When hope is gone...
Gli studenti della sezione A erano stati mandati in una piccola cittadina in periferia, non troppo distante da Tokyo, dove si trova l'accademia per eroi che frequentavano, durante il tragitto in pulman erano stati quasi tutti super entusiasti dato che era stato loro comunicato che avrebbero dovuto passare un giorno insieme a dei professionisti e aiutarli.
Recentemente c'erano state delle forti scosse di terremoto in quella zona motivo per il quale probabilmente si sarebbero ritrovati a dover fronteggiare delle reali situazioni di pericolo nelle quali agire bene e velocemente sarebbe stato necessario per salvare la vita dei civili, sempre che qualche palazzo non avesse resistito a tutte quelle onde sismiche.
Ayazawa si era raccomandato con sguardo estremamente serio di rimanere sempre vicino agli eroi ai quali erano stati assegnati e di seguire perfettamente le direttive che avrebbero loro dato poiché erano professionisti e sapevano bene quali erano le decisioni da prendere, spiegò che l'uso delle unicità era permesso seppur con dei limiti, guardando in particolare Bakugou, aveva fatto pressione affinché non si recassero danni alla città in alcun modo, a meno che la cosa non fosse inevitabile.
Il biondo come prevedibile scioccò la lingua contro il palato, arricciando le labbra morbide in quella sua solita smorfia seccata prima di puntare lo sguardo rubino fuori da uno dei finestrini del veicolo, dando sempre quell'impressione di strafottenza che infastidiva le persone, infatti Lida non mancò di rimproverarlo dicendogli che con un tale comportamento non sarebbe mai riuscito a diventare un eroe.
Per il resto del viaggio non c'era stato nulla degno di nota, solo qualche discorso superficiale e sciocco tipico degli adolescenti e qualche riflessione su tecniche di combattimento o di modi per approcciare determinate situazioni, poi c'erano stati vari commenti su come tutti fossero certi che Katsuki avrebbe fatto una pessima impressione sui civili e di come probabilmente per Izuku sarebbe andata in maniera completamente divera.
Il ragazzo dalla chioma smeraldo era diventato leggermente rosso in viso non abituato a troppe attenzioni, era qualcosa che si portava dietro dall'infanzia, dove le uniche volte che la gente si curava di lui era per prenderlo in giro e ridicolizzarlo per la sua mancanza di unicità e per quanto avesse desiderato provare a difendere il biondo non potè.
Sapeva che probabilmete se lo avesse fatto gli avrebbe dato fastidio, ma non poteva farci davvero nulla, non sopportava sentire le persone parlare male di lui e questo non perché erano stati amici di infanzia o perché lo aveva sempre ammirato per la sua forza ed inteligenza, dopotutto queste erano conseguenze derivate da quei sentimenti che non riusciva a scorllarsi di dosso, anche se avrebbe dovuto, soprattutto nel periodo delle medie.
Midoriya cercava sempre di non pensarci troppo, ma certe volte non poteva far nulla contro quei sentimenti soverchianti, dunque finiva con l'incurvare leggermente la schiena e sospirare in modo fin troppo teatrale, chiedendosi come diavolo fosse finito ad essere innamorato della stessa persona che lo aveva preso in giro per anni e che aveva reso la sua vita un inferno, ma non trovava mai risposta.
Rifletteva semplicemente sull'ironia di quella sua situazione e tentava di allontanare i suoi stessi pensieri che gli sussurravano che doveva essere un masochista o qualcuno di davvero patetico per avere quel genere di sentimenti proprio per la persona che avrebbe dovuto odiare più di qualsiasi altra, quando scese dall'autobus insime agli altri fu uno di quei suoi momenti.
Nessuno ci aveva fatto mai caso, avevano semplicemente pensato che fosse stanco o che non fosse abbastanza soddisfatto dei risultati che aveva ottenuto, cosa non troppo rara dato che egli tendeva sempre a tentare di migliorare i suoi movimenti, le tecniche e l'esecuzione di quest'ultime e la cosa lo aveva reso sollevato, avrebbe avuto una grossa difficoltà a inventarsi una buona scusa, non era mai stato bravo a mentire, soprattutto non a Katsuki.
