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Chapter II - Rubble

[Queen]

Mike mi scortò fino al villaggio, per paura che potessi compiere qualche azione avventata. Con o senza di lui, non avrei potuto fare nulla ugualmente, l'Ignesco mi aveva totalmente prosciugata, per non parlare delle tremende bruciature in tutto il mio corpo.

Il sentiero che divideva il campo dal piccolo villaggio di Huntress era per me lunghissimo e per tutto il tragitto non feci altro che zoppicare e respirare debolmente.

Stento a credere che, poche ore prima, ero stata proprio io a percorrerlo, correndo, insieme a Marill.

Mike camminava davanti a me, aveva le mani in tasca e camminava a testa bassa.

Mi fece un po' pena, magari non voleva ferirmi «mi sento sconfitto da una ragazzina» o forse no.

Iniziò a piagnucolare davanti a me, sempre girato di schiena.

Aveva le spalle tese, la testa da qualche parte e stava gesticolando «insomma,  nessuno di così giovane e inesperto è mai riuscito a fare un Ignesco perfetto, al primo tentativo» pronunciò questa frase con una nota di frustrazione e invidia e questo mi fece sentire orgogliosa di me stessa, eppure, dentro di me, sapevo che non era una cosa su cui andare fieri.

Mike inspirò profondamente e, finalmente, si girò verso la mia direzione.

Aveva la faccia nera, a causa del fuoco, e un espressione da funerale.

Guardandolo, ripensai a quella strana ragazza che avevo incontrato prima.

Era stata così dolce e gentile con me e questo mi riscaldava il cuore.

Oltre Marill, nessuno mi aveva mai trattata in quel modo.

Ma perché se n'era andata così?

C'entrava Mike in qualche modo?

Non riuscivo a capire e questo mi dava profondamente sui nervi.

Odiavo non capire.

«Tu lo sai vero?» aggrottai le sopracciglia e mi affrettai ad affiancare Mike «so cosa?» gli chiesi, guardandolo interrogativa e cercando di mantenermi in equilibrio, le mie gambe diventavano sempre più molli a causa del dolore.

Una folata d'aria fresca ci passò addosso mentre i miei capelli si rizzarono, peggio di stamattina.

Fantastico.

Mike sospirò affranto e fissò dritto davanti a sé «di me e Marill, ovviamente» ah.

Vacillai per un momento e, una fitta al cuore, mi oltrepassò come un getto d'acqua fredda.

Mike si girò dall'altra parte, affranto e io cercai di sorridere, mi faceva davvero pena in quel momento, ma c'erano anche i miei sentimenti di mezzo.

Appoggiai la mia mano sulla sua spalla, come per consolarlo.

No, in realtà non era solo per quello, stavo perdendo l'equilibrio ma lui questo non lo sapeva «tutti sanno che hai una cotta per Marill, Mike»
sospirai mentre lui si girò nella mia direzione, facendomi quasi perdere l'equilibrio, tutto rosso.

Non ditemi che non lo sapeva...

«EH? CHE COSA? Stai scherzando,spero» strillò.

Ah, non ne aveva la minima idea.

Sorrisi per la sua ingenuità ma un dolore, non solo al cuore, ma alle gambe, mi colpì nuovamente «vorrei ricordarti che sono ferita e sto probabilmente restando senza gambe e braccia, i tuoi problemi amorosi non sono un mio problema» strillai mentre lui sembrò riprendersi, forse troppo bene.

Ghignò e mi prese il braccio, appoggiandolo al suo collo e prendendomi da sotto le ginocchia.

Strillai nuovamente, quando mi sfiorò il naso e fissai le sue iridi nocciola farsi sempre più chiare «è divertente vederti strillare e comunque, se non sai camminare, puoi sempre chiedere» esclamò.

«Non avevo bisogno del tuo aiuto!»
«Un grazie basterebbe» borbottai qualcosa, come per ringraziarlo e mi voltai dall'altra parte, rossa in viso.

Forse non mi odiava così tanto «tanto è l'ultima volta che ti porterò così, sappiamo entrambi come andrà a finire, per te intendo» o magari no.

Quando arrivammo al campo, Mike mi fece scendere e io barcollai un po', sorreggendomi a lui «menomale che non avevi bisogno del mio aiuto»
lo fulminai con lo sguardo e cercai di rimettermi dritta «infatti non ne avevo bisogno» mi guardai attorno, cercando Marill o qualche faccia "giovane".

Ma a fissare me erano i vari operai, che stavano sistemando le loro tende o le loro botteghe.

Guardai le varie bruciature nel mio corpo e nonno Charlie mi venne incontro «Queen, tesoro che ti è accaduto?» mi sorresse dalla spalla e fulminò Mike con lo sguardo.

