasta a confrontarmi con i miei pensieri per troppo tempo, non ce la facevo più, stavo diventando matta. Avevo bisogno di distrarmi, di fare qualcosa, solo che non sapevo proprio cosa, e soprattutto non avevo la minima intenzione di essere io a rompere il ghiaccio.
Mi stavo dando uno sguardo intorno, tanto per passare il tempo, quando posai lo sguardo sullo stereo, che per mia meraviglia, e me ne stavo accorgendo solo in quel momento, era rimasto spento per tutta la durata del viaggio che fino ad allora avevamo fatto. Mi chiesi come mai Tyler non lo avesse acceso appena eravamo partiti. Forse non amava molto la musica? O semplicemente gli dava fastidio quando guidava?
Non potevo sapere cosa pensava Tyler, soprattutto perché ancora non lo conoscevo. Riuscii a resistere alla tentazione di parlare ancora per poco, non ce la facevo più a continuare, quel silenzio mi stava uccidendo. -Ti dispiace accendere la radio?-
Tyler sembrò sbalordito dalla mia richiesta, ma non si scompose più di tanto. -Certo che no. Nel cruscotto ho alcuni cd, scegli quello che più ti piace.-
Non me lo faccio ripetere due volte. Trovo decine di cd, dai Pink Floyd ai Black Keys, da Bruno Mars a Eminem, e poi ancora Green Day, Doors, Linkin Park, One Republic, Imagine Dragons, Queen, Red Hot Chili Peppers, Rolling Stones, Bon Jovi, Fun, Coldplay, Guns 'n' Roses, Led Zeppelin, Script, Nirvana.
E ce n'erano tantissimi altri, ancora mi chiedo come facesse a infilare tutti quei cd in quel minuscolo cruscotto. Alla fine optai per i Guns 'n' Roses, e appena misi il cd, parte la canzone Welcome to the Jungle. Cominciai a canticchiarla, come se niente fosse, ad un certo punto, forse per il ritornello sentii la voce di Tyler che pian piano si faceva sempre più forte e sicura. Cantammo come due matti, se ci avessero visti, di sicuro ci avrebbero preso per pazzi, fortuna che non c'erano molte macchine a quell'ora. Appena finì la canzone cominciammo a ridere senza alcun ritegno, non riuscivamo più a smettere, poi le parole uscirono spontanee dalla mia bocca. -Faresti meglio a mettere tutta la tua musica in una pendrive, sai, è molto più comodo.- Gli proposi io.
-Sì, lo so. E che non ho mai il tempo, sai com'è..- La sua voce era strana. Non capii subito il perché, poi me ne accorsi. Tyler mi aveva mentito. Non che fosse un problema così grave, aveva solo inventato una scusa, ridicola per di più, e per una cosa che non ce n'era affatto bisogno. La cosa che più mi meravigliava era che l'avevo capito solo dal tono della voce, che era leggermente diverso, non credevo di essere così brava.
È vero, che fino ad allora nessuno era mai riuscito a farmi una festa a sorpresa o qualcosa del genere, insomma scovavo le bugie a chilometri di distanza. Beh, parte la relazione segreta tra Mike e Paige, in realtà avevo notato qualcosa di sospetto nell'ultimo periodo, ma avevo lasciato correre, forse perché non credevo che potessero essere capaci di una cosa simile, mi fidavo ciecamente di loto. Diciamo, però, che mi è servito scoprire questo imbroglio per crescere, e per capire che in fondo non tutto e come sembra.
Eppure con Tyler mi ero fidata fin da subito. Con lui era diverso, sentivo che mi stava dicendo la verità, che potevo credergli. Almeno fino ad un certo punto. -Tyler?-
-Sì?-
-Perché hai mentito?- Con lui avevo visto giusto, dato che alla prima bugia ero riuscita subito a smascherarlo.