Si riprese velocemente scuotendo il capo pensando che avrebbe avuto una buona occasione per lavorare accanto ad un eroe professionista e che avrebbe potuto esaminarne uno da estremamente vicino, cosa che fece accendere il suo sguardo come quello di un bambino la mattina di natale, cosa che le ragazze trovavano sempre adorabile.
Izuku venne assegnato in una zona tranquilla, avrebbe dovuto pattugliare un quartiere per famiglie con delle case piuttosto masiccie ma datate, questo perché era probabile che se ci fosse stata una grossa scossa di terremoto quegli edifici avrebbero potuto cedere ed era importante assicurarsi di essere nelle vicinanze per aiutare i residenti.
Per quasi tutto il giorno non ci furono problemi e di tanto in tanto, con il permesso dell'eroe al quale era stato assegnato, si fermava a parlare con qualche anziano che si sentiva un po' troppo solo o a giocare con qualche bambino iperattivo che non aveva voglia di lasciare alla madre un po' di riposo, così si assicurava che più piccoli non si cacciassero nei guai e che non si facessero male.
Quello che per quella giornata era il suo superiore era stato piacevolmente colpito dalla condotta del ragazzo, sembrava proprio adatto a rassicurare le persone e prendersi cura di loro, non solo nei momenti critici, ma anche nella vita di tutti i giorni, cosa che non mancò di annotare nella scheda che era stata segretamente fornita ad ogni erore come griglia di valutazione per un test a sopresa per i ragazzi.
E nonostante sembrava che non sarebbe dovuto succedere nulla quel giorno, ci fu un terremoto piuttosto forte e alcuni degli edifici crollarono su se stessi, proprio nella zona dove si trovava il ragazzo lentigginoso, che non esitò nell'allontanare tutti i civili che si trovavano lì attorno, poi seguendo le direttive del suo superiore controllò fra le macerie salvando tutte le persone che erano rimaste intrappolate, colte di sorpresa o troppo dal panico per fare le scelte più razionali.
Si era assicurato di fare la massima attenzione e nessuno aveva riportato danni troppo gravi, se non una giovane donna che era rimasta schiacciata da un masso, non era riuscita a scappare in tempo e si era ritrovata con le gambe intrappolate ed estremamente doloranti, per il dolore aveva quasi perso i senzi, incapacitata nell'urlare a causa della debolezza dovuta all'impatto sarebbe morta se, Izuku, non fosse stato tanto scrupoloso da controllare ogni singolo masso.
Alla fine la donna fu recuperata anche grazie all'arrivo della squadra medica che ne stabilizzzò le condizioni, lei con un sorriso chiese di lui prima di essere portata nell'ospedale più vicino, quando il ragazzo la raggiunse, con viso preoccupato, lei strinse le sue mani spiegandogli che era grata perché lui era lì e l'aveva salvata e che come modo per sdebitarsi gli avrebbe mostrato uno scorcio del futuro che lo avrebbe atteso.
Midoriya però non avrebbe voluto, solo che ella ormai aveva usato la sua abilità per permettergli di affacciarsi su quel mondo ma qualche anno avanti e inizialmente fu felice di vedere quello che il tempo gli avrebbe riservato, questo perché era riuscito a diventare l'eroe numero uno, come aveva sempre desiderato, ma presto il suo sorriso scomparve.
Aveva visto i suoi amici felici avere delle bellissime famiglie, ma non fu questo a turbarlo, a farlo fu vedere se stesso ad un matrimonio, era seduto ad un tavolo con Lida, Uraraka, Todoroki e Yayorozu, poi nella sala da ricevimento si alzò una forte musica e potè scorgere chiaramente una donna dalla siluette perfetta vestita in un pomposo abito bianco ballare con Bakugou, a causa della posizione non aveva potuto vederla bene.
Stavano ballando un lento, lui sorrideva con lo sguardo rubino che brillava di uno modo che Izuku non aveva mai visto prima e aveva un sorriso dolce in viso, qualcosa che cozzava con la sua personalità ed il forte carattere che possedeva, quella scena fu abbastanza perché sentisse crollarsi il mondo addosso.
