Chapter XVI - Fenrir
[Mike]
L'attesa mi stava rodendo lo stomaco mentre il gelo di Icegoat mi penetrava nelle ossa senza darmi pace, il senso d'angoscia mi divorava, per niente sazio, e la sudorazione aumentava sempre più.
Olivia era entrata da troppo tempo.
Mi ero seduto in una roccia posta davanti l'entrata con i gomiti alle ginocchia, il vecchio aveva lasciato il portone aperto, con nessuno a sorvegliarlo.
Cosa aveva in mente? Questa domanda mi tormentava ma non mi sarei mosso di lì finché Lei non sarebbe uscita, e, se avessi dovuto aspettare un'eternità, l'avrei fatto. Socchiusi gli occhi e mi concentrai mentalmente, sentivo sulla schiena i miei muscoli tesi e lo sguardo infuocato di Damon addosso.
Non mi mossi, nemmeno per un'istante; non dovevo per forza darla vinta ad un degenerato che voleva far resuscitare i morti. Era chiaramente impossibile, per non parlare del fatto che ormai erano passati cinque giorni, la puzza di Katy si sentiva da un miglio.
Ma il damerino si giustificava dicendo che ogni giorno si preoccupava di lavarla, pulirla e profumarla durante le nostre piccole soste.
Olivia sospirava spesso durante quei giorni, senza apparente senso, stava seduta in disparte e, se non provava ad attaccare bottone con me, contemplava un punto fisso nel vuoto.
Allungai il braccio verso il taschino dei miei pantaloni sgualciti e presi un vecchio orologio da taschino, era l'unico ricordo che avevo di mia madre e quello sarebbe stata la chiave per trovarla.
Mia madre non aveva potuto abbandonarmi, non era nell'amore di una madre farlo e nemmeno della mia.
Lo aprii e seguii la lancetta muoversi in modo circolare verso quei numeri, non avevo mai imparato a leggere l'orario, semplicemente perchè non ne avevo mai avuto bisogno.
Alzai nuovamente lo sguardo verso il portone e mi alzai di scatto, mi girai verso Damon, che continuava a tenere lo sguardo fisso verso di me e Katy in braccio «posala e alzati» dissi freddo, dovevo cercare di mantenere la mia compostezza.
Lui mi fulminò con lo sguardo «non sei tu a dirmi ciò che devo o non devo fare» ringhiò.
Lo ignorai, avviandomi verso il cancello. Odiavo parlare, le parole toglievano tempo prezioso alle azioni, ed io preferivo agire che blaterare; il mio amico dietro, però, non la pensava come me «dove stai andando?» mi urlò da dietro.
Mi girai lentamente, socchiudendo gli occhi e fissando la sua donna cadavere appoggiata su una roccia, poi spostai lo sguardo verso di lui «tu hai qualcuna da difendere, bene, anch'io la ho» Damon corrugò la fronte nell'esatto momento in cui stavo per girarmi, poi si avvicinò velocemente e mi strattonò una spalla «ma sei impazzito? Stai parlando di Olivia? Ma se non la conosci nemmeno.»
Avevo soltanto quattro parole per descrivere cosa avrei fatto "spostati o ti rompo" e il mio sguardo gli fece intendere tutto, ma lui, intestardito, non si spostò di un millimetro «non sono affari tuoi» conclusi, spostandomi con una spallata.
Damon spostò lo sguardo verso la donna cadavere, probabilmente per vedere se fosse ancora lì, ma non poteva di certo scappare, poi si rivolse nuovamente a me «Mike abbiamo bisogno di una strategia, sei tu il leader al campo, no? Dovresti saperlo meglio di me» alzai lo sguardo verso il cielo.
Si stava creando una nube rossastra che non mi piacque per niente e, mentre Damon continuava a parlare, mi girai correndo verso il portone.
Accade tutto un po' troppo velocemente, Damon non mi diede il tempo di spiegare, l'avevo ignorato ed abbandonato al suo destino. Non che comunque m'importasse qualcosa, se fosse stato per lui avrei dovuto aspettera in silenzio.
Non l'avrei mai ammesso, ma Damon mi turbava. Aveva un'aria così cupa e solitaria.
In quei cinque giorni avevo capito quanto lui fosse fragile e si chiudesse in se stesso. Avevo visto come proteggeva la sua donna a costo della vita, era una sanguisuga, attaccato al passato e ai ricordi. Katy non poteva tornare in vita, semplicemente perché si doveva sacrificare un'altra vita.
Un'altra persona che Damon ha a cuore, e lui sa bene che è troppo codardo per sacrificare un'altra vita. Eppure, non capisco come si sia interstadito, vuole davvero uccidere qualcuno per riportare in vita Katy?
Era una folle, un pazzo.
Ma in lui rividi me, se pur con molte differenze. Io non avrei mai e poi mai sacrificato la mia vita per qualcuno che non fosse me stesso. È disonesto e disumano, ma è così. O almeno credo.
Ci sarà mai veramente qualcuno per cui vale veramente la pena combattere e sacrificarsi? La vita è una, come ha fatto Katy a morire al posto di Queen?