-L'hai capito, eh? Mi vergognavo di dire che sono un tipo all'antica. I cd mi affascinano, non dico che il computer o i cellulari sono roba da sfigato, anzi il contrario; ma quando mi metto in macchina, soprattutto per lunghi viaggi, mi sembra di tornare bambino, e i cd mi aiutano maggiormente a immedesimarmi, e a rivivere vecchi momenti felici della mia infanzia.- La sua voce era più triste, ma allo stesso tempo tranquilla, come se non gli causasse alcun fastidio confidarsi con una sconosciuta.
-Preferisco questa risposta alla scusa di prima.- Gli sorrisi. Un sorriso sincero. Mi sentivo così bene al suo fianco, al sicuro. Riuscivo quasi a dimenticare il mondo che mi ero appena lasciata alle spalle. Quasi..
Qualche minuto più tardi, Tyler fermò la macchina davanti a un locale lungo la strada. Guardai l'orario: erano quasi le due.
-Spero che tu abbia fame.- Mi disse slacciandosi la cintura di sicurezza.
Io gli sorrisi, a dir la verità ero talmente impegnata e concentrata in questo viaggio che non mi ero nemmeno accorta che fosse così tardi. -Puoi scommetterci.-
Il posto era rustico, sia all'estero che internamente. C'erano vari tavoli sparsi qua e la in modo disordinato, un piccolo bancone si estendeva per metà del lato lungo, e oltre questo c'erano la cucina e i bagni. I tavoli erano quasi completamente vuoti, quindi avevamo l'imbarazzo della scelta. Tyler optò per uno che stava accanto a una grande finestra e io lo seguii senza dire una parola.
Una cameriera sulla cinquantina si avvicinò con due tazze che si premurò di riempire di caffè, poi ci porto i menù e se ne tornò dietro il bancone a risolvere un cruciverba.
Il caffè era caldo quanto bastava perché mi sentissi riscaldare all'improvviso. Non ci volle molto perché mi sentissi nuovamente rinvigorita, come dopo una lunga dormita. Il caffè mi faceva sempre quest'effetto.
Tyler, di fronte a me, sorseggiava il caffè sfogliando distrattamente un menù. Io, finito il mio caffè rinvigorente, diedi uno sguardo alla strada quasi completamente deserta, poi afferrai l'altro menù.
Poco più tardi la cameriera tornò per prendere le ordinazioni. -Io prenderò una bistecca al sangue con contorno.- A quelle parole mi disgustai, sentivo che da un momento all'altro avrei potuto vomitare.
-Io un'omelette con spinaci, grazie.- Dissi io cercando di trattenere i conati.
Appena la cameriera si allontanò Tyler si fece più vicino. -Non dirmi che anche tu odi la carne.- Aveva un sorriso ebete stampato sulla faccia.
-Io non odio la carne, semplicemente cerco di farne a meno quando posso.- Cercai di difendermi come da un'accusa, poi riflettei di nuovo sulle sue parole. -Cosa significa anche tu?-
Un ombra sembrò attraversare il suo volto, poi tornò la serenità che non lo aveva lasciato neanche per un attimo da quando avevamo cominciato quel viaggio. -Tuo padre, lui non sopportava l'odore della carne, cosa molto strana per un uomo, lo so, ma era fatto così. E si vede che tu non sei diversa da lui. Ricordo come ogni volta tua madre cercasse di fare pasti complicati per aiutarlo a mangiare un po' di carne. "Un giorno in cui ne avrai bisogno sarai senza forza a causa della tua stupidità", diceva sempre così, ma tuo padre era irremovibile, niente riusciva a convincerlo. Era così testardo, e non solo da questo punto di vista..- Gli occhi di Tyler vagavano per la stanza alla ricerca di qualcosa, poi si posarono suoi miei. -Hai gli stessi occhi di tua madre. E da quello che ho potuto vedere anche il suo stesso carattere forte. Sono sicuro che sarebbero molto fieri di quello che sei diventata.- Tyler era certo delle sue parole, ma non credo che potesse immaginare quello che stava scatenando dentro di me. La tristezza per non averli potuti conoscere. La rabbia per la verità che mi avevano nascosto. La solitudine che si faceva sempre più forte dentro di me. La convinzione di non conoscere nemmeno più me stessa. L'oppressione di tutte le responsabilità delle azioni delle persone che credevo tenessero a me si faceva sentire. Avrei voluto urlare, sfogarmi in qualche modo, ma non sapevo perché non riuscivo più a muovermi. Mi sentivo inchiodata dalle parole di Tyler, non avrebbero dovuto scatenare queste emozioni in me, anzi avrei dovuto sentirmi bene, o qualcosa del genere, non so. Di certo la reazione che causarono in me era del tutto sbagliata, io ero sbagliata.