Quando vide quella scena, ancora con le mani strette dalla donna, quel luogo era stato raggiunto anche dagli altri che avevano visto come il sorriso brillante di quel ragazzo sempre vitale si fosse spezzato bruscamente, aveva lasciato le mani della sconosciuta che nel mentre aveva perso conoscenza e aveva fissato lo sguardo, spento e vitreo verso quel cumulo di macerie poco distante da lui.
Vederlo in quel modo aveva fatto allarmare Uraraka, Lida e Todoroki, i quali però non avevano detto nulla, pensando che sarebbe stato indelicato parlargli in quel momento, davanti a tutti, ma poi, in seguito non ebbero più la possibilità di farlo.
Il cambiamento di Midoriya fu ovvio fin dal giorno subito successivo a quegli eventi, smise di parlare con gli altri, smise di chiedere consigli, si chiuse completamente in se stesso perdendo completamente quella luce che era sempre stata sua e l'ultima volta che parlò con i suoi amici fu un litigio.
«Smettetela. Perché vi preoccupate tanto?» aveva chiesto lui esasperato senza nessuna emozione ad affiorare sul suo volto, aveva perso l'unica cosa che lo aveva fatto vivere fino a quel momento, come biasimarlo?
A rispondere fu Bakugou in modo ironico «Sei così idiota da non notare che faccia rotonda ti sbava dietro?» quelle parole colpirono il ragazzo in un modo che il biondo non poteva immaginare, per lui furono come una cortellata che gli ricordava che lui non lo avrebbe mai amato e che anzi lo avrebbe sposato, reagì davvero male dicendo che non era un suo problema e che dovevano imparare a stare fuori dalla sua vita.
Le parole che usò furono più dure e gelide, tanto da lasciare sorpreso persino Katsuki, la cosa che lo fece preoccupare fu che quando Uraraka scoppiò in lacrime chimando il ragazzo lui non si era voltato, non aveva detto una parola, tornandosene nella sua stanza come se non gli fosse importato nulla di quella faccenda e quello non era affatto da lui.
La situazione fu la stessa fino al loro diploma, poi una volta che tutti loro si furono convertiti in eroi professionisti egli, coraggiosamente, raggiunse senza troppi problemi il posto che prima era stato di AllMight lanciandosi in imprese sempre più pericolose, uscendone sempre vincitore, salvando sempre il maggior numero di persone possibile.
Midoriya era arrivato a non ripsondere più neppure a sua madre, usciva di casa solo per comprare il necessario e per lavorare, le sue azioni erano sempre leggermente inquietanti a causa del suo sguardo completamente morto e sul calendario non aveva alcun segno, se non quello dei giorni passati mentre aspettava che la sua routine finisse.
Si chiedeva come sarebbe morto, si chiedeva se sarebbe stato in modo eroico sul campo mentre sventava l'ennesimo malvivente oppure se sarebbe stato solo nel suo appartamente mentre beveva sake, troppo stanco per buttarsi nuovamente in mezzo al fuoco nemico.
Si era estraniato completamente dal mondo, si rifiutava di sapere anche la più piccola informazione sugli altri e l'unica volta nella quale Bakugou aveva tentato di parlargli aveva strattonato via il bracio dalla sua presa e freddamente gli aveva detto che avrebbe dovuto vivere la sua vita senza intromettersi nella sua.
Izuku non lo sapeva ma il biondo non l'aveva presa bene, all'inizio a dire il vero non ci aveva neppure pensato, ma poi si era ritrovato con una sensazione opprimente che gloi impediva di dare del suo meglio e solo al suo ultimo anno del corso per eroi si rese conto che quella era la solitudine che il ragazzo dai capelli si era lasciato dietro.
Il fatto che Deku si fosse completamente allontanato da lui lo aveva ferito terribilmente, lo aveva reso più ansioso di quanto avesse mostrato e aveva reso il suo umore incredibilmente instabile, tanto da farlo sembrare bipolare e questo perché si era forse reso conto troppo tardi che il suo intero mondo si basava sulla certezza che quegli occhi lo avrebbero sempre cercato e ammirato, quando si era reso conto che non era più così era diventato intrattabile.