Queen...quella maledetta ragazza, se non fosse stato per lei, tutto questo non sarebbe accaduto. Ma non riuscivo ad odiarla, per quanto sembrasse così.
Sospirai, entrando dalle mura di Icegoat e guardandomi intorno.
Era tutto scuro, era come stare nell'oblio più totale; attorno a me, sostavano solamente uomini alti e robusti, la barba fulva e gli occhi scuri.
Erano tutti uguali, come se fossero stati plasmati nello stesso identico modo. Mi guardai intorno, in allerta.
Fin da piccolo ero stato allenato a tenere i nervi saldi e a non farmi sopraffare dalle emozioni.
L'emozioni erano per i deboli ed io non lo sono mai stato.
Un'omone mi si avvicinò borbottando, aveva l'aria vigile ma sembrava un bambinone. Cominciò ad annusare incessantemente l'aria e, qualche volta, arricciava il naso; non capì esattamente per quale motivo lo fece ma mi misi comunque in posizione d'attacco.
Mi sentì prendere da un braccio e mi girai furiosamente, incontrando gli occhi cocenti di Damon «per Dio, ancora tu» mi lamentai.
Ero esausto. Non avevo dormito per nulla, ero ancora perseguitato da mio padre e dalla sua ossessione per Queen.
Non ero riuscito a fare nulla, tranne che andare dietro a questi bambini.
Damon ignorò il mio commentino e spostò lo sguardo sull'omaccione di fronte a me, aveva ancora la mano nella mia spalla e, strattonandomi, mi buttò indietro con una spallata.
Gli ringhiai contro ma contai mentalmente, per non saltargli addosso «cerchiamo lo stregone. Si è portato dietro una nostra compagna ma è passata un'eternità» gli disse. L'uomo continuò ad annusare l'aria, totalmente perso nei suoi pensieri.
Damon lo fissò disgustato «e finiscila» borbottò, tirando colpetti in aria per allontanarlo.
«Puzzi di morto» si lamentò, riferendosi a Damon.
«Azzeccato» commentai.
Damon si offese profondamente da quell'affermazione «se cercate la rossa, è col vecchio nel picco della montagna» il damerino urlò frustato «devo anche scalare una montagna adesso?» gli scoccai un'occhiataccia e ringraziai l'omone.
Mi rilassai mentalmente e ripresi a camminare, pensando di essere seguito da Damon.
Ma non fu così. Infatti, era stato fermato da una spalla «davvero ragazzo, puzzi di morto. Non hai più nulla da fare» per quanto odiassi Damon, il cuore mi si strinse in una morsa.
Lo vidi abbassare la testa e a dirigersi a testa bassa verso di me, gli toccai una spalla «andrà tutto bene, vedrai» rimasi sbalordito da me stesso ma non mi soffermai oltre «e ora inizia a camminare.»
Per metà viaggio Damon si lamentò di aver lasciato Katy da sola e coperta solo dal carro. Non ne potevo più, ma mi contenni anche stavolta.
Avevo bisogno di una statua, da quante volte mi ero trattenuto dall'infiammarlo, e darmela a gambe levate.
Invece ero rimasto qui a sopportarlo; mi girai fulminandolo «potresti gentilmente fare silenzio per cinque maledettissimi minuti?» Damon stava per rispondermi, quando di fronte a noi comparve un mostro enorme, con sembianze di lupo.
Ululò in alto e poi cercò di darci una zampata addosso «ma che diamine è quella cosa?» urlò Damon dietro di me «Fenrir» dissi solo, muovendomi in avanti «Fen che?» roteai gli occhi al cielo ed evocai infurio contro la bestia, che schivò velocemente.
Ci fissò con i suoi occhi gialli e poi si alzò in posizione eretta «un'ignis? Ad Icegoat? Non hai freddo?» Damon cacciò un urlo «Mikee, questo coso parla» piagnucolò ancora.
Il Fenrir ringhiò e si abbassò all'altezza di Mike, mi si rizzarono i peli delle braccia e il suo alito puzzolente mi arrivò addosso «bada bene a come parli, sono pur sempre figlio del Dio Loki» Damon mi fissò frustrato «il dio chi?» «Ma non eri incatenato?» domandai nello stesso momento.
L'enorme lupo gonfiò il petto «chiamatemi Leo, molti mi danno del demone, ma vi assicuro che sono innocuo.»
«Come no..» sussurò Damon e gli tirai una gomitata nelle costole, per fortuna Leo continuava a parlare senza sosta, non rendendosi conto di nulla «insomma si, sono stato imprigionato da quelle maledette divinità, mi ero realmente affezionato a Tyr ma poi gli ho mozzato la mano, ma vabbè, a chi non è capitato?» Damon alzò lo sguardo «e tu dovresti essere innocuo?» Leo si abbassò nuovamente, ringhio più forte e, alla vista dei canini aguzzi, Damon deglutì.
