Jelousy
Bakugo si sentiva solo, sentiva come un permanente gelo perseverare nella sua anima spingendolo a non mostrare i suoi reali sentimenti poiché ne aveva una tremenda paura.
Nonostante si battesse ogni giorno per mostrarsi un leone chi osservava attentamente sapeva bene che il biondo non era affatto un predatore ma forse più un agnello travestito da lupo che cerca di mimetizzarsi con il nemico o di spaventarlo, tutti per lui erano nemici.
La sua più grande paura era quella della perdita e proprio per questo avere degli amici era un problema nel suo piano per diventare eroe numero uno al mondo, eppure quella solitudine che egli stesso aveva scelto lo stava divorando dall'interno.
Si comportava come se nulla lo sfiorasse, con quel suo carattere strafottente e altezzoso eppure in breve tempo, dopo essere entrato alla Yueii, si era ritrovato con degli amici veri di cui potersi fidare, ma quel gelo restava ben radicato in lui.
Se non era la solitudine a provocargli quel sentimento di torpore e dolore perpetuo non riusciva proprio a capire cosa lo turbasse, o meglio, lo sapeva ma non lo avrebbe mai smesso ad alta voce, forse per orgoglio o forse per paura...
Eppure tutti avevano potuto notare chiaramente quanto facile fosse rendere Bakugo geloso, bastava parlare per qualche secondo con il ragazzo dalla chioma bosco che subìto il suo malumore si affacciava alle porte, si comportava male e poi se ne andava.
Kirishima avrebbe tanto voluto aiutarlo ma sapeva bene che non glielo avrebbe permesso, così ne parlò direttamente con una docente, famosa per essere il "cupido della Yueii" ovvero una giovane donna predisposta ad aiutare nelle questioni di cuore.
Il fulvo le spiegò nei minimi dettagli quello che era stato in grado di osservare in classe, in allenamento e persino in dormitorio e fu sorpreso quando la giovane donna con la cicatrice sull'occhio ridacchiò.
«Oh, tu parli di Bakugo Katsuki?» chiese con il tono di chi la sapeva lunga sull'argomento «Si, è così ovvio che provi dei sentimenti per Midoriya e credo che lo abbia notato...» «Probabilmente lo ha fatto, da quello che so Midoriya Izuku è un osservatore perfetto, in ogni caso, sapresti dirmi la data precisa di oggi?» chiese lei all'ultimo con uno strano bagliore nello sguardo malva.
Il ragazzo le disse ciò che in fine aveva chiesto e con un piccolo sorriso terminò la conversazione «Oh, capisco, allora vedrai che domani si sistemerà tutto» poi lo congedò e tornò a focalizzarsi sui fogli che le ricoprivano la scrivania non dicendo quello che ovviamente conosceva al riguardo della loro situazione.
D'altra parte il biondo dal carattere esplosivo stava raggiungendo il suo limite, vedere come chiunque fosse più vicino di lui a Deku lo faceva sentire sempre più solo e non ne voleva ammettere il motivo, ma fu costretto a farlo mentre ripensava a quel piacevole tepore che si propagava nel suo petto ogni volta che il ragazzo lo chiamava per nome o solamente lo guardava.
Bakugo si sedette sul letto e si abbandonò ad un pianto silenzioso sfogando la sua frustrazione e il suo dolore a causa della certezza che quel suo amore non sarebbe mai e poi mai stato corrisposto; lo aveva trattato in dei modi indicibili, sempre insultato e paragonato a qualcuno che non sarebbero mai neppure dovuto nascere, come poteva sperarci?
Quella notte non dormì, i sensi di colpa, la paura, il dolore, la gelosia e quel angosciante freddo lo tennero con gli occhi sanguigni sbarrati, occuparono la sua mente e gli donarono un senso di sconforto che prima d'ora non s'era mai nemmeno immaginato di provare durante la sua vita, non importa la sua origine.
La mattina seguente tutti si accorsero che c'era qualcosa che non andava con lui, i suoi occhi erano gonfi e non aveva aperto bocca per tutta la mattinata, a malapena aveva annuito oppure scosso la testa alle domande che il fulvo gli aveva posto preoccupato e, cosa ancora più strana e incredibile, Midoriya sembrava non essersi preoccupato del ragazzo o anche solo avergli prestato un minimo di attenzione quel giorno.