-Avevano grandi progetti per te,- continuò Tyler, -volevano che tu diventassi una grande persona, che ti facessi rispettare e che potessi realizzare un giorno, ogni tuo sogno. Desideravano solo il meglio per te, aspiravano a cose che loro non avevano potuto realizzare, convinti che tu saresti stata in grado di fare qualunque cosa volessi. Lo ammetto, erano grandi sognatori, ma lo erano diventati solo dopo la tua nascita. C'era sempre aria di festa a casa loro dopo che arrivasti tu, erano felici veramente, questo lo so per certo, ed è il motivo principale per cui ho voluti cercarti, non volevo che crescessi senza conoscerli, senza sapere quello che volevano per te, senza sapere quello che avevano fatto per te, senza sapere quanto ti amassero. Te lo dovevo, per il solo fatto di essere stato aiutato da loro nel momento del bisogno.- Avrei voluto ringraziarlo, ma non riuscivo ad aprire la bocca. Riuscivo solo a pensare a quello che avevo perso e a quello che stavo guadagnando: qualcuno su cui riporre la mia più completa fiducia, qualcuno che mi avrebbe aiutata e sostenuta in qualsiasi caso.
Per un istante ho anche pensato di dire qualcosa, di cambiare discorso o di porgli delle domande sui miei per sapere di più, ma la cameriera di poco prima interruppe i miei pensieri, quindi decisi di lasciar perdere, almeno per quel momento.
Stranamente mangiai con foga, di solito non ero così affannata quando si trattava di sfamarmi, forse non mi ero realmente resa conto che tutto questo mi aveva stancata. Tyler mi guardava tra il sorpreso e l'indifferente, come se in fondo mi conoscesse da sempre, ma allo stesso tempo era sorpreso che in tutto questo tempo non fossi mai cambiata.
Mi chiesi se ogni volta che mi guardava rivedeva in me lo sguardo furtivo di mio padre o la fermezza di mia madre. Tutta questa faccenda mi turbava, non sopportavo che ci fosse qualcuno che sapesse più cose su di me di quante ne sapessi io, ma in fondo ero sollevata che potessi contare sull'aiuto di Tyler per capire chi ero veramente.
Ripensai a quando ero più piccola. A quella volta che avevo sette anni e alcuni parenti lontani erano venuti a trovarci. All'inizio ero molto timida, ma poi presi in fretta confidenza con quegli estranei che adesso non saprei nemmeno riconoscere, ma a quel tempo mi stavano così simpatici. Con loro mi sentivo di poter fare e dire qualsiasi cosa, forse ero ancora troppo piccola per comprendere il loro comportamento. Mi avevano detto che erano dei nonni che provenivano da molto lontano, adesso non ricordo se Spagna o Francia, comunque per il solo fatto di quella stretta parentela credevo di essere al sicuro. Non che mi avrebbero mai fatto del male in nessun caso, ero dei vecchietti tanto dolci, ma ripensandoci non avrei dovuto comportarmi in modo così sfacciato con loro.
Del breve periodo che stettero in città, la scena che ricordai, e l'unica che ricordo ancora adesso è quella in cui loro si stavano complimentando con Mike per la sua somiglianza al padre. Io, nella mi innocenza, chiesi loro cosa invece accomunava me a mia madre. In quel istante ci fu un piccolo tentennamento, loro sapevo di non essere i miei nonni, sapevano che io ne ero ignara, così tentarono di reggere il gioco. Si scambiarono uno sguardo complice e inventarono delle somiglianze, insomma delle scuse per non far crollare la messa in scena. Perché era di questo che si trattava, solo di una messa in scena, non mi amavano veramente, altrimenti non avrebbero continuato a mentirmi così a lungo.