Solo Kirishima, in qualche modo, era riuscito a tirargli fuori tutta la sua frustrazione e la sua confusione, aveva persino dovuto fare uso della sua unicità per evitare di essere ucciso mentre tentava di aiutare il biondo che, mentre parlava con lui, si era poi reso conto di un dettaglio fondamentale, quello che proava per il suo amico di infanzia era amore.
Così, dopo due anni di tentativi da parte degli ex componenti della sezione A di comprendere cosa avesse stravolto a quel modo Midoriya, si riunirono tutti per l'ultimo grande tentativo e a dare un piccolo indizio su cosa potesse averlo turbato in quel modo fu Denki che disse «Beh, potrebbe essere qualcosa che riguarda l'amore? Voglio dire, l'altro giorno in aggenzia hanno chiesto a Deku se fosse sempre così per via di una cotta finita male, il tizio che ha fatto quel commento ha ricevuto un'occhiata carica di odio da parte di Deku e non ha più aprte bocca a proposito...» Todoroki intervenne dicendo «Effettivamente non è stato visto con nessuno negli ultimi due anni e non ha negato quindi potrebbe essere la ragione, anche se una volta l'ho visto uscire da un love hotel».
Dopo quelle parole, allarmato, il rosso si girò di scatto verso Katsuki, preoccupato che sarebbe potuto andare un'altra volta fuori controllo, cosa che attirò anche l'attenzione degli altri sulla faccia ferita che, inaspettatamente fece, quello per lui era stato il colpo di grazia, sembrava che non ci fosse proprio modo per lui di continuare a sperare.
«Ah, aspettate, ma se si tratta del love hotel all'angolo della stazione è entrato da solo, sembrava brillo, quindi forse era per non tornare a casa in quelle condizioni, l'ho visto credo sabato» disse Uraraka sbattendo il palmo nella mano per poi aggiungere «In realtà ho chiesto al proprietario del bar lì vicino se sapesse qualcosa di lui e ha risposto che è sempre da solo, che va sempre lì a bere, difficilmente abbastanza da non riuscire più a tornare a casa da solo e che rifiuta chiunque tenti di offrirgli qualcosa» per qualche ragione a quelle parole Katsuki si calmò un po', riuscendo a tornare alla sua espressione normale, poi afferrò il cappotto ed il cellulare, lasciò i soldi per la sua parte del conto e uscì.
Nessuno fece domande, in quei due anni Bakugou non aveva mai occultato i suoi sentimenti da quando li aveva compresi, perciò erano tutti certi che fosse andato da lui, magari si era stancato di aspettare di avere delle certezze, ma non era stato quello a spingerlo a farlo, se non la consapevolezza che l'altro si stava lasciando andare in un modo dannoso per la sua salute.
Neppure lui seppe come ma riuscì a trovarlo, era nel vecchio parcogiochi dove passavano sempre il loro tempo insieme, era seduto sopra una struutura metallica sulla quale solitamente i bambini si arrampicavano mentre fissava la luna in cielo, si accorse subito della presenza del biondo ma lo ignorò, non voleva soffrire più di quanto avesse fatto in quei tre anni e mezzo, da quando aveva visto quello che non avrebbe mai voluto.
«Si può sapere che diavolo stai facendo Deku di merda, spaventi i bambini» a quelle parole si girò a guardarlo, le fece solo perchè la voce di Katsuki aveva tremato e fu capace di scorgere delle lacrime ai lati dei suoi occhi, qualcosa che non si sarebbe aspettato di vedere nuovamente e che non poteva negare fosse meraviglioso.
Con un balzo lo raggiunse e disse «A quest'ora non ci sono bambini qui, che ci fai qui?» appena pronunciò quelle parole se lo ritrovò sopra che lo spingeva violentemnte a terra, con delle esplosioni incontrollate che fuoriuscivano dai suoi palmi mentre urlava «Sono venuto a carcare il cervello di un'idiota che si fa condizionare da una unicità di una stupida comparsa», la presa ferma di Izuku sul suo polso lo fece rabbrividire.