Nella testa del povero Kirishima si stava facendo tutto più confuso e non solamente nella sua, neppure gli altri membri della sezione IA seppero giustificare questa anomalia comportamentale proveniente da Bakugo e da Midoriya, come se fosse successo qualcosa fra di loro che nessuno sapeva, ma non era affatto così, lo stesso biondo lo aveva affermato quasi con tono rammaricato e voce flebile.
La sua scusa per questa sua fiacchezza fu che non si sentiva molto bene e di conseguenza la notte precedente non aveva riposato abbastanza da essere il solito di sempre e anche la sua voce ne aveva risentito, una scusa ben congegnata ma a cui nessuno credette dato lo sguardo basso del ragazzo.
Nessuno si azzardò a porre ulteriori domande e rientrarono nella propria aula quando la campanella li obbligò, la porta era spalancata e sulla cattedra era seduta una giovane ragazza con una cicatrice sull'occhio, era giovanissima eppure già insegnante, aveva le curve al giusto posto e indossava un mini abito bianco e rosa, nello stile di cupido.
Al suo fianco c'era il professor Agazawa che non mostrava, come sempre del resto, il minimo interesse verso chi gli stava attorno e si limitò alle non necessarie presentazioni basilari e ad infornare i propri alunni che sarebbe stata lei a tenere lezione per quel giorno, quindi non era una sostituzione solo di un'ora...
«Bene ragazzi, lasciate che oggi vi insegni l'importanza nel saper leggere i sentimenti dei propri compagni» «Come può esserci utile, se mi permette?» chiese Yayarozu confusa alzando la mano con estrema educazione e rispetto, come sua abitudine.
La ragazza sorrise e batte le mani avvicinandosi di più ai banchi di quelli che quel gorno sarebbero stati i suoi studenti «Puó essere fondamentale nel prevenire degli attentati, delle fighe d'informazioni e dei tradimenti, in oltre può aiutarvi a capire i problemi di qualche amico in difficoltà...» spiegò passando velocemente lo sguardo sui volti dei ragazzi presenti in quella piccola aula.
«Chi è il più facile da leggere sentimentalmente parlando?» chiese con finta innocenza quasi non sapesse dove porgere il discorso, quasi tutto quello fosse improvvisato «Bakugo!» urlarono tutti in coro stupendolo, in fin dei conti lui aveva sempre creduto di essere piuttosto introverso, enigmatico e complicato da capire a fondo ma magari si era sbagliato, oppure erano stati proprio loro a sbagliare.
«E il più difficile?» chiese questa volta curiosa della risposta che avrebbe ricevuto, dando però per scontato che tutti quanto avrebbero sbagliato, ma non fu così «Io direi Midoriya» rispose Lida senza neppure vacillare nella sua affermazione dettata da una strabiliante verità che solo lui era sicuro di conoscere, così supí tutti quanti.
«Esattamente le risposte che ho ottenuto io osservandovi, sono sorpresa che tu abbia indovinato Midoriya» «Sono a conoscenza di qualcosa che mi ha sorpreso» si limitò a dire non lasciando trasparire il contenuto di quella notizia che lo aveva spinto a date così prontamente quella risposta.
«Cosa mi dite di Bakugo? » chiese nuovamente sedendosi compostamente dietro la cattedra mentre passava il suo sguardo affilato sugli studenti «Crede di nasconderlo bene ma è così facile capire quando diventa e geloso e di chi » rispose Mineta sostenuto e affiancato da Kirishima, Denki, Todoroki e gli altri, eccetto alcune delle ragazze.
«Perché, invece, non mi dite qualcosa che potrebbe rendere problematico comprendere le reali intenzioni, pensieri e sentimenti di Midoriya? » chiese con un bagliore un po' folle nello sguardo, quasi maligno mentre osservava il protagonista del discorso starsene in silenzio con un ghigno nascosto sul volto.
«Credo che la sua gentilezza verso tutti renda difficile capire bene quali sono le sue intenzioni e cosa pensa» disse Lida facendo ghignare la ragazza che batté le mani confermando la sua risposta mentre si avvicinava a Midoriya.
«Conscete l'abilità più sorprendente di Deku?» chiese appoggiandosi al suo banco con i gomiti attendendo una riposta «La sua unicità? » chiesero tutti in coro, escluso il biondo che non sapeva neppure come si sentiva in quel momento di totale confusione. «Mi dispiace ma la risposta, questa volta, è sbagliata, la sua abilità principale è la capacità d'osservazione, pianificazione e calcolo » disse tornando in posizione composta.