E anche se in quel momento, lì in quella tavola calda con Tyler, credevo che se non li avessi scoperti io non mi avrebbero mai detto la verità, un po' di ragione c'è l'avevo perché anche se loro si sentivano in dovere di spiegarmi ogni cosa nei minimi particolari, in realtà avrebbero preferito continuare a mentire e portarsi il segreto nella tomba.
Per molto tempo ero stata convinta di amarli, ma era bastato davvero poco per farmi rendere conto che non era così che il mio rapporto con loro era solo basato su un muro di menzogne che ci aveva da sempre separato. Avevo creduto quasi subito a Tyler e non solo perché sapevo che di lui potevo fidarmi. Era come se sentissi che invece della mia famiglia invece non potevo fidarmi.
-Sarah, c'è qualcosa che non va?- Tyler mi guardava preoccupato. Adesso era lui la mia famiglia. Era tutto quello che mi restava, ed ero felice di avere lui, perché ero tutto quello di cui avevo bisogno. -Sembri turbata, posso aiutarti in qualche modo?-
-Non preoccuparti, è tutto apposto.- Cercai di fare un sorriso per convincerlo delle mie parole, ma forse non mi venne fuori molto bene.
-E forse per qualcosa che ti ho detto?- Tyler non sentì nemmeno quello che gli avevo detto.
-Va tutto bene, Tyler. Davvero.- Mi fece uno strano effetto pronunciare il suo nome ad lata voce. Mi fece sentire come se finalmente stessi dimostrando che tutto questo non era solo un sogno. Era come svegliarsi all'improvviso e rendersi conto di non aver mai dormito veramente. Era una bella sensazione, mi sentivo sinceramente sicura di me, non c'era più alcuna ragione per cui dovessi nascondermi dentro un bozzolo per proteggermi, adesso potevo spiegare le ali e spiccare il volo verso la mia nuova vita.
-Beh, per questa volta decido di crederti, ma sai che se dovessi avere bisogno, di qualsiasi cosa..-
-Sì, tu ci sarai. Lo so.- Non gli diedi il tempo di finire la frase, non perché mi piaceva interrompere le persone, era per fargli capire che avevo capito, che di lui mi fidavo.
-Bene.- Adesso Tyler sembrava stare di nuovo bene, come se per un breve momento fosse rimasto senz'aria e ora poteva finalmente tornare a respirare.
Gli sorrisi. Mi dispiaceva averlo fatto preoccupare, ma allo stesso tempo ero lusingata di aver attirato tanto l'attenzione, ero felice di contare qualcosa almeno per lui.
Dopo aver pranzato ripartimmo subito. Questa volta in macchina c'era tutta un'altra aria. Adesso era piacevole viaggiare insieme a Tyler, inizialmente c'era stato imbarazzo, certo, ma solo perché non ci conoscevamo, ed era bastato solo un pranzo per capovolgere la situazione. Adesso mi sembrava di conoscerlo da sempre, di aver contato continuamente su di lui, a quel punto mi accorsi che avere solo lui non era un peggioramento. Anche se prima avevo tante persone accanto a me, mi stavo finalmente rendendo conto che tutte loro messe insieme non eguagliavano Tyler nemmeno in parte. Lui era l'unico che mi potesse capire, l'unico che rea sincero con me, l'unico che poteva aiutarmi a trovare la vera me stessa.
Sorridere e scherzare con lui era un piacere al quale non avrei mai rinunciato, mi sentivo così vera in quei momenti, così vicina a miei genitori, quelli veri, quelli che non avevo mai conosciuto, ma che avrei dato tutto per poter parlare con loro anche solo una volta.
