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Chapter 28: Band Babe

Nelle favole, dopo il tanto agognato bacio, il principe e la principessa si sposano, cavalcando poi verso un magico futuro in sella a un cavallo bianco con le trecce nella criniera.
Ma la vita non è una favola, Ashton non è un principe con tanto di cavallo ma, al massimo, un vegetariano con una confezione formato famiglia di tofu, e io di sicuro non sono una principessa.
Credo sia questo il motivo per cui, dopo il bacio, sono corsa via da Ashton, senza sapere dove stessi andando esattamente ma con un unico obiettivo.
Stare lontana da lui.
Allontanare i problemi e scappare da essi non è mai la soluzione, ma a quanto pare è quello che so fare meglio.
Perchè scappo, sperando che nessuno mi prenda mai.
Scappo e scappo e scappo, e mi allontano così tanto che a volte mi sembra di essere lontana da tutto e da tutti, così inarrivabile da essere finalmente...
Sola.
Ma non sono sicura che la solitudine sia qualcosa che voglio davvero, quanto qualcosa che credo di meritare.
È buio e comincia a fare freddo per le strade illuminate di Honolulu, ma non riesco a fermarmi, quasi come se i pensieri che corrono veloci nella mia testa mi impedissero di rallentare o, piuttosto, di tornare indietro.
Perchè adesso non so come comportarmi con lui, cosa dirgli, come spiegarmi.
Non so come affrontare tutto questo.
Datemi un problema di matematica da risolvere, una poesia da analizzare, un lbro intero di biochimica da studiare e sono in grado di farlo, ma sentimenti, emozioni e tutto ciò che coinvolge l'essere umano mi spaventano e mi fanno bloccare.
Per questo voglio stare lontana da tutto e da tutti: non voglio che il mio essere disfunzionale si ripercuota sugli altri.
Lo sta già facendo su Calum e Teresa, non posso permettere che lo faccia su altri, specie su anime pure come quella di Ashton.
Ashton che, mannaggia a lui, rende così difficile tutto quanto.
Lo odio perchè mi piace, per quanto stupido questo sia.
Arrivo, non so bene come, a Waikiki Beach, notando in lontananza un falò che crea uno strano contrasto con l'oceano quasi nero al buio.
In questo momento, io stessa mi sento un po' come l'oceano, che all'oscurità sembra nascondere tutti i terrori del mondo.
Ho paura che, dentro di me, siano sepolti segreti e misteri che non dovrebbero uscire allo scoperto, che neanche io voglio conoscere.
Mi appoggio alla ringhiera del lungomare, sentendo il metallo freddo contro le mie braccia nude, inspirando a pieni polmoni salsedine, vento e notte, cercando di mettere in ordine i miei pensieri.
Gli ho chiesto di baciarmi.
E lui l'ha fatto.
Stavolta non posso neanche incolpare lui, perchè la colpa non è di altri se non mia.
E la cosa peggiore, è che vorrei lo rifacesse.
"Girata un'altra pagina, ed ecco un altro colpo di scena".
Non mi giro a quelle parole, a quella voce familiare, perchè in un certo senso è come se mi aspettassi che mi seguisse, come se inconsciamente sapessi che mi sarebbe venuto dietro, perchè Ashton Irwin è bravo in molte cose, ma non a lasciar perdere.
Non dico nulla, non mi giro, continuo a fissare questo oceano mare che si staglia davanti a me, confondendosi con il cielo scuro privo di stelle, e per un secondo mi chiedo come faranno i marinai a ritrovare la via di casa senza le stelle a guidarli.
Ashton si avvicina a me, e sento il suo braccio sfiorare il mio, ma non mi muovo, non mi allontano.
Non è solo più profumo di notte, di salsedine, di vento.
Adesso, il dopobarba di Ashton solletica le mie narici, un profumo comune ma impossibile da individuare, buono, a cui ho fatto in qualche modo l'abitudine.
E chissà cosa pensa la gente, di due deficienti che stanno vicini senza parlarsi.
Lancio una rapida occhiata verso Ashton, i suoi capelli arruffati mossi dal vento, come i miei, così come la sua maglietta larga, che segue la corrente.
È indubbiamente bello, e il solo pensarlo mi terrorizza a morte.
"Tu vuoi essere baciata da me, Cassie. Solo che non vuoi affrontare la cosa".
A quelle parole mi giro verso di lui, guardandolo, aspettandomi i suoi occhi su di me, ma lui li tiene fissi sull'oceano, come se non avesse bisogno di guardarmi per saperlo.
"Non è vero".
"Non lo è, Cassie? Davvero? Guardati, lo stai facendo anche ora. Stai evitando le situazioni scomode, quelle che non ti piacciono. Stai evitando di affrontare il perchè hai voluto che ti baciassi" spiega, e detesto il suo essere saccente, ma detesto ancora di più il fatto che abbia maledettamente ragione.
Lo guardo, cercando di capire cosa diavolo mi attrae tanto di lui, e solo allora sposta lo sguardo, incrociando i nostri occhi.
"Io non ho paura".
"Fingi. Sei una brava attrice, te lo concedo, ma è tutta una finta. Sei terrorizzata. E non da me, ma da te stessa".
Non ho mai desiderato così tanto prendere a pugni qualcuno.
"Smettila".
"C'ero io" confessa all'improvviso, i suoi occhi ancora nei miei, così sinceri da farmi quasi paura, ma al momento la confusione ha la meglio.
"Cosa?".
"Quella mattina, nella doccia. Non era Tessa, ero... Io".
Le sue parole vibrano nell'aria, trasportate dal vento mentre io, incredula, lo fisso, ripensando a quella mattina.
Ha sentito tutto.
Mi ha sentita mentre mi spogliavo in un modo molto più intimo del semplice togliersi i vestiti.
Mi sono messa a nudo, pensando fosse Tessa, e in realtá era lui.
"Cassie..." fa per dire, ma io mi allontano di scatto, come se lui fosse il fuoco e io non volessi bruciarmi.
E io non voglio bruciarmi.
"Perchè non me l'hai detto?" È tutto ciò che riesco a far uscire dalle mie labbra, e vedo il senso di colpa nei suoi occhi, ma non riesco a provare pietà per lui.
Poteva dirmelo.
Poteva dire che non era Terry.
Poteva dirlo, e io non avrei detto quelle cose.
E solo allora collego il messaggio della mia migliore amica.
'Te lo deve dire lui'.
Ha aspettato troppo per farlo.
"Non sapevo come dirtelo. Mi dispiace, Cassie. Volevo... Volevo saperne di più su di te" è la sua giustificazione, e una risata amara lascia le mie labbra.
"Allora non sono un libro poi così interessante, se preferisci scorciatoie verso il finale invece di leggere pagina dopo pagina", e senza dire nulla mi giro, riprendendo il mio percorso, sicura che, questa volta, Ashton Irwin non mi capirà.

Buona pasqua miei piccoli biscottini!
Spero abbiate ricevuto tante uova (solo di cioccolato, Ashton sostiene che non si debbano mangiare le uova poiché sono pulcini non nati, e non vogliamo sentirci dire dietro che siamo delle assassine di pargoli innocenti).
In ogni caso, questo capitolo è molto importante e vi prego di non dire che Cassie è stupida e di non insultarla, perchè ha una psicologia molto particolare che piano piano sta emergendo.
Spero che la storia vi piaccia, avete una parte preferita?
Lemme know in un commento!
Amore e biscotti per tutte,
Chiara.

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