«Va da se che con queste abilità sia un ottimo stratega ma ci sono cose di lui che non conoscete affatto» disse con un piccolo sorriso malizioso stampato in volto «Non è vero?» chiese retoricamente lei ricevendo un cenno con il capo come risposta, poi una vera e propria spiegazione «Hai proprio ragione "cupido della Yueii", a quanto pare tutti danno per scontato che io non sono competitivo, mi dispiace ma lo sono e sono anche abbastanza vendicativo...»
Quel suo lasciare in sospeso la frase fu quasi visto come un avvertimento per i suoi compagni, era quasi la promessa che se avessero fatto qualcosa che non gli sarebbe piaciuto glielo avrebbe ritorso contro facendoli pentire di quello che avevano fatto, tutto procedeva secondo il piano che aveva elaborato così minuziosamente.
«Sono gentile, ma non sono impossibile da far arrabbiare e quando mi arrabbio, potete crederci, non sono affatto gentile » disse serio supportato dalla ragazza «Già, quando si arrabbia fa davvero paura» disse ridendo mentre disegnava sulla lavagna dell'aula un piccolo schema di un vecchio incidente molto famoso.
«Ma questo è... » Bakugo aveva riconosciuto quell'incidente, era il giorno in cui dei cattivi rapirono una ragazza amica si Deku e la uccisero poco dopo, eppure le cose non erano andate esattamente così «Io sono quella ragazza, non sono morta ma sono rimasta gravemente ferita, questa cicatrice ne è una prova» disse sedendosi sulla cattedra sorridendo gentilmente questa volta «É per questo che so così tanta cose di Midoriya, eravamo amici» disse per poi chiudere quella stramba lezione.
Portò i ragazzi sul campo d'addestramento e incredibilmente il biondo fu stracciato da tutti quanti, non riuscì a difendersi neppure da Mineta per quanto il suo cervello era occupato e per quanto tutta quella situazione lo aveva sconvolto nel profondo.
La ragazza mandò tutti a cambiarsi sorprendendosi delle orribili prestazioni del ragazzo, decise di lasciare loro tempo libero per risolvere i loro problemi, dopotutto lei il lavoro da cupido lo aveva fatto, non poteva mica spingerli più di così.
Midoriya si stava facendo la doccia, se conosceva bene il suo amico d'infanzia questo lo avrebbe raggiunto nella doccia e, approfittando dell'essenza degli altri, avrebbe cercato di sondare il terreno se non avesse deciso direttamente di dichiararsi.
Mentre aspettava lasciò che le calde gocce d'acqua accarezzassero il suo corpo muscoloso, segnato da molteplici scontri e cicatrici che sapeva non sarebbero state le uniche sul suo corpo, il sapone scivolava lentamente tracciando il perfetto confine della sua muscolatura come in una delicata carezza rilassante e preparatoria.
Poco dopo il biondo si fece vedere nelle docce ma non disse nulla, si infilò in uno dei box doccia e lavò il proprio corpo non avendo nemmeno notato l'altro, era troppo frustrato per essersi lasciato battere persino da Mineta «Quel nano di merda me la paga, ho sto' schifo appiccicato ovunque» disse arrabbiato strofinando il proprio corpo con espressione schifata.
Quando il ragazzo dalla chioma verde ebbe finito cinse la parte inferiore del proprio corpo con un asciugamano e fece come se non si fosse accorto della presenza dell'altro finché gli passò davanti «Kacchan, che ci fai qui?» chiese quasi con tono innocente osservandolo voltarsi sorpreso.
«Ho quelle cose di Mineta appiccicate addosso » disse per poi voltarsi in modo da non dover sostenere lo sguardo dell'altro che sentiva lo avrebbe distrutto, poi qualcosa gli venne alla mente, ricordava perfettamente il giorno nel quale, da bambino aveva abbandonato Midoriya perché troppo debole, era la stessa data.
«Oggi è... » disse ad alta voce senza rendersene conto facendo ghignare l'altro che però non fu visto «Oh, quindi ti ricordi quel giorno, Kacchan?» chiese questa volta con un tono di voce un po' freddo e solo allora il biondo capì il significato della lezione precedente e delle parole del ragazzo.