Durante il tragitto in macchina, prima di fermarci in un motel lungo la strada, non pensai quasi per niente alla mia vecchia vita, pensavo solo al futuro, ma anche al presente, e cercavo di godermelo fin da subito, non volevo sprecare un solo minuto di più. Avevo già perso diciotto anni della mia vita, non potevo perderne altri.
Il motel in cui arrivammo era abbastanza squallido per i miei gusti, anche se in realtà non ci feci molto caso. Ero fin troppo impegnata a conversare con Tyler, era così simpatico e premuroso nei miei confronti, quasi fosse stato veramente mio fratello. E per un po' ci sperai anche, ma poi mi resi conto che niente sarebbe cambiato, gli avrei voluto bene allo stesso modo.
-Tu forse non ci crederai, ma una volta, quando tu eri ancora una neonata, i tuoi ci hanno portati in un posto davvero magico, e abbiamo fatto un pic-nic, sai? Come una di quelle famigliole normali, quando ci ripenso non mi sembra quasi vero.- Disse lui come se fosse qualcosa di alieno.
-Cosa c'è di strano a fare un pic-nic con la famiglia? È una cosa banalissima, io ci sono andata spesso con..- Mi fermai improvvisamente, non mi andava di portare a galla vecchi ricordi felici, che però adesso mi lasciavano solo uno strano retrogusto amaro.
-Hai ragione, non so perché sono così sorpreso.- La sua voce prese una piega strana, come se ci fosse qualcosa che mi stava nascondendo.
-C'è qualcosa che non mi stai dicendo..- Risposi io quasi parlando fra me e me.
Lui non sembrò nemmeno sentire le mie parole. -Comunque puoi scommetterci che è successo, ho delle foto che lo provano, quando arriviamo a casa se vuoi te le mostro.- Quella parola. Casa. Scombussolò tutto dentro di me. Improvvisamente dimenticai l'ambiguità della voce di Tyler e delle sue parole. Dimenticai tutto.
Eravamo da poco scesi dalla macchina e ci stavamo dirigendo all'entrata, per prenotare una stanza. Non feci caso a quando Tyler parlò con il proprietario, si fece dare una chiave e pago in contanti in anticipo, né quando mi condusse in una stanza e mi fece sedere in uno dei due letti, oppure quando mi disse che stava andando a fare una doccia.
Mi coricai sul letto e cominciai a guardare il soffitto bianco, senza pensare, senza riflettere su quello che mi era successo quel giorno. Stavo semplicemente distesa.
Persi la cognizione del tempo, che ricominciò a scorrere solo una volta che Tyler uscì dal bagno. Indossava solo un semplice asciugamano avvolto nella vita. Quando mi vide si stranì del mio comportamento e si sedette sul letto, accanto a me. Per un attimo rimasi immobile nella posizione in cui ero, poi mi tirai su e avvicinai le gambe al petto e le strinsi con le braccia. Poggia la testa sul ginocchio e comincia finalmente a guardarmi in torno con sguardo triste. La stanza era piccola, c'erano due letti un comodino fra di essi e un armadio polveroso. Le mura avevano colori spenti ed erano ancora più vuote dalla mancanza di quadri che un tempo dovevano aver rallegrato almeno un po' quel deprimente ambiente.
Tyler mi squadrò con i suoi occhi carichi di emozioni contrastanti. -Sei un po' giù di corda.- Non era una domanda, ma un dato di fatto.
-Lo so già, non c'è bisogno che tu me lo ricordi.- Non volevo essere così acida e scontrosa, ma fu più forte di me, non ero sicura di cosa mi stesse prendendo.
-Cosa ti prende? È successo qualcosa mentre ero di là?- La sua voce era carica di preoccupazione. Non volevo che si tormentasse per una stupidaggine.