Non l'aveva visto sempre di buon occhio e nonno Charlie era il più saggio,secondo lui Mike nascondeva qualcosa.

Qualche volta mi aveva dato la stessa sensazione,ma cosa mai poteva nascondere un ragazzo di vent'anni?

Mike ricambiò lo sguardo e inclinò la testa «nulla di che Charlie, ha soltanto utilizzato l'Ignesco» Nonno Charlie strabuzzò gli occhi e mi scoccò un occhiataccia «chi te l'ha insegnato?»
la testa mi girava, ma cercai comunque di rispondere «non me l'ha insegnato nessuno,nonno! Mike voleva che lo imparassimo ma io mi sono fatta prendere dai miei soliti attacchi d'ira e l'ho sprigionato.»

Il nonno quasi non pianse e mi venne una stretta al cuore, gli causavo sempre problemi «non so se stavolta Jace te la farà passare, ricordi l'ultima volta?»
annuì e pensai che stavolta sarei ritornata a Barlume, affinché il Re decidesse la mia sorte.

L'ultima volta, avevo incendiato metà raccolto per colpa di Candy, che mi aveva paragonata ad un maiale e mi aveva buttata nel fango.

Nemmeno quella volta ero riuscita a controllare la mia ira e si era riversata nuovamente, avevo rischiato di fare del male a qualcuno.

Per fortuna quella volta non accade, a differenza di oggi.

Fissai nonno Charlie con gli occhi lucidi e sospirai «non mi finirà bene» lui annuì e tirò su col naso.

Mike restò impassibile tutto il tempo «beh, è tempo di andare da mio padre»
annuimmo e lo seguimmo, sotto lo sguardo curioso o accusatorio di tutti, fino alla tenda del capo villaggio.

Ormai lo conoscevo come le mie tasche e appena mi fecero entrare, Jace non sembrò sorpreso di vedermi.

Fissò Mike e Charlie negli occhi e li fece cenno di uscire, nonno Charlie aspettò un po' prima di farlo, a differenza di Mike, guardandomi con uno sguardo preoccupato.

Gli sorrisi rassicurante, anche se lui non sembrò calmarsi, poi uscì.

Respirai profondamente e fissai lo sguardo duro di Jace davanti a me.

Era seduto su una poltrona di pelle di leone, era scalzo e portava uno straccio che gli copriva le parti intime. In testa aveva uno strano ornamento fatto di pelle, che gli fasciava la fronte e metà capelli «siediti» mi ordinò e io feci come detto.

Non che avessi molta scelta e comunque dovevo sedermi per forza a terra, inginocchiata.

Come se non bastasse, avevo ancora le gambe molli e fu abbastanza difficile.

Jace si portò le braccia al petto muscoloso, non capivo come quell'uomo avesse un fisico perfetto stando sempre seduto.

Ma, beato lui.

I suoi occhi neri, così diversi da quelli del figlio, mi fissavano seri e dubbiosi, mentre la pelle abbronzata metteva in risalto le labbra screpolate e sottili «ne hai combinata un'altra delle tue. Ti ho fatto passare tante cose da quando sei qui, eppure continui a creare problemi. Non so più cosa inventarmi, perciò ho deciso di lavarmene le mani» lo fissai con gli occhi lucidi e un dolore allucinante in tutto il corpo.

Abbassai la testa e deglutii, aspettando le fatidiche parole.

Jace respirò profondamente e chiuse gli occhi, per lui doveva essere difficile quasi quanto me «per cui Queen, da oggi sarai bandita da Huntress» mi veniva quasi da piangere ma dentro di me avevo una furia.

Non potevano bandirmi per aver messo a repentaglio la vita dei cittadini di Huntress o per aver quasi ucciso Leo, giusto?

«Tuttavia, non verrai lasciata a marcire per la foresta ma verrai scortata a Barlume. Lì, il Re deciderà cosa farne di te» annuì piano, non sapendo cosa dire, non avevo parole.

Magari il Re non mi avrebbe uccisa, in ogni caso mi aspettava una nuova vita...si sperava.

Mi alzai debolmente e traballai, mi girai per uscire e salutai, con un accenno della testa, quello che ormai era il mio ex capo villaggio «ah Queen, dimenticavo. Fatti visitare da Logan, resta pur sempre un dottore e, per adesso, tu vivi ancora qui» annuii
«beh, ti ringrazio Jace, mi eviti una brutta caduta» stava per ribattere, probabilmente per come lo avevo chiamato, ma uscì prontamente dalla tenda,andando a sbattere contro una Marill contrariata.