Lo aveva torturato così tanto in quel periodo, parlato con chiunque meno che con lui per punirlo per ciò che aveva fatto, lo aveva ignorato per tutto il giorno, o quasi, per quel suo gesto passato e lo aveva progettato da quando aveva compreso i suoi sentimenti.
Il ragazzo fu riportato alla realtà dal suono della porta del box doccia che si apriva, poi dalle mani di Midoriya che si appoggiavano alla sua schiena e dalla sua chioma smeralda che gli sfiorava l'orecchio «Non mi avrai sottovalutato troppo, Kacchan?» sussurrò con tono basso e suadente facendo rabbrividire l'altro, che in risposta fece un passo in avanti e si voltò per osservare il suo interlocutore.
Bakugo non sapeva cosa fare, ne tantomeno sapeva cosa o come rispondere al ragazzo che lo aveva fatto cadere nella sua trappola come un predatore astuto che ha già vinto la preda prima di iniziare la caccia, era proprio così che si sentiva, una preda, sotto quello sguardo smeraldo pieno di malizia.
«Non trovi che questa situazione sia strana, voglio dire, è così strano non sentire te che mi urli contro, soprattutto non dopo che ho vinto» proseguì con tono leggermente tagliente mentre cancellava ancora una volta la distanza fra i loro corpi ancora umidi.
Non lo avrebbe lasciato scappare via, voleva obbligarlo a sputare fuori i suoi sentimenti, era quella la reale punizione in quanto sapeva quanto sarebbe stato difficile per lui, ma voleva disperatamente sentire quelle due parole a cui aveva sempre ambito, sin da quando era bambino.
Il biondo era ormai con la schiena contro il muro e il corpo dell'altro gli bloccava i movimenti, aveva piazzato una mano accanto alla sua testa e una gamba in mezzo alle sue per impedirgli di andarsene e lasciare le cose in quello stato.
«Allora, Kacchan? » disse fissando le sue iridi smeraldine in nelle sue scarlatte lasciandogli intendere che non lo avrebbe lasciato andare via fino a quando non avrebbe apertamente ammesso i suoi reali sentimenti.
«Cosa, non lo hai capito già da solo?» «Cos'è che avrei dovuto capire da solo?» rispose a tono non demordendo «Vuoi davvero obbligarmi a dirtelo, vero?» dedusse amareggiato con tono retorico e gli occhi infiammati «Va bene, come vuoi!» disse finalmente alzando la voce arrabbiato, odiava perdere e per di più stava anche vendono umiliato.
«Io mi sono innamorato di te, sei contento ora?!» esclamò esasperato lasciandosi cadere su se stesso sentendo il bisogno di piangere, ma si trattenne per non essere umiliato ancora di più, era piuttosto sicuro che l'altro si stesse prendendo gioco di lui e sopratutto dei suoi sentimenti, quando Midoriya capì cosa stava passando per la mente del biondo si abbassò alla sua altezza e lo costrinse a guardarlo.
«Ora sono contento, non hai nemmeno idea quanto tempo mi hai costretto ad aspettare Kacchan » sussurrò lievemente tanto che solo lui avrebbe potuto sentirlo prima di quel bacio passionale e quasi violento nel quale le loro labbra si volevano e scontravano veloci, le loro lingue battagliere si cercavano e aggrovigliavano assieme in una danza guerriera che durò fino all'esaurimento dell'ossigeno.
Bakugo non ci stava capendo più nulla, non capiva cosa fosse significato quel bacio e quella frase, non capiva se era solo un'ulteriore vendetta oppure erano i veri sentimenti del ragazzo che lo aveva sempre seguito nonostante lo trasse in quel terribile modo, non poteva semplicemente sentirsi felice, perché se quel sogno si fosse bruscamente interrotto ne avrebbe sofferto moltissimo.
Sentì le proprie gote infiammarsi a causa dell'imbarazzo e il proprio cure palpitargli violento in gola come mai aveva fatto prima, respirava pesantemente cercando di riprendere fiato e le sue labbra pulasavano a causa di quel frenetico contatto, non ebbe il tempo di riprendersi o di pensare che le morbide labbra del suo Deku lo avevano attaccato di nuovo.
I baci avevano iniziato a diventare sempre più bollenti e veloci, uno dopo l'altro, stava diventando una dipendenza per entrambi, le loro labbra si cercavano vogliose sempre di più, mentre sentivano che quel contatto diventava sempre meno sufficiente, mentre sentivano il bisogno di avere di più impadronirsi dei loro gesti.