-Non è niente.- Improvvisamente sentii il bisogno impellente di confidarmi con lui, di liberarmi di un grosso peso che da sempre mi opprimeva, ma non sapevo cosa dire. Non riuscivo a capire quale fosse il problema, ciò che mi rattristava in quel modo era un mistero. Poi la mia bocca si mosse e sentii la mia voce che continuava a parlare, a parlare con Tyler. E io ero come una spettatrice, era come se non riuscissi più a controllare il mio corpo, come se questo fosse solo una prigione. -È solo che stavo ripensando al passato. Oggi ci ho pensato tutto il giorno. Sto cercando di voltare pagina, ma non è facile. Adesso vado a fare una doccia, credo che mi farà bene.-
Non gli diedi il tempo di rispondere, anche se avrei voluto stare a sentire cosa aveva da dirmi, ma più di tutto avevo bisogno di non pensare al mio passato, di lasciarmi davvero tutto alle spalle. Saltai giù dal letto e mi catapultai in bagno, che tra l'altro era soltanto un buco.
Entrai nella doccia, e mi lasciai investire da un getto di acqua calda. Mi rilassai per un po', poi comincia a insaponarmi. Una volta finito anche di sciacquarmi uscii dalla doccia e mi avvolsi in un asciugamano. Afferrai il piccolo sgabello davanti il lavandino e lo spostai di modo ché potessi appoggiarmi al muro. Mi sedetti e cominciai a fissare un punto impreciso, aspettando di asciugarmi, come se non avessi nulla da fare. Dovevo distrarmi, dimenticare tutto, almeno per questa sera, fare finta che tutto fosse normale. Anzi dovevo credere a questa normalità, e fare che diventasse la mia normalità.
Era questo quello che volevo, essere normale, sentirmi normale. E l'unico di cui avevo bisogno era Tyler. Uscii dal bagno ancora semi bagnata.
Mi aspettavo di trovarlo coricato sul letto che cercava di ammazzare il tempo, o alzato davanti la finestra che guardava fuori pensieroso, e invece.. Invece la stanza era vuota.
Per un attimo, un istante terribilmente inquietante, pensai che mi avesse abbandonata lì, ma poi mi resi conto che non avrebbe mai potuto farlo, che non era da lui.
Presi alcuni vestiti dalla borsa e corsi a cambiarmi in bagno, convinta che Tyler sarebbe potuto tornare da un momento all'altro. Mi vestii con lentezza, godendo ogni istante che la vita mi concedeva. Ripensai alla lunga giornata che avevo affrontato e un sorriso spuntò sul mio viso. Era stata un giornata intensa, l'avevo vissuta fino alla fine, ed era stata magnifica.
Una volta pronta, prima di uscire nuovamente dal bagno, mi guardai allo specchio e per un attimo non mi riconobbi, ero troppo raggiante per essere la solita vecchia Sarah.
Ora ero una nuova Sarah, una più felice, una che non temeva nulla, e che avrebbe affrontato qualsiasi cosa per salvaguardare la felicità appena ottenuta.
Mi sentivo di nuovo carica. Pronta a dimostrare a Tyler e al mondo che ero cambiata, che adesso ero disposta a stare con lui, e ad amarlo come il fratello che aveva sempre avuto, ma in un modo diverso in maniera più intensa e più vera.
Tyler si voltò non appena mi sentì uscire dal bagno. Tirò fuori una pesante coperta dall'armadio e la poggiò nel letto in cui, poco prima, mi ero coricata. Poi si sedette nell'altro letto.
Indicò uno spazio vuoto lì accanto e afferrò un sacchetto da quale arrivava un inteso odore di rosticceria.
Era da così tanto tempo che non mangiavo un panino sopra un letto. Mi ricordava così tanti momenti passati con Mike e altri con Paige. Due persone della mia vecchia vita a cui tenevo di più, e anche quelle che mi avevano mentito maggiormente, doppiamente.
In quel momento, però, non potevo lasciarmi condizionare dal passato dovevo semplicemente godermi il presente. Ricaccia indietro i vecchi ricordi e sorrisi ancor più di prima.
Afferrai un panino, mi sedetti accanto a Tyler, e cominciammo a ridere e scherzare come se niente fosse, come se ci conoscessimo da una vita. Come una vera famiglia.
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