Il Fenrir ritornò alla posizione di prima «bene, dicevo, gli gnomi mi hanno fatto quella catena bla bla, ma lo stregone è riuscito ad aiutarmi. Adesso sono io che proteggo Icegoat, alla faccia di Odino» Damon sbuffò «mi sembra di essere tornato in un mondo senza magia e ignorante di tutto» Leo si accigliò «ma io sono magia» prima che Damon potesse rispondere, fissai il Fenrir «hai per caso visto lo stregone con una ragazza?» il lupone mi fissò «ovviamente, basta che scaliate la montagna e siete arrivati.»
Un gioco da ragazzi, pensai «comunque potrei portarvi io, nulla di difficile, salite sulla mia schiena e siete arrivati» Damon lo fissò storto «io non mi fido» ricambiai l'occhiataccia e Leo mi fissò «puoi dire al tuo amico, che puzza di morto, di fare silenzio?»
Quando Leo ci fece salire sul suo dorso, una domanda mi balenò in testa «come mai i barbari non hanno attaccato?» il lupo scoppiò a ridere «credi davvero che avrebbero attaccato con me in giro?» feci spallucce mentre Damon si divincolava «non pensavo che questo ammasso di pulci avesse il pelo così morbido» urlò contento.
Mi sbattei una mano in fronte «stavi iniziando a starmi simpatico» ringhiò il Fenrir.
La vista era mozzafiato, da lì la meravigliosa vista di Ethal mi lasciava di stucco.
Inspirai profondamente e mi godetti il venticello.
Pochi minuti dopo, Leo ci fece scendere immediatamente, indicandoci una piccola casetta «vi aspetto qui fuori» lo ringraziai e feci irruzione in casa.
Olivia era seduta a gambe accavallate in un piccolo tavolino di legno e sfogliava distrattemente un vecchio album di fotografie, lo stregone era seduto di fronte a lei e sorseggiava, probabilmente, una tazza di thè.
Girò lo sguardo verso di me e mi sentì inghiottire da una strana sensazione, forse paura, apparentemente infondata «Olivia» sbottai solo e la ragazza si girò verso di me, chiudendo velocemente l'album.
Non disse nulla e si rivolse al vecchio «grazie mille, custodirò tutto con cura, fino al momento» si alzò e si diresse verso di me, affiancandomi.
Non osai dire una parola; fu Damon a parlare «signore» cominciò «ho bisogno del suo aiuto per..» il vecchio alzò una mano, facendolo zittire «so perfettamente perché sei qui e la mia risposta è negativa. Non posso salvare la fanciulla» Olivia abbassò lo sguardo a terra ed io la fulminai con lo sguardo, mimandole un "dopo facciamo i conti." Mi ignorò anche questa volta.
Damon si avvicinò allo stregone «sono pronto a dare qualsiasi cosa, sono pronto a morire pur di salvarla» il vecchio si passò una mano sulla lunga barba e si alzò «non ti conviene parlare così, saresti disposto ad uccidere la persona che per te è come un figlio?» Damon esitò e si zittì.
Olivia si morse l'interno guancia ed io...beh, non che ci capissi molto. Lo stregone si girò verso di noi «ma, forse c'è qualcosa che posso fare. Ma ricordati, come ogni nostro avo ha tramandato durante i secoli, la magia ha sempre un prezzo» lo sguardo determinato di Damon mi fece sorridere «sono pronto a tutto...» esitò «fuorché la morte di qualcuno a me caro.»
Lo stregone si avvicinò alla libreria e prese un vecchio libro impolverato, ne estrasse una mappa e roteai gli occhi, ne avevo abbastanza di pezzi di carta «avete due giorni, quarantotto ore, per recarvi dalle Lamie» Damon aggrottò le sopracciglia ed io mi irrigidì.
Il vecchio continuò «Le lamie, secondo la mitologia greca, furono figure femminili in parte umane e in parte animali, più che altro pesci. Sono ricordate soprattutto per essere rapitrici di bambini o fantasmi seduttori che adescavano giovani uomini per poi nutrirsi del loro sangue e della loro carne. Per alcuni adesso sono semplici streghe ma non è del tutto così. Recatevi da loro, arrivate ad un patto in cui dovreste uscirne vivi, usate la ragazza per non essere sedotti, e convincete la loro regina a versare del sangue sulle labbra della ragazza, ma, come già detto, tutto ha un prezzo» Damon saltò di gioia mentre i miei nervi non mi concessero più di stare calmo «cosa significa usate la ragazza? L'abbiamo già esposta troppo, e se quelle cose la facessero a pezzi? Non se ne parla minimamente, sarò io stesso ad andarci e vi assicuro che nessuno mi sedurrà. Sarà l'ultima cosa che farò in questi giorni. E tu, Damon, muovi quel culo e vedi di finirla, ci stai facendo ammazzare tutti» lo stregone mi ignorò, il che mi urtò parecchio.
Si rivolse, invece, a Damon e Olivia «pensa bene Olivia e anche tu Damon, se entro due giorni non riuscirete nell'impresa, dovrete portarmi il cuore di Stephan.»
E ora chi diavolo era questo Stephan?
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