Aveva gli occhi lucidi e mi catturò in un abbraccio, pianse, cosa che non stavo facendo nemmeno io e, in qualche modo, non ci furono bisogno di parole «non sono arrivata in tempo» singhiozzò.

«Marill te l'ho già detto, per me non è un problema il fatto di essere stata bandita. Certo l'unico problema sei tu, in senso positivo ovviamente» io e Marill, dopo che smise di piangere, ci eravamo dirette verso la mia tenda, o forse ex tenda, non saprei dirlo con certezza.

Marill aveva insistito affinché mi facessi controllare da Logan e alla fine aveva vinto lei.

E adesso ero fasciata dalla testa fino ai piedi.

Mentre prima ero calma e rilassata, appena arrivammo, scoppiai in una crisi isterica e, solo grazie a Marill, riuscì a calmarmi.

Avevo preso una vecchia sacca e, avevo messo all'interno, le prime cose presenti in quella tenda «in senso positivo?» alzai gli occhi al cielo, mettendo qualche freccia all'interno della sacca e cercando il mio arco.

Ero abbastanza brava con quell'affare e magari mi sarebbe servito «ma si, mi dispiace lasciarti qui» sorrisi debolmente e chiusi la sacca, con un filo di grano, presente in quella tenda.

Da quanto tempo fosse lì, non lo so nemmeno io.

Marill sorrise e mi prese le mani «tranquilla, troveremo un modo,spero...» sorrisi «non è molto rassicurante sai» lei fece spallucce «vengo a trovarti stanotte,sta iniziando il coprifuoco e se mi scoprono fuori, mi finisce peggio di te, credo» mi sbattei una mano in fronte e la feci uscire dalla tenda.

Così rimasi sola, a contemplare la mia esistenza e a capire che cosa avessi fatto di male per meritarmi un potere distruttivo simile.

Mi addormentai abbastanza presto ma fui svegliata nel cuore della notte da qualcuno che si era intrufolato nella mia tenda.

Mi alzai di soprassalto e presi un coltellino dalla sacca, posta vicino a me.

Si, tengo un coltellino tenda tenda, è per urgenze simili.

Lo puntai in avanti e la figura davanti a me si avvicinò, dai capelli lunghi pensai fosse Marill, ma invece davanti a me, con i suoi occhi azzurri e i suoi capelli lunghi, apparve la strana Caeli di ieri.

Abbassai il coltellino e lei mi guardò sorridendo, beh dopo che ti puntano un coltellino addosso devi per forza sorridere, è la regola «mi dispiace di essere entrata così senza preavviso e di averti svegliata» mi massaggiai l'occhio sinistro e alzai le spalle «tranquilla, aspettavo un' amica»
lei mi sorrise nuovamente e poi si posizionò di fronte a me.

Aveva dei tratti delicati, marcati da un espressione stanca in viso, nonostante il suo magnifico sorriso «oh che sbadata, scusa non mi sono presentata»
esclamò pimpante mentre io mi chiedevo il motivo della sua "visita" «io sono Katy» mi tese la mano ed io ricambiai «Queen» mi presentai.

Lei sorrise nuovamente «oh si, lo so»
la guardai strana ma non dissi nulla, la situazione era già strana così «tu sei una Caeli giusto?» lei scosse la testa e mi sorrise incoraggiante, spostandosi i capelli di lato e facendomi vedere l'aquila stampata dietro al suo collo «lo ero, ma ora sono una Rerum Queen e voglio che tu diventi una di noi»
la fissai a bocca aperta, incapace di pronunciare una singola parola.

Ma poi strinsi le labbra e risposi senza pensare «ci sto, sono stufa di stare rintanata in questo villaggio» trattenni il respiro «oh, sono stata bandita. Beh, in ogni caso non voglio affrontare il mio destino, per una cosa che non ho fatto volontariamente. Bene Katy accetto la tua offerta» lei sorrise e stava per rispondermi, quando un'altra voce parlò a posto suo «perfetto, allora ci sto anch'io. Sarà una noia stare qui, senza di te» Marill entrò nella tenda e si diresse, a passo sicuro, verso Katy, tendendole una mano «sempre se per te non è un disturbo, piacere sono Marill» si presentò.

Katy ricambiò "il saluto" e sorrise anche a lei, oddio come la invidiavo, anch'io volevo avere quel sorriso ogni giorno «sono Katy, puoi unirti senza problemi, un'altra Ignis ci farà comodo» si stiracchiò e ci fissò negli occhi, sussurrò qualche parola e poi ci fece cenno di uscire «bene signore, mi hanno dato l'ok, si parte ora stesso» fissai Marill mentre uscivamo dalla tenda e seguivamo quella strana ragazza, che stava dando inizio ad un nuovo capitolo della mia vita.

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