I loro respiri pesanti ma repentini assomigliavano di più a gli ansimi di due animali tenuti in gabbia per troppo tempo che erano finalmente riusciti ad ottenere la loro libertà e un po' era così, finalmente erano liberi, entrambi, da quel fardello che li aveva oppressi.
Il getto d'acqua bollente scivolava sui loro corpi uniti sfiorando le loro pelli che pian piano si ricoprivano di sudore e scivolavano lungo la loro muscolatura tonica ora tesa a causa di quella situazione che voleva spingerli ad andare oltre, eppure loro si trattenevano ancora.
A quel punto un malefico sorriso si fece largo sulle labbra del ragazzo dalla chioma verde, questo spaventò Bakugo, che però non disse nulla, in fin dei conti non aveva la minima idea su cosa avesse mai potuto dire.
«Sembra proprio che tu mi abbia sottovalutato,Kacchan » bisbigliò con una strana luce nello sguardo, l'altro capì le sue intenzioni solo quando fu troppo tardi per scappare, combattere o cercare di divincolarsi dalla presa del ragazzo che gli era di fronte.
Le labbra di Midoriya si spostarono dalle sue ed iniziarono a vagare lungo tutto il suo collo, poi lungo il suo petto riempiendolo di marchi violacei che non sarebbero andati via così facilmente; ma non si fermò, ne sembrava averne le intenzioni, incastri quando si imbatté nei punti più sensibili del petto iniziò a mordere e leccare facendo sfuggire qualche gemito appena udibile dalle labbra dell'altro.
«Fermati, che diavolo stai facendo?» bisbigliò a fatica cercando di allentare la presa che l'altro aveva sul suo corpo senza successo, ormai stava già cedendo a quelle inspiegabili ondate di calore e piacere che si propagavano per tutto il suo corpo bagnato, rendendolo praticamente inoffensivo.
«Sto solo mostrando a Kacchan che non dovrebbe sottovalutatmi » bisbigliò mentre con le dita torturava il membro ormai eretto di Bakugo, terrorizzato dall'idea che qualcuno potesse entrare.
L'altro continuò fino a farlo venire con un gemito a dir poco vergognoso facendolo vergognare di se stesso, mentre lui, eccitato dalla situazione respirava pesantemente cercando la calma che non aveva.
Deku infilò due dita nell'apertura del biondo che per tutta risposta gemette in modo acuto un po' per il dolore e un po' per il piacere, quella situazione stava diventando impossibile, come erano arrivati a quel punto?
Mentre il ragazzo muoveva le sue dita perlustrando le sue interiora alla ricerca della sua prostata con la sua lingua sfiorava la pelle bagnata del ragazzo, continuò fino a che sentì il muscolo rilassarsi e fin quanto giunse al suo limite.
Bakugo dal canto suo aveva continuato a gemere senza riuscire a fermarsi dato che l'altro continuava a colpire il suo punto più sensibile e quando stava per venire sentì ogni movimento cessare, la cosa non gli piacque.
«Che hai intenzione di- » si bloccò a metà della frase quando sentì il membro pulsante di Midoriya penetrarlo con una spinta secca, poi si fermò per lasciare il fisico del suo amato abituarsi alla sua presenza, tutto ansimando.
«Kacchan, ora cerca di fare silenzio, sarebbe un problema se ci scoprissero... » disse a denti stretti mentre iniziava a muoversi sempre più velocemente stimolando il membro dell'altro che poco dopo venne, ma egli non si fermò finché raggiunse il suo culmine anch'egli.
Ma non si fermarono, lo fecero ancora e ancora, fino a ricoprire i loro stessi corpi del liquido scaturito da quella folle passione e quei forti sentimenti che avevano trattenuto fino a quel momento.
Alla fine Bakugo non fu capace di camminare e, dopo che si furono lavati, Midoriya prese fra le sue braccia il biondo come un principe con la sua principessa e tutto sotto lo sguardo dei loro compagni di classe.
Quando chiedevano come si erano dichiarati o come fossero arrivati ad essere così intimi Deku mostrava uni smagliante sorriso e l'altro diventava rosso come un pomodoro maturo.
Non potevano certamente dire come si erano sviluppate le cose nelle docce, anche sembrava il modo migliore di risolvere i problemi di coppia, almeno per loro due.
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