Si liberò parzialmente da lui, mettendosi a sedere fronteggiandolo «Quello che ho visto mi ha tolto ogni cosa. Credi davvero che io volessi fare l'eroe senza una ragione?» il suo tono fu gelido e rabioso mentre stringeva con una certa violenza il polso destro di Katsuki che non rispose guardandolo senza riuscire a trattenere più le lacrime, questo accadde perché non si era mai sfogato, non si era mai liberato dal peso che aveva avuto dentro fino a quando non era più riuscito a sopportare altro.
«Come posso saperlo? Poi sei un fottuto nerd, dovresti sapere che esistono inifite possibilità future, lei te ne ha mostrata una sola, potebbe succedere quasiasi altra cosa, dannazione» la voce non era uscita minacciosa e risoluta come avrebbe voluto, ma non poteva più controllarsi, non dopo tutto quel tempo e quel dolore, un dubbio si accese nel cuore di Deku, che però non disse una parola.
«E perché ora stai piangendo?» glielo chiese con una naturalezza che lo fece arrabiare, quella era tutta colpa sua e aveva anche la faccia tosta di prenderlo per i fondelli? Beh, non aveva intenzione di permetterglio «Questa è tutta colpa tua fottuto nerd di merda, chi cazzo ti ha dato il permesso di prendere e sparire? Come diavolo ti sei permesso di lasciarmi indietro in questo modo, come se non valessi nulla, uh? Chi credi di poter guardare dall'alto in basso?» gli aveva urlato con tutta la sua forza e la sua ira cercando di fermare le lacrime che gli avevano appannato gli occhi.
Una speranza si riaccese nel ragazzo, che però non aveva intenzione di affidarsi a certezze che non aveva, quindi gli chiese di cosa diavolo stesse parlando e si ritrovò afferrato per il colletto della maglietta, con Bakugou che lo fissava negli occhi in modo minaccioso «Mi stai prendendo per il culo fottuto deficiente?» lui scosse il capo negando «Ah? Mi fai propio incazzare. Non riesci nemmeno a renderti conto quando qualcuno fottutamente ti ama?!» aveva sputato quelle parole senza riflettere e se ne stava già pentendo.
Stava per alzarsi umiliato dopo la figuraccia che credeva di aver fatto, non notò quel verde cupo e gelido tornare a quella calda e brillante tonalità che aveva sempre avuto, almeno fino a quando la voce sollevata e più tranquilla di Midoriya non giuse alle sue orecchie «Non puoi dire di essere meglio di me. Perché credi che mi sia sforzato così tanto per raggiungere la vetta, Kacchan?» quando gli venne posta quella domanda smise di piangere, troppo sorpreso, troppo felice e investito da una tranquillità spaventosa.
Era davvero troppo tempo che non sentiva quella voce chiamare quel nomignolo che l'altro gli aveva affibiato durante l'infanzia e che non percepiva quel calore circondargli il cuore, tutto amplificato dalle braccia forti di Izuku che lo stringevano amorevolmente contro il suo petto, lasciandogli udire il battito accellerato del suo cuore.
«Abbiamo dovuto aspettare così tanto per essere onesti?» chiese ridacchiando il ragazzo lentiginoso mentre accarezzava la chioma ribelle dell'altro che ancora doveva riuscire a cambiarsi, il quale senza staccarsi, con un lato adorabile insospettabile disse «Beh, questo è propio da noi, immagino».
Dopo quella notte andarono a vivere insieme e questo comportò un bel po' di calore trattenuto nella camera da letto, perchè se il biondo aveva un comportamento decisamente introverso che celava un lato inaspettatamente adorabile, l'altro aveva un lato inaspettatamente anime e aggrssivo e non passò molto tempo prima che tutti potessero notare come il luccichio in quegli occhi verdi fosse tornato più luminoso di prima e prima che la loro relazione fosse sulla bocca di tutti.
Iuku non perse tempo e si scusò con tutti quanti, spiegando che non aveva potuto farci nulla perchè amava davvero troppo Katsuki ed era sempre stato così, più della sua vita, quindi quello che aveva visto gli aveva fatto crollare il mondo adosso, ma comunque non rivelò mai a nessuno, se non alla genitrice, la visione che lo aveva fatto precipitare nella depressione.
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